LA RESA DEI PONTI NON FINISCE QUI: DOPO LA PRIMA BOCCIATURA SUL PROGETTO DEL PONTE DELLO STRETTO, DALLA CORTE DEI CONTI A NOVEMBRE POTREBBE ARRIVARE UN NUOVO STOP ALL’INFRASTRUTTURA VOLUTA DA SALVINI
I GIUDICI CONTABILI DEVONO ESPRIMERSI SUL CONTRATTO STIPULATO DAL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE CON “SOCIETÀ STRETTO DI MESSINA”, GUIDATA DA PIETRO CIUCCI, A CUI È STATA AFFIDATA LA REALIZZAZIONE E LA GESTIONE DELL’OPERA
Le tensioni tra il governo e i giudici contabili rischiano di peggiorare nei prossimi giorni. Dopo la prima bocciatura dalla Corte dei Conti sul progetto del Ponte, attesa la decisione sulla convenzione con la società che deve gestire l’opera
Sotto la lente della Corte dei Conti c’è un altro atto relativo al progetto del ponte sullo Stretto di Messina in attesa di essere giudicato. I giudici contabili stanno ancora esaminando i documenti. I magistrati dell’Ufficio di controllo dovranno decidere, entro i primi dieci giorni di novembre, se sottoporre o
meno quest’altro atto sul Ponte al collegio della sezione centrale di controllo di legittimità.
L’altro provvedimento sotto esame: Salvini e l’accordo con la società Stretto
Il provvedimento «sub iudice» della Corte dei Conti riguarda il decreto approvativo del ministero dei Trasporti del terzo atto aggiuntivo alla convenzione con il concessionario Società Stretto di Messina. Si tratterebbe quindi dell’atto con cui il ministero guidato da Matteo Salvini ha stipulato la convezione con la società a cui è affidata la realizzazione e la gestione del Ponte sullo Stretto. Una volta scoccata la mezzanotte tra il 10 e l’11 novembre, non sarà più possibile deferire la questione all’organo collegiale.
Il governo Meloni potrebbe dunque incassare un secondo «no» dalla Corte dei Conti, dopo quello che mercoledì 29 ottobre ha negato il visto di legittimità al progetto dell’opera. Le motivazioni della decisione dovranno essere fornite entro i prossimi 30 giorni, poi l’esecutivo di Giorgia Meloni avrà la possibilità di rispondere alle criticità sottolineate dai giudici. Il governo ha altre due possibili strade da percorrere. Una di maggiore collaborazione, che prevederebbe il ritiro di uno o più provvedimenti da parte del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e, dopo aver integrato e sistemato le lacune segnalate dalla Corte dei Conti, la loro riadozione. Oppure, e sarebbe la
strada più conflittuale, il governo potrebbe chiedere la registrazione con riserva alla Corte dei Conti. In poche parole, un collegio differente rivaluterebbe il progetto tenendo comunque presente che sarà il governo, avendo «forzato la mano», a prendersi tutta la responsabilità politica dell’opera.
(da agenzie)
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