LA SCHLEIN IERI SI È PRESA LA PIAZZA ARCOBALENO DI MILANO, MENTRE GIUSEPPE CONTE ERA A CASA
TENDENZA ELLY: NON E’ LEI CERCA IL VOTO GIOVANILE, SONO I GIOVANI CHE CERCANO LEI, STANCHI DEL MODELLO BIGOTTO E REAZIONARIO IMPERSONIFICATO DAI TRUCIDI SOVRANISTI
Fino all’ultimo minuto è indecisa se salire o meno sul palco, ma Piazza
della Scala la sta aspettando. E lei lo sente. Alla fine è Vladimir Luxuria, madrina dell’evento, a tirarla su. Elly Schlein si prende gli applausi. Lunghi, partecipati. È emozionata. Saluta la gente con la mano dopo aver stretto anche lei nel pugno sinistro una penna, strumento di quelle registrazioni mancate dei figli della coppie omogenitoriali per cui Milano è scesa in piazza.
«È il momento di tirare fuori le unghie», le dice Luxuria mentre si abbracciano. «Lo farò, ma le mie non sono lunghe e smaltate come le tue», le risponde sorridendo Schlein che dopo la consacrazione del congresso dem appare sempre più consapevole dell’incarico popolare di riunire la sinistra. In sottofondo c’è «Bella Ciao» cantata da grandi e bambini. «Solo lei può fare questa battaglia. A destra c’è chi fa la destra e finalmente a sinistra c’è chi fa la sinistra», dirà dopo Luxuria.
Milano l’aspetta e la cerca. Lei prova a divincolarsi da microfoni e telecamere per «andare dalle persone che mi stanno aspettando».
La chiamano per raccontarle le loro storie di famiglie arcobaleno, alcuni ragazzi la fermano per dirle che hanno preso la tessera del Pd dopo che lei è diventata segretaria, «perché parla con noi giovani e non di noi. Le stanno a cuore le tematiche care alla nostra generazione», dice Claudia Toscano, una diciottenne venuta a Milano dal Sud per studiare. «Dai Elly, prendiamoci tutto». La segretaria annuisce.
Per Schlein, comunque, non è una novità occuparsi di diritti. E per questo precisa che il Pd «si sta già muovendo in Parlamento, per portare avanti le aspettative che sono emerse dalla piazza: poter vedere riconosciuto per legge il diritto delle famiglie omogenitoriali e dei loro figli e figlie». La legge c’è, dice Elly, è stata scritta «assieme alle associazioni, alle famiglie arcobaleno».
È di poche parole, ma trova quelle giuste da recapitare al governo: «Dobbiamo convincerli che le discriminazioni non hanno mai portato a un avanzamento della società, che è più sicura solo se è più inclusiva.
Soprattutto Elly raccoglie consensi anche a sinistra del Pd, laddove fino a qualche mese fa provavano a pescare i cinquestelle di Conte. E a proposito di M5s, c’era in piazza anche l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino. Un’apparizione veloce la sua, giusto il tempo di ricordare il primato delle registrazioni quando era prima cittadina del capoluogo piemontese. Ma è Giuseppe Conte il grande assente, che mentre affida ai social qualche slogan sui diritti civili, ci tiene a precisare che la trascrizione dei figli di coppie omogenitoriali «non ha nulla a che fare con la legittimazione della maternità surrogata».
(da La Stampa)
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