LA STORICA LEADER NO TAV DOSIO: “ATTACCARE I CANTIERI E’ LEGITTIMA DIFESA, LO RIVENDICHIAMO”
INTERVISTA ALLA STORICA MILITANTE CHE SPIEGA PERCHE’, DOPO 30 ANNI, IL MOVIMENTO NON PUO’ FARE A MENO DI DIFENDERSI ANCHE COSI’
Il dibattito politico nazionale negli ultimi giorni si è concentrato sulla Val di Susa: gli scontri al cantiere di Chiomonte della TAV hanno visto circa 120 agenti di polizia feriti e diversi macchinari incendiati o danneggiati. Le forze di polizia hanno risposto con centinaia di controlli e alcuni arresti; il governo Meloni ha attaccato ancora una volta i manifestanti, parlando di “violenza organizzata” e della necessità di nuovi strumenti per evitare disordini. Fanpage.it ha intervistato Nicoletta Dosio, 80 anni, ex insegnante e storica militante del movimento No TAV, di cui è stata tra le fondatrici nel 1989.
Che idea si è fatta della manifestazione di sabato scorso?
Come ogni anno, la manifestazione legate al Festival dell’Alta Felicità sono state diffuse. E come anno sono andate verso i cantieri.
Perché verso i cantieri?
Il significato del festival è rispondere alle richieste di tante persone, creare un punto di aggregazione, discutere su quello che succede e dare un risvolto pratico al nostro “No” non soltanto al TAV, ma al modello di vita che al TAV è sotteso. Nel tempo i cantieri sono diventati diversi e si sono spostati verso la bassa valle: dell’opera vera e propria, del famoso tunnel, praticamente nulla è stato ancora fatto. Quindi la devastazione si sposta verso il basso. È così che loro fanno soldi, ed è così che noi veniamo messi in uno stato di sudditanza: hanno espropriato case e distrutto metro dopo metro i territori di questa valle. Sono cose che noi subiamo da trent’anni.
Parlando di devastazione, la manifestazione ha sollevato scalpore politico per i danni al cantiere di Chiomonte e per il numero di agenti di polizia feriti.
Quale può essere la reazione a tutto ciò che ho descritto, se non il difendersi nei modi possibili? Il cantiere di Chiomonte è un simbolo della loro occupazione. È sorto dove c’era vita, c’era bellezza, c’erano gli animali del bosco e migliaia e migliaia di alberi che sono stati abbattuti per costruire quel deserto di cemento e macchinari, per fare quel buco maledetto. Quel tunnel di prospezione geognostica che peraltro consuma l’acqua della montagna: hanno tagliato le falde acquifere, con un consumo enorme anche di energia per le idrovore che portano via l’acqua.
Secondo lei quindi l’ingresso nel cantiere e il danneggiamento dei mezzi sono una forma di legittima difesa?
Assolutamente sì. Il movimento, nel suo insieme, lo rivendica. Con la gioia dell’Alta felicità, che è stato un momento bellissimo di aggregazione tra le persone. Chi si è messo in campo per difenderci, che ora è stato fermato o si trova in carcere, è per noi un fratello, un figlio. Rivendichiamo tutto quello che è successo.
Anche i circa 120 agenti di polizia che risultano essere stati feriti?
Il popolo No TAV non è sanguinario: nessuno di noi è mai andato in cantiere per far del male a qualcuno. Non è la nostra visione del mondo. Le cosiddette forze dell’ordine diventano lo strumento bruto e brutale del sistema. Se a loro capita qualcosa, se la dovrebbero prendere con chi li manda a fare queste cose. Per quanto riguarda i danni al cantiere, non nascondo che personalmente ci sono delle strutture che mi davano particolare dolore e fastidio: penso a una specie di saletta con vista sul cantiere che veniva usata per portare i visitatori. Adesso è ridotta a un rudere. È un segno di come dovrebbe finire tutto quanto il progetto. Noi stiamo lottando per la nostra nuda esistenza, per vedere ancora rispettato quel poco che c’è della nostra vita qui. Ci stanno espropriando anche della salute – da quel tunnel hanno tirato fuori amianto e uranio che ora stanno accumulando più in basso, nella piana di Susa – e la bellezza della nostra valle non esiste più. La vogliono trasformare in un corridoio di trasporto, dove tutto passa e nulla rimane. Ma in un corridoio non si vive bene. Di fronte a tutto questo, cosa fare se non difendersi?
C’è chi si definisce No TAV ma vuole distinguere tra il movimento e i manifestanti violenti. Chi sostiene che il modo migliore per opporsi all’opera sia contestarla dati alla mano, dimostrando che è inutile, costosa e che comunque non sarà mai realizzata. Cosa ne pensa?
È da trent’anni che spieghiamo i motivi del nostro “No” al TAV. Lo abbiamo fatto con il supporto di scienziati, di tecnici indipendenti. Abbiamo denunciato da sempre i costi infiniti di un’opera che avrebbe devastato non solo l’ambiente, non solo la vita delle persone, ma anche il futuro. L’inutilità del TAV. Non ci hanno mai dato ascolto.
Ce ne parli ancora: perché lo ritenete un progetto inutile?
Noi abbiamo già una ferrovia internazionale, che ad oggi lavora al 10% se va bene, su cui passano i TGV e i Frecciarossa. Di solito sono treni mezzi vuoti, perché non c’è nessuno che deve davvero andare tutti i giorni in Francia e tornare a Torino. Noi avremmo bisogno di servizi locali, che sono sempre meno. Una volta questa valle viveva intorno alla ferrovia, aveva molte stazioni che adesso non esistono più, il polo ferroviario di Bussoleno dava lavoro a mille ferrovieri. Dall’inizio degli anni Novanta le ferrovie dello Stato sono diventate una Spa: con la privatizzazione è nata la questione della grande mala-opera. All’inizio parlavano di un’opera per passeggeri: “Non sarebbe bello poter andare a Parigi a prendere il caffè e tornare in Italia comodamente nel giro di mezza giornata?”, ci dicevano. E poi il trasporto merci era necessario per il mercato globale, l’autostrada non bastava, prodotti a non finire – che prima venivano realizzati sui nostri territori – e che noi vedevamo passare già sull’autostrada, avrebbero dovuto passare anche sulla ferrovia. Adesso tutto questo è messo da parte. Che cosa rimane? La guerra. La Torino-Lione è un frammento del corridoio 5 dei corridoi TEN-T dell’Europa di Maastricht per portare armamenti e militari sui luoghi di guerra. Noi siamo contro la guerra, quindi ragione in più per dire no a quest’opera.
Pensa che le proteste pacifiche non bastino perché queste argomentazioni, finora, non hanno portato a nulla?
Per anni abbiamo sentito dire: “Il popolo della Valle di Susa protesti tranquillamente, faccia le sue manifestazioni. Noi non diremo niente, se è tutto pacifico, dicano pure di no”. Ma il nostro “No” non contava un tubo. Al contrario, ci hanno aggredito, anche fisicamente. Abbiamo ragazzi che hanno perso un occhio per i fumogeni lanciati dalla polizia, che è uno dei loro strumenti di lotta. C’è chi ha subito denunce, chi è finito in carcere. In questa valle è da anni che vediamo, sperimentati sul campo, i vari decreti (cosiddetti) Sicurezza, da ben prima di questo governo. In questa situazione o si abbassa la testa, e per noi sarà finita, ci si difende.
A proposito del governo: il ministro Piantedosi ha parlato di una “internazionale del disordine”, la presidente Meloni di “violenza organizzata”. E dal centrodestra è tornata a circolare l’ipotesi di creare un reato di “terrorismo di piazza”. In che direzione crede che stiamo andando?
Questo governo continua per la propria strada di devastazione, anche sociale. Le loro parole sono assolutamente proporzionali a quelle sul caso del povero Cristo ammazzato dai poliziotti a Bologna (le indagini sono in corso, ndr) con la faccia a terra mentre chiedeva aiuto. A quello che succede a Gaza e in Palestina, a quello che succede contro Cuba. Il potere usa i propri strumenti contro la vita reale. Le cose andranno di male in peggio: sono dei fascisti. La cosa che fa male è che anche chi si dice dall’altra parte, poi, si unisce nel condannare un popolo che si difende. Abbiamo visto governi diversi, di tutti i colori, uniti nel sostegno di questi grandi sporchi interessi. Ma noi c’eravamo, ci siamo e ci saremo sempre. Anche contro i cantieri.
(da Fanpage)
Leave a Reply