NEL MOMENTO DELLA VERITÀ, LA MAGGIORANZA SI INCOLLA ALLA POLTRONA! L’AULA DEL SENATO HA BOCCIATO, CON 99 VOTI CONTRARI E 68 SÌ, IL SUB-EMENDAMENTO DELL’OPPOSIZIONE CHE AVREBBE INTRODOTTO LE PREFERENZE LIBERE ALLA LEGGE ELETTORALE
SULLA PROPOSTA DI MODIFICA IL GOVERNO SI ERA RIMESSO ALL’AULA. DOPO LA VOTAZIONE DAI BANCHI DALLE OPPOSIZIONI SONO PARTITI DEI ‘VERGOGNA!’. TRANQUILLI, CHE FINO AL 14 APRILE, GIORNO IN CUI SCATTA IL VITALIZIO PER I PARLAMENTARI, IL GOVERNO TIENE BOTTA
L’Aula del Senato ha bocciato, con 68 sì e 99 voti contrari, il sub-emendamento a prima firma del Dem Dario Parrini per sopprimere i capolista bloccati e prevedere il voto di preferenza.
Sulla proposta di modifica all’emendamento di maggioranza alla legge elettorale il governo si era rimesso all’Aula. Dopo la votazione dai banchi delle opposizioni sono partiti dei ‘Vergogna!’.
Il testo del subemendamento 1.6/1, infatti, recitava: «Ogni elettore dispone di un voto di lista e fino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati di sesso diverso compresi nella lista medesima, da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista». Dunque nessuna tutela per i capilista, due preferenze e via. In teoria sarebbe stata la linea di Fratelli d’Italia e infatti il partito di Giorgia Meloni alla Camera ha votato un testo del tutto analogo, presentato però da Roberto Vannacci (ma i numeri non sono stati sufficienti).
L’opposizione, incluso Vannacci, chiedeva quindi a FdI di fare la stessa scelta anche al Senato, e il partito della premier ha fatto capire che non era facile rifiutare. Da ieri, 9 settembre, ad oggi, si sono succedute le riunioni di centrodestra, l’ultima conclusa poco prima che l’aula di Palazzo Madama si riunisse per iniziare a votare, partendo proprio dai subemendamenti. FdI ha fatto a lungo circolare che, accordo di maggioranza o no, per la leader era una scelta di principio.
Secondo alcune fonti vicine al dossier parlarne a lungo è stato anche un modo per segnalare i rapporti di forza all’interno della coalizione. Alla fine, però, è stata scelta la linea della prudenza, per evitare di far saltare il patto di maggioranza.
(da agenzie)
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