Destra di Popolo.net

ORA CHE GIANNI ALEMANNO È USCITO DAL CARCERE, SARÀ TECNICAMENTE REINTEGRATO NEL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE DELLA FONDAZIONE AN, A MENO DI UNO STOP DA PARTE DEI VERTICI DI FDI

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

L’EX SINDACO DI ROMA HA ADERITO AL PARTITO DI ROBERTO VANNACCI, FUTURO NAZIONALE: L’EX GENERALE “ENTRA” COSÌ NELLA FONDAZIONE CHE CUSTODISCE LA SEDE DI FRATELLI D’ITALIA, A VIA DELLA SCROFA, EDITA IL GIORNALE D’AREA, “IL SECOLO D’ITALIA” E DETIENE LA PROPRIETÀ DEL SIMBOLO DELLA FIAMMA

Roberto Vannacci entra ufficialmente con il suo movimento nella fondazione An. Oggi alle 10, con l’uscita dal carcere di Gianni Alemanno, il generale metterà piede nella Fondazione che gestisce il patrimonio immobiliare e valoriale della destra italiana.
Alemanno, che ha aderito al partito Futuro Nazionale, fa parte della Cda della Fondazione, accanto ad Arianna Meloni, Ignazio La Russa e tutti gli storici esponenti della destra Italiana. Un passaggio delicato per Fratelli d’Italia, visto che la fondazione custodisce la sede di via Della Scrofa, edita il giornale d’area e detiene il simbolo della fiamma. Alemanno scontata la pena dovrà essere reintegrato, salvo lo stop da parte dei vertici di Fdi.

(da agenzie)

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NEL 2025, 350MILA STUDENTI MINORENNI HANNO UTILIZZATO ALMENO UNA DROGA. SECONDO LA RELAZIONE AL PARLAMENTO SUL FENOMENO DELLE DIPENDENZE, SI TRATTA DEL 23% DELL’INTERA POPOLAZIONE SCOLASTICA, UN DATO IN CRESCITA RISPETTO AL 2024 (20%)

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

I RAGAZZINI SI FIONDANO SOPRATTUTTO SU CANNABIS E COCAINA, MA CRESCE ANCHE L’UTILIZZO DELLE NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE (NPS) – LA “BAMBA” E’ RESPONSABILE DEL 33% DEI MORTI LEGATI ALLA DROGA

“Nel 2025, quasi 350 mila studenti under18 hanno riferito di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne, dato in aumento rispetto al 2024 (20%)”.
E’ quanto emerge dalla relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia diffusa oggi. Cannabis e cocaina continuano a rappresentare le sostanze più diffuse, mentre si osserva “una crescente diffusione di prodotti ad alta potenza e di Nuove Sostanze Psicoattive (Nps), in particolare cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi”.
“La cocaina si conferma una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale in Italia: nel 2025, il 33% dei decessi direttamente accertati dalle forze dell’ordine è stato attribuito a questa sostanza, la quale è anche responsabile del 32% dei ricoveri ospedalieri correlati al consumo di sostanze stupefacenti.
Nel complesso, le persone in trattamento per uso primario di cocaina/crack risultano in lieve aumento rispetto all’anno precedente: il 28% degli utenti SerD risulta in carico per uso primario di cocaina/crack, di cui il 3,9% specificamente per crack”. È quanto emerge dalla relazione annuale al parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026 diffuso oggi.
“Le analisi delle acque reflue urbane, condotte nel 2025 in 38 città italiane, indicano che la cocaina è la seconda sostanza psicoattiva illegale più consumata in Italia – si legge – con una stima media di circa 11 dosi al giorno ogni mille abitanti. L’analisi del particolato atmosferico PM10 evidenzia inoltre che la cocaina è la sostanza più frequentemente rilevata nell’aerosol urbano, con concentrazioni generalmente più elevate nei giorni feriali”.
Per quanto riguarda le altre sostanze, pur rimanendo la sostanza psicoattiva più diffusa tra le giovani generazioni, i dati del 2025 mostrano un lieve calo dei consumi di cannabis tra i ragazzi: il 18% degli studenti riferisce di averne fatto uso nell’ultimo anno, un dato in diminuzione rispetto al 21% registrato nel 2024. Prosegue poi l’evoluzione del mercato delle Nuove Sostanze Psicoattive: nel 2025, il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe ha identificato 92 Nps circolanti sul territorio nazionale, principalmente appartenenti alle classi dei cannabinoidi sintetici e semi-sintetici (30%), dei catinoni sintetici (17%), delle arilcicloesilamine (10%), delle fenetilamine (9%) e degli oppioidi sintetici (9%).
(da agenzie)

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OLTRE A ROVINARE L’IMMAGINE DEGLI USA NEL MONDO, TRUMP STA DISTRUGGENDO IL PARTITO REPUBBLICANO . IN VISTA DELLA TORNATA DI META’ MANDATO, A NOVEMBRE, UN GRAN NUMERO DI ELETTORI DEMOCRATICI STA ANDANDO A VOTARE ALLE PRIMARIE DEL PROPRIO PARTITO: I “DEM” CHE HANNO ESPRESSO LA LORO PREFERENZA SONO 12.6 MILIONI CONTRO “SOLO” 8.6 MILIONI DI REPUBBLICANI

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

QUANTO ANCORA L’ESTABLISHMENT DEL “GOOD OLD PARTY” POTRA’ SOPPORTARE LE MATTANE DI TRUMP E IL SUO GRADIMENTO CHE STA ANDANDO A PICCO? INTANTO, IL SENATO, A MAGGIORANZA REPUBBLICANA, LIMITA I POTERI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO

Donald Trump continua a scivolare nei sondaggi, trascinando con sé verso il basso anche la reputazione degli Stati Uniti sul palcoscenico globale. Ieri però ha ripetuto che la guerra in Iran era giusta, necessaria e utile, nonostante il Senato abbia approvato con 50 voti favorevoli la risoluzione per impedirgli di tornare a bombardare.
Simbolica, ma politicamente pesante per le quattro defezioni repubblicane. Lui comunque ha “trollato” i rivali con la minaccia di correre per il terzo mandato, nonostante sia vietato dalla Costituzione.
Durante il comizio Trump ha ripetuto che gli Usa sono «il Paese più caldo al mondo», ma secondo il rilevamento mensile dell’American Research Group, il suo tasso di gradimento è sceso al 30%, con un 66% degli americani che non approva il suo operato. Il mese scorso lo stesso sondaggio aveva rivelato che il 31% degli americani approvava Trump e il 64% invece lo bocciava, quindi la flessione continua, anche senza una forte accelerazione. Peggio ancora vanno le cose sull’economia, dove solo il 26% dei cittadini approva le sue scelte, sullo sfondo dell’inflazione tornata a salire per la guerra in Iran.
Sono livelli di popolarità che negli anni delle elezioni presidenziali condannano alla sconfitta l’inquilino della Casa Bianca, ma nel voto midterm di novembre minacciano di penalizzare i repubblicani tanto al Congresso.
Un altro dato significativo è quello rilanciato dal Washington Post sull’affluenza alle urne durante le primarie in corso in tutto il paese. Gli elettori democratici stanno dimostrando una grande motivazione a votare, anche negli stati repubblicani, e questo minaccia il Gop su base nazionale. Finora 12,6 milioni di sostenitori del partito di opposizione hanno partecipato, contro 8,6 milioni di quello del presidente.

(da agenzie)

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RAZZISTI IN PARLAMENTO, IL PIANO CASA DEI VANNACCIANI E’ LA VERGOGNA DELL’ITALIA: “TROPPI OMAR, MOHAMED E ABDUL SUI CITOFONI DELLE NOSTRE CASE POPOLARI”

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

URLA E DISSENSI: “SUPREMATISTI DI PEZZA, SIAMO TORNATI ALLE LEGGI RAZZIALI DEL 1938”… NOI SIAMO PER LA “REMIGRAZIONE” DELLA FECCIA RAZZISTA E LA BONIFICAZIONE DELLE FOGNE

Duro scontro quello di ieri sera, 22 giugno, alla Camera nell’ambito dei lavori per il Piano Casa, che ha visto approvare, con 168 sì, la legge di conversione del decreto legge n. 66/2026. Il testo è ora trasmesso al Senato per la conversione definitiva entro il 6 luglio. Clima di fuoco, tra urla e porte sbattute, nato da una serie di dichiarazioni degli esponenti di Futuro Nazionale, tra cui l’insinuazione mossa dall’onorevole Rossano Sasso che cittadini stranieri di nome Abdul e Mohammed, grazie alla tutela della sinistra e di un «centrodestra sbiadito, timoroso e pavido» possano rubare il posto nelle case popolari ai ben più italiani Giuseppe e Maria. Così è esplosa l’ira del Pd che ha gridato alle «leggi razziali», mentre l’onorevole dem Ouidad Bakkali ha deciso di abbandonare l’Aula in segno di protesta. Open l’ha raggiunta per un commento.
Bakkali (Pd): quello degli esponenti di Futuro Nazionale è «squadrismo parlamentare»
Alla domanda su cosa l’abbia maggiormente spinta ad abbandonare l’Aula ieri durante la votazione sul Piano Casa, l’onorevole Bakkali è molto chiara: «La mia uscita avviene dopo aver ascoltato tutti gli interventi dei deputati di Futuro Nazionale». Non solo quindi l’intervento del deputato Sasso, che ha rappresentato solo il culmine di un’«escalation» con una «modalità da squadrismo parlamentare». «Ho provato con la voce a dire che stava dicendo cose inaccettabili», ma «per
preservare la dignità delle persone, delle comunità, anche religiose», continua, «l’ultimo atto di protesta è stato sbattere materialmente la porta di quell’Aula».
Si riferisce alle affermazioni dell’onorevole FnV Rossano Sasso, che ha parlato di una sinistra e di una maggioranza che rincorrono i «filo-islamisti, gli amici dei musulmani». A loro, in uno scenario in cui nelle «nostre case popolari, sui citofoni, non abbiamo più Giuseppe», ma «abbiamo Abdul», ha rivolto l’accorato appello: «Non rincorrete Abdul e Mohammed! Date una mano a Giuseppe e Maria! Sono soldi degli italiani!». Bakkali sbotta all’idea che qualsiasi bambino o ragazzo possa sentirsi offeso, quando magari è nato nello stesso reparto di maternità degli italiani “doc” sassiani, Giuseppe e Maria.
L’ideologia suprematista di FnV e “l’assenza”del presidente della Camera
«Quello che Sasso vuole far passare è che loro sono quelli che preservano il diritto supremo, perché la loro è un’ideologia suprematista, dell’italiano puro sangue». Sfida, però Bakkali, a trovare un rappresentante di questa italianità pura: «l’italianità è un concetto plurale dalla sua fondazione». La sua è anche una denuncia sulla mancanza di moderazione delle discussioni in Aula, un luogo che ormai sente «non sicuro e non democratico» e «un palco dove, senza nessuna regola e nessun autocontrollo, poter dire qualsiasi cosa». A essersi macchiato di questa colpa, secondo la deputata, sarebbe stato il presidente della Camera, Lorenzo Fontana: «Ci sono alcuni passaggi che io credo sia la Presidenza della Camera a dover fermare in maniera istituzionale».
La necessità, secondo la deputata dem, è quella di limitare il gioco compiuto da FnV con le sue dichiarazioni «borderline», che non risparmiano nessuno, ricorda, dalla comunità LGBT, ai migranti, fino alla stessa maggioranza: «C’è un grande assente in tutto questo, che è l’altro pezzo di destra. Ieri è stato silente tutto il tempo, prima e dopo, e non reagisce a nulla di tutto quello che fa Vannacci».
Ma quali vantaggi agli stranieri?
E quando le si chiede se sia vero che questo nuovo Piano Casa, così formulato, offre eccessiva garanzia ai cittadini stranieri o di origine straniera, la risposta di Bakkali tradisce una forte ironia: «Qui il problema non è a chi vengono assegnate le case popolari. È che qui non ci sono le case popolari e che, per quelle che già ci
sono, non ci sono sforzi sufficienti per ristrutturarle, per riaprirle».
Un piano – continua – «che sembra più una speculazione edilizia molto piegata sul privato, più che sulle esigenze pubbliche di emergenza abitativa», tagliando fuori protagonisti istituzionali come regioni e comuni. E sul suo ordine del giorno, bocciato alle votazioni, per un’azione di valorizzazione della residenzialità universitaria, commenta: «Le residenze universitarie dovrebbero essere poste in un piano casa come priorità per i giovani».
Il sostegno dell’opposizione: le affermazioni di FnV un richiamo «alle leggi razziali»
Immediato il sostegno alla deputata Bakkali mostrato dai compagni di partito, ma anche da esponenti di AVS, M5s e persino Azione. Il dem Federico Fornaro ha affermato che FnV ha «superato un limite» e ha parlato di affermazioni che fanno correre la memoria «al ’38 e alle leggi razziali». Matteo Richetti, capogruppo di Azione alla Camera, ha poi denunciato gli insulti che da giorni colpiscono la collega Bakkali: «Non ci si può nascondere dietro slogan vergognosi per alimentare odio».

(da agenzie)

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SGAMBETTO PER TRUMP: IL SENATO APPROVA UNA RISOLUZIONE CHE LIMITA I POTERI DI GUERRA DEL PRESIDENTE IN IRAN

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

LA MAGGIORANZA REPUBBLICANA SI SPACCA E SI ALLEA CON I DEMOCRATICI

Il Senato degli Stati Uniti, nonostante sia controllato da una maggioranza repubblicana, ha votato contro la linea di Donald Trump sul conflitto in Medio Oriente. Con 50 voti a favore e 48 contrari, l’aula di Capitol Hill ha approvato una risoluzione che punta a limitare i poteri di guerra del presidente in Iran, chiedendo lo stop alle operazioni militari a meno che non arrivi una formale e preventiva autorizzazione da parte del Congresso.
Uno strappo politico con la Casa Bianca
Anche se l’iniziativa ha un valore prettamente simbolico e non vincolante, l’esito della votazione rappresenta un durissimo segnale politico e una netta rottura interna tra il Grand Old Party e il capo della Casa Bianca. Il fronte conservatore si è letteralmente spaccato sul dossier iraniano: decisivo è stato il passaggio di quattro senatori repubblicani, che hanno scelto di voltare le spalle al proprio presidente per unire le forze con l’opposizione democratica e frenare l’escalation.
Fetterman e gli equilibri in aula
La votazione ravvicinata ha registrato un’eccezione speculare anche sul fronte opposto. Tra i banchi dei democratici si è infatti smarcato il solo John Fetterman: il senatore è stato l’unico esponente dell’opposizione a schierarsi contro la risoluzione, rifiutando di porre un freno ai poteri d’azione di Trump. Nonostante la parziale compensazione, l’approvazione del documento fotografa un momento di forte tensione istituzionale e una crescente insofferenza del Parlamento americano verso le decisioni unilaterali della presidenza in politica estera, proprio mentre
riflettori globali sono puntati sulle delicate manovre diplomatiche attorno a Teheran.
(da agenzie)

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E’ LA FINE DI UN’EPOCA

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

LO SCEICCO AL THANI SI PRENDE VILLA CERTOSA, FINISCE L’ERA DEI BERLUSCONI… LA DINASTIA REALE DEL QATAR L’HA PAGATA 350 MILIONI DI EURO

Porto Rotondo Se non è stata già venduta può essere solo questione di ore, ma la bandiera del Qatar comunque sventola a Punta Lada. Villa Certosa, residenza da mille una notte affacciata sul golfo di Marinella, passa di mano dagli eredi Berlusconi alla famiglia Al Thani, dinastia reale che governa il Qatar da oltre 150 anni e guida l’economia globale attraverso il fondo sovrano che attinge da un patrimonio stimato in centinaia di miliardi di dollari, frutto di immense riserve di petrolio e gas naturale. Tanti soldi e investimenti pesanti, anche in Gallura, dalla Costa Smeralda al Mater Olbia hospital. E tanti soldi sarebbe costata anche la villa di Porto Rotondo: 350 milioni di euro, comunque meno dei 500 di cui si è favoleggiato da un anno a questa parte.
La fine di un’epoca
Indiscrezioni, naturalmente. Il passaggio di mano di Villa Certosa segna definitivamente la fine di un’epoca, peraltro già avviata al crepuscolo con la morte di Silvio Berlusconi il 12 giugno 2023. Da quel momento i figli del Cavaliere non hanno mai mostrato interesse per quella residenza estiva così ingombrante, sempre al centro dell’attenzione e portatrice di pettegolezzi, scandali e rogne di ogni tipo. Così la messa in vendita con voci di trattative che si sono inseguite di anno in anno. Titolare dell’affaire Villa Certosa sarebbe – il condizionale è d’obbligo nel mercato immobiliare di lusso – la Constellation hotels holding Ltd Sca, società di investimenti con sede in Lussemburgo che nell’arsenale finanziario qatariota è il braccio immobiliare, europeo e globale, della famiglia, soprattutto del ricchissimo sceicco Hamad bin Jassim Al Thani, ex ministro degli affari esteri e primo ministro del Qatar dal 2007 al 2013.
La società immobiliare
La Constellation hotels holding Ltd Sca è specializzata nella proprietà a lungo termine, nello sviluppo e nell’acquisizione di hotel di lusso e immobili commerciali di pregio. In pratica, acquista proprietà storiche a cinque stelle nelle capitali del mondo (Londra, Parigi, Roma, New York), ma invece di gestire direttamente gli immobili di solito stipula accordi di gestione a lungo termine con marchi alberghieri internazionali affermati come InterContinental hotels group (Ihg) e Hyatt. Nel suo portafoglio ci sono grandi hotel come l’InterContinental Parigi (330 milioni di euro), l’InterContinental Londra Park Lane (457 milioni di dollari), The St. Regis Roma (150 milioni di euro) e ancora l’Hyatt Regency Parigi-Charles de Gaulle. Visto il modus operandi della Contellation hotels holding Ltd Sca c’è da chiedersi quale futuro si prospetta all’orizzonte di Villa Certosa: abitazione privata? Residenza in affitto per nababbi in vacanza sul modello della Villa H2O a Lu Impostu? Tutto è possibile.
Il Puc di Olbia e le proprietà di Al Thani
Il nome della società lussemburghese è saltato fuori quasi per caso venerdì scorso durante la maratona in consiglio comunale per l’esame delle osservazioni al Puc di Olbia. Una in particolare, protocollata dall’ufficio urbanistica con il numero 28729 del 6 marzo 2026. Sarebbe stato un banale trasferimento di volumetrie da una particella a un’altra, ma quando si tratta di Villa Certosa la banalità non esiste. Meglio approfondire, allora, così si scopre che titolare dell’osservazione al Puc è la società Constellation hotel holding Ltd Sca e non la solita Idra Immobiliare (oggi passata alla Fininvest real estate) custode abituale delle case e dei terreni di Berlusconi. Per sapere chi c’è dietro la società lussemburghese basta un clic e salta fuori la ricchezza straordinaria di Hamad bin Jassim Al Thani (patrimonio netto personale 1,2 miliardi di dollari). La residenza dello sceicco a Doha è il palazzo Al Wajba, ci sono poi un attico a Manhattan, il super yacht Al Mirqab in banchina e appeso a una parete una versione di “Les femmes d’Alger” di Picasso, comprato a un’asta record per 180 milioni di dollari. Due passi a Porto Rotondo, invece, per scoprire che tutti sanno tutto ma ancora sul futuro di Villa Certosa nessuna comunicazione ufficiale.
(da La Nuova Sardegna)

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NATO, LE OPPOSIZIONI: “MELONI CHIARISCA DOPO LE GRAVI AFFERMAZIONI DI RUTTE SU SUPPORTO ALLA GUERRA IN IRAN”

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

CROLLANO LE FAVOLETTE DEL GOVERNO, LA PREMIER AVEVA ASSICURATO CHE L’ITALIA NON SAREBBE STATA COINVOLTA

I partiti di opposizione chiedono alla premier Giorgia Meloni di riferire rispetto alle affermazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte che in un’intervista a Fox News ha sottolineato il sostegno europeo all’azione militare Usa contro l’Iran, rilevando che migliaia di voli sono partiti da basi europee per supportare la missione: “Comprendo perfettamente la delusione – ha spiegato -, ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme”.
Le dichiarazioni del segretario Nato hanno provocato una dura reazione dell’opposizione. Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, afferma: “Secondo Rutte le basi in Italia ‘hanno svolto un ruolo massiccio’ a sostegno della guerra illegale di Trump e Netanyahu all’Iran, contraria ai nostri principi e ai nostri interessi. Giorgia Meloni aveva assicurato che l’Italia non sarebbe stata coinvolta, e invece si apprende che almeno 500 aerei Usa sarebbero decollati dal territorio italiano, confermando le preoccupazioni che avevamo manifestato in Parlamento, ricevendo vaghe rassicurazioni dal Governo”. L’esponente dem chiede: “Altro che i botta e risposta sui social network, altro che ‘momento Sigonella’! Il governo italiano, e in primo luogo la presidente del Consiglio, ha il dovere di chiarire con urgenza queste gravi affermazioni”.
Per il presidente M5S, Giuseppe Conte, “crollano le favolette del Governo e dei suoi trombettieri. Le parole di Rutte ci confermano quello che abbiamo sempre sostenuto. Quello di Trump è solo un richiamo all’ordine per un governo che ha sempre detto sì: 500 aerei partiti dall’Italia per una guerra illegittima in Iran in cui Netanyahu ha trascinato Trump e che ha danneggiato pesantemente l’economia italiana. Meno male che Meloni ha dichiarato ‘non condanno né condivido’: se avesse condiviso ne sarebbero partiti 5000?”.
Duro l’intervento del capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro che commenta: “Il governo venga in aula a spiegare se quanto affermato dal segretario generale della Nato Mark Rutte corrisponde al vero. Giorgia Meloni ha sempre detto che l’Italia non è in guerra e non intende partecipare ad azioni offensive dirette e che l’uso delle installazioni resta limitato alle finalità concordate e al mero supporto logistico e difensivo. Ma soprattutto ha più volte affermato la centralità del Parlamento sull’utilizzo delle basi. Oggi scopriamo dal segretario Nato Rutte che non è vero”.
(da agenzie)

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RUTTE SBUGIARDA GIORGIA MELONI. IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO RIVELA CHE ALMENO 500 AEREI STATUNITENSI SONO DECOLLATI DALLE BASI AMERICANE IN ITALIA A SUPPORTO DELLA MISSIONE “EPIC FURY” CONTRO L’IRAN

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

UNA NOTIZIA CHE RIDIMENSIONA GIORGIA MELONI E LA SUA POSTURA CON LA SCHIENA DRITTA DI FRONTE ALLE RICHIESTE DI TRUMP (AD APRILE, IL GOVERNO HA NEGATO L’AUTORIZZAZIONE A SIGONELLA, EVIDENTEMENTE PER RAGIONI TECNICHE)

Il segretario generale della Nato Mark Rutte in un’intervista a Fox News ha sottolineato il sostegno europeo all’azione militare Usa contro l’Iran, rilevando che migliaia di voli sono partiti da basi europee per supportare la missione.
“Comprendo perfettamente la delusione, ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme.”
“Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo”, ha affermato Rutte. “Un Paese come la Romania, nella sua capitale Bucarest – ha aggiunto Rutte – ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne. Quindi tutto questo sta accadendo”.

(da agenzie)

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GIORGIA SARÀ COSTRETTA A TORNARE A BACIARE LA PANTOFOLA DI TRUMP

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

MARCELLO SORGI: “DA DE GASPERI IN POI NON C’È MAI STATO UN PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIANO IN CATTIVI RAPPORTI CON WASHINGTON. E PROPRIO PER QUESTO OGGI A PALAZZO CHIGI NON SI SA DA DOVE RIPARTIRE PER RICUCIRE CON ‘THE DONALD’”

La sfilata degli Alpini in cui Meloni è apparsa felice e sorridente, tra i militari con il caratteristico cappello con la piuma e le due ali di folla che li festeggiavano, si può considerare il via all’ultimo anno in carica della premier prima delle elezioni in cui si giocherà la riconferma o il ritorno all’opposizione.
D’improvviso, la premier ha avuto una trovata come le succede quand’è in difficoltà. E che si tratti di uno dei momenti più complicati da quand’è a Palazzo Chigi non ci sono dubbi.
Mai le relazioni politiche con gli Stati Uniti, gli alleati strategici più importanti, si erano così consumate in pochi giorni, checché ne dicano il ministro degli Esteri Tajani e quello della Difesa Crosetto, che sognano di riallacciare il filo atlantico al più presto.
Mai l’ardita costruzione con cui Meloni si era presentata ai partner europei come “ponte” verso gli Usa e agli americani come guardiana dei rapporti con l’Europa era franata tutt’insieme. Peggio di così.
Ma proprio perché ormai la politica estera, come la politica tout court, non viaggia per trattative, accordi, documenti tradizionali, ma si nutre di immagini a sorpresa (la famosa foto che Trump accusa Meloni di aver “implorato” di avere), i quadretti con gli alpini sembrano fatti apposta per finire sui social e solleticare l’attenzione del presidente americano, un uomo da riconquistare quasi come un amante deluso, passi il paragone non certo appropriato.
E dunque: ci sono i militari di uno dei corpi delle Forze Armate a cui la gente è più affezionata; ci sono i veterani, una categoria che nell’immaginario americano riveste un rispetto particolare; c’è il popolo che ai due lati della sfilata esprime il proprio attaccamento a chi porta la divisa. E in mezzo a tutti loro c’è lei, Giorgia, che saluta e ringrazia con il tipico gesto delle mani giunte, incassando l’affetto che è suo e dei soldati.
Trump, tiè!, viene da immaginare, pensando alle frasi sulla crisi di popolarità che l’inquilino della Casa Bianca le aveva rivolto.
Forse è stata un’imprudenza, da parte di Meloni, man mano che le cose con Trump andavano peggio – dalla “sgradita” difesa del Papa alla crisi di “Sigonella 2” – lasciare che tutto andasse così, sperare che il tempo potesse essere una medicina, o addirittura affidarsi alla foto cercata e trovata al G7 di Evian.
Stavolta sì, occorreva subito cercare un rimedio, quantomeno un cerotto in attesa che la ferita cominciasse a rimarginarsi. E invece niente. In fondo, all’epoca di “Sigonella 1”, quarant’anni fa, Craxi, dopo aver evitato per due giorni di rispondere al telefono a Reagan e all’ambasciatore americano, si adoperò per una rapida soluzione, e nel giro di una settimana si ritrovò di nuovo invitato alla Casa Bianca.
Altri tempi, si dirà. E non c’è dubbio che sia così. Eppure – Meloni è la prima a saperlo – la rottura con Trump è il primo serio incidente che, se non sarà risolto al più presto, può mettere in discussione il ruolo di Meloni come capo del centrodestra, candidata a succedere a se stessa e a governare nei prossimi anni.
Da De Gasperi in poi infatti non c’è mai stato un presidente del consiglio italiano in cattivi rapporti con Washington, senza distinzione tra presidenti repubblicani o democratici. Figurarsi adesso che l’Italia è alle prese con un personaggio imprevedibile come Trump, alle sue simpatie e antipatie, ai suoi (cattivi) umori. E proprio per questo oggi a Palazzo Chigi non si sa da dove ripartire per ricucire con “The Donald”.
I problemi internazionali, se non altro, hanno avuto l’effetto di spostare in secondo piano, se non sullo sfondo, la questione Vannacci, fino a tre giorni fa al primo posto sul tavolo della premier. Nei corridoi di Montecitorio sono in molti a dire che con il generale in continua ascesa nei sondaggi tutto si risolverà con l’ingresso del suo partito nella coalizione.
E tuttavia, non è così facile come si dice. Innanzitutto perché a Meloni non fa affatto piacere dover implorare – è il caso di adoperare questo verbo – il generale, dopo averlo accusato di fare il gioco della sinistra ed aver replicato così ai suoi seguaci alla Camera.
Tra l’altro Meloni sa – per inciso – di dover assicurare loro un posto in Parlamento per la prossima legislatura, quando invece di qualcuno si sarebbe liberata molto volentieri. Inoltre, se il suo ritmo di crescita si manterrà costante, Vannacci potrebbe presentarsi al tavolo delle trattative per le liste come capo del secondo partito (adesso è il terzo, dopo Forza Italia) della coalizione.
Un bello smacco per gli alleati che si sono fatti il mazzo per sostenere il governo per oltre quattro anni. E ancora non è affatto detto che il generale, ottenuto quel che si aspetta dalla premier, si rassegni a una campagna elettorale da vero alleato, rinunciando a definirsi unico rappresentante della “destra autentica” a dispetto di Meloni, Tajani e Salvini che non lo sarebbero più. Esiste una lunga serie di precedenti, in tal senso: a partire da quello di Bossi che nel ‘94 chiamava il Cavaliere “Berluskaiser”.
Infine la premier ha da preoccuparsi, oltre che dei suoi guai, di quelli di Forza Italia e Lega. La prima guidata da un consolato, chiamiamolo così, composto da Marina e Pier Silvio Berlusconi, ai quali il leader in carica (non si sa per quanto) Tajani deve rivolgersi prima di aprire bocca.
E la seconda a brandelli, con un segretario, Salvini, evidentemente a fine corsa e contestato dall’ala nordista, la sola che sia in grado di mantenere il Carroccio, sorpassato da Vannacci nei sondaggi, sopra la linea di galleggiamento. Ai nastri di partenza di una campagna lunga un anno, tutto questo pesa sulle spalle di Meloni: l’alpina che s’è messa in marcia, per dimostrare che non si arrende.

(da agenzie)

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