Destra di Popolo.net

“MA COSA DEVONO FARE QUESTI POVERI RAGAZZI PER CAMPARE, NUTRIRSI, AVERE UN ALLOGGIO? DELINQUERE?”: UN LETTORE SCRIVE A “REPUBBLICA” PER RACCONTARE QUANTO SIA DIFFICILE ASSUMERE UN IMMIGRATO

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

“DUE ANNI FA, USUFRUENDO DEL CLICK DAY, HO CHIESTO DI FARE ARRIVARE DAL PAKISTAN UN LAVORATORE PER LA MIA AZIENDA AGRICOLA. DOPO UN MESE È ARRIVATO, VIA PEC, IL NULLA OSTA DEL MINISTERO SIA A ME SIA ALL’AMBASCIATA ITALIANA IN PAKISTAN. IL NOSTRO UOMO SI È RECATO ALL’AMBASCIATA PER RITIRARLO, MA NON LO HANNO FATTO ENTRARE. DOPO NUMEROSI TENTATIVI, AIUTATO ANCHE DA QUI, HA DOVUTO PAGARE ALCUNE PERSONE ESTERNE ALL’UFFICIO. E COSÌ È STATO PRONTAMENTE RICEVUTO. SI È IMBARCATO”

Due anni fa, usufruendo del click day, ho chiesto di fare arrivare dal Pakistan un lavoratore per “l’azienda agricola Leonello Diversi”. Dopo un mese è arrivato, via pec, il nulla osta del ministero sia a me sia all’ambasciata italiana in Pakistan. Il nostro uomo si è recato all’ambasciata per ritirarlo, ma non lo hanno fatto entrare. Dopo numerosi tentativi, aiutato anche da qui, ha dovuto pagare alcune persone esterne all’ufficio. E così è stato prontamente ricevuto. Si è imbarcato e poi, a Lucca, aveva 7 giorni per presentarsi in questura.
Ha chiesto l’appuntamento. E gli hanno dato la data a sei mesi. Nel frattempo non avendo codice fiscale non poteva lavorare né aprire un conto in banca. In questo caso gli abbiamo dato assistenza, ma cosa devono fare questi poveri ragazzi per campare, nutrirsi, avere un alloggio? Delinquere? Vagare in città a mendicare, o peggio, così poi li possiamo vituperare accusandoli dei peggiori misfatti? Non le sembra che questo sia un blocco navale con altri mezzi? Quanti di questi casi ci sono in Italia?
Leonello Diversi – Trine di Barga (Lucca)
Risposta di Francesco Merlo
Caro Diversi, ci sono, nel suo racconto, di cui condivido l’amara filosofia generale, due dettagli inquietanti: la crudele lentezza operativa della questura di Lucca, ch
ha “sospeso” per sei mesi la vita dell’immigrato in possesso del nullaosta, e il “pizzo” pagato dal suo lavoratore per essere ricevuto all’ambasciata italiana a Islamabad dove c’era per lui un nullaosta ministeriale.
Il primo sembrerebbe il solito menefreghismo connaturato alla nostra burocrazia, la sua inerzia ostruzionista (“strunzionismo” lo chiamava Matteo Renzi). Il secondo sembrerebbe un reato consumato attorno alla nostra ambasciata a Islamabad.
(da Repubblica)

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IN ITALIA UN ADOLESCENTE SU QUATTRO VITTIMA DI VIOLENZA NELLE RELAZIONI: IL RAPPORTO DI SAVE THE CHILDREN

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

UNO/A SU TRE GEOLOCALIZZATO/A DAL PARTNER, META’ DELLE RAGAZZE IMPORTUNATE

Alla vigilia di San Valentino, mentre in tutto il mondo viene celebrato l’amore, i dati del nuovo rapporto di Save the Children – intitolato “Stavo solo scherzando” – fotografano una realtà ben diversa nelle relazioni tra adolescenti italiani: comportamenti aggressivi, controllo ossessivo e violenze che vengono sempre più spesso normalizzati. Uno su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti come schiaffi, pugni, spinte o lancio di oggetti dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione. A più di uno su tre il partner si è rivolto con linguaggio violento fatto di grida e insulti.
L’indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos, mostra come queste dinamiche abbiano radici profonde e si manifestino sia nella sfera privata che in quella pubblica, online e offline. Un adolescente su tre è stato geolocalizzato dal partner, il 28% ha subito pressioni per inviare foto o video intimi. Ma la violenza non si ferma alle relazioni sentimentali: più di quattro adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti e approcci sessuali indesiderati – percentuale che tra le ragazze sale al 50%. Al 28% è capitato che sue immagini intime fossero condivise senza consenso e il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati.
Le ragazze le più colpite
A pagare il prezzo più caro secondo il rapporto di Save The Children sono proprio le ragazze, e sia in termini di rischi, che di rinunce e stigma. Il 66% ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici, il 70% si sente in pericolo per strada e quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola. Una limitazione della libertà che diventa strategia di sopravvivenza.
I dati Istat confermano la gravità del fenomeno: le adolescenti e le giovani donne sono le più colpite dalla violenza maschile. Il 37,6% delle 16-24enni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni, quasi dieci punti in più rispetto al 2014. L’aumento è trainato soprattutto dalle violenze sessuali, passate dal 17,7% al 30,8%. L’incremento più forte riguarda gli ex partner (dal 5,7% al 12,5%) e gli uomini non partner come parenti, amici, conoscenti e sconosciuti (dal 15,3% al 28,6%).
Il peso del contesto familiare
Il rapporto evidenzia come il contesto familiare giochi un ruolo decisivo. Vivere in famiglie conflittuali o dove si è esposti a violenza porta spesso alla riproduzione degli stessi modelli. Le percentuali di adolescenti che subiscono o mettono in atto ricatti emotivi, atteggiamenti violenti o di controllo sono sistematicamente più alte tra chi vive in un clima familiare teso o conflittuale. Il 39% di questi ragazzi usa un linguaggio violento e il 30% ha avuto atteggiamenti violenti verso il partner, contro rispettivamente il 28% e il 18% del campione generale.
“Paure ed esperienze di molestie, umiliazioni, ricatti e aggressioni attraversano luoghi e momenti diversi della vita degli adolescenti, dalle relazioni intime agli spazi pubblici, sia fisici che digitali”, spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children. “Ragazzi e ragazze in molti casi imparano e riproducono copioni di un repertorio violento, con il risultato che dinamiche di possesso, controllo e aggressività rischiano di venire giustificate e normalizzate”.
Controlli e ricatti nelle relazioni
Quando interrogati su comportamenti violenti e di controllo, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che ragazzi e ragazze affermano di aver subito e ciò che dichiarano di aver messo in atto, sebbene siano più spesso i ragazzi ad ammettere questi atteggiamenti. Il 28% ha usato linguaggio violento, altrettanti hanno fatto leva sulle emozioni per far sentire in colpa il partner, il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi.
Al 44% degli adolescenti è capitato che il partner chiedesse di non uscire con alcune persone, al 43% di non accettare contatti sui social, al 40% di non vestirsi in un certo modo, al 29% di condividere le password. Il ricatto emotivo è diffuso: il 29% ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura. La fine del rapporto è un momento particolarmente critico. Il 27% dichiara di aver cercato con insistenza l’ex partner, il 20% di aver minacciato di farsi del male in caso di rifiuto, altrettanti di aver condiviso o minacciato di condividere messaggi o foto private per vendetta.
Incontri occasionali, giochi e sfide sessuali
La ricerca di Save The Children mette in luce anche la diffusione di pratiche che possono diventare terreno di vulnerabilità. Al 28% degli intervistati è capitato di avere incontri intimi occasionali dopo aver bevuto troppo senza ricordare bene le circostanze il giorno dopo. Il 40% ritiene diffuso tra i coetanei bere in modo esagerato per disinibirsi sessualmente, il 24% usare sostanze o farmaci, il 23% partecipare a giochi o sfide sessuali di gruppo. Percentuali che schizzano rispettivamente al 49%, 36% e 44% tra chi vive in un clima familiare negativo.
Aumenta la consapevolezza, ma non cambiano i comportamenti
Rispetto all’indagine del 2023, gli adolescenti – soprattutto le ragazze – sembrano più consapevoli. È calata la percentuale di chi ritiene “normali” alcuni atteggiamenti di possesso: se due anni fa il 30% pensava che la gelosia fosse un segno d’amore, oggi è sceso al 23% (16% tra le ragazze). Il 73% ritiene che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a condividere password o posizione, il 68% che il consenso non sia mai scontato.
Tuttavia, questa maggiore consapevolezza non si traduce in un cambiamento dei comportamenti. Anzi, alcuni atteggiamenti sono in aumento: chi dichiara di essere stato spaventato con atteggiamenti violenti è passato dal 19% al 25%, chi ha subito linguaggio violento dal 31% al 36%, chi ha subito ricatti dal 22% al 31%.
Violenza negli spazi pubblici e online
Anche fuori dalle relazioni sentimentali, i ragazzi affrontano un clima di violenza pervasiva. Il 29% si è trovato in una situazione in cui si è sentito costretto ad atti sessuali indesiderati. Il 49% ha avuto almeno una volta paura di ricevere violenza da coetanei, il 38% ha subito comportamenti violenti sia offline sia online dalla stessa persona.
Sul fronte digitale, il 37% ha ricevuto richieste di foto private da persone con cui non aveva un rapporto intimo. Commenti sessisti e discriminazioni sono parte del vissuto quotidiano: il 63% ha ricevuto commenti indesiderati sul corpo, il 60%
commenti giudicanti sul modo di vestirsi o comportarsi, il 36% insulti per motivi legati al genere o all’orientamento sessuale.
Le strategie di autoprotezione delle ragazze
Le ragazze sviluppano strategie di prevenzione che limitano di fatto la loro libertà. Il 60% sceglie di non andare in luoghi isolati, il 49% di non prendere mezzi pubblici da sole la sera, il 42% di evitare feste dove non conosce nessuno, il 21% di non prendere taxi da sole. Il 45% finge di essere al telefono per sentirsi più sicura tornando a casa, il 38% condivide la posizione con qualcuno di cui si fida, il 32% finge di aspettare qualcuno quando si sente minacciata.
Fiducia nella famiglia, ma poca conoscenza dei servizi
L’85% degli adolescenti parlerebbe con qualcuno in caso di violenza: il 60% con la madre, il 39% con il padre, il 24% con le amiche. Solo l’11% conosce correttamente il numero antiviolenza 1522. Meno della metà (47%) ha fatto educazione sessuo-affettiva a scuola, per lo più percorsi brevi. Eppure il 79% pensa che un corso obbligatorio sarebbe utile per contrastare la violenza di genere.
“I passi avanti nella consapevolezza sono importanti, ma ancora troppo pochi e troppo lenti”, dichiara Raffaela Milano, direttrice ricerca di Save the Children. “È necessario rafforzare l’impegno affinché tutti i ragazzi e le ragazze possano crescere in un contesto di rispetto, libero da stigma e paure. Questo deve partire dalla scuola, con corsi obbligatori di educazione sessuo-affettiva”.
Con la campagna #Facciamoloinclasse, l’ONG torna a chiedere una legge che preveda percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità, risorse per garantire sostegno psicologico alle vittime minorenni e un sistema nazionale di raccolta dati sulla violenza di genere.

(da Fanpage)

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IL PIU’ GRANDE DISASTRO CHE HA FATTO TRUMP E’ QUELLO DI CUI NESSUNO PARLA

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

HA REVOCATO UNA LEGGE CHE DICEVA CHE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E’ CAUSATO DAI GAS SERRA, UNA FOLLIA CHE PAGHEREMO CARISSIMO… L’ENNESIMO LIBERI TUTTI A CHI INQUINA IL PIANETA

Partiamo dalla fine. Ieri Donald Trump ha revocato una legge del 2009 che dice che i gas serra sono la principale causa del cambiamento climatico in atto. Se lo chiedete a un climatologo, probabilmente vi dirà che è come negare che la terra è tonda, o che la neve è fredda. Eppure Trump l’ha fatto.§Perché se neghi la pericolosità dei gas serra è tana libera per tutti. Per i produttori di auto a benzina o diesel, per chi estrae idrocarburi, per chiunque concorra, con la sua attività, a surriscaldare il pianeta.
Non che servisse quest’ultimo atto, per accorgersi che Trump sia per distacco il più convinto negazionista climatico del pianeta Terra. Ma quel che ha fatto in poco più di un anno per ridurre in macerie ogni tentativo di mitigazione del riscaldamento del Pianeta è semplicemente allucinante.
Nell’ordine: ha ritirato gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi sul clima, ha cambiato le normative sulle emissioni, ha bloccato i progetti di centrali eoliche offshore, ha ridotto l’agenzia americana per la produzione del clima, l’EPA a una specie di circolo dopolavoro, e ha quasi azzerato i fondi per la ricerca scientifica sul clima.
Il tutto mentre il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, preceduto solo dal 2024 e dal 2023, con un aumento delle temperature di più di mezzo grado nel giro di appena trent’anni, con il record di scioglimento del ghiaccio marino artico, un aumento delle parti di C02 in atmosfera.
È inutile dire che tutto questo non è uno scherzo. Che le scelte che oggi si perdono tra i mille, folli, ordini esecutivi di questa tragicomica presidenza condanneranno probabilmente tutti noi a un futuro di eventi climatici estremi, oceani che sommergono le coste, siccità che distrugge i raccolti, a danni da decine di miliardi a ogni evento climatico estremo, ed esodi biblici per scappare da aree inabitabili del pianeta.
Che tutto questo sia avvenuto nel nome della prosperità è surreale, una follia
collettiva che sarà oggetto di studio per gli storici che verranno. Quel che è allo stesso modo certo è che lo zero che stiamo facendo, in Europa, per controbilanciare la follia trumpiana, è allo stesso modo folle.
Di fronte alla più grande sfida del nostro tempo, quella al clima che cambia, anche essere inerti e indifferenti è una grande, grandissima responsabilità.
(da Fanpage)

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CONSULENZE, PROMOZIONI E BUDGET GONFIATI: LE SPESE PAZZE DI PETRECCA A CARICO DEI CONTRIBUENTI

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

RAI IN SCIOPERO CONTRO LE MANCATE DIMISSIONI

Il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca da giorni è nell’occhio del ciclone per le sue papere, finite pure sul New York Times, durante la telecronaca della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Ma sul tavolo dei vertici Rai, oltre alla figuraccia che ha portato prima solo i giornalisti di Rai Sport, poi della Rai tutta a ritirare le firme da servizi e dirette, sono finite anche le spese d
Petrecca. E non sono leggere. Il 3 febbraio, nel corso di una riunione con il capo del personale, sono state segnalate le spese pazze del direttore: un’escalation fatta di assunzioni, promozioni e gratifiche come non se ne vedevano da tempo, ma soprattutto di un budget cresciuto in modo vistoso. Dall’arrivo di Petrecca sarebbero state autorizzate consulenze esterne per 640mila euro in più rispetto all’anno precedente. I conti delle rubriche parlano chiaro: nel 2024 i programmi storici — dalla Domenica sportiva a Dribbling, passando per Il 90° del sabato e Il processo del lunedì sera — costavano complessivamente 1,7 milioni di euro. Nel 2025, con la nuova gestione (da marzo), la cifra è salita a 2,34 milioni. Tutto a carico dei contribuenti.Lo sciopero contro Petrecca
È anche su questo sfondo che oggi in Rai va in scena lo sciopero bianco contro Petrecca. Una protesta decisa dall’Usigrai per chiedere all’azienda un intervento dopo l’imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi invernali, finita nel mirino dei giornali di mezzo mondo. Per i vertici di Viale Mazzini, però, quella figuraccia non è bastata a giustificare le dimissioni del direttore di Rai Sport, invocate da più parti. Da questa mattina i giornalisti Rai realizzano servizi e dirette senza firma. L’informazione è garantita, su tg e web, ma senza “metterci la faccia”: una modalità già adottata dagli inviati della redazione sportiva a partire dalla scorsa settimana. A fine edizione, poi, arriva la lettura di due comunicati. Uno dell’Usigrai, che ha proclamato la protesta, l’altro di Unirai, il sindacato di destra che allo sciopero si è subito opposto. Una scena non inedita nella tv pubblica, dove anche le note sindacali diventano terreno di scontro.
Il comunicato dell’Usigrai e di Unirai
Il testo dell’Usigrai è secco e va dritto al punto: «Nonostante l’immagine di Rai Sport e della Rai siano state danneggiate, nulla è avvenuto. Continueremo a difendere l’autorevolezza dell’informazione Rai per garantire a voi cittadini un servizio pubblico di qualità». Di tutt’altro tono il comunicato di Unirai, con un incipit che pare già un manifesto: «Unirai crede nel servizio pubblico. Crede in una Rai capace di unire il Paese, di rappresentare l’Italia nel mondo». Nessun cenno alle gaffe del direttore, solo l’esaltazione degli ascolti olimpici. Tanto è bastato ai piani alti di Viale Mazzini per evitare repliche ufficiali: la linea è già rappresentata dagli “amici” del sindacato giallo.
/da agenzie)

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LA CAMPAGNA DI BALLE DELLA STAMPA ITALIANA CONTRO FRANCESCA ALBANESE

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

SOTTO ACCUSA PER UNA FRASE MAI PRONUNCIATA,,, I SERVI DEL CRIMINALE NETANYAHU ATTACCANO UNA VOCE SCOMODA

Tutto nasce da una frase che Francesca Albanese non ha mai pronunciato. Al forum organizzato da Al Jazeera, ha parlato di “nemico comune dell’umanità” riferendosi a un sistema – potere politico, capitale finanziario, industria militare – che ha reso possibile il genocidio in Palestina. Non ha mai detto che il nemico fosse Israele come Stato, come popolo o come nazione. Ma su questa frase mai detta si è costruita un’altra offensiva mediatica.
Tra i giornali che l’hanno attaccata con riflessi pavloviani spicca il Corriere della Sera. Il commento di Antonio Polito è esemplare: “La militante (sempre più) pro-Pal che è riuscita nell’impresa di unire la Francia e l’America”. Se non bastasse,
nella versione online lo stesso articolo ha un titolo ancora più infamante: “Francesca Albanese, militante (sempre più) filo Hamas”§Ironicamente, è lo stesso Polito a scrivere che la ricostruzione è falsa. “Nel video dell’intervento – riconosce l’editorialista – (Albanese) in realtà sembra definire ‘nemico comune dell’umanità’ il sistema che in Occidente ha tollerato e aiutato ciò che lei ritiene essere il genocidio dei palestinesi”. Viene negata in premessa, quindi, la ragione per cui il commento è stato scritto, ma la smentita che non produce nessun effetto: né sul titolo, né sulla tesi, né sulla condanna complessiva. La correzione viene inglobata come sfumatura lessicale, come questione di wording. Rimane l’accusa falsa, necessaria a costruire il quadro politico e morale; le parole vere sono ridotte a nota a piè di pagina.
Quello del Corriere è solo l’ennesimo calcio dell’asino mediatico da parte di una stampa distratta sul genocidio palestinese, ma solerte nel sottolineare (o manipolare) le sfumature lessicali della relatrice dell’Onu. Solo ieri, sui quotidiani nazionali, sono fioccati articoli così. Il Messaggero, editoriale di Mario Ajello: “Albanese, se anche Parigi si accorge del bluff”. Ajello scrive di “culto albanese”, rigorosamente con la minuscola, e butta nel calderone tutto: “politicamente corretto, università ProPal, cortei saltellanti” aizzati da “una riverita sacerdotessa” che “accende ancora di più, in Italia, il sentimento di odio verso Israele”. A differenza di Polito, Ajello non si accorge che Albanese non ha mai detto quello di cui l’accusa: non gli interessa nemmeno. Poi c’è il Foglio, “Le parole di Albanese e un monito: l’antisionismo è antisemitismo”. E il Giornale: “Vada via dall’Onu. Anche Macron è stufo”.
E lo stesso riflesso, praticamente ogni volta che Albanese parla in pubblico. Il 30 novembre, dopo l’irruzione di manifestanti pro-palestinesi nella sede torinese de La Stampa, la relatrice condannò le violenze, ma aggiunse in un inciso che l’episodio doveva servire “anche come monito alla stampa” a raccontare i fatti nella loro interezza e nel loro contesto. Un’uscita discutibile nella forma, ma di tutto il suo discorso fu riportato solo “il monito” (oggetto anche di censura dalla Federazione della stampa italiana). Con lei non sono concepite sfumature, solo parole sbagliate.
(da agenzie)

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GRATTERI: “NON MI SI METTE A TACERE CON LE MINACCE”

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

“IO IL SENSO DELLA PAURA L’HO SUPERATO 35 ANNI FA”

“Io il senso della paura l’ho superato 35 anni fa, non è con questi attacchi e con le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari che mi si mette a tacere”. Il procuratore Nicola Gratteri risponde così, a Piazzapulita su La7, agli attacchi dopo le sue dichiarazioni al Corriere della Calabria sul referendum.
“Non ho mai detto che i cittadini che voteranno Sì sono tutti appartenenti a centri di potere o a malavita e massoneria. Chi lo ripete è in malafede e vuole alzare lo scontro. Ma io non farò falli di reazione, e continuerò fino all’ultimo giorno la mia battaglia per il No”.
“I miei interventi – ripete Gratteri – non possono essere parcellizzati: ho detto che a mio parere voteranno Sì coloro che non vogliono essere controllati dalla magistratura, tra cui centri di potere, ‘ndrangheta e massoneria deviata.
Ma non ho mai detto che tutti quelli per il Sì appartengono a centri di potere”. “Continuerò a battermi per il No. Davanti a gente che scientificamente prende un pezzettino di intervista e la mette in rete pensando di scatenare chissà cosa, di intimidirmi o delegittimarmi dico che si sbagliano, stiano tranquilli”.
Al ministro Nordio, che parlando di lui ha fatto riferimento a “test psicoattitudinali per la fine della carriera” di un magistrato, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri replica: “E che gli devo dire, si è fatto una domanda e dato una risposta”.
Intervistato a Piazzapulita su La7, Gratteri continua: “Nordio è il ministro che dice di non voler dare la mano al procuratore generale di Napoli, che i mafiosi non parlano al telefono, che Schlein sbaglia a non appoggiare la riforma perché in futuro potrebbe servire anche alla sinistra… possiamo raccontare per ore le frasi di Nordio. Le conclusioni spettano ai cittadini, non le devo fare io”.
Gratteri, rispondendo a Corrado Formigli, replica anche a Tajani, che lo ha accusato di attacco alla democrazia: “Tajani l’altro giorno ha detto che sta pensando di togliere la polizia giudiziaria al controllo della magistratura, penso che quello sarebbe un attacco alla democrazia”. Il procuratore di Napoli invita infine a esaminare le posizioni espresse sui social in merito al referendum e alle sue dichiarazioni: “Vediamo le persone che scrivono sotto chi sono, persone perbene, pregiudicati, parenti di pregiudicati. C’è di tutto, ma magari vediamo i numeri. E vediamo più avanti se serve altro”.
(da agenzie)

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SCENDO DAL MAS E TROVO FAMIGLIA

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

L’ASSE CON ADINOLFI E IL POPOLO DELLE FAMIGLIE

Ammetto di seguire con un interesse sproporzionato all’importanza (politicamente minima) dell’evento la nascita del nuovo partito dell’ex generale Vannacci. C’è intanto una vera e propria curiosità scientifica per l’esperimento: per quanti partiti fascisti c’è posto, in Italia? Tre? Dieci? Venti? Si alleeranno tra loro? Si combatteranno, in gironi all’italiana o a eliminazione diretta? E come può accadere che esista un leader politico più a destra del Salvini? Non è come ammettere che esiste un luogo più settentrionale del Polo Nord?
Ma soprattutto contano gli aspetti, come dire, di costume. Il possibile accordo con il Popolo della Famiglia di Adinolfi già arricchisce e movimenta le cronache politiche dei giornali, all’audacia bellica della Decima Mas si sommerebbe la tetragona immutabilità della famiglia tradizionale, Vannacci fa l’impresa, rapido ed invisibile, Adinolfi lo aspetta a casa, solido e inamovibile.
Non parliamo poi delle voci (esaltanti) su possibili abboccamenti con Fabrizio Corona, forse sulla base del suo attaccamento proverbiale sia alla famiglia tradizionale, sia al valor militare. O sull’eventuale collaborazione con il comunista Rizzo, un tocco di Corea del Nord in una formazione politica altrimenti troppo casalinga.
Ammettiamolo: c’è una vocazione freak, nel nuovo partito di Vannacci, che accende la fantasia e porta a immaginare qualunque possibile configurazione, pescando anche nel mai visto, nel mai accaduto. “A me interessa l’idea di mettere insieme gli spuri”, dice Adinolfi. Ha solo l’imbarazzo della scelta. Noi aspettiamo con fiducia. Con i popcorn in mano, come si usa dire quando ci si arrende alla grandiosa ineluttabilità degli eventi.
(da Repubblica)

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ER PATACCA, MEDAGLIA D’ORO ALLE OLIMPIADI DEL MELONISMO IN RAI

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

A RAINEWS (DOVE E’ STATO PIU’ VOLTE SFIDUCIATO) NELLA NOTTE ELETTORALE FRANCESE MANDO’ IN ONDA IL FESTIVAL DI POMEZIA CON LA MOGLIE ALMA MANERA

Per dire come siamo messi: in questo preciso istante quel signore laggiù, gonfio di zazzera, prepotenza e autostima – in arte Paolo Petrecca – è il giornalista italiano più famoso al mondo. “Er mejo”, direbbe lui. In una manciata di giorni l’hanno citato i giornali e le tv del pianeta Terra, dalle Piramidi al New York Times, dal Manzanarre all’Asahi Shimbun, per la sua stratosferica telecronaca d’apertura delle
Olimpiadi 2026, tre ore di scempiaggini e sfondoni, sbagliando lo stadio, gli atleti, la cantante, le squadre, l’attrice, per non dire della prosa, del tono, della pertinenza. E conquistando la prima meritatissima medaglia d’oro di conio italiano, quella intitolata alla farsa nazionale che – in sede storica – va da Roberto Farinacci ad Alvaro Vitali, passando per il Nando Mericoni di Alberto Sordi e i saluti romani di Colle Oppio
Non lo sapevate prima, ma il nostro Petrecca, rinominato a furor di popolo Patacca, da un annetto è direttore della benemerita Rai Sport, direttamente in quota Giorgia Meloni. E prima ancora è stato direttore di Rai News 24, direttamente in quota Giorgia Meloni. Sempre vantandosi di mangiare, respirare e spalare in quota Giorgia Meloni. Marciando in suo onore ogni volta che è sveglio, presentandole il libro Io sono Giorgia nella bella aula comunale di Civitavecchia, mandando in onda i suoi comizi in versione integrale: “Mbè? Nun ce vedo nulla de strano! È ’na notizia, no?”. Ignorando con una alzata di spalle i malumori e le sfiducie che a intervalli regolari le sue redazioni “a eggemonia zecche rosse” votano a maggioranza in coda ai suoi disastri. Come quando a Rai News 24, proibì di mettere in rete la notizia che Fabio Fazio stava lasciando la Rai dopo 39 anni di massimi ascolti e altrettanti tormenti. Era il 14 maggio 2023 e mentre tutti i siti battevano la notizia, Petrecca avvertì via mail i suoi “pennivendoli”: “Per me Fazio che va via dalla Rai non è nemmeno una notizia. Non vi azzardate a mettere pezzi sull’argomento senza informarmi. Perché prendo provvedimenti”. E quando hanno provato a spiegargli che tutte le agenzie strillavano la notizia, ha fatto scattare il serramanico del suo me-ne-frego.§Altro disastro quando lanciò il titolone: “Assolto il sottosegretario Del Mastro” processato per avere spifferato documenti coperti dal segreto sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito, credendo che la richiesta dei pm fosse un anticipo della sentenza. E a chi gli consigliava prudenza, rispondeva: “Fidatevi ce vedo lungo io!”. Così lungo che la sentenza arrivò capovolta dopo poche ore, in forma di condanna per il sottosegretario e di figuraccia per il direttore. Che non contento, la sera delle elezioni in Francia, 8 luglio 2024, invece dello spoglio elettorale, che je frega de’ Macronne, manda in prima serata il Festival di Pomezia dove si esibisce Alma Manera, la “poliedrica artista” che è soprano, attrice, conduttrice, performer, giornalista. Ma soprattutto è la fidanzata (oggi sposa) der Petrecca che la applaude seduto e inquadrato in prima fila. Daje! Dopol’ennesima sfiducia votata dall’85% della redazione di Rai News, il suo sponsor aziendale, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi – anche lui in quota Meloni, ci mancherebbe, nella nuova Rai conta solo il merito – lo manda a sbattere in cima a Rai Sport. Dove la redazione, nonostante d’abitudine navighi a destra, alza il sopracciglio e si mette in vigilante attesa, vista la fama del nostro Erostrato. L’approccio è una premessa: spostamenti, improvvise promozioni, amichettismo in purezza e nuovi collaboratori esterni scelti senza troppe spiegazioni. Anzi una sola: “Voi siete antichi, io so’ visionario!”. Talmente visionario che quando mette ai voti il suo primo piano editoriale, la redazione gli passa sopra con le ruote: 57 contrari 33 favorevoli. Riuscendo a fare pure peggio al secondo giro, un mese più tardi, quando i giornalisti respingono il nuovo piano editoriale, stavolta con i cingoli: contrari 70 voti, favorevoli 24.
Sembra spacciato. Invece no, lo protegge la rete dei camerati che hanno più di tutti a cuore il Servizio pubblico, da Maurizio Gasparri fino a Ignazio La Russa, e naturalmente a Giampaolo Rossi che fa il pesce in barile perché all’orizzonte ci sono le Olimpiadi che non vanno intralciate, meno che mai gli investimenti in cemento, gli incassi politici e quelli in pubblicità.
Passano le sue nomine, i suoi capricci, il suo contestatissimo ingaggio di Beatrice Pedrocchi, la nuova conduttrice di Il sabato al Novantesimo. Vengono autorizzati i contratti dei collaboratori anche quando si scopre che rispetto al 2024 le spese sono aumentate di 640 mila euro, non proprio noccioline, dopo i 2,5 milioni di tagli aziendali. Embè? “Io so’ l’direttore, voi no!”.
Paolo Petrecca, romano de Roma, 25 febbraio 1964, bazzica a destra da quando respira. È laziale militante. Da ragazzo si butta nelle tv locali, cominciando da Gbr. Prova a fare il radiocronista a Rtl 102.5. Nel 2001 entra in Rai, redattore al Tg2 in quota Alleanza nazionale. Scala qualche promozione per una ventina d’anni. Galleggia. Fino a quando – per equilibrare a destra le nomine – diventa direttore di Rai News, anno 2021, pescato da Carlo Fuortes, amministratore delegato Rai a sua volta uscito dalla famosa Agenda Draghi e oggi felicemente finito a dirigere il Maggio musicale a Firenze.
Petrecca battezza la propria nomina, 7 gennaio 2022, con un editoriale sul tricolore. Un capolavoro in prosa che ancora garrisce al vento digitale: “Siamo parte di un§tutto, siamo parte di una sola Patria, riunita sotto un’unica Bandiera, il Tricolore. Viva la Bandiera, viva l’Italia!”.
A marzo 2025 lo issano allo Sport. E a chi gli chiede come mai tanta fortuna, risponde: “Ho le spalle coperte”. Tanto coperte che quando salta il telecronista ufficiale delle Olimpiadi, Petrecca agguanta l’occasione della vita. Dice: “Ce penzo io!”. Provano a dissuaderlo, ma niente. Lo muove la vanteria di chi non sapendo nulla, crede sia tutto facile: che ci vuole? Non conosce le facce, le bandiere, i nomi delle delegazioni. Scambia Kirsty Coventry, la presidentessa del Comitato olimpico per la figlia di Mattarella; la squadra brasiliana per quella bulgara. E siccome non gli piace il rapper Ghali, proprio come non gli piaceva Fazio, neanche lo nomina. La figuraccia è mondiale. La redazione toglie le firme dai servizi e annuncia lo sciopero appena finiranno le Olimpiadi. L’azienda fa il mea culpa in sordina, mentre l’ad Rossi se ne sta prudentemente sotto le coperte. Dicono che la Rai abbia fatto fatica a convincere Er Patacca a rinunciare alla prossima telecronaca di chiusura. Ora che è famoso, devono avergli promesso la Cnn.
(da ilfattoquotidiano.it)

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IN RAI LO SCIOPERO BIANCO ANTI PETRECCA

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

SERVIZI NON FIRMATI NEI TG DA OGGI CONTRO LE MANCATE DIMISSIONI DEL DIRETTORE DI RAISPORT… E SALTA FUORI IL CASO DELLE SPESE PAZZE

Si chiama sciopero bianco, e non per via della neve che tante gioie sta regalando agli atleti azzurri. È la forma di protesta decisa dall’UsigRai per spingere l’azienda a prendere provvedimenti contro Paolo Petrecca, il direttore meloniano di RaiSport artefice dell’imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi invernali, sbertucciata dai giornali di mezzo mondo. Per i vertici Rai un motivo non sufficiente per prendere in considerazione la richiesta di dimissioni invocata da più parti.
Per tutta la giornata di oggi i giornalisti della Rai produrranno servizi e dirette senza firma. Un modo per garantire la copertura informativa su tg e web, come già da lunedì scorso fanno gli inviati della redazione sportiva, ma senza metterci la faccia. Inoltre, al termine di ogni edizione, verrà data lettura non di uno bensì di due comunicati per spiegare le ragioni del dissenso. Ché nella tv di Stato accade anche questo: la guerra delle note sindacali. La prima redatta dall’organizzazione più rappresentativa che ha proclamato lo sciopero; l’altra da UniRai, il piccolo sindacato di destra che lo ha subito.
Asciutto, di merito, per denunciare l’inerzia dei vertici dopo la figuraccia di Petrecca, il comunicato UsigRai: «Nonostante l’immagine di RaiSport e della Rai siano state danneggiate, nulla è avvenuto. Continueremo a difendere l’autorevolezza dell’informazione Rai per garantire a voi cittadini un servizio
pubblico di qualità». Fluviale e pomposo per proteggere chi comanda, il secondo. Basta scorrere l’incipit: «UniRai crede nel servizio pubblico. Crede in una Rai capace di unire il Paese, di rappresentare l’Italia nel mondo». Nessun riferimento alle gaffe del direttore. Solo la rivendicazione degli ottimi ascolti delle Olimpiadi. Non a caso i piani alti di Viale Mazzini hanno rinunciato alla replica: basta quella degli “amici” del sindacato giallo. Epilogo della battaglia che ha infuriato nelle redazioni e spaccato il Tg1, dove il Cdr a trazione FdI ha resistito a lungo prima di essere costretto — dalle forti pressioni interne — a esprimere solidarietà ai colleghi dello sport. Tant’è che oggi in tanti temono il sabotaggio della guida suprema, Gian Marco Chiocci, pronto ad affidare i servizi ai fedelissimi disposti a firmare.
Intanto però i guai di Petrecca non sembrano finiti. Il 3 febbraio, durante una riunione con il capo del personale, sono state segnalate le spese pazze del direttore di RaiSport. Non solo la valanga di assunzioni, promozioni e gratifiche distribuite come mai prima. Ma pure il budget lievitato a dismisura: dacché si è insediato Petrecca avrebbe in fatti autorizzato consulenze esterne per 640mila euro in più rispetto all’anno precedente. Nel 2024, il budget delle rubriche — dalla Domenica sportiva a Dribbling, passando per Il 90° del sabato e Il processo in onda lunedì sera — ammontava a 1,7 milioni. Nel 2025 (da marzo imputabile all’attuale gestione) è schizzato a 2,34 milioni. Tutti a spese dei contribuenti.
(DA La Repubblica)

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