“SIAMO IL PARTITO PIÙ FORTE DELLA COALIZIONE, MA LEGA E FORZA ITALIA HANNO PIÙ GOVERNATORI DI NOI”: L’ASSALTO ALLE REGIONI DELLA MELONI, CHE PRETENDE L’EMILIA ROMAGNA E PUNTA ANCHE IL VENETO
FORZA ITALIA STOPPA GLI APPETITI DELLA DUCETTA: “IL METODO DEVE ESSERE UN ALTRO” … ANCHE I LEGHISTI MASTICANO AMARO: “NESSUNO CI HA DETTO NIENTE”
Giorgia Meloni freme per avere più Regioni su cui piantare la
bandiera di Fratelli d’Italia. «Siamo il partito più forte della coalizione, ma Lega e Forza Italia hanno più governatori di noi», lamenta da tempo la premier. È una fame, la sua, che non è ancora riuscita a saziare.
L’unica occasione si è presentata in Sardegna, dove però il fedelissimo di Meloni, Paolo Truzzu, ha fatto un buco nell’acqua. E così, adesso, prima ancora di parlarne con gli alleati, nel quartier generale di Fratelli d’Italia si dicono convinti: «L’Emilia Romagna spetta a noi».
Sulla carta, l’unica Regione a tornare al voto il prossimo novembre sarebbe dovuta essere l’Umbria, dove è sicura la ricandidatura dell’uscente Donatella Tesei, della Lega.
Ma poi tra inchieste ed Europee, sono spuntate alla finestra anche la Liguria e l’Emilia Romagna. Nel centrodestra, infatti, in pochi scommettono sulla permanenza del governatore ligure Giovanni Toti, ancora agli arresti domiciliari. Allo stesso modo, viene dato per certo il trasferimento a Bruxelles del presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, uno dei capilista del Pd alle Europee. Scatterebbe quindi il voto anticipato
Nessuno vuole mettere il cappello sulla Liguria: si va verso un candidato civico come il rettore dell’Università di Genova Federico Delfino. È invece in Emilia Romagna, regione rossa, mai governata dal centrodestra, che Meloni cerca una sfida dal forte valore simbolico.
Gli alleati vengono considerati poco. La Lega ha già provato a conquistarla due volte, l’ultima con Lucia Borgonzoni, respinta da Bonaccini e dalle Sardine: «Il loro turno è passato, ora tocca a noi», commenta un fedelissimo della premier. In casa Forza Italia, invece, l’unica ad avere lo standing e il profilo giusto sarebbe la bolognese Anna Maria Bernini, «ma è già ministra dell’Università, e Meloni – assicurano da FdI – non ha alcuna intenzione di fare un rimpasto». Insomma, i Fratelli considerano l’Emilia Romagna cosa loro.
In questi giorni hanno iniziato a studiare l’identikit del candidato giusto con cui provare a espugnare la Regione. Donna, imprenditrice, fortemente legata al territorio e vicina a FdI, ma non necessariamente con la tessera del partito in tasca.
Dentro Lega e Forza Italia, però, le reazioni non sono delle più entusiaste all’idea che la decisione sia già stata presa: «Il metodo, per quanto ne sappiamo, è un altro – commentano stizziti nel partito di Antonio Tajani -. Prima ci si siede intorno a un tavolo e poi si fanno le dovute valutazioni nei migliori interessi del centrodestra». Anche i leghisti sembrano poco entusiasti: «Nessuno ci ha detto niente. In ogni caso, alla fine, deve sempre tornare tutto in equilibrio e troveremo un accordo».
I leghisti mettono tutto nello stesso paniere, ma sono partite diverse, perché l’Emilia Romagna è una regione ricca, che fa gola quanto il Veneto, a differenza del feudo di Luca Zaia, però, andrebbe strappata al centrosinistra che la governa da sempre. E il Pd si sta già preparando. In pole per il dopo Bonaccini c’è la sua attuale vicepresidente, Irene Priolo, e restano alti anche i nomi del sindaco di Ravenna Michele De Pascale e dell’assessore regionale per lo Sviluppo economico e il Lavoro Vincenzo Colla.
Sarà una partita difficile ed è per questo che Meloni non ha alcuna intenzione di mollare la presa sul Veneto. «Spetta a noi, non alla Lega», diceva in questi giorni il senatore di FdI Raffaele Speranzon. Il candidato è già pronto sulla linea di partenza: il senatore Luca De Carlo, che i colleghi – per scherzare – già chiamano «presidente».
Anche per questo FdI resta fermamente contraria a concedere una deroga per un terzo mandato ai governatori, che farebbe tornare in pista in un colpo solo Zaia in Veneto, Bonaccini in Emilia Romagna, Michele Emiliano in Puglia e Vincenzo De Luca in Campania. Meloni le conta e le riconta, poi guarda le date sul calendario: tutte al voto entro la fine del 2025. Le viene già una gran fame.
(da La Stampa)
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