“UNA VERGOGNA INCOSTITUZIONALE”: CONTE SI INCAZZA DOPO L’APPROVAZIONE DELLA NORMA ANTI-CESPUGLI DA PARTE DEL CENTRODESTRA CHE PREVEDE PER LE LISTE NON PRESENTI IN PARLAMENTO SEIMILA SOTTOSCRIZIONI PER COLLEGIO PER CORRERE ALLE POLITICHE
PEPPINIELLO CHIEDE L’INTERVENTO DEL COLLE E DENUNCIA OSCURE MANOVRE DEL GOVERNO CON “LE ALTRE FORZE DI OPPOSIZIONE ANCHE SE NON TUTTE”. NEL MIRINO MATTEO RENZI, CHE LUI SOSPETTA ABBIA BRIGATO PER NEUTRALIZZARE IL CENTRISTA ALESSANDRO ONORATO E OSTACOLARNE L’INGRESSO IN COALIZIONE
Le opposizioni parlano di «ennesima porcata». Una norma «da regime sudamericano, inaccettabile e discriminatoria». L’aumento esponenziale del numero delle firme richieste alle forze politiche non presenti in Parlamento per correre alle politiche — alzate inizialmente a 9mila e poi ridotte a 6mila per collegio — scatena la protesta del centrosinistra. Che prima dà battaglia in Senato dove si votano le modifiche alla legge elettorale. Quindi annuncia ricorso alla Consulta.
La misura “anti-frammentazione” proposta da FdI e riformulata dal governo quadruplica le sottoscrizioni e obbliga le nuove formazioni a raccoglierne la bellezza di 300mila (distribuite su 49 collegi) nell’arco di un solo mese, il tempo che solitamente passa dalla convocazione delle elezioni al deposito delle liste. «Una vergogna» per Giuseppe Conte, che ieri ha invitato il presidente Mattarella «a bloccare una soglia manifestamente incostituzionale».
È furibondo il presidente 5S. «Se questa schifezza fosse stata in vigore, Emma Bonino, Marco Pannella e i radicali non sarebbero mai entrati in Parlamento», tuona alla festa dell’Avanti in corso a Campobasso. Quel che ora rischiano, insiste, due possibili alleati del campo largo: il Progetto Civico Italia e il Partito socialista.
«Questo fanno gli illiberali e gli antidemocratici che sono al governo», taglia corto l’ex premier, raccontando «la battaglia condotta nella notte» con «le altre forze di opposizione», anche se «non tutte», precisa. Chiaro a chi si riferisca. Il nome non lo fa, ma si capisce bene: a Matteo Renzi, che lui sospetta abbia brigato per neutralizzare il centrista Alessandro Onorato e ostacolarne l’ingresso in coalizione. Probabilmente con l’appoggio del Pd. Si racconta infatti in Transatlantico che all’inizio il capogruppo dem Francesco Boccia era orientato ad astenersi sull’emendamento anti-frammentazione.
Tuttavia Conte non si fida. E, rivolto agli alleati, dal palco molisano insiste: «Dobbiamo fare una riflessione al nostro interno: se l’obiettivo è arricchire il nostro progetto politico con l’apporto dei socialisti, o includendo formazioni nuove come quella di Onorato, allora dobbiamo allargare a tutti e non fermarci a chi già c’è e ha dimostrato la capacità espansiva di cui è capace». Pressoché nulla, il sottinteso. «Se si vuole perimetrare il campo progressista, il M5S non è disponibile», sibila. Garantendo ai due piccoli partiti a rischio il supporto necessario a raccogliere le firme. Con tanto di appello agli altri partner a fare lo stesso.
Non è l’unica mossa per cercare di ridimensionare Iv. Insieme a Goffredo Bettini ha intenzione di chiedere al Pd e ad Avs di “prestare” un deputato al Progetto Civico per consentirgli di creare una componente nel gruppo misto della Camera. Bastano tre parlamentari. E così le sottoscrizioni da 6mila scenderebbero a 1.500. E la corsa alle elezioni diverrebbe l’arma finale della campagna anti-renziana.
(da agenzie)
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