VANNACCI, MA LI MORTACCI! NEL SUO DELIRANTE PROGRAMMA POLITICO, IL GENERALE VORREBBE IMPORRE UNA MULTA DA 51 A309 EURO NON SOLO A CHI BESTEMMIA, MA ANCHE CHI OLTRAGGIA I DEFUNTI
FABRIZIO RONCONE: “COSÌ VANNACCI INTENDE MULTARE 3 MILIONI DI ROMANI, PERCHÉ, A ROMA, L’ESPRESSIONE ‘MORTACCI TUA’ HA UN VALORE SPECIALE, UNICO, PRIMORDIALE. I ROMANI NE FANNO, FIN DALLE SCUOLE ELEMENTARI, UN USO DIFFUSO, QUOTIDIANO, RANDOMICO E, QUASI MAI, MALEVOLO. ESEMPIO: INCONTRANDO PER CASO UN VECCHIO AMICO (CON SLANCIO DI AFFETTO): ‘MORTACCI TUA, MA CHE FINE HAI FATTO?’” – “E POI, GENERALE, MI CREDA: QUI CI DICIAMO “MORTACCI” ANCHE QUANDO LEGGIAMO CERTI PROGRAMMI ELETTORALI FASCISTOIDI E CI VIENE DA RIDERE, MA TANTO, E PROPRIO RIDIAMO A CREPAPELLE COME MATTI, MORTACCI NOSTRI”
La notizia è questa: il generale Roberto Vannacci intende multare 3 milioni di romani, intesi
come abitanti di Roma e dintorni.
A pagina 83, capitolo 13, del fantasmagorico programma elettorale di Futuro Nazionale, il suo nuovo partito d’estrema destra, sotto la voce “Valori non negoziabili” è infatti scritto che, nella grande caserma in cui immagina di poter trasformare presto il nostro Paese, dovrà essere applicato senza indugi anche l’articolo 724 del Codice penale: il quale prevede, per la bestemmia e le manifestazioni oltraggiose verso i defunti, una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 51 a 309 euro.
Sulla bestemmia, siamo d’accordo. Il problema è l’oltraggio ai defunti. Perché, a Roma, l’espressione “mortacci tua” ha un valore speciale, unico, primordiale. I romani ne fanno, fin dalle scuole elementari, un uso diffuso, quotidiano, randomico e, quasi mai, malevolo.
Esempi. Incontrando per caso un vecchio amico (con slancio di affetto): “Mortacci tua, ma che fine hai fatto?”. Scendendo da un’auto elettrica prodotta in Cina (tra stupore e ammirazione): “Mortacci loro, questi stanno avanti…”.
A cena, da amici, assaggiando gli spaghetti aglio eolio: “Mortacci, oh! Ma quanto peperoncino c’avete messo?”. Rivolgendosi ai calciatori della Roma quando segnano un gol (con un senso di liberazione epura felicità): “Mortacci vostra, mortacci!”.
Spiegando il proprio stato influenzale a un amico (con riferimento alla gola): “Mortacci sua, nun riesco a deglutì…”. Alla moglie che programma le vacanze (in tono amorevole): “Mortacci tua, nun c’hai pace…”. Lei, voltandosi: “Mortacci quanto sei pesante…”. Parlando del figlio che va male a scuola (tra tenerezza e rassegnazione): “Mortacci sua, a questo nun je va proprio de studià”.
Rivedendo le immagini di Adriano Panatta che vince la Davis (con nostalgia): “Mortacci quant’era forte…”. E poi, generale, mi creda: qui ci diciamo “mortacci” anche quando leggiamo certi programmi elettorali fascistoidi e ci viene da ridere, ma tanto, e proprio ridiamo a crepapelle come matti, mortacci nostri.
Fabrizio Roncone
per “Sette – Corriere della Sera”
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