Marzo 11th, 2013 Riccardo Fucile
“I CINQUESTELLE SI BATTEVANO CONTRO IL MALE, MA OGGI DEVONO RINUNCIARE ALLA PUREZZA”…”SONO OTTIMISTA: ORA IL PD HACAPITO CHE SERVE UN NUOVO MODELLO SOCIALE”
Era uno di quelli che aveva visto (e dichiarato) giusto. 
Carlo Freccero, direttore di Rai 4, ha perso la scommessa sull’exploit di Grillo solo con Celentano: «Adriano mi disse che il Cinque Stelle sarebbe stato il primo partito. Io pensavo il secondo…».
Dice Freccero, che ha votato Ingroia alla Camera e Bersani al Senato: «Proprio per averne parlato bene prima ho il passaporto in regola per criticare Grillo adesso».
Da dove iniziamo Freccero?
«Dal paradosso in cui Grillo si trova. Pensi un po’: tutti pensano che ad essere in un cul de sac siano gli altri e invece è lui l’avviluppato ».
Nel senso?
«Il programma del Cinque Stelle è sempre stato quello di fare le pulci agli altri. Adesso, dopo un’affermazione elettorale così, chi fa la parte del cane pulcioso? Grillo certamente no. Ma neanche Bersani ci sta a farsi massacrare ed è per questo che fin da subito ha bocciato un’alleanza Pd-Pdl che di fatto cancellerebbe dalla scena il Pd. Il paradosso è questo. Grillo ha stravinto, al di là forse di quello che si aspettava. Ha voluto la bicicletta ma non può pedalare perchè si autodenuncerebbe come appartenente a quella casta che ha combattuto».
E allora?
«La situazione è interessante. Se Grillo e i grillini si assumono delle responsabilità entrano nell’impero del “male”, nella politica, e diventano potere. Se optano per la conservazione della purezza, non potranno più candidarsi in futuro con gli stessi presupposti e la stessa credibilità perchè la gente che li ha votati saprà che non sono la soluzione del problema».
Mentre loro discutono su “essere o non essere” il Paese scivola ogni giorno di più.
«CinqueStelle non nasce per salvare l’Italia, è più interessato al dettaglio, ad entrare in conflitto con la politica, a moralizzare il Parlamento, a togliere ai potenti le auto blu, a risparmiare i milioni di euro mentre il Paese affonda in una crisi strutturale che si declina in miliardi. Grillo non riesce a staccarsi dal suo orizzonte che è quello de “La Casta”, il libro di Stella e Rizzo. Il suo obiettivo è lo spreco, non il sistema. E’ questo il suo limite».
Di qui il cul de sac.
«Mi viene in mente il paradosso del mentitore. Se dice: “Io mento” ha detto la verità e dunque non è più mentitore. I grillini hanno promesso che apriranno il Parlamento come una scatola di tonno, che non si metteranno nè a destra nè a sinistra nell’emiciclo ma alle spalle degli altri per controllarli. Il fatto è che sono loro, in quanto vincitori, che devono sottoporsi al controllo. Per questo indietreggiano».
Nonostante gli anatemi del Capo dialogheranno con il Pd?
«Sono ottimista e penso che Grillo debba uscire dal paradosso. Bersani, dopo lo schiaffo che ha preso, dimostra di aver capito che deve dare identità ad un partito che non converge più al Centro. Occorre un pensiero di sinistra. Basta con i Casini, i Gianni Letta, i Monti. Grillo ha cambiato l’agenda, ha scardinato il pensiero unico ed è questo che mi fa ben sperare».
Se il segretario Pd fallisce Renzi è dietro l’angolo.
«Non è un problema di nomi ma di linea. Il Renzi delle primarie oggi sarebbe inadeguato, non basta più. Leggetevi gli otto punti del Pd, le questioni messe al centro della politica».
Non è affatto detto che su quegli otto punti nascerà un governo. E se si rivota?
«Se si rivotasse il Pd ha capito una cosa in più: che la fine del berlusconismo non coincide con l’epoca delle riforme alla Monti, che ci vuole un nuovo modello di equilibrio sociale ed economico».
Ma Grillo è all’altezza della sfida o preferisce continuare a cercare il cane pulcioso per usare la sua immagine?
«Non mi sembra all’altezza ma ci spero. Deve pedalare la bicicletta».
Alessandro Longo
(da “La Repubblica“)
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Marzo 11th, 2013 Riccardo Fucile
UNO DEI DIBATTITI PIU’ ACCESI TRA I PARLAMENTARI CINQUESTELLE STA DIVENTANDO LA SOMMA DA PERCEPIRE: “NON SIAMO FRANCESCANI, QUA SI RISCHIA DI RIMETTERCI”
Mentre i cronisti sono chiusi in una stanzetta ad ascoltare la conferenza stampa ufficiale, i parlamentari rimasti escono tutti insieme, come una scolaresca in gita.
Per alcuni c’è un pullman, altri sono in macchina: «Stiamo morendo di fame», ripetono l’uno all’altro, ridendo e dandosi appuntamento per oggi.
«Non siamo ancora sistemati — dice Paola Carinelli — questa settimana, poi, c’è anche il conclave».
Di politica o cambi di linea non vogliono neanche sentir parlare.
Dopo l’ingresso a sorpresa di Ivan Catalano, l’apertura a un fermento che starebbe scuotendo il Movimento, c’è il serrate le file.
I neoparlamentari sono guardati a vista da ragazzi con su cartellini con scritto “staff”.
Giulia Sarti e Matteo Dall’Osso — emiliani — stanno rispondendo a qualche domanda dei cronisti, lontani dalle telecamere, ma vengono invitati a entrare: «È tardi, andate».
Laura Castelli e Marco Scibona, piemontesi, si fermano dopo un caffè a chiacchierare: quando si accorgono che gli interlocutori sono giornalisti, gli “staff” intervengono.
Lei ha un moto di ribellione: «Insomma, è maleducazione neanche fermarsi».
Loro dicono: «Ma no, scusa, per carità ». E però, sono lì guardinghi.
Massimo Artini, toscano dai modi aperti, offre il caffè e fa due chiacchiere: lui pontiere col Pd?
Proprio no.
«È vero che andavo alle medie con Matteo Renzi, ma facevamo insieme solo educazione fisica. L’ultima volta che l’ho sentito era prima delle elezioni per una riunione sugli inceneritori. Lapo Pistelli? Sì, gli curo il sito da anni, me l’ha presentato un compagno di tango».
È di fretta, è imprenditore informatico e sta preparando un forum per le discussioni interne al Movimento.
Così, magari, non si perderanno ore com’è successo ieri sulla questione rimborsi.
«Siamo arrivati in Parlamento dicendo che avremmo preso 2500 euro al mese e invece ora stiamo discutendo se tra rimborsi e tutto il resto prenderne 11mila».
Bisogna tagliare ancora, dicono in molti. «Rendicontare tutte le spese e metterle on line».
Una parlamentare siciliana avvisa: «In Sicilia hanno fatto un errore e restituito più di quello che dovevano, ci stanno rimettendo».
E un’altra: «Dobbiamo prendere il giusto, ma non fare i francescani, non vivere come universitari fuori sede nelle case tutti insieme».
Così, ogni decisione su quanto tagliare viene rinviata a un «gruppo indennità ».
Nel regolamento messo on line da Grillo e Casaleggio c’è scritto che potranno prendere 2500 euro netti di stipendio base, più diaria e rimborsi vari.
Si arriva a 11mila: «Diamo mandato ai gruppi di cambiare il regolamento ».
Crimi consiglia: «Domani vi daranno dei fogli, non firmate niente».
E altri: «Non date il vostro iban».
Nel frattempo, al bar, arrivano due deputati siciliani. Abbigliamento ricercato, maglioni firmati. Francesco D’Uva, di Messina, ha 25 anni e un dottorato di ricerca in scienze chimiche: «Non so ancora se mi danno l’aspettativa, dicono che è solo per la maternità ».
Alla Camera si può evitare la cravatta. «Io la metterò. Almeno per l’insediamento».
Con lui c’è Alessio Villarosa, 32 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto: «Ero settimo in lista. La notte dei risultati sono andato a letto convinto di non avercela fatta. E invece».
Una delle prime ad andar via è una giovane donna con un bimbo in braccio: ha appena un anno, cammina da poco, ma ha corso per mezzo pomeriggio nella hall, sorridente e accudito dal papà . Da mercoledì basta alberghi: le riunioni saranno in Parlamento.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile
COMUNICATORI E DIRIGENTI PRESI IN BLOCCO DALLA LEGA, IL SASSOFONISTA SI PORTA DA VIA BELLERIO ANCHE ROVENA E FEDERICA E SCENDE DAL 35° AL 2° PIANO: IN CASO DI SCOSSE INTERNE, SCAPPA PRIMA
Dalle giacche arancione-shocking agli occhialini rossoneri. 
Dalla caricature di grandeur, tipiche del ventennio formigoniano, alla promessa di uniformarsi a uno stile più sobrio.
Dalle stelle del 35esimo piano ai – si suppone – meno faraonici uffici presidenziali che verranno ricavati tra il primo e il secondo di Palazzo Lombardia.
Perchè “io voglio stare coi piedi per terra”, come – con puntuta allusione al suo predecessore – ha spiegato Roberto Maroni alla pattuglia degli eletti della sua lista civica.
Prima li ha accompagnati in visita al Pirellone (“Mi piace di più di Palazzo Lombardia”, altra stoccata al Celeste), per poi invitarli a pranzo in un ristorante lì vicino, il Torriani 25.
Il nuovo governatore non si è ancora ufficialmente insediato, ma le sue prime mosse seminano qualche indizio sulle piccole e grandi novità che si annunciano in Regione. Dove Maroni, ormai quasi conclusa la fase di gestazione della giunta, si prepara a dotarsi di una squadra di tecnici fedelissimi.
Uomini e donne cui sarà affidato il compito di sostituire la “macchina” di strettissima impronta formigoniana che dal 1995 ha fatto il bello e il cattivo tempo in Regione.
I primi punti fermi ci sono già .
A cominciare dal nuovo segretario generale che ha già preso il posto del potentissimo Nicola Maria Sanese.
Si tratta del leghista Andrea Gibelli, vicepresidente nell’ultima giunta di Roberto Formigoni, non eletto alla Camera alle ultime politiche.
E chissenefrega dei maligni che (fuori, ma anche dentro la Lega) ironizzano sul “trombato che è stato premiato”.
Altra certezza, Isabella Votino sarà la portavoce del presidente.
Maroni l’ha voluta ancora con sè dopo l’esperienza al ministero, e dopo averla confermata come capo ufficio stampa della Lega dopo la sua elezione a segretario. Dove, quasi con furia iconoclasta, la ‘Isa’ si è data parecchio da fare per proporre una nuova immagine del movimento, meno legata a una simbologia tradizionale fatta di ampolle, saghe paesane, riti celoduristi.
E non è difficile immaginare che questa professionista irpina uniformerà al proprio stile parecchio accentratore tutto il settore della comunicazione in Regione.
Dove si annuncia un altro avvicendamento.
Maroni potrebbe affidare il posto di direttore di Lombardia notizie, l’agenzia di stampa della Regione, a un altro fedelissimo: Gianluca Savoini.
Che ora è a capo dell’ufficio stampa del consiglio regionale, incarico che andrà a un comunicatore vicino al Pdl, partito cui spetterà la presidenza dell’assemblea.
Il cuore pulsante del potere maroniano, forse ancora più della giunta, sarà la segreteria del presidente.
Maroni aveva fatto un pensierino su Stefano Candiani, il responsabile della sua campagna elettorale che però è stato eletto senatore e, sembra con un po’ di rimpianto, andrà a Roma.
Ora il nuovo governatore ha in mente di chiamare una sua vecchia conoscenza, leghista da sempre e amico tra i più stretti.
Si tratta di Paolo Besozzi, ingegnere dal lungo curriculum ora in forza alla società Serravalle come vicepresidente.
“Una macchina da guerra”, lo definiscono in via Bellerio, dove la sera del 26 febbraio Besozzi festeggiava con grande calore la vittoria dell’amico Bobo.
C’erano anche, emozionatissime, due signore che da anni curano l’agenda di Maroni facendogli da segretarie. Si chiamano Rovena e Federica: e lui, il governatore, non ha fatto alcuna fatica a convincersi che neppure nel suo nuovo ruolo potrà fare a meno di loro.
Affiancato al capo della segreteria Besozzi, dovrebbe arrivare un altro leghista che si è speso tantissimo nell’ultima campagna elettorale: si chiama Andrea Robbiani ed è sindaco a Merate.
Resta invece nel novero delle pure ipotesi la chiamata al Pirellone di Sonia Viale, segretaria della Lega in Liguria e già stimatissima sottosegretaria di Maroni al Viminale.
Viale non è stata rieletta alla Camera, spera di entrare nel parlamento europeo se Matteo Salvini si dovesse dimettere per fare il deputato (lei è prima dei non eletti).
Ma non sembra aria, Salvini preferisce Strasburgo: e secondo fonti leghiste la Viale potrebbe traslocare a Milano.
E c’è chi dice che al Pirellone andrà a lavorare come dirigente Johnny Daverio, che è stato già con lui al Welfare.
Anche lui ha la passione della musica: è la voce del Distretto 51, la vecchia band di Bobo.
Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)
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Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile
OGGI IN VIA BELLERIO SI DECIDERA’ SE CONFERMARE IL MANDATO A MARONI DOPO LA BATOSTA ELETTORALE…. SI E’ SALVATO SOLO LUI COI VOTI DEL PDL E IN VENETO SCOPPIA LA GUERRA TOSI-ZAIA
Un fine settimana di riflessione, poi lunedì tutto il vertice della Lega si ritroverà faccia a
faccia per la prima volta dopo le elezioni.
C’è da fare un’analisi del risultato, che certo non ha accontentato tutti: la turbolenta anima veneta, in particolare, ma probabilmente nemmeno Umberto Bossi.
E da lì avviare un percorso che scongiuri il riemergere delle divisioni che sembravano questione del passato.
Roberto Maroni rivendicherà come una “vittoria politica” l’elezione a presidente della Regione Lombardia e arriverà in via Bellerio a “chiudere una pagina e aprirne un’altra anche all’interno della Lega”: sul tavolo del Federale rimetterà il suo mandato di segretario, conquistato appena lo scorso luglio, per vedere che cosa il movimento desidera fare.
Se confermare la fiducia, come probabile, o solo rimandare la discussione a un congresso la cui data verrebbe decisa più in là .
Le spine nel fianco sono due.
Da una parte in via Bellerio occorre capire appunto gli umori del Senatur, da un anno dietro le quinte dopo gli scandali che avevano coinvolto la sua famiglia.
In questi giorni, si dice, Bossi ha esortato Maroni a farsi da parte.
Anzi, vorrebbe che a sancirlo sia addirittura il raduno di Pontida del 7 aprile: un appuntamento che a cui i bossiani stanno dando grande enfasi, quasi fosse una rivincita sul passato più recente.
Posizione minoritaria, assicurano i più vicini a Maroni (che ha sempre parlato di una successione “giovane”), che non danno più gran peso agli umori del Senatur e di chi lo consiglia.
Bisognerà comunque vedere se la discussione lunedì si porrà in questi termini.
In mezzo c’è qualcosa di più di semplici umori: ci sono anche i consensi elettorali che la Lega ha dimezzato.
Questa è la seconda spina nel fianco, più fastidiosa ancora dopo la lettera di richiamo del segretario della Liga Veneta, Flavio Tosi, a quei dirigenti che avevano esternato malumori.
Prima c’è stata la piccata reazione del governatore Luca Zaia, poi quelle di altri leghisti veneti.
“E’ tutto il sistema che deve essere valutato, aspettiamo lunedì”, si limita a chiosare Gian Paolo Gobbo, il predecessore bossiano di Tosi.
Per il sindaco di Montebelluna, Marzio Favero, “la gente ha votato di meno la Lega non per le diatribe interne o gli errori compiuti, ma perchè ha smarrito la propria ideologia”: dunque “serve un’inedita stagione di congressi” che riporti il federalismo al centro.
“Il rinnovamento nella Lega non può avvenire con un bavaglio alle opinioni, anzi apriamo ancora di più il dibattito”: ha affermato il segretario provinciale di Treviso, Giorgio Granello: “Voglio parlare con Tosi e capire”.
(da “La Repubblica“)
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Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile
APERTO UN FASCICOLO PER FINANZIAMENTO ILLECITO… SPESI 250.000 EURO MA NESSUNO HA MAI PAGATO I LAVORI…ORA TREMONTI RIDE MENO DELLE CASE ALTRUI
L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti è indagato a Roma, secondo quanto si apprende, per finanziamento illecito di parlamentare in relazione alla ristrutturazione gratuita dell’appartamento di via del Campo Marzio, a pochi passi dal Parlamento, affittato dal deputato Pdl Marco Milanese e abitato, fino all’estate del 2011, dall’allora titolare del dicastero dell’Economia.
La vicenda giudiziaria, al vaglio del pm Paolo Ielo e della quale parla anche il tg La7, ha preso spunto dagli accertamenti sugli appalti della Sogei, la società generale di informatica controllata dal ministero dell’Economia.
Si tratta di uno dei filoni dell’ inchiesta napoletana, finito nella capitale per competenza territoriale, sulla cosiddetta P4, partita dai controlli svolti sull’attività di Marco Milanese, ex consulente politico di Tremonti.
L’ipotesi di lavoro del magistrato verte sull’eventualità che l’imprenditore Angelo Proietti, titolare della Edil Ars, abbia pagato di tasca propria, tra 2008 ed il 2009, i 250 mila euro di lavori eseguiti nell’immobile di 200 metri quadrati di via del Campo Marzio per entrare nelle grazie del ministro Tremonti e per consolidare il legame con Milanese il quale, in Sogei, aveva un peso specifico non indifferente in materia di nomine e di affidamento di appalti.
Nell’inchiesta del pm Ielo sono indagati anche gli stessi Milanese e Proietti.
(da “La Stampa”)
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Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile
SCOLA-OUELLET DA UNA PARTE E SCHERER-SANDRI DALL’ALTRO…SE NON SI DECIDE NEI PRIMI SCRUTINI SUBENTRANO GLI OUTSIDER RANJITH, DOLAN, O’MALLEY, ERDO, SCHONBORG, VINGT-TROIS
«Sulla carta si profila un Conclave breve, in scia agli ultimi tre, tutti risolti con una media di
poco più di cinque scrutini ciascuno», fanno sapere diversi cardinali elettori pronti a entrare in Sistina.
Se così fosse Angelo Scola (71 anni), arcivescovo di Milano, candidato dei riformatori non italiani, vedrebbe aumentare velocemente il proprio bagaglio di 35-40 voti.
Su di lui, però, devono convergere da subito i voti dell’altro riformatore, il franco canadese Marc Ouellet (68 anni) che vanta tra i 10 e i 15 voti
Entrambi devono fare i conti coi curiali che potrebbero non permettere a Scola di raggiungere il numero di 77 voti che servono per l’elezione.
Solo dopo il 34esimo scrutinio si effettua il ballottaggio tra i due più votati. Il candidato dei curiali è il brasiliano Odilo Pedro Scherer (63 anni), arcivescovo di San Paolo, che parte con un pacchetto di 25-30 voti.
Certo, non è l’unico “romano” in gara.
Ci sono anche l’argentino Leonardo Sandri (69 anni), prefetto delle Chiese orientali; Malcolm Ranjith (65 anni), singalese arcivescovo di Colombo; e Francesco Coccopalmerio (75 anni), presidente dei testi legislativi
Ciò che fa pensare a un Conclave rapido sono anche le parole di ieri di padre Federico Lombardi, portavoce vaticano: «Vi assicuro che su 115 elettori non sono molti quelli che devono preoccuparsi di riflettere su quale nome scegliere da Papa».
Segno che la rosa è ristretta, e che i due gruppi potrebbero guerreggiare soltanto sulla carta.
E arrivare presto all’elezione il cui esito, come ha detto ancora Lombardi, verrà reso noto dalla fumata bianca.
Nessun giornalista, insomma, «sarà avvisato via sms», come è avvenuto in questi giorni di Congregazioni generali
Eppure la situazione odierna molto ricorda il secondo conclave del ’78. Entrarono in Sistina due candidati: il conservatore Giuseppe Siri, e il più progressista Giovanni Benelli. Siri sfiorò l’elezione, ma dopo una situazione di stallo venne fuori Karol Wojtyla.
Oggi gli outsider pronti a subentrare sono cinque: Peter Erdo (60 anni), arcivescovo di Budapest che però non sembra spasimare per l’elezione; Timothy Dolan (63 anni), arcivescovo di New York; Sean O’Malley (68 anni), arcivescovo di Boston; Christoph Schà¶nborn (68 anni), arcivescovo di Vienna; e Andrè Vingt-Trois (70 anni) arcivescovo di Parigi. §
Una volta eletto il nuovo Papa sceglierà il segretario di Stato.
I riformatori puntano su diplomatici di nunziature estere come sono Luigi Ventura, nunzio in Francia, e Pedro Là³pez Quintana, nunzio in Canada.
I curiali su una soluzione interna: Giuseppe Bertello, presidente del governatorato, o Mauro Piacenza, prefetto del Clero. Sullo sfondo resta il nome di prestigio del corso Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile
AL CAPEZZALE MANCAVA SOLO IL PRETE PER L’ESTREMA UNZIONE, INVECE E’ ARRIVATO IL MEDICO FISCALE
Ma allora ditelo che ce l’avete con lui.
Sta’ a vedere che un pover’ometto a 76 anni suonati non può nemmeno ricoverarsi in clinica dopo essersi visitato e diagnosticato una congiuntivite incurabile, senza essere disturbato dal solito camice rosso inviato dalla solita toga rossa.
Per forza che poi il medico, comunista o forse grillino, l’ha trovato in ottima salute: non essendo un suo dipendente, ha una visione distorta — sovietica o populista — della medicina.
Avrebbe dovuto fare come i colleghi del San Raffaele che lo visitano approfonditamente domandandogli “Presidente, come si sente? Dica 33”, poi scrivono sul referto “Il Presidente è morente: ha detto 32, tanto il falso in bilancio è depenalizzato”.
Invece ha preteso addirittura di guardarlo negli occhi, o in quel che ne resta dopo l’ennesimo cedimento strutturale di tiranti e botulini.
Cose che accadono quando il Caimano viene giudicato da qualcuno che si permette di non essere stipendiato da lui.
Bei tempi quando lo processavano giudici retribuiti da Previti e lo trovavano sempre innocente, lo ispezionavano finanzieri mazzettati da Sciascia e gli trovavano sempre i bilanci in ordine, lo intervistavano giornalisti suoi dipendenti e lo scambiavano per uno statista, lo intrattenevano ragazze foraggiate dal ragionier Spinelli e magnificavano la sua possente virilità , lo controllavano oppositori pagati da lui e gli votavano a favore, lo confessavano preti finanziati da lui e lo volevano santo subito.
Ieri non c’è stato il tempo per il solito bonifico o regalino, e subito il medico boccassino gli ha dato del malato immaginario.
Era già accaduto al ministro De Lorenzo, apparso emaciato e agonizzante al Tg1 nel suo letto di dolore, la barba lunga, il corpicino esangue appeso a cannule, flebo e pappagalli, amorevolmente assistito da Bruno Vespa pochi giorni prima della resurrezione al ristorante “I due ladroni”.
E anche a Sgarbi, condannato per truffa allo Stato perchè esibiva falsi certificati sulla sua inabilità al lavoro a causa di patologie rarissime: “cimurro” (specialità dei cani), “attacchi di starnuti” e “allergia al matrimonio” (solo in orario d’ufficio).
Ma quelli almeno erano lampi di genio, degni di Molière o di Woody Allen (“la peste bubbonica… l’allergia all’ossigeno…”). B. invece pretendeva di rinviare sine die processi e soprattutto sentenze con una scusa — la congiuntivite — che non avrebbe retto neppure alle vecchie visite di leva, quando i giovani renitenti ingoiavano un sigaro per procurarsi il febbrone da cavallo. Infatti non ha funzionato.
E dire che la libera stampa si era bevuta i referti dei medici di corte e lo descriveva come la cieca di Sorrento, un malato terminale di “uveite” inchiodato al letto di dolore, brancolante a tentoni in una stanza buia, unico conforto al capezzale la fidanzatina Francesca vestita da infermiera.
Corriere : “L’ex premier sotto ‘assedio’ in una camera buia… Dosi massicce di antinfiammatori e antidolorifici… disturbi della vista, fastidio della luce e lacrimazione… un male diventato insopportabile”, “debilitato fisicamente” anche per l’“assillo del problema della governabilità del Paese e del rischio di derive populiste”.
Pur con un fil di voce, l’illustre infermo dichiarava a Libero : “Non c’è pietà , mi vogliono morto, saranno soddisfatti solo quando sarò al cimitero”.
La Stampa raccoglieva lo strazio del dott. Zangrillo (“Nessun incontro per evitare brutte notizie”) e delle badanti Bergamini-Mussolini-Santanchè (“gli Ingroia sparsi nelle Procure lo debilitano” e “vogliono ucciderlo”).
Seguiva intervista all’oftalmologo: “L’uveite è un’infezione comune” che porta in ospedale solo “in rarissimi casi”.
Tipo alla vigilia delle sentenze.
Il Giornale sosteneva che l’uveite è financo “bilaterale” e il paziente “si è aggravato”, ma la Boccassini “è convinta che di quell’uomo non ci si può fidare neppure se fosse moribondo”. Mancava solo il prete per l’estrema unzione. Invece è arrivato il medico.
Fiscale.
Pure troppo.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile
SCRIVE LA ONLUS DI CHI SOFFRE DELLA SINDROME DI BECHET: “CHIEDIAMO LO STESSO TRATTAMENTO RICONOSCIUTO AL PRESIDENTE BERLUSCONI O CHE LUI SI ADEGUI AL NOSTRO”
Premesso che siamo una onlus e quindi apolitici , non possiamo non prendere atto del
clamore mediatico rappresentato in questi giorni dal caso del presidente Berlusconi che, a causa di una uveite, si è visto costretto ad un ricovero e, secondo il proprio medico, impossibilitato non solo a presentarsi in tribunale, ma anche ad uscire di casa. La malattia di nostra competenza ( una malattia rara autoimmune) provoca tra i tanti sintomi sistemici, anche uveiti recidivanti che, se non trattate in modo adeguato, portano alla cecità , eppure i pazienti si recano al lavoro od a scuola ogni giorno, e in troppi casi non vengono riconosciuti invalidi a causa della rarità della patologia.
Delle due cose l’ una : o si è in grado di lavorare e vivere normalmente oppure no.
Chiediamo che i pazienti affetti da malattia di behcet abbiano come minimo lo stesso trattamento riconosciuto al presidente Berlusconi, con conseguente riconoscimento di inabilità al lavoro e trattamento pensionistico anticipato, oppure, in alternativa, che il presidente, venga obbligato ad assolvere ai propri impegni come noi stessi facciamo ogni giorno.
Alessandra Del Bianco
Presidente di Simba Onlus
Associazione italiana sindrome e malattia di Behcet
www.behcet.it
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Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile
ACCUSATA DA “IL GIORNALE” DI AVER SOTTRATTO 20 PC DALLA SEDE DI FLI CON UNA NOTIZIA COMPLETAMENTE INVENTATA, I VERTICI DEL PARTITO CHISSA’ COME MAI NON SMENTISCONO TEMPESTIVAMENTE…. POI VIENE MESSO IN RETE UN FILMATO CHE FA VEDERE TUTTI I PC AL LORO POSTO: PROPRIO DA CHI SU TWITTER AVEVA CONFERMATO CHE ERA “TUTTO VERO”
La vicenda che andiamo a raccontare è emblematica, in tutte le sue sfaccettature che andremo ad analizzare.
Con la solita classe che contraddistingue i quotidiani berlusconiani, ieri su “il Giornale” a firma Francesco Cramer, esce un articolo dal titolo raffinato: “Spariti 20 pc, rissa tra le amazzoni di Fli. Le iene futuriste si scannano al cospetto del cadavere del Fli.”
Ecco il testo:
“L’ira funesta s’è scatenata tra due amazzoni di Fli: Chiara Moroni, figlia del parlamentare socialista suicida perchè coinvolto in Mani Pulite e Flavia Perina, ex direttora di ferro del Secolo d’Italia e pasdaran dell’antiberlusconismo in salsa futurista. A mandare su tutte le furie la Moroni, il fatto che la Perina si sarebbe portata a casa quasi una ventina di computer nuovi di zecca, stampanti comprese, fino a ieri attaccati alla spina di via Poli.
Motivo: «Ho già buttato abbastanza soldi ed energie in questo partito».
La Moroni, che s’è sempre dovuta occupare di tutta l’organizzazione della sede (bollette, affitto, gestione del personale, ecc…), non c’ha visto più.
Tra le due, tra le quali peraltro non è mai corso buon sangue, sono volate parole grosse. Persino qualche minaccia di denuncia alla Procura della Repubblica.
La notizia è stata poi ripresa da agenzie e media contribuendo a scatenare commenti pesanti nei confronti dell’ex direttrice del Secolo d’Italia.
Premesso che chi, come noi, conosce Flavia da una vita non ha avuto il minimo dubbio che si trattasse di una bufala, è interessante sottolineare:
1) il silenzio dei vertici nazionali di Fli che avrebbero subito dovuto smentire una notizia palesemente falsa. Forse perchè Flavia aveva dissentito dalla linea suicida del partito da un anno a questa parte non meritava di essere difesa da un’accusa infame e andava sputtanata?
2) Flavia ha semplicemente commentato: “non ho bisogno di smentire chi schizza fango, chi mi conosce sa che persona sono, spettava al partito smentire, se non lo ha fatto ne traggo le conseguenze”
3) Nel silenzio dei vertici, c’è poi anche chi si è espresso con un commento su Twitter alla notizia allegata che riproduciamo nella foto in alto:
gmariniello82 Gianmario Mariniello 6 h
Mi vergogno per quanto racconta oggi @Corriereit: tutto vero, purtroppo. #gameover pic.twitter.com/L6TRHsiIis
Quindi Mariniello conferma che “è tutto vero” e ci tiene a farlo sapere.
4) Quando però sul far della sera la bufala comicia a essere difficilmente sostenibile perchè ci sono diversi testimoni che confermano che i pc sono sempre nella sede di via Poli e che le chiavi della stessa non erano nella disponibilità d Flavia, ma solo della segretaria di Bocchino, ecco improvvisamente che spunta un video che dimostra che i pc sono tutti al loro posto.
E chi lo mette in rete? Stranamente quello stesso Mariniello che poche ore prima aveva confermato che “era tutto vero”.
Al di là della solidarietà a Flavia, viene da chiedersi: chi, all’interno di Fli, ha passato a “il Giornale” una notizia patacca spacciandola per vera?
Sono queste le persone che dovrebbero accompagnare la fase transitoria di Fli verso la creazione di un nuovo soggetto politico?
E’ a chi orchestra queste manovre che i militanti dovrebbero ancora dare fiducia?
Ognuno risponda per sè.
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