Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
SABATO SI GIOCHERA’ UNA MEDAGLIA: “UN SOGNO, PERDONO TUTTI”
L’azzurra Daisy Osakue si è qualificata per la finale del lancio del disco agli Europei di atletica
in corso a Berlino.
La 22enne torinese, alla sua terza partecipazione in Nazionale, debuttante alla rassegna continentale, dopo aver aperto le qualificazioni in pedana con un primo tentativo nullo, ha ottenuto il pass con la misura di 58,73.
La finale è in programma sabato.
La giovane atleta, figlia di genitori nigeriani, ha rischiato di rimanere a casa dopo l’aggressione subita a Moncalieri a pochi giorni dalla partenza per la Germania quando, mentre attraversava la strada, è stata colpita a un occhio da un uovo lanciato da un’auto in corsa.
Il controllo oculistico effettuato venerdì scorso aveva però registrato un miglioramento del quadro clinico tale da consentire la sospensione progressiva della terapia cortisonica e la conseguente partecipazione agli Europei.
“E’ la ciliegina sulla torta, quello che serviva per dimenticare quello che è successo, perdono tutti” ha detto a caldo subito dopo la gara.
“Per me la finale era un sogno, questo Europeo sta già iniziando alla grande – racconta ai microfoni di Rai Sport – Dopo tutto quello che ho passato mi ero detta: ‘o la va o mi spacco’. Ed è andata, è bellissimo”.
(da agenzie)
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Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
INDOVINATE LA TESI DIFENSIVA: MA UNA GOLIARDATA, E’ CHIARO … URLARE “NEGRO DI MERDA” E SPARARE IN ITALIA E’ GOLIARDIA
Sono due ragazzini di 13 anni gli autori delle offese e delle esplosioni di alcuni colpi a salve nei confronti di un ragazzo di 24 anni del Gambia, ospite della parrocchia di Don Massimo Biancalani a Vicofaro, Pistoia, la sera del 2 agosto.
I due ragazzini – spiegano gli investigatori – hanno ammesso le loro responsabilità , motivando quanto accaduto come un “momento goliardico, escludendo qualsiasi riconducibilità a motivi razziali o politici”.
Peccato che urlassero “bastardo e nero”, ma farà parte della goliardia anche questo.
Digos e squadra mobile di Pistoia, coordinate dalla procura della città toscana, attraverso testimonianze, la visione delle immagini registrate dalle telecamere e sopralluoghi, hanno accertato la presenza di un gruppo di minorenni pistoiesi che, nelle ore in cui sono avvenuti i fatti, si aggirava nella zona di Vicofaro.
Sono state poi fatte perquisizioni nelle case di alcuni dei ragazzini, alla ricerca dell’arma con cui erano stati esplosi i colpi a salve.
Sarebbe stato in questa occasione, si spiega dalla polizia, che i due tredicenni, alla presenza dei genitori, hanno fornito spontanee dichiarazioni ammettendo le loro responsabilità e consentendo così il rinvenimento, nell’abitazione di uno dei minorenni, della scacciacani utilizzata e di circa 200 proiettili a salve.
I due ragazzini, essendo minori di 14 anni, non sono imputabili e il fascicolo di indagine è stato trasmesso alla procura presso il tribunale dei minori di Firenze.
Il caso era stato denunciato sulla sua pagina Facebook dal parroco di Vicofaro, don Massimo Biancalani, da sempre impegnato nell’accoglienza dei migranti e già finito al centro delle cronache per una foto pubblicata sui social in cui si mostravano alcuni ospiti della sua canonica portati a fare un bagno in piscina.” Vi scrivo dagli uffici della questura di Pistoia per informarvi che a Vicofaro ci sono stati degli spari – il messaggio pubblicato dal parroco, subito rimbalzato il rete in modo virale – Due giovani italiani al grido negri di merda hanno sparato uno o due colpi di arma da fuoco in direzione di uno dei nostri ragazzi migranti che fortunatamente è rimasto illeso” .
La successiva testimonianza della vittima (avvalorata da diversi riscontri) ha fatto il resto, spingendo la questura a indagare a tappeto. “Quando mi insultano per le strade neanche li guardo e tiro dritto – aveva raccontato Buba Seaasay, il migrante a cui sono stati indirizzati gli spari, dopo la denuncia delle offese se della minaccia subìta – Ma questa volta mi hanno sparato, una cosa folle, è troppo”.
(da agenzie)
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Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
NEL PASSAGGIO DAI TIR AI SUPERMERCATI IL PREZZO TRIPLICA
Dopo la strage di Foggia, Repubblica pubblica oggi un’infografica basata su dati della Coldiretti
in cui si spiega come si forma il prezzo di una bottiglia di pomodoro segnalando che il valore riconosciuto al prodotto raccolto è pari all’8% del totale mentre il 53% di quello che paghiamo alla cassa finisce a chi gestisce la catena, il 10% è il costo della bottiglia stessa.
Al supermercato costa tra 0,70 e 1,3 euro ma le industrie di conservazione la smerciano a 40-45 centesimi a bottiglia: nel passaggio dai tir ai supermercati il prezzo può anche triplicare.
In teoria il prezzo è bloccato dall’Accordo quadro, che ogni anno viene firmato tra Anicav (Associazione nazionale industriali conserve vegetali) e Op (organizzazioni di produttori): per il 2018 è stato previsto che il pomodoro tondo venga acquistato a 87 euro per tonnellata e quello lungo a 97 nel Centro-Sud e 85 al Nord.
I prezzi – stando ai calcoli – sono uguali a quelli di 30 anni fa, «come nel 1985, per l’esattezza – dice Coldiretti Puglia – nonostante il codice etico firmato l’anno scorso tra il ministero delle Politiche agricole e la grande distribuzione».
Il mondo, però, nel frattempo è cambiato. Così come i contratti di lavoro agricolo. Quelli regolari prevedono che il dipendente di livello più basso (il bracciante) guadagni 7,31 euro all’ora per 6 ore e mezzo al giorno.
Nei campi della Puglia, però, come racontano molte inchieste giudiziarie, ci sono uomini e donne che lavorano senza contratto e per una paga di 3 euro all’ora.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 9th, 2018 Riccardo Fucile
PAVIA: CONTRATTI SETTIMANALI RINNOVATI PER ANNI, 200 ORE DI STRAORDINARI MENSILI… COME SI SFRUTTANO I LAVORATORI AL NORD
Diecimila libri da spostare in un turno di lavoro, contratti ‘settimanali’ rinnovati per anni, 200 ore di straordinari mensili, violazioni sistematiche di ogni diritto.
Queste erano, stando ai racconti di 300 di loro, le condizioni degli operai emerse dagli atti di un’indagine sul caporalato in uno dei più grandi poli logistici dedicati all’editoria in Europa, vicino a Pavia, una struttura al servizio delle principali case editrici italiane.
“Dovevo spostare 10mila libri per turno, era un lavoro insostenibile. Di notte, il mio compagno mi vedeva piangere sempre perchè avevo dolori ovunque, in particolare forti dolori alle braccia e alle gambe. Successivamente sono stata in cura all’ospedale San Matteo per varie patologie”.
E’ la testimonianza di una lavoratrice resa alla procura e al comando provinciale della guardia di finanza di Pavia nelle carte dell’inchiesta che ha portato il 27 luglio scorso all’arresto di 12 persone accusate di sfruttamento della manodopera, oltre che di frode all’erario.
Le indagini, incentrate sull’ascolto di lavoratori italiani e non, all’inizio molto reticenti a parlare per timore di ritorsioni, hanno riguardato le 40 cooperative presenti nell’area logistica della Ceva Logistics di Stradella ribattezzata ‘Citta’ del Libro’ proprio perchè è un centro di stoccaggio di libri e giornali delle più importanti case editrici. Cooperative che in realtà sarebbero state riconducibili, attraverso una serie di schermi societari, a un unico gruppo di persone.
“I ritmi di lavoro sono insostenibili – è il racconto di un’altra operaia – devo correre sempre, ho perso tutti miei chili. Corro talmente tanto che scendono giù i pantaloni, ma devo accettare le condizioni perchè ho due figlie da mantenere. Ora voglio collaborare, dico tutto, ma ho paura di essere lasciata a casa, come è già successo a un collega. In Ceva si applica una forma di ricatto non detta. Formalmente nessuno ti impone di fare lo straordinario, ma se non lo fai c’è un’elevata possibilità di essere lasciati a casa. Ogni turno dura in media 12 ore”.
Nello stabilimento, spiegano ancora i lavoratori, la produttività veniva valutata in base alle “righe” eseguite al giorno, dove per “righe” si intende “il prelievo di due libri al minuto”.
“Dovevo eseguire almeno 130 righe al giorno – dice un’altra lavoratrice – chi ne fa meno viene lasciato a casa. Ciascun turno prevedeva regolarmente 12 ore di lavoro e quando non sono stata più in grado di sostenere questi turni così pesanti, dovendo accudire mia madre disabile, sono stata lasciata a casa”.
“Per sette anni ho lavorato con contratti a termine della durata sempre di 3 mesi”, svela un’altra donna, mentre altri parlano addirittura di “rinnovi settimanali” presso il cosiddetto ‘reparto picking’ (gestione e logistica del magazzino).
Le ore notturne e quelle di straordinario, stando agli operai, venivano pagate sempre la stessa somma, da alcuni indicata in 7 euro all’ora. Gli straordinari, prima del 2016, quando sono ‘entrati’ i sindacati nello stabilimento e la situazione “è un po’ migliorata”, consistevano in “più 200 ore al mese”, spesso non calcolati in busta paga. “Certi giorni – afferma un lavoratore – veniva appeso un cartello con la scritta ‘Tassativamente obbligatorio sabato e domenica lavorativi’. Nella bacheca dove venivano appesi i turni veniva indicato solo l’inizio del turno mentre sulla sull’orario di fine servizio veniva indicata la dicitura F.S. (fine servizio)”.
Sintetizza il gip che ha disposto le misure cautelari: “Sono emersi chiari, precisi e concordanti elementi relativi all’intermediazione illecita e allo sfruttamento dei lavoratori, al reclutamento di manodopera destinata al lavoro presso la Ceva in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e la corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali; violando reiteramente la normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, alle ferie, in totale dispregio delle norme di igiene e del lavoro”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile
FLAT TAX, FORNERO, REDDITO DI CITTADINANZA: CI AVEVATE CREDUTO?… AMMETTE DI MAIO: “VINCOLI DI BILANCIO CE LO IMPEDISCONO”… E GIORGETTI AVVISA I MINISTRI: “SERVONO TAGLI DI SPESA”
Reddito di cittadinanza, la flat tax, il superamento della legge Fornero, e per concludere
l’obiettivo di scongiurare l’aumento dell’Iva.
Di tutto questo, nella legge di bilancio che l’esecutivo dovrà approvare entro il 15 ottobre, finirà poco o nulla: solo dei piccoli assaggi.
E il come è ancora da valutare.
Forse solo il disinnesco della clausola di salvaguardia che farebbe aumentare l’Iva è l’unica misura (quasi) certa di vedere la luce.
Di certo, sottolinea Luigi Di Maio, tutto sarà fatto “nell’ambito dei vincoli di bilancio” e ciò fa capire quanto le maglie siano strette e quanto poco spazio ci sia per le promesse da campagna elettorale.
Comunque sia il cantiere della legge di bilancio è aperto. Al secondo vertice, nel giro di pochi giorni, partecipa a sorpresa anche Matteo Salvini.
C’è il ministro Giovanni Tria che anticipa i contorni della legge di bilancio in una lunga intervista al Sole 24 Ore, anche se per ora non si va oltre la solita lista: avvio di flat tax e reddito di cittadinanza (cosa vuol dire avvio?), un po’ di pensioni (tema molto dibattuto, ma ancora circondato da incognite), piano di investimenti con una semplificazione burocratica.
Una manovra-monstre da almeno 24 miliardi se si sommano le risorse necessarie a sterilizzare l’Iva. “Seria e coraggiosa” la definisce il premier in mattinata.
Ma sul come si reperiranno le risorse necessarie gli slogan svaniscono insieme alle certezze. Tanto che alla fine del vertice secondo indiscrezioni la riforma della Fornero sarebbe in bilico.
Mentre si fa sempre più pressante la richiesta di ridurre la spesa. Sicuramente, infatti, Bruxelles potrà concedere uno spazio di flessibilità : ma non basterà a coprire la lista di richieste degli alleati di governo.
E infatti, per usare le parole di Giancarlo Giorgetti, adesso ci sono “da fare i compiti delle vacanze”.
Una formula che sintetizza come ancora nessuna decisione sia stata presa soprattutto perchè non si conoscono bene le risorse su cui si può contare. Il sottosegretario, braccio destro di Matteo Salvini, che vigila su Palazzo Chigi, lascia il suo studio e in mattinata si affaccia nella sala dove il premier sta brindando al suo compleanno.
I due si abbracciano a favore dei cronisti: “Adesso tocca andare, il ministro Tria ci aspetta”. Il vertice sulla manovra incombe.
Giorgetti con grande senso pratico spiega: “È il momento in cui ogni ministro avrà i compiti da fare a casa. Ciò significa che a settembre tutti dovranno tornare con l’elenco dei progetti finanziati, con quelli da finanziare e soprattutto con i tagli da poter applicare”.
Quindi “se per esempio Di Maio intende abolire o modificare la legge Fornero dovrà dirci come intende farlo e valuteremo. Si deciderà insieme”.
Per questo la partita vera è rinviata a settembre. Per ora il ministro Tria indica due strade principali per le coperture: la revisione delle tax expenditures (incluso il bonus Renzi), e la spending review.
Peccato che quelle stesse due strade siano state indicate a ogni manovra negli ultimi anni, ma i risultati sono stati sempre al di sotto delle attese.
Addirittura Tria punterebbe a ricavare un risparmio di spesa corrente di 10 miliardi, mantenendo il livello di spesa del 2019 pari a quello di quest’anno.
Programma ambizioso e, per la verità , apparentemente in contrasto con le promesse fatte su pensioni e spesa sociale, le due voci più pesanti della spesa corrente. Certamente, come ha detto Giorgetti, i ministeri saranno chiamati a fare la cura dimagrante, (almeno un miliardo) ma su quel fronte già molto è stato fatto e i margini d’azione sono risicati.
Sicuramente il peso del cosiddetto reddito di cittadinanza sarà ridimensionato per via del fatto che la nuova misura ingloberà gli ammortizzatori esistenti (il Rei e la disoccupazione), ma l’intervento non potrà certo limitarsi a ribattezzare vecchi strumenti.
Dall’altra parte del governo, la partita fiscale sta molto a cuore alla Lega, e sicuramente l’esecutivo vorrà dare un segnale chiaro su quel fronte almeno alle imprese.
Sembra confermata l’intenzione di allargare la platea dell’aliquota forfettaria al 15%, che passerebbe da un reddito di 50mila euro a 65mila euro, per una spesa complessiva di 1,7 miliardi per oltre un milione di piccole imprese.
La tassa piatta sostituisce Iva, Irpef, Irap e tasse locali e consente semplificazioni burocratiche. Per finanziare l’intervento si pensa alla revisione delle tax expenditures, cioè quella marea di agevolazioni (sono oltre 400) previste oggi dal sistema.
Tria spera in un’operazione “in cui non ci rimette nessuno”. Difficile, anzi, impossibile, perchè se si vogliono reperire 1,7 miliardi qualcuno dovrà pure rinunciare a qualche vantaggio.
Super e iperammortamento per le imprese dovrebbero “salvarsi” dalla sforbiciata, ma nel mirino ci sono gli 80 euro del governo Renzi, che tuttavia dovrebbero entrare nella manovra sulle famiglie, per ora rinviata di un anno.
La revisione complessiva dovrebbe prevedere una dual tax (15 e 20%). Il nuovo fisco sarà preceduto da un condono sulle liti e le cartelle per somme contestate fino a 100mila euro, riservato a chi dimostri di non essere in grado di pagare.
Da questa (ennesima) sanatoria si attendono 3,5 miliardi. Resta l’incognita pensioni. I rumors continuano a parlare di quota 100 (la somma di anni contributivi e età anagrafica) a partire da 64 anni. Ma Tria non non l’ha mai nominata, e tutte le volte che si parla di previdenza il ministro dell’Economia indica una sola cosa: i vincoli di bilancio.
E poi ancora, Tap, Tav, Rai, Ilva, Alitalia, migranti, vaccini e riforme sono gli altri temi sul tappeto, su cui sta ragionando. Quanto al gasdotto Tap, il governo sarà “vigile e valuterà tutte le istanze, alla fine ci sarà una sintesi politica che spetta al consiglio dei ministri”. La Tav? Conte sottolinea che “è un argomento all’ordine del giorno. È all’attenzione del governo: stiamo valutando tutti gli aspetti in termini di costi e benefici”. Su Alitalia compagnia di bandiera “dobbiamo vedere se è un percorso proseguibile e poi valutare la realtà del mercato e degli investitori”. Venendo all’altro tema caldo, quello della presidenza Rai, Conte difende la scelta di Foa, “è un profilo di tutto rispetto, è una persona assolutamente adeguata per come l’ho valutato io sul profilo curriculare”.
Qual è la soluzione? “Direi di arrivarci con tranquillità nel rispetto delle prerogative reciproche per non operare forzature”.
Tranquillità , quindi, e per le decisioni, poche e centellinate, bisognerà attendere
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile
QUALCUNO GLI RICORDI CHE E’ LUI CHE CI DEVE PENSARE, MAGARI NON SI E’ ACCORTO CHE E’ MINISTRO DEGLI INTERNI… DOVE SONO GLI AGENTI PER IMPEDIRE CHE I PASSEGGERI VENGANO IMPORTUNATI?
“I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. Scendete perchè avete rotto. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perchè avete rotto i c…”. È il messaggio, lanciato da una dipendente di Trenord attraverso gli altoparlanti di bordo, che hanno sentito ieri i passeggeri del regionale ‘2653’, che parte alle 12:20 da Milano per Cremona e Mantova.
Secondo ‘La Provincia di Cremona’, che riporta la notizia, sono stati numerosi i passeggeri a raccontare l’episodio sui social e a informare via mail l’azienda che gestisce i convogli, Trenord, la quale ha avviato un’inchiesta interna.
Trenord già ieri, 7 agosto, aveva giudicato grave e inqualificabile il messaggio a sfondo razzista diffuso dall’altoparlante di bordo.
Stando agli accertamenti, si è giunti a una dipendente dell’azienda che gestisce il servizio ferroviario regionale e che in quel momento era nel pieno delle sue funzioni.
Sulla questione è intervenuto, su Twitter, anche Matteo Salvini.
Per il ministro bisogna mettere al primo posto “la sicurezza dei viaggiatori”: “Invece di preoccuparsi per le aggressioni a passeggeri, controllori e capitreno, qualcuno si preoccupa dei messaggi contro i molestatori… #Viaggiaresicuri è una priorità !”.
Un autogol clamoroso.
1) L’azione disciplinare nei confronti della capotreno è naturale: nessuno dipendente si può permettere di lanciare messaggi razzisti tramite il circuito interno di un treno. Se c’erano anomalie, doveva chiamare le forze dell’ordine.
2) Salvini è un disco rotto: il suo messaggio registrato da anni poteva avere senso politico quando governavano Renzi o Gentiloni ma ora chi deve assicurare la sicurezza dei viaggiatori ha un nome: Matteo Salvini.
Qualcuno lo avvisi che è lui il ministro degli Interni.
3) Se esistono molestatori e questuanti nelle stazioni, così come imprenditori e caporali che sfruttano gli immigrati, è perche evidentemente abbiamo un ministro degli Interni incapace di far rispettare la legalità e di garantire un filtro-presidio nelle stazioni, per il quale basta una banale ordine di servizio.
Se poi vuole difendere pure chi è autore di un annuncio illegale per accontentare quattro sfigati razzisti libero di farlo, ma è apologia di atto illecito.
E da incapace diventa pure complice.
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Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile
CASO DA PSICHIATRIA: IL POSTER DELLA REGATA E’ STATO RIPRESO DALL’ARTISTA ABRAMOVIC E RECITA “SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA”..E’ PER SALVARE IL MARE E IL PIANETA MA PER I RAZZISTI E’ “UN ORRORE” PERCHE’ EQUIPARA I PROFUGHI AGLI ALTRI ESSERI UMANI
Stroncare ogni dissenso, impedirlo, perchè il dissenso contro il governo non è ammesso. È il
pensiero della Lega di governo.
Una prova? A Trieste gli organizzatori della regata della Barcolana, La Società velica di Barcola e Grignano, per i cinquanta anni ha usato un’immagine di un’artista planetaria, Marina Abramovic.
Nel poster, nei pieghevoli, nelle brochure l’immagine dice “We’re all in the same boat”, “Siamo tutti nella stessa barca”.
Il vicesindaco e assessore ai Grandi eventi Paolo Polidori ha intimato: “Con gli organizzatori sono stato chiaro — lo dice a Repubblica – : o sparisce quell’orrore, o salta la convenzione con il Comune. Significa stop a 30 mila euro di finanziamenti, Frecce Tricolori, permessi per l’occupazione del suolo pubblico, sicurezza. Il governatore della Regione Massimiliano Fedriga e i vertici del partito mi hanno fatto i complimenti”
Un ottimo sistema per censurare. Se aveste dubbi sul comportamento politico della Lega il vicesindaco insiste: è “un manifesto che fa inorridire, diffuso proprio mentre il ministro degli Interni Matteo Salvini è impegnato a ripulire il Mediterraneo” (ripulire dai cadaveri forse?)
L’immagine per la verità ha un’origine diversa. L’imprenditore del caffè Andrea Illy, che segue da sempre l’arte contemporanea e uno sponsor della regata, coinvolse Marina Abramovic (che a settembre avrà una personale a Palazzo Strozzi a Firenze) con il pensiero rivolto all’allarme climatico ed ecologico della Terra.
Il bello è che la politica salviniana non c’entrava niente. Ma ai leghisti non importa: qualunque accenno che possa sembrare critico deve essere cancellato.
Il presidente della Barcolana Mitja Gialuz ha detto e ripetuto che il manifesto è pensato per salvare il mare e quindi il pianeta. E garantisce: il poster resta.
Nel web intanto molti si scatenano contro “i comunisti” che “lasciano invadere l’Europa” e scagliano messaggi anche antisemiti.
La solita fogna razzista, le guardie bianche di Putin.
(da Globalist)
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Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile
IL CASO DEL RIMPATRIO DI 46 NIGERIANI CHE SI SONO RIDOTTI A 14
Ieri abbiamo visto come funziona un rimpatrio forzato in Tunisia. Gli accordi con quel Paese prevedono (al massimo) 2 voli charter alla settimana con max 30 persone per operazione.
Si potrebbe anche con volo di linea, ma in questo caso una sola persona alla volta. Oggi vediamo un rimpatrio forzato di 44 cittadini nigeriani + 2 cittadine nigeriane, avvenuto con trasporto aereo da Palermo a Lagos (Nigeria) il 17/18 maggio 2017.
La mattina dell’operazione i nigeriani da 44 diventano 27.
Ore 6.30 del 17 maggio 2017.
Il personale di scorta della Polizia di Stato e le due cittadine nigeriane è partito da Roma con volo charter che è arrivato a Lampedusa alle ore 7.45. Salgono a bordo i nigeriani da rimpatriare.
Come per la Tunisia, le persone devono essere portate a Palermo per le audizioni innanzi alle autorità consolari ai fini del rilascio del documento di viaggio.
Le tratte previste sono quindi: Roma Fiumicino-Lampedusa, Lampedusa-Palermo, Palermo-Lagos, Lagos-Roma Fiumicino.
A Palermo il primo intoppo. Al momento di partire (ora prevista 14.50) le audizioni (lunghe e accurate) non sono finite.
Nei confronti di 14 cittadini nigeriani il rimpatrio viene sospeso per mancato espletamento delle audizioni consolari a causa di insufficienza di tempo.
Naturalmente tutte le fasi del rimpatrio vengono monitorate da rappresentanti del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Che ha fatto notare subito che è stato impedito ai suoi rappresentanti di assistere ai controlli di sicurezza.
Il dispositivo di scorta per questa operazione è composto da 106 uomini della Polizia di Stato. Più un medico ed un infermiere provenienti dai ruoli tecnici della Polizia, che hanno garantito il presidio sanitario nel corso di tutta l’operazione. Più medici e ambulanza a Palermo.
Il Garante fa notare l’eccessivo utilizzo dei mezzi di coercizione. In questo caso le fascette di velcro.
A Palermo altri problemi- Alla fine l’arrivo a Lagos:
Ricapitolando.
Viene preparata un’operazione per il rimpatrio forzato in Nigeria di 46 persone. All’ultimo momento diventano 29.
A Palermo non fanno a tempo con le audizioni e diventano 15.
Poi uno ha in tasca una richiesta di protezione e diventano 14 (ho perso il conto).
Se qualcuno vi ha messo in testa che rimpatriare le persone sia cosa semplice, diciamo che vi ha preso per i fondelli. Capita.
Non si può prendere nemmeno una sola persona, sbatterla su un aereo e rispedirla a casa. Non si può fare.
Le procedure di rimpatrio, per esempio, devono seguire le 20 linee guida su tutti gli stadi del procedimento di rimpatrio forzato adottate dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’ Europa il 9 maggio 2005.
Insomma, non è tutto così semplice. E, ascoltando l’audizione del ministro dell’Interno del 25 luglio credo che piano piano si stia rendendo conto che l’Interno è “una macchina amministrativa e operativa di straordinaria complessità ”.
Che l’unico modo per rimpatriare le persone è “fare nuovi e più efficaci accordi con i paesi di provenienza. Attualmente ce ne sono solo 4, di cui 1 funzionante (Tunisia x 2 voli charter settimana) e tre ballerini”.
Tra il dire e il fare non c’è sempre di mezzo il mare. A volte c’è di mezzo un bel muro. E se il muro è quello della realtà , è quasi sempre di cemento armato.
Johannes Bà¼ckler
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 8th, 2018 Riccardo Fucile
IL SINDACO NOGARIN QUERELA IL SEGRETARIO LOCALE DELLA LEGA
A Livorno l’alleanza gialloverde non sta tanto bene, anzi. 
I principali esponenti locali del Movimento 5 Stelle e Lega finiranno in tribunale, l’uno contro l’altro.
L’ex candidato al collegio uninominale del Carroccio e segretario dei Giovani leghisti Lorenzo Gasperini ha scritto un post su facebook in cui paragonava il sindaco Filippo Nogarin a quegli amministratori che “proteggono i boss della mafia o della camorra”. Nogarin ha replicato annunciando querela: “Davanti a queste accuse non ci sono contratti nazionali che tengano — ha replicato Nogarin — persone come queste vanno semplicemente querelate”.
La contesa nasce da quanto accaduto giovedì, quando la serata inaugurale di Effetto Venezia (la principale festa estiva di Livorno) era stata segnata dalle cariche della polizia nei confronti di un gruppo di manifestanti antagonisti che si opponevano alla rimozione di uno striscione critico nei confronti di Pd, Lega e M5s.
Negli scontri erano rimasti feriti 4 agenti, mentre un vicequestore aveva rimediato la frattura del polso.
Tutto è avvenuto nei primi giorni di lavoro del nuovo questore Lorenzo Suraci, appena trasferito da Viterbo. E sui fatti era intervenuto anche Nogarin che aveva condannato gli episodi di violenza: “Ciò che è successo è semplicemente inaccettabile — aveva scritto su facebook — Ogni forma di manifestazione del pensiero critico, dal mio punto di vista, va tutelata e garantita. Io non solo non mi sarei mai sognato di chiedere un intervento delle forze dell’ordine dopo l’esposizione di uno striscione antigovernativo ma sarei felice di vedere uguale determinazione nel contrasto allo spaccio e alla criminalità in alcuni quartieri”.
Dalla questura si erano difesi minimizzando la cosa e parlando di “lieve intervento di alleggerimento dopo aver registrato un atteggiamento ostile degli antagonisti”.
Da qui parte l’attacco di Gasperini. “In tempi di differenze politiche non vedo molta differenza tra Nogarin che con le proprie dichiarazioni difende la delinquenza livornese e quei sindaci che proteggono i boss della mafia e della camorra — ha attaccato Gasperini — la differenza tra me e lui è che io sto con i ragazzi della polizia e lui sta con i centri sociali”.
Il sindaco di Livorno, definito dall’esponente del Carroccio il “capo dell’ala anti Di Maio del M5s”, ha risposto denunciando il segretario giovanile della Lega che, a suo dire, avrebbe paragonato “un gruppo di cittadini che manifestava il proprio pensiero critico ai boss di Cosa Nostra”.
Non è la prima volta che il sindaco M5s di Livorno esprime il proprio dissenso sulle posizioni della Lega: a metà giugno, mentre la nave Aquarius vagava per le acque libiche, Nogarin aveva pubblicato un post su Facebook (poi cancellato) annunciando l’apertura del porto di Livorno, contro le posizioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Lo stesso era avvenuto pochi giorni prima sulle posizioni del ministro Fontana contrario ai matrimoni omosessuali: “Continuerò a celebrarli — aveva detto in quell’occasione — Sui diritti civili non faremo passi indietro”. Nogarin, che dovrebbe ricandidarsi a un secondo mandato, fu eletto nel 2014 e sconfisse il Pd al ballottaggio anche grazie ai voti di molti ex elettori di centrosinistra.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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