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MANCINO: “LA MIA LEGGE CONTRO IL RAZZISMO NON PUNISCE AFFATTO LE OPINIONI MA L’ODIO”

Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile

L’EX MINISTRO: “BISOGNAVA REAGIRE AI RIGURGITI RAZZISTI E ANTISEMITI”

“Alla luce dei 25 anni di applicazione, bisogna onestamente riconoscere che quella legge ha funzionato”.
Lo ha detto l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, a proposito della legge che porta il suo nome.
“Comprendemmo subito – ricorda Mancino sulla stesura del testo – che davanti al risorgere di fenomeni razzisti e antisemiti occorreva agire tempestivamente. Grazie al lavoro di raccordo di alcuni parlamentari, ricordo Libero Gualtieri ed Enrico Modigliani, realizzammo una vasta convergenza che comprese il centro e la sinistra. Sin da allora la Lega si dimostrò contraria, ha continuato ad esserlo per anni e lo ha confermato anche in queste ore”.
“Allora ma anche dopo – rievoca Mancino – qualcuno parlò di legge liberticida. Un’accusa assurda. Bisogna rispettare idee e ideologie, non penalizzare mai le opinioni ma le norme approvate allora furono pensate per colpire chi propaganda, chi istiga idee fondate sulla superiorità  o sull’odio razziale chi commette violenze, atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. È una legge che impone di verificare di volta in volta la natura del reato. Nel corso degli anni ci sono stati diversi tentativi di modificare le norme, ma la sostanza è rimasta intatta perchè la legge ha dimostrato di essere giusta ed efficace”.

(da Globalist)

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ROVENTINI (M5S) : “LA FLAT TAX E’ UN REGALO AI RICCHI”

Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile

L’ACCADEMICO: “PROPOSTA SCELLERATA, IMPATTO NEGATIVO SUI CONTI PUBBLICI E UN REGALO AI RICCHI”

Andrea Roventini, ministro dell’Economia del governo annunciato dal MoVimento 5 Stelle prima delle elezioni successivamente giubilato nel nome dell’accordo con la Lega, in un’intervista rilasciata oggi a Repubblica chiede a Di Maio di mollare la flat tax del Carroccio che è solo un regalo per i più ricchi:
«La flat tax è una riforma completamente scellerata, avrebbe un impatto negativo sui conti pubblici e sarebbe un regalo ai ricchi. Numerosi studi dimostrano che la flat tax comporta sempre un aumento del deficit pubblico, non è vero che si ripaga da sola. Chi lo afferma dice delle bufale: siamo in area no vax, per intenderci. Bisognerebbe aumentare la progressività  fiscale non ridurla».
I fautori della tassa piatta sostengono che abbia il cosiddetto effetto “trickle down”: i benefici economici concessi ai più ricchi finiscono per favorire la crescita e dunque tutta la società .
«Il “trickle down” è un’altra delle panzane che sono circolate in economia per diversi anni, alla base del taglio delle tasse fatto negli Stati Uniti da Bush e ora da Trump: l’evidenza empirica dimostra invece che non esiste questo effetto. Semplicemente i ricchi diventano più ricchi e i salari delle classi più basse restano stagnanti. Con effetti negativi anche sulla mobilità  sociale che resta bloccata».
Di Maio sbaglia ad appoggiare la politica economica di Salvini?
«Non sta a me dare giudizi politici. Da accademico posso dire che dal punto di vista tecnico la flat tax aumenta la diseguaglianza non solo dei redditi, ma anche intergenerazionale perchè è più probabile che i percettori di redditi più elevati siano persone di età  più avanzata. Porterà  anche a maggiori differenze territoriali: ci guadagneranno le imprese del Nord non certo chi vive al Sud».

(da “NextQuotidiano”)

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“SGOMBERATE LA SEDE ABUSIVA DI CASAPOUND”: IL SINDACO DI CERVETERI METTE ALL’ANGOLO SALVINI E LA RAGGI

Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile

E’ OCCUPATO SENZA TITOLO DAL 2003 SENZA ALCUN TENTATIVO DI SGOMBERO… 60 VANI, 20 APPARTAMENTI DOVE RISIEDONO I VERTICI DEL MOVIMENTO… “LA LEGALITA’ VALE PER TUTTI, SALVINI LA FACCIA RISPETTARE”

Una lettera al ministro dell’Interno Matteo Salvini, così attento alla legalità , per richiedere lo sgombero di un immobile di proprietà  del Demanio occupato abusivamente a Roma dai neofascisti di Casapound.
A scriverla è Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, coordinatore del movimento di sindaci antifascisti “L’italia in Comune”, nonchè membro del Consiglio della Città  metropolitana della Capitale.
Ed è proprio nelle vesti di consigliere metropolitano che Pascucci invia la sua missiva a Salvini e in copia al prefetto di Roma Paola Basilone e alla sindaca Virginia Raggi. Con la richiesta di sgomberare l’immobile al numero 8 di via Napoleone III, a due passi dal Viminale, “occupato dal 2003 dal movimento politico Casapound – si legge nella lettera – che ha trasformato tale immobile pubblico nella sede ufficiale del partito”.
Come documenta anche una recente inchiesta dell’Epresso, nonostante il palazzo sia stato inserito nel 2016 dall’allora commissario straordinario di Roma Paolo Tronca in una lista di 74 immobili occupati senza titolo, in più di quattordici anni non c’è stato nemmeno un tentativo di sgombero.
E non si tratta di un modesto appartamento di periferia, bensì di uno stabile di sessanta vani, circa una ventina di appartamenti in pieno centro, dove i prezzi di mercato sono tra i più alti di Roma: la sede di sicuro più grande fra tutti i partiti italiani.
All’Espresso risulta anche che nel palazzo occupato siano residenti i vertici nazionali dell’organizzazione di estrema destra. A partire dal leader Simone Di Stefano, che al momento della presentazione delle liste per le politiche del 2013 ha dichiarato come residenza anagrafica proprio via Napoleone III, civico 8. C’è poi la moglie del presidente Gianluca Iannone, Maria Bambina Crognale, imprenditrice della ristorazione che alla Camera di Commercio nel 2014 aveva dichiarato quello stesso domicilio.
E tanti altri volti noti dell’estremismo di destra romano, infilati nelle liste elettorali durante le ultime elezioni comunali del 2016.
“Come sindaco io voglio essere tranquillo che il ministro dell’Interno intenda far rispettare la legge ovunque questa venga infranta – afferma Pascucci –   senza andare a colpire qua e là . Per questo motivo ho inviato questa lettera e mi aspetto una risposta forte e decisa come quelle date finora sui migranti o sui campi rom. Sono certo che Salvini farà  rispettare la legge anche ai neofascisti di Casapound”.
“L’illegalità  non ha colore di pelle o nazionalità  -aggiunge il sindaco di Cerveteri- esattamente come i bisogni delle persone. Se uno stabile è occupato illegalmente occorre verificare le condizioni di quelle persone, censirle e, laddove ne abbiano diritto, offrire loro delle soluzioni alloggiative alternative. Ci risulta però che in quell’immobile vivano anche amici e parenti dei leader di partito. Una cosa inaccettabile”.
E conclude: “Sarebbe un bel segnale di legalità  se il ministro Salvini venisse a via Napoleone III, magari indossando le felpe con gli slogan di Casapound, e spiegasse a queste persone che quel palazzo è del Demanio dello Stato e non può essere occupato e trasformato in sede politica. Lo farà  o proseguirà  ad inseguire gli immigrati che arrivano sui barconi?”.

(da agenzie)

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“NON E’ REATO ROVISTARE NELLA SPAZZATURA”: LA PROCURA ASSOLVE TUTTI ALLA FACCIA DELL’ASSESSORE LEGHISTA CHE VOLEVA MULTARE I POVERI

Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile

GENOVA, BOCCIATA LA DELIBERA: “NON PUO’ ESSERCI FURTO SE L’OGGETTO ABBANDONATO NON HA VALORE”… MA FIGURIAMOCI SE AVRA’ MAI LA DIGNITA’ DI DIMETTERSI

Sarà  capitato anche a voi vedere qualcuno che rovista nei cassonetti di immondizia, cercando qualcosa di utile.
Ma a nessuno è mai passato lontanamente per la testa che quel gesto potesse essere un furto.
Eppure, alla Procura di Genova è giunta una dozzina di denunce, inoltrate dai vigili urbani. Così, sono state messe in un unico fascicolo – con l’ipotesi di reato di furto prevista dall’articolo 624 affidato al pm Alberto Landolfi.
Che però non ritiene il prelievo di qualsiasi rifiuto solido urbano dai bidoni reato, “mancando il valore dell’oggetto”. Tanto che ha chiesto l’archiviazione dei diversi casi.
Succede nella città  dell’assessore “sceriffo”: Stefano Garassino, che ha fatto approvare la delibera e firmare dal sindaco l’ordinanza che prevede multe fino a 200 euro a chi rovista nei cassonetti (ma solo se non lo fa per cercare da mangiare).
Un provvedimento che modifica il regolamento di polizia urbana, con la giustificazione di contrastare fenomeni di degrado nelle aree del centro storico, del porto antico e della “city”. Potrebbe essere stata questa ordinanza a “spingere” la polizia municipale ad inoltrare le denunce di furto.
Stessa ordinanza a Sanremo: il nuovo regolamento per la gestione dei rifiuti solidi urbani, infatti, contempla una multa da 25 a 300 euro per “cernita, rovistamento e/o asporto dei rifiuti conferiti al servizio pubblico di raccolta”.
Anche se il provvedimento è stato contestato dal gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle: “Chi rovista nei cassonetti, solitamente, è un anziano disperato alla ricerca di cibo, che spera di trovare nei rifiuti qualcosa per il pranzo”
A Genova, nei giorni successivi all’entrata in vigore dell’ordinanza del sindaco Bucci, ha risposto il “Gruppo spontaneo di cittadinanza attiva” (insegnanti, studenti medi, abitanti del centro storico), lanciando un flashmob contro quella che definiscono “l’ordinanza contro la povertà “.
Quella che può sembrare una strampalata vicenda – tra i vigili che denunciano e la magistratura che “assolve” – ha dei precedenti
Sopratutto nelle grandi città  e con l’acutizzarsi della crisi e della povertà , dove la “caccia alla spazzatura” è sempre più frequente da parte di senzatetto, vagabondi e indigenti.
E però per il nostro ordinamento si tratta di attività  illecita. I vigili urbani genovesi in proposito avrebbero interpretato una sentenza della Cassazione: “i rifiuti collocati nei bidoni, hanno comunque un valore sociale, potendo essere riciclati o essendo necessaria la loro eliminazione dalla circolazione per motivi di salute (si pensi al cibo). Soprattutto essi divengono immediatamente di proprietà  del Comune”.
Non è così per il pm Landolfi, che ha scavato nel codice penale. Uno degli articoli recita che “la punibilità  del reato non sussiste se l’oggetto dell’appropriazione non ha alcun valore economico”.
D’altra parte lo aveva stabilito la Corte d’Appello di Trento con la sentenza 12 dicembre 2003, riformando la sentenza di condanna da parte del giudice di primo grado.

(da agenzie)

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LA SPIAGGIA SUL TEVERE DELLA RAGGI E’ UNA PATACCA: BAGNI CHIMICI, ZERO CHIOSCHI, NIENTE WI-FI

Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile

AVREBBE DOVUTO RIVALEGGIARE CON I LIDI CITTADINI DI BERLINO E PARIGI… ANCHE LA RAGGI EVITA LA SPIAGGIA VERSIONE ESTIVA DI SPELACCHIO

Il maltempo corre in soccorso di Virginia Raggi e le consente di cancellare l’inaugurazione di Tiberis, l’attesissima spiaggia sul Tevere di Ponte Marconi, evitando l’imbarazzo di farsi fotografare in un catino ardente, ricoperto a metà  di teli neri per nascondere il canneto che sta prepotentemente ricrescendo, versione estiva dell’esibizione natalizia di Spelacchio, l’albero di Natale semisecco che fece ridere tutta la città  sei mesi fa. Non si è inaugurata ieri e non si inaugurerà  oggi. La spiaggia aprirà  (stasera) e basta, senza cerimonie.
La spianata
Neanche l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari vuole farsi inchiodare all’immagine della golena sommariamente spianata dalle ruspe, e hai voglia a dire «abbiamo portato via 60 camion di rifiuti», hai voglia a magnificare le «sabbie granulometriche» che garantiscono morbidezza ai due campi di beach volley: senza un filo d’ombra, un albero, una possibile passeggiata, una doccia all’aperto, e nemmeno un chiosco per prendersi un gelato, chi può aver voglia di fermarsi qui quando a km. 24 c’è Ostia e il mare vero?
Il progetto in teoria era suggestivo. Roma come Parigi e Berlino (anche se solo dirlo suona male ai romani, sempre convinti di non aver niente da invidiare a nessuno). La riqualificazione di un pezzo di fiume. Erba, sabbia, ombrelloni, famiglie che si godono un’oasi di relax fra il cemento.
Doveva aprire in giugno, quando il clima è ancora tollerabile e la città  in cerca della prima tintarella. Si è scontrato con la strategia delle nozze coi fichi secchi che domina nell’amministrazione, con quelli che a Roma si chiamano “i risparmi di Maria Carzetta” per indicare la taccagneria che conduce al disastro.
E allora, dopo il primo annuncio nel dicembre scorso si decide di non fare un bando: niente privati. Il Comune gestirà  in prima persona, attraverso l’Ufficio Tevere appena istituito.
E chissà  chi decide in questo Ufficio Tevere, ma di sicuro è uno che non è mai stato a Parigi e Berlino, e forse non conosce bene neanche Roma.
Per capirlo basta guardare — oltre al ritardo di due mesi nei lavori — le stuoie incannucciate sbilenche del Tiberis e soprattutto il malinconico distributore di acqua, caffè e crostatine installato sotto l’unico gazebo, inconcepibile in una città  dove persino i ministeri e gli ospedali devono avere un bar coi tramezzini freschi per funzionare.
È l’ideologia poveraccia che si è vista agire in città  fin dall’inizio del governo M5S. Ha funzionato per un po’, in una Roma arrabbiata nera per gli sprechi delle ere precedenti, degli assessori che si facevano la jeep coi soldi della Regione perchè aveva nevicato o dell’Atac che comprava pennelli a duecento euro l’uno.
Non è stata prerogativa solo del M5S: appartenevano alla stessa categoria gli strilli del Pd contro le auto blu (e come dovrebbe muoversi un assessore, in bici?) o la campagna delle destre sui pranzi gratis dell’ex sindaco Marino.
E tuttavia Roma chiedeva un po’ più di trasparenza e di onestà , non certo di passare dall’insensato faraonismo allo stile clochard che oggettivamente domina nella spianata sotto Ponte Marconi.
“Spiaggia di Roma”, dicono pomposamente i cartelloni. 22 ombrelloni e 48 lettini. Una fontanella. Bagni chimici. 8 spogliatoi e 8 docce in lamiera. Chiusura alle 20. No Wi-Fi. Ingresso gratuito.
Meglio di niente, dirà  qualcuno, e magari è pure vero. Ma che tristezza..

Flavia Perina
(da “La Stampa”)

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DIECIMILA CARTOLINE DA SPEDIRE A SALVINI: LA CAMPAGNA DI DENUNCIA DI UN GRUPPO DI CREATIVI CONTRO LE MORTI IN MARE

Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile

LA VOTAZIONE ON LINE PER SCEGLIERE LE MIGLIORI DA RECAPITARE AL VIMINALE

Per il Ministro degli Interni Matteo Salvini sono in arrivo 10.000 Saluti e Abbracci dalle località  di mare italiane.
Solo in cartolina è la campagna di denuncia contro le morti in mare lanciata da un gruppo di giovani creativi italiani per raccontare ciò che succede al largo delle nostre coste e sostenere chi ogni giorno salva le vite dei migranti.
Dal lancio della call for creative fighters sono circa 300 le cartoline, di ogni genere e tipo, arrivate nella cassetta di posta di Solo in cartolina: fotografiche, illustrate, anni ’90, a largo o a riva, con baci e abbracci, saluti e auguri di buone vacanze.
La tradizionale corrispondenza estiva diventa uno strumento di denuncia: una spiaggia, ombrelloni pastello e una distesa di mare cristallino ma nello sfondo un gommone sgonfiato e 60 persone in mare che ci impediscono di salvare. Manchi solo tu! In una cornicetta a forma di cuore.
I sostenitori della sommossa epistolare sono più numerosi: non solo da creative fighters come illustratori, designer, artisti e fumettisti, ma anche semplici cittadini che hanno voluto esprimere il loro sostegno alle ong che prestano soccorso in mare, hanno partecipato realizzando e condividendo cartoline.
Tra i creativi che hanno aderito alla campagna si segnalano — tra gli altri — Paolo Iabichino, Chief Creative Officer di Ogilvy & Mather, Sergio Gerasi, fumettista e musicista con “Saluti da Salvinia!”, e il cantautore Colapesce inviando una storie inedita in cartolina.
“Lunedì partirà  il Contest Vista Mare, aperto fino al 15 agosto, per selezionare le 10 cartoline che verranno poi stampate in 1.000 copie ciascuna, per un totale di 10.000 missive da recapitare in Piazza del Viminale 1 Roma con destinatario unico il Ministro dell’Interno.
Chiunque può partecipare, la votazione è libera e senza registrazione, sul sito internet www.soloincartolina.it”, ricorda Nicole Romanelli, ideatrice insieme a Michela Locati, Pietro Gregorini e Verdiana Festa della campagna.

(da agenzie)

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FUGA DALL’ITALIA, IN UN ANNO VIA IN 285.000, SIAMO TORNATI AI LIVELLI RECORD DEGLI ANNI ’50

Agosto 4th, 2018 Riccardo Fucile

ELABORAZIONI IDOS: LE CIFRE SONO PIU’ DEL DOPPIO DI QUELLE UFFICIALI… META’ PROVENGONO DAL NORD ITALIA, UN TERZO SONO LAUREATI

Se la cosiddetta “emergenza immigrazione”, con i suoi drammi umani e le sue polemiche politiche, occupa le prime pagine dei giornali e le aperture dei Tg, c’è un altro fenomeno migratorio in Italia più consistente ma più trascurato: l’emigrazione degli italiani.
Secondo i dati elaborati dal centro studi Idos (organizzazione indipendente sponsorizzata tra gli altri da Unar, Caritas e Chiesa Valdese) nel 2017 se ne sono andati dall’Italia circa 285 mila cittadini.
È una cifra che si avvicina al record di emigrazione del Dopoguerra, quello degli anni ’50, quando a lasciare il Paese erano in media 294 mila Italiani l’anno.
L’Ocse segnala come l’Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per emigrati, per la precisione all’ ottavo, dopo il Messico e prima di Vietnam e Afghanistan.
Del fenomeno dell’espatrio degli italiani, ha parlato a inizio luglio il presidente dell’Inps, Tito Boeri, presentando il rapporto annuale dell’Istituto.
“Nel confronto pubblico degli ultimi mesi si è parlato tanto di immigrazione e mai dell’emigrazione dei giovani, del vero e proprio youth drain cui siamo soggetti”, ha detto Boeri, “la fuga all’estero di chi ha tra i 25 e i 44 anni non sembra essersi arrestata neanche con la fine della crisi. Nel 2016, l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati dell’Anagrafe italiani residenti all’estero, abbiamo perso altre 115.000 persone, l’11% in più dell’anno precedente. E potrebbe essere una sottostima”.
È proprio sull’ipotesi di sottostima a cui ha accennato Boeri che hanno lavorato i ricercatori dell’Idos.
“I dati ufficiali, quelli dell’Istat”, spiega il presidente Luca Di Sciullo, “si riferiscono alle cancellazioni anagrafiche registrate dall’Aire, ma la cancellazione dal comune di residenza non è un obbligo, molti italiani si trasferiscono senza spostare la residenza, anche se poi la fissano nel nuovo Paese”.
Per ottenere dati più realistici si è guardato agli archivi dei principali paesi d’accoglienza, relativi ad adempimenti obbligatori come la registrazione di residenza o la copertura previdenziale.
Mettendo insieme questi dati viene fuori che la cifra registrata dall’Istat, circa 114 mila italiani espatriati nel 2017 (in linea con il 2016) va moltiplicata per 2,5, portando il dato a 285 mila persone, un flusso che è aumentato del 50% negli ultimi 10 anni.
Dal lato dei rimpatri, l’incidenza negli ultimi anni è scesa a meno di un terzo, circostanza che, se abbinata al recente calo dell’immigrazione (16 mila sbarcati nel primo semestre 2018, contro i 76 mila del primo semestre 2017), e al costante calo della natalità , è destinata, a impoverire il Paese e metterne sotto pressione il sistema previdenziale.
I nuovi emigranti non aderiscono al clichè anni ’50 del bracciante del Sud che lascia il paesello con la valigia di cartone.
Oltre la metà  espatria dalle regioni del Nord; circa un quarto dal Centro, mentre quelli che espatriano dal Sud e dalle Isole sono meno di un quarto del totale.
Il grosso dell’emigrazione dal Sud, come indica il rapporto Svimez (articolo sopra), si trasferisce nelle regioni del Centro Nord italiano.
Chi espatria, va principalmente in Europa (Germania e Gran Bretagna in testa). E se fino al 2002 il 51% degli emigrati con più di 25 anni aveva al massimo la licenza media, ora quasi un terzo sono laureati.
Questa “fuga di cervelli” per il Paese rappresenta una perdita in tutti i sensi.
Ogni emigrato istruito è infatti come un investimento che se ne va: mediamente 164 mila euro per un laureato, 228 mila un dottore di ricerca, secondo i dati dell’Ocse. Circostanza che però non ne fa necessariamente i candidati per lavori più qualificati.
Secondo il “Rapporto italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes, la maggior parte continua a trovare impiego in occupazioni poco qualificate, ristoranti e pizzerie in cima alla lista.
Scelta comunque preferibile a quella di rimanere con le mani in mano, o accettare quei lavori a intermittenza e sottopagati che nel mercato del lavoro italiano sembrano essere diventati la principale prospettiva per i giovani.

(da agenzie)

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I CONTI NON TORNANO, DEFICIT FUORI CONTROLLO OLTRE L’1%

Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile

SCORDATEVI FLAT TAX E REDDITO DI CITTADINANZA… IL GOVERNO IN AUTUNNO RISCHIA DI SCHIANTARSI

Alle 8.40 lo spread torna a crescere e tocca quota 261 punti. Neanche mezz’ora dopo ecco che sfonda i 270 punti di differenziale BTp/Bund.
Ha inizio una nuova giornata difficile sui mercati proprio mentre a palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte sta per incontrare il titolare dei conti Giovanni Tria, e i ministri Di Maio, Savona, Moavero Milanesi e il sottosegretario Giorgetti per iniziare a lavorare sulla manovra.
“Una prima ricognizione”, viene definita dal capo del governo che però si ritrova sulla scrivania un quadro di finanza pubblica molto preoccupante: un deficit tendenziale che supera già  l’1% del Pil per il 2019 e minaccia di peggiorare sotto il peso dell’aumento delle spese per interessi e del rallentamento del Pil.
L’ultimo quadro macroeconomico tendenziale contenuto nel Def indicava il deficit tendenziale allo 0,8% il prossimo anno e all’1,8% nel 2018, ma il rallentamento del Pil grava già  sull’aggregato per circa 2,5 miliardi e l’aumento dello spread tra BTp e Bund, che oggi ha toccato i 270 punti, per circa 5 miliardi.
Ed è così che gli spazi di manovra “in deficit” si sono ridotti ulteriormente e flat tax e reddito di cittadinanza potranno essere solo avviate, e non portare a regime, contando per il cavallo di battaglia M5s sull’utilizzo di risorse dal Fondo sociale europeo.
Se l’obiettivo del vertice durato un paio d’ore era fissare qualche paletto e comunicarlo all’esterno così da ridurre l’incertezza sull’Italia che agita i mercati, lo scopo è stato raggiunto a metà .
A fine giornata lo spread chiude a 250, in calo rispetto al picco della giornata ma ugualmente in rialzo rispetto al giorno precedente. La situazione economica italiana dunque inizia a preoccupare i mercati e l’establishment europeo e vede gli occhi attenti del Quirinale ad osservare gli sviluppi in corso che a settembre dovranno prendere forma in qualcosa di concreto soprattutto con i conti in ordine.
La prima parole di Matteo Salvini non sono state di certo distensive: “Si sta morendo di fisco e di tasse, vanno ridotte e non mi interessa se qualcuno all’estero dice che non si può fare”.
Il vicepremier in quota Lega non è presente all’incontro, ma tra un’intervista a favore di telecamera e un post su Facebook si fa sentire lo stesso. Illustrando poi quali saranno le linee guida: “La manovra economica d’autunno non avrà  tutto subito, però i primi passi di flat tax, di smontaggio della legge Fornero di stralcio delle cartelle di Equitalia ci saranno”, aggiunge con toni più realistici.
Nei fatti è stato messo nero su bianco, anche nell’incontro a Palazzo Chigi, che non basterà  il 2019 per realizzare a pieno regime le promesse della campagna elettorale.
Il ministro dell’Interno non cita il reddito di cittadinanza ma a fare la guardia c’è il capo M5s.
Sta di fatto che sul tavolo di Palazzo Chigi finiscono a confronto le promesse della politica con la voglia dei leader di fare titoli strillati e cantar vittoria, e il freno dei conti.
E se da un lato c’è Salvini che dice di infischiarsene del giudizio dell’Europa dall’altro c’è il ministro degli Esteri Moavero Milanesi che insieme a quello dell’Economia dovrà  parlare con Bruxelles nel rispetto delle regole.
Dal Tesoro trapela infatti cautela: “Nella prossima legge di stabilità  ci sarà  un avvio di tutte le misure. Ma solo un avvio”.
I primi conti dicono infatti che la manovra parte già  con un conto superiore ai 20 miliardi di euro.
Bisogna sterilizzare le clausole di salvaguardia, cioè evitare l’aumento delle aliquote Iva, e questa operazione costa 12,5 miliardi.
Ci sono i costi del rialzo dei tassi di interesse che sul prossimo anno potrebbero superare i 3,5 miliardi.
Ci sono le spese indifferibili e incomprimibili, e così via.
Malgrado tutto la lista delle promesse dei vice premier si allunga di giorno in giorno, basti pensare che il ministro del Lavoro ha parlato della volontà  di coprire interamente il costo degli asili nido.
Tanta carne al fuoco che rischia di bruciare l’intero governo in un mese d’agosto già  caldo di suo non solo dal punto di vista climatico.
Perchè questo mese estivo è sempre il più problematico e di allerta sui mercati, basti pensare all’agosto del 2011 per Silvio Berlusconi.
Con il giudizio delle agenzie di rating alle porte, il 31 agosto è il momento di Fitch, a cui seguirà  una settimana dopo Moody’s, Conte e Tria non possono permettersi di trasmettere un senso di instabilità .
Dunque al termine del vertice, il premier ha spiegato che è stata decisa “la programmazione economico-finanziaria che presenteremo nel prossimo mese di settembre. Abbiamo operato una ricognizione dei vari progetti di riforma che consentiranno all’Italia di avviare un più robusto e stabile processo di crescita economica e di sviluppo sociale, rendendosi più competitiva sul mercato globale. Abbiamo esaminato i mutamenti del quadro macro-economico e le condizioni del bilancio a legislazione invariata”.
Dello stesso tenore il ministro Tria, che “esprime soddisfazione per l’accordo sulle linee del quadro programmatico proposte, che confermano la compatibilità  tra gli obiettivi di bilancio già  illustrati in Parlamento e l’avvio delle riforme contenute nel programma di governo in tema di flat tax e reddito di cittadinanza”.
Ma in entrambi i casi si tratta di un semplice avvio, molto blando, con pochi soldi, forse pochissimi a disposizione con un deficit tendenziale che supera già  l’1% del Pil. Se poi i due vicepremier proveranno a forzare la mano, il governo potrebbe schiantarsi sul muro del bilancio

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI SI DA’ DEL CRETINO DA SOLO

Agosto 3rd, 2018 Riccardo Fucile

“CHI LANCIA UOVA E’ UN CRETINO”… CERTO, COME LUI CONDANNATO NEL 1999 A UN MESE DI RECLUSIONE PER LANCIO DI UOVA CONTRO D’ALEMA E LE FORZE DELL’ORDINE

“Ma non mi ha colpito, diciamo”. Massimo D’Alema non ricorda l’episodio che costò a Matteo Salvini 19 anni fa una condanna a 30 giorni per avergli tirato contro le uova durante un comizio a Milano.
Nè vuole commentarlo. “Mi occupo di politica estera, questi episodi li lascio ai commentatori professionali, ce ne sono tanti”, dice D’Alema, che aggiunge: “Mi occupo quasi soltanto di questioni estere”. Dei rapporti tra Salvini e la Russia? “No – risponde l’esponente di Leu – non mi occupo di Salvini. Ma della Russia, tema più rilevante”.
Dopo aver ironizzato sulla vicenda di Daisy Osakue dicendo che chi lancia uova è un cretino, le uova sono un vero tormentone per Matteo Salvini.
È Matteo Renzi a ricordargli per primo di quando il lanciatore di uova era lui. Lui che addirittura è stato condannato per averlo fatto, chiede Renzi su Twitter, “Come si autodefinisce?”.
Nel 1999 – si legge sui siti dei giuovani padani – è stato denunciato e condannato a 30 giorni per oltraggio a pubblico ufficiale (lancio di uova a D’Alema e qualche divisa sporcata): politicamente scorretto ma ne valeva la pena”.
Dopo Renzi, sui social in molti lo attaccano ricordandogli il passato.
Ma il vicempremier leghista tira dritto. Dimenticandosi (o fingendo di farlo), però, di quando a tirare le uova (allora contro D’Alema e le forze dell’ordine) era lui in persona.

(da “Huffingtonpost”)

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