Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LEGA SI ASTIENE, FORZA ITALIA SI ASSENTA, FDI VOTA CONTRO
Il tema migranti irrompe alla Camera. Come già avvenuto con gli emendamenti e gli ordini del giorno sulla prescrizione del Milleproroghe, ieri a scuotere la maggioranza è stato l’esito del voto di un provvedimento in commissione Esteri.
I deputati hanno discusso infatti un emendamento allo statuto istitutivo della corte penale internazionale che introduce il nuovo crimine internazionale di aggressione. In pratica, bloccare una nave di migranti viene consierata un attacco e, dunque, un reato penale.
Ma come è noto la questione dei migranti resta uno dei principali nodi che dividono i vari partiti che sostengono il governo di Mario Draghi. E il risultato si è visto, ancora una volta, ieri.
Al momento del voto, infatti, i componenti di Forza Italia della commissione Esteri di Montecitorio non erano presenti e i deputati della Lega si sono astenuti.
Una mossa interpretabile anche al contrario, ossia come una “non belligeranza” sul tema del centrodestra di governo.
L’emendamento, dunque, è stato approvato solo con il solo voto contrario di Fratelli d’Italia per i quali i cromini internazionali non valgono se operati da sedicenti patrioti.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL TRAVAGLIO DI UN MOVIMENTO CHE HA CAMBIATO PELLE CON UN RECORD DI PERDITE
Uno, due, tre, cento: ma com’è successo? I 5 Stelle che domani festeggiano i tre anni dallo storico trionfo
con il 33 per cento alle Politiche del 2018, dei consensi, salutano pure il centesimo parlamentare perso nello stesso arco di tempo. Accade con l’ormai certa defezione del deputato palermitano Giorgio Trizzino, che ieri ha accostato l’immagine del movimento, con nonchalance, a quella di un circo equestre.
In principio fu il velista Mura
È in corso un esodo biblico, di transfughi volontari o semplicemente cacciati: uno su tre è via, se si tiene conto anche di quel drappello di deputati o senatori espulsi già in campagna elettorale. Ricordate? Catello Vitiello, messo al bando perchè iscritto a una loggia massonica, Salvatore Caiata allontanato perchè coinvolto in un’inchiesta per riciclaggio poi archiviata, o quelli rinnegati per i mancati rimborsi – da Andrea Cecconi a Carlo Martelli – fino al caso di Salvatore Tasso, reo di aver nascosto una vecchia condanna per la vendita di cd contraffatti: conquistato il seggio grazie al simbolo dei 5S, si sono guardati bene dall’accogliere l’invito a dimettersi e oggi qualcuno di loro – come Cecconi e Tasso – figura fra i “responsabili” che avrebbero dovuto salvare Conte. Nessuno, all’alba della legislatura, pensava che un partito in overbooking – elesse più parlamentari dei seggi a disposizione – potesse squagliarsi in questo modo. E sembrava un caso naà¯f anche quello di Andrea Mura, il primo a salutare la compagnia, il deputato-velista che dichiarò che poteva svolgere il suo mandato anche stando fra le onde del mare. E invece no, lentamente il Movimento è andato perdendo pezzi, pur stando pervicacemente al governo, con la Lega o con il Pd e adesso con tutt’e due.
Un ex in ogni gruppo
Fuori gli estremisti, come la no-vax Sara Cunial, fuori i pionieri con la rabbia in corpo come l’avvocato Mario Giarrusso, ma fuori anche i simboli dell’apertura all’esterno, alla società civile, voluta da Di Maio nel 2018: basti pensare al comandante Gregorio De Falco – che ha detto no ai decreti sicurezza di Salvini – ai giornalisti Emilio Carelli e Gianluigi Paragone, allo scrittore Gianni Marilotto, alla collaboratrice di giustizia Piera Aiello che per la sua discesa in campo politica ha svelato il suo volto. Tutti, altrove, oggi. Non c’è gruppo parlamentare che non accolga un ex grillino: se i senatori Stefano Lucidi, Ugo Grassi e Francesco Urraro sono finiti nella Lega, le colleghe Paola Nugnes ed Elena Fattori sono transitate in Leu. Se il deputato Davide Galantino ha scelto Fratelli d’Italia e Matteo Dell’Osso è entrato alla corte di Berlusconi, il catanese Santi Cappellani è l’unico ad avere lasciato M5S per abbracciare il Pd.
Il big bang
Il big bang, si sa, è stato la nascita del governo Draghi, con l’espulsione di 36 parlamentari colpevoli di non aver votato la fiducia, che ieri sono diventati 39 con ulteriori provvedimenti notificati ai deputati Cristian Romaniello, Yana Ehm e Simona Suriano. E l’ultima spaccatura ha visto uscire anche un big come Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia. Il tentativo di 13 arditi di creare un gruppo di ribelli alla Camera (“L’alternativa c’è”) è accompagnato da una messe di ricorsi, tutto sotto l’occhio vigile di Alessandro Di Battista, che deputato non è più dal 2018 ma che è il più celebre dei fuoriusciti. È una frana che non ha precedenti nella storia recente delle istituzioni repubblicane, che in queste dimensioni non si è verificata neppure in occasione delle scissioni che hanno visto nel 2010 la nascita di Futuro e Libertà di Gianfranco Fini, nel 2013 dell’Ncd di Alfano e nel 2019 di Italia Viva di Renzi. M5S, malgrado lo smottamento, rimane il primo gruppo sia alla Camera che al Senato, ma il pallottoliere si appresta a segnare le 100 defezioni è molto più di un campanello d’allarme per Beppe Grillo che medita il perdono di alcuni dissidenti e spera nell’effetto catartico di una leadership affidata a Giuseppe Conte. Servirà molto più di un traghettatore, per riportare indietro le anime perse della transumanza a 5 Stelle.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
INDIVIDUATI UN 75ENNE DI CAGLIARI E UN 40ENNE DEL VITERBESE
Inspiegabili e senza coscienza furono gli insulti antisemiti rivolti alla senatrice Liliana Segre in una foto in cui si sottoponeva al vaccino. Ma c’è chi potrebbe pagare per gli insulti: sono infatti due le persone indagate dalla procura di Milano per le minacce sul web alla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio.
Gli indagati si erano scatenati nel commentare la foto rimbalzata sui social con sentimenti antisemiti e di profondo odio razziale, come emerso dalla costante attività di monitoraggio della rete svolta dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.
Come noto, la senatrice a vita è stata vaccinata al Fatebenefratelli di Milano il 18 febbraio e subito dopo era partita via social una valanga di minacce e insulti, tanto violenti da indurre la Procura della Repubblica di Milano ad aprire un fascicolo per minacce aggravate dalla discriminazione e dall’odio razziale.
Tra i messaggi d’odio più raccapriccianti sicuramente quello in cui testualmente si afferma “Aveva paura di morire la stronza? Non sono riusciti neanche i tedeschi ad ammazzarla.. e ora ha paura di morire??”, oppure, ancora, quello di un altro utente che scrive “Ma se tirasse le cianche… quanto di risparmierebbe”.
All’esito delle indagini, gli investigatori del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano e della Digos dello stesso capoluogo, hanno individuato due soggetti, ritenute essere gli autori dei commenti antisemiti più aggressivi, il primo G.G.T di 75 anni residente nel cagliaritano ed il secondo G.T. di 40 anni residente nel viterbese.
Nel dettaglio, le attività di Osint hanno consentito l’emissione da parte del Coordinatore della Sezione Distrettuale Antiterrorismo di Milano, Dott. Alberto Nobili, dei decreti di perquisizione locale e personale, e contestuali decreti di ispezione sui sistemi informatici e/o di telecomunicazione a carico degli indagati, cui è stata data esecuzione, nella mattinata odierna, con l’ausilio del personale degli Uffici della Polizia Postale di Roma e Cagliari e delle Digos di Viterbo e Cagliari.
Le perquisizioni hanno permesso di riscontrare le ipotesi investigative, acquisiti ulteriori elementi probatori sui dispositivi informatici adesso al vaglio degli specialisti della Postale.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
SPERIAMO CHE L’UNGHERIA TOLGA ANCHE IL DISTURBO DALL’UNIONE EUROPEA E TORNI CON LE PEZZE AL CULO SENZA I QUATTRINI CHE PRENDE DALL’EUROPA
Parola del premier ungherese Viktà³r Orbà¡n che lo ha appena detto su Twitter con un post della numero
due del partito Katà¡lin Novà¡k: il suo partito, la Fidesz, lascerà oggi il gruppo parlamentare del Partito popolare europeo all’Europarlamento.
In precedenza i media ungheresi piຠvicini al governo e di fatto piຠcontrollati dagli oligarchi fedeli alla maggioranza avevano preannunciato stamane che la Fidesz avrebbe reso nota, con ogni probabilità oggi — scrivevano il Magyar Nemzet, illustre, storico quotidiano ora normalizzato, e il sito di news filogovernativo Origà³ — la sua uscita dal Partito popolare europeo.
Il post di Katà¡lin Novà¡k definisce “antidemocratiche e inaccettabili” le ultime decisioni del PPE che modificano norme e regole del suo gruppo al Parlamento europeo, rendendo possibile l’espulsione di un intero partito a maggioranza semplice e non piຠsolo a maggioranza qualificata.
In tal modo, Orbà¡n e la Fidesz che egli controlla personalmente e senza rivali al vertice sembrano aver deciso di giocare d’anticipo battendo sul tempo il vertice del PPE e il suo capogruppo parlamentare, Manfred Weber. I quali, come aveva scritto Repubblica, avevano modificato statuto e norme interne in modo da poter espellere anche un intero partito dalla famiglia a maggioranza semplice, non piຠqualificata.
Negli ultimi giorni, con le decisioni di Weber e del Ppe, il clima tra Fidesz e popolari europei aveva cominciato ad apparire a un punto di non ritorno.
I media filogovernativi ungheresi hanno pubblicato stralci e citazioni di una lettera personale che il premier magiaro, nella sua qualità di leader del partito, avrebbe scritto a Manfred Weber. In particolare, secondo queste citazioni Orbà¡n avrebbe scritto che “piuttosto che rimanere nello status di partito sospeso nel Ppe la mia Fidesz se ne andrà di sua iniziativa” e che le nuove norme “sembrano un abito tagliato su misura contro il mio partito e gli interessi della nazione sovrana ungherese”.
ULn regimer che ha posto in essere limitazioni alla libertà d’espressione, all’indipendenza della magistratura, alla libertà delle ONG, oltre alla violazione di norme europee su appalti pubblici, sistematicamente assegnati ai ricchi oligarchi fedeli al premier, a cominciare dall’uomo piຠricco d’Ungheria, Là¶rinc Mèszà¡rà³s self-made man amico da sempre della famiglia del premier.
In Ungheria le elezioni politiche si tengono nell’aprile dell’anno prossimo e i sondaggi dipingono un testa a testa tra la Fidesz di Orbà¡n e l’eterogenea coalizione delle opposizioni (Verdi europeisti, socialisti, ex ultradestra di Jà³bbik e altre forze). Il cartello delle opposizioni si prepara a primarie quest’estate per scegliere candidati unitari al ruolo di futuro premier e in futuri altri principali ruoli di governo.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA CANTANTE, OSPITE DELLA PRIMA SERATA, CONQUISTA I TELESPETTATORI E DIVENTA L’EROINA DEL FESTIVAL
L’artista si prende il festival, chiude con un messaggio contro la violenza sulle donne e diventa l’eroina dei social. Niente sarà più come prima, dopo di lei
“Figlie di Loredana”. Dopo averla vista a Sanremo sono tutti “figlie sue”. Perchè quando arriva lei, La Bertè, capelli blu, coroncina di farfalle, minigonna, voce voce, si prende il festival e ci porta finalmente nel suo Mare d’inverno. Diventa subito l’eroina dei social, anche per la frase “sono il padre delle mie carezze, sono la madre delle mie esperienze”, tratta appunto dal singolo Figlia di….
Loredana, apparentemente improbabile, fa invece la vera partita: canta, ricanta, ci costringe ad ascoltarla, chiude con un messaggio contro la violenza sulle donne (“al primo schiaffo denunciate, denunciate”) e porta le scarpe rosse, sul palco. Niente sarà più come prima, dopo di lei
Loredana Bertè canta i suoi più grandi successi e il nuovo singolo “Figlia di”, facendo impazzire i telespettatori di Sanremo 2021.
Una vera e propria standing ovation virtuale per l’artista che, super ospite della kermesse canora, ha ripercorso la sua carriera con un medley di “Mare d’inverno”, “Dedicato”, “Non sono una signora”, “Sei bellissima”.
“Poi arriva Loredana Bertè e capisci cosa vuol dire BIG”, scrive un utente. E ancora: “Loredana Bertè vince Sanremo 2021 con ‘Il mare d’inverno’”, “Loredana Bertè è l’unica vera rockstar”, “Loredana, sei arte, poesia, leggenda. Questo medley è praticamente storia della musica italiana”.
La Bertè ha portato sul palco dell’Ariston la denuncia contro la violenza sulle donne. Durante la sua esibizione, infatti, oltre a un fiocchetto rosso in bella vista sulla giacca, ha tenuto una scarpa rossa, simbolo della lotta contro i femminicidi.
“Grazie per avermi permesso di portare il messaggio contro la violenza sulle donne. Al primo schiaffo bisogna denunciare”, ha detto la Bertè prima di congedarsi
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
PER VACCINARE SERVONO ESPERTI SANITARI, NON BLINDATI… QUANDO E SE ARRIVERANNO MILIONI DI VACCINI PIU’ CHE “ESPERTI DI LOGISTICA” SERVIRANNO MEDICI, INFERMIERI E PERSONALE SANITARIO
Chi conosce il generale originario di Potenza, considerato “il maggiore esperto di logistica delle forze armate”,
giura che gestirà l’operazione vaccinazione del Paese “come una missione di pace ma pur sempre una missione militare”.
Esercito e Protezione civile avranno un ruolo nevralgico nella distribuzione delle dosi sul territorio nazionale, impostata su un modello militare e che prevede anche una modifica del rapporto tra la struttura commissariale e i presidenti delle Regioni. Non sempre pacifico ai tempi di Arcuri. .
Il bando “arenato”
Ricordate l’esercito dei quindicimila vaccinatori che l’ex commissario Arcuri si era adoperato per mettere in campo? Emanato l’11 dicembre scorso, per selezionare un massimo di 5 Agenzie per il Lavoro, incaricate di selezionare e reclutare – con assunzione a tempo determinato di 9 mesi eventualmente rinnovabili – 3.000 medici e 12.000 infermieri e assistenti sanitari chiamati avaccinare nelle 1.500 strutture individuate e distribuite su tutto il territorio nazionale, non è chiuso. Ma nei fatti è come se lo fosse.
A febbraio, il fabbisogno previsto è stato di 2679 vaccinatori in tutta Italia. Le persone selezionate dalle Agenzie per il lavoro sono state 2885: il personale già in forza è di 1700 persone, 1000 sono ancora da contrattualizzare. Di queste ultime, 565 aspettano ancora di ricevere la visita medica dalle Asl del territorio, le altre stanno perfezionando la pratica di selezione.
Ma sul piano del fabbisogno da marzo in poi altre comunicazioni non sono arrivate. Che fine farà il bando voluto da Arcuri? Non si sa.
Quel che è certo è che tra i vaccinator ritenuti idonei e che aspettavano solo di firmare il contratto, mentre alcuni attendono la convocazione dell’Azienda sanitaria per la visita funzionale all’entrata in servizio, c’è pure chi si è visto recapitare dall’Agenzia per il lavoro che l’aveva selezionato una comunicazione del tutto inaspettata.
Un messaggio in cui si legge: “Alla luce degli avvicendamenti da ultimo intervenuti al vertice della struttura del Commissario straordinario comunichiamo che, nelle more di ricevere dalla competente struttura precise indicazioni operative, non sarà consentito alla Scrivente procedere alla sua contrattualizzazione”.
Il nodo (ancora) stretto sui medici vaccinatori
“Effetto Figliuolo”, verrebbe da commentare. Ma forse anche conseguenza della carenza di dosi dei vaccini. Perchè oggi “ci sono i medici, ma non ci sono i vaccini”, commentano dalla struttura commissariale.
Ma quando le dosi arriveranno – da aprile la carenza dovrebbe risolversi con l’arrivo fino a giugno di 64 milioni di dosi – i medici in campo basteranno?
Il 23 febbraio Governo Regioni e sindacati hanno siglato il protocollo d’intesa nazionale per coinvolgere i medici di famiglia nella campagna vaccinale. I quali, però, potranno somministrare solo il vaccino AstraZeneca o quelli di altre case farmaceutiche che, a differenza di Pfizer e Moderna, non richiedono condizioni particolari per la conservazione. Quello dei medici da impiegare per la campagna di immunizzazione, soprattutto quando si entrerà nella fase “di massa”, resta un nodo da sciogliere.
Nè si può pensare di fare affidamento sui medici militari già schierati in campo durante la prima ondata dell’epidemia, per supportare gli operatori sanitari nelle strutture, soprattutto del Nord Italia, messe sotto pressione dal virus. Questione irrisolta che Figliuolo dovrà affrontare a breve.
Figliuolo può contare sulla disponibilità , già assicurata dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a trasformare i “drive through”, le stazioni mobili – 147 in tutta Italia – allestite nel Paese, da presidio per i tamponi nella prima e nella seconda ondata dell’epidemia a punti per la somministrazione dei vaccini. È già stato fatto alla Cecchignola e al ministero si prevede di riuscire ad aumentare il numero delle strutture fino a 200.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
SALVINI DELUSO: “MI DISPIACE CHE DICA COSI'”
Guido Bertolaso non sarà il candidato sindaco del centrodestra a Roma. Anche se il leader della Lega Matteo Salvini continua a corteggiarlo. “Dovranno trovarne un altro” ha detto l’ex capo della protezione civile attualmente impegnato come consulente della Regione Lombardia per il piano vaccinale.
A Quarta Repubblica (Retequattro), ha spiegato i motivi: “Sono un volontario, consulente del presidente della Lombardia, l’idea di Roma è stata una suggestione dello scorso autunno. Quando mi hanno chiamato Attilio Fontana e Letizia Moratti alla fine di gennaio chiedendomi di venire a dare una mano ho detto loro ‘guardate c’è qualcuno che mi vorrebbe candidare a fare il sindaco di Roma; parlate con questo qualcuno o questa qualcuna perchè se io vengo a lavorare in Lombardia io non posso più essere candidato’ “.
Per la posizione che ricopre, quella di funzionario pubblico, Bertolaso non può portare avanti una campagna elettorale: “La mia Bibbia è l’articolo 54 della Costituzione – ha aggiunto – E quindi purtroppo, anche con rammarico, non posso pensare di gareggiare per fare il sindaco di Roma. Dovranno trovarne un altro”.
Anche Matteo Salvini, che ha sempre tifato per Bertolaso sindaco di Roma preferendo la sua figura a quella del presidente del credito sportivo Andrea Abodi (sostenuto da Fratelli d’Italia), ieri sera è intervenuto a Quarta Repubblica. “Mi è dispiaciuto ciò che ha detto Bertolaso, io penso che possa essere il sindaco migliore per rilanciare, ricostruire e far rinascere Roma. Durante la pubblicità gli ho mandato un messaggino, vedrò di ragionarne con lui”.
La corrispondenza d’amorosi sensi continua e potrebbe concretizzarsi in una corsa al Campidoglio per il centrodestra solo se venissero posticipate le elezioni amministrative a ottobre. Bertolaso infatti, dovrebbe terminare il suo incarico in Regione Lombardia prima dell’estate e a quel punto, libero dagli impegni istituzionali, scenderebbe a Roma portando con sè i risultati ottenuti al Nord. Per questo Salvini, che prima delle parole di Bertolaso non perdeva un’occasione per rilanciare l’ipotesi Bertolaso come sindaco della Capitale, non perde la speranza.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
DI BATTISTA: “TORNARE PER CONTE? NO GRAZIE”… NUOVE ESPULSIONI ALLA CAMERA
In opposizione e come opposizione al governo Draghi. “L’alternativa” al M5S c’è. 
A crearla i recenti deputati ex grillini dissidenti, espulsi per aver votato contro la fiducia al nuovo esecutivo guidato dall’ex numero uno della Bce. Una decisione presa dall’ex capo politico Vito Crimi e appoggiata dal Garante Beppe Grillo, che ha spaccato definitivamente il M5S e i gruppi parlamentari.
E proprio oggi arriva la notizia di altre espulsioni di deputati grillini. La notifica è stata inviata a tre componenti della Camera: Cristian Romaniello, Yana Ehm e Simona Suriano. I tre ex 5S sono stati espulsi per non aver partecipato al voto di fiducia al governo Draghi, pur non avendo giustificato la loro assenza. “L’espulsione? Sono scioccata, non me lo aspettavo. Se faremo ricorso? Valuterò da domani tutte le opzioni”, dice Suriano.Intanto, i 13 deputati de L’Alternativa c’è hanno messo “persona, comunità , ambiente” al centro della loro azione politica.
Sono infatti rinati nella nuova componente del Gruppo Misto alla Camera, che si collocano “oltre gli schieramenti di destra e sinistra”. Ancora vincolati al programma elettorale del 2018 con il quale sono stati votati nel M5S, ma ora intenzionati a rappresentare “la sponda parlamentare di un più ampio movimento civile e sociale e costituire un cantiere di discussione e azione con formazioni sociali, rappresentanti della società civile, corpi intermedi, associazioni di categoria e mondo del lavoro e dell’impresa. Puntiamo a individuare, assieme ad altri soggetti, gruppi di persone autorevoli che compongano dei Comitati dei saggi sui temi chiave dell’opposizione”, spiegano i tre deputati Pino Cabras, Andrea Colletti e Raffaele Trano, durante la conferenza stampa a Montecitorio in cui è stato presentato il loro primo Manifesto. Che muove, quindi, dalle istanze del “Movimento delle origini”, ma che si apre, in Parlamento e fuori, a tutte quelle persone “che vogliono fare opposizione e non vogliono morire moderate”.
Non sono interessati al reintegro “fino a quando il Movimento sarà alla maggioranza”. E non hanno bisogno di un leader, come Alessandro Di Battista, il primo a tirarsi fuori dopo il voto a Draghi.
Che intanto mette le cose in chiaro sul ritorno dell’ex premier Giuseppe Conte nel Movimento: “Ho lasciato il M5S non per l’assenza (in quel momento) di Conte. Ma per la presenza al governo con Draghi di Pd, Berlusconi, Salvini, Bonino, Brunetta, Gelmini. Non ho nulla a che vedere con un movimento che fa parte del governo dell’assembramento pericoloso”.
E così mentre il Movimento prova a rifondarsi, con un vero processo di trasformazione e affidando all’ex premier il ruolo di leader, anche i ‘cacciati’ si reiventano. Lo scorso 18 febbraio avevano votato ‘no’ al nuovo governo Draghi, nonostante il risultato a favore emerso dalla votazione online degli iscritti sulla piattaforma Rousseau.
In quell’occasione nell’Aula della Camera i dissidenti 5S avevano scandito proprio il coro ‘L’Alternativa c’è’ che ora ha preso forma in una nuova componente politica. Sono 13 i deputati, oltre a Cabras, Colletti e Trano, che ne fanno parte: Massimo Enrico Baroni, Emanuela Corda, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero, Maria Laura Paxia, Paolo Nicolò Romano, Francesco Sapia, Rosa Alba Testamento, Paolo Nicolò Romano, Arianna Spessotto e Andrea Vallascas. Tutti riuniti sotto il simbolo di una ruota dentata con all’interno una stella tricolore. Una sola stella, questa volta.
“La nostra componente – affermano i deputati – è nata quasi per autodifesa, perchè siamo stati espulsi per aver obiettato alla massificazione dei valori del Movimento 5 Stelle. Ora siamo qui come vera forma di opposizione. Ci sentiamo ancora vincolati al programma elettorale col quale siamo stati eletti nel marzo 2018 nel M5S di allora e per il quale i cittadini ci hanno accordato la loro fiducia, riponendo in noi la speranza di un cambiamento. Vogliamo restare fedeli a tutto questo e considerare quel programma come base di partenza per ogni ulteriore sviluppo”, concludono Cabras, Colletti e Trano.
In Senato, invece, i tempi sembrano essere più lunghi, come spiega il senatore ex M5S Mattia Crucioli: “Noi del Senato siamo ancora in attesa che la nostra istanza di costituzione della componente sia accolta dalla presidente Casellati”.
Gli obiettivi de ‘L’Alternativa c’è’
Tra gli obiettivi de “L’Alternativa c’è” spiccano “un’economia rinnovata, solidale e orientata al benessere umano, materiale e spirituale, all’interesse pubblico”, un piano straordinario di indennizzi, riqualificazione e defiscalizzazione in favore di tutte le piccole e medie imprese colpite dalle restrizioni legate alla pandemia, il salario minimo garantito, la lotta al precariato e l’istituzione del reddito universale. Spazio, poi, al “tema dell’equilibrio fra dimensione nazionale, regionale e locale della Sanità “, a partire dalla necessità di ricostruire la fiducia verso le istituzioni sanitarie e fino al ruolo della medicina territoriale e domiciliare.
A questi temi si aggiunge il “no incondizionato alle politiche di austerity”. E ancora, un “genuino ambientalismo orientato all’armonia”, patrimonio culturale materiale e immateriale del paesaggio, i valori della legalità e dell’onestà , l’efficienza della giustizia, la fiscalità e il miglioramento del rapporto tra Fisco e contribuente, la semplificazione amministrativa e la collocazione geopolitica dell’Italia che “dovrà essere più aperta al multilateralismo”. Sul fronte scuola e università , poi, bisogna “rimuovere ogni forma di precarietà e privatizzazione”, adeguando i finanziamenti pubblici alla media europea anche in termini di ricerca, “fino ad almeno il 6% del Pil”.
Sull’ipotesi invece di una “amnistia” concessa dal gruppo dirigente del Movimento e di un possibile reintegro per gli espulsi, Colletti ha osservato che “un’amnistia presuppone una colpa e che l’amnistiato riconosca una forma di colpa. Qui il problema sono state le scelte di un gruppo dirigente che in 24 ore è passato dal no a Draghi al sì a Draghi senza fiatare”.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
AUSTRIA E DANIMARCA VOGLIONO FARE DA SOLI E DIALOGANO CON ISRAELE, DA BRUXELLES SDRAMMATIZZANO PER EVITARE UNA ROTTURA PERICOLOSA
La mossa di Austria e Danimarca di muoversi in autonomia sui vaccini di seconda generazione per le varianti del covid e di annunciare partnership con Israele per la produzione del siero porta tutti i segni del fallimento della campagna vaccinale europea. Ma in Commissione Ue la prendono come se non fossero stati loro a proporre mesi fa l’Unione europea della sanità .
“Le vaccinazioni sono responsabilità degli Stati membri”, sottolinea a più riprese il portavoce di Ursula von der Leyen, Eric Mamer che anche oggi, con gli altri portavoce di Palazzo Berlaymont al briefing quotidiano con la stampa, ha dovuto controbattere al fuoco di fila di domande su una campagna vaccinale europea che non decolla, tanto che gli Stati tentano di organizzarsi da soli.
Non è la fine dell’Ue (non ancora per lo meno), ma certo in queste condizioni nemmeno l’Unione della sanità decolla. In Commissione allargano le braccia.
L’iniziativa del cancelliere austriaco Sebastian Kurz non sembra estemporanea. Riprende il filo di un’idea nata già l’anno scorso, quando il capo del governo di Vienna ha dato vita al cosiddetto ‘First mover group’ insieme a Danimarca, Grecia e Repubblica Ceca – paesi membri dell’Ue – e alla Norvegia, cui poi si sono aggiunti Israele, Singapore, Australia e Nuova Zelanda.
Trattasi di un gruppo di paesi i cui leader sono convinti che le organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della Sanità e anche l’Unione Europea siano state lente nella gestione della pandemia.
Per questo ora vogliono coordinarsi studiando soluzioni comuni per non strozzare l’economia con restrizioni eccessive e per evitare ritardi e inefficienze anche nella campagna vaccinale.
La prima mossa di Kurz è di recarsi in visita ufficiale in Israele con la premier danese Mette Frederiksen questa settimana. Obiettivo: avviare “una collaborazione sulla produzione dei vaccini”, ha annunciato ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Austria, Danimarca e i membri del gruppo ‘First Mover’ in futuro non faranno più affidamento sull’Ue e, insieme a Israele, produrranno dosi di vaccino di seconda generazione per far fronte ad ulteriori mutazioni del coronavirus”, dice Kurz.
Non solo Israele: venerdì scorso, il cancelliere austriaco ha anche avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin con cui ha esplorato la possibilità di importare il vaccino russo Sputnik in Austria e di avviare una collaborazione con Mosca per produrre insieme il siero.
Ma soprattutto l’iniziativa di Kurz rompe un tabù tra i paesi più filo-europei.
Finora solo Ungheria e Slovacchia hanno importato lo Sputnik senza aspettare l’autorizzazione dell’Agenzia Europea del farmaco (Ema), la Repubblica Ceca pure si dice pronta a fare la stessa cosa, la Polonia sta trattando con la Cina.
Il premier ungherese Viktor Orban si è addirittura vaccinato con il siero cinese Sinopharm. Ma i paesi dell’est – si sa – hanno sempre strappato ampi margini di manovra a Bruxelles, pur nella loro adesione all’Ue.
Diverso è il caso dell’Austria, paese vicinissimo culturalmente e politicamente alla Germania, asse portante dell’Unione. Più che Bruxelles, lo smacco di Kurz colpisce direttamente Angela Merkel nel suo tentativo di voler mettere in piedi una campagna vaccinale europea, insieme alla presidente della Commissione Ue, la tedesca von der Leyen.
“Noi guardiamo a quello che succede fuori dall’Ue – continua Mamer dalla sala stampa della Commissione Ue – ma ci sono cose che sono in capo all’Ue e altre che sono in capo agli Stati”. Della serie: la Commissione fa il suo, ma poi il problema è che l’Ue non è uno Stato ma una ‘somma’ di 27 paesi diversi.
“In Europa abbiamo 450 milioni di persone da vaccinare, Israele ne ha solo 10 milioni. Bisogna anche avere il senso delle proporzioni.. E poi l’Europa ha 27 Stati con differenti strutture sanitarie…”, aggiunge il portavoce di von der Leyen.
La Commissione Europea ha compiuto i suoi errori – riconosciuti dalla presidente – nelle trattative con le Big Pharma, ma sconta anche la debolezza insita in una Unione che non è uno Stato federale.
Ad ogni modo, adesso la china è molto pericolosa. Se ne sono accorti anche a Bruxelles. E sarà anche per questo che dai palazzi della politica europea si tende a giustificare la mossa di Kurz: per sdrammatizzare.
“Gli Stati membri hanno sempre avuto la possibilità di chiudere contratti con compagnie che non rientrano nella strategia Ue – dice un portavoce della Commissione – Il virus del Covid colpisce tutto il mondo, le lezioni che possiamo imparare da approcci diversi, di diverse parti del mondo, sono sempre ben accolte, poichè ci possono rafforzare”.
Quanto al futuro, la strategia europea sui vaccini resta in piedi, con “l’incubatore Hera”, per sviluppare il vaccino contro le varianti del covid, incubatore “di cui beneficiano tutti gli Stati membri”, e con la task force del commissario all’Industria Thierry Breton per aumentare la produzione. “Finora nessuno Stato ci ha detto che vuole meno dosi. Al contrario: tutti vogliono continuare a essere parte del programma, ma alcuni si stanno muovendo per preparare il futuro sulle varianti”.
Anche se fuori è tempesta o forse proprio per questo, Bruxelles usa il tono conciliante, per “non mettere il carro davanti ai buoi”, dicono in Commissione, per non saltare a conclusioni pericolosissime.
Paolo Gentiloni esalta lo sforzo europeo. “Ognuno riconosce le proprie responsabilità , ma meno male che abbiamo un ‘procurement’ comune” dei vaccini anti-Covid in Europa, dice il Commissario alll’Economia in audizione al Parlamento italiano. “Pensate a che cosa sarebbe la guerricciola tra i 27 Paesi europei per procacciarsi il vaccino, magari attraverso intermediari più o meno probabili, magari attraverso un mercato nero che purtroppo c’è, magari con garanzie sulla catena del freddo o sulla qualità del procacciato un pò meno robuste di quelle europee”.
Ma intanto il ‘First mover group’ di Kurz dà i primi passi fuori dal territorio europeo. Potrebbe finire anche solo come ennesimo gruppo di pressione su Bruxelles, tipo il quartetto di Visegrad a est o tipo i paesi della ‘Lega anseatica’ a nord. Ma non sarebbe un bene per l’unità europea.
L’Unione della sanità poi, questa sconosciuta.
(da “Huffingtonpost”)
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