Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
LIMITI TECNICI E SANITARI OLTRE AL RISCHIO DI CREARE UN PRIVILEGIO DEL VACCINO
Lunedì i ministri del turismo dell’Unione europea si sono riuniti in videoconferenza per discutere di come
superare una situazione sempre più difficile da gestire: in tutto il continente aumentano le restrizioni anti Covid e si teme lo sviluppo di varianti, mentre i problemi con le forniture di vaccini — ancora da risolvere — mettono i governi di fronte al dubbio di essere o meno all’altezza dell’impresa di vaccinare l’intera popolazione.
Il fattore tempo è determinante e, anche se l’obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge entro la fine del 2021 sembra alla portata, aumentano le preoccupazioni per la stagione turistica primavera-estate.
Quello turistico è uno dei settori più colpiti in assoluto, fondamentale e insostituibile per le economie di alcuni Stati membri: Grecia, Spagna e Portogallo su tutti, ma anche l’Italia, e a modo suo l’Austria, già colpita nella stagione invernale.
Un pass per salvare l’estate
Di fronte ai risultati delle campagne vaccinali di Israele e Regno Unito, si è affermata l’idea di salvare la stagione con un certificato vaccinale da usare come passaporto. Atene e Madrid stanno procedendo unilateralmente per un accordo con Londra (con buone prospettive), sul modello di quello fatto dai greci con Gerusalemme.
Anche Vienna è della stessa idea, la settimana scorsa il governo austriaco ha detto che se l’Ue non troverà l’accordo per un certificato comune entro la primavera, andrà avanti per conto suo emettendo un visto d’ingresso rivolto alle persone già vaccinate, a quelle immunizzate dopo aver avuto la malattia, e ai negativi al tampone.
Ursula von der Leyen ha risposto in anticipo, confermando la notizia già circolata che la Commissione presenterà la proposta per un Green pass digitale, rispettoso della protezione dei dati, della sicurezza e della privacy.
L’obiettivo del Green pass è quello di permettere ai cittadini comunitari di muoversi, gradualmente, in sicurezza sia all’interno dell’Ue che all’estero, per lavoro o per turismo. Per evitare discriminazioni, il pass conterrà anche i risultati di eventuali tamponi e la certificazione della guarigione avvenuta dopo aver avuto il Covid-19. La proposta è in linea con le richieste di Grecia e Austria. Il certificato sarà in vigore non prima di tre mesi, al più tardi entro l’estate.
Il passaporto vaccinale si farà , ma come sarà usato?
In generale le Capitali sono d’accordo con lo strumento, ma non su come arrivarci, nè esattamente come e quando usarlo. Angela Merkel è ottimista sul fatto che un Green pass europeo diventi realtà entro l’estate. Secondo un sondaggio, circa il 60% dei tedeschi è favorevole. Emmanuel Macron è più cauto, dice che si sono questioni etiche che devono essere affrontate, così come Mark Rutte, che ritiene prematuro parlare di un regolamento.
Inoltre, c’è il pericolo che i Green pass diano troppa sicurezza. I vaccini proteggono, ma non è ancora chiaro quanto interrompano la trasmissione del virus, nè quanto duri l’immunità , nè se garantiscono una protezione completa da tutte le varianti.
Per esempio, nonostante la vaccinazione di massa proceda senza intoppi, nel Regno Unito si va a caccia dei diffusori della temutissima variante brasiliana. Anche la durata dell’immunità delle persone guarite dal Covid-19 è ancora oggetto di studio.
Le implicazioni etiche del Green pass
Gli Stati membri che fanno affidamento sul turismo sono spinti da motivazioni economiche e vogliono che il Green pass venga introdotto al più presto, senza fermarsi troppo sulle implicazioni etiche, giuridiche e politiche.
Ma fintanto che il numero di persone vaccinate è ridotto, e l’accesso al vaccino limitato, un certificato del genere introdurrebbe il privilegio della vaccinazione: chi ha il Green pass potrebbe viaggiare liberamente, mentre gli altri sarebbero costretti a rinunciare a certe destinazioni. Tra i tanti, sarebbero penalizzati i più giovani (in fondo alla lista), così come le coppie con figli minori (non vaccinabili).
Uno scenario in cui potrebbero esserci persone con il Green pass che a giugno e luglio vanno in vacanza nei resort del Mediterraneo, mentre gli altri devono starsene a casa.
C’è anche chi propone di consentire a chi può permetterselo — pagando — di vaccinarsi per conto suo. A quel punto l’accesso al vaccino diventerebbe davvero una questione di privilegio economico, oltre che di categoria. Dall’altro lato, c’è la necessità di alcuni Paesi e Regioni di salvare la stagione estiva del 2021 dopo aver perso quella del 2020. Trovare un compromesso sarà difficile.
Il futuro del certificato vaccinale
Il portavoce di von der Leyen, Eric Mamer, commentando la proposta della presidente ha precisato: «il pass riguarderà lo spostamento tra una frontiera e un’altra, ma non quanto potrà essere fatto col pass all’interno dello Stato membro». Anche questo infatti è un punto controverso, in prospettiva il Green pass avrà un ruolo anche nelle vite di chi non vuole o deve viaggiare.
Israele ha da poco introdotto un free-pass che permette ai vaccinati di andare in palestre, cinema, eventi, hotel e altro. Il pass però esclude alcune persone: chi non vuole vaccinarsi per scelta, ma anche chi non può a causa di alcune patologie, le donne incinte, i minorenni. In questo caso il dilemma per gli europei è solo rimandato, ma non di molto. Dilemmi che accenderanno infinite discussioni, dato che che oltre al tempo libero, riguardano anche il lavoro, la vita privata, le relazioni personali e la salute pubblica.
(da Open)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL SAN RAFFAELE DI MILANO: “SE UNO GIOCA ALLA ROULETTE E VINCE, BENE. MA GIOCO D’AZZARDO RIMANE”
Dopo Antonella Viola e Andrea Crisanti aumenta il numero degli studiosi scettici sulla scorciatoia della dose unica, anzichè due, per aumentare il numero dei vaccinati.
Venti milioni di britannici hanno ricevuto almeno la prima dose di vaccino anti-Covid. E il Paese è sotto i riflettori perchè in maniera pionieristica ha voluto esplorare la via di dare una dose a più persone possibili, ritardando la seconda. Il dibattito è acceso.
Anche in Italia, alla luce di una campagna la cui velocità risente del ritmo delle consegne, ci si interroga se sia meglio avere una platea di ‘coperti’ inferiore rispettando lo schema a due dosi o sparigliare le carte e tentare l’altra via.
“I britannici sono stati insieme incoscienti e coraggiosi. Nella scienza non c’è nè la verità nè l’avere ragione o non ragione, c’è il dato. Il dato scientifico era per le due dosi di Pfizer e Moderna, mentre non c’era nulla sulla protezione di una dose singola. Usare questa strategia è stato un azzardo”.
A spiegarlo è il virologo Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, docente all’università Vita-Salute.
“Per il momento – analizza – i dati che emergono sembrano dare ragione alla scelta Uk, sembra che questa sia stata vantaggiosa, anche se devo dire che un prezzo è stato pagato, avendo una larga parte di popolazione non immunizzata come si deve, ma immunizzata a metà “.
Il giudizio per l’esperto va sospeso. Infatti, “andrebbe capito cosa succede in questa situazione, come circola il virus in una popolazione di mezzi immunizzati, come reagisce, se si formano varianti. Tutto questo non lo sappiamo. Quindi è stato un azzardo. Se uno gioca alla roulette e vince, bene. Ma ha sempre giocato d’azzardo. Vedremo dunque alla fine come va. Intanto nel Regno Unito i casi sono diminuiti moltissimo, ma non dimentichiamo che lì hanno avuto anche un lockdown nazionale. Mentre dove si vede perfettamente ‘la mano’ del vaccino è in Israele, che ha avuto un forte cambio di rotta. Ma anche negli Usa, dove a dare una dose sola non ci pensano neanche lontanamente. La soluzione? E’ sempre quella: avere dosi ed essere efficienti nel vaccinare”.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
ESAMINATI 382 SERVIZI DI RISTORO, RILEVATE 132 IRREGOLARITA’: C’E’ PROPRIO DA STARE ALLEGRI
In un bar su 3 all’interno degli ospedali italiani sono state riscontrate irregolarità . E’ quanto hanno accertato i
Carabinieri del Nas in una serie di ispezioni nelle strutture sia pubbliche sia private per verificare la sicurezza di cibi e bevande in vendita e il rispetto delle normative anti Covid.
I controlli hanno riguardato 382 tra bar e servizi di ristoro e in 132 casi sono state individuate irregolarità . Dieci persone sono state denunciate per detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione e per violazioni della sicurezza dei luoghi di lavoro. Sono 128 invece le sanzioni amministrative per complessivi 125mila euro.
In particolare, in 17 casi è stata accertata la mancata adozione di misure preventive quali l’esposizione di cartelli indicativi del numero massimo di avventori e delle norme di comportamento degli utenti, la mancanza di gel disinfettanti, la mancata pulizia e sanificazione dei locali, irregolarità accertate presso esercizi commerciali di vari nosocomi pubblici e privati a Catanzaro, Paola (Cosenza), Cosenza, San Severo (Foggia), Sassari, Macomer (Nuoro), Olbia, Narni (Terni), Legnago (Verona) e Novara.
Nei casi più gravi sono stati constatati il sovraffollamento di clienti, come a Pietra Ligure (Savona), e gravi inadempienze alle restrizioni in materia di contenimento, con l’adozione di provvedimenti sospensivi dell’attività nei confronti di due bar interni agli ospedali di Cefalù (Palermo) e Licata (Agrigento).
Ulteriori sanzioni sono state contestate per la carenza igienica degli ambienti di preparazione e vendita dei cibi, la mancata indicazione agli utenti degli allergeni presenti negli alimenti offerti in vendita, particolarmente rischioso in casi di soggetti sensibili e a rischio, e l’assenza di tracciabilità dei prodotti.
In altri controlli i Carabinieri del Nas hanno trovato alimenti in stato di alterazione, invasi da muffe e scaduti di validità , ma anche locali mantenuti con sporcizia pregressa e servizi igienici con rubinetti e sanitari ossidati e con stratificazioni di calcare.
Sono stati pertanto disposti ulteriori due provvedimenti di sospensione dell’attività presso presidi ospedalieri di Tricase (Lecce) e Tricarico (Matera), a causa di gravi inadeguatezze strutturali e igienico-sanitarie ed eseguito il sequestro di oltre 5.500 confezioni e 200 kg di prodotti alimentari irregolari.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
LA FAMIGLIA, COMPOSTA DA MADRE, PADRE E TRE BAMBINI, AVEVA FATTO DOMANDA D’ASILO ED ERA STATA POSTA SU UN CONTAINER DI 12 METRI QUADRATI
L’Ungheria è stata di nuovo condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per violazione dei diritti umani, questa volta nei confronti di una famiglia di richiedenti asilo nel 2017, avendo privato il padre del cibo per 4 mesi.
La famiglia, composta da madre, padre e tre bambini, aveva fatto domanda d’asilo ed era stata posta in una zona di transito su un container di 12 metri quadrati e isolata da altri container per alcuni casi positivi all’epatite B.
Il padre, che aveva presentato la richiesta di asilo per la terza volta, “non aveva diritto ad avere le razioni di cibo dalle autorità ” in base alla legge ungherese, ha scritto la Corte in una nota
La Corte ha sottolineato che “non potendo lasciare la zona” dipendeva totalmente dalle autorità ungheresi” e “non ha avuto un accesso adeguato al cibo” e quindi si tratta di una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo e “trattamento disumano e degradante”
Tenendo poi conto “della giovane età dei bambini” (sette mesi, sei e sette anni) e dello stato di salute della madre, incinta, la Corte ha giudicato che anche il resto della famiglia è stata oggetto di trattamento disumano: mancanza di ventilazione, assenza di cure mediche e psichiatriche adeguate e la presenza di agenti di sesso maschile durante le visite ginecologiche tra le accuse mosse
La maggioranza dei giudici ha anche condannato la violazione “del diritto alla libertà e alla sicurezza”, perchè “non c’erano le basi legali definite” per la detenzione di questa famiglia e per i tempi di permanenza nella struttura. L’Ungheria dovrà pagare 4.500 euro a ciascun bambino e 6.500 euro a ognuno dei genitori “per danni morali”.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA ERA DI MACRON E DELLA MERKEL E LIMITATA A SOLO 13 MILIONI DI DOSI, MA IL TREDICESIMO APOSTOLO DALLO SPIRITO CARITATEVOLE SI E’ OPPOSTO
Il presidente del Consiglio Mario Draghi non sarebbe favorevole alla donazione di dosi di vaccino ai Paesi più
poveri in questa fase dell’emergenza e della campagna vaccinale.
La questione è emersa all’ultimo Consiglio Ue, il 25 e 26 febbraio, quando il premier si era detto a favore del Covax, lo strumento per l’accesso globale ai vaccini anti Covid, pur sottolineando che non è questo il momento di fare donazioni.
Draghi è in sostanza d’accordo con il programma Onu per la distribuzione di vaccini ai Paesi poveri, ma ha messo in risalto un problema di credibilità nei confronti dei cittadini europei, visto che l’Ue è ancora indietro sulle vaccinazioni.
Ora il quotidiano francese Le Monde ha raccontato che a Bruxelles Draghi si è detto contrario all’invio di 13 milioni di vaccini all’Africa, proposta avanzata dalla Commissione Ue, con l’avallo di Merkel e Macron.
Il giornale francese scrive che “l’ex presidente della Banca centrale europea non ne vuole sentire parlare”. E mentre altri Paesi, “come Belgio, Svezia, Paesi Bassi o Spagna si sono detti piuttosto favorevoli” all’iniziativa, anche se preferirebbero procedere alle donazioni in un secondo momento, una volta ottenute “dosi sufficienti per vaccinare la loro popolazione”, l’Italia si sarebbe opposta.
La notizia sarebbe stata confermata anche da Lorenzo Robustelli, direttore di Eunews, secondo cui Draghi ha proposto di stoppare il programma Covax: “Nessuno a Bruxelles ha commentato e anche in Italia è stata fatta passare sotto silenzio, ma proporre una cosa del genere vuol dire non avere il senso politico di capire i valori politici che esistono nell’Unione europea, oltre che il buon proposito generale di aiutare i più deboli”, ha detto Robustelli.
(da Fanpage)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
BASI L’ACCUSA SU UN BONIFICO E POI NON ASCOLTI CHI LO HA EMESSO? SIAMO AL RIDICOLO… ALARM PHONE: “LE ACCUSE DELLA PROCURA SONO FALSE, UN TENTATIVO DI CRIMINALIZZARE LA ONG. I VERI CRIMINALI SONO QUELLI CHE LASCIANO LE PERSONE MORIRE IN MARE SENZA INTERVENIRE”
Contattata da Avvenire, la compagnia Maersk assicura di non essere mai stata contattata dagli investigatori, nonostante abbia approvato e pagato con un bonifico diretto la somma pattuita per regolari servizi marittimi.
“Abiamo appreso che è in corso un’indagine ufficiale”, risponda da Copenaghen un portavoce della società .
“Non siamo stati contattati dalle autorità in relazione a questa indagine, ma siamo pronti ad aiutare in qualsiasi momento”, aggiunge il portavoce. Poichè l’inchiesta è in corso “ci asterremo, per principio, dal commentare ulteriormente in questo momento”.
Quindi emerge che la procura di Ragusa, quella che ritiene “plausibile” la sua tesi accusatoria nei confronti degli armatori della Mare Jonio, salvo ammettere la mancanza di un quadro probatorio assodato, si è “dimenticata” di ascoltare la più grande compagnia commerciale al mondo, quella che avrebbe concordato il trasbordo di 27 migranti dopo che per 38 giorni nessuna Procura si era mai peritata di accertare la violazione delle leggi internazionali sul diritto allo sbarco dei migranti salvati dalla nave danese. In pratica non ascolti uno dei testimoni o complici a seconda di come la si veda, per ascoltare la sua versione.
Solidarietà da Alarm Phone
“Le autorità italiane stanno nuovamente criminalizzando il salvataggio in mare e Mediterranea Saving Humans. Siamo solidali con i nostri amici di Mediterranea. Il salvataggio in mare non è un crimine! I veri criminali sono quelli che lasciano che le persone anneghino in mare, non assistono e respingono le persone illegalmente”. A scriverlo su Twitter è il call center per i migranti in difficoltà Alarm Phone.
“Hanno messo fine a uno stand-off di 37 giorni a bordo di Maersk Etienne vicino Malta — scrive ancora la piattaforma -. Le accuse sono false, intendono criminalizzare il soccorso in mare. Piena solidarietà ai nostri amici di Mediterranea!”.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
FIDESZ ALLA PORTA, LA REGOLA PER SOSPENDERE UN’INTERA DELEGAZIONE… UN AVVISO DA PARTE DI CHI NON GRADISCE UN INGRESSO DELLA LEGA
Sono due anni ormai che il partito del premier ungherese Viktor Orban è sospeso dal Partito Popolare
Europeo per violazioni dello stato di diritto in Ungheria.
Ma non è sospeso dal gruppo del Ppe al Parlamento europeo, semplicemente perchè il gruppo non contempla le sospensioni o espulsioni di un’intera delegazione nazionale.
Ma da domani la musica cambia: l’assemblea del gruppo approverà delle modifiche al regolamento interno tra cui anche la regola che prevede sospensioni collettive per determinate violazioni.
L’iniziativa parte dall’eurodeputato austriaco Othmar Karas, vicepresidente del Parlamento europeo, uno dei più accaniti avversari di Orban nel Ppe e anche uno dei più contrari all’ingresso eventuale della Lega nella famiglia dei Popolari europei.
In questo senso, la mossa di domani, suggeriscono fonti del Ppe, va vista anche come una forma di autotutela contro Matteo Salvini, che ora guida la svolta europeista della Lega avviata con la fiducia al governo Draghi.
Nel Ppe molte delegazioni del nord Europa restano scettiche. Non è casuale la concomitanza tra l’approvazione di una regola che mette ordine nel caos dei rapporti con Fidesz e il ritorno di un dibattito – pur sotto traccia – su una possibile adesione futura della Lega al Ppe.
In sostanza, il gruppo si blinda. La nuova versione del regolamento fornisce al Ppe la possibilità di espellere o sospendere dal gruppo dell’Eurocamera più persone insieme o anche un’intera delegazione nazionale. Finora era possibile espellere solo eurodeputati singoli.
Le modifiche si sono rese necessarie anche per la pandemia: tra le modifiche al regolamento, anche la possibiità di votare da remoto, finora non previsto. Ma c’è anche una motivazione politica legata al covid.
Sono due anni che il Ppe trascina i rapporti con Fidesz nel limbo della sospensione dal partito ma non dal gruppo, ma, nonostante le pressioni delle delegazioni del nord, il presidente dei Popolari, il polacco Donald Tusk, ex presidente del Consiglio Europeo, ha detto che una decisione definitiva potrà essere discussa solo in un prossimo congresso in presenza. Chissà quando, visto che il covid continua a costringere online le riunioni.
E allora il gruppo dell’Eurocamera ha deciso di dotarsi di strumenti autonomi. L’austriaco Karas promette che dopo l’approvazione delle nuove regole domani, il prossimo passo sarà la sospensione di Fidesz.
Per sospendere una delegazione sarà necessario raccogliere le firme tra gli eurodeputati del gruppo, ma la richiesta potrebbe arrivare dalla stessa presidenza nel caso di una delegazione già sospesa dal partito, il caso di Fidesz appunto.
E in questa eventualità , basterebbe la maggioranza semplice per procedere. Non sarebbe una espulsione senza appello, sarebbe una sospensione, ma di certo è un altro passo ostile contro Orban.
La sospensione dal gruppo riguarda anche le cariche che eventualmente si ricoprono, anche se non è retroattiva, ma allo stato Fidesz ha solo dei ruoli apicali in Commissione (che verranno ridiscussi per tutto il Parlamento a metà legislatura a gennaio prossimo), non avendo partecipato al risiko delle nomine per via della sospensione dal partito.
La mossa del Ppe – domani le nuove regole dovrebbero essere approvate con ampia maggioranza – è atto più che simbolico destinato non solo a rinfocolare le polemiche contro gli ungheresi di Fidesz ma anche a scaldare la temperatura politica riguardo ad un eventuale ingresso del (ex) sovranista Salvini.
Le trattative, già ora incanalate su un binario lento, potrebbero subire ulteriori ritardi.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
DA TRE GIORNI I PATRIOTI EUROPEI DELLA SEA WATCH ATTENDONO IL POS COME STABILISCE LA LEGGE INTERNAZIONALE, QUALCUNO AL GOVERNO VUOLE VIOLARE LE NORME?
Dopo 10 giorni di navigazione e diverse operazione di salvataggio, la nave Sea-Watch 3 battente bandiera tedesca è in cerca di un porto sicuro in cui far sbarcare i 363 migranti presenti a bordo.
Due dei tre ponti sono pieni di famiglie, padri con figli, donne con bambini, minori non accompagnati, neonati. Vengono da Sudan, Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Camerun, Ghana, Gambia, Guinea, Niger, Nigeria. Un terzo di tutte le persone salvate nei cinque soccorsi operati tra venerdì e domenica hanno meno di 18 anni.
La prima richiesta è partita sabato sera: appello a Malta e Italia. La seconda domenica. Come riporta Giansandro Merli sul Manifesto, da La Valletta non è arrivata nessuna risposta, mentre il centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma ha invitato il capitano a coordinarsi con lo stato di bandiera, la Germania. Ieri la richiesta è stata ripetuta, ma il risultato non è cambiato: il Pos ancora non c’è.
“Quello che ci aspettiamo dal nuovo governo lo esprimono le circostanze di queste ore e cioè che la nave Sea Watch 3 si trova a sud della Sicilia con 363 persone a bordo soccorse da ormai più di 2 giorni, ammassate sul ponte della nave e soggette a ipotermia, mal di mare, partendo da condizioni di già altissima vulnerabilità . Questo governo non può che avere un approccio fortemente europeista, ci aspettiamo che sia l’Italia il primo Stato membro a dare un esempio di umanità e solidarietà assegnando un porto a queste persone e insistendo sulla necessità condivisione delle responsabilità tra gli stati dell’Unione. Chiediamo gestione strutturale, seria e lungimirante di questo fenomeno. Con la Sea Watch 3 davanti alla Sicilia questo governo ha la possibilità di dare un segnale forte. Non possiamo aspettare a lungo in queste condizioni”, lo afferma a TPI Giorgia Linardi, portavoce di SeaWatch Italia.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2021 Riccardo Fucile
COME PERDERE LA FACCIA PER DUE SPICCI
Sdraiandosi ai piedi insanguinati del principe Mohammed bin Salman, il senatore Matteo Renzi si è infilato in
un guaio senza via d’uscita. Dice che quel viaggio a Riyad era privato. Ne fa fede l’ingaggio di 80 mila dollari.
Peccato che per giustificarlo, esibisca, dal giorno dello scandalo, ragioni pubbliche e politiche. L’Arabia Saudita “è un baluardo contro l’estremismo islamico”, dice. Un “alleato dell’Occidente”. Una manna “per le nostre aziende”. Perfetto.
E allora perchè l’ingaggio? Se vai in missione politica, anzi geopolitica, dovresti farlo a spese tue, del tuo partito, della tua nazione, non dell’ospite.
Specialmente se l’alleato da sollecitare decapita in pubblico i condannati, tortura i detenuti politici, sigilla le donne nel velo, sfrutta lavoratori immigrati imprigionandoli senza diritti. Ed è capace di fare a pezzi Jamal Khashoggi nel proprio consolato a Istanbul per poi scioglierlo nell’acido
Per mandare in malora la sua storia, Renzi ha accettato un ingaggio equivalente allo stipendio annuo di un funzionario. Il suo ammirato maestro, Silvio B., lo ha fatto almeno per una montagna di miliardi, coi quali si è comprato tutto: il potere, le leggi, gli avvocati, i testimoni. Oltre alla libertà e al sesso. Cavalcando a suo piacere l’intera Repubblica per un quarto di secolo.
Cosa ci ha fatto il Bomba con gli spiccioli di Riyad? Forse la veranda della villetta più qualche mese di scuola di dizione alla Berlitz. In cambio ha chiamato “Rinascimento arabo” quel mattatoio di cristallo.
E ora crede di cavarsela accampando ragioni private al suo gesto pubblico. E motivazioni politiche al suo patetico guadagno personale. Immaginando, proprio come il suo principe, di far sparire il corpo del reato. Non con l’acido, ma con il silenzio.
(da Il Fatto Quotidiano”)
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