Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
IL “TELEGRAPH”: “I MILITARI SONO INDIGNATI PER IL FALLIMENTO DEL BLITZ SU KIEV E FURIOSI PER IL RIDIMENSIONAMENTO DELL’INVASIONE”
Dalla legge marziale alla mobilitazione di massa che, in caso della
Russia, significa mettere in moto le risorse di una nazione di 150 milioni di abitanti. Quando si spegneranno i rombi della parata la sera del 9 maggio davanti al Cremlino, lo scenario tra Russia e Ucraina potrebbe radicalmente peggiorare.
Se Vladimir Putin, come molti analisti vaticinano, cambiarà lessico passando da «operazione speciale» a «guerra totale» otterrà due risultati: tamponare il malcontento del potente apparato militare, che finora in Ucraina ha inanellato pessime figure, e ottenere lo strumento legislativo per impiegare tutte le forze del paese stringendo inoltre le leve del consenso forzato grazie alla legge marziale.
Sarebbe inoltre possibile coinvolgere maggiormente, e ufficialmente, gli alleati, quasi tutti paesi dell’ex blocco sovietico. Putin è insomma alla ricerca di una «rivincita» per i fallimenti militari, con gli alti ufficiali dell’esercito russo che starebbero spingendo il presidente russo ad annunciare il cambiamento durante la parata annuale del Giorno della Vittoria il 9 maggio.
Una fonte militare russa ha detto al Telegraph: «I militari sono indignati per il fallimento del blitz su Kiev». All’inizio di questa settimana era filtrate voci di forte malcontento nell’esercito russo, furioso per il fatto che Putin avesse ridimensionato l’invasione dell’Ucraina.
Una situazione, comunque, ben diversa da quella auspicata da Putin che prima sperava di conquistare Kiev in pochi giorni, poi di poter almeno annunciare la fine dell’operazione speciale proprio 9 maggio.
A 10 giorni dalla parata per la vittoria della Russia nella seconda guerra mondiale Putin non potrà annunciare nulla di ciò: così il premier potrebbe sfruttare l’occasione per dichiarare una nuova guerra contro chi chiama “i nazisti del mondo” per galvanizzare la sua popolazione. Mentre numerosi paesi, incluso il Regno Unito, celebrano il Victory Day – l’anniversario della vittoria alleata sulla Germania nazista nella seconda guerra mondiale – l’8 maggio, la Russia lo festeggia il 9 maggio a causa della differenza di fuso orario.
(da il Messaggero)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
“DIETRO ALL’INVASORE SERIALE PUTIN, APPARE QUALCHE SANTO COMUNISTA. TUTTI FIGLI DI GIULIETTO CHIESA, PACE ALL’ANIMA SUA: VAURO, SANTORO, BARENGHI, D’ORSI, PAGLIARULO, ARMENI, DOMINIJANNI E TANTI ALTRI PUTINIANI NOSTRANI, COMPRESI ALCUNI MITOMANI CHE ALIMENTANO I TALK SHOW”
Nostalgie canaglie. «Camerata Assunta, presente!». Si è chiuso così, con il tradizionale saluto fascista e le braccia tese di una trentina di persone, il funerale di Assunta Stramandinoli, moglie di Giorgio Almirante, leader storico della Destra nazionale.
Mentre la bara veniva caricata sul carro funebre è scattato il saluto romano, come da consunto copione nostalgico: la dolenza dei vinti che si divincola alla ricerca dell’epica perduta. Vivere per indossare un cappello, fez o colbacco.
Nel frattempo, infatti, lo specchio della Storia sta riflettendo un’altra ondata nostalgica che annoda la Russia di Putin al mai sopito amore per l’Urss.
Il saluto romano è sostituito dall’antiamericanismo, dagli insulti al guerrafondaio Biden e alla Nato, dalla capziosa differenziazione tra armi difensive e offensive, da marce in favore della pace, della neutralità, della diplomazia, della denazificazione dell’Ucraina.
In filigrana, dietro all’invasore seriale Putin, appare qualche santo comunista. Tutti figli di Giulietto Chiesa, pace all’anima sua: Vauro, Santoro, Barenghi, D’Orsi, Pagliarulo, Armeni, Dominijanni e tanti altri putiniani nostrani, compresi alcuni mitomani che alimentano i talk show. Il fondo metafisico della nostalgia ci riporta sempre a un paradiso perduto: nero, rosso o rossobruno.
(da il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
FAVOREVOLE ALLE SANZIONI ALLA RUSSIA IL 55,6%, CONTRARIO IL 39,3%… E’ GIA’ TANTO CHE META’ DEGLI ITALIANI ABBIA CAPITO QUALCOSA E NON PENSI SOLO AI CAZZI PROPRI
Gli Stati che hanno aderito al Trattato Nord Atlantico del 4 aprile
1949 hanno confermato la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto delle nazioni Unite e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi.
Oggi il nostro Paese fa parte dell’Unione Europea e della Nato e quindi è tenuto a impegnarsi a comporre con i suoi mezzi qualsiasi controversia internazionale in cui potrebbe essere coinvolto -anche- uno degli alleati. Il conflitto in terra Ucraina sconvolge nelle immagini, nel suo racconto mediatico giornaliero e nel sapore acre della morte. E di fronte a tutto ciò, nel cercare di trovare delle risposte rispetto a quanto accade, emergono dubbi e perplessità conditi soprattutto dalla paura e dal desiderio di non essere coinvolti in maniera diretta nella guerra.
Il 40,4% degli italiani, infatti, teme che il conflitto in Ucraina possa valicare i confini coinvolgendo anche altri Paesi, costringendo l’Italia ad intervenire direttamente. Un cittadino su 3 ha paura che a causa della mancanza di un dialogo di pace e di accordi diplomatici migliori, si possa innescare una – terza – guerra mondiale (30,8%).
Insomma, è come tornare indietro di un secolo tenuto conto che il 71,2% dichiara paure legate strettamente alla guerra, mentre un cittadino su 4 (25,5%) teme dure conseguenze economiche.
Le persone si sentono impantanate con una pandemia in fase recessiva, ma ancora presente, e una guerra ai confini dell’Europa.
Guardano con diffidenza le potenzialità delle sanzioni economiche inflitte alla Russia di Putin per arginare il conflitto: il 41,0% è convinto che siano utili, ma non decisive; il 20,5% pensa che non servano a nulla, mentre il 18,8% le trova pericolose perché possibile fonte dell’inasprimento del conflitto. Solo il 14,6% le crede fondamentali.
Alla fine, gli italiani si sentono gli unici veri penalizzati perché si trovano di fronte a una scelta tra l’intenzione di essere utili con i loro sacrifici “economici” per poter dare una mano ad accelerare la fine del conflitto e l’azione marcata dal desiderio di lontananza dal conflitto come scelta autodifensiva, per non essere coinvolti in una guerra che ancora non si comprende fino in fondo.
Su questa linea il 46,2% degli italiani è contrario all’invio di armi (missili, cingolati, artiglieria pesante, …) in Ucraina, mentre il 41,0% è favorevole.
I timori delle persone guardano al futuro per scoprire se ci sono delle previsioni e delle visioni rispetto ai cambiamenti sociali che l’impatto della guerra potrà avere sul nostro Paese e sulla vita di ciascuno.
Siamo in guerra o non siamo in guerra? Questo conflitto lo percepiamo come europeo – a differenza di quello dei Balcani – perché improvvisamente ci si rende conto che i cambiamenti geopolitici sono prossimi e ci riguardano da vicino; tuttavia, non ne conosciamo ancora i veri risvolti e le possibili ricadute che si potranno avere non solo in termini economici.
I nuovi rapporti tra quello che abbiamo sempre compreso come Occidente e il nuovo Oriente rendono l’opinione pubblica sempre più diffidente perché il punto di osservazione a cui tutti fanno riferimento è l’Europa.
Le ambiguità si registrano tra chi è a favore dell’ingresso in tempi rapidi dell’Ucraina nella Ue (42,0%) e chi è contrario (39,8%); mentre più chiara è la posizione di chi si oppone all’ingresso dell’Ucraina nella Nato (48,4%) e chi è favorevole (31,3%).
È come se avessimo una doppia lettura dove da una parte abbiamo il risvolto delle sanzioni europee nei confronti della Russia, più o meno accettabili; mentre dall’altra compare lo spettro di un intervento diretto nel conflitto. La distruzione di palazzi, abitazioni, vite, famiglie, storie di legami offre una forma visibile e tangibile del significato della guerra dietro cui possiamo riconoscerne il dolore. E le nostre paure si sintetizzano proprio nel non volerci identificare con loro.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
ERA RIMASTO FERITO DIECI GIORNI FA, FA PARTE DELLA LEGIONE DI DIFESA INTERNAZIONALE DELL’UCRAINA
«Sono in forze e pronto a tutto» ha scritto Ivan Vavassori su Instagram, lasciando intendere che tornerà al fronte.
Nei giorni scorsi si era temuto per la vita dell’ex calciatore italiano che combatte al fianco delle forze ucraine, poiché era stato coinvolto in un attacco a Mariupol, ma già il 26 aprile il ragazzo aveva confermato di essere vivo. Il ventinovenne ha pubblicato una storia su Instagram per ringraziare tutti quelli che lo hanno sostenuto in questi giorni di convalescenza e per informare che tornerà al fronte.
«Nella mia vita ho lasciato molte cose a metà, ora è il momento di andare fino in fondo a qualcosa. A molti la mia scelta non piacerà, ma è la cosa migliore per me», ha scritto in spagnolo. Vavassori ha concluso: «Dio è al mio fianco e si prenderà cura di me. Dio è grande. Dio è fedele». Vavassori combatte nella Legione di Difesa Internazionale dell’Ucraina da marzo
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
FACCIAMO COSI’, CONTRACCAMBIAMO DI CUORE E VAI CON DIO
In un lungo post pubblicato sui social, il professore non risparmia
toni duri nei confronti degli atenei italiani e delle principali testate di informazione
L’università Luiss di Roma lo ha da poco sospeso dall’incarico di direttore del suo osservatorio, ora il professor Alessandro Orsini torna a parlare in un lungo sfogo pubblicato su Facebook.
«Generalmente amo chi mi odia. In questo caso, più che di amore, parlerei di compassione», dice riferendosi a tutti quelli che nelle ultime settimane hanno criticato aspramente le sue posizioni ritenute filo putiniane.
«Provo una certa compassione per i miei odiatori. Soprattutto per il direttore di Repubblica e del Corriere della Sera», continua Orsini. L’attacco poi è rivolto più in generale a un sistema che finora, secondo il professore, non ha mai avuto come priorità quella di formare i cittadini al sapere scientifico.
«L’Italia è un paese arretratissimo in materia di sicurezza internazionale. Le università italiane non hanno mai investito in questo campo di studi» spiega, «la conseguenza è che il sapere scientifico non si è diffuso tra le persone comuni, i politici e i giornalisti, se non con pochissime eccezioni. E, così, milioni di italiani hanno scoperto la sicurezza internazionale il 24 febbraio 2022».
Questa per il professore sarebbe la motivazione dei numerosi attacchi subiti nell’ultimo periodo, settimane in cui la sua presenza nei talk show televisivi è stata spesso criticata e ostacolata. «Mi trovo continuamente a essere accusato di essere ignorante da migliaia di grandissimi ignoranti, inclusi direttori di quotidiani e trasmissioni televisive. Ignoranti “olimpici” anche al Corriere della Sera. Pazienza, non mi arrendo e spiego tipo quinta elementare».
Orsini attacca e allo stesso tempo si difende, dichiarandosi per l’ennesima volta «un pacifista, con i valori di un pacifista». E conclude: «Se, infatti, un pacifista comprende i meccanismi di innesco delle guerre passate, allora forse può indicare come evitare di commettere gli stessi errori in Ucraina».
Ecco, vallo a spiegare a Putin, così siamo tutti contenti.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
POCHI SECONDI PRIMA DI COLLEGARSI SI ERA ACCORDATO CON I MILITARI PERCHE’ SPARASSERO PER FARE SCENA
Un collegamento sul campo di guerra architettato ad arte. Il giornalista russo Semyon Pegov si fa filmare davanti a un mezzo militare russo dimenticando però di tagliare la parte in cui, accordandosi con il militare alle sue spalle, programma gli spari che avrebbero dovuto drammatizzare il suo collegamento.
Dopo un tranquillo cenno tra i due, Pegov parte con il suo discorso cominciando a parlare affannosamente tra gli spari programmati con l’amico militare.
Il video diffuso sul canale Telegram WarGonzo non è il primo esempio di mistificazione operata da Pegov. Lo scorso 24 febbraio, giorno dell’invasione della Russia in Ucraina, Pegov, sempre attraverso il canale WarGonzo, aveva riferito della conquista da parte dell’esercito russo della città ucraina Charkiv, la seconda più popolosa del Paese dopo Kiev. In allegato alla notizia era stata pubblicata una foto totalmente falsa risalente al 2014. WarGonzo si è affrettato poco dopo a eliminare la foto ma il post era stato già visualizzato da più di 100 mila utenti e fatto il giro dei siti web.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
GLI UCRAINI NE HANNO FATTI SALTARE SEI MA ORA ASPETTANO PER GUADAGNARE TEMPO, I RUSSI VOGLIONO ABBATTERLO SUBITO MA HANNO SBAGLIATO MIRA
Gli ucraini hanno fatto saltare sei ponti a nord della città di
Sloviansk per rallentare l’avanzata dei russi nel Donbass, e ne resta soltanto uno, a Raihodorok, nelle immediate vicinanze – che però possono fare saltare da un momento all’altro. Accanto al ponte stradale c’è quello ferroviario, che i russi hanno distrutto con un bombardamento e ora è per metà nell’acqua. I piloti russi ci hanno provato di nuovo ieri con quello stradale che corre parallelo a una cinquantina di metri, ma non l’hanno colpito in pieno e quindi è ancora in piedi.
Ad attraversarlo oggi si vedono i soldati ucraini già piazzati in posizione per far esplodere le cariche. A nord, che è la direzione dalla quale stanno arrivando i russi, si sentono i colpi d’artiglieria e si vedono le colonne sottili di fumo sopra la linea degli alberi.
Entrambe le parti, ucraini e russi, vogliono decidere il momento esatto della distruzione del ponte per Sloviansk. Gli ucraini vogliono farlo saltare in aria nei prossimi giorni, se i russi si avvicineranno. In questo modo trasformeranno il fiume Siversky Donets in una barriera naturale, bloccheranno i russi a nord dell’acqua e guadagneranno tempo.
E gli serve tutto perché le armi mandate dai governi occidentali non sono ancora entrate in azione – i soldati ucraini in molti casi si stanno addestrando a usarle.
I russi invece vogliono farlo saltare in aria prima, quando ancora molte forze ucraine sono a nord del ponte, così durante l’avanzata potranno inchiodarle spalle al fiume sotto il fuoco d’artiglieria e costringerle ad abbandonare molti mezzi per trovare scampo sull’altra sponda.§
Il comandante degli ucraini nascosti nelle buche ai due capi del ponte non vuole riprese fatte con il telefonino, adesso c’è un nuovo motivo di ansia, dice che gli aerei spia russi che intercettano le comunicazioni a terra – e questa è una cosa assodata – riescono grazie a una nuova tecnologia anche a estrarre le foto e i video dai telefonini. Poi li passano all’intelligence, che li guarda e passa le informazioni ai piloti degli aerei e all’artiglieria. I suoi soldati parlano anche di un altro motivo di ansia: c’è un sabotatore, un vecchio magro e quasi senza capelli, che lavora per i russi e gira in bicicletta nella zona. Dove si ferma il vecchio, dopo poche ore arrivano tiri precisi di artiglieria. Fanno vedere la foto del vecchio, in un manifesto del tipo “ricercato”, accompagnata da note di spiegazione.
I suoi compagni, sono volontari, hanno deciso senza nemmeno dirlo al loro superiore, hanno preso delle mimetiche e si sono presentati. Accanto a lui c’è Igor, ha le dita tatuate perché “sono stato in prigione, queste lettere sono le iniziali di una poesia sulla mamma”. Sono venuti qui a combattere, ma Denis dice che non si può resistere all’artiglieria russa con i fucili, batte la mano sul kalashnikov, abbiamo soltanto questi. Non avete i missili anticarro Javelin dati dagli americani? Quelli sono per le postazioni dell’esercito regolare. Parla dell’artiglieria russa come di un mostro che non si può fermare, troppi cannoni, troppi razzi, troppi proiettili.
Racconta che quando sono nascosti nei boschi ai lati delle strade i tiri russi sfracellano gli alberi, glieli fanno cadere sulla testa. Spiega che il comandante locale li ha accettati e ha assegnato loro una posizione, è un buon comandante dice, perché quando c’è stato da sottrarsi al fuoco continuo dell’artiglieria ha dato l’ordine di arretrare e non si è impuntato. Non c’era altro da fare. Gestire la perdita di terreno, sopravvivere un altro giorno per resistere, perdere ma non in modo disordinato.
I russi che arrivano da nord adesso hanno il vantaggio della potenza di fuoco superiore, è necessario cedere terreno senza però cedere troppo. Prima o poi, è la speranza dei soldati ucraini, la macchina russa nel Donbass s’incepperà come a Kiev, finiranno le munizioni, finiranno i soldati, si troveranno davanti armi migliori delle loro. Per ora c’è da subire, spalle alla città di Sloviansk. Se le cose volgono al peggio, ci si ritira tutti al di qua del ponte e lo si fa saltare in aria, i russi saranno costretti a fare un giro più lungo.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
IL VICEMINISTRO DELL’AGRICOLTURA DI KIEV: “E’ UN DIRITTO DI SACCHEGGIO, AUTORIZZATO DIRETTAMENTE DA PUTIN”
Il grano ucraino, quello stoccato nei territori occupati dai russi, è in viaggio verso i depositi moscoviti. «Diverse centinaia di migliaia di tonnellate sono state sottratte dagli occupati – ha dichiarato Taras Vysotskiy, viceministro ucraino all’Agricoltura -. Lo stanno trasportato con camion sottratti ai nostri connazionali».
Un diritto di saccheggio, «autorizzato direttamente da Putin» – ha aggiunto Vysotskiy, che ricorda guerre ottocentesche. Un saccheggio fatto alla luce del sole usando mezzi pesanti con targa Ucraina su cui è stata disegnata la “Z”.
L’Ucraina ha censito l’anno scorso 32 milioni di ettari coltivati. Di questi 15 milioni solo a grano tenero e altri 9 a mais. L’Italia tutta, isole comprese, è 30 milioni di ettari.
Da “granaio d’Europa” a “granaio del Mondo” il passo è stato breve. Sono bastati due accordi con la Cina, il più importante nel 2006, per attivare una tratta commerciale via mare Odessa-Shangai. Lo si intuisce facilmente affacciandosi al porto d’Odessa. I silos di stoccaggio di grano e mais sono le strutture più imponenti. Così tanti, così giganteschi, da dover essere dislocati in ogni luogo “libero” della città costiera.
L’ingresso in questo mercato della Cina, poi, ha dato un ulteriore impulso: il grano proveniente dall’Ucraina copre il 75% del totale importato da Pechino.
Un export che per anni ha finanziato l’intera filiera produttiva. Ad inizio guerra il consiglio dei Ministri di Zelensky aveva optato per il blocco totale delle esportazioni agroalimentari. Un blocco revocato ad inizio aprile dirottando i prodotti dal Mar Nero alle strade ucraine. Per settimane si sono visti mezzi pesanti in viaggio da est verso ovest.
Direzione Romania. Proprio il paese confinante aveva optato per un passaggio di prodotti agricoli ucraini senza dazi. Un accordo commerciale firmato di fretta e “bombardato” dai Russi. Due missili Kalibr hanno colpito il ponte di Zatoka, ad ovest di Odessa, interrompendo questa tratta commerciale. L’unica via rimasta passa per la Moldavia e costeggia il confini della Transnistria. Ora Kiev sta pensando ad una seconda via, decisamente più lunga e costosa, che tocca Leopoli e punta verso la Polonia.
(da la Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 1st, 2022 Riccardo Fucile
I LADRONI RUSSI SI FOTTONO TUTTE LE COSE PREZIOSE
L’oro di Scizia, altro che telefonini e televisori di marca. 
“I russi rubano a piene mani nelle nostre case”, dicono gli ucraini da settimane, ma a quanto pare sta succedendo qualcosa di ancora più grave del sistematico saccheggio porta a porta: una serie di colpi mirati nei musei e nelle chiese per impadronirsi dei tesori e delle radici culturali di queste terre.
L’ultima denuncia viene dal sindaco deposto di Melitopol, Ivan Fedorov, nel Sud occupato dagli invasori. Fedorov, che l’11 marzo fu rapito e liberato dopo diversi giorni di prigionia, ha detto davanti alla tv ucraina che “gli orchi – come gli ucraini chiamano gli invasori russi – si sono impadroniti del nostro oro scita. E’ una delle collezioni più grandi e preziose in Ucraina, e oggi non sappiamo dove l’hanno portata, se è stata nascosta o rubata. Non sappiamo quale sia il suo destino, ma questo tesoro è stato rubato alla nostra comunità e spero che saremo in grado di riprendercelo”.
Fedorov, che è al sicuro in territorio controllato dagli ucraini, non parlava solo sulla base delle testimonianze ricevute. Già circolava sui media filorussi un video in cui una squadra speciale degli occupanti trovava una teca, non sufficientemente ben nascosta in una cantina, con l’antica collezione d’oro degli sciti, il popolo nomade della steppa che tra l’ottavo secolo avanti Cristo e fino alla fine del terzo dopo Cristo viveva a cavallo di un immenso territorio tra il nord del Mar Nero e la Cina.
Secondo il New York Times, che cita la direttrice del Museo di storia locale di Melitopol, Leila Ibrahimova, il museo espone 50mila reperti storici che vanno dalle vecchie asce di battaglia alle medaglie di epoca sovietica, ma la collezione di gran lunga più importante era quella degli antichi ornamenti d’oro degli sciti.
E’ per cercare quel tesoro che un gruppo di soldati russi si sarebbe presentato al museo accompagnando un misterioso esperto “in camice bianco”, che con i guanti e la dovuta attenzione ha trovato e acquisito i gioielli senza tempo di quell’antica cultura.
“Avevamo nascosto tutto, ma in qualche modo l’hanno trovato”, ha detto Ibrahimova al Nyt. Parte della collezione era stata trasferita al sicuro nei caveau a Kiev prima dell’inizio dell’invasione, ma non c’era stato tempo per tutto il resto: era stato nascosto in scatole di cartone in una cantina. Ma i russi, che sapevano dell’esistenza di quel tesoro, hanno interrogato i custodi e alla fine lo hanno trovato. Hanno portato via “almeno 198 oggetti d’oro, compresi ornamenti a forma di fiori, piatti d’oro, rare vecchie armi, monete d’argento e medaglie speciali”.
Sull’oro degli Sciti c’è già stata una vera battaglia legale tra russi e ucraini: quando la Russia decise di annettere la Crimea, alcune collezioni preziosissime di tesori degli Sciti nei musei di Crimea erano in prestito in Olanda. Il governo ucraino fece appello perché non venissero restituite ai russi, e vinse la causa: sono ancora in Olanda. Per i russi, quella antica cultura che univa Crimea, parte dell’attuale Ucraina e della Russia, è un altro simbolo di ciò che vorrebbero ora ricreare, un unico impero figlio di un’unica cultura.
Ma l’oro degli Sciti non è l’unico tesoro rubato in Ucraina dagli invasori. Oleksandr Starukh, capo dell’amministrazione militare regionale di Zaporizhia, dice che nel mese di marzo sono sparite le collezioni più preziose dai musei di Zaporizhia e da quelli di altre città ucraine.
I funzionari del consiglio comunale di Mariupol hanno scritto su Telegram che i russi hanno rubato “più di duemila reperti” dai musei della città martire, tra cui “un rotolo unico della Torah scritto a mano” e “il Vangelo del 1811 realizzato dalla Stamperia veneziana per i greci di Mariupol”.
E non si contano i tesori vilipesi, come gli spari agli affreschi e la profanazione dei luoghi di culto perpetrati per ignoranza o per oltraggio da una parte degli invasori che professa altre religioni. Ma questa è tutta un’altra vicenda.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »