Destra di Popolo.net

I DIARI DAL SOTTOSUOLO DI AZOVSTAL: L’EROICA RESISTENZA DEL BATTAGLIONE AZOV NEI MESSAGGI ALLE MOGLI

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

“NON CI ARRENDEREMO MAI”

Si è laureato in storia nella più prestigiosa università ucraina, la Kyiv-Mohyla Academy, Arseniy Fedosiuk. Nato 29 anni fa in un piccolo centro nella regione di Kiev, si è trasformato giovanissimo da attivista in militare: nel 2014 è passato dalle proteste in piazza Maidan al fronte del Donbass. Ora è uno dei combattenti del reggimento Azov intrappolato nell’acciaieria di Mariupol , l’ultimo baluardo della resistenza ucraina.
Questo è il diario dei suoi giorni nello stabilimento-fortezza sotto assedio russo, ricostruito mettendo insieme i messaggi e i colloqui telefonici scambiati con la moglie Yulia .
Ieri mentre lei incontrava il Papa a margine dell’udienza generale in piazza San Pietro insieme a Kateryna Prokopenko, moglie del super comandante del reggimento, l’acciaieria veniva attaccata non solo dal cielo e con l’artiglieria ma anche con i carri armati.
24 febbraio: l’inizio
«Yulia sono sotto choc, hanno bombardato Kiev, sanno che noi siamo concentrati sul Donbass. Mi raccomando stai a casa al sicuro, cerca di non uscire, ci sentiamo presto».
28 febbraio: l’avanzata
«Butta male Yulia, i russi hanno circondato Mariupol. Hanno già preso Bardiansk, a 80 chilometri da qui, segno che ora tocca a Mariupol. Abbiamo chiesto rinforzi, ma non arriveranno, ci sono troppe città da difendere e Kiev ha la priorità per le forze ucraine».
8 marzo: il compleanno
«Yulia amore mio grazie per gli auguri, mai ne ho avuto così bisogno. Oggi comunque è andata bene. È stata una giornata di grande battaglia, i russi sono entrati con i tank, hanno tentato di prendere una parte della città, ma siamo riusciti a respingerli. Lo considero come un regalo per il mio compleanno».
14 aprile: l’addio
«Siamo circondati, la situazione ora è terribile, ci potrebbero prendere in due o tre giorni. Ti amo Yulia, ci vediamo dall’altra parte della vita».
16 aprile: la traversata
«Ciao Yulia, sto bene. Siamo riusciti in una missione quasi impossibile: siamo riusciti a nuotare dalla sponda destra del fiume alla sinistra per raggiungere il resto del reggimento nell’Azovstal. Ti avevo salutato perché non credevo che ce l’avremmo fatta, eravamo in 300. Non potevo parlartene, era un’operazione segreta. Mi sento stanchissimo, come svuotato: abbiamo nuotato e corso per ore mentre ci attaccavano. Ma ora sono qui, ancora con te».
21 aprile: assalto sospeso
«Oggi Putin ha ordinato di sospendere il previsto assalto finale all’acciaieria, ma qui non ci danno tregua».
3 maggio: amici mort
«Oggi è morto un altro caro amico. Era ferito ma non potevamo curarlo, ci mancano i mezzi. È il terzo in pochi giorni che se ne va così. In questi anni eravamo diventati come fratelli. Sto male. Mi fa male anche pensare che non possiamo neanche seppellirli. Non abbiamo celle frigorifere.I loro corpi vanno in decomposizione, non è giusto essere privati anche della sepoltura! Non possiamo non pensare alle nostre vite appese a un filo, al nostro destino. Per noi ogni giorno, ogni ora potrebbe essere l’ultima».
5 maggio: lasciati soli
«Lo so che stai facendo di tutto. Ma a volte ci sentiamo abbandonati da Kiev. La resa non è un’opzione, verremmo torturati e uccisi. Ma fino a quando possiamo resistere? Zelensky potrebbe spingere di più sulla via diplomatica, non credi?».
6 maggio: la vita al buio
«Sono giorni ormai che non vediamo la luce. Siamo come talpe che si muovono senza sosta: anche se siamo a corto di armi, siamo riusciti a respingere i tentativi dei nemici di farsi strada nei sotterranei. Ma anche di notte non c’è pace: faccio incubi tremendi».
8 maggio: con la famiglia
«Dicono che hanno evacuato tutti i civili, ma c’è la famiglia di un soldato che ha preferito restare qui dentro per evitare di finire nei campi di filtraggio ed essere spedito in Russia».
9 maggio: vivere senz’acqua
«Yulia mi devi fare un favore: sta finendo anche l’acqua dei macchinari, la stiamo centellinando, mi puoi cercare un articolo su come sopravvivere il più a lungo possibile senza bere acqua?».
(da Il Corriere della Sera)
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PUTIN DEVE OPERARSI: TUTTO E’ PRONTO PER UN INTERVENTO CHIRURGICO, TANTO CHE I MEDICI COINVOLTI ENTRERANNO IN SERVIZIO STASERA

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

LA DATA E’ DA DEFINIRE, MA SAREBBERO STATI PREPARATI “BREVI DISCORSI, REAZIONI AGLI EVENTI PROGRAMMATI, FIRME DI DECRETI” E COINVOLTI DUE SOSTITUTI IN MODO DA SIMULARE LA PRESENZA DEL PRESIDENTE PER ALMENO 10 GIORNI

L’operazione a cui dovrà sottoporsi Vladimir Putin sarebbe imminente, tanto che tutto il personale medico coinvolto entrerà in servizio da stasera. A comunicarlo è il canale Telegram “General SVR”, il media che per primo, circa 18 mesi fa, ha diffuso le notizie relative alla salute del presidente, che sarebbe affetto da cancro addominale e dal morbo di Parkinson.
Il canale è stato collegato al professor Valery Solovey, 61 anni, che a febbraio è stato trattenuto per un interrogatorio di oltre 7 ore. Solovoy era un professore presso l’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca, frequentato da futuri diplomatici e spie.
Secondo “General SVR”, tutto è stato approntato per coprire l’assenza di Putin: sono stati preparati «brevi discorsi del presidente», un «video della partecipazione di Putin agli incontri», «reazioni agli eventi programmati», «approvazione delle rotazioni, firme di decreti, approvazione e condanna di vari processi e figure».
Secondo gli organizzatori della messinscena, «i preparativi dovrebbero bastare per almeno 10 giorni». Una questione di prudenza. I medici infatti hanno previsto che Putin potrà essere mostrato in pubblico già dopo 2-5 giorni, ma «gli organizzatori hanno deciso di andare sul sicuro».
Se necessario, sarebbero già pronti due sostituti per simulare gli spostamenti di Putin. È stata predisposta anche la possibilità di far passare uno dei sostituti di Putin davanti al pubblico. «Tutto è praticamente pronto. L’orario è stato già determinato, l’operazione si svolgerà in notturna e comincerà tra l’1.00 e le 14, la data è ancora in via di definizione, ma tutto il personale medico sarà in servizio a partire da stasera» spiega il canale.
«La data varia per motivi di sicurezza, ma dovrebbe essere chiaro che i medici insistono su una procedura precoce. I medici, tutti specialisti russi, hanno superato un controllo multilivello».
A guidare il paese durante il periodo di incapacità del presidente sarà Nikolai Patrushev, una decisione, sempre a detta del canale, «concordata in anticipo. Tutte le figure chiave dell’ambiente presidenziale ne sono consapevoli». Nikolai Patrushev è l’ex capo dell’Fsb e oggi segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa. Si tratta di uno dei pochi consiglieri di Vladimir Putin.
Il canale conclude con un appello: «Vogliamo avvertire tutte le persone da cui dipende il processo decisionale nelle forze dell’ordine, nell’esercito, in qualsiasi posizione pubblica nella Federazione Russa, di pensare dieci volte prima di decidere se vale la pena adempiere all’ordine penale proveniente dalla leadership del regime ancora esistente. Il cambiamento può iniziare prima di quanto pensi. L’adempimento di qualsiasi ordine penale farà di te un criminale che risponderà nella misura massima consentita dalla legge, e rifiutare o sabotare un ordine penale ti renderà un eroe e consentirà di vivere felicemente dopo la caduta del regime. Indipendentemente da come andrà l’operazione chirurgica, e quanto durerà il mezzo cadavere di Putin, con la sua morte, arriverà il momento di rispondere del sostegno di questo governo criminale. Fai una scelta».
(da agenzie)

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IL GENERALE GRAZIANO: “SENZA LE ARMI ALL’UCRAINA OGGI PUTIN AVREBBE GIA’ INVASO MOLDAVIA, GEORGIA E BOSNIA”

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

“KIEV STA RIGUADAGNANDO TERRENO”

Il generale Claudio Graziano, attualmente al vertice del Comitato militare dell’Ue, è stato capo di Stato Maggiore dell’Esercito, capo dello Stato Maggiore della Difesa e comandante delle Forze Armate.
Oggi in un’intervista al Corriere della Sera spiega che è necessario dare armi all’Ucraina anche per evitare un’escalation del conflitto.
Che potrebbe arrivare fino alla Georgia o alla Moldavia. «Con le locali controffensive ucraine siamo sicuramente nella terza fase di questa guerra. Il Piano A di Putin, infatti, prevedeva una campagna “veloce, economica e facile” per impadronirsi di Kiev e di altri punti chiave, catturare i leader del governo e forzare un accomodamento politico dall’Ucraina. Ossia l’instaurazione di un governo asservito. Entro le prime 48 ore, le perdite in combattimento russe hanno indicato ai comandanti che questo piano era fallito».
Poi, secondo il generale, «abbiamo avuto una seconda fase in cui il popolo ucraino nella sua totalità si è battuto per il sacro dovere della difesa della patria. La loro determinazione, unita al sostegno internazionale, sembra stia palesando un cambio di passo. Lasciando immaginare che potremmo essere all’inizio di una nuova fase. Quella di fermare l’offensiva riguadagnando parte dei territori caduti sotto il controllo russo in questi 77 giorni».
Ma, spiega Graziano nel colloquio con Fiorenza Sarzanini, «senza l’invio di armi all’Ucraina oggi, molto probabilmente, Putin avrebbe il controllo del governo di Kiev minacciando direttamente i confini dell’Unione Europea. Senza considerare che Moldavia, Georgia e Bosnia, in assenza di una ferma risposta europea e occidentale, avrebbero probabilmente subito le stesse attenzioni di Putin».
(da agenzie)

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CRESCE LA FIDUCIA IN DRAGHI, SOLO IL 25% DEGLI ITALIANI LO RITIENE SUCCUBE DEGLI USA

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

GLI SCETTICI SONO GLI STESSI SOVRANISTI CHE NON VOGLIONO UNA FORZA MILITARE EUROPEA

Un sondaggio di Euromedia Research illustrato oggi da Alessandra Ghisleri su La Stampa dice che il consenso nei confronti del presidente del Consiglio Mario Draghi cresce, ma il 24,5% del campione pensa che il premier sia succube di Biden.
Su questa posizione si trovano il 41,2% degli elettori di Fratelli d’Italia, il 28,2% degli elettori M5s e il 23,0% di chi vota Lega.
L’elettorato del Pd è invece convinto che le posizioni del nostro Presidente del Consiglio siano in difesa della pace (32,1%), o a tutela del nostro paese (29,9%), come quasi il 40,0% dei sostenitori di Fi.
In un mese la fiducia nei confronti di Draghi è cresciuta di quasi due punti, ovvero dal 47,4% al 49,2%. Mentre secondo il campione ascoltato da Euromedia Research i tour del gas del premier sono un primo passo per ottenere l’indipendenza energetica dalla Russia ma non sufficiente per garantire i rifornimenti nei prossimi mesi.
Il 16,1% li ritiene invece un’operazione di facciata perché non potremo fare a meno del gas di Putin, mentre il 15,9% li ritiene inutili perché dovrebbe trovare il modo di mantenere aperte le forniture russe finché il nostro Paese non sviluppa al meglio la sua indipendenza energetica.
(da agenzie)

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LA PREMIER DELLA FINLANDIA: “ADERIAMO ALLA NATO AL PIU’ PRESTO”

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

MOSCA: “PER NOI E’ UNA MINACCIA”….LA MINACCIA VERA E’ CHE ESISTA ANCORA UN REGIME CRIMINALE A MOSCA

«L’ingresso della Finlandia nella Nato sarebbe sicuramente una minaccia per la Russia», questa la dichiarazione arrivata dal Cremlino sul recente annuncio del presidente finlandese Sauli Niinistö e della prima ministra Sanna Marin di voler entrare a far parte della Nato.
I due rappresentanti del governo hanno fatto sapere di una dichiarazione congiunta di richiesta per essere ufficialmente considerati membri dell’alleanza militare.
«La risposta della Russia all’entrata della Finlandia nella Nato dipenderà dalla vicinanza delle infrastrutture dell’Alleanza ai confini russi», ha continuato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia di stampa russa Tass.
«Mosca», ha aggiunto Peskov, «adotterà le necessarie misure per garantire la propria sicurezza». Nel frattempo ad esprimersi sulla questione è anche la stessa Nato: «L’adesione della Finlandia alla Nato avverrà senza intoppi e rapidamente». A farlo sapere è stato il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg.
«La Finlandia deve fare domanda per l’adesione alla NATO senza indugio», hanno affermato Niinisto e Marin in una dichiarazione congiunta riportata da Reuters.
La Finlandia, che condivide un confine di 1.300 km (810 miglia) con la Russia, è rimasta finora al di fuori del Trattato del Nord Atlantico per mantenere relazioni amichevoli con il suo vicino.
«Ci auguriamo che i passi ancora necessari per prendere questa decisione vengano fatti rapidamente entro i prossimi giorni», fanno sapere adesso il presidente e la premier. L’agenzia di stampa Reuters scrive che l’opinione dei finlandesi sulla Nato è cambiata dopo “l’operazione speciale” della Russia in Ucraina.
Il sostegno all’adesione è salito a numeri record negli ultimi mesi: l’ultimo sondaggio dell’emittente pubblica YLE dava un consenso intorno al 76%, mentre soltanto il 12% si dichiara apertamente contrario. L’entrata della Finlandia della Nato potrebbe spingere anche la Svezia a prendere rapidamente una decisione favorevole.
Il ministro degli Esteri finlandese, Pekka Haavisto, in audizione alla commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, ha invece dichiarato che «la nostra adesione rafforzerebbe la stabilità della regione del Mar Baltico, del Nord dell’Europa e rafforzerebbe anche la Nato se la Finlandia diventasse un futuro alleato. La Finlandia ha credenziali solide, democratiche che rispettano i criteri di adesione della Nato e ha una forte e credibile difesa nazionale interoperabile con quella della Nato». Secondo Haavisto «la Finlandia porterà un valore aggiunto alla Nato. Abbiamo 280 mila soldati operativi, abbiamo una riserva di 900 mila soldati. Abbiamo una flotta che siamo pronti a sostituire con sei F35 ordinati di recente».
(da agenzie)

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IL PRESIDENTE DEGLI ALPINI, DOPO AVER TENTATO DI NASCONDERE LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO, FINALMENTE CHIEDE SCUSA

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

LE DENUNCE DI MOLESTIE RACCOLTE SONO ARRIVATE A 500… CHI HA ASSISTITO SENZA INTERVENIRE E’ DEGNO DEGLI SFIGATI UBRIACONI CHE HANNO MOLESTATO RAGAZZINE CHE POTEVANO ESSERE LE LORO FIGLIE E NIPOTI

All’indomani delle denunce social da parte dell’Associazione “Non una di meno” è andato in scena il classico modus operandi di chi ha provato a nascondere la polvere sotto il tappeto.
L’Associazione Nazionale Alpini, infatti, aveva provato a minimizzare i fatti parlando di “episodi fisiologici” per poi passare alla versione dei “cappelli taroccati”.
Oggi, dopo la presentazione di alcune denunce ufficiali alle forze dell’ordine, il Presidente di quella stessa associazione che ha organizzato il raduno di Rimini ha deciso di fare un passo indietro Sebastiano Favero, adesso, chiede scusa e si impegna a fare qualcosa in più “per cambiare”.
Intervistato da Il Corriere della Sera, il Presidente dell’ANA ha deciso di fare un passo indietro, abbandonando quella narrazione raccontata fino a ieri, quando dagli stessi Alpini era arrivata una minimizzazione paradossale dopo quanto emerso.
“Adesso ci sono fatti concreti. E mi consenta innanzitutto di chiedere scusa a chi ha subito le molestie. Faremo di tutto, insieme alle forze dell’ordine, per individuare i responsabili. E se sono appartenenti alla nostra associazione, prenderemo provvedimenti molto forti”
In attesa di capire quali saranno questi “provvedimenti molti forti” – considerando che gli iscritti all’Associazione sono oltre 340mila in tutta Italia -, dunque, sono arrivate le scuse. Una auto-reprimenda arrivata dopo che le denunce sulla scrivania delle forze dell’ordine si sono moltiplicate dopo gli sfoghi social. E, probabilmente, questo cambio di passo è arrivato anche dopo la pubblicazione di alcuni video.
Lo stesso Sebastiano Favero, nella sua intervista, ha detto che probabilmente dietro il comportamento di alcuni – definiti “imbecilli” – potrebbe esserci anche un problema culturale e che a nulla è servita l’opera di sensibilizzazione fatta dopo i casi precedenti, nelle adunate degli scorsi anni. E cosa farebbe se si ritrovasse di fronte una delle donne vittime delle molestie durante il raduno di Rimini?
“La guarderei serenamente e le chiederei scusa. E le direi che chi si è comportato in quel modo non è un vero alpino”.
Una presa di posizione arrivata solamente oggi, dopo le denunce. Meglio tardi che mai.
(da agenzie)

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LE RAGAZZINE MOLESTATE A RIMINI PER FELTRI SONO “SFIGATE NEMICHE DEGLI ALPINI”

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

BRUTTA COSA ESSERE SFIGATI, IN EFFETTI, SI MUORE RANCOROSI

Ci sono video che lo testimoniano, donne che hanno deciso di denunciare pubblicamente quanto accaduto e precedenti “storici” in altre occasioni analoghe. Ma, ancora una volta, Vittorio Feltri riesce a etichettare come “goliardata” gli att
Molestie verbali e fisiche contro le donne, in strada e in alcuni locali. Ma per il fondatore di Libero, chi ha denunciato tutto ciò fa parte della schiera del “femminismo beota” e delle “sfigate nemiche” delle Penne Nere.
Già nella giornata di ieri, mercoledì 11 maggio, Libero quotidiano aveva deciso di aprire la propria edizione cartacea con una versione tutta sua dei fatti di Rimini: “La sinistra moleste gli Alpini. Agguato alle Penne Nere”. E oggi è arrivato il bis con l’editoriale a firma Vittorio Feltri, di cui riportiamo alcuni passaggi:
“Recentemente a Bergamo, appena scoppiata la pandemia, essi costruirono in dieci giorni un ospedale d’emergenza che salvò parecchie vite. Mi risulta che (nessuno) pochi li ringraziarono delle loro opere, in compenso adesso le tardo femministe da strapazzo li insultano e li spacciano per molestatori seriali, mentre sono persone sempre pronte ad aiutare chi è in difficoltà”.
Il racconto di Vittorio Feltri, poi, si sposta su esperienze personali vissute anni fa. Episodi di nonnismo in caserma, quando prestava servizio militare, di cui ha solo buoni ricordi. Perché per lui è tutto goliardia, quando accadono episodi simili. E invece adesso
“Se un alpino rivolge a una fanciulla una frase cafona, per esempio riferendosi alla gnocca, questi viene denunciato non alla magistratura, bensì sui giornali. Evidentemente il femminismo beota ha toccato il fondo”.
Finisce qui? Assolutamente no. Perché se l’attacco alle donne sembrava aver già toccato il fondo, la chiusura dell’editoriale riesce a peggiorare la situazione. Cita un suo amico che si rivolse a una donna, in un locale, dicendole “bella f*ga”. Lei rispose “villano” e lui ribadì il concetto. Alla fine lei, secondo il racconto del fondatore di Libero, scoppiò una fragorosa risata. E questo episodio viene paragonato ai casi di Rimini (mentre si stanno moltiplicando le denunce alle forze dell’ordione) così: “Era più evoluta delle sfigate nemiche odierne degli alpini”. Peccato che questa evoluzione non vi sia stata tra tanti uomini proprio “sfigati”.
(da agenzie)

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LA CNN DIFFONDE IL VIDEO DEI SOLDATI RUSSI CHE SPARANO A DUE CIVILI DI SPALLE E POI RUBANO ALL’INTERNO DEI LOCALI

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

LE TELECAMERE DI SORVEGLIANZA DI UN FABBRICATO INCHIODANO I CRIMINALI RUSSI, FECCIA SENZA ONORE

Un filmato che potrebbe rientrare all’interno del grande contenitore che da quasi tre mesi sta raccogliendo tutte le testimonianze tangibili dei crimini di guerra commessi dai militari inviati del Cremlino in Ucraina. A pubblicarlo è stata l’emittente statunitense CNN che ha ottenuto quelle immagini immortalate dalle telecamere di video-sorveglianza di un fabbricato non distante dalla capitale, Kyiv.
Nel video si mostrano soldati russi che sparano alle spalle di due civili che stavano camminando in strada.
A essere colpiti, come spiega la CNN, sono stati il proprietario di una concessionaria di automobili e la guardia giurata che prestava servizio proprio all’interno della struttura.
E le immagini, nel video integrale pubblicato dall’emittente americana, appare evidente il comportamento dei militari russi. Due soldati, infatti, rincorrono i due civili e – dopo aver imbracciato la loro arma – sparano contro di loro. Alle loro spalle.
I due camminavano senza preoccupazioni all’interno di quel fabbricato alle porte di Kyiv. Poi l’agguato alle loro spalle, con quei ripetuti colpi d’arma da fuoco che li colpiscono facendoli cadere inermi a terra. Le due persone sono decedute pochi istanti dopo e sono stati lasciati in una pozza di sangue.
Nel seguito del video, di vedono i soldati russi (non solo quelli che hanno sparato e ucciso i due ucraini) correre all’interno degli uffici e fare razzia di tutto quel che si trovava all’interno, trovando anche il tempo di rifocillarsi.
Come spiegato dalla CNN, questa azione risale al 16 marzo scorso, come testimoniato dalla data delle immagini immortalate dal sistema a circuito chiuso di video-sorveglianza.
(da agenzie)

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DAL PARLAMENTO DI MOSCA L’OK ALLA “SHUTTLE ECONOMY” CIOE’ I VIAGGI OLTRE CONFINE ALLA RICERCA DEI BENI DELL’OVEST DA COMPRARE PER POI RIVENDERE IN PATRIA

Maggio 12th, 2022 Riccardo Fucile

NELL’ELENCIO DELLE MERCI PER LE QUALI E’ REVOCATO IL DIVIETO DI IMPORTAZIONE CI SONO PANNOLINI, COSMETICI, FIAMMIFERI, SMARTPHONE, AUTOMOBILI, OROLOGI, METALLI E PERSINO REATTORI NUCLEARI

La grande parata del 9 maggio è finita, l’economia di trasporto invece sta per ricominciare. Li chiamavano «chelnoki», dal nome della spola che sui telai industriali muove l’ago avanti e indietro.
Intorno al 1994 ne furono contati oltre venticinquemila: l’armata degli «Shuttle traders», che una volta tornata in patria si radunava sul piazzale davanti allo stadio Luzhniki e subito gettava sulle bancarelle il contenuto delle proprie valigie.
Erano negozianti, contrabbandieri riconvertiti, faccendieri, che si erano inventati un nuovo mestiere. Partivano alla volta della Cina, della Turchia, della Grecia e di Dubai, riempivano di ogni ben di Dio i loro bagagli, e tornavano a casa per rivendere al dettaglio tutto ciò che all’epoca mancava. Quella pratica era diventata il simbolo della umiliazione di un popolo.
Nella Russia sprofondata nella più grande crisi economica di sempre, un trauma che la popolazione ricorda come l’unità di misura del punto a cui non bisognerebbe mai più ritornare, era la certificazione del fallimento di una società che voleva ma non poteva più, essere costretta a vivere di sotterfugi.
Mentre il mondo si chiedeva cosa avrebbe detto Putin durante la fatidica Festa della Vittoria, il parlamento russo ha resuscitato l’economia-shuttle quasi di nascosto, dandole una patina di ufficialità.
Le autorità hanno infatti deciso l’elenco delle merci per le quali è revocato il divieto di importazione parallela. Significa che dal 6 maggio, oltre cinquanta categorie di prodotti possono essere introdotte nel Paese senza il permesso dei proprietari di marchi e dei rivenditori autorizzati.
Pannolini, cosmetici, fiammiferi, smartphone, automobili, orologi, metalli e persino reattori nucleari. Nell’elenco c’è di tutto. «Tale libertà» si legge nel comunicato del ministero dell’Industria e del Commercio, «è concessa agli importatori al fine di saturare il mercato interno sullo sfondo di un notevole calo del volume delle merci importate in Russia». La lista è definita «aperta». Potrebbe cambiare a seconda di quali altre società straniere lasceranno il mercato russo.
Gli esperti stimano che l’importo totale dei prodotti inclusi nell’elenco sia di centoventi miliardi di dollari all’anno, pari alla metà del valore delle importazioni russe.
L’ordinanza del Dipartimento del commercio interno cita 96 articoli specifici che coprono un’ampia gamma di merci. Con le apparecchiature elettroniche (sono citati i marchi, Apple, Samsung, Canon, HP, Toshiba) e le auto straniere viene applicato un approccio definito «selettivo».
Non ne sarà consentita l’importazione indiscriminata, per evitare una eccessiva concorrenza nei confronti delle aziende russe. L’immissione sul mercato interno di cosmetici, che ora cominciano a scarseggiare, viene consentita senza alcun limite ad eccezione dei prodotti di Garnier, L’Oréal, e altre aziende che hanno definitivamente lasciato la Russia. Ma più si scende nella scala dei beni di prima necessità, più spariscono i controlli. Le importazioni parallele di alimentari, vestiti, scarpe, indumenti intimi, sapone, farmaci, borse, sono consentite senza alcuna restrizione sui marchi e sulla quantità.
L’economia di trasporto diventa statale. Tornano le bancarelle, torna un mercato di confine che trent’ anni fa creò una zona grigia a cavallo tra legalità e contrabbando. Avanti così, verso la grande paura del 1992.
(da il Corriere della Sera)

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