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SCHLEIN VISITA LO STABILIMENTO MARELLI DI CREVALCORE CHE STA CHIUDENDO PER VOLONTÀ DELLA PROPRIETÀ, CIOÈ IL FONDO KKR, LO STESSO A CUI TIM STA PER VENDERE LA RETE

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

“QUELLO CHE STANNO FACENDO QUI DEVE ESSERE UN CAMPANELLO D’ALLARME. SE LA LOGICA È SOLO QUELLA DEL PROFITTO, KKR NON È ADEGUATA A GESTIRE INFRASTRUTTURE STRATEGICHE. CHIEDIAMO AL GOVERNO DI ALZARE LA VOCE E NON PIEGARE LA TESTA”

«Il governo sta discutendo della vendita della rete Netco della Tim che è un’infrastruttura strategica sulle telecomunicazioni al gruppo Kkr, proprietario della Magneti Marelli». Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, davanti ai cancelli della Marelli di Crevalcore. «Se non hanno preoccupazione ad affidare una struttura strategica a un fondo di investimenti estero, quello che stanno facendo qui a Crevalcore deve essere un forte campanello d’allarme. Se la logica è solo quella del profitto vuol dire che non sono realtà adeguate a gestire delle infrastrutture strategiche italiane».
«Al governo noi chiediamo, se ha un canale aperto con Kkr, allora alzi la voce e non pieghi la testa”
(da La Stampa)

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L’ITALIA SPRECA MENO CIBO: I RINCARI NEL CARRELLO AVREBBERO CONTRIBUITO A DIMINUIRE LO SPRECO ALIMENTARE DEL 25% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

NONOSTANTE CIO’, L’ITALIA È IL TERZO PAESE IN EUROPA PER CIBO BUTTATO OGNI ANNO (8,65 MILIONI DI TONNELLATE DI ALIMENTI, CIRCA 146 CHILI A TESTA), DIETRO A GERMANIA E FRANCIA

Italia sprecona secondo i dati elaborati dal centro studi Divulga il nostro è il terzo peggior Paese in Europa quanto a cibo buttato. Ogni anno sprechiamo 8,65 milioni di tonnellate di alimenti, appena dietro i 10,9 milioni della Germania ei 9 della Francia. A testa, fanno 146 chili di cibo buttato all’anno, molto più della media Ue che è di 131 chili
Economicamente parlando, ricorda lo studio Divulga, insieme col cibo nelle pattumiere del nostro Paese finiscono ogni anno 22,8 miliardi di euro, 385 euro a testa: 17,9 miliardi vengono buttati nel cestino direttamente dalle famiglie, tra cibo scaduto e avanzi non consumati ; 2,4 miliardi di euro rimangono nei campi, sotto forma di prodotti non raccolti; per il resto, 960 milioni di euro sono responsabilità dell’industria alimentare, 970 milioni della grande distribuzione e 550 milioni di euro dei ristoranti.
Il caro-prezzi nel carrello della spesa, però, sta cambiando le carte in tavola. Nel nostro Paese, nell’ultimo anno il caro-prezzi avrebbe contribuito a diminuire lo spreco domestico del 25%: quest’estate, infatti, il cibo buttato era pari in media 469,4 grammi per ogni cittadino, 125,9 grammi in meno rispetto all’estate 2022.
La perdita di cibo costituisce ha anche un impatto negativo sull’ambiente. Secondo la Fao, gli alimenti sprecati rappresentano il 10% delle emissioni globali di gas serra. In Europa ogni anno lo spreco alimentare produce 161 milioni di tonnellate di CO2, che corrispondono a 0,36 chili a persona. Anche in questo caso, la performance italiana risulta peggiore rispetto alla media Ue, con 0,40 chili procapite.
(da Sole 24 Ore)

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LA STORIA DI EL AOUAK, L’IMPRENDITORE UMBRO ARRIVATO DA FES A TRE ANNI

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

RABBIA E RISCATTO: “MI FECI CHIAMARE MATTIA, ORA LA MIA AZIENDA VOLA”

Nel rullo continuo di notizie sugli sbarchi, i rimpatri, gli scafisti e le ong da contrastare, si ha la sensazione che in questi ultimi anni, purtroppo, si sia un po’ perso il racconto dell’“opportunità” rappresentata dalla migrazione, quella che riesce a trasformarsi in una risorsa e che riguarda 5 milioni di persone.
È la storia per esempio di Mattia El Aouak, nato a Fès, bella ma non abbastanza attraente e ricca da trattenere il padre Mohamed che negli anni Settanta emigra in Italia come turista e ci resta lavorando come venditore ambulante di abbigliamento.
Mattia con la mamma e i suoi fratelli, lo raggiunge solo dopo 15 anni dopo, negli anni Novanta, grazie al ricongiungimento familiare. Lui ha tre anni: “Ero troppo piccolo per ricordarlo”, racconta Mattia, “ma so che nel 1997 siamo arrivati con un volo diretto, Casablanca Roma.”
È negli anni ‘90, con la legge Martelli, che maturano leggi sull’immigrazione come un fenomeno più stabile, e iniziano i ricongiungimenti familiari, come quella di Mattia, famiglie prima divise da una burocrazia micidiale. L’arrivo delle madri e dei bambini che incontrano un mondo nuovo da conoscere e decifrare. Gli anni ‘90 sono quelli dei sogni che si avverano per molte famiglie di immigrati finalmente riunite.
Mattia aveva soli 3 anni quando arrivò in Italia in braccio alla mamma Marya. Una vita davanti, tutta da costruire. Dai vicoli incantati di Fès a una piccola frazione di pochi abitanti, Papiano, nel comune di Marsciano, è un bello strappo.
Lui, come tanti figli di immigrati non ha scelto di emigrare eppure si troverà addosso questa etichetta. È una seconda generazione che, però, grazie alla migrazione dei genitori, ma alla propria caparbietà, resilienza e ingegno è riuscita ad entrare in quella quota denominata “risorsa” dell’immigrazione, riuscendo a fare anche impresa ma che trova ancora poco spazio nel racconto.
“Sin da piccolo volevo sempre avere una cosa mia. Ho sempre sentito che era un’esigenza importante”, racconta. Oggi Mattia è un imprenditore affermato di 31 anni, ed è la mente di ParkingMyCar, una startup umbra dei parcheggi che non solo si è espansa nel territorio italiano ma sta proseguendo anche all’estero. È stata scelta tra le 10mila imprese in tutto il mondo e premiata tra le migliori 50 emergenti.
Ma per arrivare fin qui, Mattia El Aouak, anche se giovanissimo, ne ha fatta di strada. Si è distinto da subito come abile venditore, e a soli 19 anni è diventato responsabile di filiale di un’agenzia di intermediazione di servizi che aveva a che fare con importanti aziende di telecomunicazioni nazionali. Pochi anni dopo, ed è lui a diventare capo di un’agenzia di intermediazione tutta sua con collaboratori al seguito.
La sua storia segue con la nascita di ParkingMyCar: «È nato tutto da un viaggio. Ero in macchina e da Perugia dovevo arrivare in aeroporto a Roma. Ciò significava trovare un parcheggio in tempi utili anche per non perdere il volo. In quegli istanti, nella difficoltà di trovare online una piattaforma efficace nel rispondere alla mia esigenza, è nata la mia curiosità di capire come funzionava il mercato dei parcheggi. E per tutto il volo in aereo non ho fatto altro che pensare a inventare qualcosa per rispondere al meglio a quella domanda».
Il parcheggio diventa un pensiero fisso di El Aouak che si trasferisce anche per un periodo a Bologna per studiare nel dettaglio quel mondo. Studia i parcheggi degli aeroporti, fa ricerche di mercato e fonda nel 2018 la sua azienda. C’è però la parentesi della pandemia, che per lui non è un ostacolo, anzi. “È proprio nella pausa del Covid che ho fatto i maggiori investimenti per migliorare la piattaforma on line di parcheggi che avevo in mente con un professionista, facendo una mappatura di tutti gli aeroporti, perché i due competitor presenti sul mercato erano deboli.”
L’idea di El Aouak è così potente che ha margini di crescita anche a livello internazionale, e così si rende conto di non potercela fare da solo. Inizia ad entrare in start up, riuscendo ad attirare investitori, che arrivano a fine 2020. Da cinque risorse nell’azienda oggi sono in 30 sotto la guida di quello che qualche anno fa era solo un bambino arrivato nelle braccia della mamma Marya da Fès. Il 2022 si è chiuso con una crescita del 2.000%, il 2023 con un raddoppio del fatturato di 3milioni di euro. “Per il 2024 siamo già avviati per aprire le nostre sedi in Europa – Spiega El Aouak – la mia voglia di riscatto mi ha portato fin qui e spero e credo mi potrà portare ancora lontano.”
Ma riscatto da cosa?, chiedo a Mattia. “Riscatto dall’immagine ormai prestabilita dell’immigrato, o del figlio dell’immigrato che sembra non possa essere altro dall’operaio. È un qualcosa che si sente a pelle dagli sguardi. Io sin da piccolo volevo dimostrare che si sbagliavano. Volevo creare qualcosa di mio. Dimostrare che anche se ero figlio di un immigrato, potevo fare cose grandi.”
Oggi si può dire che un passo importante lo hai fatto, chiedo a Mattia: ma mi togli una curiosità? il nome “Mattia” non è un nome arabo, eppure i tuoi genitori sono tutti e due marocchini…
“Sì è vero”, risponde. Una breve pausa, e poi la voce di Mattia, con accento perugino inequivocabile, si trasforma e si traduce in lingua araba: Hai ragione Karima, il mio vero nome è Yassin.”
E perchè ti fai chiamare Mattia?, gli chiedo. “È un gioco che facevamo io e i miei amici marocchini fin da bambini”, racconta, “per farci accettare dagli altri bambini italiani. Evitavamo di dire i nostri veri nomi un po’ per non farci escludere. Ma poi, mi è servito anche da venditore. Firmarsi, o presentarsi come Mattia, e non come Yassin El Aouak, era tutt’altra cosa. È triste dirlo ma è la realtà. È tutta una questione di fiducia, empatia, vicinanza. Al telefono, via mail, in un incontro ravvicinato con il mio italiano con accento umbro, non c’è mai stata distanza e molti ancora oggi pensano che sono Mattia, che sono italiano. Che poi alla fine, italiano, lo sono anche”.
Silenzio. Certo, è un finale che uno non si aspetta perché un po’ confonde, ma nella realtà forse chiarisce ancora meglio la complessità della storia dell’immigrazione nel nostro Paese, e insieme la fatica dell’integrazione, più semplice senza etichette e gabbie, più complessa se identificata. Con il nome Yassin, molto probabilmente Mattia avrebbe speso troppo tempo per arrivare. Tempo che giustamente, con quella fame di riscatto, non aveva da perdere, perché a ragione, alla fine oggi molto orgogliosamente si può presentare come Yassin El Aouak, il giovane imprenditore che alza la bandiera italiana nel mondo, che dà un’occupazione ad almeno 30 lavoratori italiani.
Sì, proprio Yassin, il figlio di quell’immigrato marocchino di nome Mohamed, arrivato da Fès; e chissà quante volte nei mercati, qualcuno lo avrà chiamato: Ue’ Africa, ecco il vu cumpra. Ecco, Yassin, pur orgogliosissimo del papà, non aveva alcuna voglia di entrare in quella gabbia, e si è mangiato il tempo per abbatterla con un semplice nome. Un gioco da bambini.
(da agenzie)

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VENEZIA, UN CAVALLO DI TROIA GIGANTE CONTRO LE POLITICHE SUL CLIMA

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

EXTINCTION REBELLION: “LA SCIENZA E’ UNA CASSANDRA INASCOLTATA”

Alcuni attivisti del gruppo Extinction Rebellion hanno scalato questa mattina a Venezia il palazzo Grandi Stazioni, sede della Regione, e si sono incatenati a un balcone, mentre altri portavano una riproduzione gigante in cartapesta del famoso cavallo di Troia. L’azione di disobbedienza civile, tra l’epica e l’attualità, è una contestazione del piano siccità, giudicato inutile dagli attivisti, del presidente del Veneto Luca Zaia: «Un’arma pericolosa presentata ai cittadini come dono. Un decreto che non riconosce la crisi climatica come causa della siccità e degli eventi meteo estremi che stiamo sperimentando, non solo non affronta il problema ma lo aggrava», dichiarano i manifestanti. Secondo gli attivisti, la Regione tratterebbe gli effetti della crisi climatica «come se fossero eventi isolati e in maniera non risolutiva. Nel frattempo offre soluzioni a breve termine per mitigarne solo i danni immediati. Il Governo, sia nazionale che regionale continuano a sminuire la gravità della crisi ecoclimatica e ad alludere invece a un fantomatico catastrofismo degli ambientalisti».
Per questo stamattina il gruppo ha inscenato una protesta-rievocazione epica che paragona il piano della Regione al cavallo di Troia raccontato nell’Iliade omerica: un’arma presentata come un dono. I due manifestanti sul balcone hanno annunciato ai passanti che osservavano la scena da sotto: «Come Cassandra nel mito della distruzione di Troia, la scienza è inascoltata. Come il veggente Laocoonte, mettiamo in guardia i cittadini». La profetessa, con il dono della preveggenza, aveva ammonito i suoi concittadini della presenza dei soldati achei dentro al cavallo, ma era rimasta inascoltata. Solo Laocoonte le credette e per questo fu ucciso dagli dei divorato da due serpenti. Allo stesso modo gli attivisti si rappresentano come dei profeti che annunciano le sventure che ci aspettano nel caso in cui non vengano prese serie azioni contro il cambiamento climatico. Davanti al palazzo Grandi Stazioni, altri componenti del gruppo vestiti da soldati esibivano dei cartelli con alcune scritte: «Ignorare la scienza», «Non affrontare la crisi climatica», «Soluzioni a breve termine».
(da agenzie)

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MASSIMILIANO E ALICE SPOSI: L’AMORE NATO DURANTE I SOCCORSI NEL CROLLO DEL PONTE MORANDI

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

LE FEDI LE HA PORTATE LEXIE, IL CANE DI ALICE, POMPIERE DEL NUCLEO CINOFILO

“Io e Alice ci siamo conosciuti il 14 agosto 2018 sotto ciò che rimaneva dal crollo del ponte Morandi a Genova”. E’ una scena di devastazione, una delle più terribili degli ultimi anni, con la morte di 43 persone, la strada per il mare che non esiste più, una città e un paese feriti e la rabbia di fronte a una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare.
Le televisioni e i giornali, in quei giorni, sono piene delle immagini dei vigili del fuoco impegnati nei soccorsi prima, nella ricerca delle vittime dopo.
Massimiliano Durante, 45 anni, e Alice Triulzi, 39 anni, entrambi vigili del fuoco effettivi, si sono incontrati per la prima volta sull’orlo del baratro del viadotto crollato sul Polcevera. Qualche giorno fa si sono sposati in comune, a Villardora, indossando invece degli abiti da cerimonia le divise dei vigili del fuoco, le stesse con cui si sono incontrati la prima volta.
“Io ero con il nucleo usar di Torino (la squadra di ricerca e soccorso in contesto urbano), Alice in servizio con il nucleo cinofilo Lombardia – racconta Massimiliano – Ci siamo trovati nel torrente Polcevera, che scorreva al di sotto del ponte Morandi tra ciò che rimaneva del ponte crollato durante la ricerca di eventuali sopravvissuti in quanto i colleghi”. I vigili del fuoco di diverse regioni lavoravano insieme in quella tragedia perché la richiesta di uomini e forze era altissima e la Liguria, da sola, non avrebbe potuto far fronte all’emergenza.
Non c’era tempo di pensare a nient’altro che a scavare, cercare e soccorrere, ma intanto gli occhi di questi due vigili del fuoco si sono incrociati. “Abbiamo cominciato a frequentarci qualche mese dopo, nonostante la distanza che ci separava, io a Torino, lei in Valchiavenna, in provincia di Sondrio”, raccontano.
I classici amori a distanza, fatti di viaggi, trasferte, saluti sulle banchine di una stazione e ore al telefono per colmare la lontananza con le parole. “Dopo due anni, quando Alice ha terminato a Roma i sette mesi di corso di formazione come vigile del fuoco permanente, allora abbiamo deciso di andare a convivere in Valsusa. Quindi Alice per amore si è trasferita in Piemonte”, racconta ancora Massimiliano.
I due pompieri sono convolati a nozze il 13 settembre. Una cerimonia civile celebrata in comune a Villardora con addosso le divise dei vigili del fuoco, simbolo di un lavoro che entrambi vivono come una missione ma anche di un amore nato con quella divisa sulle spalle. Lexie, il cane di Alice, un australian kelpie parte del nucleo cinofilo in Piemonte, ha portato le fedi ai due novelli sposi durante la cerimonia.
(da agenzie)

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COSA RESTA DI FORZA ITALIA SENZA SILVIO BERLUSCONI? NULLA, ORMAI E’ SOLO UN “PARTITO CUSCINETTO” TRA SALVINI E MELONI, CHE SVENTOLA UNA GENERICA IDENTITA’ “MODERATA” MA NON CONTA NULLA

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

CIO’ CHE ANCORA TIRA E’ IL BRAND BERLUSCONI: NON A CASO SI CONTINUA A EVOCARE IL NOME DI PIERSILVIO O DI MARINA PER LA GUIDA DEL PARTITO

C’era una cosa che Berlusconi riusciva sempre a fare, trovare il messaggio giusto. Il claim più efficace per intercettare il suo elettorato Aveva cominciato con lo slogan “meno tasse per tutti” e ha concluso su pensioni minime e bonus dentiere. consentendogli di capire il suo target e di raggiungerlo senza spocchia
Ecco, è ciò che manca adesso a Forza Italia, capire i suoi elettori e provare dargli la caccia. La kermesse che si apre a Paestum per ricordare il Cavaliere – che oggi avrebbe compiuto 87 anni – in realtà diventa una celebrazione per coprire quel vuoto. In effetti, dalla scomparsa di Berlusconi la ragion d’essere politica di Forza Italia è diventata la rappresentazione di una generica area moderata.
Tant’è che un anno dopo le elezioni, FdI e Lega crescono – di poco ma crescono – e invece l’unico partito che perde (secondo la Supermedia di Youtrend) è proprio Forza Italia.
Sarà perché l’interpretazione del ruolo moderato è diventata più una postura da partito-“cuscinetto” che separa Meloni e Salvini ma la sintesi da tempo non si fa più ad Arcore
E così spesso si accettano, con riluttanza, le posizioni affatto moderate di Salvini o della premier solo per il timore di venire annessi o marginalizzati.
L’unica cosa che è in grado di suscitare curiosità da quelle parti è quando si evoca il cognome Berlusconi. Non a caso viene fatto girare il nome di Piersilvio o di Marina per evocare un ritorno sulla scena di quella storia familiare. Quasi come un miracolo possibile. Ma sui miracoli che raccontava Silvio gli italiani ci hanno scommesso, adesso chissà.
(da agenzie)

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I PONTI DI MELON COUNTY

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

L’UOMO DEL PONTE HA DETTO BOH

Parafrasando una vecchia pubblicità, l’uomo del Ponte ha detto boh. Parafrasando invece quella del momento, Salvini spera che qualche figlio del governo prenda i soldi al supermercato di Palazzo Chigi e glieli consegni dicendo: «Te li manda la mamma».
Purtroppo per lui, la mamma, cioè la Meloni, si è guardata bene dall’infilare nella manovra economica anche un solo euro per il Ponte sullo Stretto. Anzi, quando ha invitato i suoi ministri a non cedere alle pulsioni elettorali, è stato chiaro a tutti che parlava ad personam, cioè ad Matteum. Il quale ha una caratteristica che in politica può essere sia un pregio sia un difetto: la rigidità.
Da un anno la Meloni in versione Ursula von der Leyen gli sta facendo capire che non c’è trippa per ponti, ma Salvini niente: ancora ieri ha ribadito che il primo cantiere sullo Stretto aprirà nel 2024 e l’ultimo chiuderà nel 2032 (dopo Cristo o dopo di lui?). E sempre da un anno la Meloni in versione Angela Merkel lo sta esortando a tornare alla Lega «bavarese» delle origini e ad accontentarsi di rappresentare gli interessi degli imprenditori del Nordest, lasciando a lei tutto il resto, ma Salvini non sente ragioni e continua imperterrito a volerle contendere i voti del Sud. Da qui la gazzarra sotterranea che ci accompagnerà nei prossimi mesi e forse anni, perché la destra non è umorale come la sinistra e sa mettere gli interessi davanti ai sentimenti: i suoi coniugi litigano, si odiano, magari si separano, ma non divorziano mai.
(da corriere.it)

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L’ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES: FINIRA COME NEL 2011?

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

GLI INVESTITORI SONO SPAVENTATI PER IL DEFICIT DI BILANCIO ITALIANO

Gli investitori sono spaventati per il deficit di bilancio italiano più ampio del previsto e per i crescenti timori che le banche centrali mantengano alti i tassi di interesse per un periodo prolungato.
I rendimenti dei titoli di Stato italiani a 10 anni sono saliti di 0,17 punti percentuali fino al 4,96%, il livello più alto in un decennio, dopo che il governo di Giorgia Meloni ha alzato gli obiettivi di deficit e ha tagliato le previsioni di crescita per quest’anno e per il prossimo. Il rendimento è poi sceso al 4,88%.
Il sell-off si è esteso ai mercati britannici, dove i rendimenti decennali sono saliti di 0,2 punti percentuali al 4,57% – il più grande aumento giornaliero da febbraio – prima di terminare la giornata al 4,48%. Gli investitori hanno dichiarato che i timori che la Federal Reserve statunitense mantenga i tassi più alti “più a lungo” si stanno diffondendo sui mercati europei.
Nell’area Euro, la prospettiva di un aumento del debito italiano è arrivata dopo che mercoledì il governo francese è stato criticato dall’autorità di vigilanza fiscale del Paese per non aver tagliato la spesa pubblica a sufficienza per evitare di violare le regole fiscali dell’UE il prossimo anno.
Il rendimento del titolo decennale francese è balzato a oltre il 3,5%, il livello più alto dal 2011. Il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e gli equivalenti tedeschi ultra-sicuri – una misura attentamente monitorata dei rischi di mercato nell’area dell’euro – ha raggiunto il livello più ampio dalla crisi bancaria statunitense di marzo.
“La narrativa che ha preso il sopravvento è quella fiscale”, ha dichiarato Mike Riddell, gestore di portafogli a reddito fisso presso Allianz Global Investors. “I deficit di bilancio saranno probabilmente maggiori di quanto previsto in precedenza. Quindi si assiste al riemergere dei vigilanti obbligazionari: i mercati non tollerano quello che sembra essere un deficit non solo ciclico, ma strutturalmente più elevato”.
Le preoccupazioni per l’elevato indebitamento hanno messo sotto ulteriore pressione un mercato obbligazionario già scosso dalle preoccupazioni per un periodo prolungato di tassi d’interesse elevati. I rendimenti decennali tedeschi – il benchmark dell’eurozona – sono saliti fino al 2,98%, il livello più alto da oltre un decennio. Il rendimento dei titoli decennali spagnoli ha superato il 4% per la prima volta dal 2013.
Le preoccupazioni per l’elevato indebitamento hanno messo sotto ulteriore pressione un mercato obbligazionario già scosso dalle preoccupazioni per un periodo prolungato di tassi d’interesse elevati. I rendimenti decennali tedeschi – il benchmark dell’eurozona – sono saliti fino al 2,98%, il livello più alto da oltre un decennio. Il rendimento delle obbligazioni spagnole a 10 anni ha superato il 4% per la prima volta dal 2013. […] L’aumento dei costi di finanziamento si è riflesso nella vendita di 3 miliardi di euro di obbligazioni decennali da parte del Tesoro italiano giovedì. Gli investitori hanno ottenuto un rendimento del 4,93%, il più alto dal 2012, in aumento rispetto al 4,24% di un titolo simile del mese scorso.
Mercoledì scorso il governo italiano ha previsto che il deficit fiscale di quest’anno si attesterà al 5,3% del prodotto interno lordo, in aumento rispetto all’obiettivo del 4,5% fissato in aprile, citando l’impennata dei costi di un controverso regime di credito d’imposta per le migliorie domestiche.
Roma ha aumentato l’obiettivo di deficit per il prossimo anno al 4,3% del PIL, rispetto all’obiettivo iniziale del 3,7%, che le avrebbe permesso di finanziare le sue principali priorità politiche, tra cui l’aiuto alle famiglie a basso reddito e l’incentivo agli italiani ad avere più figli.
(da Financial Times)

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NEONAZISTA, ALCOLISTA E PERICOLOSO: CHI E’ IL KILLER DELLA STRAGE DI ROTTERDAM

Settembre 29th, 2023 Riccardo Fucile

E’ UN EX STUDENTE DELLA SCUOLA MEDICA ERASMUS

Il 32enne che ha ucciso tre persone ieri a Rotterdam, identificato come Fouad L., è ex studente dell’università medica Erasmus, dove ha ucciso un docente. Si professa neonazista ed è un alcolista. È già noto alla giustizia, ha problemi mentali ed ha precedenti per maltrattamento di animali.
Lo scrivono alcuni media olandesi, secondo i quali il “casus belli” sarebbe stato una lite con una docente dell’università Erasmus. L’uomo è descritto come un utente abituale della piattaforma 4Chan. Secondo Der Telegraaf la procura di Rotterdam aveva avvertito la scuola medica del pericolo. L’ex studente Fouda L. è descritto come un soggetto psicotico, violento e potenzialmente pericoloso.
Il quotidiano aggiunge che in una email indirizzata all’ateneo la procura ha descritto episodi precedenti, che indicano un «comportamento preoccupante». Come quando fu trovato seminudo e coperto di foglie o quando tirava con la balestra contro dei pesci.
O come quando sul suo telefono furono trovate immagini raccolte dal web su persone morte per accoltellamento. Il presunto neonazista che ieri ha ucciso un professore di 43 anni dopo aver assassinato in un altro luogo una madre e sua figlia 14enne avrebbe di frequente attaccato i suoi docenti universitari. A causa delle sospensioni dalle lezioni che lui giudicava «ingiustificate».
La violenza sul coniglio
Ha anche inviato frequenti messaggi razzisti e antisemiti. Secondo quanto trapela dai media olandesi, l’uomo nel 2021 sarebbe stato fermato per aver pubblicamente maltrattato, in stato di ubriachezza, il suo coniglio. Per questo episodio si sarebbe visto comminare 40 giorni di servizi comunitari obbligatori. Durante una perquisizione in seguito a quell’episodio, la polizia ha descritto la sua abitazione come sporca, malsana e piena di escrementi di animali. In quell’occasione la polizia trovò e sequestrò anche due balestre.
(da agenzie)

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