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EVENTI, LOBBYNG E RAI: IL PING PONG DI ANNALISA CHIRICO TRA GIORNALISMO E AFFARI

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

LA RAI SOVRANISTA LE HA AFFIDATO UN PROGRAMMA NONOSTANTE LA SUA SOCIETA’ DI PUBLIC AFFAIRS INCASSI DA AZIENDE PUBBLICHE

Lobbista o giornalista? Questo è il dilemma attorno ad Annalisa Chirico, premiata dalla Rai meloniana e salviniana con un programma tutto suo dal titolo Ping Pong su Radio 1, ribattezzata Radio Salvini per via di un palinsesto rinnovato con volti amici del capo della Lega sovranista: da Marcello Foa, ex presidente Rai, alla stessa Chirico, la cui amicizia con il leader leghista è documentata da anni. Lei è iscritta all’ordine dei giornalisti, albo dei pubblicisti, e allo stesso tempo imprenditrice di se stessa a capo della Ac Advocacy e communication.
L’oggetto sociale è: «La fornitura di servizi per lo sviluppo delle imprese, la costruzione e il rafforzamento del loro brand e la valorizzazione dei loro vantaggi competitivi… La consulenza nel campo del public, regulatory e government affairs… dall’advertising istituzionale e implementazione di campagne anche digitali di comunicazione istituzionale». Contattata da Domani Chirico segnala che «il termine lobbying non è mai citato nei documenti societari», eppure public affairs è un sinonimo, mentre la parola «lobbying» appare nella sezione del sito dell’azienda, nella sezione «aree di competenza».
Ac Advocay nell’ultimo bilancio ha dichiarato oltre 1 milione di euro di fatturato, con un utile di 260mila euro. Che finiscono tutti in tasca alla giornalista, in quanto unica socia. Un balzo in avanti notevole rispetto ai comunque ottimi 794mila euro di fatturato del 2021, con 194mila di utili.
Introiti che arrivano da sponsor per gli eventi che organizza e dai servizi che offre alle aziende. Il menù aziendale prevede numerose attività certificate sul sito della società: public affairs, negoziazioni commerciali, campagne politiche e lobbying.
Chirico è dunque un Giano bifronte: giornalista, editorialista ospite dei talk show a difendere le tesi del governo sull’immigrazione, sulle tasse, fervente oppositrice del reddito di cittadinanza. E pure professionista al servizio delle aziende, organizzatrice di eventi lautamente sostenuti da società private e di stato, curatrice d’immagine di interessi privati. Mestieri che spesso si intrecciano come fili di un’ ingarbugliata matassa. Il rischio per Chirico è di sconfinare in un conflitto di interessi poco opportuno per un’iscritta all’ordine dei giornalisti, per di più ora voce di Radio 1, servizio pubblico.
Molto amica di Matteo Renzi e il suo avvocato Alberto Bianchi, un tempo. Decisamente a destra da quando ha sposato la linea sovranista dell’altro Matteo, Salvini. «È il partito dell’Italia che produce. È il partito che vuole meno tasse per dare fiato alle imprese, non sussidi a pioggia», è un post con l’analisi di Chirico, pubblicato sul profilo Instagram del leader leghista a settembre 2021.
Chirico si è formata nella redazione de Il Foglio, considera Giuliano Ferrara suo maestro. Più di Giorgio Mulè, altro suo mentore. Pioniera della critica al politicamente corretto, si è esercitata nella saggistica con un libro dal titolo raffinato e provocatorio: Siamo tutti puttane.
Ha anticipato di qualche anno la tendenza retorica, oggi molto in voga a destra, sulla dittatura del politicamente corretto. «L’essere puttana è uno stato esistenziale, comune a maschi e femmine. Siamo tutti puttane, in senso figurato, perché cerchiamo, ognuno a suo modo, di districarci nel complicato universo dell’esistente».
Al di là del contenuto dei suoi scritti, esiste però una questione di opportunità connessa agli affari privati di cui si occupa quotidianamente.
IL DOCUMENTARIO A MISURA DI AZIENDA
Che il percorso professionale di Chirico fosse a una svolta in Rai è stato chiaro quando con toni trionfalistici aveva annunciato la messa in onda su Rai 3 del documentario Leggenda Italia-Peninsula Valley, un viaggio on the road lungo l’Italia per raccontare le eccellenze imprenditoriali e industriali del paese.
Il 31 marzo alle 16.20 il prodotto piazzato da Chirico sulla terza rete del servizio pubblico ha totalizzato uno share del 4,1 per cento con 343mila spettatori. Scritto e diretto dalla giornalista-imprenditrice, Leggenda Italia è stato prodotto da Ac Advocacy e Communication, la ditta con la quale organizza eventi e fa attività di lobbying.
Il documentario ha avuto il patrocinio del ministero dello Sviluppo Economico e degli Affari esteri. Con il supporto di Italian trade agency, ministero degli Esteri, Adler e beIt (un marchio degli Esteri insieme a Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane). Sono citati nei titoli di coda del documentario. Non è noto se tutti hanno donato un contributo.
Domani ha, tuttavia, scoperto quanto ha stanziato Ice: il contratto dell’aprile 2022 è di 25mila euro, oggetto: «Affidamento servizio per realizzazione del documentario Leggenda Italia» alla società Ac Advocacy e Communication, cioè Chirico.
Nel viaggio Leggenda Italia la giornalista ha intervistato una decina tra imprenditori e manager. Ampio spazio ha trovato la Adler, per esempio. È una delle società che compare nei titoli di coda tra i sostenitori. L’azienda campana, leader del manifatturiero per il trasporto, non ha voluto fornire informazioni su eventuali cifre versate per la produzione.
Nel documentario un’altra tappa del viaggio è Grottaglie, nella sede di Leonardo Spa, il colosso di stato degli armamenti. Qui produce elicotteri e parte del Boeing 787. Il brand Leonardo lo ritroviamo pure sul sito LaChirico.it: ha acquistato uno spazio pubblicitario sul portale gestito tramite la società Ac Advocacy e Communication. Il confine tra contenuto giornalistico e marketing è sempre più sottile.
PIGLIATUTTO
Chirico dice a Domani che non esiste alcun conflitto di interesse. E però persino nel programma su Radio 1 è riuscita a mescolare pubblico e privato: i primi due ospiti sono stati il presidente del Senato Ignazio La Russa e il ministro dell’Ambiente Guglielmo Pichetto Fratin.
Entrambi saranno pure protagonisti il 28 settembre dell’evento “The Young Hope” organizzato da Ac Advocacy e dall’associazione Fino a prova contraria, presieduta sempre da Chirico. Giunta alla quinta edizione, la scuola di Fino a prova contraria è dedicata ai giovani e può vantare sponsor di un certo livello: in prima linea le aziende di stato, come Poste Italiane, che nel 2022 ha staccato un contributo di 30mila euro.
La scorsa edizione è stata supportata anche da Sace, Leonardo, Snam, Saipem e molte altre. A queste si aggiungevano le multinazionali private: Google e Philip Morris, Edison e alcune banche.
Sace è l’azienda controllata dal ministero dell’Economia (amministratore delegato è Alessandra Ricci) che si occupa di servizi assicurativi per le imprese. Risulta che Sace ha stanziato per la scuola di Chirico 20mila euro nel 2022.
Non è l’unico sostegno: tra il 2021 e il 2022 ha acquistato spazi pubblicitari sul sito LaChirico.it per 39mila euro. Anche altri colossi controllati dal governo hanno versato cifre attorno ai 25 mila euro per ogni evento organizzato da Chirico, in media due o tre all’anno.
Contattata da Domani, ha declinato l’invito a replicare: «Ho già sentito parole che non mi piacciono. Scrivete quello che volete, sono molto curiosa di leggere». Su una cosa vuole essere chiara: «Non faccio la lobbista, vi sfido a trovare un solo contratto che abbia come oggetto questa attività».
Ci fidiamo, ma nel sito dell’azienda Ac Advocacy il termine «lobbying» proprio tra i servizi offerti ai clienti. «Quel sito non lo ricordavo neanche», conclude. «Diventa chi vuoi essere», è lo slogan sotto la testata de laChirico.it La nuova conduttrice Rai ha preferito non scegliere. Facendo sia la giornalista, sia l’esperta di «public affairs».
(da editorialedomani.it)

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MIGRANTI, TRAVAGLIO: “DA SALVINI SOLO CAZZATE PER ATTIRARE VOTI”

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

“BISOGNA AMMETTERE CHE NON CI SONO SOLUZIONI IMMEDIATE”

“Il blocco navale o la Marina militare per fermare i migranti? Cavolate per attirare voti. Bisogna ammettere che non c’è una soluzione al fenomeno dell’immigrazione: chiunque ne presenti una pronto cassa è un impostore“.
Così Marco Travaglio nel suo intervento ad ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico in onda su Nove, condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Andrea Scanzi ha commentato la situazione degli sbarchi a Lampedusa e le reazioni del governo.
Di fronte a un video dell’agosto 2022 in cui Giorgia Meloni invocava il blocco navale di fronte alle coste della Libia, il giornalista ha affermato: “Io Giorgia Meloni non l’ho votata e quindi sono felice che non faccia il blocco navale, perché ci mancherebbe soltanto un atto ostile. C’è poco da dire: se schieri la Marina militare davanti a un Paese sovrano in acque territoriali altrui, è ovvio che quel Paese lo vive come un atto ostile. Esattamente come se una flotta militare si schierasse davanti alle coste della Sicilia. Non potrebbero fare altro che risponderci. – ha spiegato – E sono dei tipi piuttosto originali, anche con alleati piuttosto bellicosi, perché sono alleati della Russia, della Cina oppure, diciamo, hanno alleanze interne all’Africa, che non sono certamente così inclini a passare sopra a certe cose. Quindi sono felice, ma se io l’avessi votata vorrei vedere questo blocco navale. Per fortuna la Meloni è uscita dalla campagna elettorale e quindi si è posizionata con una postura più istituzionale”.
Per il direttore de Il Fatto Quotidiano invece, Salvini, che “vive in campagna elettorale, ancora ieri ha detto che non esclude di mandare la Marina militare. A parte il fatto che dove la mandi? – si è chiesto ironicamente Travaglio – Non ce l’abbiamo una Marina militare in grado di coprire l’intera costa nordafricana e sappiamo benissimo che gli scafisti se li blocchi da una parte, vanno dall’altra, quindi è evidente che sono cavolate per attirare voti“.
Secondo il giornalista “l’emigrazione dai paesi del terzo e quarto mondo, come li chiamiamo, non ha alcuna soluzione“, quindi “chiunque presenti soluzioni pronto cassa è un impostore. Bisogna ammettere che non c’è una soluzione. – ha detto ancora – C’è la possibilità di frenare questo fenomeno, di ridurlo un pochino con un lunghissimo, pazientissimo e costosissimo lavoro di diplomazie e di intelligence con i paesi di partenza, anche con accordi segreti come quelli che faceva Minniti affidandosi ai Paesi di origine perché tirino il freno con i loro sistemi, perché non sono dei Paesi democratici. Oppure, una volta arrivati i migranti, con una politica di condivisione tra i vari Paesi europei. Però è inutile che continuiamo a dire che ci vorrebbe, perché lo sappiamo che ci vorrebbe, ma non c’è e non c’è per gli alleati principali della Meloni e di Salvini che non vogliono i migranti in casa loro e quindi con il loro nazionalismo danneggiano i nostri nazionalisti. Ma diciamo la verità, anche perché i francesi non lo vogliono, i tedeschi ne hanno già presi troppi, gran parte dell’Europa si è sobbarcata qualche milione di migranti ucraini, che hanno creato meno problemi per le ragioni anche non nobili che conosciamo. Le chiacchiere stanno a zero“, ha concluso Travaglio.
“Le accuse di familismo a Fratelli d’Italia? Giorgia Meloni non si fida né di gran parte dei suoi né degli alleati”. “Loro nascono contro il governo Letta quando il Pdl si spappola perché Berlusconi elegge Napolitano insieme al Pd per poi fare il governo Letta prolungando l’ammucchiata di Monti – ha spiegato il giornalista – La Meloni, La Russa, Crosetto e la ristretta cerchia avevano pochi voti e soprattutto, come sempre avviene in Italia, quando un partito è piccolo non è che sono tanti quelli che bussano alla porta. Arrivano poi quando ci sono i posti da prendere. – ha proseguito – Quindi è assolutamente comprensibile che all’inizio ci fossero i familiari. Tuttavia lei è la leader del partito e quindi si rende perfettamente conto, anche se non ha avuto evidentemente il coraggio di dire di no, oppure proprio non si fida di quelli che stanno fuori dalla famiglia. Questo credo sia il motivo, il problema è che diffida di gran parte dei suoi e soprattutto non si fida degli alleati. – ha detto ancora il direttore de Il Fatto Quotidiano – Quindi si è trincerata in questa cerchia familiare che le crea inevitabili imbarazzi, nominando coordinatore della segreteria sua sorella (Arianna, ndr) e facendo ministro Lollobrigida (il cognato, ndr) senza mai zittirlo quando avrebbe dovuto farlo. Ma soprattutto non dicendo al suo fidanzato (il giornalista Mediaset Andrea Giambruno, ndr): ‘Guarda, ci sono tanti ambiti di cui si può occupare un giornalista: ti puoi occupare di cronaca, ti puoi occupare di esteri’. E invece fa un talk dove tutte le settimane deve parlare del governo presieduto dalla sua fidanzata. E così se ne parlasse male direbbero che c’è maretta in famiglia e se ne parla bene, dicono che è un leccapiedi. È chiaro che è fonte di imbarazzo qualunque cosa dica”, ha concluso Travaglio.
(da Il Fatto Quotidaino)

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LA GERMANIA RIATTIVA L’ACCOGLIENZA PER I I MIGRANTI DI LAMPEDUSA

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

ANNUNCIATO IL RIAVVIO DEL MECCANISMO DI SOLIDARIETA’

Visti i massicci arrivi a Lampedusa, il governo tedesco vuole continuare ad accogliere volontariamente migranti dall’Italia attraverso il meccanismo di solidarietà interrotto di recente.
Lo scrive l’agenzia tedesca Dpa segnalando una dichiarazione fatta ieri sera in tv dalla ministro dell’Interno federale, Nancy Faeser: le procedure di accoglienza volontaria erano state sospese “perché l’Italia non ha mostrato alcuna volontà di riprendersi persone attraverso la procedura di Dublino”; ma, ha subito aggiunto, “ora, naturalmente, è chiaro che
adempiamo anche al nostro obbligo di solidarietà”.
Secondo quanto riferisce il quotidiano Die Welt, Faeser ha dichiarato venerdì all’ARD che la procedura di ammissione volontaria era stata sospesa “perchè l’Italia non ha mostrato alcuna volontà di riprendere le persone attraverso la procedura di Dublino”, ma ha aggiunto che “ora è ovviamente chiaro che adempiremo al nostro obbligo di solidarietà”.
Il meccanismo di solidarietà era stato concordato tra alcuni paesi dell’UE, tra cui la Germania, nel giugno dello scorso anno. La Germania aveva inizialmente promesso di accogliere 3.500 richiedenti asilo provenienti da paesi particolarmente in difficoltà ai confini meridionali dell’Europa. Finora, 1.700 persone in cerca di protezione sono state trasferite attraverso il cosiddetto meccanismo volontario di solidarietà europea per completare la loro procedura di asilo in Germania. Di questi, circa 1.000 provengono dall’Italia e 670 da Cipro.
(da agenzie)

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NEW YORK TIMES: “LAMPEDUSA MOSTRA I LIMITI DELL’APPROCCIO DELLA MELONI ALLE MIGRAZIONI”

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

“ORA SI TROVA IN UN DILEMMA SIMILE A QUELLO DEI PRECEDENTI GOVERNI”

Il New York Times dedica un articolo all’isola di Lampedusa e alla crisi dell’arrivo dei migranti in Italia sottolineando “i limiti” dell’approccio adottato da Giorgia Meloni e il fatto che ora la premier si trova “in un dilemma simile a quello dei precedenti governi italiani”.
“Con l’aumento degli arrivi di migranti, Lampedusa è diventata il centro di crescenti tensioni tra Italia e Nord Africa, così come con i suoi vicini europei”, scrive Gaia Pianigiani nell’articolo intitolato “Un’isola italiana riflette le sfide di Giorgia Meloni sulla migrazione”.
Per il New York Times, “le enormi sfide poste dall’immigrazione sono finite nuovamente sotto i riflettori in Italia questa settimana, minando gli sforzi della coalizione di governo di estrema destra guidata dalla premier Giorgia Meloni per dimostrare di aver fatto progressi nel dissuadere i migranti dall’arrivo. Negli anni che hanno preceduto la sua elezione l’anno scorso, la signora Meloni si è posizionata come una dura oppositrice della migrazione, chiedendo un “blocco navale” e suggerendo che le barche utilizzate per salvare i migranti venissero affondate una volta che i migranti fossero stati sbarcati. Da quando ha preso il potere, ha cambiato tattica, firmando un accordo dell’Unione Europea con la Tunisia volto ad arginare il flusso di migranti provenienti da quel paese, e lavorando per facilitare la ridistribuzione di coloro che arrivano tra gli Stati membri. Gli eventi di questa settimana”, analizza il quotidiano liberal statunitense, “hanno mostrato i limiti di questo approccio, lasciandola in un dilemma simile a quello dei precedenti governi italiani. Ora, i membri della coalizione della Meloni le chiedono di adottare un approccio più duro e affermano che l’Italia ha bisogno di maggiore sostegno da parte di altri paesi europei”.
Il New York Times sottolinea peraltro che a Lampedusa “alcuni abitanti temono che i crescenti arrivi di migranti possano danneggiare l’industria del turismo, ma molti esprimono empatia per le persone che sbarcano sulle loro coste”.
(da agenzie)

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LA CARNEVALATA MILITARE DI PALAZZO CHIGI PER TENERE A BADA LA FRONDA DI SALVINI

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

MELONI IRRITATA CON SALVINI, PER CONTENDERSI IL VOTO DEI RAZZISTI SI INVENTANO DI NUOVO IL BLOCCO NAVALE IRREALIZZABILE, TANTO CI SONO I FESSI CHE CI CREDONO

Il videomessaggio all’ora dei tg è la mossa del cavallo. Giorgia Meloni la attua per scavalcare il pressing dell’Europa e per liberarsi dallo spettro incombente del fallimento su uno dei punti centrali del suo programma. Ma anche per svincolarsi dalla morsa della Lega che, in versione pre-Pontida, sull’immigrazione si è messa ad attaccare a testa bassa.
Il silenzio diventa imbarazzo e poi rabbia, nella giornata più nera della premier. Aveva promesso il blocco navale, aveva esordito al governo con un provvedimento contro le Ong, poi ha inseguito la chimera di un accordo con il governo della Tunisia retto da un autocrate. E ora si ritrova con un boom di sbarchi e con gli alleati del Carroccio a prendere le distanze, quasi a maramaldeggiare sul suo approccio troppo soft al problema.
La decisione di dare una risposta plateale, viene presa in mattinata, al termine di una riunione a Palazzo Chigi con i ministri Matteo Piantedosi e e Guido Crosetto, e con il sottosegretario Alfredo Mantovano, che precede la partecipazione all’assemblea di Confindustria. Matteo Salvini, si fa notare, non c’è.
Motivazione ufficiale che non scaccia i cattivi pensieri: il leader leghista è a Palermo, impegnato nel processo a suo carico. L’accelerazione, comunque, matura. E matura, per Meloni, in un clima di crescente insofferenza, di irritazione verso Bruxelles e verso i compagni di viaggio. Meloni scrive la lettera a Ursula von der Lyen, invitandola a verificare di persona la tragedia di Lampedusa (ma anche a garantire i 250 milioni dell’Ue promessi a Saied), scrive pure a Charles Michel per additare come “insoddisfacenti” i risultati degli impegni presi dai Paesi dell’Europa sulla tutela dei confini esterni.
Ma decide infine di rifilare una stoccata ai leghisti che in queste ore dicono chiaro e tondo che la via diplomatica della premier “non funziona”. Ecco come nasce quel passaggio del video in cui Meloni scandisce: «La strategia del governo italiano è quella più seria. Anche se ci vorrà tempo e determinazione».
D’altronde, la comunicazione serale arriva nel bel mezzo di uno scontro aperto nel governo. L’ultimo affronto, per la responsabile del governo, arriva da Roberto Calderoli, ministro di lunga navigazione e provata vicinanza al titolare di via Bellerio: «Quando Matteo Salvini era ministro degli Interni – dice Calderoli a metà pomeriggio – tutto ciò non si verificava, per cui a buon intenditor poche parole». Meloni legge queste parole e trasecola. Il malessere rimbomba nella battuta feroce trasmessa da fonti della Presidenza: «Calderoli sta chiedendo le dimissioni di Piantedosi?».
E non è affatto piaciuta, né alla premier né al ministro della Difesa Guido Crosetto, la dichiarazione di Salvini sulla necessità di inviare la Marina nel Mediterraneo per fermare le imbarcazioni dei migranti. Al di là del merito, questa affermazione viene letta come un’invasione di campo. L’ennesima, da parte dell’ex Capitano che ha fatto della lotta all’immigrazione illegale un cavallo di battaglia, quando ancora sognava di fare il premier.
Il ministro della Difesa ricorda bene cosa accadde a marzo, prima del consiglio dei ministri di Cutro, quando nella bozza del decreto scritto per poter dare la caccia «agli scafisti in tutto il globo terracqueo» spuntò il famigerato “dispositivo integrato interministeriale di sorveglianza marittima”, un organismo che avrebbe dato tutto il potere proprio alla Marina e dunque a Crosetto, escludendo Salvini dalle operazioni di sorveglianza in mare. Il vicepremier, in quell’occasione, andò su tutte le furie e chiese di ritirare l’emendamento. Solo qualche mese fa, si sottolinea, Salvini fece di tutto perché la Marina non si potesse occupare di immigrazione e adesso la invoca. E dagli ambienti del ministro della Difesa arriva un’altra battuta senza filtro: «Salvini è passato dal “faso tuto mi!” a una cosa che assomiglia al “mandate l’esercito” di alemanniana memoria…». Il sarcasmo che anima gli “off” del governo la dice lunga sul momento. Una cosa è certa: la Difesa adesso avrà un ruolo non secondario nella partita: al ministero di Crosetto, e non agli Interni, è stata affidata la realizzazione dei nuovi centri dove saranno trattenuti gli immigrati illegali.
L’enfasi della reazione di Meloni, quell’appello accorato in coda, rivolto direttamente agli elettori («Lavoriamo ogni giorno per mantenere gli impegni che abbiamo sottoscritto con voi») racconta dell’incubo di un flop, anche alla luce dei sondaggi che raccontano di una flessione del consenso per il partito della premier. Sullo sfondo, il timore più sottile. Che del fallimento dell’azione di contrasto all’immigrazione illegale stia tentando di avvantaggiarsi non l’opposizione. Ma, guarda un po’, il compagno di banco.
(da agenzie)

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“AMO LA VITA MA VADO A MORIRE IN SVIZZERA”: IL TESTAMENTO DI DAVIDE

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

TETRAPLEGICO DOPO UN TUFFO, 40 ANNI: “CON IL PASSARE DEGLI LE MIE SOFFERENZE SAREBBERO DIVENTATE INSOSTENIBILI”

È andato in Svizzera per morire, con il suicidio assistito, accompagnato dall’associazione “Dignitas”. Ma per spiegare la sua scelta Davide Macciocco, 40 anni di Termoli, tetraplegico da 20 anni, in seguito a un tuffo che gli danneggiò irrimediabilmente la colonna vertebrale, ha lasciato un lungo post sui social che, oltre a essere il suo saluto agli amici e alla cittadinanza, è anche una sorta di testamento morale. “Per ironia della sorte il mio ultimo viaggio mi porta a morire lì dove sono nato: Zurigo 16 luglio 1983, 15 settembre 2023″, ha scritto Davide. “Non piangete perché vi ho lasciati, sorridete poiché mi avete conosciuto e vissuto. Sto per affrontare il mio ultimo viaggio. Forse dopo la tua morte sarai ciò che eri prima della tua nascita. Forse solo assenza di esistenza, o forse un’altra grande avventura – scrive Davide Macciocco – Vado via in totale serenità e sognando. Ciao, ciao”.
La vita di Davide Macciocco, come lui stesso racconta, è cambiata per sempre domenica 5 luglio 2003 quando, dopo una serata in discoteca con la ragazza e gli amici, decise di fare il classico bagno all’alba al molo vecchio di Termoli con un tuffo dal trabucco. “Mi tuffai di testa da un’altezza di circa sei metri. L’acqua quella mattina era alta più o meno un metro e mezzo. L’ultimo ricordo che ho di quel giorno è che dissi a Marianna che non mi sentivo più le braccia e le gambe”.
Tetraplegia completa dovuta alla lesione midollare C4-C5 la diagnosi, per la quale ha subìto lunghi periodi di ricovero. “Ho continuato a fare fisioterapia per 20 anni, mi resi conto che di punto in bianco ero paralizzato dal collo in giù, su una sedia a rotelle senza muovere né braccia né gambe e neanche un dito ma, in questi anni non sono stato con le mani in mano” continua il racconto di Davide, diventato agente sportivo, che sottolinea anche come i suoi datori di lavoro siano gli “unici che ho dovuto avvisare di questa decisione perché mi avevano inserito in un nuovo progetto, e questo dovrebbe farvi comprendere anche la mia totale serenità e lucidità”.
Davide infatti rivela di non aver detto a nessuno della sua decisione e che sottoporsi al suicidio assistito a settembre “non è stato casuale perché Termoli comunque è una cittadina di 35mila abitanti e d’estate se ne sarebbe parlato. Quindi per non turbare nessuno, ho cercato di resistere quanto più potevo”. “Tutto il percorso con Dignitas è stato fatto totalmente in serena autonomia – continua Davide Macciocco – Neanche i miei familiari sapevano esattamente quando sarebbe avvenuto”.
“Non ricordatevi di me per questo gesto, ma bensì per come mi avete conosciuto. Generoso, semplice ma non troppo e sempre sorridente. Amo la vita ed ecco perché oggi la voglio abbandonare. Quella che attualmente ho vissuto poteva andare anche bene, ma in un futuro prossimo so che sarà intollerabile per me” aggiunge Davide Macciocco, aggiungendo che la sua vita con il passare degli anni sarebbe diventata, però, insostenibile.
(da agenzie)

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CASO OSIPOVA E MARITO CONSULENTE DI DIFESA E NATO: I RADICALI CHIEDONO INTERVENTO DEL COPASIR

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

“VERIFICHI SE SIA COMPATIBILE CON L’ESIGENZA DI TUTELA DELLA SICUREZZA NON SOLO NAZIONALE”

Il gruppo Radicali interviene sul caso di Oleg Osipova , filoputiniana edel marito Luca Pedetti, consulente del Ministero della Difesa, partecipante a bandi e convegni della Nato. I radicali sollevano la questione citando La Stampa e il pezzo intitolato Ombre russe in Italia, spunta un nuovo caso Osipova per il marito consulente Difesa e Nato, chiedeno che ora intervenga il Copasir.
«Grazie al lavoro dei giornalisti Jacopo Iacoboni e Alice Castagneri, il “caso Osipova” è diventato “caso Osipova + marito”» scrivono i radicali italiani. E puntualizzano, ricostruendo l’intera vicenda: «Non siamo più solo di fronte a una signora italo/russa – figlia di Oleg Osipov (membro della nomenklatura putiniana), notoriamente filo putiniana, che ha avuto contatti con Andrea Palmeri, esponente fascista ricercato dalla magistratura italiana, che combatte nel Donbas dal 2014 contro l’esercito ucraino – che dal primo novembre inizierà a lavorare presso il Senato della Repubblica». E infatti, scrivono i Radicali, «si è scoperto che Osipova è sposata con Luca Pedetti, consulente del Ministero della Difesa, partecipante a bandi e convegni della NATO e che ha lavorato in Leonardo per commesse sia della Difesa sia della NATO. L’ex senatrice Paola Binetti, presidente della commissione concorso del Senato, ha dichiarato che è tutto a posto, che la signora Osipova ha tutte le competenze per svolgere bene il suo lavoro al Senato. Forse la senatrice Binetti non ha compreso che in ballo non ci sono le competenze della Osipova ma la sicurezza dello Stato. I diritti acquisiti da chi vince un concorso pubblico sono sacrosanti ma esistono anche legittime preoccupazioni legate agli interessi generali non solo dell’Italia ma anche dell’Unione Europea e della Nato. Preoccupazioni, tra l’altro, già espresse pubblicamente dall’ambasciata ucraina in Italia». Da qui la richiesta dell’intervento del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) «per verificare se la futura presenza di Irina Osipova negli uffici del Senato della Repubblica sia compatibile con l’esigenza di tutela della sicurezza, non solo nazionale». La nota, a firma, Massimiliano Iervolino-Segretario Radicali Italiani-Igor Boni-Presidente Radicali Italiani-Giulio Manfredi-Giunta Radicali Italiani.
(da agenzie)

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CAMPI DI PRIGIONIA E RIMPATRI FORZATI: ECCO LA STRATEGIA DI MELONI “PER DIFENDERE DIO”

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

IL GOVERNO CONTINUA NELLA SUA INCONCLUDENTE E DISUMANA LITANIA CHE DI CRISTIANO NON HA UN CAZZO

“Se entrate illegalmente in Italia sarete trattenuti e rimpatriati”. Così Giorgia Meloni si rivolge alle migliaia di migranti assiepate nel porto di Lampedusa, ventiquattr’ore dopo aver presenziato alla conferenza sulla demografia – quella stessa demografia che ci obbliga letteralmente ad accogliere persone se non vogliamo che il nostro Stato sociale imploda come un buco nero – ospitata da Victor Orban e essersi detta pronta a tutto per “difendere le famiglie e Dio”.
Quello stesso Dio il cui figlio, nel Vangelo, chiama beati coloro che lo accolgono anche se era straniero.
Basterebbe questo accocchino di contraddizioni per smontare tutta la propaganda xenofoba del governo Meloni, senza nemmeno doversi scomodare a ricordare che, di migranti, la destra italiana non è mai riuscita a rimpatriarne mezzo.
O a sottolineare le lisergiche affermazioni di Matteo Salvini, che vede una regia occulta che cospira contro il governo italiano di fronte a questo boom di partenze, come se le persone partissero rischiando la vita solo per fare un dispetto al Capitano.
O di stupirsi che Meloni sostenga in spregio al senso del ridicolo che quella di Kaïs Saïed sia ancora un governo democratico e non un’autocrazia autoritaria come quella di Vladimir Putin in Russia, di Recep Tayyp Erdogan in Turchia. O dell’amico Orban in Ungheria.
Basta questo accocchino, dicevamo, per raccontare il lato grottesco della debacle della destra nell’affrontare quella che loro definiscono emergenza migratoria, e che per anni hanno usato per terrorizzare l’opinione pubblica e per demolire chi, dall’altra parte, provava a parlare di accoglienza, di umanità, o banalmente di gestione di un fenomeno inevitabile.
Poi c’è anche il lato tragico, però. Ci sono migliaia di persone che hanno rischiato la vita per sentirsi dire che saranno rinchiusi in “strutture facilmente perimetrabili e sorvegliabili”, “realizzate in zone a bassissima densità abitativa”.
Un po’ come le discariche. O i campi di concentramento. Ci sono programmi di accoglienza diffusa che potrebbero fossero riesumati, potrebbero risolvere la situazione senza ansie né strilli, con un po’ di buonsenso e mille scuse per il tempo perso, ma siccome questo darebbe ragione agli “immigrazionisti” – così Meloni chiama chi prova anche solo un minimo di empatia per degli esseri umani con la pelle più scura – allora giammai.
Soprattutto, c’è un continente, l’Africa, che meriterebbe molto più quattro chiacchiere a caso che girano attorno a frasi fatte come “aiutiamoli a casa loro” e fantomatiche scatole vuote come il Piano Mattei che Meloni cita ogni volta che può, dimenticandosi ogni volta di raccontarci cosa c’è dentro.
Un Paese lungimirante, ci penserebbe davvero, a cooperare per lo sviluppo dell’Africa. Perché è anche da quello, oltre che dalla gestione ordinata dei flussi migratori, che dipende il suo futuro.
Un Paese lungimirante, ad esempio, avrebbe già mobilitato tutte le sue energie per aiutare la popolazione locale a ricostruire Derna, una città che è stata spazzata via in poche ore dall’uragano Daniel.
Un Paese lungimirante, inoltre, si darebbe da fare per evitare che i disastri climatici non obblighino davvero milioni, forse miliardi di persone, a lasciare territori sempre più inospitali e alla merce di eventi estremi.
Questo farebbe un Paese lungimirante.
Poi c’è il Paese che combatte per difendere Dio, e il presente impaurito dei suoi accoliti bianchi, benestanti e vecchi. Buona fortuna a quel Paese. Ne avrà tanto, tanto bisogno.
(da Fanpage)

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I CITTADINI DI LAMPEDUSA APRONO LE CASE AI MIGRANTI: “STREMATI DALLA FAME, GLI ABBIAMO DATO CIBO”

Settembre 16th, 2023 Riccardo Fucile

“CON TUTTO QUELLO CHE HANNO PASSATO E’ GIA’ UNA FORTUNA CHE SIANO ARRIVATI VIVI FIN QUA”

La situazione a Lampedusa rimane difficile, ma la solidarietà degli isolani non manca. Molti stanno aprendo le loro case per condividere un pasto con i migranti arrivati in questi giorni nell’isola.
Tanti dei richiedenti asilo, tra loro anche donne e bambini, stanno infatti uscendo dall’hotspot al collasso per trovare del cibo. “C’erano dei ragazzi, avevamo 13 o 14 anni. Cercavano da mangiare, non facevano niente di male”, racconta ai microfoni di Fanpage.it Stefano Cucina, un abitante di Lampedusa. “Mia moglie si è attivata subito, gli ha preparato quello che avevamo. C’erano uova e del pane, ha fatto una frittata e abbiamo dato da mangiare a questi ragazzi che erano stremati, avevano fame. Ci hanno ringraziati e se ne sono andati”, ci dice.
Questa non è un’eccezione. Moltissimi abitanti dell’isola si stanno attivando per dare una mano: “L’hanno fatto anche molti altri lampedusani, giù al porto c’erano lampedusani che distribuivano da mangiare. Che dovremmo fare? Mica li possiamo maltrattare, con tutto quello che hanno passato e che stanno passando già è una fortuna che siano arrivati vivi qui”, continua Stefano Cucina.
Che però mette in chiaro: “Lo Stato qui non c’è, non ci sta tutelando a noi lampedusani”. E aggiunge: “Anche noi soffriamo, non vogliamo che la gente venga trattata così. Quando c’è qualcuno che si comporta male siamo i primi ad arrabbiarsi. Ma questa gente si è comportata benissimo, hanno solo chiesto da mangiare. Questa è gente che va aiutata”.
Tra le tante persone arrivate nell’isola in questi giorni ci sono anche tantissimi minori non accompagnati. “Ce ne sono tantissimi, sono ragazzini. Di alcuni ci sono anche le mamme, stanno alla Casa della Fraternità”, racconta ancora Stefano Cucina. Che poi aggiunge che però in questi giorni si sono visti anche tanti sacchi neri scendere dalle navi, che avvolgevano i corpi di coloro che avevano perso la vita durante la traversata: “Quanti ne abbiamo visti, anche quest’inverno ne vedevamo tutti i giorni. E chi sta al governo, seduto sulla poltrona e parlano, ma non concludono nulla. Anche adesso stanno parlando, ma io non vedo nulla di concreto”.
Ieri sera c’è stata anche una fiaccolata per ricordare chi non ce l’ha fatta ad arrivare a terra, tra cui anche una neonata. “Mi veniva da piangere a pensare a quella bambina, perché non ha visto il mondo. Forse è tra gli angeli ora e visto il mondo com’è, mi sa che è meglio così”, dice Stefano Cucina. E conclude: “Ci sentiamo impotenti, deve essere lo Stato ad aiutare Lampedusa”.
(da Fanpage)

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