Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
METÀ DEGLI ITALIANI HA FATTO MENO DI UNA SETTIMANA DI VACANZE, IL 25% NE HA FATTE UNA O DUE, MENTRE UN MESE DI FILA HA RIGUARDATO SOLO IL 5% DELLE FAMIGLIE… GLI OPERATORI DEL TURISMO GODONO LO STESSO: CON L’AUMENTO DEI PREZZI NON HA SPAVENTATO I RICCONI STRANIERI
Il verdetto sull’estate 2023 del turismo in Italia è questione di punti
di vista. Per le famiglie italiane il bilancio è nettamente negativo. Assoturismo (gli operatori del settore associati a Confesercenti) rileva che i pernottamenti degli italiani in vacanza sono diminuiti del 5,7%, con forte contrazione soprattutto in agosto: – 10% (rilevazione Coldiretti/Ixè).
E dietro a questi numeri di sintesi ci sono milioni di persone che hanno dovuto rinunciare del tutto a muoversi, costrette dai loro redditi familiari stagnanti e dai prezzi in aumento, mentre altrettanti milioni hanno tagliato il periodo delle trasferte. Ma anche coloro che sono andati in vacanza, inclusi i più benestanti che non hanno avvertito alcun sacrificio durante le ferie, si sono trovati comunque a pagare parecchio di più dell’anno scorso.
I turisti stranieri sono invece aumentate del 3,6%. Poi c’è un terzo punto di vista, quello degli operatori di settore. A loro è andata piuttosto bene. «L’estate 2023 è una stagione positiva» dice a La Stampa la presidente di Federturismo (associazione di settore di Confindustria) Marina Lalli, pur facendo «una media fra situazioni molto diversificate». È vero che il -5,7% delle presenze turistiche italiane e il +3,6% di quelle straniere si sintetizza in un -1,4% totale (sono ancora i numeri di Assoturismo). Ma a fronte di questo lieve calo nei pernottamenti c’è stato un nettissimo aumento degli introiti da ogni singolo turista.Tirando le somme: gli operatori del turismo, nel complesso, hanno guadagnato molto di più dello scorso anno.
Inoltre c’è stato il tutto esaurito per le crociere, da Msc a Costa e a Star Clippers: dal “fronte del porto” il direttore generale di Msc Crociere, Leonardo Massa, segnala «numeri record e tutto esaurito nel Mediterraneo». Per quanto riguarda le famiglie italiane, le cui difficoltà economiche sono evidenti, la presidente di Federturismo Marina Lalli segnala che «metà dei turisti italiani ha fatto meno di una settimana di vacanze, il 25% ne ha fatte una o due, mentre la classica vacanza di una volta, cioè un mese di fila, riguarda ormai meno del 5% delle famiglie».
La presidente è critica con chi «ha alzato i prezzi dei servizi turistici non in linea con la semplice inflazione», però sottolinea che «era da diversi anni che i prezzi delle vacanze non venivano adeguati».
(da La Stampa)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
IL TEAM ITALIANO HA RACCONTATO ALLE AGENZIE L’INEFFICIENZA DEI SOCCORSI MAROCCHINI. E SCOPPIA UN CASO DIPLOMATICO
Sta creando più di un problema diplomatico la mini-missione in aiuto dei terremotati del Marocco del Roe della protezione civile italiana presieduto da Cicchetti Marchigiani partita da Roma arrivando ad Adassil.
Il team composto da 4 persone è stato infatti prodigo di dichiarazioni alle agenzie sulla inefficienza dei soccorsi marocchini che in alcune zone non sarebbero ancora arrivati. Il Roe- Raggruppamento operativo emergenza, colonna mobile della protezione civile italiana, si è mosso infatti volontariamente senza coordinarsi né con le autorità italiane né con quelle marocchine. Il team è entrato in Marocco compilando come tutti la fiche di entrata che consente la permanenza nel paese per 90 giorni dichiarando “turismo” come motivo del viaggio.
Le autorità diplomatiche marocchine secondo quanto risulta ad Open non hanno preso affatto bene quella missione di scouting nelle zone terremotate, e hanno protestato con la presidenza del Consiglio italiana, che ha chiamato Cicchetti Marchigiani per avere spiegazioni e gli ha chiesto di fare una dichiarazione poi rilasciata all’Ansa, precisando: «Siamo qui in forma privata e non c’entra niente lo Stato italiano». Ma non sembra che questo abbia placato l’ira delle autorità marocchine: «Quel team ha dichiarato il falso», spiega ad Open una fonte diplomatica marocchina, «e questo comporterà problemi con l’Italia». Per altro le autorità marocchine fanno notare che non si viene in forma privata indossando la divisa blu del Roe della Protezione civile italiana.
Perché il Marocco non vuole esser aiutato
Come ha spiegato in una intervista a Le Monde Sylvie Brunel, ex direttrice dell’associazione umanitaria Action contre la faim, il Marocco è molto attento alla propria sovranità anche in un caso drammatico come questo: «Re Mohamed VI -ha spiegato- vuole mantenere l’autorità sul Paese. È anche una forma di orgoglio nazionale. Mettetevi al posto del Marocco. In caso di catastrofe naturale in Francia, immaginate ong marocchine o americane che si precipitano? L’aiuto umanitario internazionale va sempre dai Paesi sviluppati in direzione dei non sviluppati. In quanto Paese emergente, che vuole essere interlocutore dell’Europa ed aspira a uno status di potenza regionale, Rabat vuole dimostrare che è sovrana, capace di pilotare i soccorsi e non comportarsi come un Paese povero devastato che tutti vanno pietosamente a soccorrere».
(da Open)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
SECONDO L’INVIATO DEL NEW YORK TIMES IN INDIA, IL PRESIDENTE AMERICANO, CHE S’E’ FERMATO A SCAMBIARE DUE CHIACCHIERE PERSINO CON I RAPPRESENTANTI DELLE ISOLE COMORE, NON AVREBBE AVUTO NESSUNA INTERAZIONE CON LA DELEGAZIONE ITALIANA
Giorgia Meloni è uno dei pochi leader con cui il presidente Biden
non ha parlato durante il G20 di New Delhi, almeno secondo quanto riferisce l’inviato del New York Times Peter Baker, nel messaggio di informazioni ufficiale che ha mandato a tutti gli inviati al seguito della Casa Bianca.
Non ci sono spiegazioni specifiche sul motivo. Quando il capo della Casa Bianca è in viaggio, c’è sempre un pool ristretto di giornalisti che lo segue 24 ore al giorno, per poi inviare informazioni costanti a tutti gli altri colleghi accreditati, che in quel preciso momento non possono partecipare alle attività del presidente perché l’accesso è limitato. Quindi Baker dal Vietnam ha spedito un’informativa a tutti, dove si legge che l’Italia è uno dei pochi paesi con cui non ci sono stati colloqui specifici diretti tra i leader
Il messaggio dice: “Secondo la Casa Bianca: al vertice del G20, il presidente Biden ha parlato con i leader dei seguenti paesi, in un ordine non particolarmente motivato: Canada, Australia, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Nigeria, Francia, Regno Unito, Germania, Cina, Arabia Saudita, India, Bangladesh, Argentina, Sudafrica, Corea del Sud, Giappone, Turchia, Comore”.
In pratica tutti, tranne Meloni. Mentre era a Delhi, a causa del poco tempo a disposizione, Biden ha avuto un bilaterale ufficiale solo con il padrone di casa Modi. Poi l’ufficio stampa ha rivelato interazioni con un paio di altri leader asiatici. Quindi quelli indicati da Baker non sono incontri formali, ma conversazioni rapide ed occasionali accadute durante gli incontri. Curioso che Meloni sia in pratica l’unica non citata.
La presidente del Consiglio è stata ricevuta alla Casa Bianca il 27 luglio scorso, e Biden ha apprezzato in particolare la sua fermezza sull’Ucraina. A Delhi poi la premier ha di fatto annunciato l’uscita dalla Via della Seta, come auspicato da Washington, durante il suo bilaterale con il premier Cinese.
È vero che l’amministrazione ha qualche riserva su alcune politiche adottate sul fronte domestico, come quella riguardo la comunità Lgbtq, mentre anche la linea sui migranti e il rapporto teso con l’Unione Europea fanno discutere, però non sono elementi che finora hanno giustificato problemi bilaterali. È possibile che sia stata una dimenticanza casuale, e Meloni abbia avuto qualche scambio con Biden non riportato, ma resta la curiosità di come sia avvenuta questa esclusione dall’elenco.
(da La Repubblica)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
ZAYNAB KAZEMI, L’ATTIVISTA CHE SI TOLSE IL VELO DURANTE UN EVENTO PUBBLICO, E’ STATA CONDANNATA A 74 FRUSTATE DA UN TRIBUNALE DI TEHERAN
Zaynab Kazemi, attivista che si tolse il velo durante un evento pubblico contestando l’obbligo sull’hijab nella Repubblica islamica, è stata condannata a 74 frustate da un tribunale di Teheran che ha ritenuto il gesto “un’offesa alla pubblica decenza”.
Lo riferisce Hrana, l’agenzia degli attivisti dei diritti umani iraniani, e vari media dissidenti con sede all’estero facendo sapere che la sentenza è sospesa per cinque anni ma sarà eseguita se Kazemi, ingegnera iraniana, commetterà un altro crimine durante questo periodo. “Non mi sono mai pentita di avere alzato la voce per la giustizia contro l’oppressione e ancora non mi sento pentita”, ha scritto la donna su Instagram dopo essere stata condannata.
A febbraio, la donna si era tolta il velo sul palco durante un’evento dell’Assemblea degli ingegneri di Teheran e aveva criticato l’obbligo per le donne di indossare il velo in pubblico in Iran.
“Non riconosco un’assemblea che non permette alle donne di essere candidate se non portano il velo”, aveva detto Kazemi dal palco togliendosi l’hijab durante l’evento e lanciandolo a terra, come si può vedere in un video diffuso, e diventato virale, on-line all’epoca. E che presto è diventato un esempio di coraggio per tutte le giovani donne iraniane.
Violentatori di Stato
“Hanno abusato di me, nelle peggiori condizioni, mentre venivo arrestata a casa mia”. Dal carcere di Evin, Teheran, che la giornalista NazilaMaroufian ha condiviso il suo racconto. È stata privata della libertà con contestazione di reati quali “propaganda contro il sistema islamico iraniano”, la “diffusione di notizie false” e il non rispetto dell’obbligo di indossare il velo. L’arresto però, il quarto, è collegato anche allo scorso 30 agosto, quando intervistò il padre di Mahsa Amini, la 22enne di origine curda che morì il 16 settembre dopo essere stata messa in custodia dalla polizia morale per non aver indossato il velo in modo corretto; la ragazza, aveva dato il via alla stagione di ribellione e repressione nella Repubblica Islamica insieme allo zio Safa Aeli, 30 anni, recentemente prelevato senza alcun mandato legale a Saqqez.
L’audio della testimonianza di Nazila Maroufiandal carcere è disturbato. La voce trema, lunghe pause. È in stato di shock tra singhiozzi e parole che faticano a descrivere quanto accaduto. La registrazione è quella di una chiamata alla sua famiglia, condivisa dagli attivisti sui social media. Durante il colloquio la giornalista ha annunciato il suo sciopero della fame per protestare contro la sua situazione e quella di tutte le donne che subiscono violenza nelle stazioni di polizia e nelle carceri: “Questo sciopero è per me, ma è anche per tutte le donne in condizioni terribili in Iran. Quella della violenza è una realtà e chiunque non ne parli ha le sue ragioni per avere paura, ma durante gli interrogatori e nelle stazioni di polizia, le persone vengono aggredite verbalmente e sessualmente”.
Detenuta nelle condizioni più disumane, in una delle prigioni più temute d’Iran, dove sono rinchiusi migliaia di dissidenti politici, giornalisti e artisti, i fatti accaduti a Maroufian confermano le peggiori paure delle donne e delle famiglie iraniane dopoché varie testimonianze avevano riferito che nelle prigioni iraniane seguaci degli ayatollah erano soliti violentare uomini e donne come forma di tortura.
(da Globalist)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
AUMENTA IL NUMERO DELLE DIREZIONI GENERALI PER ACCONTENTARE LE TRUPPE FAMELICHE DI POLTRONE
C’è una cosa che Giorgia Meloni aveva ben chiara in testa, ancor
prima di varcare la soglia di Palazzo Chigi: non si può governare senza avere il pieno controllo della macchina dello Stato e di chi ne detiene le leve per farla funzionare, ovvero quel plotone di dirigenti spesso inamovibili che nei ministeri ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo. Non basta cioè nominare capi di gabinetto, vertici degli uffici legislativi e segretari particolari, ovvero tutti coloro i quali sempre entrano – come spoil system vuole – al seguito della maggioranza uscita vincente dalle urne e che cambiano a ogni cambio di esecutivo. Bisogna impossessarsi degli apparati di vertice della Nazione, per usare il lessico caro alla presidente del Consiglio. Una rivoluzione portata avanti a colpi di interventi legislativi che modificano la struttura dei dicasteri, impongono la decadenza pressoché totale dell’attuale dirigenza e, nella maggior parte dei casi, moltiplicano le poltrone. Con l’effetto di creare, anche dentro il cuore della burocrazia, un esercito di fedelissimi pronti a servire la nuova classe politica al potere.
Si inizia da sei ministeri
Ma vediamo come il governo Meloni sta riorganizzando lo Stato. Già sei i ministeri sui quali si è intervenuti. Secondo la fotografia scattata dalla Fondazione Openpolis, in quelli dell’Università e del Turismo aumenta il numero delle direzioni generali. All’Economia si passa da 4 a 6 dipartimenti. La fisionomia di Salute, Cultura e Lavoro subisce una profonda trasformazione: da un’organizzazione per direzioni generali a una per dipartimenti. Ognuno di questi interventi comporta la nomina di nuove figure apicali e, in alcuni casi, a cascata, anche dei dirigenti loro sottoposti. Ma potrebbe non finire qui: nel corso degli ultimi mesi, infatti, il Consiglio dei ministri ha esaminato preliminarmente il mutamento dei regolamenti di organizzazione anche di altri ministeri. Ovvero Esteri, Interno, Difesa, Infrastrutture, Politiche agricole e Transizione ecologica. Senza procedere, per il momento. Ma forse è soltanto una questione di tempo.
Nuove direzioni generali per Università e Turismo
In 3 dei 6 ministeri interessati dalle modifiche più incisive, le strutture di vertice sono proliferate. All’Università le direzioni generali sono salite da 6 a 8, almeno sulla carta, visto che il nuovo regolamento ministeriale non è ancora entrato in vigore. Una previsione che però era già stata varata dal governo Draghi. Al Turismo, a fine febbraio, con l’approvazione del Dl 13/2023, si è passati da 4 a 5 direzioni generali, per poi schizzare, due mesi dopo, a quota 7 (Dl 44/2023). Quasi raddoppiate rispetto alla dotazione iniziale. Anche in questo caso, comunque, si resta in attesa di regolamento, che dovrebbe arrivare a breve visto che il testo è stato esaminato in Cdm il 3 agosto
All’Economia due dipartimenti in più
Le novità più importanti riguardano il ministero dell’Economia. Strutturato sin dal 2008 in 4 dipartimenti (Tesoro; Ragioneria generale dello Stato; Finanze; Amministrazione generale) questo modello organizzativo è rimasto stabile fino a pochi mesi fa, quando dagli uffici di Via XX Settembre è partita una richiesta di parere al Consiglio di Stato su una bozza di regolamento che prevede l’introduzione del dipartimento dell’Economia, scorporando alcune competenze del Tesoro. La Corte, pur esprimendosi a favore, ha però suggerito diverse modifiche ed espresso perplessità rispetto a un’operazione che si limita a scorporare da un dipartimento strutture già esistenti e funzionanti. Probabilmente la ragione per la quale si è deciso di cambiare strada. Nel frattempo, infatti, col dl 44/2023 il governo ha alzato a 6 il numero massimo di dipartimenti previsto per legge ed esaminato in Cdm (il 26 luglio) il relativo regolamento. Quando sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale, ai 4 dipartimenti attualmente operativi si aggiungerà il dipartimento dell’Economia e quello della Giustizia tributaria. Tale struttura assumerà competenze ora esercitate dal dipartimento delle Finanze, incrementando i costi amministrativi del Mef di circa 2,4 milioni di euro l’anno. Una decisione che va letta alla luce della riforma della giustizia tributaria prevista anche dal Pnrr
Cultura, Salute, Lavoro: via tutti i dirigenti
In altri 3 casi le norme adottate nel corso dell’ultimo anno hanno imposto una radicale mutazione della struttura, che comporta la decadenza immediata di tutte le figure di vertice. Passare da un’organizzazione per direzioni generali a una per aree dipartimentali si risolve, in sostanza, in un escamotage per cambiare l’ossatura burocratica dei ministeri. Alla Cultura, per esempio, una volta che il regolamento per istituire 4 dipartimenti al posto delle 12 direzioni generali sarà entrato in vigore, dovranno essere sostituiti la bellezza di 200 dirigenti. Il Dl 105 pubblicato il 10 agosto scorso dispone infatti che “gli incarichi dirigenziali generali e non generali decadono con il perfezionamento delle procedure di conferimento dei nuovi incarichi”. Significa in sostanza che “il governo di destra – come ha ben spiegato il professor Sabino Cassese – riprende e amplia oltre ogni limite un sistema introdotto dalla sinistra, prevedendo nuove nomine non solo dei dirigenti generali, quelli apicali, ma di tutti i dirigenti, generali e non generali, di prima e di seconda fascia”.
Una specie di spoils system fuori tempo massimo, nota Openpolis. Il primo ad aver avviato tale iter è il ministero della Salute che, in prospettiva, sarà articolato in 4 dipartimenti: una contraddizione rispetto alla strategia one health adottata dal ministero stesso, che prevede un approccio integrato tra le diverse discipline. Al Lavoro, invece, si passa da 10 direzioni generali a 3 dipartimenti. Il Deep State al tempo della destra è pronto per scendere in campo.
(da La Repubblica)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
CON LA VIA DELLA SETA SIAMO RIUSCITI A IRRITARE SIA GLI USA CHE LA CINA, NON ERA FACILE… E QUESTI SAREBBERO I “PATRIOTI”?
Tutti i nostri politici ne parlano, tutti lo vogliono, neanche fosse Figaro. Ma qual è dunque l’interesse nazionale italiano? Non si sa. Paradosso del nostro tempo: nella sarabanda geopolitica scatenata dalla crisi d’identità e di volontà dell’America, ogni Stato conti o presuma di contare si sente di pensare e talvolta fare l’impensabile. A noi gira la testa. Il Belpaese è spaesato. Una volta passavamo ingiustamente per la Bulgaria della Nato, quasi fossimo i tirapiedi degli Usa. Eppure facevamo spesso gli affari nostri, senza classificarli interessi nazionali (suonava male). Danzando destramente intorno ai limiti della guerra fredda, senza infrangerli. Sapevamo quale fosse il nostro posto nell’Occidente. Ma a tavola non ci sono più posti assegnati. Te lo devi conquistare nel mucchio selvaggio.
È il momento degli opportunisti e dei solipsisti. E durerà a lungo. Senza riferimenti, sbandiamo paurosamente. Ad esempio, ci troviamo nel giro di pochi anni a prima firmare un’intesa con la Cina, vuota di contenuti economici ma piena di simbolismi geopolitici, perfino ideologici, scatenando la legittima irritazione dell’America. Salvo oggi smentirci: il memorandum non lo rinnoviamo, viva il “partenariato strategico” abracadabra che non ni nega a nessuno. La Cina più che irritarsi ne ricava che trattare con noi sia tempo perso. E peccato perché le staremmo pure simpatici, ma come si fa? Questo pare il sottotesto dell’anodina dichiarazione del premier cinese Li Qiang dopo l’incontro con Giorgia Meloni al G20 di Nuova Delhi. Due autogol in cinque anni con/contro il Numero Uno e il Numero Due è record mondiale. E meno male che pochi se ne accorgono fuori d’Italia perché ci danno per scontati nella peculiare interpretazione del ruolo di settimo Grande (scala del G7: mondo ieri, dominato dall’Occidente).
Il G20 è sigla della Babele geopolitica in cui stiamo navigando. Nato come vertice delle maggiori economie mondiali, oggi è somma di G7 e Brics in rapida espansione, variegata compagnia: tra cui spiccano anti-americani per professione o perché respinti dal Numero Uno (Russia, Cina), più potenze regionali in bilico (Brasile, Sudafrica) e l’India. Ovvero Repubblica di Bharat come la ribattezza il suo leader indù, Modi. Il quale è assolutamente certo che Bharat passerà alla storia quale titolare di questo secolo come gli Stati Uniti lo furono dello scorso o la Gran Bretagna dell’Ottocento. Il tutto all’insegna del provare per errori. “Geopolitica multivettoriale”, assicurano i tecnici.
Quasi l’ideale per la classe dirigente della Prima Repubblica, un bel problema per l’attuale. Certo il presidente del Consiglio, conscio della sua radice originaria e del suo attuale status, cerca di seguire l’America sui grandi dossier internazionali. Riflesso ortodosso. Il problema è che non c’è più ortodossia. L’America non sa come gestire il suo declino perché non sa pensarsi altro che egemone assoluto ma non ha più i mezzi per esserlo. E se pure li avesse gli altri, “alleati” inclusi, non glieli riconoscono. Italia chiamò: cara America vorremmo tanto stare con te ma tu dove stai? Sorry, caduta la linea.
Da questo G20 escono maionesi impazzite. Noi italiani ci troviamo a firmare con russi, americani, cinesi e resto della compagnia una dichiarazione sull’Ucraina che, se non proprio dal Cremlino, parrebbe prodotta da una Ong pacifista. Per la grande irritazione di Kiev, nemmeno invitata al summit. E per effetto di un veto di Pechino, sostenuto da buona parte della compagnia, qualche atlantico compreso, che impedisce di qualificare «aggressione» l’aggressione di Putin. Veto al quale si adeguano tutti, chi con gioia maligna chi facendo buon viso a pessimo gioco. A ben guardare, il comunicato non si discosta molto dal concordato informale tra Putin e il capo della Cia Burns abbozzato per telefono nel novembre 2021 e mai disdetto: la Russia invade ma non va oltre l’Ucraina, l’America non combatte la Russia né cerca il cambio di regime al Cremlino. Per il resto valgono i codici segreti di comunicazione fra le due superpotenze nucleari.
Lezione per noi: se non ci sono più regole né santi in paradiso, conviene prenderne atto e stabilire davvero quel che vogliamo. Meglio, che possiamo volere. Dire che bisogna farlo senza farlo non è furbo. Si può accettare l’eterodirezione quando c’è qualcuno che ti dirige. Se manca, resta l’allegria di una vita come Steve McQueen. Però in motoretta.
(da La Stampa)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
A QUESTO PUNTO L’ITALIA NORMALE SI CHIEDE: PUO’ ANCORA RESTARE AL SUO POSTO UN PERSONAGGIO DEL GENERE?
Puntuale è arrivata ls sospensiva del Tar di Trento che ha bloccato
l’ordinanza di abbattimento dell’orsa F36 del presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti.
Il giudice amministrativo ha accolto il ricorso dell’associazione animalista Leal Odv, che si era opposta alla decisione di Fugatti il giorno dopo la firma dell’ordinanza. Il Tar ha disposto la cattura dell’animale e la custodia nel centro di Casteller, a Trento.
Secondo il giudice amministrativo, quello della detenzione è «l’unica cautela ragionevolmente praticabile», escludendo l’abbattimento. Il Tar ha poi chiesto alla provincia di Trento di depositare entro 10 giorni il parere dell’Ispra sulla presunta pericolosità dell’orsa, e il rapporto tecnico intitolato: «La popolazione degli orsi in Trentino: analisi demografica a supporto della valutazione delle possibili opzioni gestionali». Sul destino dell’orsa F36 il Tar tornerà in udienza il prossimo 12 ottobre.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
COME FUNZIONERA’ LA SIMULAZIONE DI UN ATTACCO RUSSO
La Nato si prepara a dar vita alla più grande esercitazione militare dai tempi della Guerra Fredda. Lo scrive oggi il Financial Times citando fonti dell’Alleanza Atlantica, spiegando che nelle manovre, programmate per il primo trimestre del 2024, saranno coinvolti circa 41mila soldati dei Paesi membri e oltre 50 navi da guerra. Obiettivo della missione Steadfast Defender («salda difesa»): testare la messa in atto di una risposta militare ad un’eventuale aggressione russa contro uno dei suoi membri – benché nel gergo interno il «nemico virtuale» sarà denominato «Occasus». L’esercitazione, nota il quotidiano londinese, è parte della strategia di evoluzione della Nato, dettata dallo scenario ucraino, verso un’Alleanza in grado di combattere una guerra vera e propria, e non solo di rispondere a una crisi. A livello tecnico, coerentemente, la novità principale sarà l’integrazione di dati geografici reali per creare «scenari realistici» per le truppe impegnate. L’esercitazione dovrebbe tenersi tra Germania, Polonia e i Paesi Baltici a febbraio e marzo del prossimo anno, e non sarà l’unica per il 2024: dal prossimo anno infatti saranno due, e non più solo una, le esercitazioni militari annuali della Nato.
Cambio di passo
Lo scorso giugno il Segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg aveva anticipato il salto di qualità (e di quantità) nella combat readiness dell’Alleanza, con il progressivo passaggio da 40mila a «ben oltre 300mila» soldati pronti al dispiego immediato in caso di necessità. Un approccio totalmente diverso a quello su cui si era settata l’Alleanza a partire dagli anni ’90, focalizzato sul dispiego agile di piccoli battaglioni per missioni ad hoc, come accaduto nei decenni successivi nei Balcani o in Afghanistan. Poco dopo la Germania aveva fatti sapere che 4mila soldati saranno stanziati in permanenza in Lituania, mentre altri battaglioni Nato sono stati via via già dispiegati lungo i confini orientali dell’Alleanza, a difesa/deterrenza di possibili mosse «sconsiderate» della Russia oltre il territorio ucraino. Un allarme cresciuto nel corso dell’estate con la «redistribuzione» degli uomini della famigerata milizia Wagner in Bielorussia – benché la morte di Prigozhin e la decapitazione dei vertici del gruppo a fine agosto paiano aver circoscritto la minaccia.
(da Open)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
OBIETTIVO RUBARE CONSENSI, SPACCARE LA LEGA E CREARE UN POLO AUTONOMISTA TRASVERSALE
Non è stato invitato da nessuno, ma del resto il pratone è uno
spazio aperto. Il sindaco di Taormina Cateno De Luca farà irruzione – pacificamente, si intende – a Pontida, domenica prossima, al ‘sacro raduno’ della Lega. Il leader del movimento Sud con nord, candidato alle suppletive del collegio di Monza che fu di Silvio Berlusconi, ha in mente un piano non semplice: mettersi alla testa di un fronte autonomista trasversale capace di rubare consensi al Carroccio oggi in versione nazionalista
In questo senso l’auto-ospitata alla manifestazione della Lega serve come plateale manovra di disturbo mediatica, che si aggiunge a quelle nel dietro le quinte che vedono De Luca incontrare esponenti del partito insofferenti alle politiche di Matteo Salvini.
Il siciliano De Luca – che fu anche candidato sotto il simbolo della Lega Nord ai tempi di Umberto Bossi, quando il Senatur fece l’accordo con l’Mpa di Raffaele Lombardo – più che al collegio brianzolo è proiettato verso le elezioni europee, con la costruzione in corso di un polo civico e per l’appunto autonomista che peschi fuori da centrodestra e centrosinistra. Lo scorso luglio, con annessa delegazione arrivata dalla Sicilia munita di cannoli in dono, De Luca incontrò l’ex ministro del Carroccio Roberto Castelli alla festa di Autonomia e Libertà, l’associazione culturale federalista vicina proprio alla Lega. “Non si possono fare i salottieri centralisti a Roma e poi dire cose diverse sui territori. Sappiate che nel meridione potete contare su delle interlocuzioni politiche, disponibili ad un’alleanza per modificare il sistema”, spiegò allora. Ed è quello che proverà a ripetere a Pontida.
(da La Repubblica)
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