Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
ALTRO CHE ATTACCARE GENTILONI, I PROBLEMI SONO ROTTE, SLOT E CRESCITA FUTURA
Sarà proprio la Commissione Europea a decidere se Lufthansa sarà l’approdo finale della storia tribolata della compagnia di bandiera nazionale, incarnata ora da Ita Airways dopo la fine nel 2021 di Alitalia. Ma dietro le lamentele del premier Meloni sui tempi lunghi della pratica a Bruxelles si nasconde una questione più di sostanza: il timore che dopo il vaglio europeo l’accordo diventi poco conveniente per tedeschi e italiani.
L’intesa tra lo Roma e la compagnia tedesca firmata a maggio prevede che Lufthansa versi a Ita 325 milioni di euro a titolo di aumento di capitale, mentre il ministero dell’Economia ne effettuerà uno da 250 milioni di euro. Al closing Lufthansa avrà una partecipazione nel capitale pari al 41% per poi salire progressivamente nel corso degli anni fino a rilevare l’intera compagnia versando altri 504 milioni. Ora serve l’ok comunitario. L’esame formale non è iniziato, ma dalle prime interlocuzioni con l’Antitrust Ue sono già chiari i punti critici su cui l’Europa potrebbe intervenire
Lufthansa troppo grande
Ita si appresta a entrare in un network europeo formato da Lufthansa Regional, Lufthansa CityLine, Lufthansa cargo, Air Dolomiti, Swiss, Austrian Airlines, Brussels Airlines, Edelweiss Air ed Eurowings. E’ quasi certo che la Commissione Ue imponga dei paletti all’operazione. C’è una lunga serie di precedenti a riguardo. E’ il punto più delicato perché Lufthansa vuole evitare che i rimedi imposti siano troppo gravosi, mentre il governo italiano teme che a Ita sia preclusa una prospettiva di crescita autonoma e diventi così un vettore marginale. La tesi tedesca che sarà sostenuta con la Commissione è che compagini regionali come Ita per le loro dimensioni ridotte non sposteranno gli attuali equilibri che vedono il 60% del mercato in mano a 5 big (Ryanair, easyjet, Air France-Klm, British Airways con Iberia (Iag) e Lufthansa). Non sarebbero necessari grandi interventi perché la concentrazione del mercato lascia ancora abbastanza spazio per altri contendenti
Rotte e Slot
Ma anche passasse la tesi che il grande quadro europeo non ha bisogno di correzioni, la Commissione può – anzi è l’esito più probabile- chiedere interventi sui singoli aeroporti e rotte in cui Lufthansa-Ita si troveranno a dominare, ad esempio il presidente di Wizz Air si è scagliato di recente contro il dominio a Linate del nascente nuovo gruppo con l’80% degli slot. Ma potrebbero essere coinvolti anche gli altri aeroporti italiani come Fiumicino e Malpensa.
Eredità vecchia Alitalia
Un altro punto su cui l’Italia ha dovuto dare molte garanzie alla Ue è che Ita non ha nessuna “continuità” con la vecchia Alitalia (pur avendone comprato il marchio non lo usa e ha dovuto ricostituire da zero flotta e personale). Tra privatizzazioni fallite (la gestione CAI e quella Etihad) e salvataggi successivi Alitalia ha sorpassato ogni limite in tema di aiuti pubblici ammessi dall’Europa con periodiche iniezioni di soldi dei contribuenti sotto forma di aumenti di capitale e prestiti mai restituiti. Anche Lufthansa ha attenuto garanzie contrattuali e legali che le evitino di trovarsi a gestire sgradevoli eredità, come quella dei reintegri di ex dipendenti. Ma anche questi aspetti finiscono sotto la lente dei tecnici Ue
I ricorsi dei concorrenti
Un ulteriore elemento di ritardo può arrivare dai concorrenti, che come prassi in questo settore cercheranno di intervenire durante e dopo ogni decisione dell’Antitrust Europeo. Per quanto i precedenti episodi non hanno impedito alle fusioni di arrivare in porto (specie quando era coinvolto direttamente il governo di un paese membro), le battaglie legali si sono protratte per anni limitando progetti e crescita delle società coinvolte
(da La Repubblica)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
IERI ALCUNE PERSONE A VOLTO COPERTO E IN SELLA A MOTO HANNO SPARATO PER STRADA, NEL PARCO VERDE DI CAIVANO…LA DENUNCIA DEL PARROCO DON PATRICIELLO: “SFRECCIAVANO PER I VIALI SPARANDO ALL’IMPAZZATA. IL TERRORE”
“In sella alle loro moto, sono arrivati ancora una volta. Volti coperti.
Armi pesanti in mano. Sfrecciano per i viali sparando all’impazzata. È il terrore…”. Paura poco prima della scorsa mezzanotte nel Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli, per una stesa, un raid con colpi di arma da fuoco sparati all’impazzata: a denunciarla su Facebook è don Maurizio Patriciello, parroco che da anni si batte contro la criminalità.
“La domenica volge a termine – scrive don Maurizio – manca poco più di un’ora alla mezzanotte. Per la gente della mia parrocchia non c’è pace. In sella alle loro moto, sono arrivati ancora una volta. Volti coperti. Armi pesanti in mano. Sfrecciano per i viali sparando all’ impazzata. È il terrore. Le ‘stese’ fanno paura. Può morire chiunque. Signore, aiutaci”
All’alba del 5 settembre, lo Stato aveva fatto vedere e sentire la sua presenza a Caivano con un’operazione interforze nella quale sono stati impiegati 400 uomini. Qualche giorno dopo è stato varato il decreto legge Caivano.
I carabinieri del nucleo operativo di Poggioreale sono intervenuti in via Al Chiaro di Luna a Ponticelli (Napoli) per l’esplosione di colpi d’arma da fuoco. Sul posto sono stati repertati 21 bossoli di vario calibro.
Al momento non risultano feriti ma è stata sequestrata una Fiat Panda con un’ogiva conficcata nella carrozzeria e il lunotto posteriore infranto. Indagini in corso per chiarire dinamica.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
SOCCORSI CHE ARRIVANO CON IL CONTAGOCCE E SUPERSTITI SENZA RIPARO
Muhammad si sporge dalla transenna arrangiata dalla gendarmerie usando ciò che resta di una porta di legno, di una finestra. «Lì c’è mia madre», ci dice e non serve che aggiunga altro per capire si tratti di una tragedia. L’hotel in cui era la sua famiglia, adesso, pende martoriato nel vuoto, mattonelle del bagno e brandelli di letti resistono quasi inspiegabilmente alla gravità. Il terremoto che venerdì notte ha ferito il Marocco prendendosi più di duemila vite lo ha lasciato così. Muhammad lo fissa, non piange nemmeno più: «Sono tre giorni che mamma è lì. Era in vacanza con mio padre, mio fratello, la moglie e una loro amica. Sono tutti morti, è la volontà di Allah».
La signora Aisha e suo marito Ibrahim sono due delle tre persone rimaste ancora tra le macerie di quell’inferno di polvere e sassi che è oggi Moulay Brahim: i corpi esposti a pochi metri da noi, ancora irrecuperabili.
È qui, sulle montagne del Grande Atlante, a Sud di Marrakech, che la scossa è stata davvero spietata, ingoiando vite e calcestruzzo. «C’est tombé», dicono, e il suono sinistro che evoca la parola vale più della sua traduzione: «Crollato, è crollato tutto».
Le vie del paesino sono dormitori a cielo aperto: quella che sembrerebbe una discarica è quanto di più simile a un rifugio: assi di legno, un letto in ottone sgangherato, panche spezzate: tutto quanto possa ospitare un materasso, va bene. Senza nulla sulla testa, né speranza. Quella è evaporata quando hanno ritrovato i corpi di una mamma e del suo bambino nato da due giorni. Tre uomini della gendarmerie, quattro pompieri, un’auto che lavora come ambulanza. «Tra ieri e oggi hanno estratto vive quattro persone», e sembra già un miracolo.
Scendendo per una strada martoriata da quella che pare una pioggia di meteoriti grandi come tavoli da pranzo si gira intorno a un benzinaio e, risalendo, si incontra un ospedale da campo che accoglie feriti lievi. Impossibile avvicinarli, ma qualche metro più in là una distesa di terra ospita una ventina di tende blu: cinquanta famiglie dormono distribuite in quei ricoveri di fortuna, ma almeno altre cento sono fuori a chiedere disperatamente un tetto sotto cui dormire.
«La vergogna è che danno le tende ai più ricchi: chi può pagare qualcosa agli agenti trova la sua brandina. Noi restiamo fuori. Non abbiamo nemmeno una coperta. E la notte è freddo. Siamo scesi dalle montagne per trovare un riparo, ma non ci vogliono aiutare».
Fatyma, sessant’anni su cui la vita ha lasciato segni profondi, un posto per sé e il marito lo ha trovato: «Qui siamo due o tre famiglie per ogni tenda, tante persone cercano alloggio ma i letti sono finiti. Non c’è più acqua, stanno finendo i viveri. Non viene nessuno, a parte questi due poliziotti qui davanti. Facciamo domande ma non ci rispondono, siamo trattati come bestie». Gli animi si scaldano, due uomini urlano, si spingono, gli altri intervengono mentre si stanno prendendo per il collo. Ci avvicina una ragazza: «Io un posto in tenda non lo avrò mai. Sono sola, non sono sposata, un poliziotto mi ha detto: che vuoi? Sei solo una donna, vattene».
Un mulo su cui è stata costruita una lettiga con legno e cuscini è quanto di più simile a un mezzo di soccorso, per gli abitanti di Ait Othmane. «È la nostra ambulanza», ci dicono. «Tanto, persone ferite non ce ne sono. Chi era lì sotto, è già morto».
Uno dei posti più vicini all’epicentro è anche tra i meno accessibili. Si scava con le mani tra montagne di detriti. Si cammina scalzi su ciò che una volta era il paese e ora è una enorme necropoli per cercare una sorella, un figlio.
Qui chiunque ha perso qualcuno: «Non mangiamo da tre giorni. Non c’è più acqua, siamo disperati, moriremo anche noi che non siamo finiti sotto le macerie». Eppure nella voce non c’è quasi disperazione, solo rabbia: «La morte è una cosa a cui siamo preparati, fa parte di ciò che siamo e solo Allah decide quando è il momento».
Avvicinarsi all’epicentro è un viaggio tra ferite lacere: i sensi di marcia sui tornanti sono spariti, si passa alternandosi nei pochi centimetri che la pioggia di rocce lascia agli pneumatici, tra scavatrici in servizio permanente e null’altro: non un’ambulanza, non un mezzo dell’esercito. Basterebbe un’altra caduta a travolgere le auto che si avventurano per portare aiuto spontaneo.
Risaliamo verso Moulay Brahim per poi virare a Sud, direzione Imlil. Un villaggio noto ai turisti che tutto l’anno lo raggiungono per sciare o per il trekking. La strada è ai limiti della percorribilità. Passando da Asni troviamo nuovi ricoveri organizzati: le solite tende blu, con ragazzini di una decina d’anni che si caricano di continuo taniche trasparenti d’acqua sulle spalle. Un ragazzo più grande ne prende due e s’avvia verso i paesi tagliati fuori. Si sale e spariscono le connessioni: telefoni muti, nemmeno più l’energia elettrica. A Imlil però acqua c’è, anche tavolini colorati, alberi di mele, chi insiste a vendere i propri prodotti, olio d’Argan e sacchetti di noci, poche centinaia di metri dopo l’ennesimo accampamento improvvisato, come mille altri sulla strada. In paese ci invitano a mangiare un tajin di verdure e pecora: «Niente posate, usate il pane e le mani». Non contano neanche un ferito, o almeno così dicono per non spaventare i turisti che scendono sorridenti con gli zaini per la loro scarpinata incontrando quad, volanti, camion della gendarmerie e persino un furgone dell’esercito. Qui, nell’unico angolo di Marocco in cui l’inferno non è arrivato.
Mancano un paio d’ore al tramonto, è ora di tornare. Dalle montagne scende incerto verso Marrakech un furgoncino. Nel suo montacarichi un tappeto avvolge dignitosamente una delle duemila persone che la scossa ha ucciso. L’ospedale di Tahnout non prende più una sola persona, forse nemmeno i corpi che ancora, lentamente, emergono dalla tragedia.
(da La Repubblica)
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Settembre 11th, 2023 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO ESSERE PLURALI, LARGHI, APERTI, GENEROSI, INSIEME”
«Dopo l’estate militante non ci riposeremo, ci attende un autunno
di impegni e partecipazione, il Partito democratico è pronto a scendere in piazza per una grande mobilitazione nazionale, è il nostro tempo, riprendiamoci il nostro futuro». Elly Schlein prova a caricare la platea di 2 mila persone accorse a Ravenna: spetta alla segretaria il discorso di chiusura della Festa dell’Unità nazionale. E lei non si sottrae a uno degli argomenti che negli ultimi giorni ha scosso il Nazareno: le divisioni interne e la sfiducia di alcuni capicorrente nei confronti della sua gestione. «L’ambizione del Pd è non solo unire storie e culture diverse, ma anche immaginare un progetto nuovo, un partito strutturato più a rete che a piramide, con i circoli che sono antenne. Un partito che spalanca le finestre e le porte, dove non ci si trova per stabilire rapporti di forza. Tutti insieme siamo la forza del Pd, nessuno escluso. Ognuno sentirà un attacco al Pd come un attacco a ognuno di noi, così come ogni vittoria sarà sentita come una vittoria di tutti, non di qualcuno. Dobbiamo essere plurali, larghi, aperti, generosi, insieme».
La difesa di Gentiloni
Schlein, in un altro passaggio, prende le difese di Paolo Gentiloni. Il commissario europeo per gli affari economici ha ricevuto diversi attacchi da parte del centrodestra. Sia membri della maggioranza parlamentare sia membri dell’esecutivo l’hanno accusato di non fare gli interessi dell’Italia: «A Gentiloni va tutta la nostra gratitudine per il servizio che sta svolgendo. Di fronte agli attacchi scomposti di un governo che cerca di celare la sua incapacità nel dare risposte sul terreno economico e sociale, ricordiamo che da un lato c’è chi ha contribuito col suo lavoro a mettere in campo 750 miliardi di investimenti per il futuro, un piano di cui l’Italia è la maggiore beneficiaria, e dall’altro c’è chi sta rischiando di far perdere queste risorse e questa occasione storica al nostro Paese». Altri punti toccati durante l’intervento sono la divergenza con il Movimento 5 stelle riguardo al sostegno militare all’Ucraina, lo spostamento del partito a sinistra, «e non credo che questa sia una colpa», e le critiche alla destra al governo: «Si possono travestire quanto vogliono ma sono sempre gli stessi. Li conosciamo, non accetteremo tentativi di riscrivere la storia, la destra non fa i conti col suo passato, quando sente il richiamo della foresta difende e protegge gli estremisti, noi saremo sempre dall’altra parte
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2023 Riccardo Fucile
NON FATELO SAPERE A VANNACCI, LA NUOVA CAMPIONESSA ITALIANA DI BOXE NEI PESI LEGGERI È NERA E SI CHIAMA PAMELA MALVINA NOUTCHO… HA 31 ANNI ED È UN’INFERMIERA ALL’OSPEDALE MAGGIORE DI BOLOGNA – NATA IN CAMERUN, SI È TRASFERITA IN ITALIA A OTTO ANNI
«Non riesco ancora a credere di avere in mano la cintura. Sono campionessa». Può dirlo forte Pamela Malvina Noutcho Sawa, 31 anni, infermiera al Maggiore di Bologna, dopo aver battuto Nadia Flahi sul ring di Casoria al termine di dieci round tesissimi, nell’incontro per il titolo italiano dei pesi leggeri.
Un sogno realizzato partendo dalla palestra della Bolognina Boxe, zona Stalingrado, dove Pamela s’è allenata tutta estate col tecnico Alessandro Dané, in una città in vacanza.
Ma la sua storia comincia molto prima: i natali in Camerun, il trasferimento in Italia a otto anni con una parte della famiglia, la scuola e la laurea in infermieristica.
Nel 2015 Pamela s’innamora della boxe, sport che le darà l’occasione di denunciare gli ostacoli per ottenere la cittadinanza italiana (dal diritto di voto negato, all’impossibilità di accendere un mutuo nonostante la busta paga regolare).
«Sono una donna, sono nera, sono Pamela e sono italiana, e spero che un giorno ci sia un pezzo di carta che lo dica», aveva scandito in un video poco più di un anno fa, parafrasando il celebre comizio di Giorgia Meloni, e mettendo a nudo le contraddizioni del sistema italiano su cittadinanza e diritti. Nel 2022 è arrivato il documento tanto atteso.
«Io sono stata fortunata – raccontava – perché probabilmente la notorietà del mio caso mi ha favorito. Ma per molti ragazzi, figli di stranieri nati in Italia, non è così. È paradossale pensare che mio fratello, nato in Italia, non sia stato considerato fin da subito cittadino italiano. E che abbia dovuto fare una domanda per diventarlo».
La passione di Pamela per la boxe era nata solo otto anni fa, quasi casualmente: «Svolgevo un tirocinio in un centro per senza fissa dimora dove c’era una palestra. E dire che il pugilato non mi era mai piaciuto: quando in famiglia si guardava Rocky mi dicevano di cambiare stanza e questo mi faceva arrabbiare molto»
Pamela è anche la prima boxeur bolognese ad aver vinto per un titolo nazionale. Una rincorsa rapidissima: solo 6 incontri tra i professionisti.
(da La Repubblica)
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Settembre 10th, 2023 Riccardo Fucile
DOPO IL NEW YORK TIMES, ANCHE L’EMITTENTE TV USA ACCENDE IL FARO SU STUPRI E FEMMINICIDI IN ITALIA E SULLA LATITANZA DEL GOVERNO SOVRANISTA
Dopo il New York Times, tocca alla Cnn. La scorsa settimana, il
quotidiano della Grande Mela aveva dedicato un lungo reportage ai tanti episodi di violenza sessuale consumatisi in Italia negli ultimi mesi, a partire dai casi di Palermo e Caivano. Senza lesinare critiche al nostro Paese.
Se il New York Times invitava i propri lettori a «riflettere sull’atteggiamento dell’Italia nei confronti delle donne», l’emittente televisiva “globale” ora accende il faro sulla reazione della politica ai misfatti dell’estate e punta il dito contro Giorgia Meloni: perché, si chiede oggi la Cnn, il governo italiano «sta facendo così poco per difendere le donne dagli episodi di violenza»?
L’articolo della giornalista Barbie Latza Nadeau comincia il proprio ragionamento a partire da alcuni dei casi di cronaca più eclatanti degli ultimi mesi: i ripetuti abusi sessuali ai danni delle due cuginette a Caivano, lo stupro di gruppo di una ragazza di 19 anni a Palermo e da ultimo l’assassinio di un’infermiera di 52 anni a Roma. Tutti questi episodi, scrive la Cnn, «hanno coronato un’estate di titoli di giornale sulla violenza sessuale e sui femminicidi». Eppure, sostiene Nadeau, «nessuna di queste questioni è stata finora al centro dell’agenda di Meloni a difesa della famiglia».
Gli episodi di violenza sessuale
Secondo la giornalista della Cnn, la risposta del governo italiano sul fronte delle politiche per la famiglia si è limitata alla «rimozione dei genitori dello stesso sesso dai certificati di nascita, alla repressione dei diritti di successione per le coppie gay e al tentativo di criminalizzare la maternità surrogata con pene detentive». Persino la visita della premier al Parco Verde di Caivano, teatro dei ripetuti abusi sessuali ai danni delle due ragazzine, è stata oscurata dai commenti del suo compagno Andrea Giambruno, finito al centro delle polemiche e accusato di vittimizzazione secondaria. «Meloni – continua l’articolo – si è concentrata sul contrasto alla criminalità organizzata nelle zone in cui si verificano i reati. Tuttavia, ha appena menzionato» i dati diffusi dal Telefono Rosa, che ha documentato nel 2023 un aumento del 25% delle segnalazioni di violenza di genere rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’emittente tv americana ha raccolto poi un commento di una delegazione di donne del Pd, che a loro volta puntano il dito contro la premier: «Non sappiamo che farcene di una donna al governo che penalizza le donne», è l’accusa che trova eco oltreoceano.
Le accuse di nepotismo
E a proposito di politiche per la famiglia, la Cnn riprende le polemiche sulla scelta di Meloni di affidare sempre più incarichi a parenti prossimi. La famiglia della premier, scrive Nadeau, «è sempre più prominente nella politica del partito». A testimoniarlo sono la nomina della sorella Arianna a nuova responsabile della segreteria di Fratelli d’Italia oppure le numerose foto delle vacanze pubblicate in compagnia del cognato – e ministro – Francesco Lollobrigida. Insomma, quando si tratta di pensare alle politiche per la famiglia, scrive la Cnn, «Meloni si è concentrata sulla propria».
(da Open)
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Settembre 10th, 2023 Riccardo Fucile
LA MOTIVAZIONE: “PER TOGLIERE I ROTTAMI E SPARGERE SEGATURA SUL SANGUE E SUI LIQUIDI DEL MOTORE RIMASTI SULL’ASFALTO”… PER LA CRONACA, IL COLPEVOLE SE L’E’ CAVATA PATTEGGIANDO UNA CONDANNA A 3 ANNI E MEZZO
Il 7 settembre ha patteggiato una pena di 3 anni e mezzo di reclusione Samuel Seno, 32 anni, poliziotto in servizio alla Questura di Treviso, accusato di aver provocato l’incidente che nel maggio 2022 costò la vita ad un ragazzo di 17 anni di Paese (Treviso), Davide Pavan.
L’uomo, che si trovava alla guida dell’auto – appurarono le indagini – in stato di alterazione dovuto all’alcol, aveva invaso la corsia di marcia opposta, travolgendo il giovane in scooter, che nonostante la prontezza dei soccorsi morì sul posto. Era l’8 maggio del 2022 .
E adesso la madre del ragazzo vittima dell’incidente, Barbara Vedelago, racconta di aver ricevuto la richiesta di pagamento di una fattura per l’importo di 183 euro spesi per “togliere i rottami e spargere della segatura sul sangue di Davide e sui liquidi del motore rimasti sull’asfalto”.
C’è scritto infatti “Bonifica dell’area con smaltimento dei rifiuti e assorbente per sversamento liquidi”: la coppia di genitori ha dovuto pagare. “L’intero sistema non va, e la fattura per la bonifica è solo uno dei tanti episodi” spiega la donna in un’intervista al Corriere della Sera. E puntualizza che l’introduzione del reato di omicidio stradale non basta: “La legge è troppo morbida con chi causa un incidente”. “Ci siamo sentiti abbandonati, come se il nostro dolore non contasse”.
“Ci è arrivata una raccomandata per avvisarci che il rottame dello scooter era stato dissequestrato e che dovevamo andare subito a ritirarlo, altrimenti avremmo dovuto pagare una penale per ogni giorno di ritardo”, spiega poi Barbare Vedelago. La fidanzata di Davide, poi, non ha potuto costituirsi parte civile: “La legge non lo prevede, perché non erano sposati e lei non è una parente. Il loro era un amore giovanile, lo so, ma chi può dire che non sarebbe durato per tutta la vita?”.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2023 Riccardo Fucile
OBIETTIVO È CAMBIARE LA BASE IMPONIBILE DELLA TASSA: NON PIÙ IL MARGINE DI INTERESSE MA TUTTO L’ATTIVO MEDIO PONDERATO DEGLI ISTITUTI DI CREDITO…UN MODO ANCHE PER ALLONTANARE IL RISCHIO DI POSSIBILI RICORSI E NON PENALIZZARE I TITOLI DI STATO … LA BCE ATTENDE LE MODIFICHE PRIMA DI DARE IL SUO PARERE
Dopo la mancata consultazione preventiva con il governo, di prassi
nelle decisioni di questa portata, la Banca d’Italia non sarà ascoltata neanche dal Parlamento sul decreto che impone la tassa sugli extraprofitti delle banche. Arriverà, invece, il parere della Banca Centrale Europea, anche se non sarà immediato. La tassa sul margine di interesse delle banche sarà completamente ridisegnata, anche per evitare i seri rischi di costituzionalità segnalati dal Servizio Bilancio del Senato, e Francoforte vuole attendere le scelte definitive del governo.
A chiudere la partita, che si dovrà concludere esattamente tra un mese, quando scade il decreto, sarà il maxiemendamento del governo, che è già in preparazione, ma che non arriverà prima di un paio di settimane. Ci saranno le modifiche alla tassa sulle banche ed aggiustamenti a molte altre misure contenute nel provvedimento.
Anche alla luce dei rilievi degli uffici del Senato sulla costituzionalità del prelievo fiscale, perché questo colpirebbe le banche a prescindere dalla loro effettiva capacità contributiva, il governo sta valutando di cambiare radicalmente la base imponibile della tassa. Non più il margine di interesse, che rappresenta solo una parte delle attività bancarie, ma tutto l’attivo medio ponderato degli istituti di credito. Così, tutte le banche verrebbero trattate nello stesso modo. Allontanando il rischio di possibili ricorsi da parte degli azionisti delle banche, non necessariamente italiani.
La modifica avrebbe un ulteriore vantaggio, quello di non penalizzare i titoli di Stato. Considerati estremamente sicuri, i titoli pubblici hanno un coefficiente di rischio pari a zero nell’attivo bancario, e di fatto non pesano su quell’aggregato, mentre i loro rendimenti confluiscono nel margine di interesse. Tassare l’intero attivo delle banche, inoltre, metterebbe al riparo anche dall’altro possibile profilo di incostituzionalità della tassa.
(da Il Corriere della Sera)
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Settembre 10th, 2023 Riccardo Fucile
IL GIOVANE SI ERA SEMPLICEMENTE RIPARATO PER SFUGGIRE A DEI COETANEI CHE VOLEVANO AGGREDIRLO… A COSA PORTA IL DELIRIO SOVRANISTA DELLA “LEGITTIMA DIFESA”
Spara contro quello che ritiene un ladro, ma ferisce un ragazzino di 17 anni. È successo questa notte a San Vittore Olona, in via Pisacane. Intorno poco prima delle 3 un 58enne ha sentito alcuni rumori provenire dal giardino della sua abitazione.
Spaventato, pensando si trattasse di un ladro, prima ha sparato due colpi in aria poi altri due. A rimanere ferito però è stato un ragazzino di 17anni il quale, come ha raccontato, si sarebbe solamente nascosto lì per sfuggire da alcuni suoi coetanei con cui poco prima era venuto alle mani in un locale vicino.
L’uomo è stato denunciato alla Procura di Busto Arsizio per lesioni aggravate. La pistola era regolarmente detenuta ed è stata poi consegnata, agli investigatori. La vicenda, su cui i Carabinieri di Cerro Maggiore sono al lavoro per ricostruire la dinamica esatta, è accaduta prima delle 3 in via Pisacane. I militari sono intervenuti su richiesta del padrone di casa, un italiano incensurato il quale, pochi minuti prima, allertato da alcuni rumori provenienti dell’esterno della propria abitazione, in cui vive da solo, aveva sorpreso all’interno del giardino un giovane.
Quindi sparato due colpi in aria, dopo avergli intimato di fermarsi, avrebbe esploso altri due colpi, procurando al ragazzo una ferita sotto l’ascella destra ed una frattura alla mano destra. Il giovane di 17 anni residente a Legnano è stato soccorso dal personale sanitario del 118, e trasportato in codice giallo all’ospedale Niguarda di Milano, dove è ricoverato non in pericolo di vita. I quattro bossoli esplosi sono stati trovati in giardino e sequestrati.
(da agenzie)
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