Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile
NON VI SONO EVIDENZE DI PROBLEMI DI SALUTE
L’autista del pullman Alberto Rizzotto precipitato dal cavalcavia a Mestre potrebbe non aver avuto alcun malore mentre era alla guida. Anche se il condizionale per ora è d’obbligo, lo dicono i primi esiti dell’autopsia. Ai quali però manca ancora un accertamento fondamentale, quello sul cuore.
Il primo esito dell’indagine sul corpo dell’uomo però dice che non ci sono evidenze chiare di un malore. Intanto ci sono i primi tre indagati nell’inchiesta: Massimo Fiorese, 63 anni, amministratore delegato della società La Linea, Roberto Di Bussolo e Alberto Cesaro. Di Bussolo è dirigente del settore Viabilità, terraferma e mobilità del comune; Cesaro è responsabile del Servizio manutenzione. Per la perizia, affidata a Placido Migliorino detto “Il Mastino”, ci vorranno quattro mesi.
L’ipotesi guasto
Se i risultati dell’autopsia dovessero confermarsi, spiega oggi il Corriere del Veneto, gli inquirenti dovranno concentrarsi sull’altra ipotesi ancora sul tavolo. Ovvero quella del guasto.
Anche se poi l’ipotesi dovrà accordarsi con la dinamica dell’incidente ricostruita dalle telecamere di sicurezza. I fatti si sono verificati sul cavalcavia della Vempa, mentre il bus della società La Linea spa, venduto dal Gruppo Ferrovie Nord Milano a privati nel 2022, è un modello E-12 del colosso cinese Yutong (numero uno al mondo nel settore). Il modello ha una propulsione esclusivamente elettrica e 400 km di autonomia assicurati da pacchi batteria per complessivi 350 kW collocati sul tetto, una posizione considerata sicura.
Le difese
Inoltre si dovrà capire se esista un concorso di responsabilità tra stato del mezzo pesante e la eventuale precarietà del cavalcavia. Per gli indagati sono stati nominati dai difensori 4 periti di parte, due per il guardrail e due per lo stato della strada. Il Gazzettino fa sapere che le difese lamentano di non conoscere nulla del fascicolo del pubblico ministero. «Qualcuno – ha osservato l’avvocato De Biasi – dovrebbe dirci almeno se l’autopsia sull’autista è chiusa. Nemmeno della scatola nera sappiamo niente. Eventualmente si potrà guardare l’autobus, ma il quesito non prevede se il mezzo fosse efficiente oppure no».
(da agenzie)
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Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile
SALVINI PARLA A VANVERA: NON ESISTONO CENTRALI NUCLEARI DI QUARTA GENERAZIONE
Alle ultime elezioni (le regionali del 2023) la Lega ha preso a Milano
solo il 7,4 per cento dei voti nonostante esprimesse il candidato alla presidenza, Attilio Fontana.
§Risultato ai minimi storici, pure se in una città da sempre poco empatica con il Carroccio, che prende molti voti nelle valli e nei piccoli centri, pochi nelle grandi città.
È dunque abbastanza divertente che il Salvini, molto più votato in Aspromonte che in Duomo, dichiari di voler costruire “nella sua Milano” la prima centrale nucleare di nuova generazione.
Come è giusto e logico, se sarà dimostrato che il nucleare di quarta generazione può quasi azzerare i rischi (il rischio zero non esiste) e ridurre la produzione di scorie, nessuna persona di buon senso può proclamarsi contrario a prescindere.
Un nuovo referendum, su dati aggiornati, potrebbe anche smentire il risultato di quello dell’87. In trentacinque anni molte cose sono cambiate, non solo tecnologicamente: prima tra tutte la percezione che i combustibili fossili sono, per l’ambiente, il peggiore dei nemici.
Sarà però indispensabile, per i neo-nuclearisti, disinnescare per tempo il Salvini, che potrebbe nuocere gravemente alla causa facendone una marcetta propagandistica e non un iter scientifico-economico di enorme impegno e serietà.
Non esistono, nel mondo, centrali di quarta generazione funzionanti. Parlarne come di un regalo da fare “alla sua Milano” non solo è bassa politica, è anche un torto che viene fatto a chi sta lavorando e studiando con impegno sul passaggio d’epoca energetico.
Passare dal NIMBY (non nel mio cortile) allo YIMBY (sì, nel mio cortile!) non cambia poi molto. Sempre in cortile si rimane.
(da La Repubblica)
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Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile
COSA RISCHIANO I CALCIATORI E LE SOCIETA’
Non solo Nicolò Fagioli, Sandro Tonali e Nicolò Zaniolo. La procura di Torino ha in mano altri dieci nomi di calciatori. Che potrebbero aver scommesso online illegalmente. L’indagine sul bianconero rivelata il 10 ottobre scorso e l’irruzione in scena del fotografo Fabrizio Corona ha accelerato le mosse degli inquirenti. Che ieri hanno interrogato Tonali e Zaniolo a Coverciano e hanno consegnato ai due gli avvisi di garanzia. La Figc è informata dallo scorso agosto. A far sapere tutto alla federazione è stato l’avvocato di Fagioli. Le indagini le coordina la pubblica ministera Manuela Pedrotta, che di solito si occupa di mafia. I poliziotti hanno anche sequestrato ai giocatori gli smartphone con cui si collegavano alla piattaforma clandestina. Il blitz doveva scattare dopo la partita con Malta. Ma la fuga di notizie ha accelerato tutto.
L’indagine
In base all’articolo 720 del Codice Penale chi partecipa al gioco d’azzardo rischia un arresto fino a sei mesi e un’ammenda di 516 euro. Le pene sono aumentate a chi scommette cifre rilevanti. L’inchiesta nasce dalle piattaforme di scommesse illegali ma ad oggi non si può escludere che qualche tesserato abbia scommesso addirittura su partite della propria squadra. «Ho scommesso su partite di calcio», aveva ammesso il giocatore bianconero. Escludendo però di averlo fatto sulla Juventus. Agli atti invece ci sarebbero prove che coinvolgono Zaniolo e Tonali: entrambi avrebbero scommesso. Ma gli investigatori vogliono anche capire l’entità delle scommesse e se qualcuno si sia indebitato per giocare. E anche chi abbia invitato i calciatori sulla piattaforma illegale. Sotto la lente in particolare il contatto che avrebbe fatto da tramite per rifornire la piattaforma di clienti danarosi.
L’accelerazione
L’accelerazione dell’indagine è arrivata proprio per “colpa” di Corona. Che ieri ha annunciato sul suo canale Telegram e sul suo sito DillingerNews che nel pomeriggio avrebbe fatto i nomi di due scommettitori. L’agenzia di stampa Ansa ha scritto che tra gli altri ci sarebbe uno dei nuovi beniamini della Curva Sud dell’Allianz Stadium. Ieri la Squadra Mobile si è precipitata a Milano. Alle 16,30 ha ascoltato l’ex re dei paparazzi. Che non è indagato. Da fonti investigative citate da La Stampa risulta che Corona «è molto ben informato» sull’inchiesta. Lui stesso ha parlato di un dossier che riguarda la vicenda e che sarebbe in suo possesso. La sua fonte sostiene che Zaniolo abbia scommesso mentre era in panchina per una partita di Coppa Italia con la sua squadra dell’epoca, la A.S. Roma. I personaggi coinvolti dietro la piattaforma priva di licenza potrebbero condurre anche alla criminalità organizzata.
I 10 giocatori coinvolti
Secondo la Repubblica sarebbero in totale dieci i giocatori coinvolti. Tra questi c’è anche un altro juventino, ma, sostiene il quotidiano, non di primo piano. E altri calciatori di Serie A. Le piattaforme illegali su cui avrebbero scommesso sono almeno tre. L’inchiesta nasce da un’agenzia di scommesse regolare alla quale erano però collegati computer che portavano a siti senza i permessi per operare in Italia. Si tratta di sistemi che spesso vanno ad incrociarsi con il riciclaggio di denaro da parte della criminalità organizzata. Fagioli avrebbe giocato «centinaia di migliaia di euro». A lui la polizia è arrivata tramite un’agenzia Eurobet con sede a Torino. Quando ha saputo dell’indagine, Fagioli ha avvertito la Federcalcio. Ma ha anche consegnato il suo cellulare. Proprio da questa mossa hanno origine le mosse di ieri
Le scommesse illegali
Perché agli atti ci sono le chat di Fagioli con una serie di compagni in cui si parla esplicitamente di scommesse. Sono una decina, dice il quotidiano. Tra questi un compagno della Juve di seconda fascia. Ci sono anche Tonali e Zaniolo. Dal cellulare non c’è la prova certa che i due abbiano scommesso. Ma i messaggi, aggiunge la Repubblica, sono inequivocabili. Il sito di Tonali sarebbe worldgame365.me. Quelli di Zaniolo sarbbero Evoz9.fx e Gaming.net, entrambi illegali. Poi c’è Corona. L’informazione potrebbe essergli arrivata da «ambienti calcistici milanesi». Oppure da una fonte all’interno della Figc. L’uscita ha permesso a Zaniolo e Tonali di arrivare preparati: «Ci aspettavano», dice una fonte investigativa. «L’inchiesta? Sarà grossa, racconterò tutto», dice ancora Corona. L’impressione è proprio che si sia soltanto all’inizio.
Cosa rischiano i calciatori e le società
Per i calciatori la scoperta di aver scommesso quasi sempre si risolve con un’oblazione e quindi una multa. Ma è il futuro sportivo quello più nero. Il reato contestato fa riferimento alla legge 41/1989: “Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza dello svolgimento delle manifestazioni sportive”. Prevede una pena di tre mesi o un’ammenda di un milione di lire (516 euro). I pericoli grossi per i calciatori arrivano però dalla giustizia sportiva. In base all’articolo 24 del Codice di Giustizia Sportiva i tesserati non possono scommettere sugli incontri di Figc, Uefa e Fifa. Lo stesso articolo al comma 3 parla di tre anni di squalifica. Che possono ridursi in caso di collaborazione all’indagine. La sanzione si dovrà scontare anche in Premier League. Le società non rischiano nulla se non in caso di illecito sportivo. Ma potrebbero sospendere gli stipendi ai giocatori o addirittura arrivare alla risoluzione del contratto.
(da Open)
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Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile
L’OPINIONE PUBBLICA ASFALTA RISHI SUNAK E I TORY CHE HANNO FATTO DELLA SICUREZZA IL LORO GRIMALDELLO, MA LA SOLUZIONE DEI CONSERVATORI È DI SPEDIRE I CRIMINALI A CASA DOPO AVER PROMESSO CERTEZZA DELLA PENA
Le carceri britanniche sono strapiene. Non c’è più spazio. Dunque, i
giudici sono stati clamorosamente istruiti dal governo di mandare quante meno persone possibile in prigione dalla prossima settimana, inclusi criminali come stupratori già condannati, ladri e topi di appartamento. Una misura “temporanea”, ma i problemi sono strutturali e nel frattempo infiammano tabloid, commentatori e l’opinione pubblica. Anche perché tutto questo accade con al potere i tory, che hanno fatto della sicurezza e della certezza della pena una loro costante bandiera negli ultimi decenni.
Invece, a vedere le reazioni di oggi, siamo quasi allo psicodramma nazionale.
“Ma che vergogna!”, titola il “Daily Express”. La realtà è innegabile, come racconta il “Times” di oggi: i penitenziari nel Regno Unito sono colmi fino all’orlo. La massima capacità delle prigioni di Inghilterra e Galles è 88.670 e al momento sono ospitati già 88.016 detenuti.
Non solo. L’emergenza è così lampante che saranno liberati preventivamente altri detenuti che già stanno scontando la loro pena, un numero che il ministero della Giustizia britannico non ha ancora precisato. Le cose non possono che peggiorare.
Secondo stime dello stesso esecutivo di Rishi Sunak, la popolazione carceraria in Inghilterra e Galles è destinata a salire a 89.100 entro il prossimo novembre, a 94.400 entro la primavera 2025 e addirittura a 106mila nel 2027. Una spirale in questo momento inarrestabile.
Ma come si è arrivati a una situazione così drammatica nelle carceri britanniche? Innanzitutto, il governo conservatore in carica non ha rispettato le promesse elettorali: nel 2019 l’ex primo ministro Boris Johnson andò al potere annunciando, tra le altre cose, 20mila nuovi posti nelle prigioni entro la metà del 2020. Tutte fantasie mai diventate realtà.
Inoltre, c’è un secondo fattore: nell’ultimo anno, per smaltire il gran numero di casi in attesa di giudizio (63mila) accumulatisi a causa dell’emergenza Covid, il governo ha accelerato i processi, tenendo i tribunali aperti più a lungo. Il risultato è che, nei mesi recenti, i giudici hanno emesso troppe sentenze e ordini di detenzione, oltre l’attuale portata del sistema carcerario inglese e gallese, e così si è arrivati a questa assurda situazione.
Il governo britannico è così disperato che sta cercando addirittura di mandare una parte dei detenuti a scontare la pena all’estero. Il ministro della Giustizia, Alex Chalk, ha chiesto all’Estonia di poter affittare celle libere nel Paese baltico. Da Whitehall sottolineano che anche Norvegia e Belgio in passato hanno fatto lo stesso. Ma certo l’imbarazzo per la Gran Bretagna è evidente.
(da Il Corriere della Sera)
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Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile
RAPPORTO COSTI BENEFICI 2021: VERSATI ALL’UE 18,1 MILIARDI, RICEVUTI 26,8
L’Unione europea è un tema sempre presente e spesso divisivo nel dibattito pubblico. Il rapporto costi-benefici dell’Europa però ha conosciuto un’importante inversione di rotta di recente. L’Italia per anni è stata uno dei principali creditori dell’Ue, ma di recente le cose sono cambiate. Anche se la pacchia potrebbe non durare molto.
Facciamone una questione di soldi. Tra guerre e crisi immigratorie, l’Europa rischia di essere irrilevante o passiva. Il tema economico però rimane, specialmente in tempi d’inflazione galoppante. Tornando allora alla questione che per anni ha diviso euroscettici e difensori dell’Europa, quanto ci costa l’Unione europea? La risposta potrebbe sorprendervi. Il rapporto costi-benefici Italia-Europa negli ultimi anni ha infatti conosciuto un’inversione di tendenza.
La Relazione annuale della Corte dei conti sui rapporti finanziari Italia/Ue 2022 fornisce una prima risposta alla domanda. Nel 2021 i versamenti con cui l’Italia ha partecipato al bilancio europeo ammontano a 18,1 miliardi di euro. Il contributo dei paesi è calcolato in base al Pil, un indicatore che fa del nostro paese uno dei giganti d’Europa. Motivo per cui l’Italia è al terzo posto per contributi, dietro ai 33 miliardi della “locomotiva” Germania e i 26 della Francia.
Per l’Europa dunque ognuno dei 60 milioni di italiani spende circa 300 euro all’anno. Il che significa meno di un euro al giorno: circa 78 centesimi. Se i contributi vengono parametrati alla popolazione, infatti, l’Italia è da tempo il Paese con la spesa pro capite più bassa tra le dieci economie più importanti europee.
Una cifra in continuo aumento nel corso degli anni. Basti pensare che 10 anni fa l’Italia versava all’Europa meno di 11 miliardi. Nel 2021, il nostro Paese ha corrisposto all’Ue circa lo 0,9% del Pil. Una cifra importante, ma che non dice tutto.
Da contributore a percettore
Se l’Europa di per sé non costa tanto ai singoli cittadini, in tempi recenti, non costa nemmeno allo Stato italiano. A cavallo della pandemia, come mostra le relazione stessa della Corte dei conti, l’Italia è passata da contributore a percettore netto dell’Unione europea. Nel 2021 infatti ai 18 miliardi di contributori che l’Italia ha versato, l’Europa ha corrisposto 26,8 miliardi di euro di fondi.
A spostare gli equilibri è stato il Pnrr, che già nel 2021 ha permesso all’Italia di ottenere 10,2 miliardi dall’Europa. Un cifra destinata a crescere di molto nei prossimi anni, visto che il Piano prevede che il nostro paese ottenga complessivamente oltre 191 miliardi di euro da qui ai prossimi anni. Salvo rinegoziazioni tra governo Meloni ed Europa.
Ricevere dall’Europa non paga
Ma in generale non è una buona notizia. Nell’Unione i contributori netti sono i paesi più ricchi e quindi più forti politicamente. Lo status di percettore netto rischia di essere una zavorra per l’Italia. Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Svezia, Finlandia, Irlanda sono i “contributori netti” che rischiano di contare di più dei paesi poveri. Si dovrebbe quindi sperare che si tratti di un’eccezione, legata al Pnrr e all’impatto del Covid. Insomma, speriamo che la pacchia duri davvero poco.
(da true-news.it)
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Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile
LA SEGRETARIA PD: “IL GOVERNO ABBIA IL CORAGGIO DI DIRE NO A 9 EURO LORDI L’ORA A 3,5 MILIONI DI LAVORATORI”
«Il tentativo della presidente Meloni di usare il Cnel per affossare la
proposta di salario minimo delle opposizioni è miseramente fallito. L’esito delle votazioni sul documento finale sancisce una divisione così forte all’interno del Cnel da far si che le conclusioni offerte al governo ne risultino fortemente indebolite».
Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein. «La prossima settimana vedremo se maggioranza e governo saranno in grado di dirci finalmente quali sono le loro proposte contro la diffusione delle retribuzioni da fame che noi denunciamo», ha proseguito Schlein, «e la cui esistenza anche loro non possono più negare. Vedremo se si limiteranno a ripetere come una esausta litania le bugie di chi liquida il disegno di legge delle opposizioni senza averlo probabilmente letto. La nostra proposta rafforza la contrattazione collettiva e al tempo stesso si fa carico di difendere i lavoratori e le lavoratrici più deboli sul nostro mercato del lavoro, ponendo un limite di dignità, una retribuzione minima sotto la quale non si deve mai andare, a meno di non giustificare ingiustificabili forme di sfruttamento. Aspettiamo al varco governo e maggioranza. Non ci stancheremo di incalzarli se decideranno di fuggire, ancora una volta, rimandando il disegno di legge in commissione. Abbiano il coraggio di dire “no” sui 9 euro l’ora che abbiamo proposto per i 3.5 milioni di lavoratrici e lavoratori poveri in Italia».
(da agenzie)
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Ottobre 13th, 2023 Riccardo Fucile
INDAGA LA PROCURA, QUINDICI MAIL NEL MIRINO
Quindici mail una dietro l’altra dal contenuto minaccioso, offensivo e molesto sono arrivate attorno alla metà di settembre: «Tu devi morire peggio di tuo fratello cui hai mangiato i soldi» scrive alla senatrice Ilaria Cucchi (Sinistra Italiana) una donna che si nasconde dietro un indirizzo del dominio Gmail.
Ma anche: «Nana de fogna de periferia romana. Impostrice (sic). Leggi lettera o vai in carcere».
Giovedì 12 ottobre Cucchi è stata ascoltata dal pm Delio Spagnolo che indaga per stalking e che ha delegato una serie di approfondimenti alla polizia postale. Il sospetto è che la donna che si nasconde dietro un tastiera del computer possa essere una esaltata capace di altre e più concrete iniziative persecutorie.
Una delle mail risulta inviata anche al procuratore antimafia Giovanni Melillo: «Scrivi alla sporca etero Ilaria Cucchi che è arrestata se non legge la mia lettera…». Dal suo ingresso al Senato Ilaria Cucchi si è occupata essenzialmente di diritti e detenzione. Carceri, centri di permanenza per i rimpatri e diritti negati. C’è qualche collegamento fra la sua attività di parlamentare e gli epiteti (deliranti) che le vengono rivolti?
Il pm sta cercando una risposta all’interrogativo. Cucchi ha denunciato i fatti alla polizia nei giorni scorsi e in seguito è stata avviata un’indagine penale. «Cucchi a me spiace mandare a casa le persone ma siete mafiosi» incalza la stalker in una delle sue missive che ha intasato il sito istituzionale di Cucchi. Nello stesso periodo e allo stesso indirizzo è arrivato anche un video nel quale un uomo (da identificare) farnetica con violenza: «Abbiamo scritto ancora a Fabio Anselmo figlio di p…marito di Ilaria Cucchi quella stuprata mentale e sorella di quel drogato di m…per fortuna ucciso dai carabinieri». Il contenuto del filmato è sottoposto ad analisi della polizia postale come il resto.
(da agenzie)
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