Novembre 7th, 2023 Riccardo Fucile
TRA BALLE, FALLE GIURIDICHE E MODELLO RUANDA MAI PARTITO: LO SBANDIERATO ACCORDO PER DELOCALIZZARE I RICHIEDENTI ASILO E’ UNA BARZELLETTA PER I GONZI
«Se l’Italia non riuscirà a fare i rimpatri, dovrà riprenderseli». Dopo l’annuncio dell’accordo tra Italia e Albania per i due centri di rimpatrio il premier Edi Rama fa chiarezza su come funziona l’accordo firmato con Giorgia Meloni.
Il principio che regolerà le strutture di Shëngjin e Gjadër dovrebbe infatti essere analogo a quello delle sedi diplomatiche e le unità navali in acque straniere. Ma si dovranno definire i limiti di giurisdizione tra giudici albanesi e italiani e le regole d’ingaggio delle forze dell’ordine nella vigilanza esterna delle strutture.
Ma soprattutto la competenza e la procedura nei trasferimenti e nei rimpatri del richiedente asilo in caso di no alla richiesta ed eventuali ricorsi (garantiti da Roma a chi si troverà nei Centri di Permanenza e RImpatrio).
Come funziona
Nell’attesa però Rama in un’intervista a il Fatto Quotidiano spiega: «Tutto sarà in carico a voi: le infrastrutture, l’accoglienza, il trasferimento nel centro. Mettiamo a disposizione solo la terra», precisa Rama.
Aggiunge di non aver chiesto molte precisazioni sul protocollo «perché non volevo che l’Italia pensasse che facessimo ostruzionismo». Fa sapere che Tirana vigilerà sulle persone, che «non devono essere trattate come detriti». E aggiunge: «Questo è un accordo teorico, poi va messo in pratica. E non sarà facile: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Gli accordi con i Paesi africani sono la cosa più difficile».
Rivelando che un team congiunto di giuristi e dei ministeri dell’Interno e della Difesa ha iniziato a lavorare sul testo siglato ieri. Nel quale l’Albania acquisirà «un know-how importante anche per colpire il crimine organizzato. A tutto il resto penserà l’Italia».
I nodi tecnici sui migranti
Il Viminale dovrà ora sciogliere i nodi tecnici dell’accordo. Uno dei punti, segnalato dal Corriere della Sera, riguarda la possibilità o meno dei naufraghi di uscire dal centro di accoglienza iniziale. In Italia è consentito, anche se a quel punto il migrante rischia il respingimento della richiesta d’asilo e l’accusa di clandestinità. Se sarà impossibile farlo in Albania – e dalle parole di Rama sembra di sì – allora i Cpr si trasformeranno di fatto in luoghi di detenzione in attesa della definizione della pratica. Nell’accordo Tirana ha fatto anche aggiungere che il numero massimo di migranti che le strutture potranno accogliere ammonta a 3 mila persone, mentre le pratiche per la richiesta d’asilo si dovranno definire entro 28 giorni.
Questo significa che il numero totale di 36 mila persone l’anno indicato dalla premier potrebbe rivelarsi un bluff. Mentre alla scadenza dei giorni o il migrante viene portato in Italia oppure dovrà restare lì, “occupando” il posto destinato a un altro.
Le falle dell’accordo
Repubblica segnala altre falle dell’accordo. In Albania, vista l’esclusione di donne, bambini e soggetti vulnerabili, potranno finire solo uomini maggiorenni. La selezione si effettuerà a bordo. Il trattenimento dovrà essere disposto da un questore italiano e motivato. E poi confermato da un giudice entro 48 ore. Quindi si rischiano altri casi come quello di Catania. Sulla richiesta d’asilo poi la decisione spetta a una commissione italiana. Che deve anche ascoltare il richiedente.
Infine, c’è il nodo della detenzione amministrativa. Il governo ha assicurato che il diritto al ricorso non verrà toccato. Infine, se la persona dovesse essere rilasciata si troverebbe in territorio extraeuropeo. Cosa succede a quel punto? Dovrebbe tornare in qualche modo in Italia, secondo quello che ha detto Rama
I dubbi giuridici tra Italia e Albania
Anche Graziano Del Rio (Pd), componente della commissione Schengen, solleva dei dubbi giuridici. «Si rischia di configurare il reato di respingimento e l’Italia è stata già condannata nel 2012 per questo», dice nell’intervista rilasciata a La Stampa.
E spiega: «Quando si sale su una nave italiana, si sale sul territorio italiano. Portare i migranti in un altro stato potrebbe tradursi in respingimento. La gestione dei ricorsi e del personale, porteranno costi ulteriori. Stiamo aumentando i costi invece che studiare il modo di rendere queste procedure meno onerose e più accelerate. E sarebbe importante non arrendersi».
Infine: «Meloni sa che nel suo elettorato le politiche di immigrazione sono considerate fallimentari e prova a far vedere che fa qualcosa, ma questa scorciatoia porterà più costi e a scontrarsi con diversi parametri di legittimità».
Il modello Ruanda
Infine il modello Ruanda. L’idea di trasferire i migranti illegali che raggiungono il Regno Unito risale all’aprile 2022. A bloccare tutto sono stati i giudici britannici. Poi è arrivata anche la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani. Infine, quella della Corte d’Appello di Londra. Ora il governo di Rishi Sunak ha presentato ricorso alla Corte Suprema. Il verdetto dovrebbe arrivare a metà dicembre. Nel frattempo nessun migrante è stato inviato nel paese.
(da Open)
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Novembre 7th, 2023 Riccardo Fucile
TUTTO LEGALE, MA SE LO STATO NON DÀ IL BUON ESEMPIO, ALLORA È OVVIO CHE I DATORI DI LAVORO SI SENTIRANNO LEGITTIMATI A NON PAGARE I GIOVANI LAVORATORI CON LA CAZZATA DEL “DEVI FARE ESPERIENZA”
Lavorare gratuitamente per sei mesi per la Camera dei Deputati. È
quanto propone il programma di tirocinio “Camera dei deputati – Università italiane” pubblicato sul sito istituzionale della Fondazione Crui e portato alla luce dal sito “La Repubblica degli Stagisti”.
Dieci i posti messi a disposizione di studenti universitari iscritti a corsi di laurea triennale o magistrale “particolarmente meritevoli”, con una media non inferiore ai 25/30, con l’obiettivo “di affinarne il processo di apprendimento e di formazione e di agevolarne le scelte professionali”.
Il tirocinio avrà una durata di sei mesi, da gennaio a luglio 2024, rigorosamente in presenza, a meno di eventuali emergenze sanitarie o di sicurezza, e il progetto formativo prevede “il compito di elaborare studi o ricerche utili per le strutture amministrative della Camera […], anche finalizzati alla tesi di laurea e all’arricchimento del percorso formativo del tirocinante”.
Rimborso spese non pervenuto. Basta andare a visionare la convenzione siglata con la Camera dei Deputati, all’articolo 1: “I tirocini non danno luogo ad oneri a carico della Camera”. E non “possono dar luogo ad aspettative di futuri rapporti lavorativi”.
Nulla di illegale. La legislazione italiana dispone che i tirocini svolti nell’ambito del percorso di studi possono essere proposti in forma totalmente gratuita anche dopo il 2012, quando il Governo Monti introdusse l’obbligo di rimborso spese per gli extracurricolari. Ma la Camera dovrebbe dare l’esempio e puntare sulla valorizzazione anche economica delle competenze degli studenti meritevoli.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Novembre 7th, 2023 Riccardo Fucile
SI IPOTIZZA CHE LA SOCIETÀ NON ABBIA VERSATO LA COSIDDETTA “CEDOLARE SECCA” SUI CANONI DI LOCAZIONE BREVE, TRA IL 2017 E IL 2021… L’INIZIATIVA PENALE ARRIVA DOPO I PRONUNCIAMENTI DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE E DEL CONSIGLIO DI STATO
La Guardia di finanza ha sequestrato su ordine del gip, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano per reati fiscali, oltre 779 milioni di euro ad Airbnb Ireland Unlimited Company, titolare dell’omonima piattaforma di affitti brevi.
Coinvolte tre persone che hanno rivestito cariche di amministrazione all’interno del gruppo, tra il 2017 e il 2021. Lo si legge in una nota del procuratore Marcello Viola.
Viene contestata alla piattaforma irlandese la «stabile organizzazione» nel nostro Paese.
In pratica si ipotizza che la società non abbia versato la cosiddetta «cedolare secca» sui canoni di locazione breve per 3.711.685.297 euro, corrisposti tra il 2017 e il 2021 dagli ospiti delle strutture ricettive. L’iniziativa penale arriva dopo i pronunciamenti della corte Ue e del Consiglio di Stato.
(da agenzie)
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Novembre 7th, 2023 Riccardo Fucile
SARA’ SICURAMENTE UN CASO CHE LA COMMISSIONE SIA STATA NOMINATA DAL PADRE… IN UNA DELLE DOMANDE, PERÒ, LA RISPOSTA CORRETTA NON ERA TRA QUELLE CHE POTEVANO ESSERE SCELTE DAI CANDIDATI. COME HA FATTO ALESSIO MARIA SALERNO AD AZZECCARLA? NELL’ELENCO DEI VINCITORI ANCHE IL NIPOTE DI FELICE BRUSCIA, EX ASSESSORE DI PALERMO
Il padre, Giovanni Salerno, era il capo della Forestale siciliana fino allo
scorso febbraio. Ora il figlio, Alessio Maria Salerno, è arrivato primo a un concorso per entrare nello stesso corpo, rispondendo correttamente a sessanta domande su sessanta. Una di queste, però, aveva tutte e tre le opzioni di risposta sbagliate.
Fa discutere l’esito della selezione di 46 nuove guardie forestali in Sicilia (assunzioni urgenti, visti i continui incendi sull’isola e il sottorganico), svolta dal 24 al 27 ottobre tra Catania e Siracusa e curata da Formez Pa, il centro servizi della presidenza del Consiglio che si occupa di modernizzare la pubblica amministrazione.
Una delle sessanta domande a cui rispondere in un’ora, per l’appunto, era impossibile: chiedeva quanti fossero i deputati dell’Assemblea regionale siciliana, fornendo come possibili risposte “60“, “120” o “90“. Ma i seggi, che prima erano novanta, dal 2017 sono diventati settanta.
La risposta corretta, dunque, non era tra le alternative, come ha dovuto ammettere la stessa commissione d’esame. Commissione nominata proprio dall’ex capo della Forestale, nonché papà del primo classificato: i componenti infatti, come risulta da un documento ufficiale, sono stati scelti dal dirigente generale del corpo il 13 luglio del 2022, quando la poltrona era ancora occupata da Salerno, che è andato in pensione solo a febbraio del 2023. Contattato da ilfattoquotidiano.it, l’ex dirigente ha risposto soltanto: “Sono impegnato, grazie”.
Non è tutto: nell’elenco dei vincitori c’è anche il nome di Giovanni Bruscia, nipote di Felice Bruscia, ex assessore comunale di Palermo nonché componente della segreteria particolare dell’ex assessore regionale al Territorio nella giunta Musumeci, Toto Cordaro. Bruscia risulta 15esimo in graduatoria col punteggio di 26.90. La classifica, però, al momento circola solo in alcune chat di Whatsapp: è stata vidimata da Formez e trasmessa all’assessorato regionale della Funzione pubblica, ma non ancora pubblicata a causa delle controversie.
(da Il Fatto Quotidiano)
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