Destra di Popolo.net

“ESISTONO ALTRE FOTO DI SANGIULIANO CON MARIA ROSARIA BOCCIA. E SONO MOLTO PIÙ DELICATE”: IL FOTOGRAFO ALEX FIUMARA, CHE HA SCATTATO IL SERVIZIO DI “GENNY DELON” CON LA BAMBOLONA DI POMPEI PUBBLICATO ORA DA “GENTE” (MA PRIMA RIFIUTATO DA ALTRI GIORNALI): “SAREBBERO STATE SCATTATE IN CAMPANIA E CE NE SAREBBE UNA CHE LI RITRAE MENTRE ESCONO DA UNO STUDIO MEDICO…”

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

LA STRANA CRONOLOGIA SANGIULIANO DATA IL TERMINE DELLA RELAZIONE CON LA BOCCIA TRA LA FINE DI LUGLIO E I PRIMI DI AGOSTO. APPENA DOPO LA REALIZZAZIONE DEL SERVIZIO DI FIUMARA, CHE PERÒ RESTA INVENDUTO. NELLE REDAZIONI LA NOTIZIA CIRCOLA, MA SOLO DAGOSPIA LA PUBBLICA

“Esistono altre fotografie del ministro Gennaro Sangiuliano in compagnia di Maria Rosaria Boccia. E sono molto più delicate di quelle che abbiamo venduto a Gente”. A parlare è Alex Fiumara, il giornalista fotografo che con il collega Max Scarfone ha scattato le foto di Sangiuliano e Boccia appena vendute a Gente, che le pubblica nel numero in edicola questa settimana che, in effetti, non li ritraggono in alcuna effusione.
“So di queste altre fotografie” racconta Fiumara “perché me l’ha raccontato una mia fonte, interna a un settimanale, che le ha viste, me le ha descritte e mi ha detto che alla fine è stato deciso di non pubblicarle. Per quanto mi hanno raccontato, sarebbero state scattate in Campania e ce ne sarebbe una che ritrae i due mentre escono dal portone di uno studio medico”.
Il primo punto che rende meritevole di approfondimento il racconto di Fiumara, è la sua cronologia. Fiumara dice di essere venuto a conoscenza di questa notizia intorno al 10 agosto. E si innervosisce parecchio. Il suo racconto risulta verosimile per un dettaglio: il 12 agosto pubblica infatti un post su Instagram nel quale parla di un giornale, che ha seguito una notizia su un “politico” e la sua “amante” e di un servizio poi non pubblicato. Ed è proprio su questo post che il Fatto l’ha interpellato per chiedergli spiegazioni.
“Il politico al quale facevo riferimento è Sangiuliano e l’amante è Boccia”, spiega Fiumara, che non fornisce altre indicazioni. Il dettaglio è importante perché, della vicend a Sangiuliano-Boccia il 12 agosto nessun giornale si era mai occupato. Il caso esplode infatti due settimane dopo, il 26 agosto, con lo scoop di Dagospia. Veniamo adesso al motivo del suo astio
Il punto è che il 16 luglio, lui e Scarfone si dedicano al servizio fotografico appena venduto a Gente. Il 17 luglio il servizio è terminato e i due lo consegnano all’agenzia per cui lavorano.
Il 22 il servizio viene proposto ai maggiori settimanali di gossip, tra il quali Chi, edito dal gruppo Berlusconi, e Diva, del gruppo Cairo. La data è importante per due motivi
È questo il primo momento in cui c’è traccia, nelle redazioni dei giornali, della liaison tra Sangiuliano e Boccia.
Sarà un caso ma, nella sua ricostruzione, Sangiuliano data il termine della sua relazione con Boccia proprio tra la fine di luglio e i primi di agosto.
Quindi appena dopo il servizio di Scarfone e Fiumara che però resta invenduto: nessuno decide infatti di pubblicarlo. Venti giorni dopo arriva lo sfogo di Fiumara su Instagram. E qui la faccenda, se fosse confermato il suo racconto, diventa scivolosa.
“Una delle redazioni che ha rifiutato il servizio – racconta – decide di inviare dei propri fotografi per seguire Sangiuliano e Boccia. E i colleghi, per quanto mi risulta, portano a casa il risultato. Con foto più delicate delle nostre.
A dirmelo – spiega – è una mia fonte, all’interno di questa redazione, che mi racconta il contenuto delle fotografie, spiegandomi che però hanno deciso di non pubblicarle. E io mi arrabbio. Hanno rifiutato il nostro servizio e poi usato le nostre notizie per lavorarci loro. Un comportamento assolutamente scorretto. E così scrivo quel post”.
Riepiloghiamo. Il post di Fiumara è datato 12 agosto, quando tutta questa vicenda non è ancora nota. Lui accusa pubblicamente qualcuno, senza fare nomi, di avergli rubato la notizia e di aver realizzato, dopo aver rifiutato la sua proposta, un servizio su un politico e la sua amante.
Venti giorni prima ha proposto, con il collega Scarfone, un servizio su Sangiuliano e Boccia. Al Fatto conferma che il riferimento nel post era proprio a loro due. Ma del secondo servizio fotografico non c’è alcuna traccia.
In serata ci ricontatta: “Ho sentito la mia fonte e mi ha garantito che sono state ritirate delle fotografie di loro due insieme in uscita da uno studio medico”. Se questo servizio non esiste, perché Fiumara avrebbe dovuto scrivere quel post? Se invece il servizio esiste, perché non è mai stato pubblicato? Perché un direttore ha prima commissionato un servizio e poi ha cambiato idea, decidendo di non pubblicarlo? Cosa c’è in queste foto?
La risposta a queste domande adesso supera il gossip: ha un significato politico. Perché le fotografie riguardano un ministro. Perché il servizio di Scarfone e Fiumara non sarebbe mai stato reso pubblico se, a oltre 40 giorni da quegli scatti, non l’avesse da poco acquistato Gente. E soprattutto perché, E’ il caso di sapere fino in fondo com’è andata, cosa contengono questi scatti e perché non sono stati pubblicati.
(da il Fatto Quotidiano)

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RETROSCENA DEL MARTEDÌ NERO DI UN GOVERNO MACCHIETTA: IL BOMBOLO DEL GOLFO, GIÀ PRONTO ALLA DECOLLAZIONE, NON SI ASPETTAVA UNA MELONA CHE, ANZICHÉ SFANCULARE UN MINISTRO IRRIMEDIABILMENTE SPUTTANATO, GLI HA INVECE ORDINATO DI RESTARE AL SUO POSTO

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

UNA TIPICA MOSSA DA “IO SO’ GIORGIA E CE L’HO DURO”: DOPO AVERLO DIFESO IN TV, NON POTEVA DOPO POCHE ORE PRENDERLO A CALCI IN CULO: AVREBBE PERSO FACCIA E MANGANELLO. E POI, MICA POSSO PRESENTARMI AL G7 DELLA CULTURA DI NAPOLI CON UN NUOVO MINISTRO: CHE FIGURA CI FACCIO? … COME GIUSTIFICARE CHE, IN GRAN PARTE DEI LORO VIAGGI ‘’CULTURALI’’, BOMBOLO E BAMBOLONA SI ACCONTENTAVANO DI AMMUCCHIARSI IN UNA SOLA STANZA D’ALBERGO?

Retroscena del martedì nero del governo Ducioni. Una volta messo piede a Palazzo Chigi su ordine perentorio “Io so’ Giorgia e non mi faccio prendere per il culo”, quel che resta di Gennarino ‘O Ministro era la mesta rappresentazione bipede di una lettera di dimissioni.
Invece: sorpresa, grossa sorpresa! Il Bombolo partenopeo e parte-pompeiano, già pronto alla decollazione come un San Giovanni Battista, si è ritrovato al cospetto di una Melona inattesa che, con piglio della Ducetta, anziché sfanculare un ministro ormai irrimediabilmente e ridicolmente macchiettizzato, gli ha ordinato di rovesciare sul tavolo presidenziale tutte le giustificazioni in suo possesso, estratti conto compresi, per evitare di obbligarlo alle dimissioni.
Una tipica mossa da “io-ce-l’ho-duro” che racchiude bene l’ego caparbio e il carattere tignoso della Sora Giorgia. Del resto, dopo averlo difeso su Rete4 riducendo tutto a gossip, come poteva non perdere la faccia costringendolo dopo poche ore alle dimissioni?
Non solo: davanti allo zerbinato Del Debbio (prova vivente che Pier Silvio può dire ciò che vuole sulla linea più pluralista e meno meloniana dei talk Mediaset ma nessuno lo sta a sentire), la premier, che dopo Borgo Egnazia tiene moltissimo al suo ruolo di presidente di turno del G7, ha fatto gocciolare preoccupazione sul G7 della Cultura che attovaglierà (dal 19 al 21 settembre a Napoli con blitz a Pompei), i ministri europei dei dicasteri culturali.
La poverina, che non ha la capacità di gestire le crisi (in questi casi, si chiude subito) avrà cogitato: ahò, mica posso presentarmi a Napoli con al fianco un nuovo ministro della Cultura al posto di “Genny Delon”: che figura ci faccio?
E’ vero, esattamente, il contrario: è più pregiudizievole per la credibilità (profilo diverso e che esige diverso livello di tutela da quello dell’immagine) del governo e del presidente del Consiglio mantenere in carica un ministro ormai screditato pure sul “Gazzettino dell’appetito”, con la stampa estera sul piede di guerra. Attesa la rilevanza internazionale del G7 della Cultura, in che condizioni politiche e ambientali si svolgerà?
Una volta ottenute da Sangiuliano le dovute rassicurazioni di non aver utilizzato un euro di fondi pubblici per le sue scampagnate con la “Pompeiana esperta”, Meloni ha rimesso a posto gli otoliti in fibrillazione, fissata come è di essere la prima premier che dura i 5 anni della legislatura con la stessa squadra dei ministri (ognuno ha le sue fisse…)
E sul boccaccesco “gossip”, un caprone espiatorio si trova sempre. Anzi, sarebbe già stato trovato nella personcina elegante del capo di gabinetto dei Beni Culturali, Francesco Giglioli; come del resto era già successo nel caso della grottesca chiacchierata della Meloni con il finto presidente africano allorché fu sacrificato l’incolpevole consigliere diplomatico della premier, l’ambasciatore Talò.
Tutto a posto? Manco per il cazzo! Come giustificare il fatto che, in gran parte dei loro viaggi ‘’culturali’’, Bombolo e Bambolona si accontentavano di riposare le loro stanche membra ammucchiandosi in una sola stanza d’albergo?
E qui Genny Delon non aveva altra via di uscita che di confessare alla “Stampa” la verità: Maria Rosaria Boccia era la mia amante, abbiamo avuto una storia… Ma tranquilli, il Farfallone del Golfo ha tirato la catena e l’ha scaricata per ritornare tra le braccia della mogliettina cornificata…
(da Dagospia)

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BOCCIA POSSIEDE ANCHE CHAT DI GOVERNO? CI SONO REGISTRAZIONI AUDIO DI GIORGIA MELONI? PANICO ANCHE A MONTECITORIO: IN MOLTI SI CHIEDONO COSA ABBIA REGISTRATO MARIA ROSARIA BOCCIA, GRAZIE AI SUOI OCCHIALI-SPIA, DURANTE LE TANTE VISITE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

L’INFLUENCER-STILISTA POTREBBE AVER CARPITO GLI AUDIO DI CONVERSAZIONI TRA GLI ONOREVOLI E VIDEO DI INCONTRI RISERVATI… CHI E QUANTE VOLTE HA CHIESTO CHE BOCCIA FOSSE AUTORIZZATA A ENTRARE ALLA CAMERA?

L’affare rischia di essere addirittura più scivoloso della battaglia combattuta a colpi di scontrini e, da ultimo, pure di “pizzini” legati alla liaison in salsa Pompeiana che ha come protagonista il ministro Gennaro Sangiuliano: i video fatti dalla “sua” ormai ex Maria Rosaria Boccia con l’ausilio di occhiali smart all’interno di Montecitorio hanno infatti prodotto un allarme che non è eccessivo definire di primo grado.
Perché, volente o nolente, esiste sullo sfondo pure il rischio che siano state violate le garanzie costituzionali. Quelle dei parlamentari che fossero stati, loro malgrado, “registrati” anche occasionalmente tramite quel dispositivo. Uno scenario che va ben oltre il vulnus alle regole di comportamento imposte ai frequentatori più o meno assidui di Palazzo che non possono fare foto o riprese quali che siano
Su questo fronte, intanto, ieri l’ufficio sicurezza di Montecitorio ha avuto il suo bel daffare: sono stati passati al setaccio i filmati postati sui social da Boccia. E “accertamenti” hanno poi anche riguardato i titoli con cui ha avuto accesso nel sancta sanctorum della politica: ne è venuto fuori che, almeno in questa legislatura, in suo favore sono stati fatti accrediti spot per partecipare a singoli eventi.
Che però mal si conciliano (o almeno questa è l’impressione), con l’estrema libertà di movimento esibita dall’interessata nel tour tra stanze e corridoi di Palazzo a favore di social. Chi doveva vigilare quelle visite? Quanti ingressi ha effettuato? Domande che rimangono appese come del resto anche l’altra: chi e quante volte ha chiesto che Boccia fosse autorizzata a entrare alla Camera? Inutile chiedere conto però della lista in questione: c’è la privacy.
Non resta che occuparsi dei famosi video e dei regolamenti violati: a giorni (probabilmente il 10 settembre) il Comitato sicurezza presieduto dal vicepresidente della Camera Sergio Costa e composto dal collegio dei tre questori deciderà che fare. Un’opzione sul tavolo è che a Boccia possa essere interdetto per un certo periodo l’ingresso a Palazzo.
È certo però che in pochi mesi la Camera è andata in tilt già due volte, causa ospiti indisciplinati: a maggio, per dire, l’ex deputato Stefano Apuzzo, eludendo i controlli, era riuscito a raggiungere il cornicione della Camera per appendere la bandiera palestinese. Ma evidentemente quello di Boccia è tutt’altro caso. Di che tipo? Il timore, ai piani alti di Montecitorio, è che telecamera e microfono integrati agli occhiali usati da Boccia possano aver violato la riservatezza delle comunicazioni garantita ai parlamentari dalla Costituzione.
(da Il Fatto Quotidiano)

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L’EREZIONE DI POMPEI: DA SETTE GIORNI UNA PRIVATA CITTADINA SFIDA LO STATO .”IL FOGLIO”: “MELONI, CON CHE FACCIA, E A CHE TITOLO, LASCIA UMILIARE MOGLI, COMPAGNE, DONNE COME LEI? MELONI, CON CHE FACCIA DIFENDE UN MINISTRO CHE L’HA PERSA?

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

BOCCIA POSSIEDE CHAT DI GOVERNO, SCAMBI TRA MELONI E SANGIULIANO TRA SANGIULIANO E ALTRI MINISTRI? HA DEI LEAKS? IL GOVERNO È NEL PANICO

Cosa possiede Boccia? Sangiuliano: “Possono uscire le chat relative alla nostra relazione affettiva”. Le domande c’erano tutte ma ora ne manca una: Boccia possiede chat di governo, scambi tra Meloni e Sangiuliano tra Sangiuliano e altri ministri? Ha dei leaks? Meloni, con che faccia, può restare un ministro che la perde? Meloni, con che faccia Sangiuliano può garantire che Boccia non possieda le sue conversazioni.
Sangiuliano continua a ferire, barare, offendere i colleghi di governo. Rilascia pure interviste da spaccone con la lacrima. Alla Stampa dà dei mozziconi e provoca un incendio.
Per difendere il suo operato trascina nel fango l’ex compagna di Salvini, Elisa Isoardi, l’attuale, Francesca Verdini, perché, dice Sangiuliano, riguardo all’auto di servizio, l’auto a cui aveva accesso Boccia, “cosa credete che facesse Salvini con la Isoardi? E poi con la Verdini?”. Dopo poche ore è costretto a inginocchiarsi a Salvini.
La sceneggiata è alle 20. Meloni invita Sangiuliano a rilasciare un’intervista al direttore del Tg1, Chiocci, che fa il suo mestiere. Appena si diffonde la notizia dell’intervista al Tg1, Boccia si premura a postare l’emoticon dei popcorn e lo avvisa: “Non vorrei smentire un bugiardo recidivo”.
Da sette giorni una privata cittadina sfida lo stato, come Guy Fawkes, di V per Vendetta, o Julian Assange, fa crescere i suoi follower, di mille all’ora. Chiocci chiede a Sangiuliano da quanto tempo conosce Boccia e lui ripete che la conosce da maggio. In pratica le dà nuovamente dell’impostora ma non la denuncia, perché non può fermarla.
La voce femminile, che avrebbe strappato il contratto di Boccia, dice il ministro “con che faccia?”, sarebbe stata “carpita e potrebbe essere di mia moglie”.
Se la voce è “carpita” – attenzione, la parola è “carpita” – potrebbe significare che quell’audio è preso, sottratto dal telefono di Sangiuliano. La spacconeria è perfino un’altra.
Per Sangiuliano non ci sarebbe nulla di male nel nominare una donna con cui aveva “una relazione affettiva” (non riesce neppure a dire “sentimentale”, glielo deve tirare fuori Chiocci) tanto da dichiarare “io ho continuato a portare avanti l’ipotesi della nomina, ma mi hanno fatto notare che poteva configurare un possibile conflitto d’interessi”.
Evidentemente voleva sdoganare la bigamia dato che è Sangiuliano stesso a dire che a motivare la reazione stizzita di Boccia è il rifiuto: “Io non intendevo lasciare mia moglie”. Ripete, ancora, che i documenti sul G7, che ha Boccia, sono programmi, “non sono classificati”. E’ così intrepido, malgrado la lacrima, da non accorgersi che, parlando, è lui a introdurre l’ignoto.
Sangiuliano non esclude che Boccia abbia registrazioni audio dato che “io non registro nessuno”. Boccia ha già dimostrato averne e di volerli diffondere. Sangiuliano garantisce che non “è ricattabile perché lui non ha speso denaro pubblico”.
Ma non si è forse ricattabili se qualcuno possiede audio, messaggi privati che la premier ha scambiato con un suo ministro? Il governo è nel panico. Delle chat affettive non importa nulla, ma dei possibili messaggi di altri ministri o della premier, importa eccome. Non sono forse documenti ancora più classificati di quelli classificati? Non averli saputi custodire va bene per un adolescente ma non per un ministro della Repubblica.
Si può escludere che Boccia abbia indicazioni di nomina da parte della presidente del Consiglio, ad esempio per Ales, la società di arte e servizi della Cultura, dove è stato nominato Fabio Tagliaferri, ex consigliere di FDI di Frosinone?
Si lasci perdere che il ministero è ormai una maceria, svillaneggiato, si lasci perdere che ogni giorno, anche ieri, entra Alessandro Giuli, il quasi ministro in panama, che prende le misure, e che ora i ministeriali implorano: “Vieni, salvaci da questo incubo”.
Degli scontrini che Sangiuliano esibisce non si ha che farsene, “ho pagato io”. Premesso che fare pagare i piccoli sindaci, come dice di aver lasciato fare a Riva Ligure, è da piccini, ma aggiungere anche che “i sindaci che mi vogliono devono pagare le spese perché io non posso. Ho un budget” è solo da spericolati.
Ma chi si crede? Un divo? Dica non vengo e basta, ma non aggiunga altro. Meloni già da due giorni ha le dimissioni di Sangiuliano nel cassetto. Le tiene ferme. La premier ha detto al direttivo di FDI: “Che stiamo facendo la storia e non ci possiamo permettere errori”.
Meloni, si faccia un giro sui social, per strada. La storia la sta facendo una donna sconosciuta che comincia a piacere agli italiani, una donna che ha già sbugiardato un ministro. Che gli abbia teso una trappola, come vuole fare intendere Sangiuliano, non sporca Boccia, ma rende ancora più inadeguato lui.
Meloni, con che faccia, e a che titolo, lascia umiliare mogli, compagne, donne come lei? Meloni, con che faccia difende un ministro che l’ha persa?
(da Il Foglio)

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L’UNICO OBIETTIVO RAGGIUNTO DA SANGIULIANO IN TV E’ STATO QUELLO DI STRAPAZZARE LE ISTITUZIONI

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

ADESSO IL MINISTRO E’ DEL TUTTO SOLO: MA NON ERANO MEGLIO LE DIMISSSIONI?

Ma non erano meglio le dimissioni? L’atto di umiliazione richiesto, forse imposto, a Gennaro Sangiuliano davanti ai milioni di spettatori di RaiUno ricorda i riti dell’autocritica maoista, o forse certi autodafé della Santa Inquisizione: due cose che, almeno a destra, non dovrebbero avere cittadinanza.
Le copie dei presunti conti bancari squadernate in favor di telecamera, gli occhi lucidi, le parole tremanti di scuse per la moglie, per la presidente del Consiglio, per i suoi collaboratori, e l’incalzare delle domande di dettaglio: quando l’ha conosciuta? Quando l’ha lasciata? Quante volte l’ha ricevuta al ministero? Dove, perché, con che soldi? Mancava solo la pece e le piume.
Dispiace per il ministro – nessuno merita una gogna di questo tipo – ma dispiace anche, più in generale, per tutti noi perché uno Stato liberale non può esprimersi con questo genere di pubblici supplizi, mai. E se davvero, come sostiene Sangiuliano (ma anche tutti i suoi amici e la stessa premier) la vicenda della nomina di Maria Rosaria Boccia non ha profili giuridici ma è soltanto una questione di gossip, a che scopo allestire questo pubblico evento di contrizione e riparazione?
Le nuove rivelazioni che Sangiuliano ha offerto agli italiani, alla fine, sono solo tre e tutte di relativa importanza. Nel lungo colloquio a Palazzo Chigi di due giorni fa a offerto le sue dimissioni a Giorgia Meloni, che però gli ha chiesto di restare al suo posto. La misteriosa voce femminile che al telefono disse a Boccia di «stracciare la nomina» potrebbe essere quella di sua moglie.
Esistono altre chat, sono imbarazzanti ma solo sotto il profilo personale ed è difficile che siano rese note perché sarebbe reato. Per il resto il ministro ha ricostruito una vicenda che tutto il Paese conosce, seguita con spirito voyeuristico da settimane sui social, sui giornali, ovunque: la vera notizia sono stati i primi piani della sua faccia e l’evidenza di un totale stato di prostrazione.
Fa bene o fa male al Paese vedere un uomo delle istituzioni, massimo rappresentante di un dicastero che gestisce il primo patrimonio culturale del mondo, ridotto così? È questo che dovrebbe chiedersi chi ha preferito spedire Sangiuliano in tv piuttosto che in Parlamento, a rispondere alle molte interrogazioni sul caso, dove il dibattito sull’affaire avrebbe avuto uno stile più consono ai suoi protagonisti: non figuranti di Temptation Island ma il capo di un dicastero e i funzionari del suo staff sullo sfondo delle incombenze legate al G7 Cultura.
È possibile che quei quindici minuti su RaiUno, in coda al telegiornale di maggior ascolto, siano stati immaginati puntando a un chiarimento pubblico che sollevasse Sangiuliano dal sospetto di amichettismo, presentandolo come l’uomo che pur di non favorire l’amante revoca una nomina già quasi fatta. O forse che si puntasse a evocare il solito complotto, una fantomatica regia occulta dietro l’attivismo mediatico e le registrazioni segrete di Boccia, di cui si è parlato in un rapido passaggio.
Qualunque fosse l’obbiettivo, si è smarrito per strada e il solo scopo raggiunto è stata una strapazzata senza precedenti delle istituzioni. La destra se ne è accorta solo a cose fatte, troppo tardi. Ieri, nel fiume di dichiarazioni ostili del Pd, del M5S e di Iv che contestavano la scelta della Rai e irridevano la performance del ministro, non una parola si è alzata dalla maggioranza per difenderlo o almeno per replicare alle battute più ciniche degli avversari. Sangiuliano non ha più amici. Non ha più colleghi, non un solo ministro che abbia speso una parola per lui, neppure quelli del suo partito. Forse non ha più nemmeno una moglie, una famiglia. Il suo lavoro è sub judice.
La sua faccia nelle riunioni, nei vertici internazionali, al prossimo G7, resterà inchiodata per sempre alle immagini di quella fatale autocritica, agli occhi bassi, alle lacrime appena trattenute. Ma non erano meglio le dimissioni? E, se è vero che due giorni fa le ha date, non sarebbe stato meglio anche per Giorgia Meloni dire sì, va bene, ti sostituisco.
(da lastampa.it)

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L’AVANZATA DEI CHIUNQUE

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

IL MITO DEI “POCHI” E NEANCHE BUONI

La faccenda Sangiuliano/Boccia sembra una spy story nella parodia di Franco e Ciccio, o viceversa una commediola salace che suo malgrado minaccia di mutare in scandalo politico vero.
Le chiavi di lettura possibili sono così tante che vale la pena prenderla alla larga e risalire alla fonte sicura di questo e altri incidenti: quando manca un personale politico formato, o almeno un’area affidabile di società civile alla quale attingere, i posti liberi (potere, sottopotere, vice-sottopotere) sono così numerosi che si è costretti ad aprire le porte quasi a chiunque.
Il chiunquismo, perdonate il neologismo, è l’inevitabile pegno che la destra di governo paga al suo auto-mito di emarginazione, dei “pochi ma buoni” chiusi a riccio.
Meloni dispone di un nucleo ferreo e fidato, ma molto piccolo, di parenti e amici stretti, i neofascisti (quasi tutti romani) che hanno condiviso i suoi passi. Ma la falange di irriducibili, una volta al governo, deve poi poter disporre di un personale ben più vasto, capace, devoto al lavoro di Stato.
Se queste forze, a destra, non ci sono (e non ci sono), una volta piazzati i pochi di qualche calibro si è poi costretti a imbarcare chiunque. Alla Rai come nei ministeri, nelle istituzioni culturali (la mostra sul Futurismo chi la sta progettando, e con quali competenze?), nel campo largo delle consulenze.
Nell’elenco degli epurati ci sono fior di professionisti, fossero o non fossero de sinistra; nell’elenco degli imbarcati fioccano gli improvvisatori, gli avventurieri, i profittatori, le amiche, i chiunque, siano o non siano de destra.
Osservazione forse ruvida e non nuova: se un certo numero di camerati avesse passato qualche ora in più in libreria e qualche ora in meno in palestra, governare sarebbe un po’ meno difficile.
(da repubblica.it)

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GENNY DELON STAVOLTA HA FATTO LA STORIA

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

SE PER EGEMONIA CULTURALE SI INTENDE UN LASCITO AI POSTERI, GENNARO CE L’HA FATTA

Se per egemonia culturale si intende un lascito alla posterità, Gennaro Sangiuliano, detto Genny Delon (copy Dagospia) ce l’ha fatta. La sua storia con la dottoressa Maria Rosaria Boccia finirà quanto prima in uno degli scaffali del Museo dei Cuori Infranti, che ha aperto una decina di anni fa a Zagabria e che risulta essere uno dei musei più visitati della Croazia.
Dietro alla trasparenza delle teche di cristallo, intere tempeste emotive sono messe a dimora nella quiete che segue il sisma dell’addio – lettere piene di promesse non mantenute, dépliant di alberghi visitati, ciocche di capelli, oggetti sbriciolati dalla furia dei litigi: piatti, bicchieri, smartphone – a informarci di come il cuore macini i sentimenti in risentimenti, le carezze in pugni (copy Celentano) e insomma l’idillio vada in malora.
Genny e Maria Rosaria, ‘o ministro e la bionda, potrebbero agevolmente destinare al Museo le email di pubblico servizio e i cuoricini privati, le carte di imbarco dei voli volati insieme, le fatture degli alberghi visitati con il chiaro di luna, gli scontrini degli aperitivi in piscina, la registrazione audio delle risate che scintillavano in quei tempi ormai lontani, già pieni di nostalgia.
E naturalmente la bozza del futuro contratto mai ratificato, che aleggiava come chimera del “posto fisso” (copy Checco Zalone) e che la dottoressa si era affrettata a sostanziare di prove audiovisive, come i piani sequenza che pare abbia filmato con i suoi occhiali alla James Tont (copy Lando Buzzanca) lungo i corridoi del ministero e meglio ancora i labirinti della loro privacy.
Fondandolo, i due artisti croati Olinka e Drazen, hanno inteso “aiutare le persone ad accettare il fallimento se vogliono accedere al progresso”. Sollecitarle a elaborare il lutto. Creare uno “spazio di memoria sicura” di “ricordo protetto”, per conservare “l’eredità materiale e non materiale delle relazioni infrante”. Non immaginavano che la nostra coppia del giorno potrebbe fare di più, molto di più per la collezione del Museo, in un futuro imminente. Aggiungere ai 4 mila cimeli il più prezioso, estratto dalla più antica e più autentica tradizione romana: le dimissioni di un intero ministro, perfettamente conservato.
(da ilfattoquotidiano.it)

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COSI’ SANGIULIANO CERCO’ DI TROVARE UN LAVORO A MILANO A BOCCIA: “AIUTATEMI A DARE UNA MANO A MARIA ROSARIA, E’ BRAVISSIMA…”

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

TELEFONATE A UNA COMUNE COPPIA DI AMICI… I PARLAMENTARI CON CUI BOCCIA HA PROVATO A COLLABORARE

«Aiutatemi a dare una mano a Maria Rosaria, magari presentiamola a qualcuno a Milano, nel mondo della moda, nell’organizzazione degli eventi è bravissima…». Se a essere galeotto è un mese, e non il libro com’era stato per Paolo e Francesca raccontati da Dante nel quinto canto dell’Inferno, quel mese per Maria Rosaria Boccia e Gennaro Sangiuliano è il mese di agosto.
Ad agosto del 2023 vengono a contatto, ma solo diversi mesi dopo si conoscono, si scambiano i numeri, iniziano a sentirsi. Ad agosto del 2024 viene giù tutto come un castello di carte: la nomina a consigliere del ministero dei Beni culturali che si sentiva già in tasca, e quindi le ambizioni di lei; la reputazione all’interno della maggioranza di lui, aggrappato con le unghie alla casella ministeriale che conserva ma non si sa ancora per quanto e a quale prezzo politico; e ovviamente la storia d’amore, o quello che era.
Gli amici milanesi
All’inizio del mese scorso il ministro presenta Boccia a una coppia di amici “milanesi” a cui nei mesi precedenti l’aveva tenuta nascosta. Tolta l’ultima drammatica telefonata di cui dà conto lei nella carrellata di stories su Instagram di ieri («Te l’ho detto ieri per telefono, te lo ripeto stamattina…»), negli ultimi dieci giorni in cui infuria la bufera i due si parlano solo attraverso di loro.
A Ferragosto il ministro ha già capito che il contratto di lei col ministero non s’ha da fare e si adopera, attraverso i contatti sotto il Duomo, per rimediare con un piano B che avesse a che fare col mondo delle imprese, della moda, il primo amore di lei. «Aiutatemi a dare una mano a Maria Rosaria», diventa un incrocio tra una cantilena e un appello disperato, anche perché il tempo stringe e la diretta interessata non è ancora stata informata. E quando lei capisce che il sogno di entrare ufficialmente in quello staff dei Beni culturali in cui si muoveva da mesi come se ne fosse parte integrante è ormai svanito, sempre attraverso gli ambasciatori fa sapere di avere in mano documenti e soprattutto registrazioni telefoniche da diffondere presso chiunque.
Compresa «qualche telefonata privata in viva voce che il ministro avrebbe fatto in presenza di Boccia senza però immaginare che la stessa, oltre che a sentire, stesse anche registrando…». Una alla moglie del ministro, altre in cui si sarebbe parlato di nomine e politici.
La “rete” di lei
È a quel punto, quando la storia inizia a farsi largo tra le pagine dei giornali, che a Palazzo Chigi e nella sede di Fratelli d’Italia, parte la caccia a chi sia stato, come dice qualcuno con una metafora tra l’ironico e il macabro, «il paziente zero contagiato dal virus Boccia».
Da dove arriva? Chi la manda? Come si è fatta largo nelle stanze di Montecitorio, arrivando ad accreditarsi con diversi intergruppi parlamentari, che avevano quasi sempre come comune denominatore il benessere e la medicina? Che cosa faceva prima di conoscere Sangiuliano?
Il punto geografico su cui concordano tutti è la città di origine di lei, Pompei. E i contatti politici e forse anche istituzionali che in loco Boccia avrebbe potuto maturare, in passato, forse addirittura trasformandoli in altrettante occasioni di lavoro. Poi ci sono i parlamentari con cui ha collaborato, sempre per una al massimo per due occasioni, quasi mai di più, nella promozione di piccoli eventi, conferenze stampa, che in qualche caso ha moderato: Catello Vitiello, l’ex parlamentare espulso dai Cinque Stelle per la sua ex obbedienza alla loggia massonica del Grande Oriente d’Italia e poi passato a Italia Viva; Marta Schifone, FdI, che fonda l’intergruppo sulla dieta mediterranea; Gimmi Cangiano, sempre FdI, che ne fonda uno sugli Stili di vita; Simona Loizzo, Lega, che ne eredita la reggenza da quest’ultimo; Annarita Patriarca, Forza Italia, che ne presiede uno per le Neuroscienze.
Mail e appuntamenti
Ciascuno di loro, direttamente o per il tramite della propria segreteria, è assediato da email di proposte e richieste di appuntamenti di Boccia, a caccia di collaborazioni più stringenti e di occasioni politico istituzionali più allettanti. «Mi è stata presentata da alcuni medici. Poi ha cominciato a farsi viva a più riprese, facendo mille proposte. Mi sono confrontata con gli altri di cui lei millantava conoscenza e collaborazioni e ho capito che ovunque era la stessa solfa», confida una di loro «non tanto per paura di chissà che ma per non commentare una vicenda così sgradevole». Tutto questo non si ferma nell’agosto del 2023 ma rallenta, questo sì. Anche perché agosto è il mese che cambia e poi ricambia la storia di Maria Rosaria Boccia. All’interno del ministero della Cultura, fino a qualche settimana fa, raccontano si muovesse quasi col piglio di un viceministro. Fino a quell’agognato foglio di nomina, che viene risputato all’indietro e inizia a muoversi per l’aria come un boomerang impazzito. Destinato a colpire non si sa quanti altri, non si sa chi. Oltre al ministro Sangiuliano, s’intende.
(da Il Corriere della Sera)

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TUTTO QUELLO CHE SANGIULIANO NON HA CHIARITO SUL CASO BOCCIA: CONTRATTO, AUDIO, TELEFONATE E SCORTA

Settembre 5th, 2024 Riccardo Fucile

LA DONNA AVREBBE REGISTRATO GIUDIZI SU POLITICI E NOMINE

Sono ancora diversi i dubbi sul comportamento del ministro Gennaro Sangiuliano e sul ruolo di Maria Rosaria Boccia che rimangono dopo l’intervista rilasciata al Tg1. Questioni politiche che continuano a rappresentare una spada di Damocle sulla testa del titolare del dicastero della Cultura riguardo alla sua possibile ricattabilità o comunque all’opportunità politica di avvalersi di una persona estranea allo staff ufficiale per la preparazione di eventi e in particolare per l’organizzazione del G7 Cultura in programma dal 19 al 21 settembre in Campania.
I soldi pubblici
«Non un euro del ministero è stato utilizzato per la signora Boccia», ha affermato Sangiuliano negando l’uso di denaro pubblico. Lui stesso ha però ammesso che in almeno due o tre occasioni le sue trasferte e quelle di Maria Rosaria Boccia sono state «pagate dagli organizzatori degli eventi». Insieme sono stati a Taormina, Polignano, Sanremo, Milano e Riva Ligure. Gli organizzatori di cui parla il ministro sono Comuni oppure associazioni che gestiscono soldi pubblici e dunque anche loro dovranno dare conto delle spese sostenute.
Il contratto
Il ministro ha ammesso che esisteva un contratto preparato per la consulenza di Maria Rosaria Boccia «ma se sarà esibito si dimostrerà che non è stato controfirmato», ha affermato. Perché finora è stato negato anche con note ufficiali del ministero, che fosse stato preparato? Quali altri incarichi sono stati affidati a Boccia in attesa che la sua posizione fosse regolarizzata?
Le telefonate
Il ministro ha ammesso di aver fatto ascoltare in viva voce a Maria Rosaria Boccia almeno una telefonata tra lui e sua moglie, in particolare quella in cui veniva chiesto di «strappare il contratto e interrompere la relazione». Quella conversazione è stata registrata. Il ministro ha lasciato intendere che questa abitudine è stato uno dei motivi della decisione di interrompere la relazione sentimentale. Quanti altri colloqui sono stati messi in viva voce e registrati?
Gli audio e le nomine
Sul proprio profilo Instagram Boccia ha postato uno spezzone di registrazione, come a dimostrare di averne molte altre. Secondo alcune fonti la donna avrebbe captato alcuni commenti di Sangiuliano su colleghi di governo, politici e soprattutto su alcune nomine che gli sarebbero state sollecitate. Su questo punto Italia viva ha chiesto chiarimenti con Francesco Bonifazi che su X ha scritto: «A proposito di amichettismo, qualcuno potrebbe farci capire con quale criterio sono state fatte le nomine nella società Ales, che è il braccio operativo del ministero della Cultura? Sangiuliano vuole chiarire? O forse direttamente Meloni?».
Le chat
Sangiuliano ha ammesso che esistono chat private tra lui e Boccia e non ha nascosto il timore che possano essere rese pubbliche. «Sarebbe un reato», ha aggiunto, senza però poter escludere che il contenuto di queste conversazione — così come tutte le altre che sono state registrate — possa metterlo in una posizione di vulnerabilità.
Gli occhiali spia
Boccia ha pubblicato numerosi video all’interno di Montecitorio e del ministero della Cultura ripresi con gli occhiali spia, cioè dotati di una telecamera nascosta. Il ministro ha ammesso che in numerose occasioni, anche all’interno del dicastero, Boccia ha partecipato a riunioni e incontri. Adesso bisognerà scoprire se anche in quei casi abbia registrato e filmato le conversazioni tra presenti e che uso può essere fatto di questo materiale. Il Comitato per la sicurezza della Camera ha avviato un procedimento perché c’è un divieto previsto dal regolamento di Montecitorio.
La scorta
Alcuni testimoni sostengono che alla trasferta di Polignano Sangiuliano si è recato utilizzando l’aereo mentre Boccia sarebbe arrivata a bordo della macchina messa a disposizione dal ministero. Se questo fosse confermato si tratterebbe di un uso improprio dell’auto di servizio. E in ogni caso, proprio perché la donna è stata ospitata in altre trasferte pur non essendo inserita nello staff del ministro, si dovrà valutare l’utilizzo di beni e servizi che invece sono destinati esclusivamente al rappresentante istituzionale e ai familiari oppure ai collaboratori ufficiali.
(da Il Corriere della Sera)

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    • COSI’ L’INVIATO DI TRUMP HA SABOTATO I COLLOQUI CON L’IRAN PRIMA DELLA GUERRA
    • MORTO UN KHAMENEI, SE NE FA UN ALTRO: L’ASSEMBLEA DEGLI ESPERTI HA SCELTO MOJTABA KHAMENEI, FIGLIO DEL DEFUNTO AYATOLLAH COME NUOVA GUIDA SUPREMA DEL PAESE
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