Dicembre 10th, 2024 Riccardo Fucile
MA COME SI PUO’ CONCEDERE UNA DIMORA DEL GENERE PER UNA FESTA DI MATRIMONIO, CON TUTTI I PERICOLI CONNESSI ALLA SALVAGIARDIA DEI BENI CULTURALI?
Il personale dell’azienda di catering che va avanti e indietro tra gli invitati nel chiostro, dispensando flute di spumante e champagne; in sottofondo musicale ad alto volume pompata dalle casse del dj-set assoldato per la serata.
Non una festa qualsiasi ma un banchetto di nozze; non un posto come un altro ma la sede storica dell’Archivio di Stato di Napoli, che il 7 dicembre scorso ha ospitato un pranzo privato per 300 invitati che dopo il ricco aperitivo si sono poi accomodati ai tavoli della Sala Filangieri dell’antico convento dei Santi Severino e Sossio, con alle spalle manoscritti di grande pregio e tra pareti e volte con affreschi anche del Cinquecento.
Ed è polemica per quanto accaduto, con una richiesta di chiarimento arrivata anche dal ministero della Cultura.
Per parte sua la direttrice Candida Carrino si difende: «Ho qui in ordine tutta la documentazione per la richiesta degli spazi, pagamenti effettuati e finanche la ricevuta dell’assicurazione contro danni: la invierò alla Direzione Archivi del Mic».
A lanciare il sasso nello stagno sono stati Cgil Fp, Cisl Fp, Confsaln e Unsa Uil e stamani il quotidiano Repubblica.
A raccogliere la loro denuncia il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Borrelli, che ha anche diffuso un video dell’evento ripromettendosi di comprendere «come mai la Soprintendenza, che è sempre intransigente nei confronti della cittadinanza, poi possa autorizzare simili eventi all’interno delle proprie strutture monumentali mettendo chiaramente in pericolo il patrimonio pubblico e storico che dovrebbe tutelare».
Per tutte queste segnalazioni e per il clamore suscitato dalle immagini il direttore generale Archivi del ministero della Cultura, Antonio Tarasco, ha comunicato di «aver inviato una lettera alla direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli, Candida Carrino, con la richiesta di urgenti chiarimenti». «Davanti a responsabilità assumeremo provvedimenti
Carrino che nel frattempo ha anticipato la sua linea: «Mi dispiace vedere infangato il mio nome dopo tutti questi anni trascorsi a rendere l’Archivio di Stato di Napoli un hub culturale», ha premesso Carrino. Aggiungendo alcune precisazioni. Una prima a proposito del fumo sintetico che ha fatto scattare l’allarme più volte. «L’effetto nebbia è stato creato con del ghiaccio secco, dello stesso tipo utilizzato anche per gli spettacoli del Teatro San Carlo. Solo che lì, durante gli spettacoli, il sistema di rilevazione viene spento. Qui non è stato fatto ed è partito».
Candida Carrino ha poi aggiunto che se non si fosse trattato di «personalità di rilievo» tra «professionisti e professori universitari», non avrebbe accosentito ad ospitare il banchetto e che per organizzare il party «gli ospiti hanno pagato costi salatissimi». Ovvero, 11mila euro per il costo dei dipendenti che hanno lavorato quella sera “conto terzi” e altri 11mila per il fitto degli spazi, aggiungendo a questi altri 3mila euro per l’assicurazione contro eventuali danni.
Qualche ora prima ci erano andati giù duro i sindacati di categoria. «Come era facilmente intuibile gli spazi, in particolare il chiostro del Platano, sono risultati insufficienti all’accoglimento di tutti gli invitati che si sono accalcati nei due bracci del chiostro, mettendo a repentaglio il ciclo pittorico Cinquecentesco ivi presente».
E hanno reso noto che «la wedding planner prevedeva la diffusione di fumo artificiale per “creare atmosfera” così come richiesto dallo sposo. Tale diffusione di fumo ha fatto sì che i rilevatori antifumo scattassero continuamente comportando un continuo intervento dei colleghi in conto terzi». Una decina quelli impiegati per il banchetto di nozze di sabato scorso.
«UN PERICOLO PER IL PATRIMONIO STORICO
Oltre a chiamare in causa la Soprintendenza per parte sua il deputato Borrelli ha invitato ad un chiarimento anche la direzione dell’Archivio di Stato. «Esigiamo di sapere», ha sostenuto il parlamentare, «non solo se l’evento in questione abbia ottenuto tutti i permessi e i pareri favorevoli affinché potesse svolgersi in questa modalità ma anche se non si ritenga necessario interrompere qualsiasi forma di evento mondano all’interno dell’Archivio che comporti la mancanza di sicurezza per gli affreschi e i beni monumentali presenti. Certe manifestazioni smodate, kitsch e fuori contesto possono rappresentare un pericolo per il patrimonio storico ed artistico del nostro territorio», ha concluso Borrelli. La direzione dell’Archivio di Stato, come si è visto, ha già chiarito alcuni aspetti della vicenda.
(da agenzie)
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Dicembre 10th, 2024 Riccardo Fucile
“NESSUNA IMPOSIZIONE DEL VELO ALLE DONNE E NESSUNA LIMITAZIONE DELLE LIBERTA’ INDIVIDUALI”
L’ingegnere Muhammad al-Bashir è stato incaricato di formare un governo di
transizione in Siria dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad. Lo rende noto il corrispondente di al Jazeera.
La decisione è stata presa dopo un incontro con lo stesso al-Bashir, Abu Muhammad al-Jolani – ovvero il leader di Hayat Tahrir al-Sham (la coalizione di milizie che ha guidato l’offensiva dal 27 settembre in Siria) – e l’ex primo ministro del regime di Assad, Mohammed al Jalali. Al-Bashir è nato nella provincia di Idlib nel 1983. Prima di ricoprire il ruolo di primo ministro dell’intero Paese era il premier del «Governo di salvezza siriano», che da anni amministra nel nord-ovest siriano le aree sotto controllo di Hts.
Ex dipendente della “Syrian Gas Company”, è inoltre laureato in ingegneria, nonché in sharia e giurisprudenza. Il nuovo governo di transizione, fa sapere un portavoce della formazione salafita anche nota con il nome di “Organizzazione per la liberazione del Levante”, non imporrà il velo delle donne, né introdurrà alcuna forma di limitazione alle libertà individuali. «In tutti questi anni di amministrazione a Idlib e nelle altre zone liberate non abbiamo mai imposto il velo a nessuno, né ai musulmani né ai curdi, né ai drusi, né ai cristiani. Perché dovremmo cominciare a imporre adesso limiti alle libertà individuali?», ha affermato uno dei portavoce di Hts.
(da agenzie)
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Dicembre 10th, 2024 Riccardo Fucile
PARLA LA COORDINATRICE NAZIONAE DEI CENTRI DI MEDICINA RIGENERATIVA DELLA LILT
Roberta Lovreglio, coordinatrice nazionale dei centri di medicina rigenerativa della Lilt (Lega per la lotta ai tumori), dice che la chirurgia estetica per i giovanissimi è quasi una moda: le labbra a 13 anni, gli occhi a 14, una siringa di acido ialuronico e a 18 anni il seno. «È l’effetto collaterale di un fenomeno enorme che coinvolge le quasi bimbe e le rende drammaticamente adulte, trasformando la pubertà nella via disgraziata a quel che si ritiene sia la felicità. C’è la generazione botox, dove l’apparenza è la più cospicua forma di gratificazione, e il resto del mondo femminile che studia, fa sport, s’innamora e non pensa al rinofiller», dice oggi ad Antonello Caporale per Il Fatto Quotidiano.
Il naso della figlia del carrozziere
Lovregno racconta un aneddoto: «Ieri la figlia di un carrozziere è venuta da me a espormi il suo dramma. Dopo essersi fatta rifare il naso ha notato, guardandosi per settimane intere allo specchio e credo perdendosi in esso, dei millimetri di differenza tra la narice destra e quella sinistra. Un fatto invisibile agli altri umani, a chiunque l’avesse osservata, e invece una dismetria sconvolgente per lei. Che l’ha portata a chiedere una seconda prova di rimodellamento, a infliggere un’ulteriore pena al suo corpo. La tristezza sa qual è stata? Il padre accondiscendente». In genere però sono le mamme: «Soprattutto quelle mamme che hanno trovato già gratificante per se stesse un bel paio di labbra». Secondo lei se ne esce «solo entrando nelle scuole a spiegare, illustrare, confortare».
Le labbra alla russa
Oggi vanno di moda le labbra alla russa. Sul web si vendono queste fiale di acido ialuronico, si fanno le collette settimanali per farsele iniettare. « Stanno davanti allo specchio nei pochi momenti di libertà dall’assillo del telefonino. È lì il processo ricostituente. Lì guardano le bellissime, quelle che i filtri magici rendono così perfette da essere inimitabili e decidono la scalata verso il paradiso».
(da agenzie)
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Dicembre 10th, 2024 Riccardo Fucile
IN FRANCIA C’E’ UNA MISURA SIMILE IN VIGORE DA MOLTI ANNI E TANTE ALTRE CITTA’ STANNO SPERIMENTANDO INIZIATIVE PER RISO9LVEDERE LA CRISI ABITATIVA
E se per contrastare il caro affitti si mettessero sul mercato i milioni di case vuote che ci
sono in Italia? A suggerire la soluzione sono gli attivisti di Vuoti a rendere, una campagna che mira a restituire alla comunità gli alloggi di edilizia pubblica e privata che non vengono utilizzati. A Torino, l’iniziativa è riuscita a raccogliere più di tremila firme, sfociate in una delibera di iniziativa popolare che sarà discussa in consiglio comunale. Tra le proposte più dibattute della campagna c’è quella di censire, tassare e – in ultima istanza – requisire le case sfitte e non utilizzate in città da almeno due anni. «La persistente inerzia di proprietari “censiti e diffidati”, creando costi sociali intollerabili, giustificherà sanzioni sia in ambito fiscale, sia sotto forma di restituzione dell’alloggio sfitto alla città», si legge sul sito di Vuoti a rendere. Il voto del consiglio comunale di Torino, se dovesse approvare la delibera, stabilirà le forme con cui applicare le “sanzioni”.
Come funzionano in Italia le tasse sulle case vuote
Ma come funzionano in Italia le tasse sulle case non locate? L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le proprietà vanno indicate nel modello 730 ma non incidono sul calcolo del reddito dei fabbricati. Se l’immobile sfitto e a uso abitativo si trova nello stesso comune di residenza del proprietario, quest’ultimo non dovrà pagare l’Irpef e le addizionali comunali e regionali. Se invece la casa si trova in un altro Comune, l’immobile concorre alla formazione della base imponibile Irpef nella misura del 50%.
Il dibattito a Torino sul caro-affitti
La proposta della campagna Vuoti a rendere ha suscitato forti critiche da parte della Lega, con il capogruppo Fabrizio Ricca che parla di «esproprio proletario» e «attacco alla proprietà privata». Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, non si è espresso sulla questione, ma l’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli – in quota Sinistra ecologista – definisce le proposte degli attivisti «un contributo importante» e fa notare che «le misure più pesanti si rivolgono solo ai proprietari di grandi quantità di alloggi sfitti, non ai proprietari di singole abitazioni». Se la delibera presentata dagli attivisti dovesse essere approvata dal consiglio comunale, Torino diventerebbe la prima grande città italiana a introdurre tasse più alte per spingere i grandi proprietari di casa a mettere sul mercato gli alloggi sfitti e contribuire a risolvere la crisi abitativa.
L’esempio della Francia
Per quanto in Italia possa suonare come qualcosa di inedito, l’idea di tassare le case vuote è diffusa da tempo in Europa. Tra i più convinti sostenitori di questa misura c’è sicuramente la Francia, dove da diversi anni è in vigore un’imposta ribattezzata «Taxe sur les logements vacants» (Tlv), ovvero «Tassa sugli alloggi sfitti». Questa imposta, si legge in un documento del governo francese, «è applicabile nelle aree urbane in cui vi è uno squilibrio significativo tra domanda e offerta di alloggi che porta a gravi carenze abitative. Queste aree hanno affitti elevati, prezzi di acquisto elevati per gli alloggi più vecchi e/o un numero elevato di domande di alloggio rispetto al numero di persone che si trasferiscono in alloggi in affitto sociale ogni anno».
La crisi abitativa che da qualche anno a questa parte interessa sempre più città in tutta Europa ha spinto molti Comuni francesi ad attivarsi per chiedere l’applicazione di questa nuova tassa sugli alloggi sfitti. Nel 2023, l’imposta era in vigore in poco più di 1.100 municipalità. Nel 2024, scrive Connexion France, il numero è schizzato a 3.697, grazie anche ad alcune modifiche legislative che hanno esteso la possibilità di applicare questa tassa anche ai comuni sotto i 50mila abitanti. I proventi di questa imposta non finiscono agli enti locali ma servono (almeno in parte) a finanziare l’agenzia nazionale Anah, che aiuta le famiglie a basso reddito a effettuare ristrutturazioni edilizie.
New York, Londra, Bruxelles
L’idea che la campagna Vuoti a rendere vorrebbe portare in Italia non è diffusa solo in Francia. Da qualche anno se ne sta iniziando a parlare anche in alcuni paesi anglosassoni, dove prende il nome di «Vacancy Tax». Presso il Senato dello stato di New York, per esempio, è stata depositata una proposta di legge che – se approvata – imporrebbe ai proprietari di alcuni alloggi sfitti di pagare una tassa equivalente all’1/1,5% del valore della casa per i primi due anni in cui rimane vuota e del 3% per tutti gli anni successivi.
Lo scorso aprile, a Londra, una delle città più colpite dal caro-affitti, è entrata in vigore una legge che aumenta le tasse comunali per le proprietà che rimangono vuote per più di un anno. Secondo i dati più recenti, dal 2017 ad oggi il numero di alloggi sfitti nella capitale inglese è cresciuto dal 73 per cento. L’amministrazione londinese stima che siano circa 34mila le abitazioni «sfitte a lungo termine», con un valore stimato complessivo di 20 miliardi di sterline.
Le troppe case vuote sono diventate un problema anche in Belgio. Al punto che nel 2023 la regione della Vallonia ha stabilito di affrontare il problema non con nuove tasse ma con vere e proprie multe. «Tenere vuoto un edificio o una parte di un edificio destinato all’edilizia abitativa costituirà d’ora in poi un’infrazione», ha spiegato Christophe Collignon, ministro vallone dell’Edilizia. La misura fa parte del piano regionale per «rafforzare la lotta contro gli alloggi sfitti» e prevede multe per i proprietari di casa dai 500 ai 12.500 euro
Il pasticcio di Toronto
Nel 2022, anche la città di Toronto ha approvato una legge per aumentare le tasse sugli alloggi sfitti ma l’implementazione è stata disastrosa. Il Comune non è stato in grado di determinare davvero quali case fossero vuote e quali no e ha recapitato decine di migliaia di fatture a cittadini che in realtà non erano davvero in possesso di un alloggio non locate. «Non abbiamo fatto un buon lavoro di comunicazione», ha ammesso Stephen Conforti, tesoriere della città canadese. La volontà politica, però, resta. E così, a ottobre del 2024, la giunta di Toronto ha proposto una riforma da 2,6 milioni di dollari per rilanciare l’idea della tassa sulle case vuote, questa volta con procedure di verifica più efficaci.
Anche Firenze rimette mano alle tasse sulla casa
Tra le città che hanno deciso di rimettere mano alle tasse sulla casa c’è anche Firenze. Ma a differenza di quanto si sta discutendo a Torino, nella città amministrata dalla sindaca Sara Funaro la decisione si deve soprattutto al fenomeno dell’overtourism. Per provare a mettere un freno all’afflusso insostenibile di turisti che ogni anno riempie le strade del capoluogo fiorentino, la giunta comunale ha annunciato che rimborserà l’Imu, ossia l’imposta sulle proprietà immobiliari, a chi toglie una casa di proprietà dal mercato degli affitti brevi, destinati quasi sempre ai turisti. Il rimborso vale solo per le abitazioni che si trovano all’interno del centro storico di Firenze, riconosciuto patrimonio mondiale dall’Unesco.
(da Open)
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