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CHIUDONO LE SCUOLE E I GENITORI CORRONO DALLO PSICOLOGO: IN LOMBARDIA +40% DI RICHIESTE DI AIUTO

Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile

“STANCHEZZA EMOTIVA PROFONDA”: TREDICI SETTIMANE DA GESTIRE SONO DIVENTATE UNO STRESS PER MOLTI GENITORI

Vacanze estive iniziate. Mentre studenti e studentesse cominciano a godersi il meritato riposo dalle fatiche scolastiche, riappropriandosi di spazi, tempi e abitudini domestiche spesso sacrificati durante l’anno, i genitori corrono dallo psicologo. Nulla a che vedere con l’ironia dei meme che in questi giorni popolano i gruppi social o whatsapp di famiglie alle prese con bambini annoiati in casa. Il dato clinico arriva dall’Ordine degli psicologi della Lombardia: tra giugno e agosto si registra un incremento «fino al 40% delle richieste di supporto» da parte di madri e padri «sopraffatti dalla gestione quotidiana dei figli durante la lunga pausa estiva». Una tendenza che non riguarda solo l’organizzazione familiare ma tocca in pieno la sfera della salute mentale. A parlare della difficoltà dei genitori italiani anche il Times che in un articolo descrive le vacanze scolastiche italiane una fonte crescente di disagio psicologico per le famiglie, in particolare per quelle con genitori lavoratori e senza reti di sostegno attive. Anche quest’anno le scuole hanno chiuso ufficialmente in tutte le regioni d’Italia. Oltre che una sfida logistica ed economica, le tredici lunghe settimane da gestire
sono diventate infatti per molti genitori una questione di tenuta psicologica.
«Stanchezza emotiva profonda»
Il campanello d’allarme non suona dentro le scuole ma negli studi dei professionisti della salute mentale. Le richieste di consulenza da paerte dei genitori a psicologi e psicoterapeuti appare in aumento proprio nei mesi estivi, un picco che l’Ordine professionistico registra ormai da diversi anni a questa parte, segno che la pressione non è più solo percepita ma misurabile come ogni dato clinico. «Molti arrivano in studio in uno stato di stanchezza emotiva profonda», spiega Laura Parolin, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia. «Non sono casi clinici gravi, ma madri e padri che cercano uno spazio sicuro per raccontare l’ansia, il senso di inadeguatezza, la fatica quotidiana di tenere tutto insieme». Una versione estiva del grosso carico mentale alimentato dal cambio di abitudini e dalla lunga convivenza, potenzialmente a tempo pieno, a cui si va incontro ogni fine anno scolastico.
Giugno il mese più complicato
Con circa tredici settimane di interruzione estiva, l’impatto con la fine degli impegni scolastici arriva subito nel mese di giugno. «Un periodo complicato per le famiglie», spiega ancora Parolin, «finisce la scuola ma non il lavoro. E le strutture di supporto come centri estivi pubblici, spazi aggregativi, nonni, non sempre sono già disponibili o accessibili». Tutto questo per molti genitori si trasforma in un tempo da dover riempire in fretta e senza sensi di colpa, spesso con mille strategie di fortuna che intaccano non poco l’equilibrio mentale.
Tredici settimane di vuoto e il senso di colpa cresce
L’Italia, insieme a Malta e Lettonia e in parte alla Grecia, vanta uno dei calendari scolastici più generosi del continente. Si tratta di pausa tra le più lunghe d’Europa che nulla a che vedere con le sei-nove settimane della Germania, o le otto della Francia. O ancora le sei settimane del Regno Unito. I calendari sono in genere anche distribuiti in modo più uniforme durante l’anno, con interruzioni brevi ma molto più frequenti, al contrario dell’Italia, in cui si concentra tutto in un’unica stagione estiva. Elemento non di poco conto anche per il tema della salute mentale, con una pressione psicologica legata proprio alle tempistiche ristrette e condensate dei momenti di pausa. Il vuoto di gestione, l’assenza di supporto sul piano pratico, si traduce dunque in una condizione di totale disorientamento mentale e malessere. Non è ovviamente solo una questione di conciliazione con il lavoro ma di assenza strutturale di soluzioni pubbliche accessibili: pochi centri estivi comunali, orari limitati, liste d’attesa, costi spesso insostenibili per il privato. «La scuola finisce e inizia il fai da te», sintetizzano molti genitori. Chi può si affida ai nonni, risorsa preziosa ma non illimitata, o cerca di incastrare ferie e turni con il partner. Chi non può, improvvisa. E in questa incertezza quotidiana si annida un senso di colpa silenzioso: quello di non riuscire a “riempire” il tempo dei figli in modo sano, stimolante, adeguato.
Sono più le madri «esauste» a chiedere aiuto
E poi ci sono le madri lavoratrici, che più di tutti sentono il peso di vacanze estive sempre meno gestibili. Secondo il The Times, il 63% delle madri italiane con figli in età scolare dichiara di sentirsi esausta durante il periodo estivo. Non solo stanchezza fisica ma un forte affaticamento mentale, emotivo
organizzativo che si somma al lavoro retribuito e a quello, spesso invisibile, della cura. Se durante l’anno la scuola rappresenta un presidio educativo e un sostegno alla quotidianità, l’estate lascia un vuoto che ricade in modo sproporzionato sulle donne. È su di loro che continua a gravare la responsabilità principale della pianificazione familiare: trovare alternative, coordinare orari, gestire le assenze, improvvisare soluzioni. Il risultato è un carico mentale che cresce nei mesi estivi fino a diventare, in molti casi, insostenibile. Ed è anche per questo che a chiedere aiuto agli psicologi sono, in larga parte, proprio loro.
Le domande dei genitori
Secondo quanto riportato dall’Ordine dei professionisti, quello che accade negli studi degli psicologi non assomiglia affatto a un’ondata patologica ma a un bisogno crescente di sostegno. «I genitori che chiedono aiuto non arrivano con diagnosi ma con domande: Sto facendo abbastanza? Perché mi sento sempre stanco? È normale provare frustrazione?», spiega Parolin. In questo senso, la psicologia si conferma non solo come cura, ma come strumento di prevenzione e autodifesa emotiva. Una sorta di «camera di decompressione» in cui i genitori possono rallentare, nominare il proprio disagio, alleggerire il senso di colpa. Un quadro che i professionisti descrivono anche come segnale culturale: «L’idea che la genitorialità non sia un dovere da affrontare in solitudine ma una dimensione relazionale da sostenere anche con aiuto esterno, si sta lentamente affermando. E il fatto che questo avvenga d’estate, nel tempo sospeso delle vacanze scolastiche, dice molto su come la fragilità e la responsabilità convivano oggi dentro le famiglie

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LESIONI, PESTAGGI, FALSO IDEOLOGICO E PECULATO, INDAGATI 15 AGENTI DELLA POLIZIA URBANA DI GENOVA A GUIDA SOVRANISTA

Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile

SI SAREBBERO APPROPRIATI DI 1.200 EURO E DI DOSI DI CANNABIS SEQUESTRATE.. PESTAGGI AI DANNI DI GIOVANI STRANIERI

Sono 15 gli agenti del reparto sicurezza urbana della polizia locale indagati a vario titolo per lesioni, peculato e falso ideologico nell’ambito di uno dei due filoni di inchiesta che ha portato questa mattina agenti della Squadra Mobile e Nucleo di Polizia giudiziaria della guardia di finanza a perquisire gli uffici comunali al Matitone.
L’indagine è coordinata dalla pm Sabrina Monteverde. Nelle carte dell’inchiesta di sarebbero anche alcune chat tra gli agenti.
Tre le giovani vittime di altrettanti pestaggi, di cui due lievi (tre e cinque giorni di prognosi) e uno più grave (21 giorni di prognosi), ai danni di altrettanti giovani stranieri. Tra questi uno era minorenne. Oltre ai pestaggi, alcuni dei quindici indagati sono accusati di due episodi di peculato.
In un caso alcuni agenti si sarebbero appropriati di 1200 euro trovati durante l’accesso a un appartamento occupato abusivamente, in un altro caso un agente avrebbe preso una modestissima quantità di cannabis, pari 0,26 grammi sottraendola a un giovane pusher per impossessarsene anziché sequestrarla.
(da agenzie)

 

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GENOVA, DA STAMANE PERQUISIZIONI IN COMUNE PER L’ACQUISIZIONE DI ATTI RELATIVI ALL’INCHIESTA PER CORRUZIONE CHE VEDE INDAGATI L’EX ASSESSORE DI FDI GAMBINO E IL COMANDANTE DEI VIGILI

Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile

C’E’ ANCHE UN TERZO FILONE SU PRESUNTI ABUSI DI AGENTI DI POLIZIA LOCALE CHE AVREBBERO SOTRATTO DOSI DI DROGA E DENARO A SOGGETTI FERMATI

Perquisizioni in corso da questa mattina da parte della squadra mobile e dell’aliquota di polizia giudiziaria della guardia di finanza negli uffici del Comune di Genova al Matitone. Ad
essere perquisiti gli uffici della Protezione civile e della polizia locale, tra cui quelli del comandante della polizia locale Gianluca Giurato e dell’ex assessore alla polizia locale e alla protezione civile Sergio Gambino, oggi consigliere comunale per Fratelli d’Italia, che risultano fra gli indagati: il primo per rivelazione di segreto d’ufficio, il secondo per corruzione. Abusi sui fermati e peculato: indagati diversi agenti del reparto sicurezza urbana
Le perquisizioni della squadra mobile, secondo quanto appreso, avvengono su delega della Procura, nell’ambito di un triplo filone di inchiesta: il primo procedimento riguarda i reati di falsità ideologica in verbali e atti destinati alla Autorità Giudiziaria e di lesioni aggravate che si ritengono commessi in occasione dell’accompagnamento presso gli uffici di Polizia Locale di persone controllate o arrestate, nonché di peculato di somme di denaro di un modesto quantitativo di droga leggera che allo stato si ritengono essere stati sottratti in occasione di perquisizioni e controlli, contestati ad alcuni operatori della polizia locale di Genova appartenenti al reparto Sicurezza Urbana.
Per Gambino la stessa ipotesi di reato di Toti: quattro imprenditori coinvolt
Il secondo procedimento riguarda episodi di asservimento (suscettibili comunque di ulteriori accertamenti) delle proprie funzioni (articolo 318 del codice penale, la cosiddetta corruzione nell’esercizio della funzione) da parte dell’ex assessore alla Sicurezza, Polizia Locale, Protezione civile, Mobilità e Trasporti del Comune di Genova, Sergio Gambino in favore di quattro imprenditori, con riferimento alla trattazione di pratiche amministrative inerenti i settori dei pubblici spettacoli, della viabilità, del trasporto pubblico nonché nell’affidamento di contratti pubblici relativi all’assistenza residenziale e accoglienza di persone appartenenti a categorie socialmente vulnerabili, in particolare migranti, e tra questi i minori stranieri non accompagnati, a fronte della corresponsione (o relativa promessa) di denaro, utilità varie, nonché di un sostegno elettorale. La contropartita secondo l’accusa sarebbe avvenuta tramite versamenti alla società della moglie di Gambino, anche lei indagata.
Giurato indagato per aver diffuso il ‘dossier’ su Silvia Salis
nfine l’inchiesta riguarda presunte indebite rivelazioni di segreti di ufficio: Gambino e Giurato, secondo l’ipotesi investigativa avrebbero diffuso notizie, verbali e documenti relativi all’incidente stradale avuto un anno fa dalla candidata sindaca
del centrosinistra Silvia Salis, utilizzati per attaccarla in campagna elettorale. Acquisizioni di documenti hanno coinvolto anche gli uffici di Asl3, Amt e Prefettura.
Davanti al Matitone, sede di diversi assessorati e molti uffici comunali, si sussegue da tutta la mattina, il via vai silenzioso dei poliziotti.
(da Genova24)

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NON SOLO LA MANIPOLAZIONE DEL DOSSIER SU SILVIA SALIS, L’EX ASSESSORE GAMBINO (FDI) INDAGATO ANCHE PER CORRUZIONE

Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile

INCARICHI A UN IMPRENDITORE IN CAMBIO DI BONIFICI E FAVORI ALLA MOGLIE DELL’ASSESSORE

L’intera vicenda emergerebbe nell’ambito di un’indagine ben più ampia: il dossieraggio, infatti, sarebbe solo uno dei filoni dell’inchiesta per corruzione che coinvolgerebbe Gambino. Nelle scorse ore, la Guardia di Finanza e la Polizia avrebbero infatti perquisito il suo ufficio a Palazzo Tursi, sede del Comune, dove oggi siede tra i banchi dell’opposizione.
Al centro delle indagini ci sarebbero favori e incarichi concessi a Luciano Alessi, imprenditore attivo nel settore delle residenze per anziani e dell’accoglienza ai migranti. Nel mirino della magistratura anche i rapporti economici tra la rete Alessi e la
famiglia Gambino. In particolare, bonifici e incarichi ricevuti
dalla moglie di Gambino, titolare di una società nel settore delle cure dentali, che avrebbe beneficiato di vantaggi sospetti.
Gli intrecci con il caso Toti
Il nome del gruppo Alessi era già emerso nelle indagini a carico di Giovanni Toti, l’ex presidente della Regione Liguria arrestato nel 2024 per corruzione. Proprio nei mesi precedenti al suo arresto, Toti aveva promosso una raccolta fondi elettorale che in un solo mese, tra marzo e aprile 2024, aveva fruttato ben 229.150 euro, una cifra insolitamente alta secondo gli inquirenti; non solo, tra i donatori figurava anche il gruppo Alessi, con 2.250 euro. Sebbene il gruppo non risulti indagato in quel procedimento, il suo ruolo nella sanità privata ligure appare noto: tra le sue operazioni più rilevanti, la trasformazione dell’ex hotel Hermitage in una RSA.
Dalla Procura accuse circostanziate: corruzione, favoritismi e segreti di ufficio
La conferma ufficiale è arrivata dalla Procura della Repubblica di Genova, con un comunicato firmato dal procuratore capo Nicola Piacente che Fanpage,it ha potuto analizzare. Due i fascicoli di indagine distinti ma paralleli, entrambi nella fase delle indagini preliminari e legati a presunte violazioni commesse da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. Nel secondo procedimento, quello che coinvolge Sergio
Gambino e Gianluca Giurato, gli inquirenti parlano apertamente di episodi di “asservimento delle proprie funzioni” da parte dell’ex assessore alla sicurezza in favore di quattro imprenditori, nell’ambito di pratiche amministrative su spettacoli pubblici, viabilità, trasporto urbano e contratti per l’accoglienza di migranti e minori stranieri non accompagnati, a fronte di denaro, utilità varie o promesse di sostegno elettorale.
L’altro fronte dell’indagine riguarda invece la presunta rivelazione indebita di segreti d’ufficio in relazione alla diffusione mediatica, alla vigilia delle elezioni comunali, di notizie coperte da segreto riguardanti un procedimento penale a carico della candidata sindaca Silvia Salis. Una dinamica che la Procura tratteggia insomma con chiarezza: non un semplice scivolone, ma una fuga di notizie motivata politicamente, inserita in una più ampia strategia di potere. Non a caso, tra gli enti oggetto di perquisizioni e acquisizioni di documenti figurano il Comune di Genova, l’Asl ligure, l’Amt (Azienda Municipalizzata Trasporti) e persino la Prefettura. Gli accertamenti sono affidati alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza e all’aliquota di polizia giudiziaria della Procura.
Le reazioni politiche
“Esprimiamo la nostra piena solidarietà a Silvia Salis, vittima di un’operazione di dossieraggio grave e inaccettabile, emersa
un’inchiesta giudiziaria che sta facendo luce su pratiche distorte del potere a Genova”, ha dichiarato Angelo Bonelli, parlamentare di Avs dopo le notizie del dossieraggio preparato in campagna elettorale contro la neo sindaca di Genova. “Se confermato, si tratta di un atto gravissimo, che mina la credibilità delle istituzioni e l’integrità del confronto democratico”, aggiunge. “Per questo chiediamo a Giorgia Meloni di prendere le distanze pubblicamente da quanto accaduto e di condannare l’operato del suo ex assessore. Il silenzio non è accettabile. L’uso strumentale di informazioni giudiziarie per fini politici è il segno di un clima tossico, frutto di anni di gestione del potere da parte del centrodestra in Liguria. Ora che Genova ha voltato pagina, è fondamentale rimettere al centro trasparenza, legalità e rispetto delle persone”, conclude Bonelli. “Attendiamo ovviamente che la magistratura faccia piena luce, ma è chiaro che siamo di fronte ad accuse di una gravità estrema. Ci rivolgiamo a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia: non ritenete necessario prendere subito una posizione e adottare provvedimenti? Su un’accusa così pesante, non si può tacere”, ha invece commentato il senatore M5S Luca Pirondini.
“Le notizie che emergono dalle indagini della Procura di Genova sono inquietanti”, commenta Gianni Pastorino, capogruppo in Regione per Andrea Orlando Presidente. “U
presunto dossier costruito ad arte per colpire Silvia Salis, in piena campagna elettorale: se confermato, sarebbe un fatto gravissimo, che travalica il confronto politico e mina la democrazia”. Pastorino ribadisce il rispetto per la magistratura: “Chi è indagato ha diritto a difendersi, nessuno può essere condannato prima del tempo”.
Ma aggiunge: “Quella di Genova è stata una delle campagne più velenose che abbia mai visto, con attacchi personali senza precedenti contro Salis. Perché quando la competizione democratica diventa guerra sporca, quando l’avversario politico diventa un bersaglio da annientare, – conclude – allora non stiamo più facendo politica. Un’operazione che, se confermata, parla di un uso distorto del potere e delle istituzioni. Di una politica che tradisce sé stessa. La politica non è un campo di battaglia personale. È il luogo dove si discute del futuro di una città, non il retrobottega dei dossier”.
(da Fanpage)

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GENOVA, DOSSIER PER SCREDITARE SALIS IN CAMPAGNA ELETTORALE, INDAGATI L’EX ASSESSORE DI FDI GAMBINO E IL COMANDANTE DEI VIGILI

Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile

SCOPERCHIATA LA FOGNA SOVRANISTA: AVEVANO ORCHESTRATO LA DIFFUSIONE DI UN VERBALE COPERTO DA SEGRETO, MANIPOLANDOLO, RELATIVO A UN INCIDENTE STRADALE DOVE IN REALTA’ LA SALIS NON AVEVA COLPE ESSENDO PASSATA CON IL VERDE (MA “LA VERITA’” HA SOSTENUTO IL FALSO)

Un verbale secretato, un giornale amico, e un tempismo studiato con cura: l’obiettivo sarebbe stato quello di colpire Silvia Salis, oggi sindaca di Genova, allora candidata del centrosinistra in città, nei giorni cruciali della campagna elettorale.
Far esplodere la notizia di un vecchio incidente stradale in cui era coinvolta, insinuare dubbi sulla sua affidabilità e demolirne la credibilità pubblica. Ma quel tentativo di “dossieraggio”, secondo la Procura di Genova, non solo è fallito, ma rischia ora di ritorcersi proprio contro i suoi autori.
Due uomini di punta della galassia di centrodestra che ha governato Genova negli ultimi otto anni sarebbero infatti oggi indagati per rivelazione di segreti d’ufficio: si tratta di Sergio Gambino, ex assessore e volto forte di Fratelli d’Italia in Liguria, e di Gianluca Giurato, comandante della Polizia municipale nominato nel 2018 dall’allora sindaco Marco Bucci.
Il tentato colpo sotto elezioni
L’incidente stradale risale a oltre un anno fa: Silvia Salis era alla guida quando investì una donna che attraversava sulle strisce. Un fatto mai emerso pubblicamente fino a maggio 2025, quando il quotidiano La Verità lo pubblica in una serie di articoli a puntate interamente dedicati alla candidata del
centrosinistra. La tempistica è tutt’altro che casuale: mancano pochi giorni al voto per le comunali e l’attacco arriva proprio mentre Salis è in testa nei sondaggi. Nel racconto della testata, si legge che la donna avrebbe attraversato col verde e che Salis sarebbe passata col rosso; ma quella versione, stando alla ricostruzione della Procura, sarebbe falsa. I semafori infatti sarebbero stati rossi per i pedoni e verdi per l’auto, tanto che l’allora candidata non ha mai ricevuto contestazioni su un mancato rispetto del semaforo.
La macchina del fango: tra comunicati e falsità
Tra i primi a rilanciare la notizia, senza alcuna cautela, fu proprio l’ex assessore Sergio Gambino, che sui social scriveva: “Come può pensare di guidare una città responsabilmente, se non sa farlo nemmeno con un’automobile?”, aggiungendo che la donna investita avrebbe subito un trauma cranico e un piede rotto: “Con noi i morti sulle strade si sono dimezzati”.
Non una parola, però, sul fatto che quell’informazione provenisse da un verbale ancora secretato, e che, secondo la Procura, a farla arrivare ai giornalisti fosse stato proprio lui, con la complicità del comandante Giurato. Il colpo, dunque, non sortisce l’effetto sperato. Silvia Salis respinge l’attacco e vince al primo turno con il 51,5% dei voti, battendo Pietro Piciocchi, il candidato del centrodestra sostenuto proprio da Gambino e
delfino di Bucci. Una vittoria netta, che segna il ritorno del centrosinistra alla guida di Genova dopo ben otto lunghi anni.
(da Fanpage)

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CARLO COTTARELLI SMONTA I PROCLAMI DEL GOVERNO SUL RECOVERY: “IL PNRR HA FUNZIONATO NEL SOSTENERE LA RIPRESA NEI PRIMI DUE ANNI, MA È MANCATO L’ASPETTO DELLA RESILIENZA, TANT’E’ CHE ADESSO IL PIL DELL’ITALIA È TORNATO ALLO ZERO VIRGOLA, LA NOSTRA CRESCITA DI SEMPRE”

Giugno 16th, 2025 Riccardo Fucile

“COLPA DI RIFORME NON SEMPRE CENTRATE E BEN SCRITTE E DI PROGETTI SELEZIONATI PER RAGIONI POLITICHE” … PER “MR SPENDING REVIEW” I RITARDI NELLA MESSA A TERRA SONO ORMAI INCOLMABILI: “C’E’ IL RISCHIO CHE NON ARRIVI L’ULTIMA RATA, QUELLA DEL GIUGNO 2026, CHE VALE 28 MILIARDI”

“Il Pnrr? Dubito che ci possa essere una proroga”, sostiene in una intervista alla “Stampa” l’economista Carlo Cottarelli. Che a un anno dalla scadenza del Piano fa il punto della situazione: “Il Pnrr – spiega in questa intervista – ha funzionato nel sostenere la ripresa nei primi due anni, quello che e’ mancato e’ l’aspetto della resilienza, tant’e’ che adesso siamo tornati allo zero virgola, la nostra crescita di sempre”.
Colpa di riforme “non sempre centrate e ben scritte” e progetti, a partire da quelli degli enti locali, “selezionati essenzialmente per ragioni politiche”.
Il Piano avanza ancora in ritardo, tant’e’ che, unici in Europa, stiamo ipotizzando addirittura una quinta revisione: “Chiariamo innanzitutto una cosa: il Pnrr e’ nato come Piano nazionale di ripresa e di resilienza e credo che tra i soldi che sono arrivati e l’effetto di fiducia legato al fatto che finalmente l’Europa si muoveva insieme di fronte all’emergenza del 2020 e del 2021, assieme ai fondi che sono arrivati alla Banca centrale europea, il Pnrr abbia certamente aiutato la ripresa.
Questo non dobbiamo dimenticarcelo, altrimenti vediamo tutto in negativo, mentre l’Italia in quel periodo e’ cresciuta piu’ del resto dell’Europa”.
La ripresa quindi c’e’ stata, e la resilienza “certamente e’ mancata. Perche’ si puntava ad aumentare il tasso di crescita
medio del Paese in modo tale che in presenza di un altro choc non ci sarebbe stato bisogno di richiedere di nuovo il sostegno dell’Unione europea e questa seconda parte del Piano in Italia pero’ non ha funzionato. Dopo quattro anni, infatti, siamo sempre allo zero virgola. E’ vero – continua – che negli ultimi due anni siamo cresciuti con la media europea, ma solo perche’ questa media e’ stata abbassata dalla crisi della Germania, non perche’ noi abbiamo accelerato. Adesso siamo allo 0,7 per cento, piu’ o meno sui livelli attorno all’1 per cento che l’Italia ha registrato in passato anche in assenza di shock macroeconomici”.
E se non si riesce a recuperare terreno “c’e’ il rischio che non arrivi l’ultima rata, quella del giugno 2026, che vale 28 miliardi. Ma con le precedenti revisioni del piano siamo stati molto furbi perche’ per quella data dovremo completare opere per 70 miliardi, mentre se non le completiamo ne perdiamo appunto solo 28. In pratica, la Ue ci ha dato soldi per opere che potremmo anche non terminare”.
Potrebbe essere un sacrificio accettabile perdere l’ultima rata: “In termini finanziari si’, perche’ con l’attuale livello dei tassi di interesse non ci sarebbe una grossa differenza attingendo ad altri fondi per poi completare le opere con piu’ tempo a disposizione. Perdere questi 28 miliardi non sarebbe un disastro di proporzioni bibliche, ma sarebbe meglio se non accadesse”.
Per quanto riguarda gli investimenti, c’e’ anche un problema della loro qualita’: “Sono state messe assieme tante cose e si e’ dovuto tener conto anche di vincoli politici. Ad esempio,
nessuno ha mai spiegato perche’ e’ stata data priorita’ all’alta velocita’ della Salerno-Reggio Calabria piuttosto che, sempre per restare al Sud, a quella tra Ancona e Bari.
Perche’ una si’ e l’altra no? Poi sono stati adottati tanti progetti per rispondere alle pressioni politiche degli enti locali: nel Pnrr – osserva infine l’economista – sono stati inseriti una marea di microprogetti per rendere le citta’ piu’ vivibili, progetti che vanno anche bene per quello scopo ma che pero’ non aumentano la capacita’ potenziale di crescita dell’economia italiana. E poi ci sono stati errori di disegno, quello piu’ evidente riguarda Transizione 5.0” conclude Cottarelli.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI NON TOCCA PIU’ PALLA SULL’AGENDA ESTERA E SI BUTTA SULLA POLITICA INTERNA: LA NOMINA DELL’EX SEGRETARIO DELLA CISL, LUIGI SBARRA, A SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO, MOSTRA LA NUOVA STRATEGIA DELLA PREMIER CHE VA ALLA RICERCA DEI VOTI MODERATI (ANCHE SUL FINE VITA)

Giugno 16th, 2025 Riccardo Fucile

IN TEMA DI POLITICA ESTERA LA DUCETTA SI È ECLISSATA SUL MEDIO ORIENTE, CON BUONA PACE DEI SOGNI DEL “PROTAGONISMO MEDITERRANEO” ANNUNCIATO COL PIANO MATTEI E SULL’UCRAINA GALLEGGIA TRA MILLE TIMORI CHE RIGUARDANO TRUMP

Ops, Giorgia Meloni ha ricominciato a fare un po’di politica in casa. Anche perché questo «protagonismo italiano» nel mondo non c’è. Anzi, da quando è arrivato Donald Trump, rispetto alla fase precedente, la nostra premier con ogni evidenza si barcamena. Si è eclissata sul Medio Oriente, con buona pace dei sogni di un «protagonismo Mediterraneo» annunciato col piano Mattei e si è messa a bassa intensità sull’Ucraina.
Tiene la posizione, ma tra mille timori che riguardano l’inquilino della Casa Bianca e quello di apparire «guerrafondaia» agli occhi di certa opinione pubblica. E, dietro qualche elogio dovuto a Trump, si tiene rigorosamente alla larga dal commentarne il terremoto, dai dazi alla crociata contro le libere università a Guantanamo.
Insomma, ha capito che, se si lascia fagocitare da Trump, possono essere dolori. Come accaduto in altre parti del mondo, ci sta che la gente si arrabbia se capisce che queste intemperanze sono dannose per il proprio destino. Ma, dal suo punto di vista, sono dolori anche se arriva una scomunica da Washington.
Proprio sul fronte interno non sono banali le iniziative messe in campo dalla premier negli ultimi tempi. Quasi un tentativo di mettersi al riparo dalle montagne russe riprendendo un registro più tradizionale e domestico. Certo, le consuete promesse sull’abbassamento delle tasse, e qui siamo al sempreverde
terreno degli annunci. Certo, il terzo mandato e il chiacchiericcio sulla legge elettorale, misure entrambe buone per far impazzire il centrosinistra, l’una sul fronte dei governatori, l’altra sul punto più spinoso del candidato premier comune.
E qui siamo sul terreno delle manovre tattiche. Ma anche la discussione sul fine vita e la nomina dell’ex segretario della Cisl Luigi Sbarra come sottosegretario al Sud. E qui siamo sul terreno, si sarebbe detto una volta, di ricerca dei moderati.
Sia l’una che l’altra rappresentano il chiaro tentativo di andare oltre il proprio recinto tradizionale in termini valoriali e di blocco sociale, sia pur senza strappi. Segno che Giorgia Meloni è entrata in modalità squisitamente elettorale.
Non è la sola, mettetevi comodi: col referendum, come si è capito dal dibattito pre e post, l’intera politica si è tarata sull’orizzonte delle prossime elezioni.
Mancano due anni, ma quella scadenza già orienta le dinamiche politiche. E così Giorgia Meloni ha colto l’attimo. L’uno glielo ha fornito la rottura, sul referendum, dell’unità sindacale e lo schiacciamento del Pd sulle posizioni della Cgil.
L’altro la discussione sul suicidio assistito, che ha accompagnato il primo caso in Toscana. È tutto da vedere se la legge, che approderà al Senato a metà luglio, si farà e come: il tema delle cure palliative, i compiti del «comitato etico nazionale», il ruolo del servizio sanitario nazionale.
E tuttavia è la prima volta, da più lustri a questa parte, che il centrodestra si misura con l’esigenza e con la ricerca di un equilibrio, per intenderci, tra il principio della «vita indisponibile», caro ai cattolici più intransigenti, e l’eutanasia. Finora il tema è stato un tabù.
Il no all’accanimento è entrato nel senso comune anche del grosso dei cattolici. Però l’operazione politica non è irrilevante, per come la pensano da quelle parti, da Matteo Salvini alle frange più conservatrici del suo partito. È la ricerca di un «compromesso» possibile, parola sempre bandita dal melonismo che predica «coerenza» e pratica bandiere identitarie, soprattutto su questi temi. L’esito misurerà il tasso di convinzione.
(da La Stampa)

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IL GOVERNO FRANCESE OSCURA GLI STAND ISRAELIANI AL SALONE AERONAUTICO CHE SI TIENE A PARIGI: L’ACCESSO AGLI STAND DELLE AZIENDE ISRAELIANE È STATO VIETATO AL PUBBLICO E LE POSTAZIONI SONO STATE COPERTE DA DEI TELONI NERI.

Giugno 16th, 2025 Riccardo Fucile

IL MOTIVO? LE SOCIETÀ DELLO STATO EBRAICO ESPONGONO “ARMAMENTI OFFENSIVI”, COME QUELLI IN USO A GAZA, REAZIONE ISTERICA DI ISRAELE…L’ERRORE E’ STATO AVER CONCESSO GLI STAND A UN GOVERNO GUIDATO DA UNA BANDA DI CRIMINALI

Il governo francese ha ordinato di vietare l’accesso agli stand di cinque industriali israeliani attivi nel campo degli armamenti presenti al 55/o Salone aeronautico di Le Bourget, che si è aperto oggi a Parigi: è quanto affermano fonti concordanti citate dalla stampa francese.
Gli stand di Israel Aerospace Industries (IAI), Rafael, Uvision, Elbit e Aeronautics sono stati ricoperti da grossi teloni neri da parte delle autorità francesi, che in questo mondo hanno di fatto chiuso gli stand. Secondo fonti francesi, le cinque imprese dello Stato ebraico esponevano “armamenti offensivi”, come quelli potenzialmente in uso a Gaza.
Il ministro della Difesa israeliano denuncia una ”decisione scandalosa e senza precedenti” quella del governo francese di oscurare 5 stand di Israele al Salone aeronautico di Le Bourget, che crea una forma di ”segregazione” nei confronti degli espositori israeliani.
Il ministero, citato da Times of Israel, accusa Parigi di nascondersi dietro “considerazioni politiche” per mettere da parte le tecnologie israeliane che competono con le industrie di difesa francesi, soprattutto perché Israele sta conducendo quella che ha definito una “guerra necessaria e giusta”

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“SALVINI PARLA COME UN UBRIACO AL BAR DOPO TRE GRAPPE”: CARLO CALENDA SI SCAGLIA CONTRO IL LEADER LEGHISTA, CHE S’È DETTO FAVOREVOLE ALL’IPOTESI CHE PUTIN FACCIA DA MEDIATORE TRA ISRAELE E IRAN

Giugno 16th, 2025 Riccardo Fucile

“SALVINI È UNO CHE ENTRA IN UN BAR E DICE LA PRIMA CAZZATA CHE GLI PASSA PER LA TESTA. IL VERO PROBLEMA È CHE FA IL VICEPREMIER”… “PENSO CHE ANCHE GIORGIA MELONI SIA DISPERATA, MA LUI RESTA SEMPRE LÌ, PACIOSO E TRANQUILLO. CHE GLI FREGA, BACIA I PROSCIUTTI E SALUTA LE MUCCHE, FA ATTIVITÀ VARIE”

Matteo Salvini? “Un commentatore da bar“, come “un ubriaco che spara la prima cosa che gli passa per la testa dopo tre grappe”. Non usa mezzi termini Carlo Calenda, leader di
Azione, che ospite a L’aria che tira su La7, demolisce l’intervento del ministro dei Trasporti ai microfoni di Rtl 102.5.
Salvini si è mostrato entusiasta di un’apertura del presidente degli Usa Donald Trump all’idea che Vladimir Putin possa giocare un ruolo di mediazione nel conflitto tra Israele e Iran.
“A differenza dei soloni italiani che danno di Trump del dittatore, razzista, fascista, Trump resta il presidente della più grande democrazia del mondo. Se fa una proposta del genere, non sarà campata in aria. Magari ha degli elementi”, ha affermato Salvini in diretta. E ha espresso il suo auspicio: “Se si apre un dialogo tra Zelensky e Putin, sarebbe la notizia più importante del mondo”.
Una posizione che manda su tutte le furie Calenda. “Il bello – attacca – è che Salvini non è mai responsabile di ciò che dice. Parla come un ubriaco al bar che, dopo tre bicchieri di grappa, spara la prima sciocchezza che gli viene in mente.
Umberto Eco diceva che i social hanno dato voce ai pazzi ubriachi del bar. Ecco, Salvini è l’incarnazione perfetta di quella roba lì”.
E rincara la dose: “Lui non è un solone, purtroppo. È uno che dice la prima cazzata che gli passa per la testa. Non esiste nessun accordo tra Zelensky e Putin: il primo vuole la tregua, il secondo no. Salvini parla a vanvera. Gli avrebbero potuto chiedere pure un’opinione sul prosciutto di Parma. È un futurista della politica. Ma il vero problema è che fa il vicepremier. Ecco perché la democrazia italiana è messa così: abbiamo uno così al governo”.
“Fa il commentatore: oggi parla del Milan, domani dell’Inter, poi posta una foto di un crimine, poi le biciclette, poi le piste ciclabili. Avete presente uno che entra in un bar e chiede: ‘Di che parliamo oggi? Di X-Factor, di calcio?’ Ecco, Salvini è così: cazzeggia”.
Il leader di Azione si dice certo che anche Giorgia Meloni non ne possa più di Salvini, “ma lui resta sempre lì, pacioso e tranquillo. Che gli frega se i treni arrivano in ritardo? Lui parla, bacia i prosciutti e saluta le mucche”.
(da agenzie)

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