MELONI AL BIVIO: MEGLIO CALENDA O VANNACCI? DENTRO FRATELLI D’ITALIA NESSUNO HA ANCORA MESSO IL VETO SULL’IPOTESI DI UN FUTURO INGRESSO IN COALIZIONE DEL GENERALE. TRA SALVINI E TAJANI C’È CHI TEME CHE LA PREMIER VOGLIA TENERSI APERTA OGNI POSSIBILITÀ, FINO A QUANDO SI ARRIVERÀ PIÙ A RIDOSSO DELLE ELEZIONI DEL 2027
SORGI: “SE VANNACCI MANTIENE ANCORA IL SUO MEZZO MILIONE DI VOTI RACCOLTI ALLE EUROPEE (MA È LECITO DUBITARNE), VALE PIÙ O MENO IL 2 PER CENTO. CHE SOMMATO AL 3-3,5 ATTRIBUITO DAI SONDAGGI A CALENDA, ALTRO POSSIBILE ALLEATO DEL CENTRODESTRA, FA UN 5-5,5. QUEL CHE PUÒ BASTARE A DETERMINARE UN PAREGGIO TRA LE COALIZIONI”
Nella storia recente (Seconda-Terza Repubblica) ci sono due tipi di scissione. Uno, per intendersi, è quello del 2017 di Speranza e Bersani dal Pd. Scissione destinata a fondare un partito, o un partitino come “Articolo 1”, a restare comunque nell’area del partito-padre o madre, a siglare poco dopo una ricomposizione, e nel frattempo a raggiungere un accordo onorevole sulle liste elettorali del 2018.
In un certo senso era simile a questo modello anche la scissione di Renzi da cui nacque “Italia viva” (2019), solo che in quel caso c’era un tacito accordo di non riunificazione e l’alleanza è rimasta all’interno della coalizione di centrosinistra […] Esiste inoltre un terzo tipo di scissione, modello Fini-Futuro e Libertà del 2010, aggravata da una rottura e da una successiva incompatibilità personale […] Di lì in poi Fini si spostò progressivamente verso il centro e uscì dalla politica attiva.
È ancora presto per dire a quale tipo di scissione appartenga quella di Vannacci. Dipenderà dai suoi rapporti con il centrodestra, e in particolare dalla decisione di Meloni se tenerlo dentro o fuori la coalizione.
Quanto alla sua relazione personale con Salvini, il leader della Lega che lo aveva innalzato al ruolo di vicesegretario, sembra averla presa proprio male. E d’altra parte Vannacci aveva giurato davanti al popolo di Pontida, e “da uomo d’onore”, che non se ne sarebbe mai andato. per decidere alla premier basterebbe una piccola articolazione della nuova legge elettorale, una soglia di sbarramento più alta, un meccanismo di recupero del miglior perdente più ostico, per imporre l’isolamento politico e rendere la vita più difficile al generale.
Il quale, se mantiene ancora il suo mezzo milione di voti raccolti alle Europee (ma è lecito dubitarne), vale più o meno il 2 per cento. Che sommato al 3-3,5 attribuito dai sondaggi a Calenda, altro possibile, ma non ancora scontato alleato del centro destra, fa un 5-5,5.
Quel che può bastare a determinare un quasi pareggio tra le coalizioni e a mettere a rischio, seppure per pochi voti, per il centrodestra l’assegnazione del premio di maggioranza.
(da La stampa?
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