SIGFRIDO RANUCCI: “CHI DIETRO LA MIA VICENDA? METTETE IN FILA NOMI E GIORNALI CHE MI ATTACCANO”
“SONO SOTTO ASSEDIO, MA NE USCIRO’ BENE”
L’omaggio al giornalista investigativo più famoso d’Italia avviene nel centro congressi di
Longarone, in Trentino, presidiato da un esercito di carabinieri, poliziotti e vigili urbani. Per la prima volta dopo l’arresto di Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci esce in pubblico, accolto da quasi un migliaio di persone. Premette: “Dell’inchiesta non parlo”. Poi: “Sto bene adesso che sono in mezzo alla mia gente, perbene, onesta, comune, non legata a interessi politici. Sono loro la mia forza. Sto combattendo contro un attacco vergognoso da parte della stampa contro di me, i miei familiari, la squadra di Report. Non è la prima battaglia, combatterò fino alla fine e ne verrò fuori bene, non so come ne usciranno gli altri”.
L’occasione è la presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno della casta (Bompiani). Ranucci difende Report: “È uno spazio di libertà che ho ereditato da Milena Gabanelli e continuerà ad esserlo finché rimango io. Non so cosa farà la Rai, può decidere quello che vuole, ma non accetto l’attacco vergognoso sulle spese di una trasmissione che è la più virtuosa della Rai. Si sono fatte passare le spese di produzione, comprensive di tutti i costi e le trasferte all’estero per gli stipendi dei giornalisti. È una vergogna che a far uscire il documento sia stata la stessa Rai”.
Puntualizzazione: “Il costo di una trasmissione è di 159 mila euro, altre spendono 240 mila euro, con uno share del 3%. Il costo è di 1,500 euro al minuto. Report è per la Rai come il Giubileo per il Papa. Portiamo 9 milioni di contatti unici, il primo posto di Rai Play, ascolti altissimi anche delle repliche. Che in estate sono state sospese su richiesta di un direttore dei giornali di Angelucci, che venne graziato da Mattarella”.
Ma lo scenario è più ampio: “La Casta non se ne è mai andata. È stata sconfitta sulla riforma della magistratura, ma il progetto è mondiale: dopo l’ordine internazionale le multinazionali hanno bisogno di abbattere anche i sistemi dei diritti nazionali per fare i loro interessi, che puntano su economia, social e controllo dei dati”. Un esempio? “Gli attacchi violenti di Giorgia Meloni ai magistrati sono cominciati dopo che i giudici hanno riportato in Italia i migranti dall’Albania. Lo stesso hanno fatto poi Elon Musk e Steve Bannon, dentro un progetto mondiale di democrazia della sorveglianza. Per imporlo hanno bisogno di una magistratura che non indaghi, giornalisti che non scrivano e gente che non sia informata”.
Alla fine, una processione di lettori, strette di mano, con qualche spigolatura. “A offrirmi candidature non è stato solo Lavitola… e non le ho ricevute solo da sinistra”. Poi una foto che spunta dal cellulare, Ranucci abbracciato al papà del generale Roberto Vannacci: “È un mio estimatore”. E un messaggio finale: “Per capire chi c’è dietro la mia vicenda, mettete in fila i nomi di giornali e piattaforme che mi attaccano. Allora si capirà”.
(da ilfattoquotidiano.it)
Leave a Reply