IL PAESE DEL LATINORUM
LEGGI ELETTORALI TAGLIATE SU MISURA
Le leggi elettorali denunciano, fin dal loro nome, una scarsa propensione alla serietà da
parte di chi le crea: Porcellum, Italicum, Rosatellum e adesso Stabilicum. Vi immaginate i padri costituenti che chiamano l’articolo 3 Egualitellum? Quando quel toscanaccio di spirito del professor Sartori, proprio su questo giornale, battezzò Minotauro la riforma semi-maggioritaria del 1993 per segnalarne la natura ibrida, vi affiancò il nome dell’autore, l’attuale presidente della Repubblica, con tanto di desinenza neutra in latino: Mattarellum. Ma il suo voleva essere un sorriso. Invece i politici hanno trasformato una battuta in una tendenza.
Un «um» dopo l’altro, siamo ormai alla deriva grottesca e involontariamente autoironica, perché la stabilità a cui allude l’ultimo latinorum del governo è smentita dalla realtà.
L’Italia è l’unico posto al mondo dove la legge elettorale non è uno smoking di taglia media, sempre uguale a sé stesso nel tempo, chiunque lo indossi. Solo da noi si pretende di farne un abito stagionale, ma di sartoria, tagliato su misura per il corpo della maggioranza del momento. Il problema è che, mentre il sarto lo confeziona, quel corpo è già cambiato: il 42%, con cui lo Stabilicum consente a chi vince le elezioni di prendere il 55% dei seggi ed eleggersi il successore di Mattarella (senza «um») era stato pensato per un Salvini extralarge e un Vannacci slim. Ancor prima di uscire dalla sartoria, gli andrebbe dunque già rifatto l’orlo: il famoso Tagliaecucitellum.
(da Corriere della Sera)
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