Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
MEDITA VENDETTA CONTRO L’ALTRO CONTE, E’ UNA GUERRA TRA NARCISISTI
Gira voce che Grillo starebbe per tornare in politica, dove d’altronde non era mai andato davvero. (Ci aveva mandato i grillini: prima in politica e poi a quel paese, cioè nel posto in cui aveva già mandato tutti gli altri). Il cofondatore dei Cinquestelle si accingerebbe a creare una nuova lista «a sinistra del Campo Largo», che è come dire «a ovest di Paperino». Un luogo onirico, una specie di Rifondazione Grillina, il Vaffa e Rivaffa. Ma che cosa potrebbe mai spingerlo a lasciare il suo eremo per diventare Grillacci, il Vannacci degli altri? Certo non l’ambizione: Grillo è un artista, e del potere non gli è mai importato niente. Gli importava del pennacchio, però ormai ha raggiunto una età che induce anche i narcisi alla riflessione più che all’azione.
Esclusa l’ambizione, rimane la rabbia.
Grillo è il cantore della rabbia, fin da quando irruppe giovanissimo nei programmi di Pippo Baudo e nelle nostre vite indossando una salopette di jeans e una voce stridula e insolente. Lui non parla, si sfoga. Però in passato si sfogava su bersagli larghi: le banche, i politici, le multinazionali. Adesso è ossessionato da un singolo individuo: il calmo e astuto avvocato d’affari che, a colpi di carte bollate, gli ha sfilato le Cinquestelle per farne un’altra cosa. Una cosa dove uno non vale più uno, ma vale per tutti e soprattutto pensa di valere più di lui. Grillo si sente come il Conte di Montecristo: animato da sacrosanto spirito di vendetta. Solo che stavolta il Conte è quell’altro.
(da Corriere della Sera)
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Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
LA BATTAGLIA DI CIVILTA’ NON E’ PERSA
La famosa “onda nera” non è un fantasma, esiste per davvero. Ma esiste anche il resto del
mondo, e si organizza, pensa, parla, si presenta alle elezioni e qualche volta le vince.
L’ avanzata delle nuove destre radicali in tutta Europa viene spesso raccontata come se il resto della politica e della società fosse una specie di materia inerte dentro la quale il nuovo fascismo penetra come il coltello nel burro. C’è un attore malvagio (l’onda nera, appunto) e c’è una massa di comparse che assistono impotenti e inette. Piagnucolano e parlano quasi solo del loro spavento. C’è un protagonista nuovo (l’onda nera) e tutto il resto è vecchio e risaputo.
Poi i numeri (vedi in Svezia, vedremo altrove, Italia compresa) dicono che la gara è apertissima, e l’esito tutt’altro che scontato. C’è vita anche a sinistra, tra i conservatori democratici, tra i centristi liberali, i verdi, gli europeisti, c’è vita e c’è una società organizzata, non ancora disarticolata, che ha non solamente le sue leggi costituzionali, ha anche le sue convinzioni etiche e culturali.
Per esempio sulla questione dei diritti delle persone, che i neri affrontano con ottusità e violenza: è sul quel terreno che il baratro di civiltà si spalanca ed è impossibile non notarlo. Ci cadranno dentro in parecchi, ma in tantissimi no, se ne guarderanno bene.
I loro leader se la passano, tutti quanti, da “grandi comunicatori”, ma capita che comunicare cose ripugnanti non porti necessariamente consenso, perché capita che “il popolo” sia composto anche da persone con una loro storia politica non indegna, da cittadini muniti di qualche idea in proprio. Sarebbe bello e utile che le prossime puntate della lunga e drammatica serie Onda Nera prevedano, dunque, anche riflettori accesi sul resto della scena, non solamente sui leader malvagi che vogliono espugnare la democrazia. La democrazia non è solo un insieme di regole, è anche un insieme di persone.
(da Repubblica)
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Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
REMIGRAZIONE, CLASSI SEPARATE, CHIESE NEL MIRINO: SONO DIVERSE LE PROPOSTE CONDIVISE DA UNA PARTE DEGLI ITALIANI… LA FECCIA RAZZISTA E’ CIRCA IL 25-30%
Il 55,2 per cento degli italiani è convinto che AfD possa arrivare a conquistare il potere in Germania, per il 46,4 per cento pensa addirittura che il pericolo che la storia si ripeta e si possa scatenare una guerra in Europa sia concreto.
Sono dati elaborati dall’istituto di sondaggi Izi è dimostrano che anche in Italia la paura per il risultato eccezionale di AfD in Sassonia-Anhalt della domenica scorsa ha provocato spavento. Vero è che si tratta di dati al netto dei “non so” (rispettivamente il 42,6 per cento e il 33,8 per cento) ma la tendenza è chiara.
Nel sondaggio che Izi ha svolto per Domani si riflette anche sulla sovrapponibilità di AfD ai partiti italiani: ben il 68,4 per cento degli intervistati considera il programma «simile» a quello di Futuro nazionale di Roberto Vannacci. Effettivamente, i partiti si somigliano per molti aspetti: priorità politiche, ma anche linguaggi e riferimenti storici – meno celati nel caso italiano, ma anche in Germania giochi di parole e slogan dei tempi del regime “adattati” sono all’ordine del giorno per AfD.
Tra le proposte in comune c’è per esempio quella delle classi separate per i bambini con disabilità: uno scempio che nel caso del partito tedesco ha provocato indignazione e titoli giornalistici per settimane, ma che sembra una possibilità percorribile per il 27,9 per cento degli intervistati, mentre per il 20,9 per cento è plausibile perfino l’idea che i figli dei rifugiati finiscano in classi speciali. Anche in questo caso si tratta di dati privati dei “non so”, rispettivamente 12,9 per cento e 12,2.
Focus scuola
La scuola è uno dei punti forti del programma di AfD: non è un caso, è anche – insieme alla cultura – l’ambito in cui il governo regionale secondo l’ordinamento tedesco può muovere di più. Izi ha sottoposto alcune delle proposte tratte dal programma agli intervistati: per il 32,9 per cento bandire le bandiere arcobaleno non sarebbe un problema, così come introdurre l’istruzione domiciliare (32,5 per cento). Il 31,4 per cento pensa che sia arrivato il momento di dedicare meno tempo allo studio di nazismo e fascismo e il 20,5 per cento è a favore della riduzione degli investimenti nei programmi contro il razzismo.
È vero che non è ancora detto che in Sassonia-Anhalt alla fine salirà al potere un governatore AfD, ma ora come ora la possibilità sembra molto tangibile e tante istituzioni culturali e università hanno provato ad attrezzarsi per il caso in cui l’estrema destra dovesse prendere il potere e di conseguenza tagliare i fondi a cultura e studi non abbastanza “tedeschi”.
Dall’arte “tedesca” all’asilo negato: il libro degli orrori dell’AfD
L’altro elemento centrale del programma di AfD è la remigrazione. A lungo il partito è stato accusato di non avere altre priorità politiche (come capita anche a Vannacci), quantomeno non economicamente sostenibili: l’impianto centrale di entrambi i partiti resta perciò l’attribuzione della responsabilità degli aspetti negativi della vita degli elettori sulle persone con background migratorio. Un tema che raccoglie consensi anche di qua dalle Alpi: per il 77,8 per cento degli interpellati, è una buona idea il fatto che i richiedenti asilo siano obbligati a svolgere lavori socialmente utili per accedere ai sussidi. I rimpatri dovrebbero aumentare per il 65,6 per cento degli italiani, mentre il 43,8 per cento è convinto che il diritto d’asilo debba essere inteso come concessione discrezionale dello stato. Il 41,5 per cento arriva a invocare una stretta sulle chiese che accolgono gli irregolari, già diventate un obiettivo dichiarato di AfD in Germania. Dati minoritari, ma che ritraggono comunque una componente rilevante della società.
Famiglia e canone
Lo stesso vale per il modello di famiglia “tradizionale”, difeso a spada tratta da AfD, ma comune alle destre continentali radicali ed estremiste. Per il 44,7 per cento è giusto presentare la famiglia eterosessuale con molti figli come nucleo fondante della società. Dato da non sottovalutare anche quello che riguarda l’informazione: da tempo AfD ha messo nel mirino il servizio pubblico, accusato di parzialità nel racconto del partito di estrema destra. Un elemento centrale della vittoria in Sassonia-Anhalt è stata per altro la comunicazione social del partito, accolta e sostenuta anche da un sottobosco di profili online e streamer che hanno contribuito a creare una realtà parallela. Tanti elettori non leggono stampa tradizionale o guardano la tv da anni e adesso che Ulrich Siegmund propone di rescindere il contratto di servizio con la tv pubblica nessuno fa una piega.
Anche in Italia il canone da sempre è una delle tasse più sofferte dall’elettorato, motivo per cui la Lega ha fatto della sua abolizione un cavallo di battaglia. Per ora, è tenuta a bada dalle altre forze di maggioranza: Fratelli d’Italia non vuole tagliare fondi a Telemeloni, per Forza Italia è importante mantenere costante gli introiti pubblicitari di Mediaset che diminuirebbero se la Rai dovesse mettersi sul mercato. L’idea di abolire la tassa di scopo, in ogni caso, piace al 54,9 per cento degli interpellati.
Più salde appaiono le convinzioni sul clima: solo il 28,4 per cento è convinto che la transizione verso energie verdi sia ideologica, dannosa per l’economia e inutile per l’ambiente. Nonostante le percentuali di elettori non ostili verso certe proposte restino alte, il 62 per cento degli intervistati considera AfD un pericolo sia per la democrazia tedesca sia per l’Ue (il 10,4 per cento circoscrive il rischio solo alla Germania, mentre per il 27,6 per cento non c’è nessun problema).
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
E LA FRANCIA DENUNCIA PROBLEMI E RITARDI
La politica italiana dà il tunnel della Tav in val Susa per cosa fatta. O comunque, lo racconta
come un progetto che molto difficilmente si potrà fermare (era la posizione anche del Movimento cinque stelle quando era al governo, del resto).
L’Europa, invece, sembra esserne meno convinta. E sposta in avanti la tabella di marcia. In particolare, il rinvio riguarda l’avvio effettivo dello scavo del tunnel principale che dovrebbe attraversare la val di Susa, con un progetto contro cui si svolgono periodicamente iniziative, cortei e manifestazioni anche di frange violente. L’avvio dello scavo del tunnel principale, quello che dal lato francese è iniziato nel 2022, per l’Italia è rimandato a giugno prossimo.
Il consorzio italo-italiano che gestisce i lavori della tav, il Telt, aveva affermato anche in passato che gli scavi italiani sarebbero stati avviati a inizio 2027, sebbene nell’ultimo aggiornamento del cronoprogramma, fatto nel 2024, l’avvio del tunnel principale era previsto per giugno scorso, 2026.
Ora invece, in una scheda che sul sito internet appare aggiornata a settembre (quindi a questi giorni), i 700 milioni di euro in arrivo dall’Europa sono vincolati all’avvio del cantiere a giugno prossimo. E non più a giugno scorso.
L’andamento del cantiere
E dire che il progetto non procede a tappe forzate, tutt’altro. L’avvio effettivo dello scavo del tunnel principale della Tav, quello della Maddalena, a Chiomonte, è atteso da circa tre anni. In teoria, l’avvio dei lavori è stato a dicembre 2023, quando il cantiere del fronte italiano è stato inaugurato. Poi a marzo 2026 è stata svelata la prima maxi-fresa (TBM) che avrebbe dovuto essere attivata per entrare nel vivo dello scavo italiano. L’obiettivo era avviare i lavori entro giugno 2026, come si legge appunto nell’accordo economico firmato nel 2024 tra Cinea e Telt. anche se informalmente Telt parlava di gennaio 2027.
Il comitato interministeriale per la programmazione economica, o Cipess, ha rivisto la tabella di marcia ad aprile scorso, con tanto di conferenza stampa evento dedicato alla Tav, solo ad aprile scorso (non è chiaro se il rinvio fosse già noto).
Dal fronte francese le cose non vanno meglio. La talpa Viviana, a Saint-Martin-de-la-Porte, ha scavato 250 metri in dieci mesi e procede di 90 centimetri al giorno. Ne erano previsti 12. Ad agosto scorso, i francesi hanno lanciato l’allarme, spiegando che di questo passo e alla luce dei tanti problemi riscontrati, legati in particolare alla infiltrazioni di acqua, era impossibile pensare di chiudere il cantiere entro il 2033 e che era meglio spostare l’obiettivo al 2035. Telt si è mostrata tranquillizzante. Ora, invece, si capisce che l’intero progetto slitta ancora. E che i finanziamenti europei sono indispensabili per mandarlo avanti.
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
FUTURO NAZIONALE AL 7,9%
L’ultima rilevazione sulle intenzioni di voto degli italiani mostra un quadro politico in movimento, caratterizzato da un generale consolidamento dei partiti principali e da una leggera flessione per le forze di centro e di sinistra radicale. Questo il quadro del sondaggio condotto da Swg per il TgLa7 e diffuso lunedì 14 settembre. Nel comparto delle forze politiche principali si registrano quasi esclusivamente segnali positivi. Il Partito Democratico guadagna lo 0,3%, mentre Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale crescono entrambi dello 0,2%.
Piccola avanzata anche per il Movimento 5 Stelle, che sale dello 0,1%, e conferma della propria posizione per Forza Italia, che rimane stabile. Le uniche contrazioni tra i partiti di primo piano riguardano l’Alleanza Verdi e Sinistra (-0,1%) e la Lega, che arretra dello 0,2%.
Partiti minori e orientamento dell’elettorato
Spostando l’attenzione sulle forze minori, la situazione appare per lo più statica o in lieve arretramento: Italia Viva, Noi Moderati e Sud Chiama Nord mantengono invariate le proprie percentuali, mentre sia Azione che Più Europa perdono lo 0,1%. Un calo più marcato si nota nell’aggregato delle altre Liste, che cede lo 0,3%.
Infine, si riduce la quota degli indecisi e di chi sceglie di non esprimere una preferenza: la percentuale di chi non si esprime cala dello 0,1%, segnale di un lieve riavvicinamento dell’elettorato alla politica attiva.
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
“IL FOGLIO”: “LA BASE VANNACCIANA FA CIÒ CHE GLI ESPONENTI DI FN NON POSSONO FARE IN PUBBLICO: SUPPORTARE PUTIN AGENDO DA MEGAFONO DI INSINUAZIONI E ATTACCHI”
Dentro il cavallo di Troia ci sono i soldati in attesa di comandi. C’è chi però non riesce ad
aspettare, apre una fessura e scaglia frecce di propaganda. Russa, si intende. In una foto realizzata dall’AI, il generale Roberto Vannacci innalza uno shottino di vodka in faccia al Financial Times, che lo ha accusato di essere uno strumento della disinformatja di Mosca.
Il post è sul suo profilo social ufficiale, ma sono i suoi seguaci a far rimbalzare i suoi messaggi in giro per i social, spesso esasperandoli fino all’assurdo. Un assurdo artificiale, chiaramente. E mentre su X esplode il generale supereroe esoterico (recuperare Andrea Venanzoni del 3 settembre sul Foglio), su Instagram c’è la sua versione da antico romano, con qualche variazione sul tema.
Sopra la didascalia “Meglio amici che nemici. Robutin Vladicci” c’è un fotomontaggio del generale e di Vladimir Putin a cavallo, entrambi sorridenti e senza maglietta. In un’altra immagine il presidente russo versa da bere vodka a Vannacci, in un’altra ancora mangiano spaghetti a tavola.
A metterle in circolo è Robertus Vannaccius, account già ricondiviso da Vannacci e dai suoi comitati costituenti, spesso derubricato a “satira irreale”, che nelle ultime ore ha spinto l’acceleratore sulla sua produzione filoputiniana (e antimeloniana). Nel giro di una giornata sul suo profilo sono comparse decine di storie Instagram in cui la premier Giorgia Meloni e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono ritratti come cocainomani.
Prima una foto con due aspirapolvere (nominati come i due leader politici), poi due fotomontaggi alla Scarface rinominati “Cokraine”, in cui hanno davanti una montagna di cocaina. E’ una delle narrazioni più ricorrenti nella disinformazione filorussa contro Zelensky: l’idea che il presidente ucraino sia un corrotto consumatore di droga, e che i leader europei che lo sostengono ne condividano la decadenza. Russia Today, network televisivo del governo russo già limitato dall’Ue, aveva usato lo stesso giochetto nel giugno 2025.
“Tutto bene Giorgia Meloni? Avete fatto troppa festa con Zelensky a L’Aja?”, si chiedeva il profilo di Rt ripubblicando un video in cui la premier si stropiccia il naso a margine del vertice Nato. Oggi quello stesso argomento viene fatto proprio da uno dei content creator più popolari del mondo vannacciano. Nel silenzio del generale.
Ad accendere la miccia è stata la premier stessa, che intervistata dal Foglio ha definito una regola d’ingaggio ben precisa per la prossima coalizione di centrodestra: non si torna indietro sul supporto a Kyiv. La base vannacciana, fino ad ora abbastanza mite con Meloni, è esplosa di rabbia, e Robertus Vannaccius è diventato un nastro trasportatore di propaganda putiniana.
Prima ha pubblicato una foto in cui il generale abbraccia Putin a favore di camera, poi un video dove Zelensky e Meloni si baciano appassionatamente (didascalia: “Tra coco…nani ci si intende”), e dopo un’intervista di Marco Travaglio: “Zelensky è un po’ come un ragazzo drogato a cui i genitori non hanno mai avuto il coraggio di disintossicarsi”. E dopo aver attaccato Carlo Calenda (“altro ukrainomane”), dice che è tutto un gioco: “Sono meme provocatori. C’è a chi piace lo shock humor stile South park”. I commenti degli utenti però brulicano di bandiere russe e messaggi che festeggiano l’unione vannaccian-putiniana.
I comitati locali di Fn non sono da meno. Quello di Lucera, ad esempio, ha pubblicato un’immagine AI di Zelensky sorridente. Alle sue spalle ci sono le macerie di un bombardamento, con tanto di pompa di benzina che segna 3 euro a litro. “Ci hanno detto che Putin è il cattivo. Intanto quando l’Europa ci ha vietato l’utilizzo delle risorse russe TUTTO è aumentato”, recita il post.
Il 20 agosto, poi, la pagina “Futuro nazionale Roma” (20 mila follower) se ne esce con un reel in onore a Daria Dugina, sostenitrice dell’invasione russa uccisa nel 2022 nell’attentato che aveva come probabile obiettivo proprio il padre, Aleksandr Dugin, ideologo ultranazionalista russo spesso indicato come vicino ai circoli nazionalisti e imperiali che hanno accompagnato la guerra di Putin. […]
Un altro comitato costituente con più di 3 mila follower ha ribaltato le accuse del Financial Times: in una foto AI il cavallo di Troia ha le sembianze di Calenda, tanti piccoli Zelensky escono fuori mentre Guido Crosetto conta contento i soldi del “riarmo”. “Famiglie europee senza prospettive?
Tranquilli, prima viene sempre Kiev”, si legge. La satira è la scusa, la sicurezza energetica la giustificazione. L’AI fa tutto il resto: trasforma in immagini il sogno di una riconciliazione (e una spaghettata) con Putin, sfornando a ciclo continuo munizioni contro Meloni, Zelensky e chiunque difenda Kyiv.
I deputati di Vannacci parlano della necessità di ripristinare i rapporti commerciali con Mosca, mentre la base vannacciana fa ciò che gli esponenti di Fn non possono fare in pubblico: supportare Putin agendo da megafono di insinuazioni e attacchi
(da il Foglio)
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Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
MULLER SPINGE PER SMETTERE DI SOSTENERE L’UCRAINA: “NON È LA NOSTRA GUERRA”… LA LISTA DI IMPRENDITORI FAN DI AFD
La Germania è malata, i sovranisti di AfD che invocano la remigrazione sono la cura. È la ricetta di Theo Müller, fondatore e proprietario del gruppo lattiero-caseario che porta il suo cognome, noto per simpatizzare col partito di estrema destra.
Sulla latteria e caseificio di famiglia fondata nel 1896 nel villaggio di Aretsried in Baviera Müller, “il re dello yogurt”, ha costruito un impero economico. Attivo in vari settori, il gruppo Müller è oggi una multinazionale con sede in Lussemburgo che per il solo comparto di latte e derivati ha fatturato nel 2025 10,3 miliardi di euro. Agli affari l’imprenditore unisce l’interesse per la politica.
Conservatore preoccupato per il futuro di una Germania che vede allo sbando, Müller ha trovato il suo interlocutore naturale in AfD, soprattutto in Alice Weidel, copresidente del partito con Tino Chrupalla.
La copresidente di AfD non è l’unico contatto nell’estrema destra di Müller, che alla sua festa dello scorso anno ha invitato anche Hans-Christian Limmer, cofondatore della panetterie Backwerk. Col neonazista Gernot Mörig, l’inventore dei fornai self-service ha organizzato l’incontro dell’estrema destra sulla remigrazione tenuto a Potsdam nel 2023.
Tra i relatori Ulrich Siegmund di AfD, che per “Der Spiegel” è oggi “l’uomo più pericoloso di Germania”. In Sassonia-Anhalt, dove i sovranisti hanno vinto alle elezioni legislative del 9 settembre, Siegmund potrebbe guidare il primo governo di estrema destra in Germania dalla caduta del nazismo.
Mentre l’Europa trema di fronte a questo scenario, Müller festeggia. L’affermazione di AfD nel Land dell’Est è stata “una fortuna”, dichiara l’imprenditore giubilante durante un’intervista che ha rilasciato a “Die Welt”. Il re dello yogurt, com’è soprannominato in Germania, aggiunge di essersi “subito” congratulato con Weidel per “il successo sensazionale” del suo partito in Sassonia-Anhalt, i cui cittadini hanno inviato “un segnale a tutta la Germania: con la politica attuale non si può più andare avanti”.
Sposa la narrativa populista della rabbia contro i “vecchi partiti”, “quelli lassù”, diffusa da AfD Müller, iscritto ai popolari CSU che con la formazione sorella CDU e i socialdemocratici della SPD formano il governo del cancelliere cristiano-democratico Friedrich Merz.
Ora, la speranza dell’imprenditore è che l’avanzata dei sovranisti porti al “risveglio”dei popolari: basta alla coalizione con la SPD, sì a un’intesa di responsabilità con AfD abbattendo la “Brandmauer”, il muro antincendio contro l’estrema destra eretto dagli altri partiti in difesa della democrazia.
È in gioco il futuro della Germania, avverte Müller, secondo cui Merz dovrebbe espellere la SPD dal suo governo per formarne uno di minoranza monocolore dei popolari con l’appoggio esterno di AfD.
Uno scenario che in Germania preoccupa tanti, spaventati dal ritorno del nazismo al potere. “Ridicolo”, taglia corto Müller
Gli immigrati illegali devono lasciare la Germania, “è ovvio”. Oltre alla remigrazione, l’imprenditore condivide le posizioni dei filorussi di AfD sul conflitto in Ucraina: “Non è la nostra guerra”. La Germania non dovrebbe sostenere l’ex repubblica sovietica e non ha alcun interesse in questo appoggio, tra l’altro perché “la Russia ha armi atomiche con cui può distruggere il mondo intero”. Delle proposte dei sovranisti Müller respinge, invece, quelle sull’uscita della Germania da Unione europea ed Eurozona:
“L’UE e l’euro sono tra le più grandi conquiste politiche del secolo scorso”. Tuttavia, l’integrazione europea “non funziona più”, con “tanti” Stati membri che infrangono le regole sul debito mentre “Bruxelles interferisce sempre più dettagliatamente nelle nostre vite”. Müller lo sa bene: un esempio di questa ingerenza è il tappo attaccato ai contenitori per bevande, obbligatori nell’Ue dal 2024. “Bevi dal cartone del latte, quel coso ti penzola sul viso e ti sporchi. 450 milioni di persone sono arrabbiate per questo”, denuncia l’imprenditore.
(da La Stampa)
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Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
IL DUELLO A DESTRA TRA IL CANDIDATO DI FUTURO NAZIONALE DOMENICO GIANNETTA (EX CAPOGRUPPO IN REGIONE DI FORZA ITALIA) E IL TESORIERE AZZURRO FABIO ROSCIOLI, VICINO A MARINA BERLUSCONI E SOSTENUTO DAL CENTRODESTRA… IL CAMPO LARGO, CHE SOSTIENE IL MEDICO FRANK BENEDETTO, SARA’ AVVANTAGGIATO DA QUESTO SCONTRO FRATICIDA?
Immigrazione, lotta alla criminalità, legge elettorale, una destra “diversa” che si “arrocca” su
valori, ideali, “che non possono essere negoziabili”. E’ un Vannacci a tutto campo quello che arriva a Siderno, nel Reggino, per sostenere il candidato di Futuro Nazionale alle suppletive di Reggio Calabria, Domenico Giannetta, primo banco di prova elettorale per il partito.
Sul terreno il generale suona la carica. “Puntiamo a fare meglio dell’Afd in Sassonia, più del 43%, noi non poniamo limiti alla provvidenza”, dice Vannacci, alzando l’asticella in vista della competizione elettorale di domenica 27 e lunedì 28 settembre. “Siamo qui per vincere, per ridare dignità a questa terra che si merita un candidato Reggino, che a Montecitorio rappresenti le istanze, i bisogni, le necessità dei reggini.
Un candidato che quando sarà libero dagli impegni di Montecitorio non se ne andrà a Milano ma tornerà tra i suoi conterranei”, ha sottolineato Vannacci, rimarcando l’appartenenza territoriale di Giannetta, un chiaro affondo alla candidatura del forzista Fabio Roscioli per il centrodestra.
Ma al di là degli squilli di tromba Vannacci, in chiave nazionale, tiene sempre la porta aperta. “Meloni o Tajani? Non butto giù nessuno dalla torre”, risponde a precisa domanda, perché “noi non sfidiamo nessuno”, dice con tono meno bellicoso, bensì “portiamo avanti le nostre istanze di una destra diversa, che si arrocca sui principi, i valori e gli ideali tradizionali della destra”.
Ed è proprio questo il punto che il generale rimarca, quello dei “valori che non possono essere negoziati”, ben elencati nel programma di Futuro Nazionale, attorno ai quali cercare una sintesi e una convergenza con “chiunque si riconosca in questi principi”.
Alle aperture di Vannacci non sembra corrispondere, però, analoga predisposizione da Forza Italia, anima moderata del centrodestra e ideologicamente più distante da FnV. “Sono una persona di scelta, non cambio cinque colori come fanno certi signori”, ha detto il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, durante la kermesse dei giovani azzurri a Montesilvano, rispondendo a una domanda sull’eventualità di un’alleanza con Futuro Nazionale.
“Quello che non ha mai eretto muri e parlato di incompatibilità sono io”, osserva Vannacci, ricordando di aver sempre detto che “se convergiamo su determinate linee rosse, all’interno dell’inviluppo di queste linee rosse, sono disponibile a parlare, a discutere, a trovare una convergenza”.
Ma l’impressione è che le suppletive abbiano assunto, sempre di più, i contorni di una partita tra Forza Italia e Futuro Nazionale nell’ambito di una possibile riconfigurazione del centrodestra e dei suoi equilibri interni, guardando alle Politiche del 2027. Una sfida che parte dal territorio dal momento che il candidato sostenuto da FnV, Domenico Giannetta, è l’ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale e che gli Azzurri sono il partito egemone in Calabria.
Ma, al contempo, un confronto che sembra andare oltre i confini di Reggio Calabria, in quanto prima competizione elettorale a cui Futuro Nazionale partecipa con il proprio simbolo e primo vero e proprio test di tenuta per il centrodestra contro il centrosinistra senza l’apporto del generale.
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
PER I CANDIDATI LAICI ELETTI DAL PARLAMENTO, FORZA ITALIA PUNTA SUL SENATORE PIERANTONIO ZANETTIN, FDI VORREBBE NICOLÒ ZANON E MATTEO RENZI POTREBBE “PIAZZARE” MARIA ELENA BOSCHI
Scacciato lo spettro del sorteggio previsto dalla riforma costituzionale abortita, giudici e pubblici ministeri d’Italia si apprestano ad eleggere il prossimo Consiglio superiore della magistratura. L’appuntamento è fissato per il 25 e il 26 ottobre, le liste sono state depositate, le alleanze tra candidati (quelli designati dalle correnti e i cosiddetti indipendenti che possono scegliere con chi «apparentarsi») andranno definite entro il 24 settembre, ma la campagna per il voto dei venti rappresentanti togati è già entrata nel vivo.
Dopodiché toccherà al Parlamento eleggere i dieci componenti laici, in una partita tutta da giocare che ha sullo sfondo la nomina del vicepresidente, chiamato a guidare il Csm in accordo con il capo dello Stato che lo presiede.
Tra i giudici candidati, il nome più dirompente è quello di Cosimo Ferri, già eletto vent’anni fa — appena trentacinquenne — sotto le insegne di Magistratura indipendente, la corrente più a destra delle toghe di cui divenne leader incontrastato. Poi nel 2013 il salto in politica, come sottosegretario alla Giustizia in quota Forza Italia prima di passare, conservando l’incarico, al Pd di Matteo Renzi.
Con il quale venne eletto deputato nel 2018 per poi incappare, nel 2019, nello scandalo dell’hotel Champagne, quando rimase impigliato nelle trame per la nomina di alcuni procuratori fuori dall’organo di autogoverno. Un simbolo delle degenerazioni correntizie e degli intrecci tra magistratura e politica, si potrebbe dire, che — a differenza dell’altro ex consigliere coinvolto Luca Palamara (radiato dall’ordine giudiziario) — non ne ha subito conseguenze, salvandosi dai procedimenti disciplinari grazie al voto della Camera che negò l’uso delle intercettazioni nei suoi confronti.
Ora Ferri si ripropone nelle vesti di giudice «con umiltà e determinazione», ha detto, in alternativa a «candidature quasi tutte blindate ed espressione di decisioni prese dalle correnti». Ma se dovesse farcela, maligna qualcuno, potrebbe recitare la parte dell’undicesimo laico del nuovo Csm, alla testa di quelli designati dal centrodestra.
La sua mossa ha gettato scompiglio nel gruppo di Mi, da cui provengono almeno un paio di candidati pronti ad agevolare l’elezione di Ferri «apparentandosi» con lui; costringendo i vertici della corrente a decretarne l’estromissione e ricordare agli iscritti che chi sostiene apertamente rappresentanti alternativi a quelli designati «si pone in aperto e manifesto contrasto con la linea democratica e le decisioni» del gruppo dirigente di Mi.
Tra i candidati ufficiali della corrente moderata c’è Salvatore Casciaro, già segretario dell’Anm, come pure il pm napoletano Giuliano Caputo in lizza con i «centristi» di Unicost, mentre l’ex presidente dell’Anm Eugenio Albamonte (passato per le primarie) corre per Area, la corrente di sinistra ormai separata da Magistratura democratica, che conta sugli «apparentamenti» tra i propri candidati e alcuni indipendenti.
A parte gli orientamenti politico-culturali, le differenze principali si misurano sui criteri per le nomine e le valutazioni professionali, ma anche sul ruolo del Csm, tra chi vuole confinarlo a organo di «alta amministrazione» e chi intende restituirgli una più ampia funzione di garanzia dell’autonomia e indipendenza della magistratura nel confronto con gli altri poteri dello Stato.
Su questo giocheranno un ruolo anche i laici eletti dal Parlamento. La prima seduta comune sarà convocata alla fine di ottobre, ma con il quorum dei 3/5 (all’inizio dell’assemblea, poi dei votanti) serve un accordo tra la maggioranza e almeno una parte delle opposizioni. Il centrodestra a inizio 2023 impose sette rappresentanti per sé e tre per il centrosinistra, ma ora le opposizioni ne vorrebbero almeno quattro
C’è chi dice che Forza Italia potrebbe acconsentire alla riforma elettorale in cambio della promessa di un suo rappresentante come aspirante vicepresidente, e il più quotato, al momento, sembra il senatore Pierantonio Zanettin, già consigliere tra il 2014 e il 2018.
Ma per quella poltrona, che non ha ottenuto nella consiliatura uscente, Fratelli d’Italia potrebbe puntare su Nicolò Zanon, ex Csm tra il 2010 e il 2014 e poi giudice della Consulta di cui è stato vicepresidente, nonché a capo del comitato per il sì alla riforma costituzionale bocciata nel referendum.
Dalla Sicilia è rimbalzata l’ipotesi del presidente della Regione Renato Schifani, sempre in quota FI, ma senza trovare conferme. Come non ne ha trovate — anzi, l’interessata ha smentito sostenendo di non avere i requisiti — l’idea che Renzi possa proporre Maria Elena Boschi; anche perché se i posti riservati all’opposizione dovessero rimanere tre non è detto che Italia viva conservi il suo.
E se la trattativa si dovesse impantanare, in caso di elezioni anticipate non è detto nemmeno che questo Parlamento riesca a nominare i consiglieri laici.
(da Corriere della Sera)
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