IL POLITOLOGO MARC LAZAR COMMENTA IL VOTO IN SVEZIA E LA VITTORIA DI MISURA DEL CENTROSINISTRA DI MAGDALENA ANDERSSON (CHE NON HA TIMORI A PARLARE DI SICUREZZA)
“LA SINISTRA DEVE FARE PROPOSTE CONCRETE NELLA DIMENSIONE SOCIALE E DEVE SFIDARE LA NARRAZIONE CULTURALE E IDENTITARIA DELL’ESTREMA DESTRA, CHE DÀ UNA RISPOSTA CHIUSA SU SE STESSA A QUELLA CHE PERÒ È UNA LEGITTIMA RICERCA DA PARTE DI CITTADINI DISORIENTATI DALLA GLOBALIZZAZIONE”
Dopo l’Ungheria di Orbán, la Svezia: in Europa l’estrema destra si può sconfiggere, la storia
non è ancora scritta». Marc Lazar, professore di Sciences Po a Parigi e della Luiss a Roma e grande esperto dei populismi europei, prova a trarre una lezione dalle elezioni svedesi. Tra proposte sociali, questioni identitarie e immigrazione, spiega come la sinistra può battere i sovranisti.
La Svezia sembra aver scampato il pericolo dell’estrema destra al governo.
«È indubbiamente un sospiro di sollievo, ma aspettiamo, i risultati non sono ancora definitivi. Per la prima volta da molti anni, però, i Democratici svedesi (Sd), registrano una sconfitta e scendono di tre punti, superati dagli alleati del centrodestra, i Moderati. Significa che l’estrema destra si può battere, come abbiamo constatato anche ad aprile con la sconfitta del premier ungherese Viktor Orbán. Insomma la storia non è già scritta».
Che tipo di estrema destra le sembra quella svedese?
«Sono dei conservatori iscritti al gruppo europeo Ecr, lo stesso di Fratelli d’Italia. Sono una forza molto nazionalista e focalizzata sulla lotta all’immigrazione, che in Svezia ha creato grossi problemi in seguito alla generosissima accoglienza degli anni 2015-2016.
La loro sconfitta potrebbe essere stata causata da una campagna molto dura, con accuse anche di sessismo nei loro confronti, e soprattutto con lo scandalo legato alla dirigente Polina Malaberg, che si è scoperto essere legata a circoli vicini al Cremlino.
Il caso ha gettato un’ombra sul partito, in un Paese che è molto inquieto sul tema ed è entrato da poco nella Nato proprio in reazione alle minacce russe. E poi forse gli elettori più moderati hanno avuto paura del loro ingresso al governo».
Nella retorica di Akesson c’è un fondo razzista. Anche dietro allo slogan di “rendere la Svezia di nuovo la Svezia” o a quella “nostalgia di quando potevamo non chiudere a chiave la porta», che peraltro è una frase che in Italia dice anche Roberto Vannacci.
«In “Popolocrazia” Ilvo Diamanti e io abbiamo spiegato come i populisti stiano vincendo nelle nostre società anche quando non vincono le elezioni. In Svezia gli Sd hanno spinto sia i Moderati sia i socialdemocratici ad adottare le loro stesse politiche e il loro linguaggio sui migranti. Il loro successo si misura su due idee identitarie forti.
Una è appunto la nostalgia verso una supposta epoca d’oro in cui non c’erano tanti immigrati quanto oggi, un concetto molto presente in Francia nel discorso di Éric Zemmour. […]
Come può la sinistra fermare l’estrema destra in Europa?
«Deve interrogarsi sui motivi del suo successo ed elaborare una strategia in tre punti: ricostruire la fiducia dei cittadini puntando sulla trasparenza, l’esemplarità e il turnover della classe dirigente; deve fare proposte concrete nella dimensione sociale; e deve sfidare la narrazione culturale e identitaria dell’estrema destra, che dà una risposta chiusa su se stessa a quella che però è una legittima ricerca di senso da parte di cittadini disorientati dalla globalizzazione. Perché si può essere giustamente orgogliosi della storia e della cultura italiana senza essere di estrema destra».
In Danimarca e Svezia i socialdemocratici hanno sconfitto i sovranisti anche adottando politiche durissime sull’immigrazione. In Spagna, al contrario, Pedro Sánchez ha vinto con accoglienza e regolarizzazioni. Che cosa consiglia alla sinistra italiana?
«Anzitutto deve affrontare seriamente il tema, partendo da una verità implicitamente riconosciuta anche da Meloni: l’economia ha bisogno dell’immigrazione.
Però deve pure avere una politica ferma nel contrasto a quella illegale, e non deve chiudere gli occhi quando emergono legami tra criminalità e immigrati. Perché come è noto, sono soprattutto i ceti popolari a subirne le conseguenze».
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