ELLY SCHLEIN ROMPE GLI INDUGI E CONVOCA LA DIREZIONE PER I PRIMI DI OTTOBRE PER PARLARE DI PRIMARIE E SCELTA DEI CANDIDATI. A FINE OTTOBRE IN ASSEMBLEA DOVRANNO ESSERE FISSATE LE REGOLE PER PROROGARE IL MANDATO DELLA LEADER AL VERTICE DEL PD
MARETTA PER LA NORMA ANTI-GORI, PENSATA PER ESCLUDERE DA UN’EVENTUALE CORSA ALLE PRIMARIE DI COALIZIONE ALTRI CANDIDATI DEL PD. AI GAZEBO, ALL’INFUORI DI LEI, NON CI DOVRÀ ESSERE NESSUN ALTRO. LA DOMANDA DELLE CENTO PISTOLE CHE AGITA LE CORRENTI DEM: SE LA SCHLEIN SARA’ LA CANDIDATA PREMIER, CHI FARA’ LE LISTE? AL NAZARENO VERRÀ INSEDIATO UN COMITATO RISTRETTO? E COME VERRÀ SELEZIONATO?
Non si può più stare fermi, continuare a rinviare il chiarimento, da tanti invocato, per paura di affrontare il malcontento ormai trasversale che attraversa il Pd. Sempre più insofferente nei confronti della segretaria e del suo cerchietto magico di stanza al Nazareno, a cui si contesta di coinvolgere troppo poco il resto del partito, tenuto praticamente all’oscuro di tutto. Delle scelte giuste, ma anche — e soprattutto — di quelle sbagliate.
Un moto tettonico che, complici gli obblighi statutari, Elly Schlein ha capito di non poter ignorare.
Perciò ha rotto gli indugi: a inizio ottobre, in una data compresa tra il primo e il 7, verrà convocata la Direzione per discutere del percorso che separa le politiche da quest’ultimo scorcio di legislatura.
A fine mese, o al più tardi entro la prima decade di novembre, si terrà l’assemblea nazionale per modificare le regole interne: ritocco necessario innanzitutto per prorogarle il mandato da segretaria oltre i quattro anni previsti (che scadrebbero a marzo) e poi, si spera — anche se si annuncia battaglia — per varare la cosiddetta norma anti-Gori, pensata cioè per escludere da un’eventuale corsa alle primarie di coalizione altri candidati del Pd. Ai gazebo, all’infuori di lei, non ci dovrà essere nessun altro.
Tutt’altro che due appuntamenti di routine, com’è stato in passato, ma il primo vero test di tenuta del Partito democratico da qui alle elezioni.
Durante il dibattito che in entrambi i casi seguirà la relazione di Schlein, si cercherà di sciogliere tutti i quesiti rimasti ancora senza risposta. Sul programma, a partire da politica estera e nodo Ucraina su cui il M5S sembra irremovibile. Il perimetro dell’alleanza e come costruirla. Il metodo per individuare la leadership che si intende proporre ai partner del campo largo.
Senza trascurare il punto che pare stare più a cuore ai parlamentari, uscenti e aspiranti: cosa accadrà se la segretaria del Pd dovesse diventare la candidata premier dello schieramento progressista? Chi gestirà le liste del partito mentre lei sarà impegnata a fare campagna elettorale in giro per l’Italia? Al Nazareno verrà insediato un comitato ristretto? E come verrà selezionato? Domande non banali: una volta chiuso, infatti, l’elenco dei candidati per Camera e Senato deve essere approvato dall’organismo dirigente con una maggioranza dei due terzi. Anche volendo forzare, le correnti che sostengono Schlein da sole non bastano a centrare il quorum.
Ecco perché il passaggio di ottobre, in attesa che si riunisca il tavolo della coalizione, è a dir poco delicato. Per mesi la segretaria e i suoi fedelissimi hanno tenuto insieme i pezzi, rimandando il momento delle scelte. Ora però il calendario presenta il conto. Direzione e assemblea — che potrebbe svolgersi il 24 ottobre (per far saltare la convention di Montepulciano, che Schlein non gradisce) o più probabilmente l’8 novembre — servono proprio a questo: a fissare alcuni paletti dentro e la linea del Pd fuori, quella da portare al confronto con gli alleati.
(da agenzie)
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