TUTTI I DECIBEL CHE CI ASPETTANO
STRILLO PERCHE’ COMANDO, COMANDO PERCHE’ STRILLO
Pur non disponendo di un fonometro ho avuto l’impressione che in questa ultima settimana, con l’eccezione della cena di gala milanese, il volume di voce della premier si sia impennato come nei primi mesi della legislatura, quando pareva che strillare fosse una forma di autorevolezza: strillo perché comando, comando perché strillo.
Non sono assiduo dei suoi discorsi e comizi, ma mi era sembrato, almeno a giudicare dagli echi di telegiornale che girano per casa, che il suo volume di voce si fosse via via assestato, e infine quasi acquietato.
Non si pretendeva l’aplomb vocale di Draghi o di Monti, sicuramente avvantaggiati da un’abitudine istituzionale non da underdog, semmai da overclass (decida ciascuno se si tratti di snobismo delle élite o di normale buona educazione).
Però insomma ci si poteva illudere che una volta assuefatta alle stanze del potere, se non altro per evitare il rimbombo, la presidente riuscisse a contenere il vigore vocale.
No. La tendenza minaccia di invertirsi. E se il timore che questo avvenga perché si avvicinano le elezioni è fondato, c’è da aspettarsi il peggio: che i decibel, settimana dopo settimana, le fuggano di bocca come uno sciame in assetto da combattimento. Speriamo di essere smentiti.
Per il pochissimo che conta (non apparteniamo al suo bacino elettorale) ci sembrerebbe un’omissione non dirle, in vista dei prossimi comizi, quelli di piazza e quelli di palazzo: guardi che, anche se parla a un volume normale, capiamo lo stesso quello che ci sta dicendo. Parola per parola, comprese le pochissime pause per riprendere fiato.
(da Repubblica)
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