LA MELONI PER FINANZIARE LA MANOVRA L’HA MESSA IN QUEL POSTO A DIPENDENTI E PENSIONATI: L’IMPENNATA DELL’INFLAZIONE SI TRADUCE NELL’ AUMENTO DI UNA “TASSA INVISIBILE”, IL COSIDDETTO “FISCAL DRAG”, CHE POTREBBE VALERE FINO A 13 MILIARDI DI EURO NEI PROSSIMI DUE ANNI
SI TRATTA DI MAGGIORI ENTRATE PER LE CASSE PUBBLICHE: UNA MANNA DAL CIELO PER MELONI E GIORGETTI, ALLE PRESE CON L’ULTIMA LEGGE DI BILANCIO… TRA IL 2022 E IL 2023, IL FISCAL DRAG AVEVA PRODOTTO CIRCA 25 MILIARDI DI MAGGIOR PRELIEVO … IL PARADOSSO DELLA DUCETTA: SI AFFANNA A CERCARE RISORSE PER ALLEGGERIRE L’IRPEF AL CETO MEDIO, CHE VIENE MAZZIATO DAL CARO VITA
Il fiscal drag torna a mordere stipendi e pensioni. E questa volta può valere fino a quasi 13 miliardi in due anni. Nuove simulazioni degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, aggiornate alle previsioni di giugno della Banca d’Italia, stimano per il 2026-2027 almeno 8 miliardi di drenaggio fiscale: circa 6 a carico dei lavoratori dipendenti e 2 dei pensionati.
Con un’inflazione più alta il conto supera i 9 miliardi. Nello scenario più severo sfiora i 13. Un paradosso che arriva proprio mentre il governo Meloni cerca risorse per alleggerire l’Irpef del ceto medio. […]
I prezzi salgono, i redditi provano a rincorrerli — con i rinnovi dei contratti, gli aumenti o qualche straordinario in più — ma scaglioni e detrazioni restano fermi, perché non indicizzati. Così una parte degli aumenti, invece di compensare il caro vita, viene assorbita dalle tasse.
È il fiscal drag, la vecchia tassa invisibile dell’inflazione. La simulazione di Leonardi e Rizzo parte dalle ultime stime di Bankitalia: inflazione al 3,1% nel 2026 e al 2% nel 2027. Nel biennio significa un aumento cumulato dei prezzi del 5,2% (i due tassi annui si combinano, non si sommano).
È lo scenario centrale e produce già 8,1 miliardi di fiscal drag. Se l’inflazione cumulata sale al 6%, nello scenario avverso di Bankitalia, il drenaggio arriva a 9,35 miliardi. Con l’8,2%, nello scenario più severo, tocca quota 12,74 miliardi: 9 a carico dei lavoratori e quasi 4 dei pensionati.
La grande fiammata del 2022-2023 aveva già prodotto, secondo i due economisti, circa 25 miliardi di maggiore prelievo. Poi la tregua del biennio 2024-2025, con l’inflazione tornata su livelli molto più bassi.
«Quei 25 miliardi con una mano il governo li ha presi, con l’altra li ha restituiti con gli sgravi, cioè il taglio del cuneo ai redditi più bassi», aveva spiegato Leonardi nei giorni scorsi a Repubblica.
«Ma non agli stessi contribuenti: sopra i 35 mila euro ci hanno perso». Il fiscal drag dunque continua ad agire solo sui lavoratori dipendenti e sui pensionati sottoposti all’Irpef progressiva. Mentre una parte crescente degli altri redditi beneficia di regimi sostitutivi o flat tax.
Ecco perché il nuovo aumento dei prezzi può diventare un alleato involontario proprio alla vigilia di una manovra elettorale. Non significa che il drenaggio da 8-13 miliardi stimato si traduca automaticamente in risorse disponibili da spendere. Significa però che l’inflazione genera maggiore prelievo senza bisogno di aumentare le aliquote. E questo maggiore gettito aiuta i conti pubblici.
(da agenzie)
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