NEL GIRO DI UNA SETTIMANA SAPREMO DI CHE MORTE MORIRÀ IL GOVERNO. GIOVEDÌ PROSSIMO CI SARÀ IL VOTO FINALE DELLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE: SE IL “MELONELLUM” VENISSE GIUBILATO NEL VOTO SEGRETO, LA LEGISLATURA SAREBBE FINITA E LA DUCETTA PORTEREBBE IL PAESE A ELEZIONI ANTICIPATE (IN MOLTI, NELL’OPPOSIZIONE, PENSANO SIA UN TRAPPOLONE ORCHESTRATO PROPRIO DALLA PREMIER, PER ACCELERARE E NEUTRALIZZARE LA CRESCITA DI VANNACCI)
SORGI: “SE SI RIAFFACCERANNO I FRANCHI TIRATORI COME A LUGLIO, SPECIE DOPO LA FIDUCIA (A SCRUTINIO PALESE) CHE MELONI HA INTENZIONE DI CHIEDERE, NON CI SARÀ PIÙ NULLA O QUASI NULLA DA FARE. LA PREMIER SALIRÀ AL QUIRINALE E PRESENTERÀ LE SUE DIMISSIONI. POI MOLTO PROBABILMENTE DIRÀ CHE IL SUO GOVERNO, ‘SCELTO DAL POPOLO’, È STATO AFFOSSATO DAI SOLITI GIOCHI DI PALAZZO, AI QUALI LEI NON INTENDE PIEGARSI”
Sono otto giorni, in realtà di meno, considerata la settimana corta parlamentare che raramente
si allunga anche nelle grandi occasioni. E sono quelli in cui è in gioco il destino della legislatura: se giovedi 8, nella votazione segreta finale sulla legge elettorale, lo Stabilicum voluto dalla premier, ribattezzato Melonellum, si riaffacceranno i franchi tiratori come a luglio, specie dopo la fiducia (a scrutinio palese) che Meloni ha intenzione di chiedere per salvaguardare il nuovo sistema di voto, non ci sarà più nulla o quasi nulla da fare.
La premier salirà al Quirinale e presenterà le sue dimissioni al Capo dello Stato. Poi, all’uscita dal Colle, molto probabilmente dirà che il suo governo, “scelto dal popolo”, è stato affossato dai soliti giochi di Palazzo, ai quali lei non intende piegarsi.
Mattarella quasi certamente la inviterà a presentarsi in Parlamento, per un chiarimento. E per mettersi in condizione, almeno, di adempiere alle scadenze di fine anno e all’approvazione della legge di stabilità.
Da allora in poi, scaduti i sessanta giorni di prammatica, già all’inizio di marzo gli elettori potrebbero essere richiamati alle urne, anche prima delle elezioni amministrative delle grandi città che non s’annunciano facili per il centrodestra.
La legge elettorale, si sa, era stata pensata prima dell’entrata in scena di Vannacci, che ha completamente mutato il quadro delle aspirazioni, soprattutto del centrodestra.
Oggi, per via della sottrazione di voti del partito del generale alla coalizione di governo, tutti i sondaggi danno in vantaggio il centrosinistra, malgrado lo stato ancora incerto dell’alleanza delle opposizioni.
Marcello Sorgi
per “la Stampa”
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