GLI SPAGNOLI NON CONTESTANO SANCHEZ MA IL PARLAMENTO CHE HA BOCCIATO MISURE A FAVORE DELLE CLASSI MENO ABBIENTI: E CHI VOLETE CHE DIFENDESSE GLI SPECULATORI SE NON LA FOGNA SOVRANISTA?
ORA SANCHEZ DECIDERA’ SE DIMETTERSI E ANDARE A NUOVE ELEZIONI… CHI HA VOTATO CONTRO IL POPOLO SPAGNOLO: TUTTI I DETTAGLI
Una bocciatura clamorosa, ma non del tutto inattesa. E ora è fiato sospeso in Spagna.
Venerdì 2 ottobre il Parlamento spagnolo ha bocciato i due decreti contro la crisi abitativa con cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sanchez voleva rafforzare le protezioni per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare. I due decreti in questione erano stati inizialmente presentati dal governo per placare le proteste e l’indignazione popolare in tutta la Spagna dopo lo sfratto dalla sua casa di Madrid di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal, ma dovevano ancora essere confermati dal Parlamento.
Sanchez non ha una maggioranza stabile
Ieri alle Cortes è stato decisivo il voto contrario di Junts, il partito indipendentista catalano di centrodestra, i cui sette deputati hanno votato insieme al Partito popolare, di centrodestra, a Vox, di estrema destra, e al partito regionalista della Navarra Upn (contro il secondo decreto hanno votato anche altri piccoli partiti). Il voto di Junts, in particolare, potrebbe avere conseguenze concrete sulla stabilità del governo di Sanchez, che fa affidamento anche sul partito catalano per far passare le misure proposte in Parlamento. In sostanza, Sanchez non ha una maggioranza stabile e deve ottenere di volta in volta l’appoggio di piccoli partiti regionali.
Adesso Pedro Sanchez è in bilico. Durante questo fine settimana il premier socialista dovrebbe decidere se indire le elezioni anticipate. La prima data possibile sarebbe il prossimo 29 novembre. Ma andiamo con ordine: cosa è successo ieri, nel dettaglio, e soprattutto cosa potrebbe succedere nelle prossime ore in Spagna?
“Subito sciopero generale!”
Il congresso spagnolo ha rigettato il decreto di misure contro l’emergenza abitativa con 172 voti a favore e 178 contrari della destra, Partito popolare e Vox, e i voti decisivi dei 7 deputati della forza catalanista Junts per Catalunya. Immediatamente dopo la votazione, fuori dal Parlamento, nella Carrera de San Geronimo, dove da ieri mattina manifestavano gli attivisti dei sindacati degli inquilini e migliaia di cittadini accampati da giorni in Puerta del Sol, si sono levate urla di protesta: “I vostri profitti, la nostra miseria!” e “subito sciopero generale!”.
Il provvedimento conteneva alcune delle principali misure varate dal governo contro la crisi abitativa, tra cui il blocco degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, limiti agli acquisti immobiliari da parte dei fondi speculativi, incentivi per l’acquisto della prima casa e alcuni interventi per aumentare l’offerta di alloggi a un canone accessibile.
Il governo spagnolo è stato battuto alle Camere anche sul secondo decreto casa. Il congresso ha abrogato il decreto varato dall’esecutivo Sanchez che introduceva il rinnovo automatico dei contratti di locazione in Spagna e che era in vigore da appena sedici ore. Il testo è stato affossato con 184 voti contrari e 166 favorevoli.
L’appello di Sanchez
Prima della votazione, il premier Pedro Sanchez aveva rivolto un appello alle opposizioni e ai sette deputati decisivi di Junts per Catalunya, chiedendo di sostenere i provvedimenti. “Vi chiedo di pensare alla gente, la gente comune che ha più bisogno di essere protetta dal pubblico”, invitandoli a “dimenticare i calcoli ideologici”. “Se oggi i decreti decadono, il danno al nostro Paese sarà immenso”, ha avvertito il leader socialista, “e questa volta non sarà colpa della troika né dello spread né delle banche: sarà di coloro che votano no”. Sanchez ha ripetuto il suo appello e la sua “preghiera” di votare a favore, perché “la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e con più durezza di quanto immaginiate”.
Le elezioni anticipate
Il voto contrario di Junts assume un peso politico particolare perché il governo aveva negoziato i decreti proprio con la formazione indipendentista catalana, recependo, secondo l’esecutivo, gran parte delle richieste avanzate dal partito. La doppia bocciatura dei provvedimenti ha inoltre riacceso il dibattito sulla tenuta della maggioranza di Sanchez e sull’eventuale ricorso a elezioni anticipate, ipotesi che da ore domina il confronto politico a Madrid. Sui tempi di una decisione, fonti del governo riferiscono al quotidiano El Diario che il voto anticipato potrebbe arrivare già nel fine settimana.
Anche El Pais evidenzia come il premier stia valutando il da farsi dopo aver trascorso la mattinata a consultarsi nelle sale del congresso. All’interno del gruppo dirigente del Psoe (Partito socialista operaio spagnolo) le posizioni restano divise: una parte spinge per chiamare il voto con effetto immediato, mentre un’altra è più propensa ad attendere l’esito delle manifestazioni sul diritto della casa previste per i prossimi giorni.
Se Sanchez optasse per l’annuncio lunedì 5 ottobre, prima della riunione del comitato esecutivo del partito, e con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale martedì, le urne si aprirebbero domenica 29 novembre. Un eventuale slittamento alla settimana successiva porterebbe invece le consultazioni a domenica 6 dicembre, in concomitanza con la festa della Costituzione.
(da il Post)
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