CHI È ABDUL MALIK AL HOUTHI, IL LEADER DELLE MILIZIE HOUTHI YEMENITE FORAGGIATE DA TEHERAN CHE STANNO METTENDO A FERRO E FUOCO IL MEDIORIENTE. CLASSE 1979, NON APPARE IN PUBBLICO DA VENT’ANNI E GOVERNA IL PAESE CON UNA RETE SEGRETA DI FEDELISSIMI
AL HOUTHI È UNA FIGURA CHIAVE PER REGIME DEGLI AYATOLLAH NELLO SCONTRO A DISTANZA CON L’ARABIA SAUDITA – DIETRO AL CONFLITTO TRA TEHERAN E RIAD C’E’ UNA RIVALITÀ POLITICA, ECONOMICA E SOPRATTUTTO RELIGIOSA – I DUE PAESI SI CONTENDONO IL PREDOMINIO SUL MEDIO ORIENTE, IL CONTROLLO DELLE ROTTE PETROLIFERE E LA LEADERSHIP DEL MONDO MUSULMANO
Abdul Malik al Houthi, il capo del movimento che porta il suo nome, è uno dei leader
più influenti del Medioriente, che pochi conoscono e pochissimi hanno incontrato.
Nato nella regione povera e montagnosa di Saada, nel nord dello Yemen, discende da una importante famiglia religiosa della tradizione zaidita, una branca dell’Islam sciita che si oppone al salafismo wahabita.
La famiglia Houthi sostenne la guerra civile degli anni Sessanta, fuggì proprio in Arabia Saudita dopo la sconfitta dei monarchici per tornare poi nello Yemen. A fondare il movimento Houthi fu il fratello Hussein […] Abdul Malik ne ha preso in mano le redini nel 2004, dopo l’uccisione di Hussein e lo governa con pugno duro circondandosi di poche persone, amici d’infanzia e familiari, che hanno condiviso con lui il fronte.
«La differenza tra Abdul Malik e suo padre e persino suo fratello è che lui ha trascorso tutta la sua vita adulta, i suoi anni formativi, in uno stato di guerra», racconta Adam Baron, analista del think tank progressista New America e uno dei maggiori esperti internazionali di Yemen. «Per Abdul Malik la legittimità deriva dalla famiglia, ma anche dal campo di battaglia. Viene visto come un leader guidato da Dio e lui ci crede».
Il suo scopo è «purificare lo Yemen dall’influenza straniera corruttrice, israeliana, saudita o americana che sia». Più prosaicamente, […] l’obiettivo è conquistare il paese e usarlo come base per accrescere la già forte influenza sulla regione del Mar Rosso, nell’intera penisola arabica fino alla Palestina.
Per farlo, al Houthi ha strutturato una organizzazione gerarchia e rigidamente verticale, in cui la segretezza è massima, «a livelli di paranoia» e il dissenso non è tollerato. Classe 1979, si dice abbia studiato a Qom, la città dei seminari sciiti in Iran, ma non ci sono prove come non ce ne sono del fatto che abbia mai lasciato il paese o persino che lo conosca interamente, che abbia viaggiato fuori dalle zone sotto il suo controllo.
«Molte cose procedono in autonomia, ma gli elementi chiave — sicurezza, questioni militari – sono gestiti direttamente da lui», dice Baron. Da remoto. «Non appare in pubblico, non lo si vede camminare per strada da oltre due decenni». Per ragioni di sicurezza evidenti, visti i tentativi israeliani e non solo di eliminarlo. L’assenza alimenta l’aneddotica e contribuisce a costruire il mito.
Su di lui è tutto un “si dice”: che abbia una moglie, dei figli, che viva a Saada, che lasci raramente il suo rifugio, che abbia una passione per Youtube e «per un influencer anti-vaccini». Ma pochi sanno davvero come viva e cosa pensi Abdul Malik al Houthi.
(da agenzie)
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