Giugno 4th, 2021 Riccardo Fucile
E QUALCHE SOVRANISTA IN ABITI TALARI GLI REGGE IL MOCCOLO
Matteo Salvini, ospite ieri a Otto e Mezzo, ci ha tenuto a far sapere che lui non ostenta la fede per rimediare voti. “Non lo faccio per quello sicuramente”, ha risposto a Lilli Gruber.
Salvini è infatti diventato un devoto da qualche tempo. Il leader della Lega è andato in Portogallo per partecipare al vertice del gruppo di Identità e Democrazia del Parlamento europeo. E poi ha deciso di prendersi “due ore per andare a Fatima e raccomandare l’Italia al cuore di Maria”. Poi, ha spiegato, «torno in Italia per tornare a lavorare”.
La visita al santuario mariano è stata pianificata prima della partenza. “Lì vado per avere l’illuminazione, vado a raccogliere un suggerimento utile” per le candidature del centrodestra di Roma e Milano, aveva scherzato con i giornalisti in attesa di decollare per il Portogallo.
Proprio ieri Don Livio Fanzaga di Radio Maria non ha fatto mistero di avere dei contatti abbastanza frequenti con Matteo Salvini: “Tempo fa ho letto che ha ritrovato la fede, anche grazie alla Madonna di Medjugorje. Ovviamente questo mi ha interessato al di là della politica”. Proprio per questo fatto Padre Livio continua: “Gli faccio avere ogni mese, come ad altre personalità, i messaggi della Regina della Pace”.
Non si può parlare ufficialmente di corrispondenza fissa dal momento che Padre Livio non ha “mai avuto il piacere di vederlo dal vivo e neppure di parlargli, sia pure via telefono”, eppure nulla esclude che questo incontro avvenga in futuro.
(da agenzie)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL PARTITO VUOLE DISTRIBUIRLO IN TRE ISTITUTI SUPERIORI, IL COMUNE SI OPPONE: “SI E’ PASSATO OGNI LIMITE, CHE SIA DELLA MELONI O DI LETTA, LA PROPAGANDA POLITICA DEVE RESTARE FUORI DALLA SCUOLA”
Fratelli d’Italia regala “Io sono Giorgia” agli studenti delle scuole superiori di Verbania e il Comune promette battaglia.
Il gruppo dei giovani del partito di Giorgia Meloni ha deciso di consegnare in dono alcune copie del libro della leader di Fdi alle biblioteche delle tre scuole superiori del capoluogo del Verbano-Cusio-Ossola “per dare la possibilità ai giovani di scegliere di leggere un libro nuovo, appena pubblicato, che racconta l’ultimo ventennio di storia politica italiana visto con gli occhi di una grande patriota”, spiegano.
“Grande patriota” fa già sbellicare dalle risate, forse intendevano “patriota ungherese”
L’iniziativa coinvolge circa 3500 studenti dell’istituto Cobianchi, del liceo Cavallieri, dell’istituto Ferrini-Franzosini. Il Comune però è pronto a opporsi.
“La proposta che arriva dalla sezione giovanile di Fratelli d’Italia di donare il libro di Giorgia Meloni alle biblioteche scolastiche degli istituti superiori del territorio è un atto di provocazione politica che supera ogni limite” sostiene Riccardo Brezza, assessore alla Cultura e Istruzione del Comune di Verbania, in un post su Facebook.
“Che i giovani facciano politica e si occupino della cosa pubblica è senz’altro una buona notizia – aggiunge l’assessore – ma strumentalizzare la scuola pubblica per fini politici di parte è quanto di più scorretto si possa fare. Il mio ruolo amministrativo mi impone di scindere il giudizio politico da quello istituzionale, ma questo non mi impedisce di esprimere tutta la mia contrarietà verso questa proposta che non ha alcuna possibilità di essere realizzata. Gli studenti e le studentesse leggono e leggeranno ciò che vogliono, ma non saranno i partiti politici a decidere cosa. Quindi, per quanto di mia competenza, la biografia di Giorgia Meloni continuerà a rimanere fuori dalle scuole verbanesi”.
L’assessore Brezza ha contattato i dirigenti degli istituti per capire a che punto fosse l’iniziativa. “Formalmente le scuole, per il momento, non hanno ricevuto alcuna comunicazione di questa donazione – spiega Brezza – e mi pare di capire che anche dai dirigenti ci siano perplessità sulla possibilità di accettare i libri. Fatta salva l’autonomia scolastica, ritengo che iniziative di questo tipo siano strumentali, e sarebbe la stessa cosa se i giovani del Pd regalassero alle scuole il libro di Enrico Letta”.
(da agenzie)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA RETRIBUZIONE MEDIA DEGLI AMMINISTRATORI DELEGATI DI GRANDI AZIENDE E AUMENTATA DEL 5 %
Nel 2020 la retribuzione media degli amministratori delegati di grandi aziende ha raggiunto i 13,4 milioni di dollari: è il quinto record annuale consecutivo, ma questa volta la cifra è stata toccata in un anno in cui le imprese e i loro leader hanno dovuto affrontare una pandemia.
La maggior parte dei CEO di S&P 500 ha ottenuto aumenti di circa il 5% o più poiché le loro società hanno registrato rendimenti annuali per gli azionisti di circa l’8%, secondo un’analisi dei dati del Wall Street Journal di MyLogIQ.
Il fondatore di Paycom Software Inc. Chad Richison, il cui pacchetto retributivo è stato valutato a più di 200 milioni di dollari, è stato il CEO più pagato nell’analisi del Journal. Lo scorso anno sette CEO hanno ricevuto compensi per un valore di oltre 50 milioni di dollari, rispetto a due nel 2019 e tre nel 2018.
La maggior parte dei pacchetti retributivi degli amministratori delegati sono prevalentemente azioni o stock option vincolate, poiché i consigli di amministrazione continuano a enfatizzare le strutture retributive intese a legare la retribuzione dei dirigenti alle fortune degli azionisti in generale.
Di conseguenza, con l’aumento dei prezzi delle azioni, i pacchetti retributivi possono gonfiarsi oltre le cifre riportate: il CEO di General Electric Co. Larry Culp ha ricevuto sovvenzioni azionarie nel 2020 originariamente valutate a circa 57 milioni di dollari che sono aumentate a 100 milioni a fine anno.
GE ha detto che il signor Culp non riceverà nessuna delle sue stock grant di agosto fino al 2024, e solo se gli obiettivi di performance saranno raggiunti. Il primo di questi obiettivi è stato raggiunto a dicembre e il secondo è stato raggiunto a maggio.
Paycom ha affermato che l’azienda deve ottenere significativi guadagni operativi e di mercato affinché Richison possa realizzare la maggior parte della sua retribuzione e ha notato che non potrà beneficiare di ulteriori sovvenzioni azionarie per cinque anni.
Il principale direttore indipendente di Activision Blizzard, Robert Morgado, ha affermato che la retribuzione di Kotick è stata guadagnata in quattro anni e riflette più di 30 anni di creazione di valore per gli azionisti.
Regeneron ha detto che la retribuzione dell’amministratore delegato Leonard Schleifer è aumentata a causa di una sovvenzione azionaria anticipata destinata a sostituire cinque anni di premi, segnalando la fiducia del consiglio nella sua leadership.
DaVita Inc., una società di dialisi, ha detto che la paga del suo amministratore delegato avrebbe dovuto sostituire cinque anni di sovvenzioni azionarie. La società ha affermato che il suo consiglio ha fissato la quota azionaria del pacchetto retributivo nel mezzo di un importante cambiamento strategico e che un forte aumento del prezzo delle azioni della società ha aumentato il suo valore prima che gli azionisti lo approvassero.
Ventiquattro CEO dell’S&P 500 hanno guadagnato meno di 5 milioni di dollari l’anno scorso, passando da 28 a 33 negli ultimi anni. Il co-fondatore di Twitter Inc., Jack Dorsey, ha guadagnato 1,40 dollari – un centesimo per ogni carattere del limite originale di 140 caratteri della piattaforma di messaggistica sociale – e Steven Kean, proprietario del gasdotto Kinder Morgan Inc., ha guadagnato 1 dollaro.
Il Ceo pagato meno di tutti, almeno per quanto riguarda il risarcimento riportato, è stato quello di Tesla, Elon Musk , uno dei dirigenti più ricchi del mondo. Ha riportato zero retribuzioni per il 2020, anche se ha rastrellato opzioni su azioni per un valore di 32 miliardi di dollari con il suo storico pacchetto retributivo del 2018.
Twitter ha rifiutato di commentare. Una portavoce di Kinder Morgan ha detto che il signor Kean rimborsa l’azienda per il costo della sua copertura sanitaria. Tesla non ha risposto alle richieste di commento.
Tutte e cinque le società che producono i migliori rendimenti per gli azionisti di un anno hanno riportato pacchetti retributivi del CEO ben al di sotto della media. Undici delle 25 aziende più performanti erano aziende tecnologiche: 12 se si considera Tesla, che è classificata da S&P come una casa automobilistica. Quattro aziende con le migliori prestazioni erano nel settore sanitario. Il rendimento totale per gli azionisti riflette la variazione del prezzo delle azioni più i dividendi.
Le aziende con le prestazioni peggiori del 2020 tendevano a trovarsi in settori duramente colpiti dalla pandemia, come le compagnie di crociera e le compagnie energetiche. Quindici delle 25 aziende peggiori erano nel settore energetico. Uno, la Hewlett Packard Enterprises Co., con un rendimento annuo del 45% circa negativo, era nel settore tecnologico.
Ventidue donne hanno gestito le società S&P 500 per l’intero anno nel 2020, rimanendo vicino ai minimi recenti. La loro paga media era in linea con quella degli uomini, a 13,6 milioni di dollari contro i 13,4 milioni di dollari.
Marillyn Hewson di Lockheed Martin Corp., spesso tra le donne più pagate dell’indice S&P 500, si è dimessa durante l’anno, guadagnando 28,5 milioni di dollari.
Diverse donne sono state recentemente selezionate per gestire le società S&P 500 e non hanno effettuato l’analisi , tra cui Jane Fraser di Citigroup Inc. e Roz Brewer di Walgreens Boots Alliance Inc.
Advanced Micro Devices Inc., General Motors Co., Northrop Grumman Corp., Hershey Co. e General Dynamics Corp. hanno rifiutato di commentare.
(da Wall Street Journal)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
CHI FORMA I RAGAZZI: “RISTORATORI E ALBERGATORI SPESSO SFRUTTANO I GIOVANI, DIANO UN CONTRATTO REGOLARE PRIMA DI LAMENTARSI”… “UN NOSTRO RAGAZZO A CUI IN ITALIA AVEVANO OFFERTO 300 EURO HA TROVATO LAVORO NEGLI STATI UNITI: 2.500 DOLLARI INIZIALI, VITTO E ALLOGGIO”
I giovani choosy si sono trasformati in “fannulloni”, immaginati a poltrire su un divano di casa mentre contano i soldi del reddito di cittadinanza.
È questa la percezione che si ha sfogliando le pagine dei giornali che riportano alcune testimonianze da parte degli attori del mondo della ristorazione.
Alcuni imprenditori del settore, infatti, hanno detto che il RdC sia una delle cause della mancanza di personale e della difficoltà di trovare giovani ragazzi pronti a mettere le mani in pasta nel mondo del lavoro. La verità, però, non è univoca.
A spiegare il rovescio della medaglia è stato il direttore amministrativo dell’istituto alberghiero Amerigo Vespucci di Roma, Gianluigi Alessio.
La scuola alberghiera citata da Il Fatto Quotidiano è una delle eccellenze capitoline e da anni attira moltissimi giovani che – dopo l’esame di terza media – studiano per diventare chef, camerieri, maitre (o tutte le altre professioni legate al mondo della ristorazione).
Un settore in continua espansione, anche per appeal nei confronti dei ragazzi che hanno deciso di inseguire il proprio sogno anche dopo la vasta esposizione mediatica di programmi televisivi a tema cucina. Evoluzione che, però, sembra essere bloccata da questioni economiche.
“Gli imprenditori non danno dignità a questo lavoro. Non danno ai giovani un contratto regolare che riconosca il lavoro e la professionalità. Che abbia adeguate tutele e che sia un investimento sul lavoratore, non mero sfruttamento”.
Il direttore amministrativo dell’istituto alberghiero Amerigo Vespucci di Roma non le manda a dire e cita alcuni casi di suoi ex studenti che hanno deciso di abbandonare l’Italia per tentare fortuna all’estero.
Perché se nel nostro Paese i giovani si sono trovati davanti a contratti di stage o apprendistato da 300 euro, fuori dai nostri confini la situazione è ben diversa e anche chi è alle prime armi riesce a ottenere un trattamento economico di gran lunga superiore. Alessio racconta di un ragazzo che ha studiato nella sua scuola che ha ottenuto un primo contratto – negli Stati Uniti – da 2.500 dollari (come paga iniziale), vitto e alloggio. Compreso nell’offerta anche un corso per perfezionare l’inglese. Insomma, non è tutta colpa del reddito di cittadinanza.
(da NextQuotidiano”)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA PERFETTA RISPOSTA DI CHIARA FERRAGNI AI COMPLOTTISTI CHE PENSANO ABBIA FINTO DI VACCINARSI
“Siete fuori”: la risposta di Chiara Ferragni ai complottisti che pensano abbia finto
di vaccinarsi è…chiarissima.
Tutto è iniziato quando Chiara Ferragni ha pubblicato su Instagram un post in cui raccontava di essersi vaccinata e esortava tutti a fare altrettanto: “È un momento così emozionante. Sembrava così lontano, ma finalmente ho ricevuto la mia prima dose di vaccino contro il Covid. Dopo più di un anno in isolamento e paura sono così felice che questo sia il primo passo verso una vita normale”.
Nelle stories l’invito ai follower a vaccinarsi: “Mi raccomando vaccinatevi tutti. È l’unico modo per uscire dall’incubo. Io sono stata bene. Ho avuto solo un po’ di dolore al braccio”.
Quasi subito sono arrivati dei “furbissimi” complottisti che hanno insinuato che fosse tutto finto perché il braccio dove è avvenuta la somministrazione a loro avviso era diverso.
Ci sono volute poche parole per smontare la tesi non solo assurda ma anche decisamente da boomer: “Mi fa ridere che tantissimi complottisti abbiano pensato che abbia finto di fare il vaccino, perché in un video sembrava che avessi il cerotto su un braccio diverso. Siete fuori: quello che dite dipende dalle inquadrature. Ho fatto il vaccino sul braccio sinistro, semplicemente la telecamera inverte l’immagine quando la uso frontale. L’ho fatto sul braccio sinistro quello dove non ho il tatuaggio dei leoni”.
Chissà se i complottisti hanno imparato qualcosa oggi.
(da NextQuotidiano)
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Giugno 3rd, 2021 Riccardo Fucile
C’E’ CHI NON SAPEVA CHE I FORCHETTONI DISATTIVASSERO I FRENI E CHI TIRA IN BALLO ANCHE IL GESTORE: “STAI TRANQUILLO CHE TANTO NON SUCCEDE NIENTE”
Le attenzioni della procura di Verbania sono sempre più concentrate sul ruolo dei forchettoni nei freni nel cedimento della cabina 3 in cui sono morte 14 persone. Si accumulano così gli interrogativi sui “ceppi” che disattivano il freno d’emergenza, alla luce anche delle diverse testimonianze finora raccolte tra gli operai della ferrovia Stresa-Mottarone che materialmente lavoravano fino al giorno della strage.
Chi era l’addetto ai forchettoni? E quando li inseriva? Su richiesta di chi?
Ieri, 2 giugno, sono stati ascoltati dai pm nove dipendenti della società che gestiva l’impianto, per «assunzioni di sommarie informazioni»: sono macchinisti, vetturini, agenti di stazione, bigliettai.
L’ipotesi, sempre più solida, è che l’impiego prolungato dei forchettoni potrebbe avere scaricato una tensione eccessiva sulla fune e, quindi, la rottura all’altezza dell’attacco del carrello.
Una teoria che trova spazio dopo che un videoamatore svizzero ha consegnato le sue immagini a una televisione tedesca, che le ha quindi girate alla procura di Verbania. Quei video mostrano i ceppi rossi sul tetto della cabina già nel 2014, poi ancora nel 2016 e nel 2018.
Le testimonianze
C’è chi ha raccontato di non sapere che i forchettoni disattivassero i freni e ricorda di averli visti con i passeggeri a bordo perché «Tadini voleva così»; c’è chi dice di aver azionato la corsa di prova del mattino, che serve a controllare la sicurezza dell’impianto prima dell’apertura al pubblico, con i turisti in cabina, anche la mattina del disastro. «Senta, lo sapevamo tutti che non era normale viaggiare con i forchettoni montati, ma io temevo di perdere il lavoro se avessi detto no», raccontano altri.
L’operatore del giro di prova
Il giro di testimonianze inizia da Pietro Tarizzo, l’operatore che il giorno del disastro aveva controllato la resistenza delle funi col consueto giro di prova. Al test, però – come riportato dal Corriere della Sera -, partecipano anche i turisti. «Quella mattina, per la corsa di prova, non sono salito da solo ma con altre 12 persone, oltre al mio collega Zurigo. Questa è stata la corsa di prova quella mattina. Nerini (gestore della funivia, indagato assieme a Gabriele Tadini ed Enrico Perocchio) ci ha detto “il gruppo sale con voi”. E a loro “salite”». I pm gli chiedono se è una consuetudine fare la corsa di prova con i turisti. «No, non lo è ma capita».
La capostazione
Patrizia Giannini, capostazione della Stresa-Mottarone, ha ammesso di non conoscere gli aspetti più tecnici relativi alla funivia: «Non sono a conoscenza della funzione del forchettone. So solo che venivano messi a fine giornata, a impianto fermo e cabina vuota».
La macchinista
Stefania Bazzaro, macchinista, conosceva i rischi del dispositivo inserito. «Era Tadini a ordinare l’applicazione dei ceppi sui freni d’emergenza anche durante il regolare funzionamento dell’impianto. Quando gli ho chiesto se dovessi toglierli lui mi ha risposto di lasciarli dov’erano che c’era un problema ai freni». Il vetturino Ahmed El Khattabi parla di dimenticanze: «È capitato di far viaggiare i passeggeri nella cabina con i ceppi. Per quanto ne so io succedeva quando l’addetto si dimenticava di toglierli. Ma è severamente vietato farle viaggiare così».
L’agente di stazione
Fabrizio Coppi, agente di stazione, ha detto di non sapere se la cabina possa viaggiare con persone a bordo e ceppo inserito: «Credo di no. Io li ho messi e tolti diverse volte. Ricordo di aver chiesto chiarimenti a Tadini, quando mi ordinò di non levarli. Disse: prima che si rompa una traente o una testa fusa ce ne vuole». C’è però una frase, pronunciata da Nerini, che gli è rimasta impressa, e che riguarda l’inserimento del dispositivo: «All’inizio mi disse “stai tranquillo che tanto non succede niente”. Il mese dopo fui costretto a calare 38 persone da una cabina bloccata».
Il vetturino
Massimo Ogadri, vetturino, era in servizio il giorno della strage: «Dal Mottarone ho visto del fumo salire in cielo dopo il pilone. Sono andato da solo sul posto, ho visto la vettura schiantata contro gli alberi. Mentre mi avvicinavo ho trovato il primo cadavere, a una trentina di metri dal pilone a terra, dove c’erano i segni del primo impatto con il suolo. Sono entrato nella cabina, ho trovato un uomo che respirava ancora, ci ho parlato per qualche attimo. Poi è morto davanti a me».
I corsi di sicurezza
Tra le testimonianze al vaglio della Procura, emerge anche un altro dettaglio: quasi nessuno dei dipendenti aveva mai svolto corsi per la sicurezza dei turisti. «Ho imparato sul campo, dal personale più esperto», dice Coppi. Così come il suo collega Alessandro Zurigo, prima vetturino e poi bigliettaio: «Feci solo un affiancamento con Tadini per una settimana». Il figlio del gestore, Federico Nerini, 22 anni, agente di stazione, qualcosa aveva fatto in passato: «Ho effettuato un corso sulla sicurezza e antincendio qualche mese dopo la mia assunzione e un apprendistato in Dad di un mese». La macchinista Bazzaro, spiega che, normalmente, «per svolgere le mie mansioni si viene affiancati a un operatore per un periodo e dopo si effettuano delle prove tecniche. Lei, invece, ha effettuato queste prove quasi subito».
(da Open)
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Giugno 2nd, 2021 Riccardo Fucile
A TRE MESI DALLE DIMISSIONI, RITORNA AL SUO POSTO L’INDAGATO
Ritorna in sella il delfino di Nello Musumeci. L’assessore siciliano Ruggero Razza, dimessosi lo scorso 30 marzo, a seguito dell’indagini sui dati “spalmati” dei morti di Covid in Sicilia, è adesso di nuovo al suo posto.
A questo mirava, d’altronde, Musumeci, già dal primo giorno delle sue dimissioni e non a caso il presidente aveva mantenuto l’interim della Salute, senza affidarlo a terzi, mentre Razza continuava a muovere le fila da assessore ombra.
Negli ultimi giorni le voci del suo ritorno si erano rincorse sull’Isola, ma all’ultimo sembrava stesse sfumando. Con un colpo di coda improvviso, invece, Musumeci annuncia il gran ritorno: “Dal primo momento ho detto che le indagini giudiziarie e le responsabilità politiche devono essere separate, nel pieno rispetto per il lavoro della magistratura e dei princìpi che regolano la nostra vita democratica. Per questo ho insistito con Ruggero Razza affinché potesse riprendere il ruolo che gli avevo assegnato nel novembre del 2017″
Ma ecco cosa c’è ancora nell’inchiesta che è nata dalle indagini della procura di Trapani, e che per competenza, è stata poi trasferita a Palermo.
Il 20 aprile la procura del capoluogo siciliano firmava una nuova richiesta, dove sottolineava: “In generale si può affermare che la volontà degli indagati di inviare dati falsi è dipesa dalla volontà di far apparire l’esistenza in Sicilia di un sistema sanitario efficiente, ed anche di una rete informativa di monitoraggio Covid all’altezza della situazione”, così scrivono l’aggiunto Sergio Demontis e i pm Andrea Fusco e Maria Pia Ticino nella nuova richiesta palermitana.
E continuano: “La realtà era invece diversa da quella fatta apparire, ed andava nascosta a tutti i costi per evitare che il ripetuto invio di dati aggregati intempestivi, accompagnato da note che rimarcassero cronici ritardi, svelasse l’inefficienza del sistema di monitoraggio. A nulla vale obiettare, come fanno i difensori nelle proprie memorie, che la regione a gennaio 2021 ha chiesto espressamente al governo nazionale di porre la Sicilia in zona rossa…. Si obietta che la relazione firmata dall’indagata è stata redatta allorché il presidente della Regione aveva già assunto le proprie determinazioni, sulle quali non risulta allo stato degli atti che gli indagati abbiano esercitato alcun influsso”.
Tra le due indagini sono state nel frattempo depositate due memorie, una della principale indagata la responsabile del dipartimento Salute, Maria Grazia De Liberti, e quella dell’assessore Razza: “Le due memorie partono da un assunto errato – hanno continuato i pm – cioè che i dati aggregati abbiano una rilevanza a fini esclusivamente statistici e servano solo alla compilazione del bollettino giornaliero, il quale ha a sua volta finalità solo divulgative. Tale considerazione, appare smentita dalle indagini effettuate che hanno acclarato la rilevanza dei dati aggregati”.
(da agenzie)
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Giugno 2nd, 2021 Riccardo Fucile
LA LEGA NON RIESCE A IMPORRE LA PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI FARMACISTI LOMBARDI.. RESISTE ANCORA LUPI
Nel centrodestra nuova fumata nera sulla scelta del candidato o della candidata anti-Sala alle elezioni di autunno. Per mettere d’accordo i leader nel vertice romano di ieri sera non è bastata neanche l’immagine della Madonna di Fatima regalata ai presenti da Matteo Salvini all’inizio della riunione.
Sembra tramontare anche l’ipotesi di candidare a Palazzo Marino Annarosa Racca, presidente di Federfarma, che nei giorni scorsi aveva definito la sua eventuale candidatura “un riconoscimento alla mia persona, ma anche a quello che hanno fatto le farmacie e i farmacisti. Sempre aperti e disponibili, in collegamento continuo con Regione e Comune e seguendo le normative che di giorno in giorno dobbiamo seguire”.
Frasi alle quali Racca aveva preferito subito aggiungere che “bisogna aspettare. Questi sono giorni di attesa. Stanno parlando i leader da qualche giorno. Vedremo le idee, le unioni di intenti, le proposte e la linea… Io per ora sono una professionista”.
Salvo, però, aggiungere subito dopo che “è logico che prima dell’appuntamento così importante come quello del sindaco della più grande e meravigliosa città italiana, prima per tecnologica, per novità e per la sua storia, è chiaro che la politica si rivolga alle categorie professionali”
Un modo per far capire anche a chi, ancora ieri, tra i colonnelli del centrodestra era dubbioso su questa ipotesi che il nome della numero uno dei farmacisti non era stato tirato in ballo a caso. E invece alle fine sembrano aver prevalso ancora una volta le resistenze e i veti incrociati.
“Alla fine, si torna al punto di partenza”, sintetizza un dirigente del centrodestra che chiede di restare anonimo. Restano così in campo, ma solo sulla carta i nomi dell’ex ministro ciellino Maurizio Lupi, Riccardo Ruggiero, Maurizio Dallocchio. E sullo sfondo ancora Roberto Rasia dal Polo, il responsabile della comunicazione del gruppo Pellegrini, che fin dall’inizio aveva dato la sua disponibilità ad accettare la sfida del Palazzo Marino.
Che le resistenze sull’ipotesi Racca fossero ancora molte, lo aveva fatto capire la stessa presidente di Federfarma. Quando aveva precisato: “Mi sembra che in questo momento ci sia una grande discussione all’interno del centrodestra, naturalmente le candidature si fanno sulle proposte, sull’unità di intenti, su quello che è un percorso”.
Anche se Racca aveva tenuto comunque a precisare che una prova difficile come la corsa per la conquista di Palazzo Marino non la spaventava affatto. Tanto da affermare: “Io penso che Milano abbia avuto sempre dei grandi sindaci, siamo stati fortunati in questo senso, dall’attuale assessore Moratti che è stata un grande sindaco, a Pisapia e a Sala, questa è una città che è stata sempre ben governata, naturalmente si può fare sempre meglio”.
Nel vertice romano, i leader sono rimasti sulle rispettive posizioni. Forza Italia per l’opzione Lupi. L’ex ministro ciellino, che quando l’ipotesi Gabriele Albertini è tramontata è stato apertamente lanciato dal portavoce forzista Antonio Tajani che ha dichiarato: “Ora ci sono tutte le condizioni per puntare sul leader di Noi con l’Italia”.
Una proposta indigesta per Matteo Salvini, ma difficile da accettare anche per Fratelli d’Italia. Visto che fin dall’inizio il centrodestra ha concordato che i candidati sindaci sarebbero stati scelti tra esponenti della società civile. Nel centrodestra, c’è chi rimprovera a Salvini di far trapelare i nomi dei possibili candidati sui giornali prima di condividerli con gli alleati
Nel frattempo, nel centrosinistra, fonti del Movimento Cinque stelle confermano che lo scorso fine settimana c’è stato un contatto tra l’ex premier Giuseppe Conte e il sindaco Beppe Sala. “Si sta lavorando”, conferma una autorevole fonte grillina. Anche se al momento, l’ipotesi che i 5 stelle possano appoggiare Sala sembra più una ambizione di Conte per accreditare la sua leadership che una reale possibilità. Nei prossimi giorni, torneranno a discuterne i dirigenti locali grillini.
(da TPI)
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Giugno 2nd, 2021 Riccardo Fucile
I RISULTATI DELLA RICERCA DI INCONSULTING
L’analisi di Inconsulting mostra una tendenza che non rende davvero onore al
mondo delle istituzioni in Italia
Le analisi fatte in passato da Pagella Politica (con i suoi giudizi basati in maniera molto ironica su Pinocchio) ci avevano già fatto capire che molto spesso, nella loro comunicazione sui social network, i politici italiani prediligessero la campagna elettorale alla realtà dei fatti, ponendosi agli occhi dei cittadini italiani come fonti di informazione non propriamente affidabili.
L’analisi di Inconsulting, tuttavia, ha dato una dimensione numerica al problema, soprattutto in un momento in cui la questione fake news ha assunto proporzioni preoccupanti e sta attraversando le vite di molti di noi, limitati sia nei nostri spostamenti, sia nelle interazioni sociali.
Per questo, a volte, guardare uno smartphone e aprire una app social è l’unico modo che abbiamo per informarci. Ma cosa succede se le persone di cui ci dovremmo fidare sono, in realtà, quelle che più di tutte creano problemi? Le bufale dei politici sono una vera e propria piaga.
L’azienda di consulenza ha provato a mettere insieme un algoritmo che possa dare una dimensione del fenomeno.
In base a quanto riportato, infatti, la percentuale di attendibilità dei tweet pubblicati dai politici italiani è pari al 56% (con un dato campione che prende in considerazione 1042 tweet e 14.161 retweet).
Il problema, lo si capisce subito, è legato soprattutto alla grande mole di retweet, con un’azione – quella della condivisione di contenuti – che troppo spesso appare immediata e che può avvenire in maniera automatica, senza un preliminare controllo della fonte che ha prodotto quel contenuto (non a caso, Twitter chiede all’utente di voler leggere l’articolo che si vuole retwittare prima di condividerlo con la propria community).
Ma nemmeno imprenditori e attivisti sono da meno, stando a questa analisi: anche loro sono tra le categorie che maggiormente tendono a condividere disinformazione sui social network.
Al contrario, le organizzazioni governative – che non a caso comunicano sempre in maniera molto oculata e che, magari, prima di esprimersi, pretendono che un fatto sia stato dimostrato in quanto tale (con questa oculatezza che è inversamente proporzionale alla velocità di pubblicazione sui social network) – sono quelle maggiormente affidabili per quanto riguarda la diffusione di informazioni su Twitter.
(da agenzie)
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