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FINI: “BERLUSCONI NON AVRA’ LA FIDUCIA, NIENTE ACCORDI ELETTORALI CON IL PD”

Dicembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

LE DICHIARAZIONI RILASCIATE NEL CORSO DELL’INTERVISTA A “BALLARO”… “IL PAESE HA BISOGNO DI UN GOVERNO CHE GOVERNI, NON CHE TIRI A CAMPARE”… “BERLUSCONI DEVE DIMETTERSI E APRIRE UNA FASE NUOVA”

«Sono convinto che Berlusconi non avrà  la fiducia e che non si andrà  al voto anticipato », ma in caso di urne «non ci sarà  nessuna alleanza con il Pd».
Ad una settimana dal B-day Gianfranco Fini torna a chiedere a Berlusconi di dimettersi.
Cosa che lui, Fini, «certamente» non farà .
Dice di non sentirsi un traditore, come viene bollato dal Pdl: «Il vero ribaltone lo fatto Berlusconi quando ha messo alla porta chi ha contribuito a fondare il Pdl considerandosi non co-fondatore, ma padrone».
Intanto lo stesso Berlusconi — tornato a Roma in vista della settimana più lunga della legislatura — a Palazzo Grazioli incontra i vertici del Pdl e si getta a capofitto del calciomercato dei deputati, alla ricerca di quella manciata di voti che potrebbe risultare decisiva per il suo futuro politico.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini risponde alle domande di Ballarò. Premette che l’Italia «ha bisogno di un governo che governi, non che tiri a campare ».
Ribatte alle accuse di tradimento sottolineando che sono le sparate di chi «non ha più argomenti e grida ai complotti, alle congiure dei magistrati, dei giornalisti, degli alleati o delle potenze straniere».
Così come sintomo di «disperazione» sono gli attacchi dei media del Cavaliere contro di lui e i suoi.
A questo punto, spiega, «il Paese non ha bisogno di nuove elezioni», ma di un governo efficiente.
Ecco perchè «sarebbe auspicabile che Berlusconi rassegnasse le dimissioni e, se in grado di farlo, aprisse una fase politica nuova con un appello a tutte le forze parlamentari di responsabilità  perchè fronteggiare la crisi è dovere di tutti, non solo di chi sta al governo».
Per il leader futurista sarebbe indifferente se il nuovo esecutivo fosse presieduto da Berlusconi: «Il punto — osserva — è cosa vuole fare» anche se «Berlusconi è parte del problema perchè è moderato solo a parole, non nei fatti».
Guardando al voto del 14 dicembre Fini esclude «che il premier ottenga la fiducia alla Camera ».
E poi confidare nelle malattie di alcuni deputati «vuol dire essere alla disperazione: tirare a campare con un governicchio di minoranza confermerebbe agli italiani che l’unica ambizione di Berlusconi è servire i suoi interessi, non quelli del Paese».
Un altro paletto è che in caso di elezioni l’ipotesi di un’alleanza con il Pd «non è possibile perchè l’orizzonte del Fli è nel centrodestra: se poi Berlusconi vuole convincere qualche elettore che siamo nel centrosinistra farebbe meglio a cambiare spartito».
Ma chi sarebbe allora il candidato premier del terzo polo? Quando si porrà  la questione con Casini e Rutelli «la risolveremo in pochi secondi» (Casini alla stessa domanda risponde «no al metodo berlusconiano di un solo uomo al comando »).
Infine la richiesta a Berlusconi di assumersi le sue colpe, «di smetterla di gridare al complotto, di dire che va tutto bene e che viviamo nel paese dei balocchi e dire, come non ha mai fatto in 15 anni, che ha sbagliato. La smetta di inseguire i fantasmi e si chieda come mai segmenti della maggioranza che lo accompagnavano lo lasciano».
Berlusconi, dal canto suo, passa la giornata a Palazzo Grazioli dove tra gli altri incontra Gianni Letta, Alfano, Brunetta e l’ex ministro Brancher. Si prepara al doppio voto di martedì prossimo, ai suoi dà  ordine di spargere ottimismo e per domenica convoca a cena i senatori del Pdl. Lunedì sarà  la volta dei deputati.
Fini invece parla brevemente con la colomba Letta a margine del concerto di Natale di Montecitorio e si danno appuntamento per un prossimo incontro, forse già  domani, per un nuovo tentativo di mediazione in extremis. Quindi vede Casini, che poi a Matrix dice che come premier di un governo tecnico voterebbe «Draghi o Letta».

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)

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ALBERTINI SI CANDIDA A MILANO PER FINI, CASINI E RUTELLI: MAZZATA PER IL PDL

Dicembre 7th, 2010 Riccardo Fucile

“HO SEGNALATO AL TERZO POLO LA MIA DISPONIBILITA”… LA MORATTI PREOCCUPATA NON COMMENTA, IL PDL MILANESE SE LA FA SOTTO E PARLA DI “TRADIMENTO”…. NON HANNO ANCORA CAPITO CHE MILIONI DI ITALIANI AVEVANO VOTATO PDL PERCHE’ C’ERA FINI, TURANDOSI MONTANELLIANAMENTE IL NASO PER LA PRESENZA DI BERLUSCONI… PRESTO LO   CAPIRANNO

«Ho già  segnalato ai triumiviri la mia decisione. Sono disponibile alla candidatura a sindaco di Milano».
Lo ha reso noto, ai microfoni della radio CNRmedia, l’europarlamentare e già  primo cittadino del capoluogo lombardo Gabriele Albertini, nel giorno di Sant’Ambrogio, festa patronale della città .
«L’ho comunicato ieri a Fini, Casini e Rutelli – ha spiegato Albertini – Aspetto che commentino e prendano una decisione. La mia scelta è sul loro tavolo. Non anticipo il contenuto della mia comunicazione, che ho spedito ieri, loro ne conoscono il contenuto. Sono quindi disponibile alla candidatura a sindaco di Milano».
Albertini più tardi ha specificato che la sua è una disponibilità , non un’avvenuta candidatura: «Voglio precisare che ho solo dichiarato che in data odierna ho spedito una comunicazione personale a Fini, Casini e Rutelli contenente la mia decisione in merito alla candidatura a sindaco di Milano. Sono in attesa di riscontro».
Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, non ha voluto commentare la decisione di Albertini: «Per me oggi è un giorno di festa – ha detto il sindaco, al termine della cerimonia degli Ambrogini -, non penso a nient’altro».
Conversando con i cronisti, il sindaco di Milano si è limitato ad aggiungere, in merito alla candidatura che ha tutti i crismi per rivelarsi insidiosa: «Aspettiamo novità  e vediamo».
«È davvero una delusione. Lo dico con profondissima amarezza. Dico la verità : non me l’aspettavo», ha affermato il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà , presidente della Provincia di Milano.
«A questo punto diventa incompatibile con un posto di assoluto rilievo nella commissione affari esteri, la più importante del Parlamento Europeo – ha aggiunto Podestà  -. Un anno e mezzo fa ha chiesto la fiducia degli elettori del Pdl, e adesso si candida contro il Pdl. Una delusione, non dico altro».
La solita menata del “tradimento”, poveretti, come se non vi fossero milioni di italiani che hanno votato Pdl perchè c’era Fini e turandosi il naso perchè c’era Berlusconi.
“Quella di Albertini è una scelta che stupisce, la sua candidatura a sindaco di Milano è una candidatura contro se stesso», è anche il commento di Giulio Gallera, capogruppo del Pdl al Comune di Milano.
«Se si candiderà  – ha osservato Gallera, che è stato assessore nella seconda Giunta Albertini – Albertini correrà  contro se stesso perchè questa amministrazione è pienamente in linea con quelle precedenti da lui guidate: prova ne sia che molti assessori della Giunta Moratti erano consiglieri durante il mandato di Albertini».
Anche se riconosce che un’eventuale candidatura di Gabriele Albertini potrebbe erodere un po’ di consenso al centrodestra, Gallera si è detto certo che gli elettori del Pdl non si faranno irretire dalle sirene del terzo polo.
«Sono sicuro – ha detto Gallera – che i milanesi continueranno a scegliere e premiare la concretezza del governo del fare e a non seguire chi si presta a sostenere i fautori dei giochi di palazzo e dei ribaltoni».
Pare che non sappiano dire altro, sembrano un disco rotto: sognano sempre il partito del “fare nulla”, come se gli italiani fossero imbecilli.
In realtà  la candidatura di Albertini spariglia i giochi:è opinione comune che se ne vedranno delle belle.

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L’INDULTO OCCULTO (SUL QUALE IL GOVERNO E LA LEGA NON FANNO SPOT)

Dicembre 7th, 2010 Riccardo Fucile

DAL 16 DICEMBRE   I DETENUTI POTRANNO SCONTARE L’ULTIMO ANNO DI DETENZIONE A CASA PROPRIA, SULLA BASE DEL DECRETO ALFANO: SI TRATTA DI CIRCA 12.000 CARCERATI…. MA GIA’ SI POTEVA OTTENERE QUESTA MISURA, ESAMINADO CASO PER CASO: ERA DAVVERO NECESSARIA? … CHI PICCHIAVA LA MOGLIE POTRA’ TORNARE NELLA STESSA CASA DEL CONIUGE, CHI HA COMMESSO UN REATO ENTRO IL 2006 ORA AVRA’ 4 ANNI DI FRANCHIGIA

Zitti zitti, nel silenzio delle tv, della stampa e dell’opposizione, la maggioranza di centrodestra votata all’insegna della “certezza della pena” e della “tolleranza zero”, ha appena approvato un bell’indultino mascherato che farà  uscire anzitempo dal carcere migliaia di delinquenti.
Il ddl Alfano, approvato dal Parlamento tra il lusco e il brusco, in vigore dal 16 dicembre, prevede che i detenuti che scontano condanne definitive possano trascorrere l’ultimo anno di detenzione a casa propria (“disposizioni relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a un anno” e degli analoghi “residui di maggior pena”, esclusi mafia, terrorismo e omicidio).
Ma attenzione: già  oggi i detenuti possono scontare gli ultimi due anni di pena agli arresti domiciliari e gli ultimi tre in affidamento al servizio sociale, cioè liberi.
In pratica, chi deve scontare condanne fino a tre anni sa che non farà  un giorno di carcere e, se ha avuto l’accortezza di delinquere entro il maggio 2006, prima dell’indulto (sconto automatico di 3 anni), non fa un giorno di galera nemmeno se condannato a 6 anni.
Per esempio, Cesare Previti: condannato a 6 anni, ne defalcò tre per l’indulto e per gli altri tre ottenne l’affidamento alla Caritas, cavandosela con due giorni a Rebibbia.
Ora, con l’ulteriore saldo natalizio targato Alfano, la franchigia sale a 4 anni (e addirittura a 7 per i reati coperti da indulto).
Insomma, per finire dentro e restarci bisogna proprio fare una strage.
Oltre al danno, c’è pure la beffa per le vittime dei reati: chi li ha commessi potrà  tornare a casa senza l’obbligo di abbandonare il domicilio della persona offesa o il “locus commissi delicti”.
Quindi chi è finito dentro perchè molestava la vicina di casa o picchiava la moglie può tornare comodamente sul luogo del delitto a scontare la pena e a ripetere il delitto.
Prepariamoci dunque all’ennesima ondata di scarcerazioni (usciranno chi dice 2 mila, chi 7 mila, chi 12 mila carcerati su 70 mila) che per giunta, non essendo accompagnata da investimenti per reinserire gli ex detenuti nella società , li porterà  a tornare a delinquere, con un aumento dei reati e dell’insicurezza sociale.
Il tutto a opera del centrodestra, sempre pronto ad accusare il centrosinistra di “mettere fuori i delinquenti”.
Naturalmente, come tutte le leggi di questo governo, peggio se firmate da Alfano, anche questo indulto mascherato è incostituzionale: per amnistie e indulti occorrono i due terzi del Parlamento, mentre qui han votato solo Pdl e Lega.
Quella stessa Lega che inizialmente si era opposta al ddl Alfano per bocca del ministro Maroni, che poi, alla chetichella, ha digerito tutto.
Quella stessa Lega che nell’agosto 2003, quando passò l’“indultino” (sospesi gli ultimi 2 anni di pena a chi ne avesse scontata metà , salvo reati gravissimi: 5900 scarcerati) coi voti di FI, Udc, mezza An e centrosinistra, fece fuoco e fiamme.
Calderoli chiese a Ciampi di rinviare la legge alle Camere “per     manifesta incostituzionalità ” e al ministro della Giustizia Castelli di “riferire in Parlamento sui reati commessi in futuro da quanti verranno scarcerati grazie a questo squallido indulto mascherato.
Le recidive saranno molte ed è giusto che il popolo sappia quali reati verranno commessi ai suoi danni grazie a questo provvedimento e a chi lo ha promosso”.
Castelli tuonò: “Da ottobre ritroveremo in cella ospiti che avevamo appena liberato e in 12 mesi la popolazione carceraria sarà  quella di prima. Ma abbiamo un programma epocale per costruire e aprire 23 nuove carceri”. Anche Mantovano (An, oggi Pdl) denunciò: “Così la certezza della pena diventa ancora più flebile: l’indultino contribuirà  a rafforzare la convinzione che tutto sommato a commettere reati anche gravi non si paga poi un costo così elevato”.
Naturalmente, del mirabolante piano Castelli e Alfano per costruire nuove carceri, non s’è mai saputo nulla.
E rieccoci, nel 2010, a metter fuori qualche migliaio di criminali. Stavolta, di nascosto.
Complimenti alla maggioranza e anche, scusandoci per il termine un po’ forte, all’opposizione.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PIL TEDESCO + 3,6%: LA GERMANIA FELICE NON CONOSCE LA CRISI, LE IMPRESE TAGLIANO LE FERIE NATALIZIE PER RISPETTARE GLI ORDINI

Dicembre 7th, 2010 Riccardo Fucile

UN’ALTRA DESTRA: MODERAZIONE SALARIALE, INTESE CON I SINDACATI E STABILITA’ POLITICA, I TRE SEGRETI DEL SUCCESSO… LA BUNDESBANK RIVEDE LE STIME DI CRESCITA E SOTTOLINEA IL RUOLO DELL’EXPORT… MENTRE L’ITALIA ARRANCA

La locomotiva tedesca corre sempre più forte, e sullo sfondo della tempesta sull’euro accentua il suo distacco dalla fragile Europa mediterranea, sia per crescita del Prodotto interno lordo (Pil), sia per competitività , sia quanto al risanamento dei conti pubblici.
Secondo i dati resi pubblici ieri dalla Bundesbank, il Pil tedesco quest’anno crescerà  del 3,6 per cento, cioè il massimo storico dalla riunificazione, compiuta vent’anni fa.
Cala ai minimi storici la disoccupazione, mentre il disavanzo scende, e l’anno prossimo andrà  saldamente sotto il tetto del 3 per cento del Pil indicato dai Trattati di Maastricht e dal Patto di stabilità , gli accordi costitutivi dell’euro. Angela Merkel, dunque, viene indirettamente rafforzata sul piano politico dal successo della politica di stabilità  tedesca, nel confronto con gli altri governi di Eurolandia su come salvare la moneta unica.
«L’export continuerà  ad avere un ruolo determinante nella crescita dell’economia federale, ma i suoi successi e i miglioramenti sul fronte dell’occupazione rafforzano in modo considerevole la domanda interna e la sua parte nell’andamento della congiuntura», sottolinea il rapporto della Bundesbank.
I dati sono rivelatori: la crescita del Pil quest’anno si situerà  appunto al 3,6 per cento.
Non è mai stata così alta da quando nell’ottobre del 1990 Helmut Kohl divenne cancelliere della Germania unita.
Il calo della crescita del Pil nei due prossimi anni (stime Bundesbank: più 2 per cento nel 2011 e più 1,5 per cento nel 2012) è inevitabile, visto il contesto mondiale della debolezza strutturale sia di molte economie dell’eurozona, sia della congiuntura internazionale.
Ma ciò non impedirà  ai tedeschi di mantenere la promessa di un rientro rapido dei conti pubblici entro i tetti di Maastricht e del Patto di stabilità , cioè un massimo del 3 per cento del Pil per il disavanzo.
Il deficit tedesco scenderà  al 3,5 per cento del Pil quest’anno, e al 2,5 per cento l’anno prossimo.
Il fardello, che infastidisce contribuenti ed elettori, è il peso delle garanzie del fondo europeo per i paesi indebitati: ammontano al 7 per cento del Pil. E’ un peso difficile da sopportare come dimostrano le dichiarazione dei politici nelle ultime settimane.
Export industriale ad alto contenuto di eccellenze tecnologiche, moderazione salariale, concertazione con i sindacati, stabilità  politica sono il segreto del successo.
I grandi global player del made in Germany – da Bmw a Volkswagen, da Audi alla stessa Opel fino ai big dell’indotto, per restare nel solo comparto auto che non è tutto – tagliano le ferie natalizie e aumentano gli straordinari per far fronte alla domanda in volo.
Domanda dei mercati internazionali, visto che Cina, India, Brasile, Corea, Russia ma anche le nuove tigri del Centro-Est europeo, ovvero Polonia, Repubblica cèca, Slovacchia e Ungheria aumentano i loro ordinativi.
Ma anche domanda interna: il calo della disoccupazione (saldamente sotto i 3 milioni, in discesa verso il 6,9 per cento), gli aumenti retributivi concessi come premio per i successi, in omaggio al principio della cogestione, la sicurezza che il welfare continua a fornire ai poveri, spingono chi vive qui a spendere di più.
E con i prezzi bassi creati dalla stabilità , il potere d’acquisto dell’euro in Germania è ben superiore che non nel Sud dell’Unione.

Andrea Tarquini
(da “la Repubblica“)

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BOCCHINO: “BERLUSCONI E’ PASSATO DALLA RIVOLUZIONE LIBERALE A QUELLA SUDAMERICANA”

Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA A “REPUBBLICA”: “PIU’ DEGLI INSULTI DI BERLUSCONI, PREOCCUPA IL CLIMA DI ODIO CREATO DA CERTI GIORNALI A LUI VICINI”…”E’ IN PIENA TEMPESTA EMOTIVA, PUNTA SUL “TRADIMENTO” E NOI AUMENTIAMO CONSENSI”

Onorevole Bocchino, Berlusconi vi ha definiti “traditori, maneggioni, ammucchiata di reduci “. Vi preoccupa l’ira del premier su Fli e Udc?
“Il premier è in piena tempesta emotiva. Del resto Berlusconi è abituato a comandare, come ogni imprenditore, e si accorge di essere finito in minoranza, da qui la reazione. Il resto è propaganda. Sperando di andare al voto vuole fare la campagna elettorale sul tradimento, senza rendersi conto che i nostri sondaggi, come del resto i suoi, dimostrano in modo evidente che questa operazione porta voti proprio a noi, poichè tutti sanno che è stato lui a cacciare Fini. Più delle parole di Berlusconi ci preoccupa il clima che il Pdl e le sue propaggini giornalistiche vogliono creare. Un clima di odio, di contrapposizione che, come è accaduto in altro periodi della storia, rischia di armare le mani di estremisti o di pazzi”.
La campagna di “Libero” contro di voi quali conseguenze ha?
“Il “metodo Belpietro” è quello terroristico di sbattere nome e indirizzo (ora quello mail) in prima pagina, per additarlo agli elettori, si dice, ma l’obiettivo è intimorire e minacciare. Dovevamo fare la rivoluzione liberale e siamo riusciti a fare quella sudamericana, con Verdini per il quale “chissenfrega” delle istituzioni e gli avversari politici additati così che qualcuno possa colpirli”.
Lei è stato minacciato?
“Essendo il primo della lista, ho ricevuto 500-600 mail: due terzi di insulti e minacce, il resto di persone indignate per questa operazione. Numeri esigui, in definitiva”.
Cosa si aspetta in questa settimana di passione che manca alla sfiducia?
“Il posizionamento è finito: da una parte ci sono 317 deputati per la sfiducia e 308-309 dall’altra. Non ci saranno sorprese. Sarà  una settimana politicamente tesa, ma di scontri verbali. Berlusconi non ha più la maggioranza. Il consiglio è che vada a dimettersi e poi si sieda attorno a un tavolo con Fini e Casini”.
Ritenete ancora possibili le dimissioni di Berlusconi?
“È probabile che si dimetta. Non c’è ragione per farsi sfiduciare. Può continuare a mostrare i muscoli per rabbia o perchè qualche consigliere “scienziato” gli fa credere di avere i voti in tasca. Ma il 14 mattina immagino si dimetterà , avendo così la possibilità , per prassi costituzionale, di riassumere l’incarico. Da quel momento si apre un’altra fase politica”.
Quindi Fli non chiude a un Berlusconi-bis?
“Se Berlusconi viene sfiduciato, non ci sono più margini. In un nuovo governo per noi è importante in primo luogo il programma”.
E quali sarebbero i vostri punti-cardine?
“Sarebbero due. Una nuova agenda economico-sociale partendo dall’accordo che Confindustria e parti sociali hanno recentemente firmato; la riforma della legge elettorale non punitiva nei confronti di nessuno, ma che cambi il meccanismo del premio di maggioranza e che preveda almeno la metà  dei deputati scelti attraverso i collegi uninominali. Poi è importante la coalizione: vogliamo si torni a quella del 1994. La foto è Berlusconi, Fini, Casini e Bossi: il premier ha espulso l’anima moderata e valorizzato quelli con la bava alla bocca. Chi guiderà  questo governo, si vedrà “.
La partita vera è quella del 15 dicembre, del “dopo”?
“È Berlusconi stesso che può precludersi il bis se si fa sfiduciare. Noi non vogliamo elezioni perchè la crisi economica è grave. E non vogliamo ribaltoni: no a un governo di responsabilità  che mandi all’opposizione chi ha vinto le elezioni; sì, se è con Pdl e Lega. Se Berlusconi indica un suo nome – Letta, Tremonti o Alfano – va benissimo”.
E un governo Schifani per cambiare la legge elettorale?
“Non me vedo le condizioni politiche, ma da parte nostra nessuna preclusione”.

Giovanna Casadio
(da “la Repubblica“)

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VERDINI “SE NE FREGA” DEL COLLE MA È INSEGUITO DA TRE PROCURE

Dicembre 5th, 2010 Riccardo Fucile

IL CURRICULUM DELL’UOMO PROBO, FULGIDO ESEMPIO PIDIELLINO DA SEGUIRE, INDAGATO PER CORRUZIONE, RICICLAGGIO, MENDACIO BANCARIA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE…DA FIRENZE A ROMA, DALLA SARDEGNA ALL’AQUILA, UNA SERIE DI EPISODI CHE LO VEDONO PROTAGONISTA

“Delle prerogative del Capo dello Stato ce ne freghiamo”.
Non era mai avvenuto che il coordinatore del partito di maggioranza mandasse a quel paese il presidente della Repubblica.
Un’uscita che colpisce anche perchè a farla è quel Denis Verdini, campione di modi spicci, magari di gaffe, che però sa dove fermarsi.
Se Denis ha rotto gli indugi, ha avuto un via libera dall’alto. E poi ci sono le notizie che arrivano da Radio Carcere: Pasquale Lombardi — ex magistrato tributarista e presunto braccio operativo della loggia P3 — avrebbe deciso di
parlare.
E starebbe accusando proprio Verdini mentre riferisce i dettagli della propria visita all’avvocato generale dello Stato, ora in pensione, Oscar Fiumara. Lombardi doveva vagliare la disponibilità  al rinvio alle Sezioni Unite del ricorso fiscale in Cassazione della Mondadori.
Ora Lombardi racconta: “Non ricordo se furono Dell’Utri e Verdini o se Martino e Carboni a incaricarmi del sondaggio presso l’Avvocatura dello Stato. Posso dire che lo feci, perchè la questione interessava Verdini e Dell’Utri”.
Insomma, la posizione di Verdini è sempre più scomoda.
Difficile proseguire con una tattica attendista mentre tre procure ti stanno con il fiato sul collo.
A Firenze, la sua città , c’è la rogna del Credito Cooperativo Fiorentino, l’istituto di cui Verdini è stato re per vent’anni.
Reato ipotizzato: mendacio bancario.
Sott’accusa gli enormi affidamenti che la banca presieduta dal coordinatore del Pdl avrebbe concesso a imprenditori amici di Denis, soprattutto il gruppo Fusi.
Gli ispettori di Bankitalia contestano alla gestione Verdini un conflitto d’interessi da 60 milioni.
Come ricordano gli ispettori, Verdini “risulta indagato in diverse sedi giudiziarie in relazioni a ipotesi di corruzione e riciclaggio, in concorso con uno dei titolari del gruppo Fusi-Bartolomei , gruppo imprenditoriale principale affidato della banca, al quale il Verdini risulta legato da relazioni d’affari”.
Firenze è il meno, anche se a Denis brucia perchè l’inchiesta lo ha reso un fantasma nella sua città .
A Roma è stata trasferita l’inchiesta sulla Scuola dei Marescialli. Denis, secondo l’accusa, si sarebbe speso per influire sull’assegnazione dei lavori all’amico — e, secondo i pm, socio — Fusi e soprattutto per la designazione di Fabio De Santis (presunto membro della Cricca) come provveditore dei Lavori Pubblici della Toscana.
Di qui l’accusa di corruzione.
A febbraio, a botta calda, Verdini rispose così ai pm: “Questa vicenda di De Santis io non la posso negare, leggo che Fusi mi ha chiesto di favorirne la nomina… Io ho alzato il telefono, ho chiamato il ministro Matteoli, direttamente e ho detto: “C’è da fare questa nomina: fra i candidati c’è anche questo De Santis, vedi se lo puoi nominare”. Punto. Dopo qualche tempo, mi ha chiamato il ministro e mi ha detto: “Quella cosa che mi avevi chiesto te l’ho fatta”. Punto. Io ho preso il telefono e ho chiamato Fusi: “Sarai contento, è stato nominato, fai quello che ti pare””.
L’inchiesta sulla Scuola Marescialli ha superato lo scoglio del gip, ma la posizione di Verdini è stata stralciata. Gli avvocati confidano nell’archiviazione.
Ma il rosario delle inchieste è lungo: i pm romani stanno portando avanti un fascicolo gemello sul Credito Cooperativo Fiorentino (riciclaggio e false comunicazioni sociali).
Infine ecco la tegola P3. Si va dall’associazione a delinquere con la finalità  di violare la legge Anselmi, a corruzione e riciclaggio.
Al centro delle indagini le cene nella splendida casa romana di Verdini.
Qui si ritrovavano i sospetti membri della P3. Qui sarebbero state concepite alcune delle operazioni più spericolate della loggia: dal tentativo di condizionare la Corte Costituzionale che doveva pronunciarsi sul Lodo, passando per l’affare dell’eolico in Sardegna per cui è indagato anche il traballante governatore Ugo Cappellacci.
Adesso Verdini dovrà  rendere conto di alcuni spostamenti di denaro che da persone riferibili a Carboni sarebbe finito a soggetti vicini a Denis.
E poi ci sono le solite intercettazioni telefoniche, telefonate di Verdini dall’ufficio di Dell’Utri.
Ma c’è anche un’inchiesta sulla ricostruzione dell’Aquila.
Riguarda il Progetto “C. a. s. e.”. Verdini è indagato, ma ha deciso di non presentarsi ai magistrati.
Oggetto dell’inchiesta gli affidamenti senza appalti e, secondo i pm, pilotati.
Al centro degli affari, il Consorzio Federico II cui partecipa l’azienda toscana Btp (ancora una volta l’amico Fusi). Un consorzio nato appena 40 giorni dopo il terremoto.
Verdini ai magistrati fiorentini ha raccontato: “Ho accompagnato Fusi insieme al presidente della Cassa di Risparmio dell’Aquila e all’esponente di un consorzio a Palazzo Chigi dal dottor Letta, per raccomandargli la… diciamo la possibilità  di lavorare: questo è avvenuto. Il colloquio si è risolto in grandi gentilezze, ma nella sostanza è che i lavori dell’Aquila erano stati, come dire, orientati, verso la soluzione”.
Le intercettazioni confermano l’appuntamento a Palazzo Chigi tra Letta, Verdini e i costruttori.
Insomma, Verdini si gioca tutto.
Se condannato, rischierebbe anni di galera e addio politica.
Meglio attaccare piuttosto che attendere di essere infilzato dalle banderilla della magistratura.

Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano“)

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GUZZANTI: “ATTACCHI PENOSI, SANNO SOLO OBBEDIRE AL CAPO”

Dicembre 5th, 2010 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA AL DEPUTATO EX PDL: “IL VERO TRADITORE E’ BERLUSCONI, E’ LUI CHE NON HA MANTENUTO LE PROMESSE”… “NON SONO CERTO IO AMICO DELLA SINISTRA, E’ LUI CHE E’ AMICO DI PUTIN E DEI GOVERNANTI EX URSS”

“La mia foto pubblicata da Libero? Belpietro che mi dà  del traditore invitando i lettori a scrivere mail contro di me? Purtroppo capita spesso che per adorare il capo si facciano cose tremende. La verità  è che in questa crisi di governo il traditore è Berlusconi, non io”.
È pacata la prima reazione del deputato Paolo Guzzanti alla notizia che Libero ha pubblicato la sua foto insieme a quella di altri 45 onorevoli finiani e dell’Mpa che hanno firmato la sfiducia al premier.
Raggiunto al telefono in un tranquillo sabato pomeriggio, la sua reazione presto da pacata diventa però nervosa e poi indignata contro chi evoca “un altro piazzale Loreto” per i nemici del governo.
Onorevole Guzzanti, lei da eletto nelle liste del Pdl non si sente nemmeno un po’ traditore?
“La parola “traditore” è una categoria del berlusconismo. Belpietro & co. non capiscono la politica, ma solo la devozione al capo supremo. Non pensano che uno può stare o meno con Berlusconi perchè condivide la sua politica in un certo periodo e poi non l’apprezza in un secondo momento. Con i loro metodi evocano invece un altro piazzale Loreto per chi è contro il governo. Ma i veri traditori in questa storia sono altri”.
Chi è allora il traditore?
“È Berlusconi, che ha abbandonato la sua promessa di politica liberale andando verso tutto ciò che è illiberale. È lui che è amico di Putin, non certo un campione del liberalismo. È lui che guida la “mignottocrazia” imperante in questo momento nelle stanze del potere politico. Non è un caso che tantissimi colleghi del Pdl mi dicono che si stanno regalando tra loro il mio libro, “Mignottocrazia”. Vi si specchiano. E poi ricordo a tutti che sono il vicesegretario del partito Liberale e la mia è una scelta politica”.
Appunto, lei per il giornale Libero è il segretario del partito Liberale che rischia di far cadere un governo di centrodestra per far andare a Palazzo Chigi la sinistra.
“Non sono amico della sinistra ed è Berlusconi che è amico di Putin e di tutti i pseudo governanti delle repubbliche dell’ex Unione sovietica. La verità  è che quelli accusati dai fan del governo di essere dei traditori sono delle persone coraggiose, che in un momento delicato prendono scelte difficili per il bene del Paese. È ridicolo inoltre accusarmi di essere un traditore, io che mi sono avvicinato a Berlusconi nel ’99 quando lui era in grande difficoltà  e me ne sono andato in tempi non sospetti, quando lui era al massimo del suo potere”.
Libero ha pubblicato anche il suo indirizzo di posta elettronica invitando i lettori a scriverle delle mail di protesta. Ha già  ricevuto dei messaggi?
“Nemmeno uno. Mi sa che questa iniziativa di Libero si è rivelata un flop. Mi fa molta pena il mio ex direttore e amico Belpietro, costretto a fare questa piccineria per ordini del capo supremo. Che tristezza”.

Antonio Fraschilla
(da “la Repubblica“)

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FINI: “SILVIO VUOLE COMANDARE MA PERDE PEZZI: NON IMPORTA CHI SARA’ PREMIER, MA COSA FARA’ IN CONCRETO”

Dicembre 5th, 2010 Riccardo Fucile

“CHI GOVERNA HA IL DOVERE DI NON PRENDERE IN GIRO LA GENTE CON PROMESSE IMPOSSIBILI DA MANTENERE… “SULLE TASSE,   SERIETA’ VORREBBE CHE SI DICESSE AGLI ITALIANI LA VERITA”…”LA MANIA DI SOSTENERE CHE LUI E’ IL PIU’ BRAVO AL MONDO PORTA A COCENTI DELUSIONI DEI CITTADINI, COME ALL’AQUILA: CI VUOLE REALISMO E UMILTA”

Silvio Berlusconi continua a fare finta di credere (se ci credesse davvero sarebbe ancora più grave) che il 14 dicembre avrà  la maggioranza. Intervenendo in collegamento telefonico ad un convegno degli amichetti di Cuffaro, il premier ha detto: “È irresponsabile aprire una crisi di governo. Siamo convinti di avere con noi la maggioranza degli italiani”.
E ha attaccato il Terzo Polo, la cui volontà  è oggi “quella di provare a fare un governo con la sinistra per accontentare le ambizioni personali dei leader delle tre piccole formazioni politiche che lo compongono”.
E’ Intervenuto, a distanza, il presidente della Camera Gianfranco Fini, che sulla sfiducia presentata da Fli-Udc-Api-Mpa e appoggiata dai Lib-dem dice: “Non è un complotto comunista. Chi ha firmato la mozione sono tutti uomini e donne che hanno collaborato con Berlusconi per gli ultimi dieci o quindici anni. Dov’è il complotto dei comunisti?”.
E ha aggiunto: “Berlusconi dovrebbe chiedersi perchè perde i pezzi. Forse – si autorisponde Fini – perchè più lo si conosce, più si capisce che per lui governare vuole dire comandare”
Per Fini “non importa chi sarà  premier, ma cosa farà “.
All’Italia serve un governo “capace di fare delle scelte e di indicare la strada. Non mi interessa chi lo presiede, ma cosa vuol fare questo governo, qual è il   programma”.
Gianfranco Fini ha parlato del futuro da una convention del Fli di Lanciano, in Abruzzo.
“Mi auguro – ha detto Fini – che chi ha responsabilità  politiche capisca finalmente che l’Italia ha bisogno di un governo che governi, che sciolga nodi e che indichi la strada. Se anche per due raffreddori, un mal di pancia o un deputato che cade dalle scale e non viene a votare la sfiducia non dovesse passare per il rotto della cuffia, il giorno dopo che succederebbe? Si può governare il paese senza una maggioranza sicura?”.
“Spero – conclude Fini – che chi ha responsabilità  politica lo capisca”.
Ma Fini non si è fermato qui.
Ha parlato anche di pressione fiscale e del terremoto in Abruzzo, sottolineando che chi governa ha il dovere di non prendere in giro la gente con promesse impossibili da mantenere.
“Se qualcuno pensa che da qui alla fine della legislatura si riesca a ridurre le tasse per le famiglie e per le imprese, quel qualcuno evidentemente crede a Babbo Natale – ha detto il leader di Fli -. È impossibile fare un taglio del genere. Serietà  vorrebbe che su questo si dicesse la verità , perchè governare significa assumere delle priorità . Non si prende in giro la gente dicendo che sta facendo tutto e poi registrare che abbiamo uno dei carichi fiscali più alti in Europa”.
E sulla ricostruzione dell’Aquila: “La voglia di strafare, il gusto di dire che lui è il più bravo del mondo, ha determinato la giusta reazione . Non bisognava promettere la ricostruzione immediata della città “.
“Serviva – è il ragionamento di Fini- un approccio umile, bastava dire la verità : per rifare l’Aquila ci vorranno 10-15 anni. Insomma, bisognava non esagerare con lo zelo, invece il governo lo ha fatto eccome, promettendo che tutto sarebbe stato fatto. La gente avrebbe capito se si fosse detto che servivano più di sei mesi. Alla fine, creare aspettative esagerate ha determinato il boomerang. Invece serviva un approccio più realistico”.
«C’è stata voglia di strafare sostenendo di aver fatto questo e quello, che tutto va bene e lui è il migliore del mondo».

argomento: Berlusconi, denuncia, destra, elezioni, Fini, Futuro e Libertà, governo, Lavoro, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »

GLI “ARDITI DEL PREMIER” O MEGLIO SAREBBE DEFINIRLI “GLI STORDITI DEL PREMIER”

Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

L’ANALISI IMPIETOSA DI MASSIMO GIANNINI SU “REPUBBLICA”, CHE IN PARTE CONDIVIDIAMO… MA GLI ARDITI DI MUSSOLINI, COSI’ COME LE STESSE AVANGUARDIE DELLE RIVOLUZIONI BOLSCEVICHE, ERANO ANIMATI DA IDEALI MORALI E SOCIALI DI CAMBIAMENTO… QUESTI SOLO DAL CONSERVARE I PROPRI   AFFARI, PRIVILEGI E IMMMUNITA’: “SE NE FREGANO” DEGLI ITALIANI

Mancava ancora qualcosa, al processo di decomposizione del berlusconismo.
L’irridente “me ne frego”, che gli arditi del Pdl sbattono in faccia alle regole, alle istituzioni, alla Costituzione.
Ebbene, grazie a Denis Verdini, pluri-inquisito coordinatore del Popolo della Libertà , è arrivato anche questo.
“Ce ne freghiamo”, annuncia il plenipotenziario berlusconiano.
Se ne fregano delle prerogative del Presidente della Repubblica, al quale la Carta del ’48 assegna compiti precisi nella gestione della crisi di governo.
Le conoscono, queste prerogative. I falangisti del Cavaliere sanno che la nostra, ancorchè malridotta, è ancora una Repubblica parlamentare, dove le maggioranze nascono, muoiono e si modificano in Parlamento.
Sanno che i parlamentari non hanno vincolo di mandato.
Sanno che in presenza di una crisi di governo il capo dello Stato ha il dovere di verificare se esiste un’altra maggioranza.
Sanno che in caso affermativo ha il dovere di affidare l’incarico di formare un nuovo governo a chi la rappresenta.
Sanno tutto questo.
Ma appunto: se ne fregano.
Perchè per loro, come si conviene a un populismo tecnicamente totalitario, la “ragion politica” prevale sempre e comunque sulla ragion di Stato.
Il leader incoronato dalla gente è sempre e comunque sovraordinato alle norme codificate dal diritto.
Questo, fatti alla mano, è dal 1994 il dna politico-culturale del berlusconismo.
E così, al grido di “no al ribaltone”, le truppe del Cavaliere sono pronte a marciare sul Colle, sfidando Giorgio Napolitano e stuprando la Costituzione, di cui il presidente della Repubblica è il supremo custode.
Questo è dunque lo spirito con il quale un premier in confusione e una maggioranza in liquidazione si accingono ad affrontare le due settimane di vita che ancora restano al governo, prima del voto del 14 dicembre.
Questo è il “grido di battaglia”, con il quale il Pdl si prepara a combattere la guerra che comincerà  il giorno dopo quella drammatica ordalia.
Sapevamo, a nostra volta, che l’ultimo atto della commedia umana e politica di Berlusconi sarebbe stato pericoloso e destabilizzante.
Ma non immaginavamo che al vasto campionario di violenze verbali e di macellerie costituzionali ora si aggiungesse anche il “me ne frego”.
Restano una certezza e una speranza.
La certezza è che la massima istituzione del Paese, il Quirinale, è affidata alle mani salde e sagge di un uomo che saprà  esattamente cosa fare, per il bene dell’Italia e degli italiani.
La speranza è che alla fine anche la parabola del berlusconismo, più che in tragedia, degeneri in farsa.

Massimo Giannini
(da “la Repubblica”)

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