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ALTRO RINVIO PER IL DECRETO SVILUPPO MENTRE SPUNTA UNA MINI-PATRIMONIALE

Ottobre 12th, 2011 Riccardo Fucile

LA SOLITA TEORIA DI PROVVEDIMENTI A COSTO ZERO…POSSIBILE STRETTA SULLE BABY PENSIONI

E’ ancora battaglia sul condono.
«Non va escluso», ribadisce Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera.
«Non è praticabile», gli replica Luigi Casero, sottosegretario all’Economia.
«Riforme sì, condono no», titola la Padania.
Così, mentre le tensioni nella maggioranza si acuiscono e nessuno ancora esclude una patrimoniale anche in versione “mini”, slittano sia il decreto Sviluppo che la Legge di Stabilità  (la ex Finanziaria), per un varo forse contestuale.
«Entro fine ottobre», riferisce Casero per il dl sviluppo, ma «senza condoni».
Tra i motivi del ritardo anche il duro braccio di ferro tra i dicasteri sui tagli da 7 miliardi decisi dalle manovre estive.
Alla Ragioneria dello Stato non sarebbero pervenute ancora le proposte dei ministri sulla distribuzione dei sacrifici.
La Legge di Stabilità , da approvare entro il 15 ottobre di ogni anno, potrebbe intanto prevedere nuove misure: un prelievo dell’1% sulle baby-pensioni di coloro che hanno smesso di lavorare prima dei 50 anni (soprattutto dipendenti pubblici) e la proroga al 2012 della tassazione agevolata sui premi di produttività .
Agevolazione pari al 10%.
«Il condono fiscale può essere collegato alla riforma fiscale», dunque al di fuori del decreto Sviluppo, «per abbattere il debito», insiste Cicchitto che in un duro articolo, pubblicato sul Foglio, bolla la contrarietà  sul tema espressa da Cgil, Pd e Confindustria come «fanatismo ideologico» e «moralismo da quattro soldi».
E definisce Tremonti novello Savonarola, per il suo modo di difendere la lotta all’evasione e la scelta dei tagli lineari in manovra, «il contrario del riformismo».
Il ministro dell’Economia intanto da Milano, dopo un lungo vertice nella sede della Lega con Bossi, fa trapelare che i soldi non ci sono e il decreto sarà  a “costo zero” per la semplificazione e le liberalizzazioni, così come delineato da lui stesso prima di essere escluso dalla cabina di regia sul decreto per la crescita affidata al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani.
La posizione di Tremonti e anche quella di Bossi pare, dunque, definita: nessun tipo di sanatoria in vista.
Confermata dallo stesso Casero: «La maggioranza ritiene che non sia da fare e la nota del governo è chiarissima».
E non per motivazioni «etico-politiche», spiega il sottosegretario, ma tecniche: «La Ue non permette un condono Iva».
Come già  accaduto nel 2008 sul tombale di sei anni prima.

Valentina Conte
(da “La Repubblica“)

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WALL STREET JOURNAL ATTACCA L’ITALIA: “CONTI TRUCCATI PER ENTRARE NELL’EURO”

Ottobre 12th, 2011 Riccardo Fucile

UN EDITORIALE DEL QUOTIDIANO AMERICANO CI PARAGONA ALLA GRECIA E IPOTIZZA CHE LO STATO DELLE FINANZE ITALIANE SIA A RISCHIO SOLVIBILITA’

L’Italia come la Grecia. Ma non solo perchè potrebbe essere il prossimo Paese sull’orlo del naufragio.
L’Italia – accusa apertamente un editoriale del Wall Street Journal – potrebbe aver truccato i conti per entrare nell’euro.
“Ci sono tutte le ragioni per ritenere – scrive Alen Mattich – che il governo italiano sia stato aggressivo almeno quanto gli altri Paesi europei nel mascherare lo stato delle proprie finanze in modo da ottenere l’ingresso nell’area della moneta unica”.
E quindi, prosegue inesorabile, “se il debito pubblico di fondo dell’Italia fosse più alto e/o se lo stato del suo deficit fosse peggiore rispetto alle cifre ufficiali, allora la questione diventerebbe di solvibilità  piuttosto che di liquidità . Si ricordi lo shock avvertito dagli investitori quando la Grecia ammise di aver falsato i propri numeri”.
Il Wsj riconosce i punti di forza dell’Italia, a cominciare dal deficit di bilancio strutturale e dall’avanzo primario atteso (4 punti in termini di Pil, al netto delle spese per interessi), oltre al consistente risparmio privato, che in larga parte finanzia il debito pubblico. Inoltre, il sistema finanziario italiano “sembra più sicuro rispetto a quello di altri Paesi”. A minacciare il Paese sono però intanto la bassa crescita: “E’ probabile che l’Italia continuerà  a flirtare con la recessione, rendendo più difficile per il governo il raggiungimento dei target strutturali”.
Ma la difficoltà  maggiore è costituita dalla mancanza di credibilità , che non dipende solo dalle pessime battute di Berlusconi (“dell’infamous burlesque humor” del premier si parla in apertura dell’articolo), ma è giustificata dallo stato delle finanze italiane: “Il mercato sta probabilmente sottostimando il livello di difficoltà  con il quale l’economia italiana dovrà  confrontarsi e il fatto che l’attuale stato delle sue finanze sia peggiore di quanto riferito”. E se i conti italiani sono truccati, osserva il Wsj, gli acquisti di bond da parte della Banca Centrale Europea non risolveranno certo il problema.

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FRATTINI: “BASTA VERTICI A DUE”, .MA LA MERKEL E SARKOZY LO SNOBBANO: “NOI I LEADER”

Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile

IL NOSTRO GOVERNO ACCATTONE NON LO CONSIDERA NESSUNO, ANCHE OBAMA APPOGGIA L’ASSE FRANCO-TEDESCO… E LE BORSE VOLANO

Italia contraria al patto Merkel-Sarkozy per un governo unico dell’Europa.
A protestare stavolta è il ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Noi pensiamo che una situazione globale non si risolve con assi bilaterali».
Immediata le repliche: «La Francia e la Germania non hanno nessuna vocazione ad essere il Direttorio della Ue», spiegano fonti francesi.
E da Berlino: «Siamo le economie più grandi dell’Eurozona. Abbiamo una responsabilità  particolare per il futuro dell’Europa e dell’euro».
Ne nasce un caso, l’ennesimo. T
anto più che anche il presidente Usa, Obama, chiama Sarkozy dando «pieno sostegno alla strategia» francotedesca per rispondere alla crisi.
Analoga telefonata c’è stata pure con il premier inglese Cameron: «Servono azioni decise».
Il tutto, mentre la Bce, con il numero due Constancio, lancia l’allarme-contagio: il fondo salva-Stati deve aiutare Italia e Spagna.
Ma le Borse festeggiano: il summit a due, considerato decisivo per risolvere la crisi del debito, galvanizza i mercati.
Ovunque, tranne ad Atene, domina il segno più. Francoforte guadagna il 3%, Parigi il 2,1%, Londra l’1,8% e Milano chiude con un rialzo del 3,66%.
Comunque, Frattini bolla il faccia a faccia Merkel-Sarkozy come una perdita di tempo: «Di tutto l’incontro non siamo riusciti a comprendere quale sia stato il succo, non c’era un’agenda dichiarata, non sappiamo neanche se c’era un’agenda sostanziale. Sarebbe molto meglio rilanciare il metodo comunitario, che fa sedere i 27 attorno al tavolo del Consiglio, senza perdere tutto questo tempo che rischia di fare fallire la Grecia».
Però il dialogo privilegiato tra Francia e Germania è servito a dare il sì politico alla ricapitalizzazione delle banche, alla riforma dei Trattati e ad affrontare la crisi greca: un pacchetto globale sarà  pronto entro il mese, in tempo per il G20 di Cannes.
Di qui il rinvio – una sorpresa – del vertice Ue dei capi di governo al 23 ottobre.
Nel panorama euforico dei mercati spicca l’altalena del titolo Dexia, il colosso franco-belga appena salvato con un piano da 4 miliardi per l’acquisizione da parte di Bruxelles della filiale belga.
Un’altra offerta per la branca lussemburghese è arrivata dal Qatar. Sospeso, il titolo è affondato del 36%, per poi riprendersi.
Frattini: «E l’antipasto dell’effetto-domino» di un mancato salvataggio della Grecia.
Ad Atene, gli esperti di Fmi-Ue-Bce stanno chiudendo il negoziato sugli aiuti; a giorni il premier Papandreou incontrerà  il leader Ue Van Rompuy mentre la stampa tedesca continua a scrivere che Merkel sarebbe per il default.
Frattini: «Senza aiuti, conseguenze devastanti per la Ue».
Contro l’asse franco-tedesco negli anni si sono espressi: Buttiglione, Casini, Tremonti, Marzano. Nel 2005, lo stesso Frattini si era detto convinto che questo Direttorio fosse ormai «morto».
Il nuovo caso suscita polemiche anche all’interno. «L’esclusione dell’Italia è la conseguenza dell’assenza di governo».
Amaro il commento dell’economista Mario Monti: «L’Italia non è mai stata così estranea alle decisioni sull’Europa».

Elena Polidori
(da “La Repubblica”)

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LA BELLA RIFORMA CARCERARIA DI ALFANO: “SONO FINITI I SOLDI PER I PASTI DEI DETENUTI”

Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA ARRIVA DAL CARCERE DI BOLOGNA. CIRCOLARE CHOC DEL DAP….GLI AGENTI PENITENZIARI: “FAR USCIRE I TOSSICODIPENDENTI”

In Italia non ci sono più soldi perfino per comprare il cibo da dare i detenuti.
“Abbiamo ricevuto una comunicazione la scorsa settimana dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap, ndr): ci comunicano che iniziano a mancare anche i soldi per comprare il cibo dei detenuti”.
La missiva/allarme arriva dalla direzione della Dozza, il carcere sovraffollato di Bologna e porta come sottinteso un “arrangiatevi un po’ come potete”, perchè i denari iniziano a mancare.
Altro che rieducazione, altro che piano carceri.
Non è più solo sovraffollamento, ora, per ammissione degli stessi vertici che guidano il sistema delle carceri in Italia: a mancare potrebbe essere il minimo indispensabile per la sopravvivenza dei reclusi, il rancio passato ai detenuti.
E la crisi e i tagli potrebbero colpire anche il menu di chi sta dietro alle sbarre.
L’allarme arrivato Bologna, ma riguarda tutta Italia, era già  stato preannunciato da
alcuni deputati in visita al carcere della Dozza a luglio.
Allora sembrava un’ipotesi remota, quasi una polemica estiva tra parlamentari.
Oggi invece la comunicazione di stringere la cinghia da Roma è arrivata puntuale.
A denunciare il fatto il sindacato di polizia penitenziaria, Sappe, che sabato 8 ottobre ha tenuto a Bologna un presidio con alcune decine di agenti proprio davanti al carcere della Dozza (una delle strutture più critiche d’Italia) per protestare contro le condizioni di lavoro e di vita dentro la struttura.
Nell’istituto del capoluogo emiliano ci sono 1.200 detenuti a fronte di una capienza di massimo 450.
Inoltre gli agenti chiedono da tempo rinforzi: sono in 350 ma dovrebbero essere almeno 550.
Ma anche i dati nazionali non sono da meno: 68 mila detenuti contro i 44 mila che potrebbero essere ospitati nelle patrie galere.
Il sovraffollamento è dato soprattutto dalla presenza degli stranieri e non a caso molto è molto più sentito nelle città  del nord, dove la presenza dei cittadini di altri Paesi e molto più marcata.
Anche nel Mezzogiorno tuttavia non si scherza, se si pensa che i detenuti “in più” a Napoli Poggioreale sono 1500.
Inoltre a livello nazionale mancano 6.500 agenti su un numero attuale di circa 38 mila
“Le attività  rieducative ormai sono pochissime, e saranno sempre meno visto che i fondi andranno usati per mangiare. Al momento a Bologna si stanno già  utilizzando soldi stanziati per il primo semestre del 2012”, spiega Giovanni Battista Durante, segretario aggiunto nazionale del Sappe.
Insomma a Bologna si raschia il fondo del barile giusto per tirare a campare così come in molte parti d’Italia.
Mancano i soldi perfino per portare i detenuti in tribunale e molti processi in tutta Italia sono stati rinviati per questo motivo.
Ma quale è la soluzione al sovraffollamento prospettata dagli agenti?
La legge 199 del 2010 dell’allora guardasigilli Angelino Alfano, che prevedeva i domiciliari per le pene più lievi, ha fatto uscire appena 3 mila persone sulle 11 mila che avrebbero potuto beneficiare del provvedimento.
Il perchè è noto: gran parte dei possibili beneficiari erano gli stranieri che, non avendo in molti casi un domicilio, sono stati costretti a rimanere al fresco.
Qualche altra possibilità  ci sarebbe: “Si potrebbero fare uscire i tossicodipendenti, che sono 300 a Bologna e 17 mila in tutta Italia”, spiega Durante.
“C’è anche una legge secondo la quale chi deve scontare non più di sei anni, possa uscire dal carcere dopo avere superato un programma di riabilitazione”.
Già , ma, come ammettono gli stessi agenti, spesso mancano le strutture riabilitative e i soldi per riabilitare le persone.
Eppure i pochi fondi a disposizione della macchina penitenziaria, secondo gli agenti, si potrebbero investire meglio: “Si parla da tre anni di piano carcere e sono stati stanziati più di 700 milioni di euro, ma non si capisce che costruire nuove carceri è assolutamente inutile se non si assume nuovo personale”, spiega Durante.
“In Italia abbiamo 6 mila posti detentivi inutilizzati. In Emilia Romagna ci sono 6 strutture vuote a Modena, Forlì, Parma e mancano 650 agenti”.
Poi il segretario del sindacato lancia la sfida ai vertici del Dap: “C’è una cattiva gestione, oltre alla carenza dei fondi. Chi sta ai vertici o si dà  una mossa o meglio che vada a fare altro”.
La carenza di cibo che rischia di abbattersi sulle carceri potrebbe colpire soprattutto i detenuti stranieri, che sono oltre il 60 % a Bologna e circa il 40 % in Italia.
Molti di loro, non avendo dei loro soldi personali per comprarsi da mangiare o non avendo una famiglia alle spalle, mangiano solo quello che passa il convento, o meglio il carcere.
Ma se ora anche il rancio comune è a rischio per ammissione degli uffici di Roma, la situazione rischia di degenerare. “A Bologna al momento si mantiene tranquilla grazie alla pazienza e la professionalità  degli agenti, ma basta un attimo perchè precipiti”.
La polizia penitenziaria di stanza a Bologna da tre giorni protesta anche per la condizione della sua mensa.
“Molte volte il cibo finisce già  alle 13 e dopo distribuiscono solo pasti freddi — denuncia Durante che poi prosegue — Chiediamo anche che la direzione del carcere faccia un’indagine sull’igiene nei locali dove viene conservato il cibo per gli agenti”. L’igiene nel deposito cibo dei detenuti potrebbe invece non servire, visto che tanto rischia di rimanere vuoto.

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CASE TROPPO CARE E LAVORO PRECARIO: I BAMBOCCIONI SALGONO AL 60%

Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile

BANKITALIA: IL 40% DEI GIOVANI FINO A 34 ANNI CONTINUA A VIVERE CON I GENITORI PER MOTIVI ECONOMICI… IL 30% DI CHI HA UNA CASA L’HA RICEVUTA DA MAMMA E PAPA’

Non sono bamboccioni.
I giovani italiani non vanno via da casa perchè non possono permettersi di pagare l’affitto, e tanto meno di accendere un mutuo.
Negli ultimi 15 anni i salari per i giovani sono calati, le garanzie contrattuali si sono affievolite e il sistema di welfare si è indebolito.
Mentre «i prezzi delle case sono più che raddoppiati nelle maggiori città  italiane»: ecco perchè, si legge nello studio appena pubblicato dalla Banca d’Italia, “Uscita di casa e prezzi degli immobili. Il caso italiano”, se nel 1983 viveva con i genitori il 49% dei giovani di età  compresa tra i 18 e i 34 anni, nel 2009 la percentuale è salita al 59%.
Se si considerano solo gli under 24, sfiora il 90%.
E in ogni caso per la fascia 30-34 anni è al 29% (30% per gli uomini e 20% per le donne).
E se qualcuno ancora pensasse che i giovani italiani rimangono a casa perchè eccessivamente legati ai genitori, la risposta è no: nel 2003 era il 34% a dichiarare (dati Istat) che la scelta dipendeva principalmente da motivi economici, nel 2009 il 40%. Certo, forse gli italiani hanno una tendenza maggiore a rimanere nella casa natale rispetto ai loro coetanei europei: infatti in media passano sei anni tra la prima esperienza lavorativa e la scelta di vivere da soli. In ogni caso i prezzi proibitivi delle case costituiscono un forte impedimento al raggiungimento dell’autonomia per i giovani: un aumento del 10% riduce nella stessa proporzione la propensione a lasciare i genitori secondo alcuni studiosi.
E secondo le autrici della ricerca della Banca d’Italia, Francesca Modena e Concetta Rondinelli, un aumento delle quotazioni immobiliari di circa 700 euro al metro quadro riduce la probabilità  di lasciare la famiglia di origine di circa mezzo punto percentuale per gli uomini (al 3,7% dal 4,1) e di oltre un punto percentuale per le donne (al 4% dal 5,2). Poichè i prezzi delle case sono saliti vertiginosamente soprattutto dalla fine degli anni ’90, «la corte nata tra il 1976 e il 1982 è stata maggiormente penalizzata nella transizione all’età  adulta».
Una simulazione dimostra che se questo gruppo di giovani a 29 anni (età  nella quale si è estremamente propensi ad andarsene da casa) si fosse potuta confrontare con le stesse quotazioni immobiliari con le quali alla loro età  si è rapportato il gruppo nato tra il 1971 e il 1975, la propensione ad andarsene da casa sarebbe salita di sei punti percentuali.
L’esplosione delle quotazioni immobiliari ha accresciuto inoltre la disuguaglianza: il 30% dei giovani che vivono da soli ha ricevuto la casa in dono dai genitori.
Ai giovani che non hanno genitori abbienti non rimane che l’affitto, e infatti un’indagine del Censis attesta che i proprietari di casa in Italia sono nella stragrande maggioranza ultraquarantenni, mentre per il 36,3% dei giovani c’è l’affitto a prezzi di mercato.
Gli affitti sono cresciuti di 80 punti percentuali tra il 1998 e il 2006.
Affitti e prezzi di vendita sono volati alle stelle soprattutto dopo l’introduzione l’euro, ammette la ricerca.
Se si vuole che i giovani se ne vadano da casa, bisogna avviare una seria politica per ridurre i prezzi immobiliari, conclude lo studio.
Avvantaggiando soprattutto i disoccupati e coloro che provengono da famiglie a basso reddito.

Rosaria Amato
(da “La Repubblica”)

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SUL CONDONO E’ SCONTRO NELLA MAGGIORANZA, IPOTESI PDL DI FAR SLITTARE IL VOTO SULLA LEGGE BAVAGLIO

Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile

L’ESECUTIVO NAVIGA ORMAI A VISTA E TEME DI NON RIUSCIRE PIU’ A SERRARE I RANGHI…ANCHE CONFINDUSTRIA E BOSSI CONTRARI AL PROVVEDIMENTO, SI APRONO ALTRE CREPE NEL PDL

Fronti contrapposti nella maggioranza.
L’esecutivo naviga a vista e a Palazzo Grazioli si teme di non riuscire più a serrare i ranghi, così si sta valutando l’ipotesi di far slittare il voto sulla legge Bavaglio previsto per mercoledì
Prima negato e smentito, poi ripescato e confermato.
L’ultimo balletto dell’esecutivo si sta consumando attorno al condono. Una norma che divide la stessa maggioranza ma che prende corpo nel decreto sviluppo che, secondo quanto annunciato da Silvio Berlusconi, dovrebbe essere approvato entro metà  mese.
Umberto Bossi ha spiegato di essere contrario così come Giulio Tremonti che vuole puntare sulla lotta contro l’evasione, ma il Pdl insiste sulla necessità  di percorrere questa strada.
E a bocciare il condono arriva anche Confindustria. Emma Marcegaglia è stata fin troppo chiara: “La logica del condono dà  un messaggio assolutamente sbagliato, è una cosa che in un certo senso premia i furbi e noi abbiamo bisogno invece che tutti paghino le tasse e rispettino le regole. Quindi non credo che questa sia la scelta giusta”.
Anche secondo il numero uno di viale dell’Astronomia è necessario puntare sulla lotta all’evasione, come vuole il titolare dell’Economia che domani incontrerà  Bossi nel quartier generale della Lega in via Bellerio.
E oltre a Lega e Confindustria, il Pdl deve fare i conti con i frondisti del partito.
L’ultimo a uscire definitivamente allo scoperto è stato il governatore lombardo Roberto Formigoni. Il condono, ha detto, “non è la strada giusta”.
E mentre il ministro Rotondi garantiva che l’ipotesi non è nell’agenda del governo, il suo collega d’esecutivo, Ignazio La Russa apriva all’eventualità  così: “Ha ragione chi pensa che il condono fiscale può dare un segnale non positivo alla lotta all’evasione, ma siamo davanti a una casa che brucia e senza preconcetti dobbiamo vedere qual è la medicina con meno controindicazioni”.
Insomma, il condono è nei pensieri del Cavaliere.
Ma dovrà  giocare una nuova partita con Tremonti, contrario ad una misura incentivo all’evasione; fare i conti con Bossi e con i frondisti del partito, che nel chiedere un cambio di passo di ampio respiro partono dai singoli provvedimenti.
E al fronte interno già  aperto da Beppe Pisanu e Claudio Scajola, si aggiunge Raffaele Lauro, senatore del Pdl e membro della commissione affari costituzionali che boccia il condono e critica pesantemente i colleghi di partito che hanno difeso il provvedimento. “Definire eticamente giusto il condono fiscale grida vendetta al cospetto di Dio, costituisce un’aberrazione politica e rappresenta una offesa gravissima a tutti i contribuenti corretti, qualsiasi possa essere la destinazione delle risorse ricavate”, ha tuonato.
“Se il decreto per lo sviluppo sarà  impostato su una simile logica condonistica, piuttosto che sulle riforme strutturali, indicate anche dalla Bce e più volte da Bankitalia, il provvedimento non avrà  futuro e dimostrerà  l’impotenza del Governo ad affrontare la decadenza italiana, con tutte le conseguenze”.
L’incapacità  dell’esecutivo ad affrontare la crisi è dunque ormai riconosciuto anche all’interno dei partiti di maggioranza.
Nel Pdl, ma anche nella Lega.
Umberto Bossi sta combattendo una guerra interna per cercare di tenere ancora sotto scacco i ribelli del Carroccio che da mesi hanno individuato la loro nuova guida: Roberto Maroni.
Ma il ministro dell’Interno, per il momento, è rientrato nei ranghi.
Eppure l’esercito c’è e la rivolta verso il cosiddetto cerchio magico prosegue, alimentata dalle scelte “sbagliate” del Senatùr.
L’asse Arcore-padano dunque rimane ancora in vita ma traballa sempre più vistosamente.
E la settimana che si apre è decisiva per la maggioranza e per il governo.
Occhi puntati soprattutto sul voto di mercoledì sul ddl intercettazioni.
Il relatore del provvedimento, Enrico Costa, sta tentando una mediazione con l’Udc, presenterà  un testo morbido proprio per accontentare i centristi.
Ma nel partito di via dell’Umiltà  c’è pessimismo sulla possibilità  di un’intesa e, anzi, si punta il dito contro l’atteggiamento di Pier Ferdinando Casini che si lascia guidare da Gianfranco Fini. E Angelino Alfano ha chiuso all’Udc sulla proposta di invitare Berlusconi a fare un passo indietro, proponendo così una sorta di equilibrio: il premier resta ma addolciamo il testo sul Bavaglio.
Certezze nel Pdl non ce ne sono.
Neanche sui numeri della Camera, che oggi appaiono a rischio.
Per questo motivo il Pdl non esclude affatto un rinvio della discussione, magari di una ventina di giorni.
Sulle intercettazioni è possibile un’ulteriore riflessione, anche per capire se la maggioranza è capace ancora di serrare i ranghi.
E’ infatti previsto il voto segreto che, considerato il clima di tensione nel Pdl, potrebbe riservare non poche sorprese.
Rischio che potrebbe esserci anche qualora si decidesse di porre la fiducia sul testo. Raccontano che pure il ministro della Giustizia Nitto Palma sia contrario a ricorrere a quest’arma.
La preoccupazione non è solo quella di andare incontro ad eventuali trappole, ma anche di irritare il Quirinale che da sempre sul tema chiede un dialogo aperto tra le forze in Parlamento.
Il Guardasigilli vorrebbe arrivare ad un’ampia convergenza anche sulla prescrizione breve in discussione al Senato, un provvedimento — questo l’ulteriore timore — che potrebbe subire l’alt del Colle per motivi di incostituzionalità .
La maggioranza, quindi, naviga a vista sia sulla giustizia.
Giochi aperti anche sul decreto sviluppo: il ministro Paolo Romani, è in contatto con i tecnici del dicastero dell’Economia, il gruppo costituito dai vertici del Pdl sta lavorando con il sottosegretario Luigi Casero per sbrogliare la matassa ma il condono non piace a molti.
Ed è un elemento a favore di quanti sono critici e desiderosi di liberarsi del Cavaliere.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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CONSUMISMO, LA PROFEZIA DI SAN FRANCESCO

Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile

CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE, IL MODELLO DI UN’EUROPA AUTARCHICA… INSEGUENDO IL MITO DELLA CRESCITA, IL SISTEMA IMPLODERA’ SU SE STESSO

Mentre tutto il mondo piange lacrime, virtuali, per Steve Jobs, morto di cancro a 56 anni (sic transit gloria mundi), io preferisco ricordare l’onomastico di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, di cui qualche giorno fa, il 4 ottobre, ricorreva l’onomastico, snobbato da quasi tutti i media italiani.
Quei pochi che ne hanno parlato lo hanno legato all’Unità  d’Italia, con cui il fraticello di Assisi non ha nulla a che fare perchè nato prima che questa sciagura si compisse, o ne hanno sottolineato la vocazione alla tolleranza e alla pace.
Che ci sono sicuramente in Francesco. Ma nella sua predicazione ci sono cose molto più attuali e non a caso sottaciute.
L’amore per la natura (frate Sole, sora Aqua).
Era un ambientalista con qualche secolo d’anticipo non potendo conoscere gli scempi dell’industrializzazione a cui nemmeno i suoi santi occhi avrebbero potuto reggere.
La predicazione della povertà . Qui Francesco è veramente scandaloso. Scandaloso e attualissimo.
Figlio di un mercante aveva capito o intuito, poichè era un genio oltre che un santo, dove ci avrebbe portato la logica del mercato. Modernamente, poichè noi non siamo santi, il termine povertà  può essere tradotto con sobrietà , che è meno radicale.
Noi non abbiamo bisogno di ingurgitare, come cavie all’ingrasso, degradati da uomini a consumatori, ancora nuovi prodotti, nuove tecno, iPad, iPhone già  arrivato, nel giro di un paio d’anni, alla quinta generazione, affascinanti quanto devastanti, o sciocchezze come le “linee di beauty per cani” (che vanno trattati da cani), gadget demenziali e insomma tutte le infinite inutilità  da cui siamo circondati e soffocati.
Abbiamo bisogno, al contrario, di smagrire e di molto.
Abbiamo bisogno di una vita più semplice, più umana, senza essere ossessionati ogni giorno dai Ftse Mib, dall’indice Dax, dagli spread, dai downgrading.
C’è una possibilità  realistica di arrivarci?
Sì,volendolo e con alcune necessarie mediazioni.
La parola chiave è autarchia, squalificata anche perchè di mussoliniana memoria. Ovviamente oggi nessun Paese, da solo, potrebbe essere autarchico.
Retrocederebbe a condizioni di sottosviluppo che non siamo più in grado di sopportare.
Ma l’Europa potrebbe essere autarchica. Ha popolazione, e quindi mercato, risorse, know how sufficienti per fare da sè.
Naturalmente l’autarchia ridurrebbe la ricchezza complessiva delle nazioni europee, ma “La Ricchezza delle Nazioni” non corrisponde affatto alla qualità  della vita e nemmeno alla ricchezza dei singoli (negli Stati Uniti, il Paese più ricco e potente del mondo, ci sono 46 milioni di poveri, o per essere più precisi di miserabili che è un concetto diverso, quasi un quarto della popolazione).
Si tratterebbe semmai, in questa ipotesi, di distribuire in modo più equo la ricchezza che rimarrebbe.
Ma un’autarchia europea ci porterebbe perlomeno al riparo dagli effetti più devastanti di quella globalizzazione che secondo le leadership politiche, gli economisti, gli intellettuali avrebbe fornito straordinarie chance e che invece si sta rivelando un massacro per i popoli del Terzo e ora anche del Primo mondo, sacrificati sull’altare di uno dei tanti “idola” moderni: il lavoro.
Se continueremo a inseguire il mito della crescita, un giorno questo sistema, fattosi planetario, imploderà  su se stesso, di colpo, e ci troveremo a vagare come fantasmi fra le rovine fumanti e i materiali accartocciati di un mondo che fu.

Massimo Fini blog

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GUERRA INTERNA NEL PDL: SPUNTA IL DOCUMENTO DEI RIBELLI

Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DELLA NASCITA DI GRUPPI AUTONOMI E I MALPANCISTI DEL PDL… LE RICHIESTE DI SCAJOLA E PISANU: SVOLTA IN ECONOMIA E PARTITO APERTO

Lo descrivono «amareggiato e deluso» per il trattamento ricevuto dal «quotidiano di proprietà  del premier», Il Giornale , che ieri titolava spietato «Un’altra casa di Scajola».
Ma assicurano anche, i suoi amici più stretti, che l’ex ministro non ha alcuna intenzione di tornare sui propri passi.
«Serve un governo dei migliori allargato ai centristi», ripete nelle cene e negli incontri con i fedelissimi Claudio Scajola, all’uniscono con Beppe Pisanu con il quale cammina affiancato, sostenuto da 30-40 fedelissimi che – giurano – sono pronti a seguirlo sulla strada che alla fine si deciderà  di intraprendere.
Per andare dove? L’approdo finale non è chiaro, ma le prime tappe del cammino sono state stabilite.
Si sta infatti lavorando a un documento (la cui esistenza al momento è smentita dagli interessati) che dovrebbe vedere la luce tra qualche giorno, e che dovrebbe sostanzialmente contenere la richiesta di un partito più aperto, rappresentativo di tutte le anime, che torna a discutere e decidere in sedi prestabilite visto che – dicono gli scajoliani – finora «di Alfano si può dire solo che si presenta bene…»; una «svolta» in economia, a partire dal decreto sviluppo che sarà  il vero banco di prova per la sopravvivenza del governo; la disponibilità  ad «allargare il governo ai centristi» per fare un «esecutivo dei migliori che affronti la crisi globale».
L’idea è quella di sottoporre allo stesso premier il documento, o comunque di discuterlo, spiega Paolo Russo, nelle «sedi più opportune del partito, perchè non è possibile che non esistano più luoghi di confronto. I temi che noi poniamo sono di metodo in primo luogo, poi di merito».
Se non si riuscirà  ad avere risposte in tempi brevi, potrebbe diventare realtà  quella che per ora è solo una sorta di minaccia sottintesa: la creazione di gruppi parlamentari autonomi.
È l’extrema ratio: «Scajola e Berlusconi si sono sempre trovati, sono sicuro che succederà  ancora», confida Abrignani, ben sapendo che l’esposizione di muscoli fatta in questi giorni qualche risultato potrebbe portarlo.
Perchè è chiaro che, con il malessere che nel Pdl è ormai ben oltre il livello di guardia e il rischio di incidenti a ogni voto, anche solo l’annuncio della creazione di nuovi gruppi avrebbe un effetto devastante.
Ma da via dell’Umiltà  mostrano di non credere alla minaccia: «Ma dove vanno? Se rompono, chi li garantisce? Casini può offrire 2-3 posti nelle sue liste, noi un po’ di più. Non conviene a nessuno rompere, perchè si finirebbe dritti al voto, altro che governo di transizione».
Ipotesi verosimile se Renato Schifani – tirato in ballo come possibile premier in caso di governo istituzionale – smentisce qualsiasi manovra.
Da Palazzo Madama infatti rimandano a quanto detto a settembre alla festa di Atreju dal presidente del Senato: «Non esistono governi istituzionali, qui c’è un governo voluto dagli italiani».

(da “Il Corriere della Sera”)

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SPUNTA IL CONDONO, TOMBALE O EDILIZIO: PALAZZO CHIGI SMENTISCE, IL PDL NO

Ottobre 8th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER STAREBBE PENSANDO A UNA MAXI-SANATORIA PER TROVARE I SOLDI NECESSARI A NON VARARE PROVVEDIMENTI A COSTO ZERO… LA NOTIZIA FINISCE SUI GIORNALI   E IERI SERA ARRIVA LA SMENTITA

Servono fondi per finanziare il decreto legge sullo sviluppo?
Nessun problema, c’è sempre il solito asso nella manica: il condono.
Sia esso ‘tombale’ o edilizio — a seconda delle correnti di maggioranza -, sarebbe questa l’ipotesi allo studio tra i maggiorenti dell’economia pidiellina.
Obiettivo? Trovare nuove risorse in grado di garantire un surplus di euro a un dl che, altrimenti, sarebbe concepito ‘a costo zero’.
Un’eventualità , quest’ultima, che farebbe storcere il naso a molti all’interno del Pdl.
Nel partito, del resto, non è piaciuta la tempistica di approvazione del provvedimento economico, che un mese fa doveva essere la risposta immediata ai mercati e la cui approvazione, invece, continua ad essere rinviata.
La prossima data utile dovrebbe essere il 20 ottobre, con la regia curata dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, sul cui tavolo arriveranno le proposte dei colleghi di partito. Tra queste, neanche a dirlo, l’ennesimo, ipotetico condono. In varie salse.
C’è chi preferirebbe una sanatoria esclusivamente edilizia e chi, come lo stesso premier, starebbe pensando a un “condonone” edilizio/fiscale da proporre solo al termine di un percorso di riforme che riguarderebbe fisco e giustizia.
In pratica, una sorta di ‘condono tombale’, che sanerebbe una volta per tutte le pendenze di chi vi aderisce.
Altre proposte sul tavolo di Romani? Mini patrimoniale, dismissione degli immobili pubblici e nuovo intervento sulle pensioni. Il senso del Pdl per il condono, tuttavia, le mette in secondo piano. Almeno al momento.
Fatto sta che la sanatoria doveva essere solo un bisbiglio: forse la maggioranza voleva far circolare l’indiscrezione per capire l’effetto che avrebbe avuto, specie tra gli elettori.
Così non è stato.
Trascorse poche ore e fiutata l’aria ‘funesta’, stamane il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha smentito categoricamente l’opzione. Intervenuto a Radioanch’io su Radio1, il titolare della Farnesina ha detto che “la possibilità  di inserire un condono nel decreto sviluppo non è mai stata materia di discussione nelle nostro riflessioni e negli incontri recenti”.
E le indiscrezioni trapelate o fatte trapelare ad hoc?
Per Frattini “le supposizioni sono diventate notizie”.
Non sono supposizioni, però, i condoni messi in campo dalla coppia ‘Berlusconi premier/Tremonti ministro’ nel 2003 e nel 2009 (il famigerato scudo fiscale): non c’è due senza tre?
L’ipotesi non è esclusa a priori dai colonnelli del Pdl, che a rotazione hanno sbugiardato il ‘loro’ ministro degli esteri.
Il titolare per i Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, da Brindisi — dove si sta tenendo l’assemblea annuale dell’Anci — ha dichiarato che “sarebbe sbagliato escludere a priori delle misure, le valuteremo.
Ritengo — ha aggiunto — che sia sbagliato lanciarla come certezza così come sarebbe sbagliato escludere ogni misura con altrettanta certezza”.
L’ex presidente della regione Puglia ha poi spiegato che “il governo è alle prese con l’impostazione del decreto sviluppo e all’interno di quello si fanno le valutazioni su tutti i temi senza escluderne nessuno per cercare di comprendere quali possono essere i più pertinenti rispetto alle esigenze che abbiamo”.
Sulla stessa linea d’onda il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, che non ha escluso l’ipotesi sanatoria (“Si sta discutendo e di tutto — ha detto l’ex socialista — Ogni ipotesi è sul tappeto. Quindi anche quella del condono, come molte altre”) e il presidente dei senatori berlusconiani Maurizio Gasparri, secondo cui vanno considerate “tutte le misure, fiscali, di condono, di vendita di immobili, se sono collegate a un’operazione storica per la riduzione del debito e non a iniziative spot”.
Come dire: quelle di Frattini sono parole non vere.
Il teatrino del Pdl sul tema si è poi chiuso in serata, con Palazzo Chigi costretto a diffondere un comunicato stampa ‘anti-condono’.
Testuale: “Il governo non ha preso e non prende in considerazione ipotesi di condono. Indiscrezioni del genere a riguardo sono prive di fondamento e vengono escluse nel modo più totale”.
Tradotto: palazzo Chigi ha smentito chi smentiva Frattini, che a sua volta aveva smentito l’ipotesi condono.
La posizione della Lega sull’ipotesi di sanatoria? “Roba da Repubblica delle Banane, non possiamo certo pensare al condono per determinare le politiche di sviluppo e poi, già  il fatto di parlarne, crea danno perchè per le prossime scadenze determina un crollo del gettito”: parola del ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli.
Infuocata la reazione delle opposizioni.
In tal senso, il democratico Francesco Boccia è stato il primo a gridare alla levata di scudi.
Da registrare, inoltre, la dura levata di scudi da parte delle associazioni ambientaliste.
Se il WWF-FAI ritiene “irresponsabile” l’ipotesi di un nuovo condono Pdl, per Legambiente la sanatoria sarebbe l’ennesimo “schiaffo alla legalità ” sotto forma di “proposta imbarazzante”.
I condoni, del resto, non sono una novità  nelle varie esperienza governative di Silvio Berlusconi.
La fondazione Nens ne ha contati 17 soltanto nel periodo 2001-2005, per un gettito di oltre 20 miliardi di euro.
Il più memorabile è stato il cosiddetto ‘condono tombale’ inserito nella Finanziaria del 2003, che permetteva di emendarsi dai peccati fiscali commessi dal 1996 al 2001.
Se l’analisi è allargata agli ultimi 30 anni, invece, i condoni hanno garantito entrate all’erario per complessivi 104,5 miliardi di euro.
Il calcolo è stato fatto dalla Cgia di Mestre, che ha tenuto conto dei condoni edilizi, fiscali, previdenziali effettuati negli ultimi tre decenni.
Le sanatorie più fruttuose economicamente per le casse dello Stato, ricordano gli artigiani mestrini, sono state quelle tombali.
Nel 1982 e nel 1992 hanno garantito rispettivamente il 113% e il 120,6% del gettito previsto. Ora la storia rischia di ripetersi.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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