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ALTRO CONSIGLIERE DI FDI INDAGATO PER CORRUZIONE

Luglio 10th, 2019 Riccardo Fucile

A SCAFATI, DOPO LO SCIOGLIMENTO DEL COMUNE PER CAMORRA, ALFONSO DI MASSA COINVOLTO NELL’OPERAZIONE “SAN GENNARO”

Il primo consiglio comunale dopo lo scioglimento per camorra guidato da un presidente indagato.
In un’inchiesta, per giunta, che coinvolge giudici e pubblici ufficiali, in un ampio giro di corruzione (un sistema di “potere occulto“, come lo definisce uno degli arrestati). Accade a Scafati, in provincia di Salerno, dove lunedì scorso il consigliere più votato alle amministrative del 26 maggio, Alfonso Di Massa, ha riportato la politica in Aula, al termine di un lungo stop commissariale imposto dal Consiglio dei Ministri il 27 gennaio 2017, in seguito all’arresto dell’ex sindaco forzista Pasquale Aliberti, nell’ambito di un’indagine condotta dal pm della Dda di Salerno Vincenzo Montermurro.
Il neo-consigliere di Fratelli d’Italia, eletto il 26 maggio scorso con 740 voti, risulta coinvolto nell’operazione “San Gennaro” della Procura di Roma. L’ordinanza ha colpito, fra gli altri, il gip di Napoli — con sezione distaccata ad Ischia — Alberto Capuano, il consigliere circoscrizionale della X municipalità  di Bagnoli (Napoli), Antonio Di Dio, e il pregiudicato Giuseppe Liccardo, ritenuto da investigatori ed inquirenti vicino al clan Mallardo di Giugliano.
“Le intercettazioni — si legge nella richiesta presentata dai magistrati romani al gip — hanno documentato la ricezione di un pagamento corruttivo da parte di Alfonso Di Massa, interessato a far entrare nell’Arma (dei Carabinieri, ndr) una sua nipote”.
Il consigliere napoletano Di Dio, secondo chi indaga, promette: “Una volta che passa i quiz, io prendo la ragazza, viene con me, vi faccio conoscere“.
Poi Di Massa passerebbe al concreto: “Tutti in una volta i 10, o vogliamo fare 5 e 5?”, ricevendo la risposta di Di Dio: “Sì, non ci sono problemi, mi porti i 5 dopo pochi giorni… Ti sto dicendo che sono sicuro che passa pure i quiz e ti posso garantire che abbiamo la sicurezza al mille per mille che l’accompagnano loro e la fanno entrare”.
Il 20 aprile, si legge nel documento dei pm, Di Massa e Di Dio si incontrano presso un bar del paese, previo accordo telefonico. “Di Massa gli consegna i primi 5mila euro pattuiti — scrivono gli inquirenti — e Di Dio conclude: ‘Tutto a posto, per il fine settimana prossimo mi porti la differenza’”.
In un secondo momento, Di Massa parla direttamente con il comandante Giuseppe Menna (non indagato), attuale comandante della Capitaneria di Porto di Salerno: “Grazie del gentile pensiero che sicuramente gusteremo pensando a lei, sicuramente saranno prodotti di primissima scelta“, gli dice al telefono l’ufficiale, nell’intercettazione riportata. “Eppure — chiosano gli inquirenti — sappiamo dalla registrazione dell’incontro Di Dio/Di Massa che quest’ultimo ha consegnato denaro e non generi alimentari”.
Per tutto il pomeriggio di ieri Alfonso Di Massa si è reso irraggiungibile. Prima di candidarsi in consiglio, il neo consigliere è stato il presidente della Stu Scafati Sviluppo, società  municipalizzata (poi fallita) che si occupava della “trasformazione urbana” nel comune del salernitano.
E l’unico dossier di cui doveva occuparsi era quello dell’area Ex Copmes, che ha messo nei guai l’ex sindaco forzista, Pasquale Aliberti. Fra l’altro, fu proprio Aliberti a nominare Di Massa al vertice della Scafati Sviluppo. Di Massa, va chiarito, non è indagato in quella vicenda. Ma la sua posizione mette ancora una volta in imbarazzo Fratelli d’Italia.
Il partito di Giorgia Meloni si è visto arrestare nelle scorse settimane due suoi eletti, il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso, e del consigliere comunale di Ferno (Varese), Enzo Misiano, entrambi coinvolti in inchieste legate a infiltrazioni ‘ndranghetiste nella pubblica amministrazione.
Proprio i dirigenti di Fdi, contattati da IlFattoQuotidiano.it, aveva inviato una sorta di appello ai dirigenti locali per cercare di stringere le maglie dei controlli, soprattutto in relazioni alle nuove adesioni.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA MELONI SCOPRE CHE CARUSO E’ COLLUSO CON LA ‘NDRANGHETA E LO SOSPENDE

Giugno 25th, 2019 Riccardo Fucile

SI CHIUDE LA STALLA QUANDO I BUOI SONO SCAPPATI, MAI PRIMA

“Finchè non sarà  chiarita la sua posizione, Giuseppe Caruso è sollevato da ogni incarico e non può essere più membro di Fratelli d’Italia“: così Giorgia Meloni in una nota annuncia la sospensione del presidente del Consiglio comunale di Piacenza oggi arrestato per ‘ndrangheta perchè, secondo gli inquirenti, faceva parte dell’organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva ai vertici soggetti considerati di primo piano come Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri.
Dopo la notizia degli arresti la Meloni e Fratelli d’Italia sono stati in silenzio fino all’uscita della nota, dove però si fa sapere che “Il coinvolgimento di Giuseppe Caruso, anche se non legato alla attività  politica ma al suo ruolo di funzionario dell’Agenzia delle Dogane che fa capo al Ministero dell’Economia, ci lascia sconcertati”, senza peraltro precisare se invece il ruolo di funzionario dell’Agenzia delle Dogane non abbia per caso contribuito al suo approdo in politica.
Di certo il presidente del consiglio comunale di Piacenza aveva le idee chiare su come aiutare la ‘ndrangheta.
A un altro indagato, secondo un’intercettazione dell’8 settembre 2015 agli atti dell’inchiesta Grimilde diceva “Perchè io ho mille amicizie, da tutte le parti, bancari… oleifici… industriali, tutto quello che vuoi… quindi io so dove bussare… quindi se tu mi tieni esterno ti dà  vantaggio, se tu mi immischi… dopo che mi hai immischiato e mi hai bruciato… è finita”.
Nel dialogo intercettato Caruso, che secondo il Gip ha un ruolo “non secondario nella consorteria”, spiegava a Giuseppe Strangio che, in relazione alla funzione che all’epoca rivestiva all’ufficio delle Dogane di Piacenza, avrebbe dovuto cercare di mantenere un certo distacco da Salvatore (per gli inquirenti Salvatore Grande Aracri) perchè questi, come il padre Francesco, era controllato dalle forze dell’ordine.
Sarebbe quindi stato più utile per la consorteria, ricapitola il Gip, che Caruso non apparisse all’esterno come un associato, “al fine di poter agire nell’interesse del sodalizio con più efficacia”.
“Ultimamente — si legge nella conversazione di Caruso, intercettata — Salvatore stesso (sottinteso: mi dice) ‘stai a casa, lasciami stare, vediamoci poco’. Perchè? Perchè è giusto che sia così… nel senso che io dal di fuori se ti posso dare una mano te la do, compà , perchè al di fuori mi posso muovere… guardo, dico, se c’è un problema, dico: ‘stai attento’. Altrimenti, dopo che si viene ‘bruciati’, “la gente ti chiude le porte, la gente mi chiude le porte… che vuoi da me… se tu sei bruciato non ti vuole… hai capito quello è il problema… quindi allora se tu ci sai stare è così… loro invece a tutti i cani e i porci è andato a dire che io riuscivo… che a Piacenza io riuscivo a fare i libretti, le cose”.
E c’è anche altro. Mentre parlava con il fratello Albino, anche lui arrestato, era ancora più esplicito: “Io con Salvatore gli parlo chiaro, gli dico… Salvatò, non la dobbiamo affogare sta azienda, dobbiamo cercare di pigliare la minna e succhiare o no?”. Secondo il Gip Alberto Ziroldi, che ha per lui disposto la custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa, Caruso con quelle parole stava “illustrando in modo assolutamente genuino quale fosse il reale intento e scopo dell’organizzazione criminale nell’aiutare la società  Riso Roncaia Spa”.
In un altro passaggio dell’ordinanza, il giudice sottolinea come i fratelli Caruso abbiano fornito “in più occasioni la confessione stragiudiziale della loro appartenenza al sodalizio criminoso, comportandosi di conseguenza”.

(da “NextQuotidiano”)

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MELONI, REGINA DELLA KASTA: “E’ STATA INVITATA MA VOLEVA UN POSTO IN TRIBUNA PRESIDENZIALE”

Giugno 1st, 2019 Riccardo Fucile

SI ERA LAMENTATA DEL MANCATO INVITO PER LA SFILATA DEL 2 GIUGNO, FONTI DELLA DIFESA: “NELLA TRIBUNA PRESIDENZIALE POSSONO SEDERE SOLO LE CARICHE ISTITUZIONALI, E’ COSI’ DA ANNI”

La leader di Fdi Giorgia Meloni è stata invitata alla parata militare ai Fori Imperiali, ma lei voleva un posto in tribuna presidenziale, riservata alle cariche istituzionale non politiche.
Lo fanno sapere fonti della Difesa. “In merito a quanto dichiarato oggi dall’onorevole Giorgia Meloni in un post pubblicato sul suo profilo Fb – indicano le fonti – si precisa che alla segreteria dell’onorevole Meloni, dietro esplicita richiesta della segreteria stessa, sono stati consegnati diversi inviti per partecipare alle celebrazioni del 2 giugno. Inviti ritirati stamani dai suoi collaboratori. Altri inviti, più di un centinaio, come da protocollo, sono invece stati consegnati agli uffici preposti della Camera dei Deputati affinchè i parlamentari che lo desiderassero potessero fare esplicita richiesta e sedere nella tribuna dedicata a ospitare deputati e senatori della Repubblica”.
“Ricordiamo inoltre – proseguono alla Difesa – che la tribuna presidenziale accoglie le cariche istituzionali, non politiche. Evidentemente l’onorevole Meloni intendeva dunque riferirsi al mancato riscontro ricevuto rispetto alla sua richiesta di sedere, appunto, nella tribuna presidenziale. Non da quest’anno, ma da anni i ‘capi’ dei partiti politici non ricevono più un invito speciale in virtù di esigenze organizzative”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA MELONI DICE DI AVER FATTO ACCORDI CON UNGHERIA E POLONIA SUI RIDICOLI BLOCCHI NAVALI, MA DIMENTICA DI NON ESSERE AL GOVERNO

Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile

SOVRANISTI IN PREDA A DELIRIO DI ONNIPOTENZA: NON SI E’ MAI VISTO UN PARTITO DI OPPOSIZIONE CHE ANNUNCIA ACCORDI CHE NON PUO’ SOTTOSCRIVERE PERCHE’ NON DECIDE UNA MAZZA

Forse durante la notte tra domenica e lunedì deve esser successo qualcosa: il governo è caduto, Lega e Movimento 5 Stelle hanno optato per il divorzio e Sergio Mattarella ha affidato il nuovo incarico a una maggioranza formata dal Carroccio e da Fratelli d’Italia, con tanto di nuovi ministri.
Troppi eventi da circoscrivere in una sola lunga notte, ma dalle parole di Giorgia Meloni sembra proprio che FdI sia passata a essere una forza di governo e non un più un partito di opposizione.
Intervenuta a UnoMattina (su Rai1) ha parlato di accordi sul blocco navale vecchio sogno elettorale anche di Matteo Salvini() trovati con altri Paesi, come se fosse lei fosse un ministro.
«Il tema chiudere i porti non risolve la questione. Il problema non si risolve se non si attiva il blocco navale con la Libia, il punto è impedire che i barconi partano dall’Africa — ha detto Giorgia Meloni a UnoMattina parlando del tema dei migranti e dell’ultimo caso Sea Watch -. Ho già  la disponibilità  di Ungheria e Polonia per attivare il blocco navale, ho parlato con Orban e KaczyÅ„ski».
Viktor Orban e JarosÅ‚aw Aleksander KaczyÅ„ski sono rispettivamente il presidente dell’Ungheria e della Polonia. Due personalità  tipicamente sovraniste che — tra le altre cose — non hanno mai appoggiato (o difeso) l’Italia quando l’Europa ha minacciato procedure di infrazione o redarguito le politiche del governo Lega-M5S.
Anzi, in più occasioni hanno tenuto a sottolineare come non ci sia alcuna intenzione di pagare i debiti del Bel Paese. Ma questo è un discorso secondario e già  affrontato in passato, al netto dei proclami elettorali.
Giorgia Meloni, infatti, parla di questi accordi con Orban e KaczyÅ„ski. Come se lei fosse un ministro o avesse il potere e le possibilità  di siglare intese su temi come il blocco navale.
In realtà , Fratelli d’Italia resta (ancora) un partito di opposizione, in attesa di capire quale sarà  il futuro della maggioranza Lega-M5S.
Non si è mai visto un Paese in cui ad annunciare accordi sia un partito di opposizione, ma in clima elettorale tutto è consentito e tutto è lecito. Anche far credere di avere un potere che non si ha e non si può avere.

(da “NextQuotidiano”)

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IL CANDIDATO DELLA MELONI CHE VUOLE “PIU’ SICUREZZA” MA HA COMMESSO 40 REATI

Maggio 16th, 2019 Riccardo Fucile

FIDENZA: RICCARDO SALA HA 40 PRECEDENTI PENALI PER 14 FURTI IN ABITAZIONI, INCENDI,   DANNI… SCOPPIATO IL CASO, IL PARTITO LO SCARICA

Candidato con Fratelli d’Italia, voleva fare in modo che la sua città , Fidenza, in provincia di Parma, potesse “ritornare ad essere più sicura”.
È quello che Riccardo Sala, di 35 anni, scriveva su Facebook qualche giorno fa, prima che fosse pubblicato il suo certificato giudiziario.
Si è scoperto che il candidato ha commesso, tra il 2005 e il 2009, quaranta reati. Tra cui 14 furti in abitazione, decine di furti comuni, danneggiamenti, incendi e porto illegale di armi.
Nel 2009 e nel 2010 aveva subito due condanne dal Tribunale di Sondrio, per i diversi reati. Scontando alla fine una pena ridotta a poco più di un anno. Una sentenza prevedeva anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Il partito di Giorgia Meloni, candidato a Fidenza insieme a Lega e Forza Italia, è stato costretto ad agire.
In una nota Fratelli d’Italia ha annunciato il ritiro della candidatura di Sala, anche se il suo nome resterà  formalmente nelle liste, che ormai sono chiuse.
Nell’escluderlo dalla squadra, il partito che fa della sicurezza il suo cavallo di battaglia, ha minimizzato la portata delle condanne: “Si tratta di eventi vecchi, che risalgono a oltre 10 anni fa, condanne per reati minori”.
Il problema, per il partito, “non è di incandidabilità , ma la scelta fatta insieme a Sala è stata che il suo cammino per queste elezioni si fermi qui”. La sua foto, intanto, è già  statastrappata di manifesti elettorali, che portavano la scritta: “Più sicurezza 24 ore su 24”.

(da agenzie)

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ARRESTI A MILANO: NELLE CARTE ANCHE FINANZIAMENTO ILLECITO A FRATELLI D’ITALIA

Maggio 7th, 2019 Riccardo Fucile

QUASI CENTO GLI INDAGATI, 43 LE ORDINANZE CAUTELARI

Associazione a delinquere aggravata dall’aver favorito una cosca mafiosa, abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti e corruzione per spartirsi e aggiudicarsi appalti pubblici.
Sono le accuse mosse dalla Dda di Milano nei confronti di politici, amministratori pubblici e imprenditori di Lombardia e Piemonte: 43 le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba dai carabinieri di Monza e dalla Guardia di Finanza di Varese, di cui 12 in carcere, 16 ai domiciliari, 3 con obbligo di dimora e 12 con obbligo di firma.
Tra gli arrestati ci sono il consigliere comunale milanese e vicecoordinatore regionale di Forza Italia Pietro Tatarella, candidato alle Europee nella circoscrizione di Nord-Ovest ora in carcere (secondo i pm era a “libro paga” di un imprenditore) e il sottosegretario forzista all’area Expo della Regione Lombardia Fabio Altitonante, ai domiciliari.
Ma c’è anche l’ex coordinatore provinciale di FI a Varese, Gioacchino Caianiello, già  condannato in via definitiva nel 2017 per concussione e ora accusato di “istigazione alla corruzione” nei confronti del presidente della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana, che non ha mai denunciato l’episodio. La Procura ha chiesto poi alla Camera l’autorizzazione all’arresto del deputato forzista Diego Sozzani per finanziamento illecito. Turbativa d’asta e corruzione sono invece i reati ipotizzati a carico del responsabile operativo dell’Amsa, la municipalizzata che gestisce i rifiuti di Milano, Mauro De Cillis.
In totale sono 95 le persone coinvolte nell’inchiesta coordinata dal Procuratore aggiunto e responsabile della Direzione distrettuale antimafia di Milano Alessandra Dolci e dai pm Silvia Bonardi, Adriano Scudieri e Luigi Furno.
Le accuse sono a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a corruzione aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, finanziamento illecito ai partiti, turbata libertà  del procedimento di scelta del contraente, false fatturazioni per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abuso d’ufficio.
Due i filoni principali di questa inchiesta che ha scoperchiato un sistema consolidato di comportamenti ritenuti illeciti nella pubblica amministrazione della Regione Lombardia amministrata dalla maggioranza di centrodestra Lega-Forza Italia.
Uno di questi riguarda gli appalti targati Amsa, l’azienda dei rifiuti milanese e parecchie partecipate pubbliche. Un altro, quello varesino e che ha come personaggio principale l’ex coordinatore provinciale Caianiello, riguarda invece il Piano di governo del territorio e le sue varianti.
Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana è parte offesa e non risulta indagato: nei giorni scorsi è stato ascoltato dai pm milanesi per chiarire il tentativo di corruzione da lui subito. “Non dico nulla, ho letto che io sono parte offesa. Quindi per rispetto della magistratura le cose che dovrò dire le dirò a loro”, ha commentato il governatore.
Il gip Raffaella Mascarino ha riscontrato un’urgente esigenza cautelare nei confronti di 43 degli indagati per interrompere il continuo susseguirsi di reati “ascoltati” in diretta dalla Guardia di Finanza di Milano e di Busto Arsizio oltre che dai carabinieri di Monza e dalla polizia municipale milanese nelle intercettazioni ambientali da cui è emerso un sistema che aveva come punti di riferimento di volta
in volta tre personaggi, come riferisce il Corriere.
O Caianiello, o il consigliere comunale milanese e vicecoordinatore regionale di Forza Italia Pietro Tatarella, o l’imprenditore del settore rifiuti e bonifiche ambientali, Daniele D’Alfonso della Ecol-Service srl, l’unico al quale è stata contestata anche l’aggravante di aver agevolato il clan di ‘ndrangheta dei Molluso di Buccinasco, facendone lavorare uomini e mezzi negli appalti presi pagando appunto tangenti.
Ed è proprio D’Alfonso che, secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori, attraverso fittizie consulenze e altre utilità , avrebbe remunerato stabilmente Tatarella con consulenze fittizie da 5mila euro al mese, “oltre all’erogazione di una serie di utilità  quali pagamenti di biglietti aerei, di viaggi di piacere, l’uso di una serie di autovetture, la disponibilità  di una carta di credito American Express abilitata al prelievo di contante”, come si legge nell’ordinanza del gip. In cambio il forzista l’avrebbe favorito negli appalti dell’Amsa, in particolare, e l’avrebbe introdotto in altri appalti a Varese e a Novara, dove sarebbe stato attivo il parlamentare di FI Diego Sozzari.
I due si incontravano “Da Berti”, il ristorante milanese vicino agli uffici della Regione Lombardia già  venuto a galla in molte indagini milanesi, e che ora nel linguaggio degli indagati è diventato “la mensa dei poveri”, definizione che ha dato il nome all’indagine della Dda.
Non solo, D’Alfonso risulta anche essersi “attivato in prima persona rendendosi disponibile verso l’imprenditore Andrea Grossi nelle operazioni di finanziamento illecito del partito Fratelli d’Italia“.
Dalle indagini è emerso poi come nel marzo 2018 Caianiello avrebbe proposto assieme al direttore generale dell’ente Afol Metropolitana, Giuseppe Zingale, al governatore Fontana di mettere quest’ultimo, suo uomo di fiducia, a capo del settore Formazione della Regione in cambio di consulenze da affidare al socio dello studio legale di Fontana, il consigliere regionale uscente Luca Marsico che sarebbe così stato risarcito per la mancata rielezione. Un’ipotesi di scambio, contestata dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, in cui il governatore lombardo figura come parte offesa perchè, pur senza denunciare la proposta, avrebbe spiegato a Caianiello di voler esplorare altre possibilità  rispetto al futuro di Marsico.
Non solo. Gli inquirenti hanno scoperto anche una tangente su una sentenza di tangenti, riferita ad un episodio del 2005. Protagonisti sono, come riferisce il Corriere, l’imprenditore edile Emilio Poggiaro, che pagò all’epoca una mazzetta da 250mila euro a Caianello: il politico varesino fu processato e condannato in via definitiva a 3 anni di pena e 125mila euro di risarcimento. Ma proprio lo stesso imprenditore è tornato ora a chiedere a Caianello un nuovo favore, per il quale finge di ricevere il risarcimento di 125mila euro fissato dalla sentenza oltre al rimborso delle spese legali.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA MELONI LANCIA UN SONDAGGIO, MA I SOCIAL LA DISTRUGGONO

Aprile 20th, 2019 Riccardo Fucile

“CHI E’ ANTI-ITALIANO?” E ARRIVANO LE RISPOSTE: “TU E CHI COME TE CERCA DI METTERE GLI ITALIANI UNO CONTRO L’ALTRO”

In vista delle elezioni europee la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha cercato di coinvolgere i suoi follower e i possibili elettori con un sondaggio.
Peccato però che la domanda posta agli utenti si sia dimostrata un vero e proprio boomerang social.
“Pronto per la sfida dell’anno?”, chiede Meloni alla rete. “Scrivi nei commenti chi o cosa rappresenta per te l’anti italianità . Sono aperte le selezioni al Torno Antitaliano”.
Le risposte che la leader di Fratelli d’Italia si aspettava però non erano di certo quelle che si è invece ritrovata a leggere e che, anzichè prendere di mira i suoi avversari, si sono rivolte proprio contro di lei e Caio Giulio Cesare Mussolini.
La candidatura del pronipote del Duce infatti ha scatenato non poche polemiche fin dal suo annuncio, avvenuto con un video Facebook in cui Meloni presenta ai suoi elettori l’ultima aggiunta alla sua lista. Alle spalle, il Colosseo Quadrato.
“Per me antitaliano è chi candida un tizio chiamato Mussolini che ha sempre vissuto all’estero, tra l’Argentina e Dubai”, è il commento di un utente.
“Il sovrnanismo”: scrivono ancora altri follower, o ancora: “Chi cerca di mettere gli italiani l’uno contro l’altro per ottenere un miserevole tornaconto personale”.

(da agenzie)

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LA MELONI LANCIA UN APPELLO PER RICOSTRUIRE NOTRE-DAME, I SUOI ELETTORI RISPONDONO “PRIMA GLI ITALIANI”

Aprile 16th, 2019 Riccardo Fucile

LA MELONI VITTIMA DELL’ODIO CHE HA DIFFUSO… I SOVRANISTI DELLA CRISTIANITA’ PENSANO SOLO AI CAZZI E AI SOLDI LORO

«Ricostruiremo Notre Dame e la ricostruiremo insieme. Siamo tutti mobilitati: Fratelli d’Italia parteciperà  alla raccolta fondi e presenterà  in Parlamento una mozione per impegnare il Governo italiano a contribuire e a mettere a disposizione le nostre migliori energie».
Giorgia Meloni ha passato gli ultimi mesi ad attaccare Emmanuel Macron con la bufala del Franco CFA che ci riempie di immigrati.
In altre occasioni ha spiegato — dimenticandosi di aver votato la mozione sulla guerra in Libia — agli elettori di destra che se i migranti vogliono venire in Italia è colpa dei francesi che hanno voluto la guerra in Libia.
Oggi la Meloni lancia messaggi di pace oltralpe, perchè c’è da ricostruire un simbolo della cristianità  e come si suol dire Parigi val bene una messa.
Su Internet il passo da regina dei sovranisti italiani a paladina della cristianità  europea il passo è breve e occupa giusto lo spazio di un Tweet.
Ma per i veri sovranisti, quelli che per anni si sono abbeverati alla fonte della propaganda di Fratelli d’Italia, si tratta di un boccone duro da mandare giù.
In fondo ieri la Meloni cinguettava sulla sinistra italiana «ormai lontana dagli ultimi e asservita alla Francia e a Bruxelles».
A febbraio a Di Martedì invece dichiarava che «ci siamo fatti insultare da Macron e i senatori del Pd hanno mandato una lettera di scuse per le azioni del governo. Nelle altre nazioni cose del genere non succedono perchè i politici sono con il popolo». Per tacere di quando Fratelli d’Italia attaccava la Francia (e Gentiloni) con la storia del trattato di Caen e del mare italiano “rubato” dai francesi.
Chiaro che sentire dire dalla Meloni che bisogna aiutare proprio loro i francesi è una cosa che fa stare male. Dove è finito l’orgoglio nazionale italico? Non è forse Roma — e non Parigi — la capitale d’Italia? E così i follower meloniani sono rimasti assai spiazzati dall’apertura della leader di FdI nei confronti della Francia.
Un conto è la solidarietà , quella gratis dei tweet e dei messaggi, un conto è quella che costa.
Ecco che i sovranisti scendono in campo per impartire una bella lezione di populismo e sovranismo a quella che vorrebbe essere a capo della coalizione sovranista italiana.
Perchè dare soldi ai francesi quando loro non ci hanno mai aiutato quando si è trattato delle nostre disgrazie? Non è vero perchè aziende francesi hanno donato fondi per la ricostruzione post-sisma del 2016 ed Europarlamentari francesi hanno votato a favore della mozione europea a favore delle popolazioni colpite dal terremoto (Salvini invece non era in Aula).
Non manca un po’ di sana retorica anticlericale — che ti aspetteresti da quei mangia preti dei bolscevichi e non dai timorati di Dio della destra italiana — di quella che dice che siccome Notre-Dame è di proprietà  della Chiesa se la pagasse il Papa. Però la Cattedrale è di proprietà  dello Stato francese.
La Meloni chiede soldi per ricostruire Notre-Dame? Perchè non si preoccupa degli italiani e dei terremotati che vivono ancora nelle tende (con gli immigrati negli hotel!).
E che senso ha ricostruire Notre-Dame dal momento che è un falso storico?
Chissà  se questi italiani sono gli stessi che parlano dell’assalto ai valori e alle tradizioni millenarie dell’Europa cristiana. Probabilmente i simboli e le “radici” fanno comodo solo quando possono essere evocati (è gratis!) e non quando devono essere restaurati.
Eppure Notre-Dame rappresenta proprio questo: uno dei simboli dell’Europa cristiana. Ed è per questo che la Meloni vuole partecipare alla ricostruzione. Ma è difficile spiegare l’esistenza di valori europei condivisi quando si è sovranisti.
C’è il sovranista che ci spiega che «uno stato sovrano dovrebbe essere in grado di effettuare in sicurezza le opere di restauro, di tutelare il proprio patrimonio artistico e culturale, ma soprattutto di rimettersi in piedi».
No agli aiuti dall’estero che minano la nostra sovranità ! E poi magari dopo la ricostruzione consentiranno ai musulmani di pregare sul sagrato come è successo in piazza Duomo a Milano. Quasi quasi è meglio farci un parcheggio.
Gli elettori della Meloni hanno imparato così bene la lezione del “prima gli italiani” che sanno bene che la solidarietà  non gode del diritto di libera circolazione e il confine nazionale rappresenta un ostacolo insormontabile. In fondo che differenza c’è tra l’usare i soldi degli italiani per aiutare i migranti ed usarli per aiutare quei traditori dei francesi? Meloni è stata bravissima nel creare dei nemici, il problema è che una volta creato l’avversario è difficile far capire quando lo si può aiutare.
La logica binaria del sovranismo è fatta tutta di contrapposizioni noi/loro, italiani/stranieri,   disgrazie nostrane versus disgrazie altrui.
Cosa ha fatto la Francia dopo la caduta del Ponte Morandi, chiede uno dimenticando che in quella tragedia morirono anche dei ragazzi francesi.
«I nostri soldi li impegniamo per i terremotati» scrive uno, e un’altra gli fa eco «capisco il gesto simbolico ma se vogliamo fare qualcosa mettiamo al centro dell’attenzione la ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto».
Non è solo un problema di soldi, quelli si trovano sempre. È un problema di solidarietà , che manca. Quella sovranista è a senso unico, è una solidarietà  a sovranità  limitata. E ora la Meloni si gode i frutti delle sue campagne d’odio.

(da “NextQuotidiano”)

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L’AQUILA. IL SINDACO BIONDI (FDI) RASSEGNA LE PROPRIE DIMISSIONI

Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile

ALL’ORIGINE LE BEGHE NEL CENTRODESTRA, CON LA LEGA CHE RECLAMA POLTRONE E IL SUO STESSO PARTITO CHE LO CRITICA… DIMISSIONI CHE VANNO CONFERMATE ENTRO 20 GIORNI

Ad un anno e mezzo dalla sua elezione sembrerebbe essere andata in crisi la giunta Biondi. Infatti è notizia di oggi che il sindaco dell’Aquila avrebbe rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di primo cittadino.
Da ambienti politici provenienti dal capoluogo le dimissioni di Biondi sembrano avere le classiche sembianze del bluff, atto a pungolare il governo centrale, stando a quanto trapela da Palazzo Fibbioni, sui 10 milioni di euro in ballo promessi, ma non ancora trasferiti nelle casse comunali, al fine di salvaguardare il bilancio comunale che, ricordiamo, per legge deve essere approvato entro il 31 marzo.
Il rischio del commissariamento sembra essere concreto, se non fosse che Biondi ha venti giorni di tempo per ritirare le dimissioni e far approvare il bilancio comunale. Anche perchè immaginiamo che lo stesso Biondi non voglia essere ricordato come il sindaco che ha portato al commissariamento il Comune dell’Aquila nell’anno del decennale del sisma.
La vera gatta da pelare per il sindaco resta comunque il rimpasto della giunta.
La Lega punta i piedi e dopo gli addii di Liris e Imprudente, eletti al consiglio regionale, il defenestramento della Di Cosimo e le dimissioni del deputato D’Eramo, il carroccio abruzzese chiede posti di comando.
La spaccatura è diventata ufficiale ieri quando tutti i consiglieri della coalizione, eccezion fatta del consigliere di Forza Italia, Maria Luisa Ianni, hanno disertato la seduta del Consiglio comunale in aperta polemica con il primo cittadino che il giorno prima ha nominato nel ruolo di vicesindaco il consigliere comunale dell’Udc, Raffaele Daniele, senza coinvolgere la maggioranza. Ora Biondi ha venti giorni di tempo per ritirare le dimissioni.
Il sindaco ha nominato il solo vicesindaco, nonostante dallo scorso mese di dicembre siano stati 5 gli assessori non più presenti tra sue revoche e dimissioni di amministratori eletti in Regione, come l’ex vice sindaco Guido Liris, di Fratelli d’Italia, ora assessore regionale, e dell’ex assessore all’Ambiente, Emanuele Imprudente, della Lega, ora vice presidente della Giunta regionale. Oggi il sindaco è stato attaccato dal capogruppo di FdI, Giorgio De Matteis, che ha chiesto l’azzeramento della giunta e un rimpasto di uomini e deleghe.

(da agenzie)

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