Marzo 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL MORISI DI FDI E’ IL WEB INFLUENCER TOMMASO LONGOBARDI, DA QUANDO C’E’ LUI GIORGIA FA ANCHE LA CROSTATA
Al giorno d’oggi non puoi fare politica se non hai una “Bestia” che ti faccia spiccare il volo sui social.
Quella originale è senza dubbio quella di Luca Morisi, lo spin doctor di Matteo Salvini. Che cosa sia la Bestia in realtà nessuno l’ha mai capito, c’è chi parla di troll, di bot e di hacker russi.
Ma è sostanzialmente un metodo di analisi delle interazioni sui social che punta a creare un alto livello di engagement (la parola che definisce la capacità di coinvolgere il proprio pubblico) sui canali social del Capitano.
Salvini è stato tra i primi a capire che agli italiani la politica annoia terribilmente. Eppure un politico oltre a raccontare una visione e a fare promesse deve anche spiegare ai cittadini i numeri, le leggi, i bilanci.
Come fare tutto ciò senza allontanare gli elettori? Semplice: basta mettere un contenuto “noioso” ogni tanto.
E per il resto invece dedicarsi a quello che se le pagine dei politici fossero testate giornalistiche si chiamerebbe clickbaiting. Il Segretario della Lega è un maestro nella creazione di questo genere di contenuti: post di gattini e cani abbandonati, foto di pranzi, merende e colazioni. E naturalmente poi ci sono i post mirati: quelli sui crimini degli immigrati oppure quelli contro i “sinistri” a cui manda bacioni e abbraccioni.
Ma Salvini, appunto, non è l’unico a tentare di giocare quella che un tempo si sarebbe chiamata “carta simpatia” ma che in realtà è solo un modo per saturare i canali di comunicazione anche quando non c’è nulla da comunicare.
Nel suo piccolo ci prova anche Giorgia Meloni, che ieri ha pubblicato una foto scattata in un corridoio d’albergo negli USA dove si è recata per la convention del mondo conservatore.
La leader di Fratelli d’Italia gioca con il riferimento culturale alla famosa scena delle due gemelle di Shining (anche se la costruzione dell’inquadratura e i colori della tappezzeria e della moquette non hanno praticamente nulla a che fare con il film di Kubrick).
Tra un post sulla Libia e uno sul complotto Franco CFA Giorgia Meloni segue alla lettera gli insegnamenti salviniani.
Che siano i ricci di mare a Bari o il pecorino e il pane carasau in Sardegna o le crostate preparate per la festa all’asilo della figlia anche la deputata di Fratelli d’Italia non perde occasione per coinvolgerei suoi fan e spingerli a commentare, cliccare mi piace, condividere.
Pensate ad esempio che il post della crostata ha ottenuto più condivisioni di quello sulle domande di Fazio a Macron sul franco CFA e il neocolonialismo francese.
Qualche tempo addietro la Meloni aveva fatto ancora di più con la creazione di un personaggio immaginario, Meloni-chan, e parecchie sortite sovraniste alle convention dei fumetti con tanto di foto su bestie fantastiche.
Che alla Meloni piaccia il fantasy — sia inteso come genere letterario che come complotti stile Piano Kalergi — è cosa nota.
Ad esempio la convention di FdI Atreju prende il nome dal protagonista de La Storia Infinita, cui la Meloni ha dedicato un post in occasione dei quarant’anni dalla pubblicazione.
Tra gli artefici della strategia social della Meloni c’è sicuramente Tommaso Longobardi, noto ai più come creatore di meme sovranisti.
Da qualche tempo Longobardi è vicino a Fratelli d’Italia e accompagna la Meloni. Che Longobardi collabori con FdI non lo dimostrano solo i contenuti dei post condivisi ma anche il video — girato durante la campagna elettorale dello scorso anno — della visita della Meloni allo stabilimento Amazon di Passo Corese dove Longobardi viene inquadrato in diversi fotogrammi tra le persone al seguito della leader di Fratelli d’Italia.
In sostanza quindi Longobardi — che appartiene alla generazione dei Donadel e dei Montevecchi — è il Morisi di Meloni.
Lui si definisce “web influencer” o più prosaicamente social media manager ed è autore del libro “Comunicazione politica nell’era digitale”.
In diverse interviste spiega l’importanza dei social per la comunicazione politica, una scoperta fondamentale. Longobardi è diventato “famoso” su Internet per un video dove brucia una copia della sua tesi di laurea (classe 1991 ha una laurea in scienze e tecniche psicologiche e un master in gestione e sviluppo delle risorse umane). Longobardi ha partecipato a molte iniziative del fronte sovranista italiano, dai convegni alla Camera di Nazione Futura a quelli di Gioventù Nazionale il movimento giovanile di Fratelli d’Italia.
La sua vicinanza alle posizione sovraniste non è certo un mistero, lo è un po’ di più la sua partecipazione alle attività della pagina della Meloni sulle quali poco si sa se non per una certa cifra stilistica che lo contraddistingue.
Rimane una domanda: come mai a differenza di Morisi o Casalino i rapporti tra Longobardi e Fratelli d’Italia sono meno espliciti?
Probabilmente la causa è da ricercare nell’attività di mematore di Longobardi che spesso sul suo profilo e sulla sua pagina personale pubblica post e meme al limite del politically correct.
E anche una politica a caccia dei voti dei giovani cattivisti come la Meloni non si può permettere un SMM che pubblica cose simpaticisime come questa o questa.
Insomma potrebbe essere imbarazzante se venisse fuori che lo stratega dei social della Meloni è uno che crea meme che finiscono su pagine come Sinistra Cazzate e Libertà . Su una cosa però va dato atto a Longobardi: spesso è in anticipo sui tempi. Già a giugno 2018 chiedeva di chiudere i porti e riaprire le case chiuse. Salvini lo ha fatto solo la settimana scorsa.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile
PER CROSETTO “IN FUTURO SI PUO’ TOGLIERE”, ALTRI INSORGONO… LA SOLITA POLEMICA CHE VA AVANTI DA ANNI
La fiamma tricolore non si tocca. Se nel Partito democratico c’è chi apre all’ipotesi di una corsa alle europee senza il simbolo dem, Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia, assicura che al voto di maggio il simbolo del partito guidato da Giorgia Meloni “non cambierà “.
Nonostante nel partito ci sia chi, come Guido Crosetto, non considera un tabù la fiamma del Movimento Sociale, ereditata poi da Fdi: “È un tema di cui si è parlato ma per adesso non è in agenda”, dice all’AdnKronos il deputato di Fdi e coordinatore del partito guidato da Giorgia Meloni. “Nel percorso individuato da Meloni insieme altre realtà presenti nelle liste per le europee, da Fitto a Storace, si è parlato di un futuro che passa anche per il simbolo. Ma alle europee – afferma Crosetto – il logo non cambierà “.
Ma altri esponenti del partito intervengono a difendere la fiamma nel simbolo per scongiurare una, seppur remota, ipotesi di eliminazione: “Il nostro – dice Urso all’Adnkronos – non è un brand perdente come quello del Pd. Una cosa sono i brand scaduti, un’altra quelli vincenti…”.
Se il logo di Fdi resta lo stesso, la lista del partito sarà invece “in gran parte aperta a esponenti esterni al partito”, come i rappresentanti delle “forze politiche con cui abbiamo siglato accordi programmatici politico-elettorali” ma anche “esponenti della società civile, produttiva e culturale del Paese”
Anche il senatore Ignazio La Russa puntualizza: “Abbiamo ipotizzato che un domani si possa modificare, anche solo parzialmente, il simbolo di Fratelli d’Italia ma forse l’ultima cosa da fare sarebbe quella di togliere la fiamma”
Per Giuliana Dè Medici, figlia di Giorgio e Assunta Almirante, dire addio alla fiamma sarebbe un grosso errore che farebbe perdere molti voti: “Se lo fanno, non arrivano nemmeno al 4%”. Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, chiarisce: “Non la leva nessuno”.
(da agenzie)
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Dicembre 12th, 2018 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA TRAVOLGE IL PARTITO DELLA MELONI: INDAGATO ANCHE ANCHE L’ASSESSORE DI FDI INVERNIZZI
Sono accusati di concorso in estorsione aggravata, consumata e tentata, l’imprenditore Pierpaolo
Pizzimbone, ex deputato, e il consulente Mario La Porta arrestati ieri dalla squadra mobile della polizia di Stato di Savona e Genova su disposizione della procura savonese nell’ambito di un’inchiesta su ambiente e rifiuti.
Secondo gli inquirenti Pizzimbone avrebbe fatto pressioni sulla società che gestisce il servizio di igiene urbana per il Comune di Alassio, una associazione temporanea di imprese tra EcoSeib, Icos e Ecoin, chiedendo che venisse sottoscritto un contratto di consulenza fittizio con La Porta, per un importo complessivo di 96 mila euro, minacciando in caso contrario di poter pesantemente influenzare le scelte dell’amministrazione comunale causando gravi danni all’impresa.
Nell’indagine è coinvolto anche l’ex assessore all’Ambiente di Alassio, Rocco Invernizzi (dimessosi il giorno dopo le perquisizioni in Comune e nella sua abitazione), che da quando aveva assunto la delega aveva sanzionato più volte l’azienda per mancato rispetto del contratto di servizio.
Rocco Invernizzi è esponente di Fratelli d’Italia (di cui Pizzimbone era commissario provinciale fino a pochi giorni fa, si è dimesso in seguito all’inchiesta) e membro del gruppo Politica per Passione (di cui Pizzimbone è vice presidente, mentre il presidente è il sindaco di Alassio Marco Melgrati).
Secondo gli investigatori dei 96 mila euro pattuiti ne sarebbero stati consegnati effettivamente 16 mila, in un incontro monitorato dagli investigatori.
Pizzimbone, 49 anni, è stato cofondatore con il fratello Giovanni Battista di Biancamano spa, azienda quotata in borsa e attiva proprio nel settore della raccolta e dello smaltimento di rifiuti, e ha ricoperto fino al 2016 l’incarico di vice presidente.
È stato inoltre deputato per tre mesi (dal 7 dicembre 2012 al 14 marzo 2013) nella XVI legislatura.
(da “Il Secolo XIX”)
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Novembre 22nd, 2018 Riccardo Fucile
SI DEFINIVA “NEGRO FASCISTA AFFASCINATO DA SALVINI”… MA C’E’ CHI STORCE IL NASO: “NON E’ ITALIANO, E’ NERO”
Per chi pensa infatti che solo a sinistra ci siano troppi micropartitini anche a destra non stanno messi meglio.
E così La Destra di Francesco Storace ( di cui peraltro non si avevano più notizie da tempo) ha deciso di unirsi a Fratelli d’Italia in un “patto federativo”.
Della partita ha deciso di far parte anche Paolo Diop che è stato presentato con tutti gli onori da Giorgia Meloni su Facebook.
La leader di Fratelli d’Italia ha infatti deciso di dare il benvenuto a Diop ma curiosamente non ha fatto altrettanto con Storace.
Per lui nessuna foto pubblicata abbracciato alla mitica Meloni-Chan.
Diop, personaggio noto alle cronache ma dal passato politico sostanzialmente inconsistente ha così deciso di abbandonare la Lega a cui si è avvicinato in più occasioni, prima con Casa Pound e Sovranità (con cui si era candidato alle amministrative a Macerata) poi con il Movimento Nazionale per la Sovranità fondato da Gianni Alemanno di cui era il responsabile nazionale immigrazione e che alle elezioni politiche aveva appoggiato proprio Salvini (ma non lo aveva candidato).
Nel 2015 intervistato a Pontida dal Corriere della Sera con una ruspa giocattolo in mano Diop si definiva leghista da molto tempo e diceva che sui Rom «va ruspato tutto».
Ora le cose sono cambiate e forse per Diop, che fino a poco tempo fa si definiva un «negro, fascista affascinato da Salvini», il ministro dell’Interno persegue politiche troppo di sinistra e non abbastanza sovraniste. Oppure il suo posto nella Lega è già occupato da senatore Toni Iwobi.
Nei commenti al post della Meloni simpatizzanti ed elettori di Fratelli d’Italia fanno a gara a chi dice per primo (o usando più parole) cose come «avete visto che a destra non siamo razzisti» oppure «ora che abbiamo un nero la Boldrini ci dirà ancora che siamo razzisti?».
Caso strano, perchè così non fanno altro che alimentare il dubbio che tutta l’operazione serva unicamente a darsi una ripulita. Ma in fondo Diop è uno che dice che il razzismo non esiste. Non che non esiste in Italia, che proprio “di base” non esiste.
Il caso vuole che poco più di un mese fa Giorgia Meloni abbia postato una foto di Emmanuel Macron con due ragazzi di colore (in cui uno fa un gestaccio). Nei commenti al post i sovranisti duri e puri si sono scatenati a chi era più omofobo e suggeriva in modo più colorito come in realtà il Presidente francese sia un finocchio al quale piace il nero membro.
Nessuno però — a parte qualche provocatore dei centri sociali — si è azzardato a fare le stesse battutine per la foto con Diop. Forse perchè tutti sanno che Giorgia difende la famiglia naturale.
In compenso però molti hanno storto il naso di fronte alla decisione di imbarcare il negro fascista — sposato con un’italiana con rito ortodosso officiato da Alessandro Meluzzi e con Gianni Alemanno come testimone (Fusaro dovrà impegnarsi per fare di meglio) — nella compagine turbosovranista.
C’è infatti un problema: Diop non è italiano. O meglio: è italiano ma è nero quindi non è davvero italiano.
Il rischio — spiegano — è di diventare come la Francia. Vi sembra assurdo? Pensate che queste sono le stesse argomentazioni di chi diceva che era sbagliato approvare lo Ius Soli (tra cui Lega, CasaPound, Forza Nuova, Fratelli d’Italia e lo Stesso Diop).
Diop in Fratelli d’Italia? Secondo altri ci ci può anche stare, a patto che non gli vengano affidate cariche politiche e pubbliche perchè dovrebbero essere riservate a chi è italiano dalla nascita.
E Diop essendo nato in Senegal (è arrivato in Italia quando aveva due mesi) non può nemmeno rivendicare un diritto di nascita. Certo poi se vuole fare un po’ di attivismo ben venga, ma sarebbe sbagliato se dovesse candidarsi.
Altrove i commenti sono ancora più deliranti.
C’è chi spiega che tanto i negri continuano a votare a sinistra e che quindi non porta alcun vantaggio avere uno come Diop nel partito. Altri invece fanno notare che nei loro paesi (dei negri) non si è mai visto che un bianco si sia mai candidato nei loro partiti. Non è che per caso va di moda «mettere uno di questi»? Lo sanno tutti che non saranno mai veri italiani. MAI!!!!!!!
La cosa sorprendente è che Paolo Diop ad eccezione di Forza Nuova è transitato in tutte le formazioni politiche di destra. Eppure nonostante la sua “storia” politica per lui non c’è un minimo di comprensione, in fondo è e rimarrà sempre un negro. E questo i patridioti non riusciranno mai a perdonarglielo.
Magra consolazione: Diop sarà il responsabile immigrazione di un partito che di immigrazione non ne vuole sentire parlare.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA FRONDA DEI DISSIDENTI GRILLINI NON ARRETRA, ARRIVANO IN SOCCORSO LE BADANTI RUSSE
“Voteremo il decreto perchè sulla sicurezza e sulla lotta all’immigrazione incontrollata la destra c’è sempre, noi ci saremo sempre. I voti di FdI non mancheranno”.
Con queste parole la leader di FdI, Giorgia Meloni, ha assicurato che i parlamentari del suo partito voteranno a favore del decreto sicurezza. ”
Ci sono state frizioni nella maggioranza, il Movimento 5 stelle è in difficoltà a votare il decreto sicurezza. Ma noi non siamo soliti trattare sulle grandi questioni”, ha affermato nel corso di un Facebook live.
Il provvedimento approderà in Senato dopo il via libera in Commissione, ma lo scontro tra Lega e M5s sul testo è già in atto.
Sulla questione una dei quattro ‘dissidenti’ del Movimento, la senatrice Elena Fattori, ha dichiarato in un’intervista a La Stampa “Salvini punta a sostituirci con Meloni”, “caro Di Malo, così diventi la stampella della destra”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 1st, 2018 Riccardo Fucile
E’ L’UNICA SOVRANISTA NON INVITATA ALLA FESTA DELLE MEDIE, COME CANTAVANO LE STORIE TESE
Un governo M5S-Lega-Fratelli d’Italia sarebbe la certificazione del Patto di Neanderthal e
il coronamento di un’affinità elettiva innegabile dei tre gruppi parlamentari.
Ma quello che non è stato fatto all’epoca del varo dell’esecutivo Conte nonostante l’impegno dell’ex nemico dei grillini Guido Crosetto perchè i numeri della maggioranza sembravano bastare potrebbe tornare improvvisamente d’attualità se la pattuglia grillina a Palazzo Madama dovesse assottigliarsi a causa dei ben noti problemi disciplinari.
Per questo Matteo Salvini sta lavorando all’entrata di Giorgia Meloni nella maggioranza e quindi nel governo Lega-M5S, spostandone così l’asse ancora più a destra.
Un’avvisaglia del ritorno di fiamma tra i due era stata la proposta di candidarsi a sindaca di Roma arrivata un po’ sottotraccia in attesa del destino che attende Virginia Raggi con la sentenza del 10 novembre del tribunale di Roma sull’accusa di falso.
Ora la Lega vuole fare un passo avanti, approfittando dei numeri ballerini del Decreto Sicurezza al Senato: il Carroccio è disponibile a federare Fratelli d’Italia in un listone alle Europee, annettendo quel che resta della destra nel futuro partitone sovranista (anche se nel frattempo tanti fuoriusciti di FdI sono arrivati alla Lega).
In cambio di un ingresso in maggioranza magari attraverso un rimpasto.
Il retroscena di Tommaso Ciriaco su Repubblica però afferma che l’ex ministra di Berlusconi non sarebbe convintissima:
Meloni, in realtà , dubita che correre per il Campidoglio sia la scelta giusta. E assiste alla discussione sempre viva in FdI sull’opportunità di trattare con l’esecutivo gialloverde, anche se per il momento gli garantisce il voto sul decreto sicurezza. È evidente, però, che l’unico possibile allargamento dell’attuale perimetro di maggioranza è a destra.
«I numeri sono numeri — confida Fabio Rampelli, braccio destro di Meloni — se al Senato dovesse esserci un problema è chiaro che chiederanno a noi, certo non a Forza Italia o al Pd».
E ci sarebbe comunque una soluzione alternativa: il leader leghista frena da tempo la richiesta di adesione alla Lega di diversi parlamentari di Forza Italia, partito ormai in disfacimento. Se desse l’ok, i numeri per la maggioranza aumenterebbero al di là di ogni ago della bilancia della cosiddetta “sinistra interna” del M5S.
E il problema sarebbe risolto a spese di Berlusconi, con il quale la mossa sancirebbe la chiusura definitiva dell’alleanza. Scatenando però così la guerra.
D’altro canto dal punto di vista della Meloni non ci sono molte alternative, a prima vista. Lei, scrive oggi il Giornale, teme di restare politicamente prigioniera di un’opposizione che rappresenta i vecchi partiti (Pd e Forza Italia), mentre il cosiddetto sovranismo è al governo del Paese.
Insomma, lei è l’unica non invitata alla Festa delle Medie, come cantavano le Storie Tese.
Di qui l’ipotesi di dire sì a un rimpasto che anestetizzerebbe la fronda del M5s vicina a Fico. Restando fuori FdI si trova in una prospettiva simile a quella dell’estrema destra italiana con Casapound e Forza Nuova: i movimenti funzionano solo se sono di rottura ma in questo momento la figura di Salvini fa sì che molti si sentano rappresentati da lui nel governo.
E quindi nel segreto delle urne potrebbero scegliere la Lega a discapito dei piccoli partiti ragionando in termini di voto utile. E facendo così perdere voti a tutto quello che è a destra di Salvini.
L’alternativa politica è rilanciare il messaggio della destra scavalcando la Lega (un esempio di questa prospettiva è chiedere i respingimenti in mare con blocco navale davanti alla Libia per “offrire di più” rispetto all’attacco di Salvini alle ONG). Ma per farlo ci vuole una classe dirigente unita e un messaggio fruibile dal punto di vista comunicativo: due caratteristiche il partito di Meloni ad oggi non sembra avere.Un’altra chiave di lettura dell’ingresso di Meloni in maggioranza è legata al destino di Virginia Raggi in caso di condanna del tribunale per falso. A dispetto delle vocine che provengono da “alti esponenti del M5S” (e non è difficile immaginare quali…) e che vorrebbero la sindaca pronta a dimettersi in caso di sentenza negativa nei suoi confronti, Di Maio ha illustrato a Salvini una soluzione alternativa per sbrogliare la grana del Campidoglio:
Per il grillino, stando a quanto trapela, anche in caso di condanna Raggi va salvata e tenuta al suo posto. Probabilmente con una consultazione interna sulla piattaforma Rousseau. Pronti, sulla base dell’esito (scontato), a chiederle il «sacrificio» di restare, in barba alle regole dei Cinquestelle.
È uno scenario destinato ad alimentare la tensione interna con l’ala ortodossa del M5S che fa capo a Fico, che non gradirebbe l’ennesimo strappo.
Ma l’alternativa sarebbe peggiore: abbandonare la guida della Capitale a pochi mesi dalle Europee e cederla alla destra e a Salvini.
Inutile dire che rimangiarsi il codice etico del M5S costituirebbe l’ennesima violazione dei principi fondanti del grillismo.
Così come lo sarebbe rimangiarsi la regola del doppio mandato, anche se alcuni ambiziosi senatori spingono inventando discussioni inesistenti sulla questione che evidentemente prima o poi finirà all’ordine del giorno dello stato maggiore grillino.
E poi, fatto 30, cosa ci vuole a fare 31?
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 15th, 2018 Riccardo Fucile
SONIA D’AVOLIO HA RIMESSO LE DELEGHE NELLE MANI DELLA SINDACA LEGHISTA
L’assessora del comune di Cascina, Sonia Avolio, autrice e protagonista di un video in cui offendeva pesantemente la giornalista Cristina Parodi, si è dimessa.
Avolio, in quota Fratelli d’Italia, ha rimesso le deleghe nelle mani della sindaca leghista Susanna Ceccardi.
“Sonia si è dimessa. La ringrazio e ringrazio Fratelli D’Italia per aver preso questa decisione sofferta – il commento su Facebook di Ceccardi
In un video, pubblicato venerdì sulla sua pagina Facebook, l’assessora con delega anche alle pari opportunità , aveva offeso la giornalista tv, rea di aver detto in un’intervista che l’ascesa di Matteo Salvini era stata favorita da rabbia, paura e ignoranza.
Quando il filmato non era ancora diventato virale, i primi commenti sul profilo Facebook dell’amministratrice, che è un’omeopata, erano pure divertiti.
E lei rispondeva fiera: “Mai stata delicata: sono nata a Livorno!”.
Piano piano però, quando l’aria è cambiata e sono iniziate ad arrivare critiche durissime, Avolio ha provato ad appellarsi alla libertà di pensiero: “Il mio parere è libero”, ha scritto l’assessora che, sommersa dalle critiche, qualche ora più tardi si è scusata ma senza fare il nome del bersaglio delle sue parole.
Ora i suoi pensieri da querela potrà esprimerli da libera cittadina.
(da agenzie)
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Ottobre 12th, 2018 Riccardo Fucile
A FORZA DI IMPERSONIFICARE I MANGA PER LA GOIA DEI SUOI FANS, SI IDENTIFICA IN MARI OHARA “IN DIFESA DELA FAMIGLIA TRADIZIONALE”, MA IL PERSONAGGIO SI ADATTA POCO: E’ LESBICA
Giorgia Meloni da qualche tempo ha deciso che la strategia giusta per arrivare al cuore dei patrioti e degli elettori sovranisti passa per i manga e gli anime giapponesi.
Una scelta dettata dal fatto che qualcuno qualche tempo fa ha fatto una caricatura “in stile giapponese” della leader di Fratelli d’Italia prontamente ribattezzata Meloni-Chan che è diventata subito organica alla propaganda meloniana.
L’idea ha riscosso un discreto successo perchè è una di quelle classiche cose che rendono simpatico un personaggio politico anche quando si tratta di uno che ha le idee portate avanti dalla Meloni.
Nello staff della comunicazione della Meloni qualcuno deve aver pensato che era cosa buona e giusta continuare a utilizzare la caricatura “manga” della Meloni per aumentare l’engagement della pagina.
Il che d’altro canto la dice lunga sul livello di disperazione della comunicazione politica.
Così che ogni tanto, tra un post contro gli immigrati e uno contro Soros, Meloni-Chan compare su Facebook, a rasserenare gli animi. Non è sempre la stessa, c’è sempre un nuovo disegnino.
Più di qualcuno si è chiesto se Giorgia stia coltivando il progetto di fondare il partito dei memers. Ma ci sono troppi livelli di ironia perchè la domanda ottenga una risposta.
La Meloni ha deciso di sfruttare in maniera continuativa il filone giapponese e fumettaro. A Roma oltre a farsi fotografare con numerosi cosplayer la Meloni si è fatta immortalare in groppa ad un drago.
C’è chi l’ha paragonata a Daenerys Targaryen di Game of Thrones ma noi sappiamo che in realtà è un omaggio al periodo in cui la Meloni frequentava Undernet e si era fatta conoscere con lo pseudonimo di Khy-Ry, la draghetta degli Irriducibili della Lazio.
La situazione però ad un certo punto è sfuggita di mano. Sono state creati video parodia con la Meloni in groppa a Falco mentre solca il firmamento della politica italiana sulle note del tema de La Storia Infinita.
Su Instagram sono comparse altre fan art ispirate a Meloni-Chan e su Facebook è stata aperta la pagina Melonichan dove si assiste ad un rovesciamento dei ruoli.
Non è un personaggio politico che diventa manga ma è un personaggio dei manga che scende in politica.
Meloni intanto ha continuato ad exploitare il filone anime e manga.
Mentre Salvini ricorda con nostalgia i flipper e i gelati a 200 lire la leader di Fratelli d’Italia si rivolge alla generazione successiva e ieri ha ricordato che l’11 ottobre 1984 andava in onda il primo episodio di Ken il guerriero.
«Quanti di voi sono cresciuti guardando questo cartone?» ha chiesto la Meloni ai suoi fan. Senza nulla togliere a Kenshiro stupisce però che una patriota come Meloni-Chan abbia dedicato un post ad un anime giapponese e invece oggi — 12 ottobre — non abbia scritto nemmeno una riga sull’anniversario della scoperta dell’America ad opera dell’italiano Cristoforo Colombo.
Una ricorrenza festeggiata da decenni da tutte le comunità di italiani emigrati nelle Americhe come momento di orgoglio italiano.
Ma è noto che i riferimenti culturali della Meloni sono assai esterofili e impregnati di cultura pop.
Nel 1998 quando la giovane weeabo della politica italiana organizzò la prima festa nazionale di Azione Giovani (ora festa di FdI) decise di chiamarla Atreju, proprio come il protagonista della Storia Infinita.
Non mancano poi qui e lì riferimenti più sostanziosi all’universo creato da J.R.R. Tolkien, che però ha le sue radici nella tradizione e nella mitologia nordica, non nell’epica classica latina che dovrebbe essere l’humus naturale di un sovranista italico.
Solo il tempo ci dirà se quella di farsi trasformare in un meme con riferimenti ad una cultura e ad una letteratura diversa dalla nostra sarà una scelta vincente.
Arriviamo così all’ultima apparizione ufficiale di Meloni-Chan.
Al solito la leader di FdI posta una delle immagini che i fan le hanno inviato. In questo caso è una graziosa biondina che guarda al sol dell’avvenire, dalle fattezze “manga”.
La caption non lascia dubbi: difendere la famiglia tradizionale. Un messaggio chiaro e deciso, che senza dubbio piacerà ai meloniani visto che Giorgia scelse proprio il Family Day per annunciare di essere incinta.
C’è però un problema. Il personaggio raffigurato non è una Meloni-Chan, ovvero una caricatura della Meloni, ma una delle protagoniste del manga&anime Love Live! di nome Mari Ohara.
Si tratta di un anime molto famoso anche in Italia. Poco male, alla fine l’importante è il messaggio che lancia: difendiamo la famiglia tradizionale (giapponese o italiana?). Ed è qui che la questione si fa spinosa come aveva già fatto notare Diego Bianchi a Propaganda Live la settimana scorsa.
Perchè Love Live! oltre ad essere un manga e un anime molto apprezzato dalla comunità LGBT è una serie dove — come in molti manga — è molto presente un sottotesto a sfondo omosessuale.
Non si tratta di riferimenti espliciti, la sessualità delle protagoniste (sono tutte donne) non è mai chiaramente esplicitata ma i fan hanno notato come le ship raccontate nella saga ammicchino molto alle relazioni omosessuali tra donne.
Qualcuno discute se si tratti di un manga esplicitamente di genere Yuri (ovvero che rappresenta relazioni affettive e amorose tra donne) ma pochi dubitano del fatto che i vari toccamenti tra le protagoniste, tra cui Mari/Meloni-Chan siano semplicemente amichevoli o camerateschi.
Mari Ohara ad esempio ha la passione di toccare i seni delle amiche.
La questione non è mai stata chiarita dagli autori, al punto che molti lettori e spettatori sostengono che sotto trame a sfondo omosessuale vengano inserite per titillare la componente maschile della fanbase.
Magari lo staff della Meloni si è limitato ad una breve ricognizione su Wikipedia e non ha trovato nulla di strano. Ma la polemica sulla traduzione della versione inglese del gioco tratto da Love Live! inizialmente emendata dai riferimenti omosessuali è sicuramente un chiaro indizio che non si tratta semplicemente dell’interpretazione dei fan.
Comunque vada a finire davvero questo dimostra che appropriarsi dei canoni culturali stranieri, snobbando la tradizione fumettistica italiana (andava bene anche un Crepax probabilmente), rischia di essere controproducente perchè non si è completamente padroni del linguaggio.
Quando poi a farlo è la Meloni, che su Facebook aveva dato la stura ad ogni sorta di commento omofobo per una foto di Macron nello spogliatoio della Francia Campione del Mondo la cosa diventa ancora più divertente.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 4th, 2018 Riccardo Fucile
200.000 EURO DA YLENIA LUCASELLI, ACCOLTA A BRACCIA APERTE NEL PARTITO E PORTATA IN PARLAMENTO, GIA’ CANDIDATA DEL PD IN PUGLIA… AZIONISTA IN UNA MULTINAZIONALE AMERICANA CHE DISTRIBUISCE ALCOLICI E CANNABIS LEGALE IN CANADA
Fratelli d’Italia, ma anche degli Stati Uniti. Non solo perchè Giorgia Meloni ha
abbracciato con entusiasmo il movimento lanciato dall’americano Steve Bannon, quello che mira a creare la rete internazionale dei populisti-sovranisti contro l’Europa dei “poteri forti, delle multinazionali e dei burocrati”.
Fratelli d’Italia strizza l’occhio all’America trumpiana anche perchè il contributo
di gran lunga più generoso al partito è arrivato da nomi che riconducono a una multinazionale made in Usa: messi insieme Ylenjia Lucaselli, Daniel Hager e la Hc Consulting Srl hanno infatti regalato al piccolo partito nazionalista 200 mila euro. Hager e Lucaselli sono marito e moglie.
La famiglia di Hager è azionista della Southern Glazer’s Wine and Spirits, la più grande azienda statunitense della distribuzione di vini e alcolici (secondo stime di Forbes nel 2016 ha fatturato 16,5 miliardi di dollari e distribuito 60 milioni di bottiglie di vino italiane negli States).
Una multinazionale americana che finanzia un partito sovranista italiano? Succede anche questo nel tortuoso mondo del neonazionalismo.
E non è l’unica contraddizione, perchè la Southern Glazer’s è da poco entrata anche nel business della cannabis legale in Canada, settore che in teoria Meloni e i suoi vedono come fumo negli occhi. Ma d’altra parte come dire di no a 200 mila euro.
La stessa Lucaselli lavora per il gruppo americano: avvocato, appassionata di vino biologico e made in Italy, lo scorso 4 marzo è stata eletta alla Camera proprio con Fratelli d’Italia.
Una new entry la cui unica esperienza in politica risale alle Regionali di Puglia nel 2010: candidata con il Pd a sostegno della sinistra con Nichi Vendola. All’epoca l’avvocato non ebbe grande successo. Oggi invece siede in Parlamento con i sovranisti che guardano ai dazi di Trump con ammirazione.
Certo, c’è da dire che Lucaselli ha avuto il notevole vantaggio di correre da numero uno nei listini proporzionali in Emilia Romagna.
Del resto è stata molto generosa con i suoi nuovi compagni di avventura politica: a suo nome ha versato 90 mila prima delle elezioni. Una cifra che fa impallidire un pezzo da novanta del partito qual è Ignazio La Russa, che ne ha versati molti meno nello stesso periodo.
Ai denari firmati Lucaselli vanno poi aggiunti i restanti 110 mila euro: 95 mila euro donati a nome del marito e 15 mila arrivati dalla loro società italiana di logistica, la H.c. Consulting di Livorno.
L’intento politico di Lucaselli e del suo partito è di difendere i prodotti dell’agroindustria nostrana. C’è però da capire, vista la sua vicinanza alla multinazionale, nell’interesse di chi lo faccia.
Dei produttori di vino italiani o della società statunitense che li distribuisce oltreoceano? Un mix di interessi che, comunque la si guardi, resterebbero delusi dall’eventuale imposizione di dazi sulle importazioni minacciato dall’amato Trump.
Scorrendo l’elenco dei finanziatori ufficiali di Meloni troviamo poi un’altra sorpresa, questa più coerente con gli ideali del suo partito. Fratelli d’Italia ha infatti ricevuto un bonifico da 20 mila euro, poco prima delle elezioni del 4 marzo, da Vincenzo Onorato.
È l’armatore napoletano che controlla le compagnie Moby, Tirrenia e Toremar, punite dall’Antitrust con una multa da 29 milioni per abuso di posizione dominante sulle rotte verso la Sardegna.
Due settimane dopo il voto, sul profilo Facebook di Meloni è apparso un post a proposito dell’armatore: non per ringraziare della donazione, ma per schierare il partito a favore della controversa pubblicità delle compagnie di Onorato. Quella che invitava i passeggeri a scegliere solo le società che impiegano personale italiano.
(da “L’Espresso”)
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