Destra di Popolo.net

LA SOLIDARIETA’ A ORBAN DI FRATELLI D’ITALIA, MA IL RISULTATO E’ COMICO

Settembre 15th, 2018 Riccardo Fucile

I DEPUTATI VOLEVANO SCRIVERE “SOLIDARIETA’ AL POPOLO UNGHERESE”, MA HANNO SBAGLIATO LA COMPOSIZIONE DELLA FRASE

Non si sa se ridere o piangere.
I deputati di Fratelli d’Italia volevano dimostrare la «Solidarietà  al popolo ungherese», componendo tale frase sugli scranni di Montecitorio.
Ma il risultato, come si vede nella foto è stato disastroso.
L’immagine dello scivolone degli esponenti del partito di Giorgia Meloni, nei cui piani c’era il sostegno al premier ungherese Orban dopo le sanzioni comminate dalla Ue, sta facendo il giro dei social network.
Non solo si schierano con un governo xenofobo e un premier che limita libertà  di stampa e diritti civili, ma rimediano pure una brutta figura nel non saper “inquadrarsi” in 28 “reggitori di cartelli”, tanti quanto le lettere che componevano la scritta.
In altri tempi sarebbero finiti congedati anzitempo.

(da agenzie)

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TOTI PROPONE LA FUSIONE TRA FORZA ITALIA E FRATELLI D’ITALIA ALLE EUROPEE, LA MELONI DICE NO

Settembre 7th, 2018 Riccardo Fucile

IL FORZISTA MULE’ PRENDE LE DISTANZE DA TOTI, INCOGNITE SUI RAPPORTI TRA AZZURRI E LEGA

Acque sempre più agitate nel centrodestra.
L’ascesa della Lega nei sondaggi e le ipotesi di un nuovo contenitore politico del Carroccio – anche per evitare le pendenze legate al sequestro dei fondi – hanno messo in agitazione tutta un’area politica.
Ieri Silvio Berlusconi è dovuto intervenire per smentire l’ipotesi di un partito unico con Salvini, che d’altra parte oggi suonerebbe più che altro come un’annessione da parte leghista.
Di sicuro a frenare è il presidente dell’Europarlamento e numero due del partito, Antonio Tajani.
Mentre il governatore ligure, Giovanni Toti, in un’intervista alla Stampa oggi esce allo scoperto proponendo a Fratelli d’Italia di   dar vita a una “seconda gamba” formata da Fi-Fdi e cattolici per correre uniti alle prossime europee.
Se non è possibile fare un partito unico con la Lega, il governatore ligure immagina un’alternativa e lancia l’idea di fondere il partito azzurro con quello di Meloni e puntare all’elettorato moderato per creare un nuovo soggetto politico da affiancare al Carroccio salviniano.
“Se la Lega in questo momento non vuole o non se la sente di rinunciare al suo nome e alla collaborazione con i Cinquestelle – dice il presidente della Regione Liguria – allora bisognerà  mettere in piedi qualcos’altro. Un qualcosa che già  prepari il terreno per il futuro governo comune non appena, spero tra non troppo tempo, ne matureranno le condizioni”. Insomma, nell’attesa di una rottura Lega-5 Stelle.
Ma la risposta di Meloni è gelida: “Escludo una fusione tra Fratelli d’Italia e Forza Italia. Le fusioni a freddo tra partiti diversi sono già  fallite, non ha alcun senso”, dice. “Noi lavoriamo per far crescere il nostro partito   e lo facciamo per una rifondazione della coalizione di centrodestra”, e poi “con Fi ci sono posizioni distanti su alcuni temi, come l’Europa e la sovranità  nazionale. Lavoriamo per un nuovo centrodestra che, con la Lega di Salvini, ci porti a governare senza bisogno dei 5stelle o del Pd”, spiega infine Meloni. Che certo guarda più a Salvini che al partito di Berlusconi. Tanto che più volte è circolata l’ipotesi di un allargamento a Fratelli d’Italia della maggioranza (che però spaventa i 5 Stelle).
A prendere le distanze da Toti è anche il portavoce unico forzista, Giorgio Mulè: “Cimentarsi nel Piccolo chimico della politica non è esattamente la priorità  di questo tempo per un solo motivo: Forza Italia è viva e vegeta e ha ben chiaro qual è il suo futuro. Il suo futuro – sostiene il deputato forzista – è rappresentare i moderati e riportarli al governo al più presto”.
Sul futuro dell’asse Forza Italia-Lega d’altra parte pesano molte incognite: il nome di Marcello Foa come presidente della Rai, le alleanze per le future regionali, la questione dei fondi della Lega, esposti a sequestro.

(da agenzie)

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IL CAPOGRUPPO DI FRATELLI D’ITALIA CHE AVEVA CHIAMATO “BOLDRACCA” LAURA BOLDRINI SARA’ QUERELATO DALL’EX PRESIDENTE DELLA CAMERA

Luglio 30th, 2018 Riccardo Fucile

ORA CAMPANELLA AMMETTE: “SONO STATO LEGGERO, DOVEVO FARE PIU’ ATTENZIONE”… LA MELONI NON HA NULLA DA DIRE?

Laura Boldrini ex presidente della Camera annuncia che querelerà  per diffamazione Alberto Campanella, avvocato e capogruppo in consiglio comunale a Genova di Fratelli d’Italia che in un post aveva definito “Boldracca” Laura Boldrini in un commento.
Ecco come l’ex presidente della Camera sulla sua pagina FAcebook annuncia la querela:
Questo individuo in cerca di visibilità  è un avvocato, capogruppo del partito di Giorgia Meloni al Comune di Genova, tale Alberto Campanella. Uno che storpia il nome di un’avversaria politica in modo volgare non ha argomenti ed evidentemente deve avere qualche problema con il genere femminile.In ogni caso per lui nessuna eccezione: sarà  querelato. Molti haters, molte querele!”
Oggi in un’intervista a Repubblica Campanella aveva detto di avere scritto quella frase “perchè sono stato leggero, avrei dovuto fare più attenzione”.

(da agenzie)

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COSA SI NASCONDE DIETRO LA RISSA TRA FRATELLI D’ITALIA E LEGA

Luglio 13th, 2018 Riccardo Fucile

I FUORIUSCITI: “FDI IN MANO A GRUPPI DI POTERE FAMILIARI E DI AFFARI”: SE NE SONO ACCORTI ORA?

Ieri alla Camera è andata in scena una rissa inedita tra parlamentari di due schieramenti che governano in tutta l’Italia insieme: Fratelli d’Italia e Lega.
I due partiti sono forze componenti del centrodestra ma da qualche tempo i rapporti tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono molto freddati per questioni politiche, delle quali la rissa alla Camera è solo la punta dell’iceberg.
Proprio ieri mattina infatti un articolo di Repubblica riepilogava i termini della diaspora in atto in Fratelli d’Italia, che solo a Roma ha portato quattordici tra consiglieri eletti e alte personalità  del partito a lasciare Giorgia Meloni.
Il racconto parte dalla convocazione per oggi dell’assemblea nazionale del partito, composta da 450 persone, arrivata soltanto martedì notte (via Whatsapp) o mercoledì mattina (via mail).
Una convocazione che ha messo già  in partenza a repentaglio la partecipazione.
A questo si può aggiungere anche la mail inviata sabato 23 giugno dall’Organizzazione di FdI in cui si chiedeva ai militanti di dare la propria opinione sul governo Conte e sul posizionamento di FdI.
Nel questionario che il militante di FdI è stato chiamato a compilare si chiedeva un giudizio sul governo Conte e non è difficile comprenderne il perchè: oggi il partito della Meloni soffre della concorrenza elettorale di Salvini che è al governo e può intestarsi le lotte come quella contro le ONG, mentre FdI si trova nella scomoda situazione di dovere o applaudire il governo, invitando così i suoi elettori a votare Lega la prossima volta, o criticarlo mentre gran parte del suo elettorato lo elogia.
Uno stallo politico che mette in seria difficoltà  anche l’esistenza stessa di Fratelli d’Italia di fronte a una Lega nazionale che si è mangiata tutte le sue issues.
A questo problema se ne aggiunge un altro.
Quando se ne sono andati sbattendo la porta, Santori e Iadicicco hanno puntato il dito sulla gestione “familistica” di Fratelli d’Italia, che a loro parere non terrebbe conto della meritocrazia nelle scelte su candidature e posti da ricoprire.
L’articolo di Repubblica firmato da Matteo Pucciarelli andava ancora più a fondo nella questione:
«Fdi è in mano a gruppi di potere familiari e d’affari», si legge online nei forum ribelli.
Il capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida, è il cognato di Giorgia Meloni (ha sposato la di lei sorella).
La famiglia La Russa – Ignazio e Romano – si è rafforzata con l’ingresso in Parlamento del genero di Romano, Marco Osnato. Il capogruppo al Senato Sergio Berlato è legatissimo alla deputata Maria Cristina Carretta, entrambi rinviati a giudizio per una storia di tesseramenti gonfiati ai tempi del Pdl in Veneto.
Una new entry del partito come Mario Mantovani, potente ex vicepresidente della giunta lombarda, super berlusconiano anche lui finito in mezzo a pesanti grane giudiziarie, alle scorse politiche riuscì a mettere in lista la figlia Lucrezia. E adesso? «È vero che destra e sinistra sono categorie superate – ragiona Jonghi Lavarini – ora la divisione è tra sovranisti e mondialisti. Ma va bene così, il primo fascismo era trasversale e anti-establishment. Come lo è questo governo…».
Come si vede, anche nella grande famiglia di Fratelli d’Italia i veleni interni abbondano. E molti sognano la terra promessa da Salvini.
Infatti si racconta che molti dei fuoriusciti romani volessero passare al Carroccio e appoggiare il governo Lega-M5S, ma questo gli è stato impedito da un veto chiesto a Salvini dalla stessa Meloni.
Ma adesso che cominciano a volare schiaffi anche in parlamento, il veto reggerà ?

(da “NextQuotidiano”)

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FRATELLI D’ITALIA PERDE PEZZI: L’ESODO DEGLI ELETTI DA ROMA A MILANO TRA POLEMICHE CON LA MELONI E LA TENTAZIONE LEGA

Luglio 10th, 2018 Riccardo Fucile

DOPO I ROMANI SANTORI E IADICICCIO SI ALLUNGA LA LISTA DI ESPONENTI DI PARTITO…   PRENDE LE DISTANZE ANCHE JONGHI LAVARINI

“Se sei nomade devi nomadare”. “Dopodichè, quando hai finito di nomadare, transumi e vai”, diceva Giorgia Meloni qualche settimana fa puntualizzando la sua posizione sui Rom.
Ma, ironia della sorte, il contrappasso della transumanza ha finito per abbattersi su Fratelli d’Italia.
L’emorragia, non solo nei sondaggi, parte dalla Capitale. Dove due pezzi da novanta del partito romano, l’ex consigliere regionale, Fabrizio Santori, e uno dei fondatori di FdI, Federico Iadiciccio, hanno già  sbattuto la porta suonando il liberi tutti.
Seguiti da un plotone di ammutinati che, per ora, si è accomodato nei gruppi misti delle rispettive assemblee di elezione. In attesa di traslocare, molto probabilmente, nella Lega.
Per ora, hanno fatto i bagagli due consiglieri comunali, Francesco Figliomeni e Maurizio Politi. E dieci consiglieri circoscrizionali: dal V Municipio (Emiliano Corsi e Giusy Guadagno) all’XI (Daniele Catalano); dal XII (Giovanni Picone, Marco Giudici e Francesca Grosseto) al II (Giuseppe Scicchitano e Sandra Bertucci); dal VII (Flavia Cerquoni) al XIV (Fulvio Accorinti).
DA ROMA A MILANO
E non finisce qui. Perchè se a Roma Fratelli d’Italia piange, di certo a Milano non ride. Nel capoluogo lombardo, a guidare la rivolta interna contro “la gestione verticistica (privatistica) del partito” e invocando “partecipazione, trasparenza, rinnovamento e meritocrazia”, è il movimentista ed esponente storico della destra milanese Roberto Jonghi Lavarini.
La richiesta indirizzata direttamente alla Meloni è chiara: convocare subito il congresso cittadino e quello provinciale. “Qui a Milano, dove finora non ci sono state defezioni, sta in sostanza avvenendo ciò che è già  accaduto a Roma — dichiara a ilfattoquotidiano.it Jonghi Lavarini —. Fatte ovviamente le dovute proporzioni, considerato che non abbiamo eletto consiglieri comunali, invito i vertici del partito a non commettere l’errore di derubricare il caso a semplice rivolta dei delusi”.
Il punto, al contrario, sarebbe politico. “La vera questione è la gestione verticistica del partito, affidata a ras locali, tanto a Roma, quanto a Milano — prosegue —. Dove i referenti del partito vengono scelti per cooptazione con un sistema che di democratico e meritocratico ha ben poco. Una piega che, purtroppo, si sta allargando anche al resto d’Italia”.
Una situazione che spinge Lavarini a lanciare un vero e proprio ultimatum: “O si costruisce un partito vero, attraverso assemblee costituenti e congressi locali, o i militanti di destra troveranno altre strade per fare politica: noi, del resto, abbiamo una mentalità  guerriera e non ci si può chiedere di piegarci al servilismo — avverte —. Invece, la Meloni continua a rincorrere Salvini, rischiando però di trasformare FdI nella ruota di scorta della Lega”.
Per uscire dall’angolo e scongiurare lo sgretolamento di FdI, non ci sono alternative: “L’anno prossimo ci sono le elezioni europee e dobbiamo fare fronte comune con Matteo Salvini e Marine Le Pen”, conclude Jonghi Lavarini, indicando nella nascita di una sorta di Super Lega l’orizzonte verso il quale il partito dovrebbe puntare.
DESTINAZIONE LEGA
E a Roma? Con un lungo post su Facebook, è stato Iadicicco in persona a spiegare le ragioni del “sofferto” addio a Fratelli d’Italia, annunciando anche la nascita dell’associazione Italia Comunità . “Da molto non condividevamo alcune fondamentali scelte di posizionamento politico, la strutturazione di un partito ideologico in un’epoca post ideologica. A questo va aggiunta, l’incapacità  del partito qui a Roma di aprirsi veramente, profondamente ad altre esperienze, lasciarsi contaminare per crescere — spiega Iadicicco —. Non credo sia avvenuto per volontà  esplicita, molto probabilmente per un riflesso incondizionato, per un’abitudine consolidata, sedimentata in un modo di gestire le cose, ma purtroppo è avvenuto. Abbiamo provato ad offrire un cambiamento ma non ci siamo riusciti e non crediamo ci siano più margini, per questo usciamo”.
Per ora, come detto, i dodici fuoriusciti dalle amministrazioni capitoline resteranno nel gruppo Misto. Ma sono in tanti a dare per scontato che, viste le premesse, di qui a breve, l’approdo nella Lega sarà  inevitabile. E non solo a Roma.
Giovedì 12 luglio, infatti, è stata convocata a Milano una riunione di Europa dei Popoli, l’associazione culturale di Mario Borghezio, per presentare il nuovo progetto editoriale (Idee per l’Europa dei Popoli). Ma sarà  anche l’occasione per un confronto tra i quadri locali di Fratelli d’Italia in fermento e i vertici locali della Lega.
Che sia l’anticamera dell’approdo di un pezzo della destra milanese nelle file del Carroccio? Più di qualcuno è pronto a scommetterci.
Insomma, la “transumanza” è già  cominciata. La Meloni è avvisata.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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FRATELLI D’ITALIA A ROMA E’ ANDATA IN FRANTUMI

Luglio 2nd, 2018 Riccardo Fucile

SCATTATO L’ESODO CONTRO LA MELONI: “FANNO STRADA SOLO GLI YESMAN SENZA MERITO”… MA MOLTI CERCANO CASA E POLTRONA NELLA LEGA

Tanto tuonò che piovve. Dopo gli annunci dei giorni scorsi, in Fratelli d’Italia scatta davvero l’esodo contro Giorgia Meloni.
Ad annunciare il suo addio è per primo Fabrizio Santori, ex consigliere regionale nel Lazio , seguito a ruota da altri sei eletti nei municipi.
« I sani rapporti fiduciari, l’attenzione alla comunità  che si rappresenta, la valorizzazione del Merito, le regole chiare, i contenuti dell’offerta politica e le scelte fatte in queste settimane   sono per me elementi imprescindibili per poter lavorare quotidianamente con entusiasmo, passione e concretezza. Insieme a tanti, consiglieri e no, abbiamo ritenuto che tali elementi fossero venuti meno da diversi mesi a questa parte», scrive Santori su Facebook ricordando per l’ennesima volta di aver preso 8500 preferenze al Consiglio Regionale del Lazio alle ultime elezioni. Subito dopo il suo annuncio i consiglieri Emiliano Corsi e Giusy Guadagno del Municipio V, Daniele Catalano del Municipio XI, Giovanni Picone, Marco Giudici e Francesca Grosseto del Municipio XII si accodano dando il via alla transumanza e alla frantumazione di Fratelli d’Italia.
Nel pomeriggio tocca a Francesco Figliomeni e Maurizio Politi, consiglieri di Roma Capitale, annunciare l’addio alla Meloni: «Da tempo abbiamo cercato di manifestare dentro il partito tutta la mancata condivisione nel posizionamento politico, nella gestione interna e nel non aver mai realmente aperto a chi voleva condividere un pezzo di storia con noi. Siamo rammaricati di quella che è una scelta sofferta ma inevitabile».
Poi tocca a Giuseppe Scicchitano e Sandra Bertucci, consiglieri in municipio II, Flavia Cerquoni, consigliera in municipio VII e Fulvio Accorinti, consigliere in Municipio XIV, che “sottoscrivono quanto dichiarato da Iadicicco”, come da previsioni.
Ma perchè questo esodo di massa dal partito di Giorgia Meloni?
Per quanto riguarda Santori, i motivi della sua ostilità  nei confronti della Meloni erano noti da tempo: “Non sono stato rieletto consigliere regionale del Lazio per altri motivi oltre la sconfitta del nostro candidato presidente: uno su tutti il tracollo di Fratelli d’Italia che elegge solo 3 consiglieri passando ad essere l’ultimo partito del centrodestra nella Regione Lazio, disperdendo in un mese un patrimonio costruito alle ultime elezioni con anni di presenza sul territorio”.
E ancora: “A proposito di affidabilità . In un partito è molto importante, così come nel lavoro, in un’organizzazione, in un qualsiasi gruppo umano, anche in famiglia. E’ un elemento primario ma i gattopardi della politica nostrana hanno estremizzato il concetto blindandosi nelle stanze dei bottoni con i più fedeli mentre nel frattempo calpestavano il lavoro di chi, con impegno e perseveranza, conquistava la stima della gente sul territorio. Ed è stato il trionfo degli yesman senza primarie nè scelte di merito ma solo scelte partitocratiche poi bocciate dai cittadini“.
Santori e gli altri se la prendono con i modesti risultati alle Regionali seguiti dai modestissimi risultati alle municipale del mese scorso: in entrambe le elezioni Fratelli d’Italia non è stata capace di ripetere l’exploit delle amministrative del 2016 a Roma, quando Giorgia Meloni, candidata sindaca, sfiorò l’approdo al ballottaggio nonostante la divisione del centrodestra. Ma non è questo l’unico elemento.
All’interno degli ex di Alleanza Nazionale c’è infatti l’impressione che Matteo Salvini possa in breve tempo portare a casa tutto il centodestra, con la Lega che potrebbe diventare il partito pigliatutto lasciando agli alleati Forza Italia e FdI le briciole.
Una sensazione confortata dai sondaggi, visto che prima di dedicarsi a cannibalizzare l’elettorato a 5 Stelle il Carroccio ha mangiato voti sia a FI che alla Meloni.
Ecco spiegate quindi non solo le attuali perplessità  dei consiglieri sul progetto, ma anche le tante dichiarazioni di simpatia dei consiglieri di area santoriana nei confronti del Governo del Cambiamento.
C’è però un problema. La stessa Meloni, in nome dei buoni rapporti nella coalizione di centrodestra, ha ottenuto da Salvini il veto all’entrata dei fuoriusciti da Fratelli d’Italia nella Lega, che avrebbe bisogno di radicarsi sul territorio anche nella Capitale. Un veto che non può che avere valore temporaneo visto che la politica è la terra degli squali.
Ma che per adesso ha permesso a Giorgia di fermare il passaggio dei suoi ex consiglieri.
Fino a quando?

(da “NextQuotidiano”)

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FRATELLI D’ITALIA COME CAINO E ABELE: CONTESTATA LA LINEA DELLA MELONI

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

ESODO DI CONSIGLIERI E DIRIGENTI: IADICICCO VERSO LA LEGA, SANTONI VERSO ALTRI LIDI, POLITI E FIGLIOMENI VERSO IL GRUPPO MISTO, ALTRI 11 CONSIGLIERI MUNICIPALI LI SEGUONO

Federico Iadicicco, storico esponente della destra giovanile di Alleanza Nazionale e figura di punta dell’ambiente pro-life in Fratelli d’Italia, sarebbe in procinto di lasciare il partito di Giorgia Meloni per dirigersi verso la Lega.
La notizia, anticipata dal Tempo qualche giorno fa, sarebbe già  conosciuta dall’ex ministro della Gioventù che avrebbe tentato invano di fargli cambiare idea. E non è l’unico.
Anche Fabrizio Santori, che ha criticato apertamente la linea del partito negli scorsi mesi e d’altro canto proprio sul giornale romano si firma come portavoce del movimento Difendiamo l’Italia, sarebbe in partenza insieme ad altri consiglieri nei territori, anche se l’approdo non dovrebbe essere il Carroccio.
Sotto accusa c’è la gestione del partito da parte di Giorgia Meloni, che avrebbe una linea troppo simile a quella della vecchia AN.
Di certo nelle decisioni dei due hanno anche influito i risultati elettorali: Iadicicco, candidato all’uninominale, ha perso a Roma contro Emma Bonino mentre Santori non è riuscito a farsi eleggere in Regione Lazio.
Stamattina proprio il Tempo scrive che due consiglieri comunali, Maurizio Politi e Francesco Figliomeni, dovrebbero uscire dal gruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio per approdare al misto, insieme ad undici consiglieri municipali: sei del gruppo Santori (Emiliano Corsi, Giusy Guadagno, Giovanni Picone, Marco Giudici, Francesca Grosseto e Daniele Catalano) e cinque del gruppo Iadicicco (Flavia Cerquoni, Fulvio Accorinti, Giuseppe Scicchitano, Sandra Bertucci e Antonio Villino).
Ma se davvero fossero queste le dimensioni dell’esodo, questo assumerebbe la forma di un’ecatombe vera e propria per un partito che soltanto nel 2016 sfiorava il ballottaggio per il sindaco.
D’altro canto è sempre più difficile per FdI differenziarsi dalla Lega al governo, che però è in crescita ed è in grado di fare molto di più da quegli scranni.
L’esodo è naturale, come a Ferragosto.

(da “NextQuotidiano”)

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GIORGIA MELONI E I NOMADI CHE DEVONO NOMADARE

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

LEI CHE VAGA DA UNO SPAZIO POLITICO ALL’ALTRO ALLA DISPERATA RICERCA DI VISIBILITA’ MERITEREBBE UNA PIAZZOLA DI SOSTA

I grandi comici sanno che nel loro repertorio c’è sempre quella battuta che fa sganasciare il pubblico e se la giocano al momento giusto.
Lo stesso ragionamento vale per i politici e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni non è mica la figlia della serva: proprio per questo ogni volta che viene fuori l’argomento Rom — e Matteo Salvini si piazza al centro della scena — lei tira fuori il suo motto: “Se sei nomade devi nomadare”.
L’ha usato in tutte le campagne elettorali a cui ha partecipato in questi anni e non poteva che farlo ricicciare ieri su Twitter proponendo allo stesso tempo di allesitre delle piazzole di sosta temporanee dove si pagano le utenze e si sosta massimo sei mesi, «dopodichè ci si deve spostare, punto».
Il problema è che quel “nomadare” nell’epoca dei meme non poteva che fare la fine che ha sempre fatto: finire memato.
E allora ecco che gli Hipster Democratici si sono divertiti a farle il verso su FB, mentre il giornalista Roberto Renga su Twitter dice che la Meloni dovrebbe “melonare” e agli apolidi non rimane che… apolidare.
E mentre con il camper in tangenziale noi andiamo a nomadare, la Meloni continua con la sua battaglia matta e disperatissima per farsi notare dai media che sono tutti concentrati sulla prossima sciocchezza che dirà  Salvini.
Consapevole del fatto che con il governo dellaggente in carica non solo gli spazi politici per FdI si sono di molto ristretti, ma molti dei suoi cominciano a essere tentati di fare il grande salto verso quel partito che ieri i sondaggi davano addirittura sopra al MoVimento 5 Stelle.
D’altro canto il tentativo di imbucarsi alla festa del governo del cambiamento è miseramente fallito per l’opposizione proprio del M5S e a lei ora non resta che vagare da uno spazio politico all’altro alla disperata ricerca di visibilità .
Nomadare, appunto. A chi tocca nun se ‘ngrugna.

(da “NextQuotidiano”)

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VICEPRESIDENZA DELLA CAMERA A RAMPELLI, SALVINI ORA SISTEMA LA SERVITU’

Giugno 13th, 2018 Riccardo Fucile

FRATELLI D’ITALIA A CACCIA DI POLTRONE: ORA VUOLE COPASIR O VIGILANZA RAI

Si consolida l’asse Salvini-Meloni in Parlamento.
Oggi la contropartita è la concessione della vicepresidenza della Camera a Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, che sostituisce il leghista Lorenzo Fontana diventato ministro della Famiglia.
Inoltre al posto del ministro cinquestelle Riccardo Fraccaro andrà  nel ruolo di questore Federico D’Incà , (M5s).
Si tratta di un ulteriore passo di avvicinamento verso un possibile ingresso nella maggioranza del partito di Giorgia Meloni.
Fdi punta però anche a una delle due Commissioni di garanzia che spettano all’opposizione, Copasir e Vigilanza Rai, specie la seconda, che è nel mirino pure di Fi.

(da agenzie)

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