Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
IL MOVIMENTO ORA CERCA DI PRENDERE LE DISTANZE… ORFINI: “AVETE RICICLATO IL PEGGIO”
Fioccano le reazioni dopo l’arresto di Raffaele Marra, capo del personale del comune di Roma e fedelissimo del sindaco della capitale, Virginia Raggi.
Il Pd va all’attacco, mentre gli esponenti del MoVimento 5 stelle cercano di prendere le distanze dalla questione.
Parla di “cosa gravissima” Roberto Fico, parlamentare a 5 stelle e presidente della commissione di Vigilanza Rai: “Adesso ci riuniamo tutti quanti e tireremo fuori una linea senza problemi, è giusto che la magistratura faccia il suo corso. Non c’è ombra di dubbio che è una cosa grave, gravissima”.
Anche il senatore grillino Nicola Morra è duro: “Fermo restando che occorrerà verificare” quanto ha portato all’arresto del braccio destro del sindaco di Roma Raggi, “si parte dal presupposto che se vuoi essere severo con gli altri devi essere inflessibile con te stesso. Questo vale per il M5s”.
Morra aggiunge: “Noi siamo nati per ripristinare le regole, ora verificheremo, ma se emergeranno quadri politicamente o moralmente scorretti, non potremo difendere certe posizioni”.
Piuttosto netto è il capogruppo dei 5 stelle in Campidoglio: “Aspettiamo il lavoro della magistratura – spiega -. Il problema non c’è, Marra non è un politico, è un esponente tecnico, lo sostituiremo come è giusto che sia”.
Non fa sconti sulla vicenda il Pd. Il primo a commentare è il presidente del partito, Matteo Orfini, che scrive su Facebook: “Prima le tardive dimissioni della Muraro, poi le perquisizioni in Campidoglio, oggi l’arresto di Marra: quando dissi che stavano riciclando il peggio, quando raccontai i legami pericolosi di questa gente, Grillo, Di Battista e Di Maio mi insultarono. Oggi non chiederanno scusa. Perchè sono politicamente corresponsabili”.
Il senatore Stefano Esposito si rivolge direttamente a Beppe Grillo attraverso un tweet: “Arrestato Raffaele Marra strettissimo collaborare di Virginia Raggi e da lei sempre difeso e tutelato. Beppe Grillo ora cosa ci dici?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
ANNULLATO IL FLASHMOB, GRILLO PROVA A RASSICURARE MA SI SCATENA LA GUERRA INTERNA: “LA RAGGI DEVE ANDARSENE”… VIOLENTI ACCUSE A DI MAIO
Avevano appuntamento alle dieci sul lungotevere. 
Da lì, un pullman prenotato due giorni fa avrebbe dovuto portare la delegazione del Movimento 5 Stelle e il suo leader Beppe Grillo fino a Siena, per un flashmob davanti al Monte dei Paschi.
Ma quando erano già quasi tutti arrivati – scossi dalla notizia dell’arresto di Raffaele Marra, preoccupati per quel che accadrà adesso a Roma – i telefonini dei parlamentari 5 stelle hanno vibrato all’unisono.
Un messaggio secco: “Evento cancellato”. Così tutti giù, si torna alla Camera e al Senato per capire cosa accadrà nelle prossime ore.
Beppe Grillo sta provando a far passare un messaggio rassicurante: “Marra era solo un tecnico, non fa parte del Movimento. Dobbiamo sostenere Virginia, non abbiamo altra scelta”.
Ma c’è un’ala dei 5 stelle che stavolta non è disposta a cedere: chiedono che Virginia Raggi si dimetta e che chi ha deciso di proteggerla a settembre, quando i primi scandali sono venuti fuori, si assuma la responsabilità dei suoi errori.
Il riferimento è al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, fermo su una linea attendista che ha spaccato il direttorio fino a farlo scomparire.
E che aveva provocato l’addio del minidirettorio i cui allarmi non erano stati ascoltati dai vertici. Anche il deputato Giuseppe Brescia lo attacca su Facebook:
Credo che ciò che sta accadendo a Roma sia gravissimo: Marra è stato arrestato per corruzione e fino a ieri Virginia Raggi lo difendeva a spada tratta arrivando addirittura a dichiarare “se se ne va lui, me ne vado anch’io”. Non sono io a dover dire cosa dovrebbe fare ora il sindaco di Roma ma di certo chi, all’interno del MoVimento, nei mesi scorsi ha difeso questa linea scellerata dovrebbe smetterla di giocare al “piccolo stratega” perchè evidentemente non ne è in grado e arreca solo danno al MoVimento.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
QUATTRO GIORNI FA LA LETTERA ALLL’ANAC: “IL FRATELLO PROMOSSO DA ME”
Da luglio a oggi Virginia Raggi lo ha difeso decine di volte, vincendo sempre: con Beppe Grillo che ne chiedeva la rimozione, con il cosiddetto “mini-direttorio” che per primo ne ha criticato la nomina salvo poi essere sciolto dopo 2 mesi, con il gruppo consiliare M5s che mugugnava per il suo strapotere, con l’ex capo del suo gabinetto, Carla Raineri, sacrificata sull’altare del sodalizio tra la sindaca e Raffaele Marra
Sul dirigente che da tre mesi siede sulla poltrona di capo del personale del Campidoglio, l’Autorità anticorruzione da due settimane ha acceso un faro.
Perchè, secondo un esposto del sindacato dei dirigenti regionali, il 9 novembre Marra avrebbe dovuto astenersi dal controfirmare la delibera che ricolloca suo fratello Renato, due anni più grande, già vicecomandante dei vigili, alla neonata direzione Turismo del Comune con annesso aumento di stipendio (di 20.000 euro)
Un atto delicatissimo, potenzialmente foriero di grane, che adesso Raggi si intesta in toto in una memoria difensiva firmata dal responsabile anticorruzione del Campidoglio Maria Rosa Turchi e inviata all’Anac 4 giorni fa.
Un documento con il quale la prima cittadina non solo si prende la responsabilità di quella scelta (che, da regolamento, spetta a lei) ma derubrica il ruolo di Marra jr a mero passacarte.
Di più: il dirigente che ha ridisegnato la “macrostruttura” del Campidoglio (il nuovo organigramma interno) mettendo la sua firma sotto l’interpello al personale (i dirigenti potevano indicare la destinazione desiderata) non avrebbe mai partecipato “alle fasi istruttorie di valutazione e decisionali ».
Il suo ruolo, insomma, sarebbe stato tecnico, «meramente ausiliario” e “privo di discrezionalità “.
Marra, insomma, il potentissimo dirigente per il quale Raggi era pronta a staccare la spina (“O lo accettate o mi dimetto”, ha detto a inizio novembre ai consiglieri M5s), non avrebbe avuto alcun ruolo in un’attività di sua specifica competenza.
Il passaggio è decisivo: perchè per la prima volta, nero su bianco, la sindaca si espone per sollevare il suo fedelissimo da una firma che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe condurre a un’indagine per abuso d’ufficio.
Ora l’Anac dovrà studiare la memoria dove è scritto che l’analisi dei curricula dei dirigenti è stata compiuta solo da Raggi tra il 28 ottobre e il 9 novembre: dodici giorni (con in mezzo la trasferta in Polonia per il viaggio della Memoria) durante i quali la prima cittadina ha studiato 1500 pagine di schede e documenti (questo l’incartamento che il sindacato dei dirigenti si vedrà recapitare dopo la richiesta di accesso agli atti) prima di decidere il valzer di poltrone per 36 tra dirigenti: 25 confermati e 11 ruotati.
Tra questi, appunto, il fratello di Marra, il caso oggetto di istruttoria da parte dell’Anac. “Dipendesse da me, considerata la sua professionalità , lo nominerei comandante dei vigili”, ha confessato Marra jr al Fatto.
Peccato che la legge vieti ai dirigenti pubblici di assumere “decisioni o attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti affini entro il secondo grado”.
Ma oltre a quella firma che ora la sindaca vuole derubricare a “mero carattere compilativo” ci sono le voci del Campidoglio. Dove i dirigenti, sotto anonimato, raccontano di riunioni tra Marra e gli assessori per decidere le destinazioni dei capi dipartimento.
Compresa quella a fine ottobre durante la quale venne consigliato all’assessore al Turismo Adriano Meloni di accettare l’arrivo di Renato Marra nei suoi uffici. Qualcosa in più di un ruolo “privo di discrezionalità “.
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
CRONISTORIA DI 180 GIORNI DI CADUTE, BUGIE, ADDII E NOMINE SCANDALOSE
Appena tre giorni fa le dimissioni dell’assessora all’Ambiente Paola Muraro, oggi l’arresto per
corruzione di Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio.
È bufera sulla giunta Raggi che da sei mesi perde i pezzi.
Ieri il blitz in Comune degli agenti di polizia in borghese che hanno sequestrato documenti relativi alle assunzioni fatte dalla sindaca di Roma.
Oggi sono scattate le manette per Marra, già direttore dell’ufficio Politiche abitative durante l’era Alemanno, nominato inizialmente capo di gabinetto vicario assieme a Frongia e poi divenuto a luglio capo del personale del Campidoglio.
Un nuovo colpo che si abbatte sull’amministrazione cinquestelle, paralizzata da dimissioni, indagati e ora arresti .
Ecco una breve cronistoria delle cadute e dei giri di nomine degli ultimi sei mesi.
Daniele Frongia. Braccio destro della sindaca, viene nominato ai primi di luglio capo di gabinetto. Ma, nello spazio di pochi giorni, la sua delega viene ritirata. Diventa vicesindaco e assessore allo Sport e Politiche Giovanili.
Carla Raineri. Magistrata della Corte d’Appello di Milano, diventa Capo di gabinetto dopo lo spostamento di Frongia. Ma poi viene allontanata e costretta a dimettersi dopo un parere dell’Anac (l’Autorità diretta da Raffaele Cantone) molto contestato sulla sua nomina irregolare.
Marcello Minenna. Economista e professore alla Bocconi, l’assessore al Bilancio del Comune di Roma lascia l’incarico il primo settembre per solidarietà con Carla Raineri, di cui aveva sostenuto la corsa a capo di gabinetto. Nello stesso giorno danno le dimissioni anche il dg Atac Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese.
Raffaele De Dominicis. Magistrato in pensione, nominato assessore al Bilancio ai primi di settembre dopo l’addio di Minenna, non fa nemmeno n tempo a insediarsi che è costretto a lasciare perchè indagato per abuso d’ufficio.
Andrea Mazzillo. Il 30 settembre si scioglie il rebus dell’assessorato al Bilancio. Dopo la rapida successione di tre assessori in meno di quattro mesi, si insedia Andrea Mazzillo, esperto di finanza locale e commercialista. In contemporanea Massimo Colomban viene nominato assessore alle partecipate.
Paolo Berdini. Urbanista e scrittore, attuale assessore all’Urbanistica, potrebbe presto lasciare la giunta per dissenso con la sindaca sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle (Berdini è per un progetto ristretto alla costruzione del solo stadio, mentre il fronte interno guidato da Frongia vorrebbe una cubatura più ampia comprendente anche tre grattacieli). Negli ultimi giorni si sono rincorse voci di un suo possibile addio dopo i numerosi tentativi di farlo fuori da parte del “raggio magico”, la cerchia dei fedelissimi della sindaca.
Paola Muraro. Scelta dalla Raggi a giugno per guidare l’assessorato alla Sostenibilità ambientale, la manager dei rifiuti (definita “un tecnico puro”) si dimette dall’incarico il 13 dicembre, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per reati ambientali riferiti all’epoca in cui era consulente di Ama. Le sue deleghe vengono prese in carico dalla sindaca.
(da “la Repubblica”)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
IL CAPO DEL PERSONALE, DA ALEMANNO A BRACCIO DESTRO DEI CINQUESTELLE
Aveva accumulato così tanto potere, Raffaele Marra, all’ombra di Virginia Raggi, da conquistarsi sin dagli albori dell’avventura grillina al governo di Roma l’appellativo, non proprio lusinghiero ma certo eloquente, di Rasputin del Campidoglio.
Del monaco russo che influenzava le scelte politiche e militari dello Zar Nicola II aveva infatti mutuato non solo l’attitudine a indirizzare tutte le decisioni strategiche dell’amministrazione comunale, suggeritore e consigliere principe della sindaca capitolina, ma anche il pizzetto bruno che ha cominciato a coltivare non appena asceso al ruolo di vice-capo di gabinetto.
Nient’altro che il primo step di una carriera ben piu sfolgorante, per l’ambizioso dirigente sbarcato a palazzo Senatorio nel 2008, al seguito di Gianni Alemanno e del potentissimo ex tesoriere Franco Panzironi, ora a processo per Mafia Capitale.
Mire che tuttavia lo hanno perduto, spingendolo a comportarsi – complice una sindaca che lo ha sempre difeso – come un monarca assoluto, in grado di decretare la vita e la morte di assessori (Marcello Minenna) e “colleghi” (dalla giudice Carla Raineri, che era il suo capo, ai tanti comunali epurati).
Un potere inspiegabile e incontrastato che ha cominciato a vacillare solo quando la base grillina ha cominciato a mugugnare, con Roberta Lombardi arrivata persino a definirlo, a metà settembre – dinnanzi all’ennesima bufera sulle nomine – “il virus che ha infettato il movimento”.
Marra però, e con lei Virginia Raggi, è rimasto impassibile. E soprattutto inamovibile. Giusto trasferito, ma solo come pro forma, alla guida del Dipartimento Personale, altra casella fondamentale, le cui deleghe sono tra l’altro rimaste in capo alla sindaca. La quale, come non bastasse, nel corso di una drammatica riunione con i consiglieri di maggioranza che ne chiedevano la testa, sbottò perentoria: “Se se ne va Marra, mi dimetto io”.
Classe 1972, Marra nasce come militare alla Guardia di Finanza.
Ultimo di tre fratelli, Catello e Renato, anche loro arruolati nelle Fiamme Gialle, poi da tutta la famiglia abbandonate.
Scuole alla Nunziatella di Napoli, svariate lauree in materie giuridico-economiche, entra nei ranghi delle Finanza nel 1991. Dove però incorre in una serie di incidenti, legate anche alla sua sfrenata passione per gli aerei, che gli fanno guadagnare la diffidenza dei vertici.
Decide quindi di cambiare aria e nel 2006 – grazie ai buoni uffici di monsignor Giovanni D’Ercole, attuale vescovo di Ascoli – accede alla corte di Gianni Alemanno, allora ministro dell’Agricoltura.
Gli fa da portaborse per un po’, quindi vince un concorso al Centro ricerche in agricoltura, che dipende dal ministero, per poi approdare all’Unire diretto da Franco Panzironi.
Sono loro che, espugnato il Campidoglio nel 2008, lo reclutano come dirigente comunale.
Per un paio danni va tutto bene, Marra dirige il Dipartimento Patrimonio e Casa, ma smania, si sente sottoutilizzato, ieri come oggi punta al gabinetto del sindaco: Alemanno però lo stoppa, dirà poi che non gli piacevano “le sue manie di protagonismo”.
Il dirigente la prende male e nel 2010 se ne va: in RAI, assistente del direttore generale Mauro Masi.
Ancora una volta il centrodestra è la chiave che gli apre tutte le porte. Anche qui tuttavia dura poco.
E nel 2011 sbarca alla Regjone Lazio guidata da Renata Polverini, con un incarico da capo dipartimento, subito contestato dagli interni, che gli costerà pure un’inchiesta della Corte dei conti. Purtroppo l’avventura dell’ex sindacalista Ugl si interrompe e Marra deve far ritorno in Campidoglio.
Dove pero, e siamo all’estate 2013, le elezioni le vince il pd Ignazio Marino e lui viene confinato in una posizione marginale: si attrezza perciò alla resistenza, chiede l’aspettativa e per due anni svolge un dottorato di ricerca a Salerno.
Senza tuttavia rinunciare a fiutare a l’aria. Insieme a Salvatore Romeo, funzionario comunale diventato nel frattempo suo grande amico, punta i 4 consiglieri Cinquestelle allora all’opposizione:
Soprattutto Daniele Frongia, ora vicesindaco, e Virginia Raggi. A loro fornisce una serie di documenti per mettere in difficoltà la maggioranza di centrosinistra e denunciare gli sprechi del Campidoglio.
Nasce un sodalizio che, questa estate, lo porterà alla cloche di comando della capitale d’Italia. Il Rasputin del Campidoglio.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
DA SCARPELLINI FAVORI ANCHE RECENTI, AGLI ATTI NUOVI COLLEGAMENTI TRA I DUE
Due assegni firmati da Sergio Scarpellini a favore di Raffaele Marra per un totale di 350 mila
euro.
Assegni versati dal costruttore romano per l’acquisto di una casa nel quartiere Prati Fiscali. Una tangente scucita per ingraziarsi Raffaele Marra, allora al vertice del comune con la giunta guidata da Gianni Alemanno.
Oggi Marra è invece il braccio destro del sindaco penta stellato Virginia Raggi.
E non avrebbe smesso di rivolgersi al costruttore amico. Agli atti dell’inchiesta una serie di pressanti richeste a Scarpellini durante il periodo in cui Marra era nella giunta Raggi. “Favori di tipo relazionale”.
Nell’ordinanza emergono anche questi aspetti sebbene non siano oggetto di un capo d’imputazione
Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma, guidati dal colonnello Lorenzo D’Aloia, sono partite a giugno del 2016.
Intercettazioni che inchioderebbero Marra e Scarpellini, tanto da giustificare la misura cautelare degli arresti in carcere, a Regina Coeli.
L’accusa formulata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Brabara Zuin è corruzione per l’esercizio della sua funzione.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
INTASCATA UNA TANGENTE QUANDO LAVORAVA ALL’ENASARCO, IN MANETTE ANCHE IL COSTRUTTORE SCARPELLINI…PERQUISIZIONI IN CAMPIDOGLIO
I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale guidati da Lorenzo D’Aloia, su richiesta della Procura di Roma, hanno arrestato con l’accusa di corruzione Raffaele Marra, il fedelissimo della sindaca Virginia Raggi, ex vice capo di Gabinetto del Campidoglio e ora alla guida del Dipartimento Personale.
In manette anche il costruttore e immobiliarista Sergio Scarpellini. Secondo le indagini, Marra è accusato di aver intascato una tangente per l’acquisto di un appartamento Enasarco.
La vicenda oggetto d’indagine risale a quando Marra era dirigente in Campidoglio con la giunta Alemanno e riguarda l’acquisto di una casa Enasarco nel quartiere di Prati Fiscali da parte della moglie di Marra.
Una casa di oltre 150 metri quadri che, secondo l’accusa, sarebbe stata pagata con due assegni per un totale di oltre 360mila euro provenienti da un conto di Scarpellini. Marra è tuttora residente in questo appartamento e qui è stato arrestato. La moglie, invece, col resto della famiglia risiede a Malta dal 2015.
Secondo l’accusa, inoltre, per l’acquisto della casa Marra avrebbe beneficiato delle agevolazioni riservate agli inquilini (fino al 40% di sconto), pur non essendo di fatto ancora residente nello stabile di proprietà Enasarco.
Marra, all’epoca dei fatti era direttore del Dipartimento Partecipazioni e controllo Gruppo Roma Capitale.
L’appartamento dell’ente sarebbe stato acquistato da lui con assegni tratti appunto dal conto corrente di Scarpellini. Secondo gli investigatori, l’imprenditore corrompeva pubblici amministratori – attraverso beni immobiliari – per trarre benefici per le sue società .
Un’inchiesta de l’Espresso aveva scoperto come Marra e sua moglie fossero riusciti a comprare a prezzi stracciati e sconti record case da privati e da enti come, appunto, la Fondazione Enasarco.
Dopo l’arresto di Marra, i militari stanno eseguendo nuove perquisizioni proprio nella stanza del dirgente al Campidoglio
Sul posto anche il pm della Procura di Roma Barbara Zuin. Due giorni fa la polizia aveva acquisito tutte le carte relative alle nomine della sindaca Viriginia Raggi.
Raffaele Marra è un ex finanziere. Ma ha scelto di lasciare la divisa nel 2006.
Fatale fu l’attrazione per la politica: due mesi dopo il congedo era già direttore dell’Area galoppo dell’Unire, l’ente per l’incremento delle razze equine allora guidato da braccio destro di Alemanno Franco Panzironi.
(da agenzie)
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Dicembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
“VOGLIONO DIPINGERMI COME PENTITA MANOVRATA SOLO PER SALVARSI DALLE LORO RESPONSABILITA'”
Claudia La Rocca è l’onorevole dell’Assemblea Regionale Siciliana che dopo un consulto con
Cancelleri ha deciso di confessare con il magistrato il suo ruolo nella vicenda delle firme false a 5 Stelle.
La Rocca è anche la principale destinataria dell’esposto con cui i tre indagati parlamentari nella vicenda (Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Giulia Di Vita) insieme a Loredana Lupo e Claudia Di Benedetto hanno accusato lei e l’avvocato Ugo Forello di Addiopizzo di aver trascinato nella vicenda giudiziaria gli onorevoli.
E oggi su Facebook decide di rispondere alle accuse di Nuti, Mannino, Di Vita (che ne aveva chiesto le dimissioni) & Co: la La Rocca dice che il ruolo di Forello fu solo quello di consigliare di collaborare con la magistratura e spiega che ha parlato soltanto per decisione sua:
Cosa ci sia di sbagliato in un avvocato che consiglia a diversi soggetti tirati in ballo nei servizi sulle “firme false”, di scegliere un’eventuale collaborazione con la magistratura, specificandone lo scrupolo e attenzione nel lavoro, non è dato saperlo… Eppure viene disegnato quasi come un peccato mortale.
In tutto questo, fra le righe, anche la mia facoltà di intendere e di volere viene messa in dubbio, visto che sono stata dipinta come una “pentita manovrata”, quando di fatto ogni mia scelta è stata fatta in autonomia (e ci tengo a precisarlo), lontana da ogni eventuale consiglio e dopo lunghe riflessioni, pensando di fare semplicemente la cosa giusta nei confronti della mia coscienza e per tutto ciò in cui credo.
Solo un cieco non vedeva la degenerazione in cui si stava scivolando.
Strano che chi sceglie di collaborare con la giustizia, parlando prima di tutto del proprio coinvolgimento, venga dipinto come “irretito” da chissà quale inverosimile complotto.
Ancora più strano, è essere stata così ingenua al punto da mettere volontariamente in discussione anni di duro lavoro.
Praticamente il mondo al contrario.
La Rocca poi sostiene che alcune ricostruzioni giornalistiche sui fatti sono in effetti inesatte e ricorda che la storia è venuta fuori per creare caos in occasione delle comunali (ne avevamo parlato nell’articolo sulla talpa non ancora individuata),ma anche che questo nulla c’entra con la sua decisione di dire la verità .
Ho raccontato al PM solo ciò che effettivamente ricordavo con estrema onestà intellettuale, non una parola di più nè una in meno. Le carte lo dimostreranno. Ho sempre sostenuto che alcune ricostruzioni del servizio delle Iene non corrispondessero pienamente alla realtà , come la strumentalizzazione delle mail, del record delle 13 ore in sede o la storia della riunione dove si sarebbe parlato della ricopiatura delle firme. Motivo per cui non c’è nulla che “stride” fra le mie mail con la Mannino e la mia intenzione di dire la verità ai magistrati, cosa che non ho mai pensato omettere.
Sono anche fermamente convinta che i soggetti che hanno portato alla luce questa storia, dopo quattro anni e mezzo, non l’abbiano fatto di certo per amore della verità , ma probabilmente per mal di pancia passati e per creare caos in vista prossime comunali. In qualsiasi caso nulla cambia la realtà di un fatto avvenuto. Il punto è questo
Ci sono tanti comportamenti in questi giorni che mi hanno lasciata perplessa, ad esempio sono convinta che chi è innocente (e non sono io a deciderlo) ha il solo interesse di collaborare per far archiviare quanto prima la propria posizione, senza chiudersi in silenzi o paventate strategie per allungare il brodo.
Forse sarebbe stato più sano affrontare con responsabilità una situazione, invece di provare a “buttarla in caciara”.
Purtroppo sembra essersi perso il senso di ragionevolezza e della realtà . In questo momento surreale per vederci chiaro basterebbe fare ragionamenti semplici, oggettivi e logici.
Avevo pensato di indire una conferenza stampa, ma a questo punto non lo ritengo più necessario, attendo con fiducia l’esito delle indagini, voglio continuare a credere nel lavoro della magistratura
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
ERA IL CAVALLO DI BATTAGLIA DEL M5S, MA QUANDO LA REGIONE FA UNA LEGGE PER ISTITUIRLO STANNO A GUARDARE… L’EX GRILLINA SALSI: “SONO IN CONFUSIONE MENTALE”
Ieri il Consiglio regionale dell’Emilia Romagna ha approvato la legge che vara il reddito di
solidarietà (Res), un provvedimento per aiutare le fasce più deboli della popolazione per il quale sono stati stanziati 72 milioni di euro, 35 dei quali messi dalla Regione mentre i restanti invece saranno erogati dallo Stato come Sostegno all’inclusione attiva (Sia).
L’importo del Res varierà da famiglia a famiglia fino ad un massimo di 400 euro al mese andrà a beneficio di tutti i nuclei familiari che hanno un Isee fino a tremila euro l’anno.
Dal Consiglio regionale stimano che potenzialmente sono 35 mila le famiglie che potrebbero beneficiare del Res (circa 80 mila persone) ma solo a condizione che i beneficiari si impegnino — con il sostegno del Comune di residenza e dei servizi sociali — a trovare un modo per uscire dalla propria condizione.
Un aiuto “condizionato”, quindi e non un provvedimento a carattere meramente assistenzialistico che segue la linea dettata dal Governo per il Sia.
Il Ministro Poletti infatti a settembre aveva varato quello che è stato chiamato “piano anti povertà ”, un progetto per il quale il governo ha stanziato 750 milioni di euro che saranno destinati a quei quasi 220 mila nuclei familiari con un Isee al di sotto dei tremila euro l’anno.
Secondo le stime del Governo grazie al Sostegno all’inclusione attiva il contributo medio del Sia dovrebbe essere intorno ai 320 euro mensili.
Anche in questo caso il progetto non costituisce una forma di elemosina ma quello che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali definisce un patto tra servizi e famiglie “che implica una reciproca assunzione di responsabilità e di impegni. Le attività possono riguardare i contatti con i servizi, la ricerca attiva di lavoro, l’adesione a progetti di formazione, la frequenza e l’impegno scolastico, la prevenzione e la tutela della salute. L’obiettivo è aiutare le famiglie a superare la condizione di povertà e riconquistare gradualmente l’autonomia“.
Queste quindi saranno le linee guida del provvedimento varato in Emilia Romagna che però amplia i limiti del Sia dal momento che il Res non richiede la presenza all’interno del nucleo familiare di un minore, o di un figlio disabile, o di una donna in stato di gravidanza e quindi il provvedimento approvato ieri è destinato a qualsiasi tipo di nucleo familiare, anche composto da una sola persona.
Se la Lega Nord e Forza Italia hanno votato contro la legge che istituisce il Res (forse per paura che possano usufruirne gli stranieri) la posizione del MoVimento 5 Stelle sorprende tutti.
I consiglieri regionali del partito di Grillo hanno infatti coraggiosamente deciso di astenersi e non votare il provvedimento che considerano una “brutta copia” della loro proposta e soprattutto insufficiente a risolvere i problemi della povertà .
Qualcuno potrebbe dire che dopo tante battaglie sul reddito minimo e sul reddito di cittadinanza questo poco che c’è è già qualcosa, ma i Cinque Stelle, fedeli alla loro linea del “monitorare e vigilare” hanno preferito restare alla finestra.
C’è da dire inoltre che nella Livorno a Cinque Stelle il tanto annunciato reddito di cittadinanza è riuscito a soddisfare le domande di appena cento persone a causa della budget messo a disposizione.
A criticare la posizione del M5S in Regione anche l’ex consigliera regionale Cinque Stelle Federica Salsi che denuncia la “confusione mentale” dei pentastellati dell’Emilia Romagna.
(da “NextQuotidiano“)
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