Gennaio 16th, 2016 Riccardo Fucile
LE VERIFICHE DELLA MAGISTRATURA SMENTISCONO LA VERSIONE UFFICIALE DEL M5S…LA CAPUOZZO AMMETTE DIVERSI CONTATTI CON IL DIRETTORIO
I capi del Movimento 5 Stelle sapevano che c’erano forti contrasti tra i propri eletti al Comune di
Quarto. Per questo fu organizzata una riunione alla quale partecipò anche Roberto Fico.
Le verifiche svolte dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dal sostituto Henry John Woodcock – titolari dell’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra nell’amministrazione cittadina e sul «voto di scambio» che ha tra gli indagati Giovanni De Robbio dei 5S, Mario Ferro del Partito Democratico e il boss Alfonso Cesarano – forniscono la ricostruzione di quanto accaduto negli ultimi tre mesi nel paese del napoletano.
E smentiscono quella ufficiale fornita dai vertici del Movimento.
Il resto lo fa il sindaco Rosa Capuozzo che nel corso dell’interrogatorio di due giorni fa – il quinto in appena tre mesi – ha modificato la versione iniziale cominciando ad ammettere le informazioni passate al «direttorio» del quale fanno parte, oltre a Fico, anche Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista.
Finora la donna aveva sempre negato di aver informato i leader del Movimento del ricatto subito da De Robbio che minacciava di rivelare l’abuso edilizio in casa del marito se non gli avesse dato mano libera per poter orientare alcuni appalti.
In realtà inizialmente aveva addirittura escluso che si trattasse di una estorsione, minimizzando la «pressione» subita.
Un atteggiamento che le ha fatto rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza o addirittura per favoreggiamento visto che le conversazioni intercettate fanno emergere una realtà ben diversa, dando conto dei suoi contatti con il direttorio proprio riguardo ai suoi rapporti con De Robbio.
Il verbale è ancora segreto ma secondo le indiscrezioni che filtrano dalla Procura nell’ultimo interrogatorio – durato oltre quattro ore e segnato anche da momenti di grave tensione – Capuozzo ha parlato a lungo delle comunicazioni con Roma e degli incontri con Fico, che in un’occasione avrebbe anche deciso di partecipare alla riunione del consiglio comunale proprio per cercare di comporre la frattura interna visto che tra gli eletti alle ultime amministrative del maggio scorso c’erano scontri accesi sulle nomine, sulla scelta degli assessori, ma anche sulle deleghe legate agli affari del Comune.
Ha chiarito anche che cosa accadde con Di Maio visto che nei colloqui con alcuni consiglieri – intercettati dai carabinieri – spiegava di avergli chiesto di intervenire non escludendo la possibilità «che ci devono commissariare».
Ha «ricordato» gli altri contatti con il presidente della commissione di vigilanza sulla Rai.
I nuovi atti processuali saranno depositati lunedì mattina al tribunale del Riesame che dovrà pronunciarsi sul sequestro di materiale ordinato nei confronti di De Robbio e degli altri indagati ordinato il 24 dicembre scorso.
Nel frattempo sono state disposte nuove verifiche proprio sulle ammissioni del sindaco.
A pesare sulla scelta di Capuozzo di collaborare con la magistratura può aver pesato, oltre al rischio di finire sotto inchiesta, la scelta del Movimento di decretare la sua espulsione, ma anche il fatto che suo marito è stato indagato dalla stessa procura di Napoli proprio per l’abuso edilizio.
L’inchiesta riguarda le possibili infiltrazioni nel Comune, ma anche il ruolo di De Robbio rispetto agli altri esponenti del Movimento 5 Stelle verso il quale la camorra avrebbe deciso di dirottare i voti inizialmente destinati al candidato del Partito Democratico dopo l’esclusione della lista decisa dal Consiglio di Stato.
E dunque l’esame dei nuovi atti processuali sarà importante per capire la direzione presa dall’indagine.
Fulvio Bufi e Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 15th, 2016 Riccardo Fucile
APPALTI SOSPETTI AFFIDATI DAL SINDACO GRILLINO ALLA COOP VICINA A BUZZI
Dopo Quarto, Pomezia. Risuonano i nomi di Mafia Capitale nella principale operazione del sindaco a Cinque Stelle di Pomezia, Fabio Fucci, ovvero la gestione dei rifiuti: il Consorzio Nazionale Servizi, la Cooperativa 29 giugno di Salvatore Buzzi, e Alessandra Garrone, la compagna di Buzzi che sedeva nel cda della cooperativa Formula Ambiente, finita ai domiciliari.
L’appalto del Comune sui rifiuti è forse l’atto più importante di un’amministrazione molto chiacchierata e finita sulle cronache nazionali qualche mese fa per un caso di Parentopoli: nel corso della trasmissione L’Aria che tira, Fucci affermò che l’assessore Veronica Filippone si era già dimessa.
In verità aveva solo annunciato a giugno che si sarebbe dimessa a novembre, unico caso al mondo di dimissioni post-datate.
L’imbarazzo era legato al fatto che la Filippone è la compagna del sindaco a Cinque stelle. Poi, la vicenda sollevata dall’Unità oggi sulla sanatoria degli abusi edilizi da parte dell’amministrazione a Cinque stelle.
Ma occorre tornare indietro di qualche mese per imbattersi nell’opacità vera del sistema Pomezia.
A quando cioè il sindaco Fucci, insediato a giugno del 2013, proroga l’appalto per la gestione dei rifiuti e la pulizia urbana tra il Comune di Pomezia e il Consorzio Nazionale Servizi e la sua affiliata Formula Ambiente.
Formula Ambiente è una società “partecipata” della Coop 29 giugno di Salvatore Buzzi prima per il 49 per cento poi per il 29 per cento.
E nel suo consiglio di amministrazione sedeva Alessandra Garrone, compagna di Buzzi. Il quale, come noto, era nel consiglio di sorveglianza del Consorzio Nazionale Servizi. Un ruolo cruciale nel sistema di Mafia Capitale, come si legge nelle carte dell’inchiesta.
In quel momento tra le varie attività del CNS c’è l’appalto del comune di Pomezia, arrivato alla sesta proroga.
Segue il dossier Salvatore Forlenza, il dirigente del CNS nel settore rifiuti. Forlenza un anno dopo sarà indagato per turbativa d’asta nel processo di Mafia Capitale.
Il sindaco dei Cinque stelle avvia l’appalto a dicembre 2013. E le procedure vanno avanti per mesi. L’ultimo bando di gara è emesso il 2 settembre del 2014 e si conclude l’11 dicembre 2014, quando Mafia Capitale è già scoppiata e l’Operazione Mondo di Mezzo ha portato agli arresti di Buzzi e Carminati.
Salvatore Buzzi in quel momento viene estromesso dal consiglio di sorveglianza del CNS e la sua compagna arrestata e rimossa dal cda di Formula ambiente insieme agli altri esponenti coinvolti nell’inchiesta. Sono i giorni in cui alla Camera Alessandro Di Battista presenta una interrogazione per denunciare il sistema delle proroghe degli affidamenti al CNS da parte di Marino sulla base del teorema “come faceva a non aver visto nulla?” e al tempo stesso metteva in guardia il governo sul CNS.
Evidentemente non lo ha ascoltato il sindaco di Pomezia, dove proprio al CNS veniva affidato l’appalto.
“Il sindaco di Pomezia è incorruttibile” è una frase delle telefonate di Buzzi che i Cinque stelle hanno fatto rimbalzare ovunque come una coccarda di legalità . L’appalto secondo le opposizioni è sospetto.
In particolare, secondo il Pd che ha già affidato le carte a un plotone di legali, ci sono diverse irregolarità sia della ditta appaltatrice sia delle procedure del comune. La cooperative dove Buzzi aveva un ruolo determinate vincono con un ribasso di gara dello 0,13, anomalo rispetto alla cifra di 50 milioni di appalto.
Mentre le altre due ditte che si presentano non raggiungono il punteggio minimo sull’offerta tecnica, secondo la valutazione dalla commissione del Comune.
Del resto una certa disinvoltura nella gestione di queste cose il sindaco dei Cinque Stelle Fucci l’aveva dimostrata nell’appalto sul servizio della manutenzione del verde.
Il bando fu bloccato dall’Anticorruzione di Raffaele Cantone: “illegittimo” perchè “limita la concorrenza” e l’ampliamento della platea delle imprese di gara.
Da quando c’è Fucci il Comune di Pomezia le spese per incarichi legali sono cresciute a dismisura: solo nel 2015 oltre un milione e mezzo di euro.
Qualcuno lo ha avuto anche l’avvocato Giovanni Pascone – ex magistrato del Tar, dipendente del Comune — prima di essere cancellato dall’albo degli avvocati perchè compariva come socio occulto di una società di vigilanza, e prima di essere condannato a due anni e sei mesi dopo essere stato trascinato dall’agenzie delle entrate in tribunale per un presunto danno erariale da 20 milioni di ero.
Non è l’unico personaggio discusso che gravita nell’orbita del sindaco.
Alla guida della Multiservizi Fucci ha nominato tal Luca Ciarlini, indagato per frode. Nessuno si è scandalizzato più di tanto quando nel comune di Pomezia circolava Salvatore Forlenza, per seguire direttamente la questione dei rifiuti.
Prima che fosse indagato nell’ambito di Mafia Capitale. Ma a quel punto le procedure di gara erano già state stabilite.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
“DI MAIO? UN BAMBINO”… IL CAPOGRUPPO M5S LASCIA L’INCARICO DA CONSIGLIERE
Presidente? “Ancora per poco. Sto per rassegnare le mie dimissioni da consigliere”. Alessandro Nicolais, capogruppo del Movimento 5 Stelle a Quarto, ha deciso di lasciare l’incarico dopo il terremoto provocato dall’inchiesta napoletana condotta dal pm John Henry Woodcock.
Qual è il motivo che l’ha portata a prendere questa decisione?
“Alla base ci sono motivi personali. Il mio percorso politico, se così si può dire, era iniziato con gli ideali 5Stelle, adesso non avendo più un sindaco 5Stelle vado via. Non posso venir meno al volere degli elettori”.
Resterà però militante M5S?
“Con il cuore resterò nel Movimento, a me il marchio non lo toglie neanche Beppe Grillo”.
Lo ha comunicato ai vertici?
“Io non avviso Di Maio o Fico. Ho scritto una mail allo staff nella quale ho comunicato la mia decisione, che ora sto andando a ratificare in Comune”.
Quindi non ha sentito Fico e Di Maio. Però a dicembre scorso aveva contattato Fico per chiedergli di venire a Quarto. Aveva fatto presente che il Sindaco stava subendo delle pressioni?
“Con Fico non ho mai parlato, l’ho incontrato solo in campagna elettorale. Poi ho scambiato quei messaggi su whatsapp, in cui ho fatto una richiesta di chiarimenti riguardo l’espulsione di Giovanni De Robbio. Gli ho detto che era necessario un approfondimento e gli ho chiesto di partecipare a una nostra assemblea. La storia è nota, mi ha risposto di andare avanti e che sarebbe venuto quanto prima”.
Poi l’assemblea non c’è mai stata?
“No, mai. Ma io so per certo, perchè me lo ha detto il sindaco Capuozzo, che lei ha incontrato Roberto Fico insieme al vicesindaco”.
E in che periodo?
“A dicembre sicuramente sì. Quando Fico veniva a casa nei fine settimana”.
Sa di cosa hanno parlato?
“No, questo non lo so. A me l’unica cosa che mi ha disturbato è stato sentire il mio nome spiattellato da un ragazzino, che è il vicepresidente della Camera. Di tutta questa faccenda ognuno si farà un esame di coscienza, io rassegno le dimissioni, gli altri risponderanno a chi ne dovranno dare conto”.
Il suo nome è stato fatto perchè la sindaco Capuozzo ha avvisato Di Maio del fatto che lei voleva modificare il regolamento per consentire di fare un numero illimitato di riunioni delle commissioni e aumentare quindi i gettoni di presenza.
“Le informazioni scritte e apparse sugli screenshot nei giorni scorsi sono frutto della fretta e della concitatezza dei momenti, che hanno portato alcune persone a trasmettere e a recepire nel modo sbagliato le informazioni. Partiamo da un principio assoluto: all’art.5, punto 8 del Regolamento del Consiglio Comunale è fatta definizione della Commissione Capigruppo, che è la prima commissione permanente del Comune. Sulla base di questa cosa mesi fa chiesi di accertare se, in quanto commissione permanente, la Capigruppo fosse destinataria degli stessi meccanismi di rimborso di tutte le altre commissioni. ‘Fate una ricerca’, chiesi a chi lavora nell’ufficio affari generali, ‘per valutare quale sia l’applicazione del regolamento in altri comuni’. Informai Sindaco e Segretario generale della cosa, e loro stessi individuarono la Corte dei Conti come destinataria di tale quesito. Nè più, nè meno. La richiesta non ha avuto alcun seguito, avrebbe peraltro comportato un aggravio delle spese per il Comune, e noi abbiamo sviluppato una politica diversa tagliando le commissioni e non aumentandole, come erroneamente recepito. I fatti stanno così”.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
I PARTITI PADRONALI SONO SOLO UN ARGINE CONTRO L’INTELLIGENZA
Con un’iniziativa senza precedenti, se non forse in qualche villaggio della savana governato da uno stregone particolarmente eccentrico, il sindaco cinquestelle di Civitavecchia ha chiesto al prefetto di sospendere tutti, ma proprio tutti, i consiglieri d’opposizione, rei di avere bloccato l’assegnazione di un appalto dove le ditte in lizza erano un po’ pochine: una.
Si spera che il prefetto non assecondi le smanie del primo cittadino.
Nel caso lo facesse, Civitavecchia sperimenterebbe l’ebbrezza di un consiglio comunale nelle grinfie del partito unico, con un sindaco fuori controllo che parla a un’aula mezza vuota.
Fosse venuto in mente a Renzi, il grillino Di Battista ci avrebbe imbastito sopra un monologo della durata di due tempi regolamentari più recupero sulla deriva della democrazia.
Come era fin troppo prevedibile, il movimento di Grillo sta fallendo nella mancata selezione della classe dirigente.
Se in Italia procedi con la pesca a strascico, non tiri su la Svezia, ma pur sempre l’Italia. Bisogna avere il coraggio di riconoscere che il governo dell’uomo qualunque è una boiata pazzesca.
Che «uno vale uno» è una boiata pazzesca.
Che eleggere il primo cazzone che ha cento amici su Facebook è una boiata pazzesca.
Per fare politica ci vogliono persone che escano da una competizione dura dentro partiti strutturati. Ci vuole la Prima Repubblica, ma con una variante fondamentale, giustamente pretesa dai Cinquestelle: il limite dei due mandati, unico vero argine contro la corruzione. Mentre i partiti padronali e i movimenti di protesta sono solo un argine contro l’intelligenza.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
IL CASO QUARTO HA RIDIMENSIONATO DI MAIO E LUI ORA SI SENTE IN CORSA
Nel mezzo disastro campano l’unico Cinquestelle ad aver visto accresciuto il proprio peso personale
nel Movimento è Alessandro Di Battista. Chi l’ha incrociato martedì mattina, quando il bubbone di Quarto era ormai esploso, l’ha definito carico e concentrato, quasi allegro, come se sentisse che il suo momento, lungamente atteso, fosse lì, a portata di mano.
L’esercizio della leadership, questa vicenda lo dimostra, è cosa riservata alla Casaleggio Associati. Ma per la frontmanship, cioè per un posto da candidato premier del Movimento, la partita è aperta. E lui, “Dibba”, si sente in corsa.
Era partito nel 2013 con le scarpette leggere, senza l’incarico di peso riservato ai due compagni-rivali Di Maio e Fico, benedetti subito dalla vicepresidenza della Camera e dalla presidenza della Vigilanza Rai.
S’era fatto notare e apprezzare un po’ da tutto il parlamento col primo intervento in aula. Poi tante uscite avventate, tanta teatralità , tutto piegato alla maggior gloria di quella camminata un po’ figacciona e un po’ indaffarata: trafelata, ma con garbo.
Così, quando martedì se n’è presentata l’occasione, ha preso per mano Di Maio e Fico e come due pugili suonati li ha portati davanti al pubblico per difenderli, ma dalla faccia sembrava compatirli, e per rafforzare la posizione del Movimento, ma con l’espressione voleva quasi scusarsi.
L’idea del video a tre è venuta a lui. E quando, in chiusura della performance, Di Maio e Fico già respiravano l’aria fuori dall’incubo, eccola, la perfidia.
Lui, che Rosa Capuozzo l’ha incontrata una sola volta in tutta la sua vita. Lui, che da questa vicenda non è stato toccato nè interessato neanche di striscio.
Lui, Alessandro Di Battista, fresco come una rosa ritto tra due gladioli appassiti, ha lanciato l’appello: «Mi raccomando, non vi fermate, pubblicate tutte le intercettazioni, noi siamo perchè si pubblichino, tutte, sempre».
In cauda venenum.
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
FA DISCUTERE L’ELENCO DI POLITICI SGRADITI AI CINQUESTELLE PER I CONFRONTI IN TV
Tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle è guerra aperta. Sul campo della legalità , con il Pd che giudica tardiva e contraddittoria la scomunica di Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto. E con Beppe Grillo, che pubblica l’elenco di 84 tra consiglieri, assessori e sindaci pd indagati o arrestati nell’ultimo anno.
Ma anche il fronte mediatico è sempre più caldo.
Perchè se i 5 Stelle hanno deciso di tornare in massa in tv, dall’altra parte si denuncia la mancanza di contraddittorio. E, anzi, si denuncia la presenza di una vera black list, per evitare alcuni personaggi politici «sgraditi».
Ieri Beppe Grillo si è fatto un giro a Pitti Uomo a Firenze, con tanto di fuga rocambolesca per liberarsi dall’assedio dei giornalisti e autostop: ha chiesto e ottenuto un passaggio in auto da una sconosciuta.
Il leader dei 5 Stelle, che ha parlato di «ripresa economica sfolgorante, ma solo per la classe medio-alta», lascia cadere un commento lapidario sulla Capuozzo: «Il caso è chiuso». Decisamente no, visto che si aspettano ancora gli sviluppi giudiziari e le conseguenze politiche sono ancora sotto gli occhi di tutti. Grillo e i suoi provano a contrattaccare.
Ma c’è il caso «black list» che fa discutere.
Alcuni esponenti lamentano di essere stati esclusi dai talk show perchè invisi ai 5 Stelle. E in effetti ci sarebbero alcuni politici di fronte ai quali i grillini rifiutano di sedersi.
Tra loro Andrea Romano, Daniela Santanchè, Denis Verdini, Antonio Razzi, Domenico Scilipoti, Vincenzo D’Anna.
Michele Anzaldi, pd, giudica «gravissima» l’esistenza di una black list e invoca l’intervento dell’Ordine dei giornalisti.
In realtà , è abbastanza comune che nei talk show i partiti contrattino con la trasmissione per escludere interlocutori sgraditi. Anche se i 5 Stelle sono tra i più diffidenti ed esigenti.
Il consigliere Rai Franco Siddi spiega: «Non ho evidenza che esista una black list, ma se ci fosse sarebbe inaccettabile».
È guerra anche sui social, con i 5 Stelle che scagliano contro la deputata pd Pina Picierno l’hashtag #timandiamolapicierno. Tra i tanti: «Hanno arrestato il sindaco Pd di Brenta #timandiamolapicierno».
Ma c’è anche un effetto sondaggi, sulle vicende di questi giorni. Secondo i dati Euromedia di Alessandra Ghisleri per Ballarò, Luigi Di Maio perde il 3,7% di fiducia. Non solo: il 13,2% degli elettori M5S dice di essere indeciso sulla conferma del suo voto al Movimento.
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
GRILLO PRONTO A CACCIARE I 15 ELETTI FEDELI ALLA CAPUOZZO…SENATORI M5S CONTRO IL “DIRETTORIO DI RAGAZZINI”
Quarto, Campania: per una settimana l’epicentro della politica italiana. 
Loro, i quindici consiglieri comunali di maggioranza, resistono attorno al sindaco Rosa Capuozzo come le avevano giurato nella notte tra domenica e lunedì, un’ora dopo la richiesta del M5S di rassegnare le dimissioni.
Lei entra e esce dalla casa muncipale. Ingresso laterale, labbra serrate e in tasca una lista di assessori nuovi di zecca. Ieri era in procura, per aggiungere dettagli al quadro dei magistrati. Poi di nuovo barricata nel suo studio.
Altrove i vertici del M5S aspettano; dopo aver espulso lei sono pronti a cacciare dal Movimento anche la sua maggioranza per provare a chiudere col fantasma della cittadina campana.
Grillo non ne può più. Ieri si è sostituito ai suoi ragazzi provati dai riflettori con un’uscita al Pitti Immagine Uomo, area cappotti. «Il caso è chiuso», ha ripetuto, «scrivete un po’ quel che vi pare».
In paese invece il caso è ancora aperto.
Da quando le cronache cittadine sono finite nelle pagine dei giornali nei bar del centro si vola alto, inserendo Quarto tra gli equilibri del Senato e il gradimento dei leader. Ieri l’ultima svolta: contro l’ex M5S De Robbio e l’ex Pd Ferro è arrivata la richiesta di arresto dei Carabinieri per le collusioni tra politica e camorra.
E martedì 19 alle otto di sera Rosa Capuozzo sarà a Roma. Verrà ascoltata dalla commissione parlamentare antimafia.
«Purtroppo la vicenda vissuta qui a Quarto non è stata ben compresa dai vertici nazionali del nostro movimento» dice Giorgio Fontana, uno dei quindici pretoriani. «Vogliamo proseguire l’esperienza e ci prenderemo l’espulsione, se dovesse arrivare».
Il sindaco, dal suo bunker, scrive un messaggio per ribadire il ribadito: «In merito agli ultimi eventi relativi alla pubblicazione delle conversazioni via whatsapp che ho avuto col vice presidente della Camera tengo a precisare che le stesse rappresentano unicamente la condivisione coi vertici del M5S delle difficoltà politiche che stavamo affrontando».
Non certo un assist al leader Cinquestelle che l’ha messa alla porta, quanto un tentativo di uscire definitivamente dalla questione e provare a ripartire in autonomia nel suo comune.
A Roma, intanto, sono riprese le sedute di psicoanalisi collettiva dei tempi dell’ingresso alle Camere, tra accuse reciproche e malumori generalizzati.
Tutti contro il direttorio. Ma i più arrabbiati sono i senatori.
«Ragazzini», «gestione deludente», «comunicazione dilettantistica», sono i commenti più lusinghieri.
Mentre qualcuno, ai piani alti del Movimento, sintetizza: «Maledetto il giorno che ce la siamo presa, quella città ».
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
LA REAZIONE: “E’ UNO SCERIFFO, NOSTRO DIRITTO DIFFIDARE PER UN APPALTO A UNA SOCIETA’ NON IN REGOLA”
A Quarto i consiglieri 5Stelle vengono epurati, mentre a Civitavecchia i grillini epurano i consiglieri degli altri partiti.
La storia è questa. Nel Comune in provincia di Roma, il sindaco pentastellato Antonio Cozzolino ha fatto richiesta per sospendere tutti gli esponenti dell’opposizione.
Se ciò avverrà , tutto a un tratto, durante le riunioni del consiglio comunale di Civitavecchia, nel periodo della sospensione, saranno presenti solo gli esponenti 5Stelle, senza contraddittorio.
Sa di assurdo ma è così. Un’assemblea comunale monocolore.
Lunedì il sindaco Antonio Cozzolino incontrerà il Prefetto per discutere dell’eventuale sospensione dei consiglieri.
Il motivo? “Un’ingerenza di una gravità inaudita – spiega il primo cittadino – da parte dell’opposizione in una gara d’appalto non ancora chiusa: un vero e proprio atto intimidatorio”.
Il riferimento è al bando per la costituzione del fondo immobiliare. Tutti i consiglieri di opposizione hanno presentato una “diffida” all’amministrazione e alla commissione di gara “dal procedere all’aggiudicazione in favore della Namira (unica società in gara ndr) per carenza dei presupposti soggettivi stabiliti nel bando”.
Alla fine la gara non è stata aggiudicata ma rinviata per la quarta volta.
Il bando infatti, come spiega lo stesso Cozzolino, “è andato deserto. Non c’è stata alcuna aggiudicazione in quanto l’unica società che ha partecipato non ha fornito nei tempi previsti le auto certificazioni richieste. Il problema quindi non è stato quello della mancanza di requisiti, ma dell’assenza di documentazione”.
Al di là dell’esito, il primo cittadino vuol procedere alla cacciata dei consiglieri di opposizione, rei di aver presentato la diffida e sulla base dell’articolo 142 del Tuel, che prevede la sospensione dei consiglieri per atti contro la costituzione, atti ripetuti contro la legge o per motivi di ordine pubblico.
“Il loro comportamento è inqualificabile, impossibile da pensare in un paese civile. Hanno fatto sì che la diffida ad aggiudicare la gara a Namira fosse notificata venerdì scorso anche ai membri della commissione che si sarebbe riunita lunedì”.
I consiglieri sono sbalorditi.
“Il nostro è un atto politico”, spiega la consigliera del Pd Rita Stella, che aggiunge: “La diffida è un avviso che si invia quando la gara è in corso. L’abbiamo mandata per conoscenza anche al ministero dell’Interno e all’Autorità anticorruzione, come può esserci una volontà intimidatoria? Per noi ci sono delle incongruenze perchè la società in realtà non ha i requisiti richiesti. Avrebbe dovuto avere la maggioranza di capitale detenuta da un istituito bancario o assicurativo e invece questa società è formata da persone fisiche e capitali privati. La verità è che il sindaco Capuozzo si sta comportando come uno sceriffo e a noi non sembra di essere incorsi in un reato”.
Far west grillino a Civitavecchia. Una Quarto al contrario.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALLA GHISLERI: “IL 13,2% DI ELETTORI CINQUESTELLE IN DUBBIO SE RICONFERMARE IL VOTO”
L’effetto Quarto apre una crepa nel Movimento Cinque stelle, anche nei sondaggi. Una scossa del
grado 0,8 della scala Ghisleri, con conseguenze sul lungo periodo. Alessandra Ghisleri è l’infallibile sondaggista delle campagne elettorali di Berlusconi e ora i suoi sondaggi di Euromedia Research sono un appuntamento fisso a Ballarò: “Quarto — spiega – è un’incidente per gli elettori del movimento Cinque Stelle. Nei quattro giorni successivi al giorno in cui il caso è esploso l’M5S ha perso quasi un punto, ma i dati dicono soprattutto che Quarto ha aperto una riflessione nel loro elettorato di questo tipo: non basta l’onestà ma serve anche la competenza e meccanismi di selezione, filtri”.
Dottoressa Ghisleri, proviamo ad analizzare il caso con le sue schede. Partendo dalle intenzioni di voto.
La nostra rilevazione, dopo 4-5 giorni di fermento sul caso Quarto, dice che c’è stata la perdita di quasi un punto: lo 0,8. L’M5S passa dal 27,5 al 26,7. Però il dato più significativo non è questo. È un altro: il 13,2 per cento degli elettori del M5S, che corrispondono a circa il 3,5 del voto totale, dichiara di essere ad oggi indeciso della conferma del proprio voto al Movimento e di dover valutare in attesa che la vicenda si chiarisca definitivamente. Significa che si è insinuato un ragionevole dubbio.
Si spieghi meglio.
Il loro elettorato inizia a riflettere, perchè capisce che quando si diventa politici e stai a contatto col potere hai possibilità di incappare con le cosiddette mele marce. E servono filtri, selezioni, competenza. Mi spiego meglio: Grillo, Di Battista, Di Maio, hanno puntato tutto sull’onestà , dicendo che chi è sfiorato da qualunque macchia deve allontanarsi. Ma non basta. È passato che comunque la permeabilità alla camorra c’è stata. E allora uno si domanda: come ti proteggi la prossima volta?
Andiamo con ordine. Approfondiamo meglio la crepa che si è aperta in termini di fiducia.
E qui veniamo al secondo cartello. Luigi Di Maio perde, in termini di fiducia, il 2,4% che, tra i suoi elettori, diventa il 3,7%. La gente è rimasta stordita: mentre loro dicevano che non sapevano del ricatto al Sindaco uscivano le intercettazioni in cui emergevano i loro nomi sulle vicende di Quarto.
Se ho capito il suo ragionamento, la reazione tutta basata sull’onestà e sull’espulsione non è sufficiente.
Esatto. Il 38% dice che Quarto è solo un incidente e tra questi il 90% dei 5Stelle. Il 40,5% degli intervistati invece dichiara che il Movimento è ormai “come gli altri partiti”, di questi il 4,4% del loro elettorato. Se sommiamo questo all’8% sempre del loro elettorato che non risponde significa, anche in questo caso, che si è insinuato il dubbio che anche tra le loro fila, una volta arrivati al potere, sono come gli altri. Se andiamo all’ultima grafica, si chiarisce quale è l’oggetto della riflessione.
L’ultima tabella è la seguente: se dovesse emergere dalla intercettazioni che Fico o Di Maio erano messi al corrente del ricatto sulla Capuozzo, dovrebbero essere espulsi.
Il 40,2 % degli elettori dei Cinque stelle dice che dovrebbero essere espulsi seguendo le regole del Movimento, mentre il 35 % è contrario alla possibile espulsione. Che significa? In base alla logica stretta del Movimento 5 Stelle tutti i rappresentanti che esulano dalle regole dovrebbero essere espulsi. Tuttavia in questo caso emerge una “giustificazione” di ruolo perchè sono stati colpiti i vertici del Movimento a cui l’elettorato si sente legato. Questi infatti rappresentano per gli elettori il valore della continuità . Questo è un atteggiamento più da Partito che da Movimento, infatti crolla la diversità , nel senso che difendere i propri vertici è tipico degli elettorati di tutti i partiti. Dunque questa prova di Quarto porta i Cinque Stelle al bivio tra Movimento e Partito. La loro forza è mantenere i punti fermi sull’onestà e sulla rigidità delle regole.
Quando lei parla di effetto Quarto parla di un effetto nazionale, ovviamente, di valore politico nazionale.
Certo, come quando il caso De Luca faceva perdere voti al Pd del Nord più che della Campania. E a livello nazionale i messaggi che, laddove governano, ci sono problemi, come Livorno, Gela, Quarto, iniziano a percepirsi.
Dove vanno i voti dei delusi dei Cinque stelle?
Nel non voto. Questo è un movimento che nasce da gente scontenta di altri partiti e leggeva il cambiamento nelle parole di Grillo. Se viene delusa da Grillo si rinchiude nel suo scontento.
(da “Huffingtonpost”)
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