Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile
I PARLAMENTARI ROMANI VEDONO LA PRESA DELLA CAPITALE, MA IL GURU NON VUOLE CONCEDERE DEROGHE AL REGOLAMENTO
I parlamentari romani 5 Stelle vogliono la Capitale. Ora e subito. 
Il loro capo è “Dibba”, ma Casaleggio dice “no”. Ora che la “giunta Marino è debole, ora che è scoppiata la vergogna di Mafia Capitale bis, il sindaco deve dimettersi”, così ragionano i pentastellati capitolini.
Quindi che fare? “Andare al voto e vincere con Alessandro Di Battista”.
Senatori e deputati, nei vari capannelli tra i corridoi di palazzo Madama e Montecitorio, pensano che la carta vincente da giocare, in questa fase, sia proprio quella del deputato romano, molto amato dalla base capitolina e componente del Direttorio.
Tra l’altro il tam tam “Alessandro Di Battista sindaco di Roma” è partito una settimana fa su Facebook, dove gli attivisti non hanno nascosto di sognare la volata dei 5 Stelle al Campidoglio.
Così sono stati gli stessi parlamentari romani, secondo quanto viene raccontato, a sottoporre al guru Gianroberto Casaleggio la questione, consapevoli che tuttavia un problema ci sarebbe.
Tra le regole auree dei 5 Stelle figura infatti il divieto di abbandonare, per intraprendere una nuova corsa, il mandato per il quale si è stati eletti.
Per questo Di Battista sarebbe fuori dai giochi.
Ma una possibilità c’è: concedere una deroga, dopo ovviamente aver consultato gli iscritti al blog di Beppe Grillo.
Ed è a questa ipotesi che si sono attaccati i parlamentari romani 5 Stelle che chiedono con insistenza, direttamente a Casaleggio, se la strada della deroga sia percorribile. Ma il guru non ne vuole sapere.
In questi giorni, a più riprese, secondo quanto viene riferito dall’Adnkronos, Casaleggio ha spiegato ai suoi che non ha niente di personale contro Di Battista ma “ogni volta che deroghi ad una regola praticamente la cancelli”. E poi ancora: “Siamo un Movimento, non un partito ed è fondamentale tenere le distanze e marcare le differenze”. Quindi la risposta è “no”.
Per Casaleggio, in sostanza, vige la stessa intransigenza mostrata sulla vicenda liste e corsa alle regionali.
Anche perchè nei mesi scorsi molti parlamentari, ma anche molti attivisti, hanno fatto notare che tante regole sono state violate.
Prima fra tutte quella dell’ “uno vale uno”, venuta meno con la nomina di un Direttorio.
Pertanto, concedere una deroga per candidare Di Battista alla poltrona di primo cittadino della Capitale creerebbe non pochi malumori.
I parlamentari romani 5 Stelle continueranno a insistere. E anche se Di Battista, che ogni volta che va a protestare davanti al Campidoglio si muove da sindaco in pectore, dice in via ufficiale che deve “finire il mandato da deputato”, i deputati e senatori romani tra loro ripetono: “Dobbiamo vincere. Al Nazareno c’è già lo spettro Dibba”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO GRILLINO INCASSA L’ENDORSEMENT DEL CENTRODESTRA LOCALE
Da Nord a Sud, aumentano i casi di apparentamenti tra candidati grillini e centrodestra.
Dopo la cittadina in provincia di Bolzano, anche in Sicilia spunta un «abbraccio politico» tra Movimento 5 Stelle e Nuovo Centro Destra.
Succede a Gela in provincia di Caltanissetta, cittadina di nascita e roccaforte del Presidente della regione Rosario Crocetta.
Al ballottaggio del 14 giugno per eleggere il sindaco si fronteggeranno il primo cittadino uscente Angelo Fasulo, sostenuto dal Partito Democratico e dal Megafono (il movimento del governatore Crocetta) e il candidato grillino Domenico Messinese.
A sorpresa, però, a inseguire è il candidato del Pd, secondo con il 23,7% contro il 24,2% dei 5 Stelle.
I grillini puntano a conquistare la guida della città simbolo dell’ascesa di Crocetta, in cui una eventuale vittoria avrebbe una portata politica rilevante, assestando un duro colpo al governo dell’isola.
Per questo lo «sgambetto» al candidato del Pd è stato architettato assieme alla compagine di centrodestra.
L’alleanza se non formale almeno sostanziale tra il candidato 5 Stelle Domenico Messinese e il terzo classificato con il 21,7% Lucio Greco – sostenuto da liste civiche di centrodestra e da una larga frangia di fuoriusciti da Forza Italia – è stata sancita da un abbraccio tra i due durante un comizio in piazza.
Greco, infatti, ha chiamato a raccolta i suoi sostenitori al primo turno per ringraziarli e all’evento è poi arrivato anche Messinese, che ha incassato l’endorsement.
L’aperta discesa in campo del centrodestra a sostegno dello sfidante grillino minaccia davvero di rendere una missione quasi impossibile la rimonta del sindaco uscente del Pd.
Il mezzo endorsement a Enna
Dalla costa all’entroterra siciliano, invece, la partita si gioca a ruoli invertiti.
Anche a Enna, infatti, il 14 giugno si voterà a uno strano ballottaggio tra il candidato democratico Vladimiro Crisafulli (41,8%) e Antonello Di Pietro (24,1%), ex senatore Pd sceso in campo senza l’appoggio del suo ormai ex partito ma con due liste in cui convergono Nuovo Centro Destra e Udc.
A Enna i grillini hanno ottenuto un buon terzo posto con il 17,1% delle preferenze, tesoretto di voti fondamentale per entrambi i candidati ma che anche qui sembra indirizzato a convergere sul candidato di centrodestra.
Il candidato grillino Davide Solfato, infatti, ha detto pubblicamente che non sosterrà mai Crisafulli, simbolo della vecchia politica siciliana.
Sulla pagina Facebook dei 5 Stelle locali, invece, è comparso un post in cui si spiega che il Movimento lascia liberi di scegliere i propri elettori, ma «al contempo invitandoli a valutare la moralità dei candidati sindaci nonchè la convergenza con il nostro programma, che in diversi punti si avvicina a quello del candidato» Antonello Di Pietro.
Un mezzo endorsement, che però rischia di far perdere anche questo comune al Partito Democratico, indebolendo la leadership di Crocetta.
Giulia Merlo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 8th, 2015 Riccardo Fucile
APPOGGIO ESTERNO ALLA GIUNTA, E’ LA PRIMA VOLTA CHE SUCCEDE IN ITALIA…ALLA STIPULA DELL’ACCORDO ANCHE IL DEPUTATO FRACCARO
Una giunta di centrodestra con l’appoggio esterno del Movimento 5 Stelle.
E’ la prima volta per i grillini e succede a Laives, una cittadina a sud di Bolzano, dove i due consiglieri M5S hanno annunciato che voteranno in favore del neoeletto sindaco del centrodestra Christian Bianchi, in cambio della sottoscrizione dei loro punti programmatici. §“Per la prima volta il nostro programma viene adottato da un’altra forza politica”, hanno annunciato i 5 Stelle locali. Bianchi al ballottaggio del 24 maggio aveva battuto la sindaca uscente e segretaria del Pd altoatesino Liliana Di Fede e ora strappa l’appoggio dei due eletti in consiglio comunale per il Movimento di Beppe Grillo.
Alla firma dell’accordo era presente anche il deputato Riccardo Fraccaro, segno secondo i grillini che la scelta sia stata autorizzata anche dai leader Grillo e Casaleggio.
“Quando”, hanno scritto in una nota, “i vecchi politicanti si piazzano di fronte alle telecamere per offrire una poltrona al M5S o per chiedere la fiducia in bianco, senza mai affrontare i temi politici nel merito, noi rifiutiamo e parte subito una gara nell’accusarci di autoreferenzialità e di voler tenere i voti congelati. Poi capita che il sindaco del Comune di Laives/Leifers, candidato con una lista civica e appena eletto con sistema proporzionale (dunque senza premio di maggioranza), nel cercare di comporre una maggioranza in consiglio si confronti sui contenuti invece di offrire poltrone al M5S”.
Una modalità nuova di operare che contrasta con la linea seguita fino a questo momento in Parlamento e non solo.
I 5 Stelle ad esempio, dopo le elezioni Regionali in Puglia, hanno rifiutato la poltrona di assessore all’ambiente che gli era stata offerta dal governatore Pd Michele Emiliano.
“Il sindaco Bianchi”, spiegano i grillini di Laives, “si propone di sottoscrivere in una seduta pubblica aperta alla cittadinanza il programma elettorale con cui il Movimento si era presentato alle comunali, impegnandosi formalmente a realizzarlo. Toglieremo la fiducia nel caso non mantenesse l’impegno preso con la popolazione e gli elettori”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 8th, 2015 Riccardo Fucile
L’ANTAGONISTA CREATO A TAVOLINO PER GARANTIRE A RENZI DI GOVERNARE VENT’ANNI…L’ANALISI DEI CINQUESTELLE
Non c’è bisogno di leggere Sun Tzu e l’arte della guerra per capire i motivi dell’ascesa di Salvini.
E’ una forma di difesa di chi crea il suo antagonista a tavolino, la Lega in questo caso, per eclissare la sua vera alternativa: il M5S.
Quindi Lega ovunque, spesso senza contraddittorio per mesi su tutte le televisioni a ripetere gli stessi slogan rilanciati poi dai giornali.
La promozione di un (falso) antagonista che ha partecipato per vent’anni alla mangiatoia del Sistema con finanziamenti pubblici, leggi a favore dell’immigrazione selvaggia (firmando i regolamenti di Dublino), diamanti in Tanzania, Belsito indagato, lauree in Albania.
Se sei nel Sistema, fai parte del Sistema, è una vecchia e sempre valida regola. E non puoi far parte del Sistema se non sei ricattabile.
Questo è valido per la Lega, il finto antagonista che assolve due scopi.
Il primo è quello di drenare voti al M5S, il secondo è di far percepire di essere un’alternativa al Sistema in modo che tutto cambi perchè nulla cambi.
Come mai questa volta (a differenza delle precedenti) è stato consentito lo strombazzamento dei milioni di voti persi dal PD?
Semplice: perchè tale dato si accompagna all’aumento di voti della Lega.
La Lega, l’avversario deciso a tavolino, designato, e poi spinto in ogni modo per tutta la campagna elettorale affinchè potesse affermarsi come alternativa al PD.
Si sa benissimo come giornali e trasmissioni televisive siano controllati fino alle virgole, fino alle espressioni facciali del giornalista e agli applausi del pubblico.
Come è potuto accadere che a trasmissioni fino ad allora totalmente appiattite sul credo governativo sia stato consentito di ospitare Salvini a tutte le ore del giorno e della notte, lasciandogli totale campo libero?
Non solo, tale presenza si è accompagnata ad un altro fenomeno: lo strombazzamento del “pericolo immigrati” anch’esso a tutte le ore del giorno e della notte, con toni al limite del terroristico e metodi da lavaggio del cervello.
Non certo una bella figura per il governo (ma tanto agli Interni c’è Alfano…), eppure trasmissioni e giornalisti fino ad un minuto prima zerbini del premier si sono abbandonati a tale operazione senza curarsi delle conseguenze” politiche.
Davvero strano. Davvero implausibile. A meno che… a meno che al PD, tutto ciò non andasse benissimo
Il tramonto di Berlusconi ha lasciato il PD privo di un avversario (finto ovviamente…) di una qualche credibilità , privo di uno spauracchio da sventolare per gli elettori che devono ancora votarli turandosi il naso.
Situazione pericolosissima: perchè agli occhi degli italiani si profilava un bipolarismo tra il PD e il MoVimento 5 Stelle, e si sa quanto all’opinione pubblica disgustata dalle politiche del PD il M5S appaia come l’unica scelta logica e naturale.
L’obiettivo non erano le regionali, ma le prossime politiche.
C’è bisogno di un avversario, ma c’è bisogno di un avversario organico al Sistema.
Un avversario che conosca le politiche basate sull’inciucio, sulla spartizione di poltrone, sulle clientele di territorio, che all’occasione sia ricattabile per qualche giochino sporco locale, aduso a candidare personaggi presi dal sottobosco della politica affaristica, insomma un nuovo/finto avversario con cui mettersi d’accordo per le spartizioni future.
E così, ecco riesumata la Lega dall’oblio in cui l’avevano precipitata i diamanti, le lauree albanesi e le mutande verdi comprate coi soldi pubblici.
Una ripulitina volante, la puzza di meridionale sostituita con la puzza di rom, la secessione della Padania sostituita con la secessione dalla Merkel, e via andare, tanto gli italiani hanno la memoria corta.
Tutto pur di non ritrovarsi con l’avversario antisistema per eccellenza: il MoVimento 5 Stelle che alle prossime politiche (che arriveranno dopo altri massacri sociali, altra austerity e altri scandali) rischia di vincere.
E che soprattutto non consentirà a nessuno di conservare il sistemaSpartizioni&Clientele come è avvenuto con Mafia Capitale, cosa che spaventa i partiti sopra ogni altra.
Questa è l’operazione Salvini. Puro marketing.
Chissà se Felpa Selvaggia reggerà .
( da “beppegrillo.it“)
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Maggio 27th, 2015 Riccardo Fucile
ECCO IN COSA SONO VICINI E IN COSA LONTANI
Podemos e Movimento 5 Stelle: dopo l’affermazione in alcune delle principali città spagnole del partito guidato da Pablo Iglesias, si è acceso nel nostro Paese il dibattito sulle somiglianze e le differenze tra queste due forze politiche.
Proviamo a vedere allora che cos’hanno in comune e che cosa no queste due forze politiche.
Principali somiglianze
1. Lotta alla casta e alla corruzione. Sono caratteristiche comuni dei due movimenti, che ad essa danno ugualmente assoluta priorità .
2. Superamento di destra e sinistra. Anche Podemos, come il M5S, rifiuta la geografia politica basata su destra e sinistra e rivendica la volontà di andare oltre questo “vuoto dualismo”.
3. Contrapposizione a entrambi i poli. Podemos parla del “bipartitismo” Pp-Psoe in senso fortemente negativo più o meno come Grillo ha coniato ha coniato la dizione “Pdl-Pdmenoelle”.
4. Radicalità del conflitto e del posizionamento. Anche Podemos si propone un cambiamento politico radicale (e quindi una conflittualità forte verso il potere politico presente) identificandosi come qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri.
5. Reddito minimo, opposizione al fiscal compact e al pareggio di bilancio. Si tratta di elementi programmatici forti sia per Podemos sia per il M5S, così come la lotta allo strapotere delle banche e alla speculazione finanziaria
6. Superamento dei vecchi blocchi sociali. Anche Podemos ritiene che i vecchi blocchi sociali (ad esempio, “operai versus imprenditori”) siano superati da nuove dinamiche, in particolare “cittadini comuni contro èlite ed establishment”.
7. Grande attenzione al precariato e alle nuove forme di lavoro. L’interesse verso i flessibili e le “nuove generazioni escluse” è un altro tratto in comune.
8. Coinvolgimento nelle lotte locali. Anche Podemos crea engagement degli attivisti attraverso questioni locali, comprese quelle di tipo ambientale (ad esempio contro le grandi opere).
9. Superamento della vecchia forma partito e voto on line. Anche Podemos ritiene che il partito fondato sugli apparati debba lasciare il posto a forze politiche la cui sovranità è nella base, che la esercita attraverso votazioni on line
10. Uso dei nuovi media. Anche in Podemos l’uso virale della Rete per la comunicazione e il coinvolgimento (oltre che per le decisioni politiche) è un tratto fondamentale.
Principali differenze
1. La Casta non è solo quella politica. Per Podemos con la parola “casta” si intende non tanto i parlamentari o i consiglieri regionali, quanto soprattutto l’intreccio di politica e poteri economici, di partitocrati ed èlite del Paese che è tale per patrimonio e reddito.
2. Conflitto sociale come elemento portante. Per Podemos il conflitto tra la parte bassa della piramide sociale e l’èlite economica è fondamentale e indissolubilmente legata alla lotta alla corruzione e al malaffare: sono due cose che non si possono scindere.
3. Uno non vale uno. Podemos ha fatto un congresso e ha creato al suo interno cariche formali di partito a livello locale e nazionale, elette dalla base ma con autonomia operativa, finchè sono in carica (con limite a due mandati).
4. Nessuna ambiguità di carica. La catena di comando in Podemos è chiara e determinata dalle cariche elettive di cui sopra: non esistono un Grillo o un Casaleggio che esercitano forme di potere o di “suasion” senza cariche formali e statutarie.
5. Uso diverso della democrazia diretta. Podemos, al contrario del M5S, ha delegato a tre diverse società esterne e indipendenti la gestione e la verifica delle votazioni on line; e non ha mai usato la Rete per espellere suoi esponenti.
6. Alleanze possibili. Podemos ritiene possibile e anzi auspicabile arrivare al governo nazionale o a quelli locali tramite alleanze, anzichè puntare al 51 per cento da solo; le alleanze però devono essere programmatiche, concordate in trasparenza e sottoposte al voto on on line degli iscritti.
7. Europeismo come faro. Podemos si professa fortemente europeista, nel senso di di Altiero Spinelli, e chiede quindi una vera federazione con istituzioni democratiche elette dai cittadini; non pone nemmeno come ipotesi la questione dell’uscita dall’euro.
8. Origine del partito. Mentre il M5S è nato dai meet-up creati attraverso il blog di Beppe grillo, Podemos è la declinazione partitica delle manifestazioni di massa in piazza del maggio 2011, quelle degli Indignados; anche la radicazione dei suoi leader nelle facoltà di studi sociopolitici di Madrid e nelle esperienze di lotta dei Social forum è un tratto che lo diversifica dal M5S.
9. Ispirazioni ideologiche. Anche Podemos è postideologico, nel senso che sottolinea la continua prevalenza dei dati di realtà sulle forzose interpretazioni astratte, tuttavia richiama sempre i suoi ispiratori di pensiero (poco presenti invece nel M5S): soprattutto Ernesto Laclau, Chantal Mouffe, Antonio Gramsci, Pier Paolo Pasolini e Altiero Spinelli. Molto sentita inoltre, in Podemos, la vicinanza con le esperienze di lotta antiliberista in alcuni Paesi dell’America latina, dai Sem Terra brasiliani all’Ecuador di Correa (ma anche il Venezuela di Chà¡vez).
10. Uso massiccio della televisione. Nessuna questione su andare o no ai talk show: per Podemos la presenza televisiva è fondamentale e del resto per lanciare la nuova forza politica è stata ampiamente sfruttata la pregressa notorietà di Pablo Iglesias come ospite fisso nei salotti catodici.
Alessandro Gilioli
(da “L’Espresso”)
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Maggio 23rd, 2015 Riccardo Fucile
IL CAPOLISTA CINQUESTELLE NELL’IMPERIESE CHE AVEVA ACCOLTO L’INVITO DEI VERTICI A FARE UN PASSO INDIETRO A CAUSA DELLE SUE AMICIZIE CON FAMIGLIE DELLA ‘NDRANGHETA, TIRA IL PACCO AI GRILLINI: “RESTO CANDIDATO A TUTTI GLI EFFETTI”… E GRILLO TACE
Come volevasi dimostrare: Comandini resta candidato capolista del M5S a tutti gli effetti nella circoscrizione elettorale imperiese.
L’annuncio del “ritiro”, sparata dalla candidata governatice M5S Alice Salvatore a “L’Aria che tira” e ribadita dall’on. Fico e dall’on. Sibilia si rivela solo una grande balla… un bluff.
La sua vicinanza a Carmine Mafodda, dirigente Cinquestelle appartenente a una famiglia con precedenti di crimininalità , e le critiche interne al movimento per la sua candidatura a capolista, avevano indotto i vertici locali a fare pressioni per il ritiro della sua candidatura.
Il 15 maggio l’annuncio di Comandini del suo ritiro dalla competizione elettorale, ampiamente condivisa e ripresa dai vertici M5S, ma mai formalizzata nelle sedi competenti.
A distanza di una settimana il colpo d scena: Comandini resta al suo posto e se eletto (cosa probabile) diventerà consigliere regionale della Liguria, tra l’imbarazzo del Movimento che non ha ancora preso posizione.
A questo punto viene da chiedersi: andrà a rappresentare chi?
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Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
IL GRILLINO DI ARMA DI TAGGIA CON AMICIZIE PERICOLOSE NON HA FATTO IL PASSO INDIETRO ANNUNCIATO … IL SUO NOME E’ SUI MANIFESTI ELETTORALI
Daniele Comandini (“fiero” dell’amicizia fraterna con l’esponente della nota famiglia di
‘ndrangheta dei Maffodda) è a pieno titolo candidato come capolista del M5S di Imperia.
Non c’è stata alcuna “rinuncia” alla candidatura e quindi è votabile ed eleggibile alle prossime elezioni regionali nella lista del M5S.
Quello presentato dalla Salvatore e dall’On. Fico come un “ritiro” non è stato altro che un inconfutabile bluff, rilanciato ora dall’On. Sibilia.
I candidati alle elezioni regionali per “rinunciare” alla candidatura possono, prima delle votazione, presentare una “rinuncia autenticata” come indicato dal Ministero dell’Interno, nelle stesse modalità di presentazione della candidatura.
Se Comandini voleva rinunciare (e vuole “rinunciare”) alla candidatura può farlo nei modi e termini previsti dalle norme vigenti.
Se lo avesse fatto quando hanno dichiarato il “passo indietro”, cioè la scorsa settimana, il suo nominativo non sarebbe stato nemmeno stampato sui manifesti ufficiali delle Elezioni del 31 maggio.
La “promessa” di dimissioni, così come un fantomatico “impegno con il M5S” per dimettersi una volta eletto, non ha alcun valore e può essere disattesa senza nemmeno un battere di ciglia.
Se da candidato, con i voti di preferenza, verrà eletto, Comandini non risponderà delle promesse elettorali o di accordi privatistici, da quel momento è un eletto senza vincolo di mandato ed il M5S non potrà mai pretendere l’esecuzione delle sue dimissioni “promesse”.
Quindi, se è grave questo bluff targato M5S verso i cittadini elettori, sorge doverosa una domanda: perchè il M5S non vuole rinunciare alla candidatura di Comandini?
E poi perchè non c’è ancora stata una dichiarazione netta di condanna delle famiglie mafiose, tra cui la famiglia di ‘ndrangheta dei Mafodda, con messaggio inequivocabile di rigetto sociale ed anche dei loro voti, da parte del M5S?
Casa della Legalità
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Maggio 18th, 2015 Riccardo Fucile
ALL’ANNUNCIO NON HANNO FATTO SEGUITO GLI ATTI NECESSARI… IL CANDIDATO M5S E’ AL CENTRO DELLE POLEMICHE PER LE SUE AMICIZIE PERICOLOSE CON FAMIGLIE DELLA ‘NDRANGHETA A IMPERIA
L’annuncio “Comandini si è dimesso” e “Comandini rinincia alla candidatura” al momento è stato solo un grande bluff.
L’Alice Salvatore, candidata del M5S alla Presidenza della Regione Liguria, lo aveva annunciato venerdì mattina dagli schermi de La7 alla trasmissione “L’aria che tira”.
Roberto Fico (che ha negato le evidenze palpabili, affermando falsità , sul caso Mafodda-M5S-Comandini, vuoi perchè male informato o perchè anche se consapevole ha ritenuto meglio negare comunque), sempre venerdì scorso, aveva ribadito il ritiro del candidato imperiese alla testata amica de “Il Fatto”.
Con questo annuncio bluff hanno stoppato l’attenzione mediatica sul caso dell’esponente della nota famiglia di ‘ndrangheta di Arma di Taggia (che non ha ripudiato tale famiglia e suo padre “esponente di spicco” della cosca) tra i fondatori e responsabili del Meetup del M5S di Arma di Taggia, nonchè supporter e “fraterno amico” del Comandini Daniele (che rivendica e sventola tale legame) candidato capolista del M5S nell’imperiese.
Gli annunci erano falsi, visto che nella realtà Comandini è ancora in corsa per essere eletto in
consiglio regionale con il M5S.
Se al massimo domani verranno stampati i manifesti elettorali ufficiali con le liste dei candidati, Cpamandini comparirà su quei manifesti come il capolista del M5S nell’imperiese.
A seguito di verifiche effettuate direttamente, il Comandini Daniele, infatti, non ha presentato la “Rinuncia autenticata” alla candidatura.
Non risulta che abbia presentato, per la presa d’atto, la Rinuncia alla Commissione Elettorale Circondariale di Sanremo, così come non l’ha presentata alla Commissione Elettorale presso la Prefettura di Imperia… e non l’ha presentata nemmeno all’Ufficio Elettorale presso la Corte d’Appello di Genova e neppure a quello del Tribunale di Imperia.
Insomma un grande bluff a 5 stelle (alla faccia dello slogan “onestà ” e “noi siamo diversi”) per farsi belli e stroncare l’attenzione mediatica sul caso, mentre Comandini rimane candidato ed eleggibile e con una labile promessa di dimissioni post elezione.
Una balla colossale raccontata dal M5S per nascondere e quindi perpetuare (con anche una nuova pagina “Io sto con Daniele Comandini” “candidato consigliere” nata su fabebook, e la sua candidatura che campeggia sul sito ufficiale del M5S ligure — vedi foto) una candidatura imbarazzante che rappresenta l’ultimo tassello di una selezione di candidati M5S nell’imperiese viziata da un uso “mafioso” delle preferenze (come denunciato già a gennaio dagli stessi esponenti M5S di Imperia) e dopo aver raccolto nell’area di influenza della famiglia Mafodda, alle politiche ed alle euoropee, percentuali di voti largamente superiori a quelle raccolte negli altri territori dell’imperiese e delle altre province liguri.
Il M5S sapeva dall’interno di questa situazione già da lungo tempo.
La Casa della Legalità ha documentato tutto, sino alla virgola, dal 20 aprile.
La Salvatore, così come Grillo ed il suo staff, non hanno voluto affrontare la pesantissima questione.
Il M5S ha fatto scorrere il tempo e presentato ugualmente la candidatura di Comandini come capolista, come se nulla fosse, ed anzi prodigandosi nel negare fatti inconfutabili, con improbabili e imbarazzanti difese che sono arrivate a paragonare la figura di Mafodda a quella di Peppino Impastato.
Casa della Legalita’
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Maggio 15th, 2015 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO DEL PONENTE LIGURE CON AMICIZIE PERICOLOSE SI RITIRA DALLE ELEZIONI
Daniele Comandini, candidato M5S al consiglio regionale in Liguria, si ritira dalle elezioni dopo le
polemiche dei giorni scorsi per la sua amicizia con il figlio di un presunto boss mafioso .
Lo annuncia lo stesso Comandini, respingendo le accuse anche di parte del M5S: «Delle mie amicizie strumentalizzate per screditarci, ne vado fiero e ne vado a testa alta, perchè è l’amicizia di chi ha morale, dignità , coraggio da vendere.
La Casa della Legalità , in una nota, ha commentato così le dimissioni:
Dopo l’esplodere, con ampia risonanza nazionale, del caso Mafodda-M5S-Comandini, e dopo che per settimane Alice Salvatore – candidata alla Presidenza della Regione Liguria del M5S – si ostinava a ignorare la questione, sono arrivate le dimissioni di Comandini Daniele, il capolista del M5S nell’imperiese che rivendica e sventola la sua fraterna amicizia con Mafodda Carmine esponente della nota famiglia di ‘ndrangheta dei Mafodda (che non ha mai ripudiato).
Ci domandiamo se dovevano aspettare che la Commissione Parlamentare Antimafia decidesse di affrontare il problema delle liste elettorali per le elezioni regionali nelle diverse Regioni, per risolvere il problema anzichè procedere prima della presentazione delle liste, visto che erano consapevoli della situazione ed evitando così difese surreali ed imbarazzanti da parte della Salvatore e degli altri esponenti del M5S.
Ora attendiamo una netta dichiarazione da parte dell’Alice Salvatore e dei candidati del M5S con cui evidenzino una netta presa di distanze dagli esponenti della famiglia di ‘ndrangheta dei Mafodda e collegate di cui è esponente – perchè mai l’ha ripudiata – quel Mafodda Carmine che è attivista del M5S, tra fondatori e responsabili del Meetup del M5S Arma di Taggia e dintorni, cioè quei territori dove – come abbiamo documentato – nelle elezioni politiche ed europee il M5S ha conquistato percentuali ben superiori a quelle ottenute altrove, sia imperiese che nelle altre province. Una dichiarazione di rigetto netto e totale dei voti da parte delle altre famiglie ‘ndranghetiste e mafiose dell’imperiese e delle altre province liguri, è opportuna da parte del M5S (ma non solo).
Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità
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