Settembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
SOLLEVA POLEMICHE CHE NON PORTANO AD ALCUN REALE MUTAMENTO… ANCHE PER LUI LA TROUPE DEL TG E’ SEMPRE A DISPOSIZIONE
Quando il M5S in commissione di Vigilanza ha chiesto le dimissioni del direttore del Tg1 Orfeo e di due
giornalisti della testata, rei di aver disinformato su Di Battista e il terrorismo, i media lo hanno accostato all’editto bulgaro, dimenticando le conseguenze che l’editto di Berlusconi portò alla libertà d’informazione nel paese. Paragone assurdo, infatti è trascorsa una settimana e non se ne parla più. Gubitosi e Tarantola non sono Saccà e Baldassarre, esecutori dell’ordine dell’ex Cavaliere nei confronti di Biagi, Santoro, Luttazzi e delle loro redazioni con la complicità dei direttori di rete a partire da Del Noce, allora a capo di Rai1.
È stata l’ennesima boutade di Grillo sulla Rai che, come al solito, porta a nulla, come la protesta contro i programmi dati in appalto, sotto la pioggia, di fronte al cavallo di viale Mazzini.
A distanza di mesi cos’è cambiato? Questo è il limite del Movimento nei confronti di un settore che andrebbe completamente riformato per la salute della democrazia.
Nella realtà questa tv, tanto criticata, va bene a Grillo esattamente come a Renzi, la troupe del tg è sempre garantita e quando uno di loro vuole andare in un programma le porte sono aperte
La riforma del sistema radiotelevisivo, uno dei punti annunciati in campagna elettorale, si è persa per strada.
Per Grillo e Casaleggio esiste solo la Rete, dimenticando che in Italia è a disposizione del 50% delle famiglie. Il Movimento non fa trattative, non vota, lasciando alla maggioranza le decisioni, come sta accadendo sulla riforma tv, il governo in gran segreto ci sta lavorando e le uniche proposte arrivano dalle associazioni.
Il Movimento è critico nei confronti dell’informazione e cosa inventa?
Il giornalista del giorno, poi il giornalista dell’anno, una inutile lista di proscrizione, tanto per fare due risate tra gli amici del Blog di Grillo, scimmiottando quella fatta da Gasparri a Telelombardia ben più efficace: un po’ alla volta dalla Rai sparirono tutti i citati.
Mi spiace scrivere questo, perchè nella squadra di Grillo ci sono persone competenti che, quando decidono di impegnarsi, raggiungono l’obiettivo, come, ad esempio, impedendo alla Rai di siglare un contratto di tre anni con Cl sul Meeting di Rimini, facendo risparmiare 700 mila euro ai cittadini.
Questo è il momento in cui bisogna sporcarsi le mani. Per vincere la lottizzazione e avere direttori indipendenti non basta scriverlo in Rete, bisogna cambiare le regole del gioco e soprattutto dare alla Rai un cda indipendente dai partiti.
Loris Mazzetti
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Agosto 27th, 2014 Riccardo Fucile
IL GURU: “SOLO DI MAIO PUO’ PARLARE”… LA CONTROFFENSIVA: “VOGLIAMO INCONTRARE IL MINISTRO ORLANDO”
L’ordine, perentorio, è imposto di buon mattino ai fidi scudieri della Casaleggio associati. In un attimo, si diffonde tra le truppe parlamentari: «Ora basta con le interviste — si infuria in privato il guru — e basta con la presenza dei nostri in tv. D’ora in poi parla solo Di Maio».
Il black out comunicativo è deciso da un leader che teme la balcanizzazione del Movimento: «Così la situazione ci sfugge di mano», avverte i suoi.
Una forzatura che però non basta, perchè il Movimento cinque stelle brucia.
Fuochi di rivolta si scorgono soprattutto alla Camera, ma è nel dialogo sulla giustizia che si consuma un clamoroso scontro.
I parlamentari cinquestelle chiedono di partecipare all’incontro con il Guardasigilli in agenda per oggi, ma il leader milanese li piega imponendo un brusco stop.
L’effetto è una rivolta interna difficile da sedare.
Alcune uscite pubbliche di Laura Castelli — influente falco pentastellato — forniscono il pretesto per la stretta mediatica.
«Basta con le figure di merda di Di Battista», scrive la deputata sulla chat interna. Poi, con Il Fatto, rilancia promettendo sostegno a eventuali valide misure anti-crisi.
Apriti cielo. Lo schiaffo arriva a mezzo blog, firmato Beppe Grillo: «Il M5S non apre a Renzie, non bacchetta Di Battista e non è pronto a votare nessuna misura urgente per l’economia insieme a lui».
Quindi arriva il diktat: «Si raccomanda ai parlamentari di rilasciare il minor numero possibile di interviste ai giornali in quanto vengono sistematicamente stravolte».
La colpa, sostiene il megafono del grillismo, è dei titoli.
La battaglia contro la stampa, a tutto campo, coinvolge parecchi cronisti. In realtà il processo ai quotidiani cela anche un altro nervo scoperto.
È lo scontro interno provocato dalla presa del potere di Luigi Di Maio.
La sua ascesa — sostenuta dal cerchio magico dello staff emargina falchi storici come Castelli, Riccardo Nuti e Federico D’Inca, ma esaspera anche i dissidenti della prima ora come Tommaso Currò.
A pochi, poi, è sfuggito il passaggio in cui il vicepresidente della Camera ha “liquidato” in tv l’influente Alessandro Di Battista.
Chi si oppone, però, medita la controffensiva al rientro dalla pausa estiva. Ogni giorno, in chat, i duellanti si preparano alla resa dei conti.
Ieri, per dire, la deputata Tiziana Ciprini si è scagliata contro Castelli, in difesa di Di Battista: «Tu canti e gli altri fanno il controcanto. Fai vivere di luce riflessa».
Botte da orbi, ma nulla in confronto al braccio di ferro sotterraneo che si è consumato ieri tra Casaleggio e i membri pentastellati delle commissioni Giustizia.
A occuparsi di una materia così delicata sono grillini del calibro di Giulia Sarti, Alfonso Bonafede, Tancredi Turco, Maurizio Buccarella e Francesca Businarolo, Mario Giarrusso, Andrea Colletti e Vittorio Ferraresi.
A differenza della scorsa settimana, la maggior parte di loro vuole incontrare Andrea Orlando per consegnargli le proposte sulla prescrizione e sul falso in bilancio.
Il guru si infuria e li anticipa, travolgendoli. E con un post sul blog chiude la partita: «Il M5S domani non incontrerà Orlando per la riforma della giustizia ».
Il fulmine a ciel sereno si abbatte sui gruppi parlamentari. Non tutti, però, sono disposti a lasciar passare sotto silenzio la mortificazione, tanto che i membri della commissione valutano di inviare comunque le proposte al Guardasigilli, per sfidare clamorosamente il leader.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Agosto 25th, 2014 Riccardo Fucile
ASSESSORI REVOCATI IN 24 ORE, ALTRI NOMINATI ALL’INSAPUTA DI NOGARIN
Due assessori indicati pochi giorni fa all’insaputa del Sindaco, altri nominati il mese scorso e revocati nel giro di 24 ore. A quasi ottanta giorni dalle elezioni amministrative la Giunta comunale di Livorno non è ancora al completo.
E così il comune strappato alla sinistra, il vanto M5s nella disfatta alle ultime elezioni amministrative, la bandiera sventolata da Grillo dopo la debacle alle Europee rischia di diventare un pericoloso boomerang per tutto il Movimento.
Ma niente paura: il sindaco Filippo Nogarin, che da sempre è sembrato un tipo tra modello Happy hour e afflato alternativo, da San Vito Lo Capo nel trapanese, con un selfie con alle spalle un mare cristallino, ha rassicurato gli animi di chi iniziava ad essere in apprensione per le sorti del Comune toscano: “Non esiste un caso assessori. Ho deciso che nomino San Vito Lo Capo. Che mare!”.
Con tanto di smile alle fine del post.
Insomma, un qualcosa che in tanti – a leggere i commenti su Facebook – non hanno gradito, non trattandosi – San Vito – ne’ di un assessore al Bilancio ne’ di un amico da chiamare in causa per l’Ice Bucket Challenge.
Un selfie, quello del Sindaco, che sembra più una cartolina inviata dalle vacanze ai cittadini livornesi, di quelle con scritto “baci e abbracci”.
Che Nogarin fosse un primo cittadino fuori dal comune, qualcuno direbbe in tutti i sensi, si era capito, ma la sua Giunta, dalla storia complicata, sembra esserlo ancor di più.
Tanto da essere ancora under construction.
Una prima formazione era stata presentata il 9 luglio ma era incompleta: mancava, come manca ancora oggi, un assessore al Bilancio.
Anche altri incarichi sono ancora al centro di sostituzioni e discussioni a causa delle proteste degli iscritti grillini livornesi.
A sole 24 ore dalla nomina di Simona Corradini come assessore alla Mobilità , ad esempio, gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno inviato al Sindaco una richiesta di sostituzione, motivandola con la presunta incompatibilità di Corradini con le regole e con i valori del partito perchè si era presentata alle elezioni nelle liste di un altro movimento.
Così Nogarin ha accolto la richiesta.
Stesso copione, anche se le richieste sono state accolte solo in parte e sono in via di definizione, è stato recitato pochi giorni dopo.
A metà luglio sempre gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno chiesto di sostituire gli assessori alla Cultura, Serafino Fasulo, e all’Ambiente, Giovanni Giordani, poichè i due erano già stati candidati a precedenti elezioni amministrative con partiti diversi dal M5S.
Infine una terza richiesta è stata depositata nei confronti dell’assessore all’Urbanistica, Alessandro Aurigi, che “in quanto conclamato amico di Nogarin, rende criticabile e accusabile il M5S di non essere coerente con i propri principi”.
Ad Aurigi sarebbe stato ridimensionato l’incarico ma sotto il depotenziamento dei suoi compiti ci sarebbe un vero e proprio scontro tra Nogarin e Marco Valiani, primo dei non eletti pentastellati in Consiglio comunale, che avrebbe sollevato il caso. Valiani, che aveva aperto due gruppi su Facebook utilizzando il logo dei 5S e il nome di Beppe Grillo, è stato diffidato dallo stesso Sindaco diventato poi bersaglio di critiche da parte della minoranza grillina livornese che lo ha soprannominato: “Lo sceriffo a 5 stelle”.
L’ultimo capitolo, per il momento, è stato scritto il 19 agosto quando due nomine sono state comunicate dal capogruppo M5S, Francesco Bastone, agli altri capigruppo del Comune.
Il Sindaco, in un primo momento, si è dissociato dicendo di non saperne niente: “La nomina è di mia competenza, io sono in ferie e finora non l’ho fatta. Sono in vacanza”. Ed è subito selfie.
Salvo poi precisare: “Il capogruppo ha solo anticipato alcuni passaggi sulla ridistribuzione delle deleghe che appena rientrerò dalle ferie formalizzerò”.
Quale sarà la sorte ancora non si sa anche perchè da uno scambio di mail, divenute pubbliche, emergono nomi discordanti.
La strana storia del Comune toscano, piena di aneddoti, di annunci e di smentite in meno di ottanta giorni, si arricchisce di uno striscione anti-Israele apparso ad Effetto Venezia, la festa estiva di Livorno, il 25 luglio scorso: “Fermare il genocidio a Gaza. Israele vero terrorista”.
Striscione che non è stato rimosso dal Sindaco. Anzi, “l’hanno attaccato e lì sta”, ha detto Nogarin riferendosi ai gruppi della sinistra antagonista che hanno affisso l’accusa a caratteri cubitali contro la politica israeliana.
“Grave? A me sembra una frase generica”, anzi ha aggiunto, “quello striscione aiuta a sviluppare un ragionamento”.
Di certo, Nogarin dovrà ragionare, tornato dalle vacanze, sui suoi assessori e su un consiglio comunale senza Giunta.
In fondo lui, che a suo modo è un personaggio da film, ama definirsi “Un genio ribelle” come quello della pellicola “Will Hunting” di Gus Van Sant (ma purtroppo Robin Williams non c’è più).
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 24th, 2014 Riccardo Fucile
E PER AFFERMARLO SI AFFIDA ALL’EX GRANDE FRATELLO CASALINO… SE DI BATTISTA NON PARTE PER L’IRAQ POTREBBE ANDARE A PRESENTARE IL TG
In età senile Beppe Grillo si è accorto che il Tg1 è fazioso: questa pare la notizia del giorno fra i
Cinquestelle.
Sul blog di Grillo è stato infatti pubblicato un post di Rocco Casalino, ex Grande Fratello e responsabile della comunicazione del M5S al Senato, dal titolo “I servizietti del Tg1″.
“Siamo stanchi di assistere all’ennesimo servizio fazioso del Tg1. Ieri sera a fare disinformazione è stata la giornalista Claudia Mazzola” si legge nell’articolo.
”Nel suo servizio — scrive Casalino — dedica 15 secondi al videomessaggio di Beppe Grillo, riportando solo le parole rivolte a Renzi e oscurando completamente la parte importante del videomessaggio, quella in cui Grillo parla della crisi economica del nostro Paese. La vera vergogna è una tv pubblica che non è più in grado di raccontare la realtà , ma che sa solo deformarla e fare disinformazione”.
Ma perchè, l’ha mai raccontata?
Dove vivessero fino ad oggi questi personaggi non ci è chiaro: Casalino quando faceva comparsate Tv, con relativo gettone, forse non ne sarà accorto, ma che Beppe ne fosse all’oscuro è grave, visto che in Rai era una presenza costante.
Forse era troppo giovane per capire o forse preferiva per interesse non porsi il problema.
Altrimenti si sarebbe certamente indignato quando una forza di opposizione poteva accedere in Tv solo in occasione di Tribuna politica e mai durante l’anno poteva godere di un servizio giornalistico o essere anche solo citata.
Democrazia a scoppio ritardato.
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Agosto 22nd, 2014 Riccardo Fucile
L’ESIBIZIONISTA DI BATTISTA QUANDO PARTIRA’ PER LA SUA MISSIONE?
E’ unanime il coro che si è levato contro il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista.
Il post sul suo profilo facebook, con cui ha provato a spiegare meglio le sue idee sull’Isis e sulla necessità di un dialogo con i terroristi ha provocato accese reazioni.
La classica toppa peggiore del buco.
A Di Battista è arrivata anche la replica dell’ambasciatore iracheno a Roma Saywan Barzani: “Se l’onorevole Alessandro Di Battista ha la possibilità di entrare in contatto con i terroristi e vuole andare nelle zone sotto il loro controllo per intavolare con loro una discussione, sappia che il suo visto di ingresso in Iraq è pronto: può andare ad Erbil, raggiungere in qualche modo Mosul e convincere i terroristi a fermare il genocidio di cristiani e musulmani come sta avvenendo in questi giorni”.
“Diamo il benvenuto a qualsiasi iniziativa lodevole – continua l’ambasciatore – quindi anche a quella dell’onorevole Di Battista, atta a porre fine al massacro della minoranza cristiana e yezidi nel nord del paese dove i terroristi seminano il terrore uccidendo bambini e rapendo donne su base unicamente identitarie”.
Ma critiche sono piovute da ogni parte: “Rimango incredulo e disgustato dalla profonda ignoranza del collega Di Battista rispetto alla natura dell’Isis e la sua profonda ideologia di morte, che non ha risparmiato bambini, donne e uomini con centinaia di sgozzamenti, tombe comuni, crocifissioni e stupri in Siria e Iraq”, ha dichiarato il deputato Pd Khalid Chaouki.
Su Facebook Andrea Mazziotti, capogruppo di Scelta Civica alla Camera scrive: “Faccio appello a tutti i colleghi e giornalisti: smettiamola di rispondere scandalizzati alle stupidaggini storico-geopolitiche di Di Battista come se fossero cose serie. Oramai si è capito che finchè il Medio Oriente sarà sui giornali, ci toccherà leggere quotidianamente una dichiarazione provocatoria del collega M5S fatta al solo fine di destare scalpore e finire sui telegiornali”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 19th, 2014 Riccardo Fucile
NON C’E’ PIU’ TEMPO PER IL TAFAZZISMO E IL CAZZEGGIO, LE URGENZE DEL PAESE SONO ALTRE
È più forte di lui, ogni tanto Beppe Grillo deve farsi male da solo.
L’ultimo caso è l’avvincentissimo sondaggio sul “Giornalista dell’anno 2014”. Che senso aveva farlo? Nessuno.
Il sondaggio, vinto con 3.822 voti su 16.260 da Giuliano Ferrara (Premio Stercorario 2014), è una sorta di greatest hits della rubrica “Giornalista del giorno”, che a sua volta ha generato gli spin-off “Vignettista del giorno” e “Blogger del giorno”: spesso ci sono finiti disegnatori e blogger di questo giornale, notoriamente house organ del Movimento 5 Stelle.
Grillo dirà che è una goliardata, e certo le cose gravi in Italia sono altre.
Ma proprio di questo dovrebbe parlare, magari sottolineando come perfino Delrio abbia dovuto ammettere che gli 80 euro erano poco più che una sòla, o rivendicando come il M5S avesse ragione quando avvertiva che la ripresa tanto millantata dal governo Renzi fosse lungi dal verificarsi.
Invece no: Grillo trova urgente lanciare il Premio Stercorario.
Da sempre il suo blog alterna articoli stimolanti (per esempio i contributi di Aldo Giannuli) e controinformazione meritoria a sfoghi ridicoli di yesmen ottusi e articolesse bolse dei primi Becchi che passano.
Giornali e tivù, quasi sempre, rilanciano solo ciò che, ancor più se estrapolato arbitrariamente, può mettere i “grillini” in cattiva luce: un alibi innegabile per Grillo, ma qualcosa non torna.
In primo luogo, agli italiani interessa poco di quel che scrive un giornalista. Al di là di qualche caso sporadico, i giornalisti sono emeriti sconosciuti.
Nel momento in cui Grillo li espone al pubblico ludibrio, non solo li rende martiri (regalando ai detrattori ulteriori argomenti per la mitraglia) ma li toglie pure dall’oblio.
Tra i nominati ci sono figure che godono a essere odiate (Ferrara, Giordano, Sallusti), persone nel frattempo scomparse (Federico Orlando) e una galassia di oscuri carneadi. Chi è Tony Jop? Chi è Michele De Salvo? Chi lo ha mai letto Stefano Menichini? Nessuno, e infatti i giornali su cui firmavano son tutti morti per mancanza di masochismo (cioè di lettori disposti a leggerli).
Grillo ha regalato scampoli di celebrità a firme che, spesso, neanche vengono riconosciute quando entrano in casa loro. Figuriamoci dagli italiani.
Il secondo punto debole risiede nella sensazione sgradevole che provoca quella rubrica: spesso Grillo si è limitato a pubblicare stralci fedeli degli articoli sgraditi, senza commenti ulteriori (se non dei lettori del blog, e non erano missive d’amore).
E molti di quegli articoli, in effetti, facevano abbastanza pietà .
Era però nel loro diritto: Repubblica , Huffington Post o L’Unità (che nel frattempo ha chiuso i battenti) hanno tutto il diritto di criticare ferocemente il Movimento 5 Stelle. Sono giornali vicini al Pd, spesso gli dettano la linea (e vanno capiti: se aspettano Renzi, buonanotte).
E Grillo e Casaleggio tutto sono fuorchè infallibili. Sta poi al lettore capire chi scrive il giusto e chi no.
Grillo ha fatto un calderone indistinto, al cui interno ci sono mediani del potere e talenti autentici.
Per esempio, e non è l’unico in quella lista, Michele Serra. Grillo lo conosce bene. Un tempo erano amici e adesso no.
Lamentare la pochezza di Pigi Battista è come dire che l’acqua è bagnata: una banalità . Attaccare Serra perchè oggi è renziano e forse (anzi sicuramente) ai tempi di Cuore non lo sarebbe stato neanche sotto tortura, è una reazione infantile.
Grillo e Casaleggio, a questo punto, direbbero che nessuno come i 5 Stelle è stato massacrato a prescindere nella Seconda Repubblica.
Hanno ragione, e la semplificazione vile (“Di Battista sta coi terroristi”) di un lungo post criticabile ma certo non “terroristico” (“Non sto nè giustificando nè approvando, lungi da me. Sto provando a capire”) è solo l’ennesimo caso di un giornalismo che ai 5 Stelle fa le pulci e ai renziani perdona tutto.
Eppure i casi politicamente disperati, da quelle parti, non sembrano mancare: basta pensare alle Boschi, alle Bonafè, alle Picierno.
Tutto vero, ma non è abbastanza per lanciare quel sondaggio. Non serve a niente e non frega a nessuno.
E poi c’è il terzo punto. Il più importante.
Ora che quasi tutti i media incensano il “Pacioccone” Mannaro Renzi; ora che l’Europa comincia a rendersi conto che l’unica differenza tra lui e Berlusconi è che il primo ascolta gli U2 e il secondo Apicella; ora che i soli a fare opposizione e difendere la Costituzione sono i 5 Stelle: ora che tutto questo è evidente, quei nove milioni che hanno votato M5S nel febbraio 2013 — e che nel frattempo guarda caso son diminuiti — ne hanno pieni gli zebedei di questa inclinazione tafazziana.
Errori simili rischiano di vanificare tutto il lavoro fatto.
Non c’è più tempo per il cazzeggio, peraltro autolesionistico, e le urgenze — per i 5 Stelle, ma più che altro per il paese — sono davvero altre.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 17th, 2014 Riccardo Fucile
CASO DI BATTISTA: MEGLIO I DIAVOLI DEI MINCHIONI
Meglio i diavoli o i minchioni? C’è anche l’elogio babbione del terrorismo dell’Isis dentro ai lunghi e
scombiccherati manifesti di politica estera di Alessandro Di Battista, il Kissinger di Beppe Grillo, ispirato alle e-patacche del Web, università Casaleggio Associati.
Nulla a che vedere con i mille Satanasso d’antan a cui eravamo abituati.
Gli amici di Gheddafi, di Saddam, di Khomeini, di Fidel Castro e del sub comandante Marcos, ma anche i nazimaoisti, i Nar filo falangisti libanesi, e gli antisomozisti di Terza Posizione, i filobrigatisti e i simpatizzanti di Pol Pot sino ai troskisti e ai figli di Stalin erano tutti armati di libri veri, dai classici maltrattati di Gramsci e Togliatti, e poi Foucault ed Althusser, passando per la tigre Evola, per De Benoist e per I Proscritti di Von Solomon sino ai Nomadi di Attali e all’Impero di Toni Negri.
E invece Di Battista che è, nientemeno, il vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, ritrova nel messianesimo squinternato di Casaleggio il brodo della destra antiamericana contro le multinazionali e contro l’Occidente.
E frullandolo con vecchi fantasmi di sinistra e con l’antisemitismo di Grillo qua e la persino si imbatte – per errore – in qualcosa di vero, ma non ha più bisogno di citare Marx o Heidegger perchè ha ben altri maestri: “come disse Beppe Grillo in uno dei suoi spettacoli illuminanti…”.
Dunque Di Battista, che ha raccontato le sue avventure d’autostop in Centroamerica con un libro inchiesta intitolato Sicari a cinque euro edito da Casaleggio, ieri ha appunto pubblicato sul blog della casa il libretto rosso della politica estera grillina che, senza offesa, non è possibile prendere sul serio nè con l’indignazione nè con l’analisi critica neppure per demolirlo benchè cominci subito con un errore blu definendo “tre popolazioni” i curdi, i sunniti e gli sciiti, che in geopolitica è come scrivere squola con la q.
La verità è che si tratta di un insaccato misto del cattivo umore e dell’irresponsabilità del web, dove c’è ovviamente la Cia, perchè non c’è bomba e non c’è delitto e non c’è dittatore che Di Battista non attribuisca alla k di Amerika: “Mi domando per quale razza di motivo si prova orrore per il terrorismo islamico e non per i colpi di stato della Cia”.
E così evoca un gorgo, un maà«lstrom di schifezze, che coinvolge Opec, United Fruit company, Eni, Cosa Nostra, Enrico Mattei, Buscetta, Giovanni Falcone, Mauro De Mauro, Donald Rumsfeld, l’11 settembre “che è panacea per il grande capitale americano”. . .
E’ una grandine di acronimi, sigle e nomi che piovono come droni: i Paesi dell’ALBA, il Ttip, l’Iraq Petroleum Company, Qasim, le sette sorelle, il Desert storm, e ancora Lockheed Martin, Boko Haram, Al-Bakr…
È insomma una specie di parodia del linguaggio da Foreign Office a cura di Beppe Grillo, un goliardico copia-incolla alla Travaglio, che è forse l’unico tazebao a cui questi jihadisti a 5 stelle si appoggiano, la sola prosa scritta fuori dal web che frequentano: Travaglio è il loro Althusser.
Senza addentrarci nel già noto antisemitismo di Grillo, ovviamente riecheggiato da Di Battista, e nel solito, ormai scontato verminaio di disprezzo, insulti e gogne, è giusto ricordare come attenuante clinica l’autobiografia da Chatwin samaritano di cui va fiero questo povero deputato che al posto dei terroristi dell’Isis avrebbe “una sola strada per difendermi a parte le tecniche non violente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana”.
Sempre in giro in Patagonia, Cile, Bolivia, Amazzonia, Ecuador, Colombia, Perù e Nicaragua… è stato “cooperante in Guatemala” e nessuno sa cosa significa ma ha un bel suono da grillino planetario, ovviamente in autostop, ben al di là del famoso “giro e vedo gente” di Nanni Moretti.
Ancora più denso di umanità grillina è l’autoqualifica di “specialista di microcredito in Congo”. Ma ecco il più misterioso e dunque affascinante lavoro di Di Battista: “Ho curato progetti di sviluppo nei Paesi australi”.
Laureato in spettacolo a “Roma Tre”, avrebbe voluto fare l’attore e dunque tentò, purtroppo invano, un provino per Amici.
Gli è però rimasta la voglia di farsi protagonista: “Sono pronto a fare il premier” disse a Daria Bignardi.
E ha infatti partecipato a tutte le zuffe politiche riprese dalla televisione. Provocare per apparire è il disturbo catodico che lo rende mattacchione, pronto a dare dell’indecente alla Boldrini o a scrivere appunto l’elogio dei macellai dell’Isis, di cui vi risparmiamo altri particolari, ma anche a battersi per fare una legge “contro la bistecca”, “perchè la carne fa male”, e può ben dirlo lui che dice di essersi “occupato di Diritto dell’alimentazione per conto dell’Unesco”.
Tutti lo ricordiamo quando al troppo mite Roberto Speranza ripeteva, come un invasato: “Tagliati lo stipendio, tagliati lo stipendio, tagliati lo stipendio. Gli italiani hanno fame e voi gli avete tolto il pane”.
E subito dopo, fisso sulla telecamera, con un’intransigenza da eroe nazionale: “Guardategli gli occhi, io li ho visti. Bisogna guardare gli occhi a questa gente per capire che vogliono fare gli interessi dei banchieri”.
Insomma è un picchiatello il grillino al quale ora piace il Califfato e vorrebbe “trattare con i tagliagole, elevarli a interlocutori” perchè il terrorista “non è un soggetto disumano con il quale non si può parlare…”.
Ecco: con la mafia no, con Berlusconi mai, ma con l’Isis Di Battista offre lo streaming…
Abbiamo avuto nel nostro Parlamento diavoli in forma di ladri e di mafiosi, ora abbiamo i Giufà e i Bertoldo di cui Di Battista è in fondo il caso limite, il più goffo e il più ingenuo nella nuova classe dirigente di pasticcioni e di inadeguati velleitari.
Ed è il solo che nessuno prenderà sul serio nella dilagante minchioneria infantile che è la fase terminale della crisi italiana.
Meglio i diavoli dei minchioni.
Francesco Merlo
(da “La Repubblica“)
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Agosto 16th, 2014 Riccardo Fucile
CI VUOLE PERIZIA ANCHE NEL DIRE SCIOCCHEZZE
Prima l’indecente epiteto di Ebolino affibbiato al premier da Grillo, in sprezzo alle più elementari
regole di civiltà vista la gravità dell’emergenza umanitaria in corso, ora il delirio geopolitico di Di Battista che comprende la linea politica dell’Isis e vorrebbe aprire un dialogo con i terroristi… dopo aver difeso la linea della fermezza a suo tempo, come nota un ispirato Spinoza su twitter, quando c’era da chiudere ogni boccaporto nei confronti del temibilissimo Bersani.
Scorrendo i commenti al blog del leader, qualcuno prova anche a chiedersi che senso abbiano operazioni del genere, che lasciano il fianco aperto a critiche, strumentalizzazioni e ad attacchi. Più che giustificati, aggiungiamo noi.
Che succede a quella che fu la tosta opposizione del M5s?
È una questione di carenza di ispirazione o di stanchezza politica di guru e spin doctor del movimento?
È una conseguenza del conflitto a bassa intensità tra l’ala dura e l’ala di palazzo personificata dal tattico Di Maio?
Probabilmente la sommatoria di tutti questi fattori.
L’estate, per i partiti e per la loro propaganda, è un periodo difficile da gestire, ma anche una frontiera da riempire con contenuti che possono, complice il tam tam da spiaggia, scaldare i cuori di elettori vecchi e nuovi.
Grande protagonista in questo senso fu la Lega del periodo d’oro, che lanciava boutade inenarrabili, buone a scandalizzare mezzo paese e a consolidare lo zoccolo duro, che va detto, è comunque abbastanza sui generis.
Ci vuole comunque una certa perizia per dire sciocchezze politiche e poi capitalizzare in termini di consenso.
Ne sa qualcosa Angelino Alfano che ci ha provato e si è bruciato in questi giorni con la storia dei “vu’ cumprà “.
Che poi le occasioni per un’opposizione più seria non mancherebbero.
Si voleva attaccare Renzi? Bastava criticarlo per aver fatto un tour sostanzialmente inutile e ansiogeno al Sud, un’oretta a città , e non aver trovato lo spazio di un tweet in memoria del povero reporter, italiano e coetaneo del premier, Simone Camilli (o per andare al suo funerale).
Per non parlare del silenzio assordante di Palazzo Chigi sul conflitto di Gaza.
Altro che Ebolino e dialogo con i terroristi della jihad.
Stefano Baldolini
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 16th, 2014 Riccardo Fucile
STRAPARLA DI ISIS E TERRORISMO E FA SOLO UN FAVORE AI TROMBONI DELLA POLITICA
“Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E’ triste ma è una realtà “.
Le parole del grillino Alessandro Di Battista che in un lunghissimo post fornisce la sua personale opinione sul terrorismo in genere e sulla “logica politica” dei miliziani dell’Isis, hanno creato una sollevazione bipartisan nel mondo politico.
In questa calda metà di agosto, il messaggio di Di Battista (che ha sottolineato come “l’obiettivo politico dell’ISIS, ovvero la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall’occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica”) ha scaldato gli animi di molti esponenti di forze diverse.
Dalla Santanchè a Rostan, da Librabdi a De Poli, sono in molti a condannare l’uscita del grillino.
Spinoza ad esempio, twitta: “Di Battista sull’Isis: “Il terrorista non è un soggetto disumano con il quale non si può dialogare”. Quello è Bersani”.
“Le parole del senatore Di Battista non vanno sottovalutate perchè rappresentano un pericolo per la tenuta di principi sui quali non si può transigere, e anche perchè delineano un indirizzo preoccupante della politica estera del M5S”, afferma Debora Serracchiani.
Dura Nunzia De Girolamo, presidente dei deputati Ncd: “Mentre migliaia di uomini sono trucidati, bambini rapiti e donne massacrate Di Battista cerca il suo momento di notorietà . Fa pena la sua ignoranza, indigna la sua arroganza”.
“Al di la del grave deficit di analisi della vicenda irachena – scrive in una nota Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd – quello che è ancor più insopportabile nelle parole di Di Battista è la copertura morale che nel suo post da al gesto terroristico in sè. Il nostro Paese ancora piange le decine di morti e feriti degli anni di piombo: anche gli autori di quelle stragi, di quei morti, erano soggetti da elevare al rango di interlocutori?”
Tranchant il senatore di Forza Italia Francesco Giro: “Le dichiarazioni di Di Battista sono stupide e inutilmente provocatorie. Fanno parte del personaggio. Spiace perchè sono parole che giungono nel giorno in cui si celebrano i funerali del giovane fotoreporter Camilli che con i suoi reportage ci racconta la tragedia di Gaza attraverso storie anche piccole e minute di uomini donne e ragazzi che vivono con grande dignità e coraggio la loro tragedia con la speranza nel cuore di giustizia e pace”.
Parole di condanna anche da Stefano Pedica del Pd che sottolinea: “Al delirio grillino non c’è mai fine. Arrivare a dire che dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano fa capire che forse Di Battista a Ferragosto deve aver preso un brutto colpo di sole”.
Dello stesso avviso Antonio De Poli dell’Udc: “Giustificare il terrorismo è un gesto di ignoranza che ferisce la comunità occidentale. Sono parole vergognose. I peggiori complici dei terroristi sono quelli che pensano di giustificare l’orrore della violenza attribuendo ad essa una finalità storica positiva. I tuttologi cinque stelle si fermino a riflettere, una volta tanto”, conclude De Poli.
Anche i social network si schierano contro il post di Alessandro Di Battista. Molti i tweet che condannano severamente le parole del grillino. “#DiBattista dimentica che è un po’ improbabile riuscire a dialogare con chi ha una visione dogmatica della vita…”, scrive uno. “#DiBattista : “Non sto approvando il terrorismo in Iraq, sto solo cercando di capire”. Ok, ma allora studia in silenzio”, aggiunge un altro. “Allibita dalle dichiarazioni su terrorismo e Isis del grillino #DiBattista.Imbarazzante che un imbecille del genere sieda in Parlamento” aggiunge un altro.
(da “Huffingtonpost“)
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