Giugno 25th, 2014 Riccardo Fucile
LAVORI IN CORSO: IL PREMIER PROPONE IL BALLOTTAGGIO, NUOVO CONFRONTO A GIORNI
«Siamo molto felici di poter ragionare e confrontarci insieme: se c’è un modo di trovare un punto d’incontro sulla legge elettorale ne siamo felici, perchè le regole si scrivono insieme e lo diciamo fin dal primo momento»: così il premier Matteo Renzi ha esordito alla riunione col Movimento 5 stelle, che si è chiusa con l’impegno di un nuovo appuntamento entro venerdì, dopo aver messo on line le proposte.
«Abbiamo perso sei mesi» ha esordito Renzi, ricordando ai rappresentanti del Movimento 5 stelle, l’incontro avuto con Beppe Grillo.
«Se c’è modo di confrontarci sulla legge elettorale, ne saremo felici. Se ricordate – sottolinea il premier durante l’incontro con i rappresentanti del M5s sulla legge elettorale – questo è stato per noi un proposito fin dal primo giorno. Il 15 dicembre a Milano abbiamo lanciato la proposta con l’hashtag “sorpresina”.
La reazione di allora fu un altro hashtag, con cui Beppe Grillo liquidò la nostra proposta. Era un hashtag che non vi dico, perchè l’orario non lo consente. Se ora, dopo aver perso sei mesi, ci si può confrontare, siamo molto felici», conclude.
Di Maio: «Non è una proposta a scatola chiusa»
«La nostra non è una proposta a scatola chiusa, vogliamo sentire cosa ne pensate»: così il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, dopo che il deputato 5 Stelle Danilo Toninelli ha illustrato alla delegazione Pd la proposta dei 5 Stelle sulla legge elettorale.
«Certo – aggiunge – non abbiamo intenzione di andare avanti all’infinito», ma pensiamo «si possa fare anche in poco tempo».
Il dibattito sul «Democratellum» e la proposta di ballottaggio
Secondo il premier, la proposta elettorale dei Cinque stelle non garantisce la governabilità . «Abbiamo fatto una simulazione con il vostro sistema» sul risultato delle europee.
«Il Pd anche con il 40 per cento non avrebbe i numeri per governare. Con l’Italicum sì, al primo turno o al secondo».
Da Renzi una proposta: «Siete disponibili a prendere in considerazione l’ipotesi di introdurre il ballottaggio che consente la certezza della vittoria?».
La questione delle preferenze
Il confronto si sposta sulle preferenze: «Noi non abbiamo paura delle preferenze, anche perchè quando si va a prendere i voti siamo tutti bravi a prenderli» e «siamo pronti a ragionare di preferenze ma se solo c’è la certezza della governabilità » è la posizione di Renzi.
Lo dice con una mezza battuta: «La Moretti ha preso 230mila preferenze alle europee. Quanti voti ha preso il primo di M5S? Trentamila?».
Pronti a ragionarne, quindi, «se c’è la certezza della governabilità » secondo il presidente del Consiglio. «Come metodo di lavoro vorrei che noi adesso, acquisite le vostre osservazioni, tra tre o quattro giorni al massimo ci rincontriamo e valutiamo i punti di caduta sui quali poter discutere una legge elettorale insieme» è la proposta di Luigi Di Maio, Movimento 5 stelle, al segretario Pd.
Renzi: «Serve una norma mai più inciuci»
La seconda richiesta di Renzi ai 5 stelle è un meccanismo «mai più inciuci e mai più laghe intese: se ci dobbiamo mettere insieme lo diciamo prima, mentre con il Toninellum ci possiamo mettere insieme dopo» ha detto Renzi ai 5 Stelle.
«Chiediamo se, per rispetto ai cittadini» il Movimento 5 stelle è d’accordo nel dire «mai più inciuci nè grandi intese», ha affermato Matteo Renzi ai rappresentanti del Movimento 5 stelle, «dirlo prima è un fatto di etica».
Gli interrogativi per proseguire il confronto
«Servono idee chiare sul tema» della legge elettorale, dice Matteo Renzi ai rappresentanti del Movimento 5 stelle.
«Il M5s è disponibile o meno a studiare un correttivo che consenta a chi vince di governare? Noi riteniamo che il democratellum non garantisca questo. Ci sta bene ragionare sul merito, ma non saremo mai d’accordo se non abbiamo la possibilità che chi arriva prima, al primo o secondo turno, vinca».
Ed ancora: «Chiediamo per rispetto ai cittadini mai più inciuci nè grandi intese. Se ci si deve mettere insieme bisogna dirlo prima». Altra domanda posta da Renzi ai Cinque stelle: «Siamo dell’idea di rimpicciolire i collegi, ci state?». Inoltre: «Siete d’accordo sulla nostra proposta di affidare alla Corte costituzionale prima il giudizio sulla legge elettorale?». Ed infine: «Siete disponibili a ragionare di riforme costituzionali?». «È inutile rivederci se non ci date delle risposte».
Di Maio: «Siamo per la governabilità , nuova legge elettorale entro 100 giorni»
Per il Movimento 5 Stelle, il vice presidente della Camera Luigi Di Maio esprime soddisfazione: al di là delle osservazioni tecniche sulla proposta, «pensiamo possa essere un punto di partenza per trovare incontro su determinate criticità . Questo è un obiettivo che ci possiamo dare». Quanto ai tempi, «noi pensiamo» che la legge elettorale «possa essere pronta in 100 giorni e diventare legge di Stato». Il Movimento non è «nè contro doppi turni nè contro i premi di maggioranza, ma vogliamo vedere i punti di caduta» ha aggiunto, sottolineando l’apertura a lavorare al tavolo delle riforme «se il Pd vuole».
«Ma è chiaro – ha aggiunto Di Maio – che il termine per gli emendamenti scade alle 18 di stasera. Se non ci vogliamo prendere in giro, allora spostiamo gli emendamenti e ragioniamo insieme».
Alla fine il segretario del Pd ha partecipato personalmente all’incontro sulle riforme, con lui il vice-segretario del Pd, Debora Serracchiani, il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, e l’eurodeputata Alessandra Moretti.
(da “La Stampa”)
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Giugno 24th, 2014 Riccardo Fucile
CRITICHE FEROCI SUL WEB PER L’EX COMICO NELL’AREA VIP: “SEI UN FINTO MORALISTA”
«Concerto Rolling Stones, Grillo in tribuna vip come un Mastella qualsiasi…». 
C’è tutta l’amarezza, l’ironia e la condanna di un tradimento in questo tweet che fotografa lo stato d’animo del popolo della Rete che si è scatenato contro il leader del MoVimento 5 Stelle.
Già perchè Beppe, il santone dell’anticasta, il leader dei duri e puri contro gli abusi e i soprusi della politica, domenica sera si è fatto «beccare» nel recinto per i vip al concerto romano di Mick Jagger.
Anzi, a dire la verità Grillo non si è neppure preoccupato di nascondersi, è arrivato tranquillo insieme a tutti gli altri ospiti che hanno avuto il privilegio di avere il biglietto gratis invece di pagare 90 euro come uno spettatore qualsiasi.
E si è goduto lo spettacolo accanto al sangue blu di Emanuele Filiberto, al ministro della Difesa Roberta Pinotti, ai registi Tornatore e Sorrentino, a Lucrezia Lante della Rovere e Roberto D’Agostino.
Sì insomma tutta quella casta che fino a oggi l’ex comico ha detto di aborrire, di voler combattere, di voler mandare a casa.
Invece Grillo con loro si è sentito molto a suo agio. E si è anche permesso di criticare il sindaco di Roma per il prezzo, irrisorio, al quale ha affittato l’area per lo spettacolo. Una battuta che ha raccontato lo stesso Ignazio Marino intervistato da Repubblica tv: «Mi sono sentito bussare su una spalla durante il concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo e qualcuno mi ha detto con un forte accento genovese: “Bella questa piazza, a quanto me la dai se te la chiedo?”.
Mi sono voltato, pensavo fosse uno scherzo e invece era Beppe Grillo. Non avevo mai avuto occasione di incontrarlo, abbiamo fatto alcune considerazioni.
Gli ho parlato dei quattro eletti del M5S che ci sono in Consiglio comunale, che fanno opposizione estremamente nel merito. Trovo che il dialogo con loro sia a volte teso ma sempre puntuale».
Ma puntuali sono arrivate soprattutto le critiche della Rete.
Che osserva e non perdona. Specialmente se a mancare di coerenza è un personaggio di primo piano come Beppe Grillo.
Così su twitter son piovuti commenti, critiche, post ironici e solenni arrabbiature.
Per Roberto G. «Grillo al concerto degli Stones… uomo qualunque tribuna posti VIP. Predica bene razzola malissimo», mentre Filippo Pala va diretto al bersaglio: «Mortacci tua finto moralista».
Più ironico il tweet di Davide Segat: «Fate quello che dico non quello che faccio… parola di guru», così come quello di Red Mask: «Grillo in tribuna vip al concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo a Roma… vabbè… ma lui non è “casta”. NO!».
A sdrammatizzare il tutto ci pensa Gi.Gi.To: «#Grillo in tribuna vip al concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo. Sul palco la Band non l’ha voluto».
Ma il leader del M5S non è stato l’unico a predicare bene e a razzolare male.
Insieme a lui — e insieme ai vip — c’era anche Sabina Guzzanti, l’attrice diventata famosa per le sue imitazioni e in particolare per quella di Berlusconi.
Lei, la sostenitrice degli occupanti del Teatro Valle a Roma, la «fustigatrice» dei politici, si è allegramente accomodata nella tribuna Vip.
Che poi, a quanto pare, tanto comoda non era visto che era stata attrezzata solo con delle lunghe panche e che, alla fine, tutti hanno visto lo spettacolo in piedi.
Però vuoi mettere la comodità di arrivare e non dover fare la fila e soprattutto di non dover «sborsare» 90 euro per vedere Mick Jagger e la sua band?
Ragionamento, quest’ultimo, che probabilmente più di tutti ha fatto breccia nel cuore di Beppe Grillo…
Paolo Zappitelli
(da “il Tempo”)
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Giugno 23rd, 2014 Riccardo Fucile
A PAROLE CONTRO LA CASTA, NEI FATTI ORGANICI AI PRIVILEGI
Il M5S aveva presentato un emendamento per mantenere l’immunità anche al Senato: è
quanto emerge dalla denuncia del sen. Russo del Pd a cui i grillini rispondono con imbarazzo cercando di arrampicarsi sugli specchi per giustificare un grosso autogol che fa perdere credibilità al loro operato anticasta.
L’articolo in discussione è il 68 della Costituzione che recita:
“Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, nè può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.”
In grossetto la parte che verrebbe modificata dal DDL 1429 che all’art.6 recita
Art. 6.(Prerogative dei parlamentari)
1. All’articolo 68 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo comma, le parole: «Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento» sono sostituite dalle seguenti: «Senza autorizzazione della Camera dei deputati, nessun deputato»;
b) al terzo comma, le parole: «membri del Parlamento» sono sostituite dalla seguente: «deputati».
Con la modifica quindi l’immunità spetterebbe ai soli Deputati ed i Senatori non ne potrebbero usufruire.
E il M5S cosa fa?
Presenta un emendamento per sopprimere l’articolo 6 e quindi eliminare questa modifica garantendo quindi,di fatto, l’immunità anche ai Senatori.
I firmatari?
Fattori, Bertorotta, Bottici, Buccarella, Bulgarelli, Donno, Montevecchi, Lezzi, Mangili, Martelli, Serra.
L’onestà non va di moda così come la coerenza nel M5S.
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Giugno 19th, 2014 Riccardo Fucile
DECISIVI DUE NAZIONALISTI SVEDESI, UNA TRANSFUGA DEL FRONT DI MARINE LE PEN E DUE ULTRA’ LITUANI
Ce l’hanno fatta, dribblando il purgatorio dei non iscritti. E Grillo celebra: “Ha vinto la democrazia diretta”.
Ma partiranno con un gruppo fragile, euroscettico, con il baricentro nettamente spostato a destra. Dove hanno imbarcato una transfuga dal Front National della Le Pen. Ma soprattutto i nazionalisti lituani e i democratici svedesi, uniti dall’ostilità verso l’Unione europea e l’immigrazione. Partiti di estrema destra.
È il prezzo pagato dai Cinque Stelle all’alleanza con l’Ukip di Nigel Farage, che ieri ha annunciato la nascita del gruppo dell’Efd nel Parlamento europeo.
In tutto 48 eurodeputati, di 7 Paesi diversi, requisito minimo per una formazione autonoma.
Metà degli eletti, 24, arrivano dall’Ukip. Poi ci sono i 17 deputati del M5S.
A completare il gruppo, una pletora di deputati sciolti e un paio di rappresentanze a due.
Basterebbe che un singolo alleato mollasse per far crollare tutto. “Ma stiamo lavorando per attirare altre formazioni, il gruppo si allargherà ”, assicura Ignazio Corrao, capogruppo dei 5Stelle a Bruxelles.
Convinto che “un gruppo formato sarà sicuramente appetibile”. Una verità , stando ai parametri da calciomercato che regolano la formazione dei gruppi in Europa (c’è tempo fino al 24 giugno).
Grillo è già contento: “Per la prima volta in Europa i cittadini hanno scelto i loro rappresentanti e detto loro dove sedere in Parlamento”.
Mentre Farage, il grande tessitore dell’operazione, assicura: “Metteremo in allerta la gente a casa spiegando quanti danni fanno le regole Ue alle nostre vite”.
Per lui, che ha subìto la dura concorrenza dell’Ecr di David Cameron e della Le Pen, va già bene così. Martedì prossimo, la prima riunione dell’Efd
Eletta per la Le Pen
Se l’Efd ha visto la luce, lo si deve soprattutto alla francese Joelle Bergeron. Eletta in Europa con il Front National, in cui militava dal 1972, poche settimane fa ha rotto con Marine Le Pen.
Sarebbe stata la stessa Le Pen a spingerla alle dimissioni, dopo che aveva dichiarato di essere “favorevole” al diritto di voto per gli stranieri. Aggiungendo di “fregarsene” della linea opposta del partito.
Dopo la rottura, la Bergeron si è sfogata: “Ho il ruolo di un kleenex usato, mi avevano candidato solo perchè serviva una donna”. Farage è riuscita a convicerla. Vittoria doppia, vista la sua guerra con la Le Pen.
I lituani di Ordine e giustizia
Formazione lituana, nata dalle ceneri del Partito liberal democratico. Euroscettica, è una forza di estrema destra, anti-immigrazione. Nel suo manifesto Anders Breivik, il terrorista norvegese che uccise 77 persone nel 2011, citò Ordine e Giustizia come “un modello di partito nazionalista”.
In Europa ha eletto l’ex ministro Valentinas Mazuronis e Rolandas Paksas, il leader del partito. Già primo ministro, nel 2002 Paksas venne eletto presidente. L’anno dopo però venne messo in stato d’accusa per aver concesso la cittadinanza lituana a un finanziatore della sua campagna, e fu costretto lasciare la carica
Neri scandinavi
Il boccone più difficile da digerire per i 5Stelle sono i due democratici svedesi, Kristina Winberg e Peter Lundgren. I rappresentanti di una formazione fondata nel 1988 per ostacolare l’immigrazione, in particolare quella dai paesi islamici.
Ferventi nazionalisti, nei loro inizi avevano chiare simpatie naziste.
Nella passata legislatura, i Democratici erano nel gruppo della Le Pen. Farage è riuscito a spostarli. Pesa anche la voglia di maggiore presentabilità del leader degli scandinavi, Jimmie Akesson, definito dalla stampa inglese come esponente “dell’estrema destra 2.0”.
Gradevole a vedersi, sempre su posizioni “nere” nella sostanze. Uno dei due neo-eletti, la Winberg (infermiera professionista) ha avuto problemi sui media svedesi nei giorni scorsi. La stampa ha dimostrato che aveva mentito sulla sua esperienza in un’organizzazione di volontariato: mai avvenuta.
L’altra lituana
Rappresentante dell’Unione dei Verdi e dei Contadini lituani, Iveta Grigule ha 49 anni. Corrao e David Borrelli l’avevano incontrata due giorni fa, con tanto di foto su Twitter a raccontare l’incontro. Rappresenta una formazione nazionalista, che diffida di Bruxelles e delle sue norme.
Il liberale ceco
Petr Mach, 39 anni, economista, è il fondatore del Partito dei liberi cittadini della Repubblica Ceca. Ex consigliere economico dell’allora presidente Klaus, ha lasciato il Centro Democratico per portare avanti le sue idee contro il Trattato di Lisbona.
Luca De Carolis
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 19th, 2014 Riccardo Fucile
“SEI UNO SCIACALLO”: LA RISPOSTA DEI GIORNALISTI CHE DIFENDONO IL POSTO DI LAVORO
“Il nuovo vento della Rete e della fine, lenta ma implacabile, dell’editoria assistita sta
producendo i suoi effetti: la scomparsa dei giornali. Un’ottima notizia per un paese semilibero per la libertà di informazione come l’Italia”. Inizia così il post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, in cui il leader del Movimento 5 Stelle attacca frontalmente il quotidiano l’Unità , la cui difficile situazione finanziaria è da giorni al centro delle cronache.
Secondo Grillo, che titola il messaggio con un ironico #unitastaiserena, la messa in stato di liquidazione del giornale fondato da Antonio Gramsci è una buona notizia, perchè “meno giornali significa infatti più informazione”.
Nel post, il comico snocciola i dati dei finanziamenti pubblici all’editoria percepiti dal giornale e considera un “bacio della morte” le dichiarazioni di Matteo Renzi sulla necessità di “tutelare il brand”.
Immediata le replica del Partito democratico, che definisce Grillo “uno sciacallo” che specula sui giornalisti, da due mesi senza stipendio e che rischiano di perdere il posto di lavoro.
Anche l’Unità risponde al comico, prima con un lapidario “vergogna” via twitter, poi con una nota del Cdr. “A un piccolo uomo senza memoria ricordiamo che la chiusura dell’Unità fu un obiettivo del fascismo”, scrivono, aggiungendo che “gli insulti rafforzano la nostra determinazione a batterci perchè non si spenga una voce importante, libera e di sinistra nell’informazione italiana”.
La solidarietà al giornale arriva anche dal centrodestra, attraverso una nota della responsabile comunicazione di Forza Italia Deborah Bergamini, secondo cui l’esultanza di Grillo è “una pessima uscita” e “ironizzare sul destino dei giornalisti che potrebbero perdere il proprio posto di lavoro è quanto di più lontano esista dal buon senso”
La situazione economica del giornale si è aggravata nelle ultime settimane, a causa della messa in liquidazione della Nie, la società editrice.
Nonostante le rassicurazioni del socio di maggioranza Matteo Fago sul fatto che il quotidiano continuerà a essere pubblicato e anzi è previsto un rilancio della testata, il consiglio di redazione ha denunciato la mancanza di certezze sul futuro.
Da giorni, poi, i giornalisti hanno ritirato la loro firma dal giornale in segno di protesta. Il Cdr ha anche annunciato che l’Unità sarà presente alle Feste dell’Unità , rilanciate nell’ultima assemblea nazionale dal segretario Pd Matteo Renzi, e che da lì racconterà “la battaglia di una redazione che sta difendendo il patrimonio di valore e di professionalità del giornale”
Il dibattito acceso dall’attacco di Grillo si è scatenato soprattutto sui social network, e anche l’opinione pubblica si è divisa tra applausi e sdegno.
Il fronte pro-grillino ha twittato usando l’hashtag lanciato dal blog, #unitastaiserenza, a cui hanno risposto i supporter del quotidiano con #iostoconlunita.
Il risultato finale, almeno per quanto riguarda il web, è tutto a favore del quotidiano vicino al Partito democratico.
L’hashtag di solidarietà è stato utilizzato più di 8mila volte, contro le 1900 di quello grillino.
Giulia Merlo
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Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile
L’EFD NASCE GRAZIE A TRE SINGOLI DEPUTATI, UN CECO, UN LETTONE E UNA TRANSFUFA DI MARINE… PER GRILLO E’ “UNA VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA”, MA LI UNISCE SOLO L’INTERESSE COMUNE A NON SPARIRE
La squadra europea di Nigel Farage c’è. E’ fragile, ma c’è. 
Una fonte di quello che si chiama ancora Efd, gruppo per la Libertà e la democrazia, fa sapere che il leadr dell’Ukip e il suo alleato pesante italiano, il Movimento 5 stelle, hanno messo insieme 48 eurodeputati di sette nazionalità differenti.
Fondamentale l’apporto di Joà«lle Bergeron, la francese eletta col Fronte Nazionale che ha mollato la zarina Marine Le Pen.
E dei due altri soci solitari, il ceco Petr Mach e il lettone Iveta Grigule.
I tre singoli significano il raggiungimento della settima nazionalità necessaria per mettere insieme il team.
Ma sottolineano che basta un capriccio, un dissenso, che porti a una fuori uscita per far saltare tutto.
Equilibrio instabile, insomma. Ma è meglio che niente.
Permette di presentarsi in aula con una bandiera, ambire a poltrone, maggiori tempi di parola e più fondi pubblici.
I grillini, che gli inglesi chiamano “crickets” (grilli), hanno votato a larga maggioranza la scorsa settimana di unirsi all’Efd, per evitare “il suicidio politico” legato alla possibilità di essere nel nulla dei “non iscritti”.
«Una grande vittoria per la democrazia diretta – assicura Beppe Grillo – Per la prima volta in Europa, i cittadini hanno scelto i loro rappresentanti e hanno detto loro dove sedere nel parlamento. Adesso faremo sentire la loro voce senza intermediari. This is great!».
Gli altri componenti del gruppo sono naturalmente i 24 dell’Ukip, il partito indipendentista che ha sbancato nel Regno Unito; i due del partito lituano Ordine e Giustizia; i due democratici svedesi.
Sono uniti dalla volontà di cambiare l’Europa, ognuno però a modo suo.
Farage è nuclearista e vuole uscire dall’euro, i Crickets sono per le rinnovabili e per riequilibrare l’euro, senza il quale non si potrebbero avere gli eurobond.
I democratici svedesi sono estremisti, nazionalisti e ultraconservatori.
Con lo spirito movimentista grillino non hanno molto a che fare.
Riusciranno davvero a essere uniti e andare oltre l’interesse comune a non sparire?
Marco Zatterin
(da “La Stampa“)
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Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile
ORA SI VEDRA’ SE GRILLO HA DAVVERO DICHIARATO DI NON GUADAGNARE NULLA COME SOSTIENE NEI COMIZI
“Gentile signor Beppe Grillo, le comunico che ha l’obbligo di consegnarmi brevi manu il quadro della situazione patrimoniale sua e dei suoi parenti fino al secondo grado, nonchè copia della sua dichiarazione dei redditi. Distinti saluti, Pietro Grasso”.
Ovviamente non sono queste le parole usate dal presidente del Senato in una circolare firmata di suo pugno e diramata lo scorso tre giugno.
Ma il senso non cambia di una virgola.
Come si è arrivati a un passo del genere da parte della seconda carica dello stato?
E perchè arriva solo oggi, a quasi un anno e mezzo dall’inizio della legislatura?
La vicenda è complessa e ha inizio quando Sergio Boccadutri, tesoriere di Sel, fa una scoperta: Grillo, secondo lo statuto, risulta anche il tesoriere della sua creatura.
Non viene definito esplicitamente come tale, ma, oltre alla “rappresentanza politica e giuridica”, gli spettano l’amministrazione e gestione dei fondi dell’Associazione.
E, secondo due leggi italiane (una del 6 luglio 2012, l’altra, richiamata dalla prima, del 5 luglio 1982) i tesorieri devono comunicare al Parlamento la propria “situazione patrimoniale e reddituale”.
Boccadutri prese carta e penna e scrisse a Grasso: “Con la presente, dunque, Le chiedo se il signor Giuseppe Grillo vi abbia allo stato provveduto e, in caso contrario, se Ella ritenga di dover diffidarlo formalmente ad adempiere”.
La presidenza di Palazzo Madama si dichiarò incompetente: sia perchè il Movimento 5 stelle non aveva formalmente comunicato alcuno Statuto da cui poter evincere un organigramma di tale tipo, sia perchè la legge non esplicitava quale fosse l’autorità demandata a pretendere da Grillo tale comunicazione.
Da ottobre ad oggi sono successe molte cose.
Una in particolare ha cambiato le carte in tavola: la riforma del finanziamento pubblico ai partiti. Nella formulazione definitiva è stato accolto un emendamento presentato dal parlamentare di Sel che recita così: “Le disposizioni in materia di pubblicità della situazione patrimoniale e reddituale di cui alla legge 5 luglio 1982, n. 441, si applicano, in quanto compatibili, anche ai soggetti che svolgono le funzioni di tesoriere dei partiti o dei movimenti politici, o funzioni analoghe, che non siano titolari di cariche elettive”.
Un testo che ha superato in blocco i due ostacoli.
In primo luogo è la legge dell’82 a stabilire che sia il Senato il luogo del deposito della documentazione.
In secondo, quel “o funzioni analoghe” fa cadere l’obiezione della mancanza di un tesoriere così denominato all’interno del Movimento.
Essendo Grillo – come da Statuto depositato al Viminale – ad amministrare i soldi, la sua figura agli occhi del legislatore risulta assimilata a quella del tesoriere di un partito.
Ma c’è di più: anche i responsabili nazionali di partiti e movimenti hanno l’obbligo di fornire il plico di carte che documentino la situazione reddituale e patrimoniale.
Ruolo, anche in questo caso, ad appannaggio dell’ex comico.
Ha scritto infatti Grasso: “Si informa che coloro i quali, nell’ambito del partito o movimento politico, svolgono le funzioni di tesoriere (o funzioni analoghe), oppure di responsabile o rappresentante nazionale, di componente dell’organo di direzione politica nazionale, di presidente di organi nazionali deliberativi o di garanzia, dovranno depositare la seguente documentazione: una dichiarazione concernente la situazione patrimoniale; copia dell’ultima dichiarazione dei redditi”.
Un plico che deve essere consegnato personalmente (o tramite un incaricato) e che verrà pubblicato online.
Esulta Boccadutri: “il Presidente del Senato prende atto della nuova situazione normativa con una comunicazione che di fatto estende anche a Grillo nella sua qualità di responsabile e amministratore del M5S l’obbligo alla trasparenza. Finalmente anche lui avrà l’occasione di essere coerente”.
Insomma: il 730 di Grillo (insieme alle sue proprietà catastali), dopo le congetture a mezzo stampa e le aspre polemiche che ne sono conseguite, sarà presto di pubblico dominio.
Viva la trasparenza, no?
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile
GRILLO IN VACANZA, CASALEGGIO LATITANTE, IL MOVIMENTO IN MANO A UN GRUPPO CAPITANATO DA DI MAIO E DAL FIGLIO DEL GURU… CRESCE IL MALUMORE TRA I PARLAMENTARI: “NON C’E’ DISCUSSIONE”
Senza una bussola, nel caos.
E soprattutto ostaggio di un vuoto di potere che ha fatto emergere un nuovo cerchio magico. È il Movimento cinque stelle, allo sbando dopo la batosta delle Europee.
Nessun summit, zero discussioni sulla linea politica e una giravolta strategica che ha disorientato un po’ tutti. Grillo in vacanza, Casaleggio assente.
I due “fondatori” che fanno sentire meno la loro voce. Così, dietro la polvere, già si intravede la figura di Luigi Di Maio.
Di fatto, è il reggente del nuovo corso. Gradito a molti e combattuto da altri, la sua ascesa ha scatenato un vespaio nei gruppi parlamentari
I segnali non sono incoraggianti. Il leader, per dire, è scomparso dai radar. Sfinito da un lunghissimo tour e demoralizzato dal voto, ha staccato clamorosamente la spina.
Il “guru”, convalescente, ha rallentato il ritmo. «Manca una guida», sussurrano in molti. Da quando le urne si sono chiuse, in effetti, il comico ha evitato di mettere piede a Roma. Trascurati e un po’ abbattuti, deputati e senatori hanno appreso dal blog l’improvviso cambio di linea.
E anche chi aveva spinto per il dialogo con le altre forze politiche è rimasto spiazzato: «Prendo atto che non ne abbiamo discusso assieme — rileva Walter Rizzetto — la decisione è stata presa da parte di alcuni che la considerano digeribile ».
Con il Movimento alla deriva, allora, è toccato a un gruppo di fedelissimi della Casaleggio associati prendere in mano il timone del grillismo.
In cima alla piramide, come detto, c’è il vicepresidente della Camera. Si muove con pieni poteri. È lui a condurre le danze nel corso della conferenza stampa della svolta e a gestire il delicato nodo dello streaming.
E sarà sempre lui a guidare la delegazione del M5S che si recherà a palazzo Chigi per trattare sulla legge elettorale. «È molto preparato sostiene Tancredi Turco — e per i responsabili della comunicazione è fra i migliori in tv».
I mugugni, però, stentano a restare negli argini. Si lamentano alcuni falchi e qualche colomba.
Nel corso di una riunione di senatori, Elena Bulgarelli ed Elena Fattori hanno chiesto conto del “doppio ruolo“ di Di Maio: «La base degli attivisti ci fa notare che critichiamo la Boldrini perchè non super partes, ma mandiamo il nostro vicepresidente della Camera a guidare la nostra delegazione politica a Palazzo Chigi. Vi sembra il caso?».
Da qualche mese Casaleggio preferisce limitare gli spostamenti e governa il Movimento dal quartier generale di via Manzoni, nel cuore di Milano.
Lavora lì, nel suo studio razionalista senza tv, alle spalle uno sfavillante poster di Tex Willer.
Tra le pareti bianco-verdi della Casaleggio associati, comunque, il vicepresidente è considerato il più affidabile.
«Per me — sostiene la senatrice Serenella Fucksia — Luigi è una figura che mette tutti d’accordo. È equilibrato, garbato e — scherza — sbaglia meno lui di Grillo…».
A comporre l’inner circle c’è naturalmente anche Davide Casaleggio, figlio del guru e socio dell’azienda paterna.
Lavora fianco a fianco con una ventina di giovanissimi dipendenti, incollato come loro ai quattro maxi schermi al plasma che monitorano il flusso di “Beppegrillo.it”.
È una squadra affiatata: nelle pause restano tutti a pranzare in un cucinotto interno alla sede, dove c’è spazio solo per la differenziata.
Non è tutto, perchè a supportare il Fondatore ci sono Claudio Messora, Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, new entry della comunicazione di Montecitorio.
Senza dimenticare Silvia Virgulti, tv coach ascoltatissima dal guru. Decisiva nel cambio di strategia, allena i parlamentari ad andare in tv.
Sono i “prescelti” che hanno potuto calcare il logoro parquet della Casaleggio associati, accolti dall’imponente parete che celebra l’ascesa grillina con copie incorniciate dei quotidiani nazionali.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Giugno 17th, 2014 Riccardo Fucile
FAR DIMENTICARE LO SPOSTAMENTO A DESTRA IN EUROPA CON FARAGE E COSTRINGERE RENZI A SCEGLIERE TRA LUI E BERLUSCONI, TOGLIENDOGLI ALIBI
Non è vero che Grillo ha scelto di entrare nel gioco. Che si è rassegnato alle logiche del
compromesso parlamentare, dopo il flop delle europee.
Beppe la politica la fa, a suo modo, da moltissimo tempo, dosa e distilla le strategie di breve e di medio periodo con oculatezza, talvolta vince e talvolta perde, ma non si butta mai a caso.
A differenza di quello che può apparire, il Beppe istrione e improvvisatore sui palchi e nelle piazze è l’altra faccia del Beppe determinato e razionale.
Un leader double-face che non scandalizza nessuno.
Quello che dice che la tv è il peggiore dei mali (e cancella poco prima delle politiche l’unica intervista prevista) e poi decide, un anno dopo, che invece è meglio andarci in tv e si accomoda con agio da Bruno Vespa.
Quello che dice: o vinciamo le Europee o lascio, ma poi rimane stabilmente in sella.
E quello che dopo aver detto no, no e poi no all’odiato Pd poi ci ripensa e manda una richiesta formale di incontro, dai toni quasi affettuosi.
Cambiare le strategie, o meglio adeguare flessibilmente le tattiche alle contingenze della politica, annusando l’aria che tira e cercando di non perdere centralità , è quello che fanno i leader politici. Niente di strano, dunque.
Con l’apertura al premier, Grillo raggiunge infatti almeno due obiettivi.
Primo. Mette in imbarazzo il premier costringendolo a scegliere tra lui Berlusconi. Tra il nuovo e il vecchio, tra i puri e gli impuri.
Sinora Renzi aveva potuto spiegare che l’accordo con Berlusconi era dovuto anche all’impossibilità di dialogare con i grillini integralisti e solitari per scelta.
Ora il premier dovrà spiegare che al posto di Grillo sceglie «l’inciucio» con Berlusconi.
D’altro canto proporre una legge elettorale proporzionale senza premio di maggioranza e con la sola correzione dei collegi di media grandezza significa presentare a Renzi il contrario di quello che vuole.
Come portare la carne a un vegetariano che ha chiesto l’insalata. E non è così vero che ci sarebbe governabilità e la possibilità per un partito di governare da solo.
Intanto occorre raggiungere il 40% (non così facile da noi con tre partiti molto consistenti) e a differenza della Spagna non è costituzionalmente possibile avere governi di minoranza.
Il Democratellum sarebbe una sciagura per Renzi e per il paese.
Mentre Grillo non avrebbe niente da perdere. La soglia del 5% gli permette di far fuori tutti i partiti piccoli, compresi quelli della galassia dell’antipolitica, e di conservare un enorme potere di veto.
Secondo obiettivo.
La versione morbida del grillismo potrà far dimenticare in fretta la surreale alleanza con la destra radicale di Farage. Nonostante l’approvazione della rete, il cartello in Europa con il partito della destra estrema e xenofoba inglese ha sollevato moltissime critiche, soprattutto tra i parlamentari.
Tendendo la mano al Pd, Grillo distrae il suo elettorato dalle faccende europee e dopo essersi avvicinato a un partito di destra ha l’occasione di mostrarsi disponibile verso uno di sinistra.
Come a dire discutiamo con tutti, siamo sempre oltre.
E così si invertono le parti rispetto allo streaming del febbraio scorso.
Lì era Grillo che non faceva parlare Renzi, uomo delle banche e giovane vecchio della politica italiana, rimproverandogli di essere poco credibile perchè diceva una cosa per poi smentirla il giorno dopo.
Ora lo vedremo forse ostentare una predisposizione all’ascolto, con il solo obiettivo di smontare l’Italicum ed evitare la logica bipolare e maggioritaria che contribuirebbe ulteriormente al suo sgonfiamento.
Grillo non ha nulla da perdere. Chi invece rischia di più è Matteo Renzi, per la rincorsa a scendere a patti con lui. Tutti lo vogliono.
Dalla Lega che vuole ritoccare il titolo V in cambio dell’ok al Senato, a Ncd e Fi che rilanciano sul presidenzialismo, sino a Beppe (appunto) che potrebbe risvegliare gli appetiti per il proporzionale ben presenti in parlamento.
E se tutti rilanciano, il rischio di tornare alla casella di partenza è molto alto.
Di palude sulle riforme istituzionali ne abbiamo già vista molta.
Elisabetta Gualmini
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