Marzo 7th, 2014 Riccardo Fucile
POCHE RIGHE INVIATE AI COLLEGHI PENTASTELLATI… GRILLO HA TIMORE AD ESPELLERLO
Una mail riservata inviata ai sindaci pentastellati, per prendere le distanze dalle espulsioni di Grillo e difendere gli epurati.
Sarebbe questo il motivo (fin qui taciuto) dello scontro tra il leader del Movimento 5 Stelle e il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, scoppiato lunedì scorso e poi ricomposto.
Poche righe, quelle inviate da Pizzarotti ai suoi colleghi, riassumibili così: i senatori Luis Orellana, Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino e Francesco Campanella non hanno fatto niente di male e non c’era ragione per espellerli.
Un’alzata di testa collettiva, uno stop alle epurazioni grilline dal “partito dei sindaci”. «La mail di Pizzarotti? Certo che l’ho ricevuta – conferma Alvise Maniero, 28 anni, sindaco di Mira, in provincia di Venezia da due – era una mail collettiva».
Poi qualche amministratore solerte ha inoltrato la mail di Pizzarotti a Grillo, che per tutta risposta lo ha scomunicato via Twitter mettendo nel mirino la riunione tra amministratori 5 Stelle organizzata da Pizzarotti a Parma, il prossimo 15 marzo.
«Io non sono d’accordo con Federico e gliel’ho scritto, prosegue Alvise, il nostro Paese ha bisogno di riforme, di un cambiamento radicale, chi non è d’accordo è meglio che se ne vada. Un gruppo politico avrà ben il diritto di autodeterminarsi…». Non parteciperà , Alvise, all’incontro del 15 («sarò nelle scuole a spiegare la Costituzione ai ragazzi»)e non ci sarà neppure il collega Marco Fabbri, sindaco di Comacchio, nel ferrarese («sono a Caltanissetta ad un incontro»).
Per Fabbri, del resto, non c’è stato nessuno scontro tra Grillo e Pizzarotti. «Secondo me non c’è stata nessuna litigata con Grillo, era un tweet ironico, avete frainteso. Federico è una brava persona, l’ho sentito anche prima».
Per questi giovani amministratori il sindaco di Parma è un punto di riferimento, una presenza concreta sul territorio. «Se Pizzarotti alza la testa altri lo seguiranno, è la scissione è sicura. È un simbolo, può diventare un catalizzatore», assicura l’ex Giovanni Favia, che si sta già dando da fare («si sta organizzando una rete di controinformazione»).
Intanto, dietro alle telefonate di facciata, la tensione (antica) tra Grillo e Pizzarotti continua a salire.
Tanto che ai fedelissimi il guru avrebbe confidato pochi giorni fa: «Resta sindaco, ma ormai è fuori dal Movimento».
Caterina Giusberti
(da “La Repubblica”)
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
“LA POSSIBILITA’ DI FARLO EVOLVERE E’ INESISTENTE, LA DIMENSIONE MEDIATICA E’ UN CESSO INSOPPORTABILE”
Pietro Brambillasca è un nome a molti sconosciuto. Non agli attivisti del Movimento 5 Stelle di Bergamo, che negli ultimi quattro anni hanno diviso con lui conquiste, delusioni e soprattutto tanto lavoro organizzativo.
Nonostante sia stato sempre dietro le quinte, Brambillasca è diventato un punto di riferimento per molti bergamaschi che si sono avvicinati al Movimento guidato da Beppe Grillo.
E’ proprio il leader nazionale il motivo dell’abbandono dell’attivista. Con una lunga nota su Fb Brambillasca ha infatti annunciato l’addio al M5S.
“La possibilità di farlo evolvere è inesistente, almeno per conto mio. Mi sono stufato di lottare contro i mulini a vento, di respirare continuamente la retorica dell’emergenza, che a niente serve se non a impedire scientemente le riflessioni sulle questioni — scrive sul social network.
Lo sfogo è stato condiviso e ripreso in ogni parte d’Italia.
Per il Movimento di Bergamo è una defezione pesante. Lei è tra gli attivisti più “vecchi”, parte integrante della struttura organizzativa. Come mai ha deciso di lasciare?
“E’ un lutto che elaboro da mesi, ora mi sono convinto. Purtroppo dal 2010 penso che la dimensione nazionale del Movimento 5 Stelle avrebbe rovinato tutto. Tanta gente ha scambiato questa possibilità di cambiare l’Italia per un pullman personale”.
C’è qualcosa che salva?
“Senza dubbio la parte locale. E’ nata sana ed è pensata per una crescita sana. Non è un caso che chi si salva e tiene duro è proprio perchè ha un impegno locale da portare avanti. E’ in quella dimensione che le persone possono confrontarsi. Sono contento che Marcello Zenoni, candidato sindaco a Bergamo, prosegua il lavoro con la sua lista. Gli darò una mano da esterno”.
Quale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Le quattro espulsioni di settimana scorsa?
“Non conosco i quattro senatori, però sono convinto che il metodo giusto non può essere quello adottato. Così non si va da nessuna parte, vincono solo le pulsioni intestinali”.
Eppure Grillo ha lanciato la sua creatura politica proprio così, stuzzicando le pulsioni degli italiani.
“Quella dimensione mediatica è un cesso insopportabile. Parliamoci chiaro: la ditta Grillo-Casaleggio è una delle tante anomalie di questo paese. Nessuno la vede, tutti la tollerano. Se sei una persona intellettualmente onesta, smetti di tollerarla. Io sono entrato nel momento dell’”uno vale uno” e della partecipazione, ora c’è il “mandiamoli tutti a casa”. Cambia il messaggio, cambia la base, ma l’obbiettivo è sempre e solo allargare il consenso con persone a cui è sufficiente una comunicazione umorale. Non si può andare avanti così”.
Pensa che qualcuno la seguirà ?
“Molte persone sono scontente. Non sogno che collassi l’idea perchè siamo di fronte a un grande capitale umano. Però penso che qualcosa cambierà ”.
Il Movimento perde solo un attivista o anche un elettore?
“Sul locale rimango decisamente un elettore del Movimento 5 Stelle. Sul nazionale vedrò gli sviluppi”.
Grillo ovviamente non la chiamerà . Anzi, ha risparmiato un’espulsione.
“Le dico solo una cosa: Beppe Grillo, quando è venuto in campagna elettorale, non si è fermato nemmeno cinque minuti a parlare con noi attivisti. Mi sembra un messaggio chiaro”.
(da “il Giornale di Bergamo“)
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Marzo 6th, 2014 Riccardo Fucile
ALLE 17 RIUNIONE DEI SENATORI, ALTRI PRONTI A LASCIARE… BUSTA CON PROIETTILI A ORELLANA E BATTISTA
“Si sono isolati e non possono continuare ad essere rappresentanti ufficiali nelle istituzioni.
Bencini, Bignami, Casaletto, Mussini e Romani, sono fuori dal M5s”.
Lo ha scritto Beppe Grillo sul suo blog.
I 5 senatori avevano annunciato e confermato le dimissioni da parlamentari dopo la proposta di espulsione dei 4 colleghi definiti “dissidenti” (Bocchino, Battista, Campanella e Orellana) da parte dell’assemblea del gruppo dei Cinque Stelle a Palazzo Madama.
La decisione è stata poi ratificata da una consultazione online tra gli iscritti del movimento.
Resta da capire ora se è sufficiente la nota pubblicata dal blog di Grillo o servirà una nuova pronuncia degli iscritti M5s. Ma è più probabile la prima ipotesi visto che sono stati loro a paventare l’addio per primi.
“Hanno rassegnato le loro dimissioni dal Senato e le hanno presentate ufficialmente al presidente del Senato Piero Grasso — si legge sul sito del leader dei Cinque Stelle — Questo gesto non è stato motivato da particolari situazioni personali, familiari o di salute, come solitamente avviene in questi casi, ma come gesto politico in aperto conflitto e contrasto con quanto richiesto dal territorio, stabilito dall’assemblea dei parlamentari del M5S, confermato dai fondatori del M5S e ratificato dagli iscritti certificati in Rete, in merito ai quattro senatori espulsi”.
“E’ stato loro chiesto — prosegue — se confermassero o meno la propria posizione e l’hanno ribadita. I senatori dimissionari si sono pertanto isolati dal Movimento 5 Stelle e non possono continuare ad esserne rappresentanti ufficiali nelle istituzioni. Sono fuori dal M5S”.
“Solo due parole: no comment” è la replica all’agenzia LaPresse di Maurizio Romani, senatore fiorentino noto anche per i suoi duelli a distanza con l’allora sindaco del capoluogo toscano Matteo Renzi.
Usa il fair play Laura Bignami: “Grazie Beppe senza di te non avrei mai fatto questa esperienza! Non ti curare ti ho già perdonato”.
Per il capo della comunicazione dei Cinque Stelle al Senato, Claudio Messora, “i dimissionari M5S sono stati accontentati”. Ironico, invece, Walter Rizzetto, eletto alla Camera, che nei giorni scorsi aveva criticato l’espulsione dei 4 “dissidenti”: “Espulsioni 2.0″ scrive il deputato friulano su Twitter.
Sarcastici i senatori già espulsi.
Scrive Lorenzo Battista: “Beppe Grillo Highlander! Resterete tu e Roberto. Ottima prova di democrazia”.
Francesco Campanella aggiunge: “Licenziati da Beppe Grillo altri cinque di noi. Alla fine avranno difficoltà ad organizzare una briscola”.
E dopo provoca: “Ma se i 5 stelle fedeli allo staff diventano meno di 10? Vanno loro al gruppo misto?”.
Battista aveva anche lasciato intendere che i fuoriusciti dal gruppo del Senato del Movimento Cinque Stelle avrebbero l’intenzione di formare una nuova formazione che riunirebbe tutti coloro che — volontariamente o no — hanno abbandonato il M5s al Senato dall’inizio della legislatura.
Ipotesi che il senatore ribadisce: “Il desiderio è quello ma adesso i numeri non ci sono” dichiara a Radio Città Futura.
Per Fabrizio Bocchino ”Grillo non ha la cultura del dissenso, questo è il problema principale — dice il senatore ora iscritto al gruppo misto ad Agorà (Rai3) — Noi non sappiamo perchè siamo stati cacciati, possiamo solo dedurre che tutto sia dovuto a un comunicato, comparso qualche giorno prima, in cui criticavamo il colloquio tra Renzi e Grillo, in modo peraltro moderato. Il pensiero critico in un movimento così variegato, che prende consensi da destra e da sinistra, è fondamentale”.
Nel corso dei mesi i Cinque Stelle hanno infatti perso 13 senatori.
Il primo espulso (per colpa della partecipazione a un talk show, peraltro di Barbara D’Urso) fu Marino Mastrangeli. Poi in tempi diversi Fabiola Anitori, Paola De Pin e Adele Gambaro (quest’ultima colpevole di aver criticato la linea politica di Grillo all’indomani di una tornata di elezioni amministrative andate così così).
La scorsa settimana è stato il turno dei 4 “dissidenti” che da tempo era nell’aria per vari motivi.
Oggi i 5 espulsi (in pectore o no lo scopriremo) perchè hanno annunciato le dimissioni dal Senato per protesta contro l’espulsione dei 4 colleghi.
Le dimissioni da parlamentare, per inciso, sono una missione quasi impossibile perchè le Aule sia della Camera che del Senato per approvare una richiesta di dimissioni richiedono sempre motivazioni ben fondate: le richieste devono essere discusse e poi approvate.
La Costituzione vieta il vincolo di mandato e l’Aula del Senato — per parlare del caso specifico — non voterebbe mai a favore di dimissioni motivate dal fatto di essere stato espulso da un movimento.
Difficile dire ora, però, se tutti loro finiranno in un unico gruppo per formare il quale, al Senato, serve un minimo di 10 senatori (altrimenti si va nel misto).
A rendere la situazione ancora più tesa, il fatto che una busta contenente dei proiettili indirizzata “Al Parlamento Piazza Montecitorio, Roma”, che ha come destinatari i senatori Lorenzo Battista e Luis Orellana, è stata intercettata al centro di smistamento di Roserio (Mi).
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 4th, 2014 Riccardo Fucile
IL SINDACO AVEVA CRITICATO LR ESPULSIONI E GRILLO PER RITORSIONE AVEVA PRESO LE DISTANZE DALL’INIZIATIVA
Federico Pizzarotti non commenta lo scontro con Grillo, ma non arretra di un passo, confermando l’appuntamento del 15 marzo con gli aspiranti sindaci grillini che il leader genovese ha sconfessato ieri su Twitter negandone l’autorizzazione.
“Sì, l’incontro è confermato”, si limita a riferire ai cronisti che lo aspettano sotto il municipio. No comment invece sulle ragioni dello strappo.
In attesa del sindaco, i giornalisti hanno provato a interpellare anche l’assessore alla Cultura Laura Ferraris e quello allo Sport Giovanni Marani, ma nessuno della Giunta ha voluto parlare.
Silenzio stampa anche da parte dei consiglieri di maggioranza, eccetto il capogruppo Marco Bosi – che prima ha minimizzato l’accaduto con un tweet ma poi ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni – e Fabrizio Savani, che interpellato da Repubblica ha commentato: “E’ stato solo un malinteso organizzativo — dice — nessuna situazione politica critica”.
La pensa diversamente la minoranza in consiglio comunale. “Cosa faranno i 21 consiglieri? Prenderanno le parti di Pizzarotti, rinnegando il movimento per salvare l’amministrazione e dare vita a un nuovo civismo di palazzo, oppure sacrificheranno il sindaco e sè stessi sull’altare della rivoluzione grillina?”, si chiede il capogruppo Pd Nicola Dall’Olio.
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Marzo 3rd, 2014 Riccardo Fucile
IL GUITTO SCONFESSA L’INIZIATIVA DEL SINDACO CHE REPLICA: “SE FARE RETE TRA AMMINISTRATORI NON VA BENE, FATE VOI”
Stavolta la scomunica è toccata a Federico Pizzarotti: sindaco di Parma, emblema dell’affermazione Cinque Stelle sul territorio.
L’anatema di Beppe Grillo è arrivato via twitter: “L’incontro con i sindaci ed i candidati sindaci M5S organizzato da Pizzarotti a marzo non è stato in alcun modo concordato con lo staff, nè con me”, scrive il leader del Movimento.
E chi se ne frega, verrebbe da dire…
Grillo fa riferimento all’iniziativa di Pizzarotti che sulla sua pagina facebook aveva annunciato per “il prossimo 15 marzo” un incontro con “gli attivisti che si preparano alla campagna elettorale per le elezioni amministrative”.
Evidentemente, la riunione non è piaciuta allo staff del M5S che ne ha preso le distanza.
Ma la replica di Pizzarotti all’attacco arriva nel giro di pochi minuti: “L’incontro dei candidati e sindaci M5S a Parma è stato organizzato come quello dello scorso anno. Se fare rete non va bene fate voi”.
Ma non è stato certo l’incontro di Parma a scatenare l’ira di Grillo.
Il caso è con ogni probabilità legato alle espulsioni dei quattro senatori Cinque Stelle che ha scosso il Movimento la scorsa settimana.
“Questa vicenda mi ha lasciato con l’amaro in bocca – aveva scritto su Facebook il sindaco – e sapendo che i problemi degli italiani sono altri, perdere tempo in spaccature e dissidi interni ci indebolisce e delude tante persone che ci sono vicine”.
Il sindaco si era permesso di dissentire, oggi è arrivata puntuale la bastonatura del guappo stelle e striscie.
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Marzo 3rd, 2014 Riccardo Fucile
E’ IL DISPREZZO PER IL PROPRIO STESSO ELETTORATO IL LATO INQUIETANTE DEL GRILLISMO…SOLO IL 3% DEGLI ITALIANI SI INTERESSA ATTIVAMENTE DI POLITICA, NEI CINQUESTELLE SI SCENDE ALLO 0,5% DEGLI ELETTORI
Ultimamente , qualcuno si è messo a dire che i grillini sarebbero fascisti. I loro metodi sono stati
tacciati di squadrismo. E in questi giorni, di fronte alle procedure di espulsione dei dissidenti, è risuonata forte e chiara l’accusa di stalinismo.
A me pare un abbaglio. Un abbaglio enorme. Soprattutto, un abbaglio che rischia di occultare la vera natura del Movimento Cinque Stelle.
No, cari critici del Movimento Cinque Stelle. I partiti totalitari del passato erano un’altra cosa. Erano violenti e anti-democratici. Il Movimento Cinque Stelle è l’esatto contrario: è non violento e iper-democratico. Non violento, innanzitutto.
Perchè la violenza e il suo uso politico, come nel fascismo, nel nazismo e nel comunismo, sono stati una cosa troppo seria e tragica.
Evocarle a proposito di qualche spintone in Parlamento (sicuramente deprecabile, ma pur sempre spintone) significa non avere il senso della misura, e in definitiva nutrire poco rispetto per le vittime di quei regimi.
Il punto fondamentale, però, quello che caratterizza veramente il grillismo, è l’iper-democrazia. Qui è il cuore dell’ideologia 5 Stelle. E qui sta la sua vera e più grave pericolosità , a mio sommesso parere.
Che cos’è l’iper-democrazia? L’iper-democrazia è un’ideologia che si è consolidata solo negli ultimi 20 anni, in concomitanza con il trionfo di internet, male cui radici risalgono a quasi mezzo secolo fa, e precisamente al biennio 1968-69. Che cosa è capitato, in quei due anni cruciali?
Due cose, fondamentalmente. Nelle scuole e nelle università è nata l’ideologia assembleare, il cui nucleo logico è il seguente: le decisioni le prendono coloro che si riuniscono in assemblea, gli assenti hanno sempre torto.
L’idea soggiacente è quella di una sorta di primato morale della politica: se fai politica, se sei impegnato, allora sei un gradino sopra gli altri; se invece non la fai, allora sei un egoista, un opportunista, un edonista, o come minimo un qualunquista.
E questo a dispetto del fatto che chi fa politica è una minoranza, e la maggioranza ha altro da fare (pochi lo sanno, ma nel mitico ’68 gli studenti politicamente attivi erano solo 1 su 5).
Ecco perchè la minoranza politicizzata si sente moralmente superiore, e disprezza profondamente la massa che si astiene dalla politica, cui riserva termini carichi di connotazioni negative: maggioranza silenziosa, apatici, qualunquisti.
Il complesso di superiorità della sinistra nasce anche di qui.
Ma c’è un altro evento capitale in quegli anni: il 7 gennaio 1969 nasce un tipo di trasmissione radiofonica completamente nuova, “Chiamate Roma 3131”, che diventerà un modello per decine di altre trasmissioni consimili.
In essa gli ascoltatori diventano improvvisamente protagonisti: chiunque può telefonare e intervenire a prescindere da qualsiasi credenziale di cultura, esperienza, autorevolezza.
Oggi ci sembra normale, ma allora fu un’assoluta novità , che cambiò completamente il rapporto fra pubblico e media. Da allora, sia pure lentamente e gradualmente, si fece sempre più strada l’idea che tutti possono essere protagonisti e, soprattutto, che non è richiesta alcuna speciale dote, competenza o merito per poterlo essere.
Ma veniamo a oggi. Che cos’è il Movimento Cinque Stelle?
Per molti versi non è altro che la micidiale fusione di questi due cambiamenti epocali, entrambi risalenti a mezzo secolo fa. Grazie alla diffusione di internet, l’utopia di una comunità di decisori potenzialmente universale, in cui tutti decidono su tutto, è sembrata improvvisamente una possibilità reale.
Il mito della democrazia diretta, da cui Norberto Bobbio ci aveva sempre messi in guardia, è sembrato finalmente alla portata dei tempi.
Una volta acquisito che tutti possono circolare in rete, una volta stabilito che il discorso pubblico non richiede alcuna speciale competenza, una volta interiorizzata l’idea che chi fa politica è migliore di chi non la fa, c’erano tutte le condizioni per la nascita di un movimento come quello di Grillo: un movimento iperdemocratico, perchè fondato sulla credenza che tutti possano partecipare e sulla convinzione che debbano farlo.
Restava un piccolo problema, un dettaglio non risolto. La maggioranza della gente, la stragrande maggioranza delle persone normali, ha un sacco di cose da fare e non si diverte affatto a fare politica, a meno di voler chiamare «politica» il fare gli spettatori nei combattimenti di galli che ogni sera ci offrono Floris, Santoro, Formigli, Paragone, eccetera.
Da decenni e decenni le inchieste rivelano che i cittadini politicamente attivi sono una piccolissima minoranza (diciamo il 3%), e che la maggior parte della popolazione o disprezza, o ignora, o assiste passivamente alla commedia della politica.
E questo è ancora più vero nel movimento di Grillo, dove i militanti sono circa lo 0,5% degli elettori, ossia qualcosa come 5 persone su 1000.
Ciò crea un salto, una vera e propria frattura, fra la grande e silenziosa maggioranza degli elettori, che si limita a votare e tutt’al più a informarsi, e la minoranza degli impegnati, che frequenta sempre meno le sedi di partito superstiti ma, in compenso, inonda la Rete di ogni sorta di pensieri, analisi, insulti, volgarità , esternazioni più o meno ostili alla grammatica italiana.
Ma non si tratta solo di una frattura, quella c’è sempre stata, anche ai tempi del glorioso Pci.
La novità è che ora, con il movimento di Grillo, a quella frattura si dà uno statuto nuovo, esplicito e paradossale. Grillo sogna una civiltà digitale in cui tutti, seduti davanti al proprio schermo, partecipino alle decisioni fondamentali della comunità . Una civiltà iper-democratica perchè tutti possono partecipare, tutti hanno le competenze per farlo, e l’assenza di partecipazione è una colpa, come era nel ’68 e come, sotto sotto, è sempre rimasta nella cultura e nella mentalità della sinistra.
Questa visione della democrazia e della partecipazione genera almeno due conseguenze.
La prima è il sostanziale disprezzo per la democrazia rappresentativa, che si basa invece proprio sul principio opposto, secondo cui la gente ha il pieno diritto di non occuparsi attivamente di politica, ed è del tutto normale che il cittadino deleghi ad altri, i politici di professione, il compito di amministrare la cosa pubblica.
La seconda conseguenza è il disprezzo per il proprio stesso elettorato, ossia per quei 995 elettori su 1000 che non partecipano alle decisioni in Rete.
Questo disprezzo, non il presunto fascismo o stalinismo, è secondo me il vero lato inquietante del grillismo.
Perchè, nel movimento di Grillo come negli altri partiti, i militanti non sono affatto un campione rappresentativo degli elettori.
Spesso sono invece i più aggressivi, i più faziosi, i peggio informati (perchè leggono tanto, ma solo ciò che li conferma nelle loro opinioni), i meno vicini al sentire comune delle persone normali.
Le quali lavorano, studiano, si divertono, cercano la loro via nel mare aperto della vita.
L’iper-democrazia della Rete, molto poco democraticamente, le snobba e le esclude, e in questa esclusione rivela il vero volto di sè stessa.
Luca Ricolfi
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Marzo 3rd, 2014 Riccardo Fucile
NEL MANTOVANO I GRILLINI PRESENTANO LISTE SOLO IN 5 COMUNI SU 43
Dopo l’exploit alle Politiche un anno fa i 5Stelle avevano annunciato la conquista dei consigli
comunali
A tre mesi dal voto i candidati si contano sulle dita di una mano.
Come racconta la Gazzetta di Mantova per i grillini riuscire a trovare persone disposte a presentarsi nei comuni della provincia lombarda sta diventando un’impresa pressochè impossibile: il M5S sarà infatti presente solo in cinque delle 43 contese elettorali di maggio, nonostante il 23,14% di preferenze su base provinciale raccolto dodici mesi fa.
Le ragioni prova a spiegare alla Gazzetta Walter Mazzacani, grillino della prima ora che, pur non avendo un incarico preciso (come vuole il regolamento del M5S) è la persona che meglio di tutti conosce le vicende del movimento in ambito provinciale: “Credo che le motivazioni possano essere tante – dice – e che ogni situazione faccia storia a sè. Di sicuro so che in alcuni paesi ci abbiamo provato. Ad esempio a Gonzaga e Bagnolo, ma alla fine non ci siamo riusciti”.
Una delle spiegazioni che mi do – continua Mazzacani – è che in un periodo di crisi come questo, non è facile trovare persone che possono dedicare tempo e impegno all’amministrazione pubblica”.
La verità sussurrata da altri invece è che molti non vogliano esporsi in un ruolo che poi viene spesso messo sotto accusa sia dai vertici del movimento che dalla base: assumere una posizione e poi essere smentiti non fa piacere a nessuno.
E i recenti casi di espulsione e caccia alle streghe non favoriscono certo la partecipazione alle liste da parte dei simpatizzanti.
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Marzo 3rd, 2014 Riccardo Fucile
PER COSTRUIRE UN NUOVO MONDO SEMBRA INEVITABILE AFFIDARSI AI PEGGIORI
Ecco s’avanza uno strano soldato, vien dall’Oriente e non monta destrier, si chiama Claudio Messora, pentastellato e non vuol fare prigionier: «Una guerra si può fare in molti modi, ma una volta che è iniziata deve essere portata a termine».
Sui dissidenti grillini il blogger Messora ha le idee chiare: «Si vive o si muore».
Nei comizi per le Europee i «morti» saranno rivendicati come segno di purezza!
Ma chi è Messora, frequentatore assiduo dei programmi di Paragone, balzato agli onori delle cronache per gli insulti osceni rivolti alla Boldrini e prima ancora a Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo?
Di sè scrive: «Messora è nato ad Alessandria d’Egitto da genitori italiani. Ha studiato il pianoforte fin dall’età di cinque anni e ha compiuto studi scientifici. Prima musicista, con all’attivo molti dischi venduti in numerosi Paesi del mondo, poi project manager e amministratore delegato in start up di innovazione tecnologica…».
Di sue autobiografie ne girano parecchie, spesso contraddittorie: in alcune si vanta di aver vinto come autore testi un festival di Castrocaro, in altre si confessa «berlusconiano pentito» (ha votato Berlusconi per due volte prima di insultarlo con ferocia), in altre ancora sostiene di aver «realizzato un doppio dvd sul tema della prevedibilità dei terremoti… che mette a confronto diretto i risultati della scienza e le nuove frontiere della ricerca indipendente».
Messora ha molte identità : musicista, informatico, scienziato, project manager, interior designer, startuppista, complottista in stile Gaia («L’Aids non è una malattia infettiva, nè è contagiosa, nè tantomeno è causata da un virus…»), opinionista, antilobbista, forse solo un po’ ballista.
Nonostante le molte attività intellettuali, dal suo blog Byoblu disprezza gli intellettuali: «Che significa “intellettuale”? Dov’è che ci si laurea in “intellettualità ”?… È un’altra casta, con le sue baronie, i suoi intoccabili, quasi sempre schierati, che mangiano alla tavola dei privilegiati, che vanno alle prime, che scrivono prefazioni, che si invitano reciprocamente ai convegni…».
Frasi sinistre già sentite in passato.
Un tipo così è stato nominato responsabile della comunicazione del M5S al Senato.
Per costruire un nuovo mondo sembra inevitabile affidarsi ai peggiori.
Aldo Grasso
(da “La Repubblica“)
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Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
E’ IL FIDANZATO DELL’ON. DI BENEDETTO CHE DETIENE LA PASSWORD DEL SITO CINQUESTELLE DI PALERMO
Come funziona la democrazia in 5 Stelle? 
Se sei l’intestatario del sito 5 Stelle Palermo e detieni la password da amministratore, puoi bannare e buttare fuori centinaia di storici militanti M5S che sono contro l’espulsione di Campanella e far credere a tutti che il “territorio” è contro il parlamentare di 5 Stelle.
In realtà il “territorio” è solo lui, Mauro Giulivi, primo dei non eletti all’Ars dietro Campanella e compagno dell’onorevole Chiara Di Benedetto, insieme a Francesco Lupo, fratello dell’onorevole Loredana Lupo e Samantha Busalacchi, uno dei 15 “portaborse” assunti di recente nel gruppo M5S di Palazzo dei Normanni.
Ma la vera base formata dagli storici militanti di 5 Stelle sono tutti dalla parte di Campanella e contro chi ha con un mezzo golpe preso il controllo del sito: da cui è nata la lettera di solidarietà a Campanella sottoscritta dall’80% degli iscitti al Meetup.
Ma questo falso è servito da pretesto a Grillo per mettere sotto accusa Campanella e gettarlo in cattivo luce agli occhi di chi avrebbe poi dovuto decretarne l’espulsione.
Anche i grillini tengono famiglia «ma in Sicilia si è forse esagerato », fa notare un ribelle senza volto, ricordando come nella lista della Camera ci fossero i due fratelli Lupo, la coppia Giulivi-Di Benedetto, l’eletta Claudia Mannino e il compagno Pietro Salvino, oltre ad Azzurra Cancelleri, sorella del candidato governatore Giancarlo.
Tra parentopoli e golpisti del web, un bello spaccato dei grillini siciliani…
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