Marzo 1st, 2014 Riccardo Fucile
E’ IL FIDANZATO DELL’ON. DI BENEDETTO CHE DETIENE LA PASSWORD DEL SITO CINQUESTELLE DI PALERMO
Come funziona la democrazia in 5 Stelle? 
Se sei l’intestatario del sito 5 Stelle Palermo e detieni la password da amministratore, puoi bannare e buttare fuori centinaia di storici militanti M5S che sono contro l’espulsione di Campanella e far credere a tutti che il “territorio” è contro il parlamentare di 5 Stelle.
In realtà il “territorio” è solo lui, Mauro Giulivi, primo dei non eletti all’Ars dietro Campanella e compagno dell’onorevole Chiara Di Benedetto, insieme a Francesco Lupo, fratello dell’onorevole Loredana Lupo e Samantha Busalacchi, uno dei 15 “portaborse” assunti di recente nel gruppo M5S di Palazzo dei Normanni.
Ma la vera base formata dagli storici militanti di 5 Stelle sono tutti dalla parte di Campanella e contro chi ha con un mezzo golpe preso il controllo del sito: da cui è nata la lettera di solidarietà a Campanella sottoscritta dall’80% degli iscitti al Meetup.
Ma questo falso è servito da pretesto a Grillo per mettere sotto accusa Campanella e gettarlo in cattivo luce agli occhi di chi avrebbe poi dovuto decretarne l’espulsione.
Anche i grillini tengono famiglia «ma in Sicilia si è forse esagerato », fa notare un ribelle senza volto, ricordando come nella lista della Camera ci fossero i due fratelli Lupo, la coppia Giulivi-Di Benedetto, l’eletta Claudia Mannino e il compagno Pietro Salvino, oltre ad Azzurra Cancelleri, sorella del candidato governatore Giancarlo.
Tra parentopoli e golpisti del web, un bello spaccato dei grillini siciliani…
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Febbraio 28th, 2014 Riccardo Fucile
“UN SISTEMA CHIUSO E CHE FA TUTTO IN CASA E’ INAFFIDABILE”
Che beffa per il guru. Quello che a Cernobbio sfidava la platea: «Mostratemi un politico moderno che non capisce internet e vi mostrerò un perdente».
Che delusione per gli attivisti, devoti della democrazia diretta, trasparente.
È bastata un’incursione notturna nell’account twitter di Gianroberto Casaleggio — «Questa notte è stato violato dagli hacker», ha denunciato Grillo, che ha avvisato la Polizia Postale — per sollevare tutti i problemi sulla sicurezza delle votazioni online, quelle che decidono il futuro dei parlamentari, o i parlamentari del futuro.
«E’ una vicenda surreale», dice Andrea Draghetti, ricercatore, tra i massimi esperti italiani di tecnologie.
Surreale perchè, secondo le prime informazioni, la password usata per entrare nel profilo di Casaleggio — «santorsola», come la via milanese in cui si trova la società — era la stessa per tutti gli account del gruppo.
«Una password debole per una azienda che crea il suo business attraverso la rete» ragiona Draghetti, che rilancia: «La Casaleggio e Associati gestisce il portale web del Movimento 5 Stelle e il blog di Beppe Grillo. Le votazione online del Movimento a 5 Stelle sono sicure?».
Si risponde da solo: no.
«Non serve un hacker per lasciar votare mille volte la stessa persona» spiega Fabio Ghioni, hacker.
Il problema, quello vero, è «la non possibilità del sistema dei 5 Stelle di certificare la corrispondenza tra voti e persone: sul loro sito si può votare più di una volta, anche mille, con accorgimenti banali come il cambio del browser o la navigazione anonima.
Non hanno insomma un sistema di sicurezza adeguato. Ma questo accade con qualsiasi voto telematico “popolare”».
Su questo Draghetti non è d’accordo. «Il vero nodo è: chi verifica che io non crei dieci profili, anche falsi, e voti più volte?».
La fiducia cieca nella base può tradire. «I sistemi di raccolta del consenso popolare sono di grandissimo interesse e utilità ma devono rispettare alcuni requisiti di sicurezza» ragiona Giovanni Ziccardi, professore di Informatica Giuridica all’Università Statale di Milano, che teme la mancanza di certificazioni.
Insomma, chi controlla i voti arrivati sul blog?
«Accanto a requisiti di sicurezza “tecnici”, a mio avviso vi sono requisiti più importanti che sono la certificazione dei risultati da parte di una terza parte indipendente e la trasparenza assoluta di tutto il procedimento». Cosa che, spiega, in questo momento il sito di Grillo non garantisce.
«E’ un punto essenziale: un sistema chiuso che fa tutto in casa — attiva la piattaforma, raccoglie i voti e comunica l’esito — è di per sè inaffidabile perchè nel segreto delle operazioni può capitare qualsiasi cosa e la delega di fiducia che il votante dà all’amministratore è troppo ampia. A maggior ragione ciò dovrebbe avvenire per votazioni o scelte che incidono direttamente sulla vita politica del Paese».
Giuseppe Bottero
(da “La Stampa”)
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Febbraio 28th, 2014 Riccardo Fucile
META’ DEGI ELETTORI GRILLINI CONTRARI ALL’ESPULSIONE, DUE TERZI VOGLIONO UN DIALOGO CON LE ALTRE FORZE POLITICHE: BOCCIATA LA LINEA DI GRILLO E CASALEGGIO
Il Movimento Cinque Stelle paga le vicende dei giorni scorsi, tra scissioni, espulsioni e
sedute di autocoscienza.
Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Ixè per Agorà , infatti, nell’ultima settimana il Movimento ha perso quasi due punti percentuali, unico a calare rispetto agli altri due maggiori partiti.
Le intenzioni di voto per il Pd, infatti, salgono al 30,3%, in crescita dello 0,9% rispetto a una settimana fa; sale anche Forza Italia (22,5 rispetto ai 21,7 di una settimana fa); perde invece quasi due punti il Movimento 5 Stelle, che dal 23,7% scende al 21,8.
A giudicare dai sondaggi di Agorà , la presa di Palazzo Chigi non ha scalfito la fiducia degli
elettori in Matteo Renzi.
Se una settimana fa si “fidava di lui” il 52% degli intervistati, oggi questa percentuale è salita al 62%, con un aumento tondo tondo del 10%.
Il 56% dei partecipanti al sondaggio afferma di avere fiducia nel governo guidato da Renzi.
Quanto ai ministri, a godere di maggiore fiducia (rispettivamente 44% e 42%) sono Delrio e Franceschini, seguiti da Lupi (41%), Boschi, Padoan e Poletti (40%).
Se si andasse a votare oggi, la coalizione vincente sarebbe quella di centrosinistra (36,2%), ma di poco, perchè il centrodestra segue al 35,8%.
Continua a crescere il cosiddetto “partito del non voto”, superando la metà degli intervistati (50,7%). Dal 31 gennaio a oggi è aumentato di quasi 10 punti percentuali.
(da Huffingtonpost“)
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Febbraio 28th, 2014 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA DEL MEETUP SOLIDALE CON I DISSIDENTI, PUBBLICATO UN FALSO
L’espulsione dei 4 senatori M5S si baserebbe su “svariate segnalazioni sul territorio”.
Pubblico qui l’email ricevuta da attivisti palermitani che smentiscono la versione ufficiale. Perchè chiunque di noi sia libero di giudicare.
Sono un attivista storico del meetup di Palermo (ci sono dal 2006, provengo dal mitico Palermo 1 di cui sono stato assistant organiser). In questo momento mi trovo riunito con altri che come me fanno parte del Grillo di Palermo, tra storicissimi, storici e meno storici. Quello che sta succedendo all’interno del m5s nazionale è grave, Palermo in particolare è coinvolta in certe vicende preoccupanti che hanno scatenato un putiferio a livello nazionale e necessitano di chiarimenti a livello mediatico.
Questi i fatti: il 28 Gennaio nel sito palermo5stelle.it è uscito un comunicato apocrifo, non firmato ma poi avallato da 10 forse 15 attivisti (storici e non storici) che si è espresso a nome di tutto il Grillo di Palermo.
Nel comunicato si parlava di sfiducia verso i due senatori palermitani e “verso chiunque li appoggiasse materialmente o intellettualmente”.
Due giorni dopo, 47 attivisti, cioè la maggioranza del Grillo di Palermo, si è espresso con un contro-comunicato per dire che prendeva le distanze dai 10 o 15. Ciò che si contestava non era il merito dell’iniziativa, cioè il pomo della discordia non erano, e non sono, Campanella o Bocchino, ci si preoccupava piuttosto del metodo antidemocratico e del linguaggio e i toni violenti utilizzati.
Con grande sorpresa (in realtà l’avevamo previsto, tanto che abbiamo lo screenshot) il contro-comunicato è stato cancellato dal sito nel giro di 3 minuti scarsi. Marco Negrì (attivista storico che sottoscrive con me questo messaggio) è stato immediatamente bannato da Assistant Organiser e Filippo Bellanca dalla redazione.
Ora, nonostante questo comunicato fosse un fake, visto che non c’era mai stata alcuna convocazione, nè si era mai discusso in alcuna assemblea di sfiduciare nessuno, nè tantomeno si era votato alcunchè, cosa succede?
Il comunicato (opportunamente ritoccato, senza la frase shock “materialmente ed intelletualmente”, per esempio — la contraffazione di un fake!) è riapparso quasi un mese dopo su beppegrillo-it. Il resto è storia nota.
Sia chiaro quindi, non esistono senatori palermitani “sfiduciati dal territorio” e coloro che si sono opposti non sono “pseudo-attivisti dell’ultima ora”, tutt’altro siamo lo zoccolo duro del Grillo Di Palermo.
Certa stampa locale ci ha erroneamente chiamati “dissidenti”, senza rendersi conto che parlavano della maggioranza del gruppo. I veri dissidenti senza virgolette sono loro, una decina di persone che detengono l’accesso ai mezzi e staff di comunicazione!
Ditelo a tutti! L’espulsione dei 4 senatori “dissidenti” è basata su una menzogna che deve essere denunciata perchè pericolosa nei suoi effetti immediati e futuri.
Il voto online è stato viziato e condizionato da questo finto comunicato del Grillo di Palermo con il quale nè io nè altri 46 attivisti (almeno) abbiamo intenzione di macchiarci la coscienza.
Ci risulta che situazioni analoghe si siano verificate in tutte le altre città e regioni dei quattro senatori .
Qui a Palermo siamo in tanti, siamo la maggioranza e chiediamo che la nostra voce venga ascoltata su tutti i media, ci sono tanti altri dettagli importanti e gravi che tutti devono sapere.
Sembra di vivere un romanzo di Orwell, c’è tutto, c’è il bispensiero, i due minuti d’odio, la psicopolizia, i dossieraggi, il culto del partito. E c’è anche la Fattoria degli Animali, la Costituzione (il non statuto, la democrazia diretta) secondo cui, adesso, alcuni animali (i maiali) sono più uguali degli altri.
Ermanno Romano, Marco Negrì + altre 45 firme
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Febbraio 28th, 2014 Riccardo Fucile
STIPENDIO NETTO DI OTTOBRE 11.718,19 EURO (3.108,61 DI BASE PIU’ 8,609,58 DI RIMBORSI SPESE)
Fin dall’inizio della farsa grillina sugli stipendi parlamentari (”prenderemo solo 2.500 euro”) avevano denunciato l’inganno, dati alla mano, sostenendo che in realtà i parlamentari Cinquestelle avrebbero incassato uno stipendio intorno agli 11.200 euro invece che i 13.700 dei loro colleghi.
Oggi il grillino Di Maio ha definito gli espulsi dei parassiti: pubblichiamo la sua busta paga in modo che ognuno, a proposito di parassiti, possa fari un’idea.
Lo stipendio accreditato a Luigi Di Maio ad ottobre, pari a 11.718,19 euro.
A scanso di equivoci precisiamo che la fonte è ufficiale e ricavata dal sito Cinquestelle.
On. Luigi Di Maio (M5S)
Stipendio base mensile € 3.108,61 + € 8.609,58 (rimborsi spese)
per un Totale di € 11.718,19 (Ottobre 2013)
Se poi qualcuno vuole rovinarsi la giornata può approfondire di seguito il dettaglio spese fornito dallo stesso Di Maio
€ 1.000,00 Alloggio a Roma, locazione e utenze [sembra significhi affitto dell’appartamento, bollette di acqua, luce, gas, ecc. che pare paghiamo noi
€ 913,10 Alloggio altro [non si sa, si sarà rotta la lavatrice]
€ 362,80 Trasporti Roma [un po’ cari ma i mezzi pubblici costano, tanto glieli paghiamo noi]
€ 495,95 Vitto [paghiamo sempre noi tranquillamente]
€ 136,80 Bar/Mensa Camera [un caffettino ogni tanto per stare svegli aiuta a lavorare meglio. Paghiamo sempre noi.]
€ 298,11 Altro [non si sa]
€ 1.212,42 Consulenze [imprecisate]
€ 120,00 Consultazione dati [costi della politica, che ora costa]
€ 1.495,60 Convegni (perch’ dovremmo pagarli noi?)
€ 829,49 Gestione ufficio [qualche cosuccia per lavorare]
€ 170,00 Ricerche [vedasi voce “costi della politica”]
€ 1.575,31 Eventi sul territorio [perchè dovremmo pagarlo noi?]
Fonte:
http://www.tirendiconto.it/trasparenza/rendicontazione.php?user=47&mese=10&tipo=D
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Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
ROMANI, MUSSINI, ORELLARA, CASALETTO, BENCINI E BIGNAMI TIRANO IN FACCIA A GRILLO I SUOI SOLDI, L’UNICO REALE MOTIVO PER CUI SI E’ MESSO A CAPO DEI CINQUESTELLE
Maria Mussini, Luis Orellana, Monica Casaletto, Alessandra Bencini, Laura Bignami e
Maurizio Romani hanno formalizzato le proprie dimissioni dal Senato della Repubblica.
È questione di ore, forse di minuti, e a loro dovrebbero aggiungersi Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Lorenzo Battista.
Nove in tutto i senatori del Movimento 5 stelle che vogliono abbandonare Palazzo Madama in dissenso con la gestione del gruppo da parte di Beppe Grillo.
Le motivazioni sono chiaramente indicate nella lettera che Romani ha indirizzato a Pietro Grasso:
“Di mia personale iniziativa mi dimetto dalla carica di Senatore della Repubblica. Lo faccio con dolore ma con convinzione, per rimanere coerente con i miei valori e con l’impegno preso con gli elettori. Definire dissidente ed arrivare ad espellere chi pensa con la propria testa e ha il coraggio delle proprie idee è una mossa suicida; a ciò si aggiunga la rabbia e la violenza che ho visto usare verso i nostri colleghi. Non voglio essere complice di questa specie di linciaggio. In questo modo il Movimento non guadagna coesione, come dice Beppe Grillo, invece perde alcune delle sue forze migliori ed alcuni dei suoi rappresentanti più credibili”.
Analoghe argomentazioni nel testo vergato dalla Bignami:
“In seguito agli ultimi avvenimenti di cui sono stato spettatore attonito e le posizioni assunte dal gruppo parlamentare nel quale sono stata eletta desidero comunicare la mia intenzione di dimettermi dalla carica di Senatore della Repubblica”
“Mi dimetto perche’ voglio un Movimento 5 Stelle sano. Ci credo fermamente, per questo ho presentato le mie dimissioni alla presidenza del Senato”, ha spiegato la Mussini. “Stamani ho sentito l’intervendo di Battista in Aula – ha aggiunto – e non posso rassegnarmi al fatto che il Movimento si privi delle sue menti migliori”.
La strada per l’abbandono dell’emiciclo non sarà breve. Le dimissioni dovranno infatti prima essere calendarizzate e poi votate dall’Aula. E, per prassi istituzionale, la prima volta verranno respinta. Una situazione in continua evoluzione.
Alla Camera li hanno seguiti Alessio Tacconi e Ivan Catalano.
Raggiunto dall’Huffingtonpost, quest’ultimo ha ammesso: “Era una situazione che non si poteva più sopportare, non volevo più rimanere in un ambiente come quello. Ora mi prendo qualche giorno per riposare, poi vedrò il da farsi”.
La settimana prossima Gianroberto Casaleggio sarà a Roma.
(da “Huffingtopost“)
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Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
E UN ALTRO HACKER DIMOSTRA CHE HA POTUTO VOTARE QUATTRO VOLTE
Violato nella notte il profilo twitter della Casaleggio Associati, la società del guru del movimento 5 stelle da ieri nel caos dopo l’espulsione di 4 senatori considerati dissidenti.
E’ di mezzanotte e mezzo il primo tweet in cui, in inglese, si sbeffeggia Casaleggio per essere riusciti a violare la security del suo account.
Da lì una serie di uscite in cui si dice che la votazione sul blog di grillo per ratificare l’allontanamento di Orellana, Bocchino, Battista e Campanella è stata falsata e in cui si definisce “un colabrodo” il sito del comico genovese.
L’ultimo tweet è delle 2.52: “Il vostro guru è stato bucato. Di nuovo. I suoi account? vulnerabili. I suoi siti? idem. Tutto”.
È lo stesso Beppe Grillo ad ammettere il buco sul suo blog: Ps: Questa notte è stato hackerato l’account twitter @casaleggio, da sempre sostanzialmente inutilizzato, dal quale stanno pubblicando messaggi falsi. La Polizia postale è stata immediatamente avvertita. I responsabili sono stati denunciati.
Ma l’hacker non è l’unico a insinuare che le votazioni potrebbero essere falsate.
Anche a Gazebo, la trasmissione in onda su Rai3, hanno mostrato un filmato in cui un’altro hacker votava 4 volte bucando il sistema.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
E IN SENATO ANCHE CATALANO E TACCONI SE NE VANNO
Il sindaco M5s di Parma Federico Pizzarotti prende una posizione decisa contro l’espulsione
dei 4 senatori “dissidenti” ratificata ieri dal voto online degli attivisti. Scrive il primo cittadino sui Facebook: “Lo dico con estrema buona fede ai nostri deputati e senatori: dateci elementi sulle colpe dei quattro senatori espulsi; convincetemi su quest’azione così forte e che non concede appello, perchè io non l’ho capita. Non ho capito che cosa è stato commesso, e se ciò che è stato commesso riguarda la violazione precisa del vostro regolamento. Ho verificato le restituzioni, e sono allineate con quelle degli altri senatori. Ho controllato l’attività di questi senatori su OpenParlamento – prosegue ancora il sindaco , e oltre ad essere superiore alla maggioranza dei rappresentanti degli altri partiti, sono in linea con l’attività dei nostri altri rappresentanti. E’ stata citata la sfiducia dei territori, ma senza documentare quali sono state le modalità delle deliberazioni, le motivazioni e i votanti”.
In mattinata intanto, come anticipato già ieri, si sono registrate due nuove defezioni dal Movimento. A lasciare, alla Camera, sono stati Alessio Tacconi e Ivan Catalano.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
LA CRITICA DEI DISSIDENTI NON SOLO ERA LEGITTIMA, MA DOVEROSA: PER IL LORO CORAGGIO IL PADRONE LI HA FATTI ACCOMPAGNARE ALLA PORTA DAI SERVI
Com’era prevedibile anche il Movimento 5 Stelle sta facendo i conti in questi giorni con la peggiore malattia della democrazia italiana, il partito padronale.
I quattro parlamentari espulsi dai M5S non hanno violato alcuna regola del movimento, non hanno votato contro una proposta grillina, non hanno trafficato per ottenere una poltrona dal nuovo governo, non hanno rubato nè si sono macchiati di comportamenti immorali. Semplicemente, i quattro hanno osato criticare la performance di Beppe Grillo da Matteo Renzi. Una critica non solo legittima, ma doverosa.
L’atteggiamento di Grillo nei pochi minuti di consultazione con il premier incaricato era di un’arroganza insopportabile.
Non solo e non tanto al cospetto di Renzi, del quale potremmo serenamente infischiarcene, ma nei confronti dei militanti 5 Stelle, i quali avevano chiesto con un referendum online che il leader accettasse di partecipare alle consultazioni.
Ora, Grillo avrebbe potuto benissimo decidere da solo di non andarci.
Ma siccome è schiavo di tutta una retorica per cui lui sarebbe un semplice portavoce in un movimento dove «uno conta uno», ha finto di affidare la decisione a una consultazione.
Una volta ottenuto un risultato a lui non gradito, il sì all’incontro con Renzi, il capo ha deciso comunque di fregarsene in maniera plateale, come tutti hanno potuto vedere.
Qualunque parlamentare grillino dotato di un minimo di dignità avrebbe dovuto protestare contro un simile disprezzo della democrazia interna.
L’hanno avuta soltanto quattro.
Per questo coraggio oggi il padrone li fa mettere alla porta dai servi.
È una storia vissuta cento volte in questi venti anni, da quando la discesa in campo di Berlusconi ha inaugurato la stagione dei partiti padronali.
E stavolta non dobbiamo prendercela con la casta, stavolta la colpa è tutta nostra, di noi italiani, sempre contenti di votare a destra, a sinistra, oppure «nè a destra nè a sinistra», partiti che hanno per unica ideologia un nome e un cognome.
Sono passati vent’anni di disastri e ancora la schiacciante maggioranza degli italiani crede alla colossale panzana che un uomo solo al comando possa garantire più efficacia, decisionismo e magari trasparenza.
In questi vent’anni i nuovi partiti padronali si sono rivelati assai meno decisionisti dei vecchi e finanche più corrotti.
Hanno garantito una penosa selezione del personale politico, miracolando corti familiari o personali d’infimo livello.
In qualsiasi Paese un simile, clamoroso fallimento avrebbe provocato una totale inversione di rotta. Invece da noi, la giusta ribellione che cosa ha prodotto? Un partito ancora più padronale degli altri, dove il proprietario ha addirittura depositato il marchio alla camera di commercio e il partito gli serve anche (o soprattutto?) per vendere la pubblicità sul blog, sempre di sua proprietà .
Non è comico, è grottesco.
Non sorprende dunque che alcune ottime persone, appassionate e in buona fede, finite quasi per caso nel mazzo dei maggiordomi di turno, si ribellino contro il padre e padrone del movimento. Stupisce semmai che siano così poche.
I dissidenti sono quattro, i solidali un’altra decina, quelli disposti a lasciare il movimento se verranno espulsi i primi, un’altra dozzina.
Ma dev’essere frustrante anche per buona parte degli altri 120 parlamentari grillini rendersi conto, giorno dopo giorno, d’essere ostaggi della semplice mania di grandezza di un leader. Grillo non vuole cambiare nulla in questo Paese, come tutti i padroni di partito che l’hanno preceduto, da Bossi e Berlusconi a Bertinotti e Di Pietro.
L’unico scopo di tutti lor signori è sfruttare le disgrazie per ottenerne vantaggi.
Se Grillo avesse voluto cambiare l’Italia, avrebbe partecipato all’elezione di un presidente della Repubblica contrario alle larghe intese.
Se poi avesse voluto abbattere davvero le larghe intese, l’avrebbe già ottenuto cercando in Parlamento alleanze su singole leggi e su sacrosante battaglie, come quella contro l’acquisto degli F35 o i diritti civili, che avrebbero inevitabilmente portato a separare la sinistra dalla destra.
Se volesse cambiare l’Italia, Grillo oggi parteciperebbe al processo di riforma istituzionale, dalla legge elettorale all’abolizione del Senato, mettendo in seria crisi il patto di ferro fra Renzi e Berlusconi.
Ma Grillo e Casaleggio sanno benissimo che qualsiasi scelta in positivo comporterebbe una perdita di consenso, a destra o a sinistra, come dimostra la vicenda dello ius soli, mentre una protesta generica contro la casta si continuerebbe a vendere benissimo sul mercato alla più vasta clientela possibile.
Si tratta di un calcolo molto cinico e quindi, per come funziona l’Italia, esatto.
Senza aver portato un solo risultato a casa in un anno intero e con un esercito di 156 parlamentari a disposizione, il M5S otterrà di sicuro un grande risultato alle elezioni europee di maggio.
Il che è del tutto inutile al Paese, ma assai vantaggioso per la Grillo&Casaleggio spa.
Questo non toglie che le brave persone, gli onesti parlamentari grillini, si ribellino a un simile scempio della volontà popolare.
I giornalisti al seguito, una categoria fiorita negli ultimi tempi intorno a Grillo come a chiunque altro abbia acquistato potere politico, sostengono che Orellana e compagnia siano in procinto di ottenere poltrone dal nuovo governo.
Penso si tratti di un’infamia lanciata contro chi dimostra un minimo di spirito critico.
È probabile che Orellana e compagni non entreranno nel governo Renzi e neppure nella maggioranza, anzi si dimetteranno come hanno fatto altri bravi e onesti militanti pentastellati prima di loro, offesi e delusi, lasciando il campo agli opportunisti.
Se sarà così, onore a loro.
Curzio Maltese
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