Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
NON ESISTE ALCUNA REGOLA CHE IMPEDISSE AI SENATORI DISSIDENTI DI DISSENTIRE: LA DEMOCRAZIA E’ QUESTA
A Beppe Grillo e a tutti i parlamentari e iscritti del Movimento 5 Stelle che hanno votato
l’espulsione dei quattro senatori considerati dissidenti va consigliata la lettura di La Democrazia in America di Alexis de Toqueville.
Le pagine che il filoso francese dedica al problema della dittatura della maggioranza sono esemplari.
E anche se si riferiscono al governo degli Stati, indicano bene la strada che una parte del movimento rischia di imboccare.
Fino a qualche tempo fa la libertà di parola e il diritto di critica erano temi centrali per l’intero M5s.
Molti cittadini avevano anzi deciso di sostenere l’ex comico alle elezioni dopo aver visto il suo blog e i Meetup battersi anche per questo.
Nel novembre del 2010, per esempio, in uno dei tanti post di Grillo si poteva leggere: “La nostra lingua, la libertà di parola, è minacciata, castrata da un neo puritanesimo, da un ‘politically correct’ asfissiante che annulla la verità e uccide qualunque confronto”.
Oggi invece dobbiamo constatare che la libertà di parola nel Movimento 5 Stelle è minacciata e offesa da una brutta voglia di unanimismo.
Dalla decisione di far votare gli aderenti 5 Stelle non sulla violazione di una norma del non statuto o del codice di comportamento parlamentare, ma su una critica al Capo, o se preferite al Megafono.
Discutere se i senatori avessero ragione o torto nel prendere posizione contro le modalità con cui Grillo ha deciso di strapazzare Matteo Renzi in diretta streaming — sbattendogli peraltro in faccia molte verità difficili da contestare — non ha infatti senso.
Il dato importante è uno solo: non esisteva alcuna regola che impedisse ai senatori di farlo.
Certo, per qualsiasi movimento è fondamentale e giusto apparire unito. Ma anche se le cose sono andate così la questione non cambia di una virgola.
Punire qualcuno per dei comportamenti per i quali non sono state previste esplicitamente sanzioni non è solo liberticida.
Rappresenta un rischio per tutti: anche per coloro i quali oggi votano a favore dell’espulsione dei dissidenti.
Domani, e per un motivo qualsiasi, una nuova maggioranza potrebbe infatti votare la loro.
Consolarsi col fatto che le espulsioni (vedi il caso degli amministratori locali del Pd in val Susa fatti fuori perchè anti Tav) sono spesso la regola in altri partiti, non serve.
Il M5S dice infatti (e quasi sempre lo è) di essere diverso dagli altri movimenti politici. Per questo molti elettori, almeno a giudicare dai commenti e dalle mail che arrivano a questo giornale online, avrebbero trovato più intelligente e democratico che il Movimento, già in occasione del brutto e analogo caso di Adele Gambaro, avesse riformato il regolamento e il non statuto stabilendo con chiarezza cristallina diritti e doveri degli eletti.
Non averlo fatto lascia spazio all’arbitrio, alla legge più forte e alle espulsioni di massa.
Oltretutto votate online in blocco senza che agli iscritti fosse permesso esprimere valutazioni diverse su ogni singola posizione.
Pensare, come fa il Movimento 5 stelle, di rivoluzionare (con il voto) il Paese è perfettamente legittimo. Credere che sia possibile farlo rinunciando a dimostrare che, sempre e in ogni caso, si è meglio di ciò che si vuole combattere e abbattere non è solo sbagliato.
È stupido.
Peter Gomez
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
IL GIORNO NERO DI M5S… E IL TELEFONO DI CIVATI E’ GIA’ BOLLENTE
È sera. Il giorno dei lunghi coltelli si conclude con una riunione plenaria dei senatori del Movimento 5 stelle al terzo piano di Palazzo Madama. Non sono tutti.
Perchè, al di là della strada, una dozzina di loro colleghi hanno disertato l’incontro, e fanno insieme il punto della situazione.
Nello stesso tempo Federico D’Incà , Laura Castelli, Roberta Lombardi, insieme al responsabile della comunicazione della Camera Nicola Biondo, si infilano nell’ufficio del capogruppo Maurizio Santangelo.
“Volevamo vedere che cosa stava succedendo”, spiegheranno evasivi.
A qualche centinaio di metri di distanza, un gruppo di deputati si riunisce, parla, ragiona, valuta se abbandonare o meno il Movimento.
Nel mezzo, una girandola di telefonate con Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che monitorano preoccupati la situazione.
Qualche minuto prima era arrivata la notizia ferale: Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Orellana sono fuori dal gruppo parlamentare. Lo hanno deciso più di 29mila attivisti, contro i 13mila che sul blog hanno provato a difenderli. Il blog, appunto.
Perchè se la procedura di espulsione per i quattro malcapitati aveva fatto salire il livello della tensione, è stato il post con il quale Beppe Grillo ha annunciato il voto a far saltare il tappo.
Le accuse di “aver cambiato idea”, di essere una zavorra in vista delle elezioni europee (“Beppe ne è ossessionato”, racconta un fedelissimo) ma soprattutto quella di “volersi tenere tutti i 20mila euro” hanno provocato un coro di indignazione.
Monica Casaletto, Laura Bignami, Alessandra Bencini, Maurizio Romani e Cristina De Pietro (quest’ultima solo dopo aver consultato i meetup della sua zona) si sentono, si parlano e maturano una decisione: “In una cosa come quella che è diventata il Movimento non ci stiamo”.
Così preparano un testo, da spedire all’attenzione del presidente Pietro Grasso: “In seguito agli ultimi avvenimenti di cui sono stato spettatore attonito e le posizioni prese dal mio gruppo parlamentare desidero comunicare la volontà di dimettermi dalla carica di senatore della repubblica”. Fine della storia.
Dieci senatori, il 20% del gruppo stellato a Palazzo Madama, lascia un sogno sospinto in Parlamento da 9 milioni di italiani.
Anche i deputati non stanno con le mani in mano, anche se alla Camera gli animi sono più guardinghi.
A sfidare il mare controvento è Alessio Tacconi: “Esco dal gruppo dei 5 Stelle e con me ci sono altri cinque deputati. Si è dimostrato che non e’ possibile andare contro il parere di Grillo e Casaleggio. Nel movimento comandano solo loro, di fatto sono il braccio e la mente”
Raccontano che in realtà sia stato il braccio (Grillo) a spingere affinchè i quattro fossero allontanati in fretta, convincendo i senatori scettici della bontà di questa linea con una serie di sms, mentre la mente (Casaleggio) fosse molto più cauto.
La sottile linea rossa è stata superata. Così gli uffici del presidente Pietro Grasso sono stati contattati per avere delucidazioni su come formalizzare le dimissioni, è solo questione di tempo.
Poi bisognerà iniziare a pensare a domani. Per tutto il giorno si sono rincorse le telefonate, i contatti, gli abboccamenti.
Raccontano che il telefono di Pippo Civati sia bollente. Quattro espulsi, cinque colleghi che lasciano, altri quattro già fuoriusciti, e si arriva a tredici.
Con i sei civatiani, si arriverebbe a formare il quinto gruppo parlamentare a Palazzo Madama.
I dimissionari sono convinti: “Noi ce ne andremo da qui, torneremo alle nostre vite”. Ma sarà l’aula a dover ratificarle.
E non è detto che nel lasso di tempo che trascorrerà le cose non possano cambiare.
A giudicare dalla valanga di messaggi di solidarietà arrivata dai colleghi, la storia del giorno in cui esplose il M5s potrebbe non finire qua.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
DATI UFFICIALI OPENPOLIS: TAVERNA E DI BATTISTA TRA I FANNULLONI
«I 4 senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana si vedevano poco e male». Beppe
Grillo parte da alcune «segnalazioni ricevute dal territorio» (veri e propri falsi, smentiti dalla base) per impacchettare l’ultima balla da rifilare agli iscritti del Movimento 5 Stelle e invitarli a espellere quattro colpevoli di lesa maestà .
GLI ISCRITTI CONFERMANO L’ESPULSIONE
La vicenda l’abbiamo raccontata qui. Nell’assemblea di martedì notte i parlamentari M5S hanno votato a maggioranza l’espulsione di quattro senatori, resisi protagonisti negli ultimi mesi di alcune dichiarazioni critiche nei confronti della gestione della comunicazione di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Come da regolamento la decisione è stata sottoposta al voto online degli iscritti al portale del Movimento. Dalle 10 alle 19 di mercoledì hanno votato in 43 mila: la maggioranza (30 mila) ha ratificato l’espulsione. Solo in 13 mila si sono opposti.
IL TASSO DI PRESENZA
Secondo Grillo la procedura di espulsione parte da «svariate segnalazioni dal territorio di ragazzi, di attivisti, che ci dicevano che i 4 senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana si vedevano poco e male».
Peccato però che in questi 10 mesi di legislatura senatori abbiano lavorato molto di più dei loro colleghi M5S.
Secondo i dati di Openpolis, i quattro senatori da espellere sono stati presenti a quasi 9 sedute parlamentari su 10.
La loro presenza media è dell’88,15%, superiore di quasi tre punti percentuali rispetto a quella del gruppo al Senato del Movimento 5 Stelle (85,8%).
IL LAVORO IN AULA
E non si può dire neanche che sprechino il loro tempo in aula.
Fabrizio Bocchino ad esempio (quasi 91% di presenze) è primo firmatario di 2 disegni di legge, 2 mozioni, 29 interrogazioni, e 165 emendamenti.
Luis Orellana (85% di presenze) ha al suo attivo 19 interrogazioni, 2 mozioni, 1 ddl, e 96 emendamenti, oltre alle attività nella commissione Affari Esteri e in quella Politiche dell’Unione Europea.
TAVERNA, PRESENTE A UNA SEDUTA SU DUE
Sono numeri che fanno impallidire colleghi ben più famosi.
Prendiamo Paola Taverna. La vulcanica senatrice pentastellata, continuamente lodata e sponsorizzata sul blog dal duo Grillo-Casaleggio, è la parlamentare più assente dopo Cristina De Pietro: in media è presente a una seduta su due (62%).
E il tempo che passa in aula non è certo utilizzato in modo più efficiente: la senatrice è firmataria soltanto di 2 ddl, tre mozioni, 13 interrogazioni e 25 emendamenti. Numeri piuttosto scarsi, considerato anche il poco impegno che richiede l’unica commissione di cui fa parte: Igiene e Sanita.
Ben meno presenti dei senatori sotto processo, sono anche colleghi come Michele Giarrusso, Paula Nugnes, Manuela Serra o Vito Crimi.
L’ex portavoce ha al suo attivo solo 3 ddl, 2 mozioni e 84 emendamenti.
LE ASSENZE DI DI BATTISTA
Persino i colleghi deputati si fanno vedere meno, come Matteo Dall’Osso (86,76%), Eleonora Bechis (85,47%) o Carla Ruocco (84,42%).
A fare scuola è poi il caso di Alessandro Di Battista.
Il volto del Movimento 5 Stelle, continuamente incensato dalle Tv e da Grillo, ha una presenza in Parlamento di appena il 78,7%.
Il tasso di assenza è a livelli record del 17%, vicinissimo alla media degli altri partiti tanto criticati dal Movimento 5 Stelle.
E nonostante sia solo in una commissione (Affari esteri) Di Battista in questi 10 mesi ha concluso poco o nulla. «Dibba» è primo firmatario di un solo ddl, di una mozione, di 7 interrogazioni e 9 emendamenti. Si fa vedere poco, ma forse si fa vedere bene. Almeno agli occhi di Grillo.
Francesco Oggiano
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Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
“I PARLAMENTARI POTRANNO ESPRIMERSI LIBERAMENTE SENZA CHIEDERE IL PERMESSO A NESSUN CAPOBASTONE”: OGGI ESPELLE 4 SENATORI PER AVERLO FATTO
“Toquè mal”. Paco De Lucia, immenso musicista che oggi ci ha lasciato, era il primo a dirlo.
“Ho suonato male, ho sbagliato”.
Sapeva correggersi, fare autocritica.
Un ottimo comico (perchè quello resta) come Beppe Grillo saprà questa volta chiedere scusa? Credo di no (magari ci stupisse).
Quel che avviene oggi nel M5s, comunque vada, è una scissione storica.
Grillo e Casaleggio sono riusciti a indottrinare i cittadini meritatamente approdati a Roma in ogni settore: come comportarsi, quando andare e non andare in tv, come usare e cosa postare sui social network.
Ora tentano di negargli di pensare. O semplicemente di avere un’altra opinione rispetto a quella calata dall’alto. È il paradosso.
Il dittatore dal ciuffo grigio pur di tenere la barra dritta (ma per dove?) arriva a negare se stesso. Le tanto vituperate regole del blog, forum, democrazia diretta e bla bla bla.
L’11 agosto 2011 pubblicava il Comunicato politico numero 45:
La libertà di ogni candidato (al Parlamento, ndr) di potersi esprimere liberamente in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone sarà la sua vera forza. Il M5S vuole che i cittadini si facciano Stato, non che si sostituiscano ai partiti con un altro partito. I partiti sono morti, organizzazioni del passato, i movimenti sono vivi. Oggi i parlamentari sono soltanto dei peones che schiacciano un pulsante se il capo, che li ha nominati, lo chiede. Non sono nulla, solo pulsante e distintivo”.
Il capo ha chiesto e agito in streaming ma alcuni dei suoi (Orellana, Bocchino, Campanella e Battista sono solo una parte) non hanno schiacciato il pulsante del consenso.
Morale? Vanno espulsi. Anche loro.
E tanti saluti alle stesse regole dell’M5s. Con cigliegina finale, colpo basso al ventre: “Quelli sono cambiati e si terranno tutto lo stipendio, 20mila euro al mese”.
Le dite spingono sul ventre anticasta dei grillini, come a dire, loro che la pensano diversa scappano col bottino.
Neanche una parola per i parlamentari che magari “non sempre in sintonia” con G&C si tengono scranno e stipendio senza dire una parola.
La linea è dettata: sostenitori M5s iscritti al forum, cacciate i malvagi!
E se non li cacciate, avete deciso voi (e col cacchio che chiedo scusa!).
Nascosto sotto al mantello del “sceglierà la rete” Grillo continuerà ad allontanare chi non si allinea.
Uno per uno, fino alla fine, senza mai chiedere scusa e con tanto di “vaffanculo” al Comunicato numero 45.
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Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile
ANCHE ALLA CAMERA SE NE VANNO IN CINQUE, HA INIZIO L’EFFETTO VALANGA
Quattro espulsioni decretate dai militanti cinque stelle sul Web.
Altri sei senatori pronti a dimettersi che si vanno ad unire agli altri colleghi che nei mesi scorsi hanno lasciato il gruppo del M5S al Senato.
Insulti, lacrime, minacce. In casa grillina va in scena lo psicodramma delle epurazioni. È stato il giorno più difficile per il Movimento Cinque Stelle da quando ha fatto il suo ingresso in Parlamento: la scissione, tanto temuta al suo interno ma evocata dagli avversari politici, è arrivata.
La base accoglie l’invito di Grillo dal blog, ad urne aperte, a votare per l’allontanamento dei ribelli .
La verità è che ormai non si tratta più di defezioni singole. I fuoriusciti del movimento Cinque Stelle, volontari o obbligati, hanno i numeri per formare un gruppo al Senato, proprio laddove il governo ha una maggioranza meno forte.
Come se non bastasse, la rottura rischia di dare vita ad un effetto valanga sul resto dei “cinque stelle”: la spaccatura iniziata come una piccola crepa a Palazzo Madama, potrebbe contagiare anche la Camera dei deputati dove Alessio Tacconi ha annunciato le sue dimissioni e quelle possibili di altri 5.
Tutto è iniziato con l’avvio della procedura di espulsione dei quattro senatori «ribelli» Francesco Bocchino, Luis Orellana, Francesco Campanella e Lorenzo Battista per le parole di disappunto nei confronti di Grillo per la gestione delle consultazioni con Matteo Renzi.
L’assemblea congiunta di tutti i parlamentari, in piena notte ed in streaming, ha dato il via al procedimento ma, soprattutto, ha segnato il primo passo per la rottura: molti senatori hanno protestato per la convocazione «non valida» dell’assemblea, mentre altri hanno chiesto di evitare «un ulteriore motivo di attrito». Nulla da fare. L’atmosfera si è riscaldata. Le parti sono apparse inconciliabili e sono volati insulti molto pesanti: «venduti» e «approfittatori». Il segno che qualcosa si è rotto.
In mattinata, il dissenso dei senatori è cresciuto.
Ed è esploso quando in tre, Laura Bignami, Maurizio Romani e Alessandra Bencini, hanno rotto gli indugi ed hanno annunciato le loro dimissioni da senatori a sostegno dei quattro «ribelli»: «Così non può andare, torno a casa», ha detto con gli occhi gonfi di lacrime la Bencini.
Inutili sono stati i tentativi di ricucitura nel corso di una assemblea nel pomeriggio. Anzi, la situazione è peggiorata al punto che i quattro dissidenti hanno lasciato l’incontro insieme ad altri sei senatori mentre dalla riunione arrivavano urla e qualcuno replicava: «Siete peggio dei fascisti».
Le voci di nuove defezioni si sono rincorse per tutto il giorno.
Tra i nomi più probabili – si dice – quelli di Maria Mussini, Monica Casaletto, Enrico Cappelletti e Cristina De Pietro.
Numeri importanti che, uniti a quelli dei quattro espulsi di oggi e degli altri quattro fuoriusciti degli scorsi mesi (De Pin, Anitori, Mastrangelo e Gambaro), porta a 15 senatori: più che sufficienti per formare un gruppo.
Tutti hanno annunciato le dimissioni ma difficilmente l’Aula del Senato le accetterà . Più probabile la formazione di un nuovo gruppo «dialogante».
Quando arriva il voto dei militanti sul web alle 19 che decreta l’espulsione dei «dissidenti» i giochi sembrano già chiusi. I militanti M5S accreditati per votare sul web decidono in larga maggioranza per l’allontanamento dei quattro: 29.883 voti a favore e 13.483 contro.
I dissidenti annunciano che anche loro si dimetteranno. Orellana conferma che, per ora, sono in nove. Si apre così una nuova partita al Senato, dove il possibile nuovo gruppo di fuoriusciti «cinque stelle» potrebbe crescere, attirando anche qualche senatore Pd civatiano.
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Febbraio 26th, 2014 Riccardo Fucile
DEPOSITATE A SUO NOME E SENZA IL SUO CONSENSO DUE MOZIONI DI SFIDUCIA PER DUE MINISTRI
Il senatore Mario Michele Giarrusso ha poco fa denunciato su Facebook che risultano
depositate a suo nome e senza il suo consenso due richieste di sfiducia per due ministri del governo in carica:
Oggi è successo un fatto gravissimo
Sono state presentate due mozioni di sfiducia contro i ministri in carica, anche a mio nome, senza che le stesse siano mai state discusse ed approvate in assemblea e senza che nessuno dei colleghi, tranne il responsabile, le avesse mai viste.
E’ un atto che viola le regole che avevamo sottoscritto al momento della candidatura e che prevedevano la condivisione in assemblea delle scelte del gruppo.
Purtroppo era già successo una volta ed il responsabile era stato duramente richiamato
Inutilmente, però.
E’ evidente che il responsabile non ha nulla a che fare con il Movimento 5 Stelle ed avendo violato regole fondamentali ho chiesto che venga deferito alla assemblea congiunta per la sua espulsione.
La mia firma sui documenti in questione non c’era e quindi chi si è reso responsabile ne risponderà nelle sedi giudiziarie preposte.
Io credo che il Movimento vada difeso da quanti lo vogliono snaturare, violentandone la natura democratica e partecipativa, per non parlare della violazione delle semplici regole della buona fede.
A riveder le stelle.
Mario Michele Giarrusso
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Febbraio 26th, 2014 Riccardo Fucile
SIA ALLA CAMERA CHE AL SENATO NUMEROSI CINQUESTELLE PRONTI AD ANDARSENE DALLA COMPAGNIA TEATRALE… IL CAPOCOMICO ACCUSA “VOGLIONO TENERSI I SOLDI”: MA LUI IL BILANCIO DEI PROVENTI MILIONARI DEL BLOG QUANDO LI MOSTRA?
Ieri sera l’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del Movimento 5 stelle ha votato a favore della procedura di espulsione dei senatori Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino, “rei” di aver criticato il comportamento di Beppe Grillo nel suo faccia a faccia con Matteo Renzi alle consultazioni.
Ipotesi scissione.
La palla passa alla Rete: la permanenza o meno dei 4 ‘dissidenti’ tra i parlamentari 5 Stelle sarà stabilita dal voto dei militanti M5S sul web, che potranno esprimersi fino alle 19 di questa sera.
Ma, secondo fonti interne al Movimento, altri quattro senatori sarebbero pronti a lasciare il gruppo Cinquestelle a Palazzo Madama, se dovesse passare la linea dell’espulsione. I
quattro andrebbero ad aggiungersi agli altri quattro colleghi in via di espulsione e ad altri tre senatori M5S già fuori: Marino Mastrangelo, Paola De Pin e Adele Gambaro. Ci sarebbero dunque i numeri per la formazione di un nuovo gruppo parlamentare al Senato.
Addirittura per Roberto Cotti “sono più di 30 i senatori pronti a difendere” i dissidenti e a costituire un gruppo autonomo.
In un post su Facebook, il senatore Cotti invita i militanti a votare contro l’espulsione. E aggiunge: “Attenzione è in corso la votazione per decidere sull’espulsione di quattro senatori del Movimento 5 stelle dal gruppo parlamentare. La decisione è stata presa col voto di appena una quindicina di senatori (su 50) ed oltre 60 deputati che non conoscono nemmeno i nostri colleghi”.
Tra i senatori ‘transfughi’ ci sarebbe anche Alessandra Bencini intercettata mentre in lacrime prendeva l’ascensore per lasciare Palazzo Madama: “Basta. Voglio tornare a casa, così non va”.
E sembra che anche un gruppo di deputati del M5S sia pronto a lasciare il proprio gruppo parlamentare in dissenso per la pratica delle espulsioni.
I “dissidenti” si starebbero contando per verificare la possibilità di formare un proprio gruppo a Montecitorio, in parallelo con il Senato.
Tra loro il deputato Alessio Tacconi, che si schiera con i senatori sotto accusa e in tweet chiede di essere considerato uno di loro:
All’ora di pranzo il gruppo dei senatori Cinque Stelle si riunisce per decidere il da farsi, approfittando della sospensione dei lavori in Aula.
Ma la riunione finisce quasi in rissa: intorno alle 15.45 una decina di senatori (Bencini, Romani, Pepe, Fedeli, Vacciano, Bignami, Campanella, Bocchino, Orellana, Battista, Iannuzzi) abbandonano la riunione tra urla e parolacce e accusano i colleghi ‘ortodossi’ di essere “peggio dei fascisti”.
Anche Casaletto, Mussini e De Pietro manifestano l’intenzione di dimettersi.
Grillo: spero che il web ratifichi le espulsioni.
Questa mattina Grillo ha esordito sul suo blog con un post molto duro, in cui si è augurato che la Rete ratifichi l’espulsione: “Adesso deciderà la rete, spero che deciderà e confermerà il verdetto della assemblea, così noi siamo un pochino meno ma molto, molto più coesi e forti”. Poi ha fatto riferimento agli stipendi da parlamentar: “Sono cambiati, si cambia, non è mica detto. Si terranno tutto lo stipendio, 20.000 Euro al mese fanno comodo”
Più tardi Orellana, intercettato dai cronisti a Palazzo Madama, confessa che sta pensando seriamente alle dimissioni. E corregge il leader: “Grillo mente, è un bugiardo. I senatori non prendono 20mila euro ma 14mila, sono comunque tanti soldi ma noi abbiamo sempre restituito”.
Una sola annotazione: che Grillo rinfacci ai dissidenti di volersi tenere 13.700 euro invece che 11.200 (come prendono tutti gli altri grillini), fa sorridere detto da chi (stima Sole240re) incamera 10 milioni di euro di pubblicità grazie al blog che è organo ufficiale del Movimento.
E’ come se Al Capone accusasse di un grave crimine chi ha rubato una mela.
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Febbraio 26th, 2014 Riccardo Fucile
ESPULSIONE DEI 4 SENATORI: UN’OPERAZIONE BASATA SU UN FALSO, AVALLATA DA GRILLO E CASALEGGIO E SMENTITA DA 45 ATTIVISTI
Affidano a un video la loro difesa i senatori M5S a rischio espulsione, Lorenzo Battista, Luis
Alberto Orellana, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino.
E lo fanno mentre la Rete sta votando sul loro futuro.
Un video di 3 minuti e 16 secondi in cui spiegano le loro motivazioni, ribadiscono di essere del M5S e assicurano che regole violate, per procedere con l’espulsione, non ce ne sono.
“In questa vicenda – esordisce Orellana – ci sono delle verità e dei principi da affermare: la verità è che il Movimento nei gruppi territoriali non ci ha mai sfiduciati con un voto assembleare, nè nel caso mio a Pavia nè nel caso di Palermo per i colleghi Bocchino e Campanella. Questa è la verità . Il mio comunicato porta addirittura la firma di meetup inesistenti”.
“A Palermo – accusa Bocchino – la ‘sfiducia’ è firmata da 12 attivisti, un comunicato falso scritto a nome del meetup. C’è un comunicato successivo”, in cui a Campanella e Bocchino viene rinnovata la fiducia, “firmato da 45 attivisti. Questa è un’operazione creata ad arte da chi detiene la password del sito, tra queste persone, mi spiace dirlo, ci sono parenti e conviventi dei deputati della Camera”, accusa.
“Di fronte a queste verità – chiede Battista- per cosa si procede? Espulsione per cosa? Per un comunicato con delle nostre osservazioni? E’ questo il reato grave? Il capo d’imputazione è molto debole. E anche se avessimo detto una cazzata, è normale espellere per il reato di cazzata? Quanti dovrebbero mandarne via?”.
“Siamo il M5S – aggiunge Campanella – il Movimento della democrazia diretta per cambiare l’Italia e non possiamo neanche dire che qualcosa poteva essere fatta meglio, ma stiamo scherzando?”.
“Noi non abbiamo mai violato il regolamento, il codice di comportamento – ribadisce Battista – mai votato la fiducia al governo, se qualcuno è capace dimostri il contrario”.
“Quando mi hanno detto dell’espulsione – assicura Campanella – pensavo a un altro scherzo della Zanzara. Chi di voi penserebbe a un’espulsione per una cosa del genere?
“E’ gente come noi il nemico? – chiede dunque Orellana – i nuovi Scilipoti come sono stato definito io sul blog? Semplicemente perchè abbiamo detto cose che tutti gli altri non hanno coraggio di dichiarare ovvero che la comunicazione di Messora non funziona?”.
La chiusa è affidata a Bocchino. “Noi siamo profondamente dentro il Movimento – dice – aderiamo ai principi, ai valori, agli ideali. Noi abbiamo sempre ridato indietro i soldi e non è vero che abbiamo proposto alleanze come scritto da Grillo. Noi, come voi, lavoriamo sul territorio, non è vero che siamo stati sfiduciati. Siamo parte del progetto”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 26th, 2014 Riccardo Fucile
L’ESPULSIONE DI CHI NON VUOLE ESSERE UN UTILE IDIOTA PER GLI AFFARISTI SCATENA UNA REAZIONE A CATENA… ORA DIBBA RESTERA’ SOLO: ADOTTATELO!
La tensione nel Movimento Cinque Stelle diventa altissima. E c’è pure qualche lacrima.
Dopo che l’assemblea ha votato a favore della procedura di espulsione dei senatori Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista, un gruppo di deputati del M5S è pronto a lasciare il proprio gruppo parlamentare in dissenso per le espulsioni dei quattro «ribelli» al Senato.
Lo si apprende da fonti parlamentari del movimento. I «dissidenti» si starebbero contando per verificare la possibilità di formare un proprio gruppo a Montecitorio.
La «scissione» avverrebbe in parallelo con quella in corso al Senato.
La senatrice Laura Bignami ha annunciato di voler presentare le sue dimissioni.
E non sono mancati momenti di tensione e lacrime. La senatrice del M5S Alessandra Bencini è uscita dal Senato con gli occhi gonfi di lacrime «Basta. Voglio tornare a casa, così non va».
IN TRENTA PRONTI A LASCIARE
Secondo il senatore Roberto Cotti «sono più di 30 i senatori pronti a difendere» Campanella e gli altri esponenti del Movimento 5 stelle indicati come dissidenti.
Cotti spiega che sono pronti a costituire un gruppo autonomo.
IL VOTO
La decisione sulla permanenza, o no, dei quattro “dissidenti” tra i parlamentari Cinque Stelle sarà ora stabilita dal voto dei militanti M5S sul web in corso fino alle 19.
Un voto cui Grillo invita a partecipare.
I “sì” alla decisione di ricorrere alla consultazione online dei militanti, per decidere su un’eventuale espulsione, sono stati 73 per Battista (35 i no e 11 gli astenuti); 67 per Bocchino (30 i “no” e 13 gli astenuti); 77 per Campanella ( 33 i “no” e 11 gli astenuti); 70 per Orellana ( 35 i “no” e 9 le astensioni).
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